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Supercella temporalesca in pianura Padana, violenti tornado in Emilia Romagna (foto)

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Supercella temporalesca in pianura Padana, violenti tornado in Emilia Romagna (foto)

venerdì 3 maggio 2013, 17:23 di Peppe Caridi

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Nel primo pomeriggio una grande super-cella temporalesca formatasi sull’Appennino Emiliano s’è spostata nella pianura Padana, dove sta continuando a imperversare fin sul Veneto, con violente grandinate e numerosi tornado. Le foto a corredo dell’articolo, infatti, ritraggono diverse trombe d’aria che hanno colpito Modena e Castelfranco Emilia, e le contemporanee grandinate che hanno interessato la stessa area. La super-cella continua a imperversare sul territorio padano e adesso minaccia il Veneto. Per monitorare la situazione in diretta seguite le nostre news in tempo reale e le pagine del nowcasting: satellitisituazionefulminazioniradar webcam. Sulla nostra pagina di facebook trovate ulteriori aggiornamenti e potete interagire con la Redazione inviando foto, segnalazioni o qualsiasi tipo di riflessione. Se volete, scriveteci e inviateci le foto anche all’indirizzo di posta elettronica, redazione@meteoweb.it.

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La mano sinistra di Dio – Horacio Verbitsky per Internazionale

http://www.internazionale.it/news/argentina/2011/11/29/la-mano-sinistra-di-dio/

ARGENTINA

 

La mano sinistra di Dio

 

 

  • 29 novembre 2011 – 12.10

 

Horacio Verbitsky per Internazionale

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La chiesa cattolica argentina conosceva e approvava i metodi usati dai militari durante la dittatura.

Nel marzo del 1995 il capitano di fregata Adolfo Scilingo mi raccontò che durante la dittatura aveva gettato in mare da un aereo trenta persone ancora vive, che erano state sequestrate e torturate nella Scuola di meccanica della marina (Esma), il principale campo di concentramento della marina militare argentina. Aggiunse che, secondo i suoi superiori, la gerarchia ecclesiastica approvava questo metodo, perché era un modo “cristiano e poco violento” di morire. Al ritorno dal primo volo, Scilingo era in preda ai sensi di colpa, ma il cappellano dell’Esma lo tranquillizzò citando la parabola biblica in cui si racconta della separazione del grano dall’erba cattiva. Ho raccontato questa storia nel libro Il volo. Le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos.

La confessione di Scilingo scatenò una reazione nell’opinione pubblica che mi sorprese, forse perché io conoscevo bene la questione: me ne ero occupato fin dalla mia prima inchiesta sull’Esma, pubblicata clandestinamente nel 1976, lo stesso anno del colpo di stato militare.

Questa volta la novità era che a parlare fosse uno degli assassini, non una delle vittime sopravvissute. Questo dimostrava che nelle loro testimonianze le vittime avevano detto la verità e le due versioni dei fatti coincidevano. Dopo le rivelazioni di Scilingo, Emilio Mignone, presidente e fondatore del Centro di studi legali e sociali (Cels), chiese di aprire un processo per chiarire cos’era successo a sua figlia Mónica Candelaria, sequestrata insieme a due sacerdoti e a un gruppo di catechisti che come lei lavoravano in una baraccopoli di Buenos Aires. Il tribunale accolse la sua richiesta e aprì un’inchiesta. In poco tempo i “processi per la verità” si diffusero in tutto il paese.

La paura del papa
La confessione di Scilingo ebbe un effetto dirompente anche tra i figli delle persone arrestate e scomparse durante la dittatura, che avevano vissuto nell’isolamento e nella paura per anni. Questa generazione di giovani si affacciò senza più timore sulla scena politica del paese e il 24 marzo 1996 un’enorme folla riempì plaza de Mayo per chiedere verità e giustizia.

Sia le vittime sia i carnefici, nelle loro testimonianze, parlano del ruolo della chiesa cattolica nello sterminio di centinaia di persone durante la dittatura.

In ogni contingente militare c’era un sacerdote che aveva il compito di convincere i detenuti a collaborare con l’esercito. Alcuni religiosi usavano l’uniforme da paracadutista e il presidente della conferenza episcopale, il cardinale Raúl Francisco Primatesta, aveva ricevuto un brevetto aereo ad honorem. Nel 1976 il giornalista Jacobo Timerman, durante un pranzo con uno stretto collaboratore del capo della marina Emilio Massera, disse: “Sarebbe meglio introdurre la legge marziale e condannare gli imputati alla pena di morte, solo dopo averli sottoposti a un regolare processo”. Ma il collaboratore di Massera rispose: “In questo caso interverrebbe il papa e sarebbe difficile proseguire con le fucilazioni”.

Molti anni dopo anche il generale Ramón Genaro Díaz Bessone, teorico della cosiddetta guerra controrivoluzionaria, in un libro ammise che durante la dittatura avevano sequestrato e ucciso clandestinamente gli oppositori politici, senza introdurre la legge marziale, per paura delle reazioni del Vaticano: “Pensate al casino che il papa scatenò contro Francisco Franco nel 1975 quando fece fucilare tre persone. Sarebbe stato il finimondo. Non si possono fucilare settemila persone”.

Díaz Bessone alludeva al fatto che nel 1975 il dittatore spagnolo Francisco Franco, ormai in declino, ricorse alla pena di morte contro gli avversari politici nonostante la condanna di tutto il mondo, compresa quella di Paolo VI. Tuttavia negli anni trenta il dittatore aveva ricevuto il sostegno dell’episcopato spagnolo e di Pio XI e Pio XII. Ma la situazione in Spagna era diversa, lì era stata combattuta una vera e propria guerra civile in cui anche gli avversari di Franco, i repubblicani, fucilarono molti nazionalisti, tra cui centinaia di sacerdoti. Invece in Argentina non si trattò di una guerra tra due gruppi armati avversari, ma di un’operazione di ingegneria sociale che andò ben oltre le contrapposizioni politiche.

Un’operazione che poté contare su un apparato ideologico e dogmatico e una retorica da crociata. Il cardinale Raúl Francisco Primatesta una volta disse che lui non era un profeta del castigo, ma che bisognava agire e non limitarsi alle parole. “Può darsi che il rimedio sia duro, perché la mano sinistra di Dio, si dice sia paterna, ma può essere molto dolorosa”. Sinistra è l’espressione che è stata usata per indicare la repressione, il rapimento, la tortura e l’uccisione segreta degli oppositori.

La Cité catholique
In occasione del giubileo del 2000 Giovanni Paolo II domandò a tutti gli episcopati del mondo di chiedere perdono per i loro peccati. La chiesa argentina lo fece con una spettacolare liturgia notturna che fu chiamata “la riconciliazione dei battezzati”. Una commissione internazionale di teologi aveva fissato i limiti di quest’autocritica: la chiesa è stata creata da Cristo e per questo è santa e senza peccato, ma per colpa dei suoi figli peccatori ha bisogno di purificarsi continuamente. Seguendo queste direttive, durante la cerimonia per il giubileo la chiesa argentina chiese perdono a Dio, ma non alle vittime. E mise sullo stesso piano il terrorismo di stato e la lotta armata di chi aveva cercato di resistere alla dittatura.

Tra gli invitati alla cerimonia c’erano i vertici dell’esercito, ma nessun familiare dei desaparecidos e delle persone uccise. Non fu fatto riferimento alle vittime cattoliche della dittatura: due vescovi, diciotto sacerdoti e centinaia di fedeli. Quando assunsi l’incarico di presidente del Cels chiesi all’episcopato che ci permettesse di entrare nei suoi archivi, come segno di apertura. La risposta fu stupefacente: ci dissero che la conferenza episcopale non aveva archivi e ci diedero un opuscolo di sessanta pagine intitolato La Iglesia y los derechos humanos (La chiesa e i diritti umani), pubblicato dopo la fine della dittatura. Quel libretto non contiene documenti integrali, ma solo paragrafi con molte omissioni segnate da puntini di sospensione. Per esempio vale la pena confrontare il documento País y bien común (Paese e bene comune), pubblicato due mesi dopo il colpo di stato del 1976, con la versione pubblicata nel 1982 e inserita nel 1984 nell’opuscolo La Iglesia y los derechos humanos.

In entrambe le versioni si dichiara che nessuna situazione di emergenza giustifica la violazione dei diritti umani. Ma in quella del 1976, a sostegno del comportamento del governo militare, si legge che “in casi straordinari non è ragionevole pretendere il godimento del bene comune e il pieno esercizio dei diritti, come avviene in tempi di abbondanza e di pace”. Questo passaggio manca nelle versioni del 1982 e del 1984.

In un altro paragrafo, presente nella prima versione ed eliminato nella seconda, si dice che è sbagliato pretendere “che gli organi di sicurezza agiscano con la purezza cristallina propria del tempo di pace”. E che è impossibile “sedare disordini le cui dimensioni tutti conosciamo, senza accettare le misure drastiche necessarie per reprimerli o non essere disposti a sacrificare una quota di libertà, sull’altare del bene comune”. Questo significa che “il bene degli individui” deve “essere subordinato” a un bene comune astratto che “esige l’esistenza dello stato con l’autorità necessaria”.

Come corollario di questa pastorale di guerra, l’episcopato chiese “la massima comprensione e tolleranza verso gli errori involontari”. Perché i valori di ognuno sono diversi: “C’è chi mette l’accento sulla sicurezza e chi sulla libertà personale”, dice la prima versione del documento. Il confronto delle due versioni del testo è stato solo una parte del mio lavoro di ricerca e mi ha fatto scoprire che la chiesa è meno monolitica di quanto si pensi. Con l’aiuto di sacerdoti e di credenti vicini a quegli ambienti sono riuscito a consultare gli enormi archivi che la chiesa argentina aveva negato di possedere. Ho lavorato segretamente per anni su quei materiali che rivelano la complicità della gerarchia ecclesiastica con il governo militare di Videla. Ho portato alla luce quella complicità e ho cercato di capirne le cause.

Il metodo del sequestro, della tortura e dell’eliminazione clandestina fu insegnato ai militari argentini da membri dell’organizzazione integralista cattolica Cité Catholique, fondata in Francia nel 1946 da Jean Ousset. Molti dei suoi dirigenti facevano parte dell’intelligence dell’esercito coloniale francese in Algeria e del gruppo terrorista Organisation de l’Armée Secrète (Oas) che si opponeva alla decolonizzazione. Nei primi anni sessanta, con l’indipendenza algerina e lo smantellamento dell’Oas, molti membri della Cité Catholique si rifugiarono in Argentina.

Nel paese trovarono la protezione di Antonio Caggiano, presidente della conferenza episcopale e capo del vicariato militare, e poi dell’arcivescovo Adolfo Tortolo, successore di Caggiano in entrambe le cariche. I due prelati permisero ai membri della Cité Catholique di svolgere attività di formazione e di reclutamento nelle caserme. I due, inoltre, riuscirono a tenere lontana la gerarchia ecclesiastica argentina dai segnali di rinnovamento che venivano dal concilio Vaticano II.

Nel 1961 l’Argentina fu il primo paese, dopo la Francia, in cui fu pubblicato il manifesto ideologico del gruppo: Le marxisme-léninisme di Jean Ousset. Lo tradusse il colonnello Juan Francisco Guevara, capo dei servizi segreti militari e presidente della sezione argentina di Cité Catholique (Ciudad Católica). La prefazione fu scritta dal cardinale Caggiano. Per Ousset, il nemico è chiunque cerchi di sovvertire l’ordine cristiano, la legge naturale o il piano del creatore. Questo spiega perché i discepoli di questa associazione perseguitarono persone e organizzazioni molto diverse tra loro. Nella prefazione dell’opera, il cardinale Caggiano afferma che il libro di Ousset è uno strumento di formazione in vista di “uno scontro mortale” che definisce “eminentemente ideologico” contro nemici che ancora “non hanno preso le armi”. È un’altra affermazione chiara della portata del progetto di sterminio, elaborato dal punto di vista teorico ben prima della nascita delle prime organizzazioni guerrigliere.

Juan Carlos Aramburu, successore di Antonio Caggiano all’arcivescovado di Buenos Aires, passava i fine settimana in una residenza a El Silencio, un’isola nel delta del Tigre non lontano dalla capitale. El Silencio era anche il luogo dove i seminaristi della diocesi festeggiavano ogni anno la fine delle lezioni. Nel 1979, durante un’ispezione della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), la marina militare nascose nella struttura una cinquantina di prigionieri desaparecidos detenuti all’Esma, in modo che gli ispettori non li trovassero. È l’unico caso che conosciamo di un campo di concentramento all’interno di una proprietà della chiesa.

Perché un’istituzione che ha come scopo esplicito quello di fare del bene si fece coinvolgere fino a questo punto dalla dittatura militare che rappresentava il male assoluto? Per rispondere a questa domanda ho scritto le prime 1.500 pagine della mia ricerca che poi sono diventate un libro: L’isola del silenzio. Il ruolo della chiesa nella dittatura argentina.

Ma quella storia era solo la punta dell’iceberg, tutto quello che rimaneva sommerso era una quantità imponente di documenti, interviste e una vasta bibliografia. Mi resi conto che si trattava dell’involontario abbozzo di un secolo di storia politica della chiesa cattolica in Argentina. In quel periodo di tempo la chiesa fu il sostegno spirituale della classe dominante del paese, e alla base di quello che è successo troviamo la sovrapposizione tra i dogmi cattolici, i valori fondanti dello stato e l’autorità di cui furono investiti i militari e i vescovi per punire qualsiasi deviazione dall’unica verità ammissibile.

Il processo di secolarizzazione della società argentina cominciò alla fine dell’ottocento grazie alla borghesia liberale del paese che importò il modello economico liberista da Londra e quello culturale da Parigi. Fu istituita l’anagrafe e le scuole diventarono pubbliche. Fino ad allora sia l’insegnamento sia i registri di nascita e morte erano settori completamente controllati dalla chiesa e queste nuove leggi contribuirono a ridurne l’influenza. Ma la spinta riformista non riuscì a separare lo stato dalla chiesa, mentre nei paesi vicini il processo andò in questa direzione.

Per esempio, nel 1891 la costituzione brasiliana proibì le sovvenzioni statali alla chiesa e stabilì che nessun culto avrebbe avuto rapporti privilegiati con il governo, l’istruzione sarebbe stata laica, i cimiteri di proprietà dello stato e il matrimonio civile. In Uruguay il divorzio consensuale diventò legge nel 1907 e nel 1913 fu approvato anche il divorzio per volontà di uno solo dei coniugi. La costituzione uruguaiana del 1919 e quella cilena del 1925 misero in atto una serie di misure che servivano a separare la chiesa dallo stato. Per non parlare della costituzione messicana del 1917 e delle leggi approvate nel paese nel 1924.

In Messico le scuole cattoliche furono proibite e fu vietato ai sacerdoti di dire messa fuori dalle chiese e d’indossare abiti religiosi per strada, furono confiscate tutte le proprietà ecclesiastiche e fu vietato ai religiosi di condurre attività politiche. Per questo, cinquant’anni dopo, le persone perseguitate dall’episcopato argentino trovarono rifugio nella chiesa cilena, brasiliana e uruguaiana. Questa situazione condizionò anche il Vaticano. Paolo VI resistette alle pressioni del dittatore cileno Augusto Pinochet che chiedeva la sostituzione del cardinale Raúl Silva Henríquez, mentre diede la sua benedizione all’argentino Jorge Videla ed espresse ammirazione per la personalità dell’ammiraglio Emilio Massera, gli uomini forti della giunta militare argentina.

In Messico ci fu una rivoluzione popolare. Il Brasile, il Cile e l’Uruguay ebbero dei governi borghesi che tagliarono il cordone ombelicale con la chiesa seguendo il motto di Charles de Montalembert e Camillo Benso di Cavour: “Libera chiesa in libero stato”. Ma il liberalismo argentino non convolò mai a nozze con la democrazia. La borghesia innovatrice del paese non creò un partito politico in difesa dei suoi interessi, né fu in grado di articolare una risposta unitaria e coerente ai grandi movimenti popolari di stampo socialista. La classe dominante, spaventata dalla rivoluzione bolscevica del 1917, si riavvicinò alla chiesa e ricucì i rapporti che si erano deteriorati dalla fine dell’ottocento a causa del breve periodo di riforme liberali.

La riconciliazione
In Argentina la borghesia e la chiesa affrontarono insieme le nuove sfide politiche, seguendo il copione gentilmente fornito dalla chiesa, che prevedeva gerarchie rigide e ubbidienza. I cappellani militari svolsero un ruolo centrale nell’indottrinamento dei vertici dell’esercito, che operarono come un vero e proprio partito e usarono la spada per risolvere i nodi politici che non sapevano sciogliere altrimenti.

Dal 1930 al 1990 l’Argentina ha subìto almeno un colpo di stato ogni dieci anni. Alcuni sono falliti e altri sono riusciti, ma tutti hanno potuto contare sul sostegno dei vescovi. Nel 1925 Pio XI pubblicò la sua enciclica Quas Primas. Nell’opera il papa rimpiange il medioevo e condanna le forze contrarie all’ordine clericale: il protestantesimo, la massoneria, il liberalismo, il socialismo, il comunismo.

Per combatterle bisognava coltivare il rispetto dell’autorità e della disciplina che avevano retto la cristianità nel medioevo. Secondo Pio XI la fede non doveva rimanere confinata nelle chiese, ma doveva guidare la condotta dei governi, che a loro volta dovevano riconoscere la “regalità sociale di Cristo” ovvero la superiorità del regno della chiesa sulla società. Questa concezione ha guidato l’azione della chiesa in Argentina più a lungo che in Europa. Quando fu evidente che la dittatura stava per finire e che la società chiedeva di fare chiarezza sui crimini commessi, l’episcopato cercò di salvare i suoi membri e propose di occuparsi del processo di riconciliazione. Il metodo che fu proposto fu quello della confessione domenicale. Ma i militari non accettarono l’intervento della chiesa, senza capire che questo rifiuto avrebbe portato a una lunga stagione di processi.

Oggi l’Argentina è il paese sudamericano che ha fatto più passi avanti in questo campo: sono stati processati molti dei responsabili degli omicidi e delle torture, tra i quali figurano alcuni sacerdoti. I processi hanno danneggiato, forse per sempre, l’immagine della chiesa e la sua influenza in Argentina.

Dopo la fine della dittatura militare, la chiesa argentina prese le distanze dal potere, ma non rinunciò alla pretesa di orientare la politica. L’ha dimostrato nel 2010 quando ha intrapreso una “guerra santa” contro la legge che ha consentito il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La legge è stata approvata da una coalizione di diversi partiti e la pressione della chiesa in quel caso non è stata efficace. Ma le gerarchie si preparano a un nuovo braccio di ferro sulla depenalizzazione dell’aborto, in fase di discussione in parlamento.

Traduzione di Sara Bani.

Internazionale, numero 925, 25 novembre 2011

Horacio Verbitsky è un giornalista argentino, scrive su Página 12. È autore di una storia politica della chiesa in quattro volumi. Il suo ultimo libro tradotto in italiano è  Doppio gioco. L’Argentina cattolica e militare.

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“Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

http://www.giornalettismo.com/archives/835681/julio-cesar-grassi/

 

“Papa Francesco ha taciuto

sui casi di pedofilia in Argentina”

 

19/03/2013 - Le vittime dei sacerdoti accusano il nuovo Pontefice: sarebbe rimasto in silenzio sul caso di un sacerdote condannato a 15 anni per abusi su minori

“Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”<1/10>

Papa Francesco: il Washington Post tira fuori qualche scheletro dall’armadio e racconta la vicenda giudiziaria di padre Julio Cesar Grassisacerdote argentino e fondatore di un programma a sostegno degli orfani, oggi condannato con la condizionale per molestie sessuali  ai danni di un bambino sotto la sua tutela.

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CONDANNATO A 15 ANNI, LIBERO - Si chiama Julio Cesar Grassi e, nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, è una specie di celebrità. Giovane, dinamico, interessato al mondo dei media e con un’interessante schiera di finanziatori, padre Grassi è il fondatore di una rete di scuole, orfanotrofi e programmi educativi a sostegno dei bambini e dei giovani argentini più sfortunati. La sua fondazione ha un nome solare: Felices los Niños, bambini felici. Grazie alle sue azioni, padre Grassi si è guadagnato il plauso del mondo politico argentino e, ovviamente, anche quello del suo superiore, l’Arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. Ma padre Grassi è stato condannato a 15 anni di prigione per aver molestato sessualmente un bambino che gli era stato affidato. La sentenza, risalente al 2009, è stata sospesa con la condizionale. Padre Grassi, pertanto, non si trova in carcere.

BERGOGLIO E GLI ABUSI - Secondo quanto riportato dal Washington Post, nell’anno in cui Grassi fu condannato, Bergoglio si sarebbe rifiutato di incontrare la vittima del sacerdote, così come ogni altra persona che subì abusi da parte di un membro del clero argentino. Non avrebbe offerto né le sue scuse, né un risarcimento pecuniario, nemmeno in quei casi denunciati da altri membri della Chiesa o nei casi in cui i sacerdoti accusati fossero finiti in carcere. Bergoglio è stato eletto Pontefice meno di una settimana fa, e da quel giorno i media internazionali si sono soffermati principalmente sulle sue azioni durante la “guerra sporca” nel periodo della dittatura. Ma, oggi, lo scandalo che incombe sul Vaticano è legato alla pedofilia e, benché non ci siano prove che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires abbia avuto un ruolo nel coprire i casi di abusi, si tratta di una macchia che potrebbe condizionare il papato di Bergoglio.

“È STATO IN SILENZIO” - Numerose associazioni argentine a sostegno dei diritti umani hanno affermato che, negli ultimi anni, Bergoglio si sarebbe schierato con molta convinzione insieme alle organizzazione laiche per combattere la prostituzione minorile e il mercato del sesso e che avrebbe dato precise istruzioni ai vescovi di denunciare alla polizia tutte le accuse di abusi da parte dei membri del clero. Lo scorso settembre, quando un sacerdote è stato accusato di aver abusato di decine di ragazzini tra il 1984 e il 1992, Bergoglio aveva diffuso un comunicato in cui riaffermava “la sua profonda vergogna e l’immenso dolore per quanto commesso da una persona che dovrebbe dare l’esempio”. Tuttavia, per la maggior parte dei 14 anni in cui Bergoglio è stato Arcivescovo di Buenos Aires, non avrebbe intrapreso nessuna azione decisiva per proteggere i bambini dagli abusi, né avrebbe chiesto scusa quando i primi casi vennero alla luce. ”È stato in silenzio, completamente in silenzio” – ha dichiarato Ernesto Moreau, membro argentino delle Nazioni Unite nonché avvocato di alcune delle vittime che avevano chiesto, inutilmente, un incontro con Bergoglio. “In quel caso Bergoglio non fu troppo diverso dagli altri vescovi argentini, né dal Vaticano”.

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PADRE GRASSI, UN CASO PROBLEMATICO - Il caso di padre Grassi è stato particolarmente problematico, perché il sacerdote era considerato molto vicino sia a Bergoglio che ai giovani sacerdoti coinvolti nella fondazione. Una fondazione che accoglie 600 orfani e gestisce un giro di donazioni particolarmente cospicuo. Grassi non è stato espulso dal clero: anzi, dopo la sentenza, i vertici della Chiesa argentina guidati da Bergoglio, commissionarono un lungo report in cui si affermava che Grassi era innocente. Il documento è stato messo agli atti in vista del processo d’appello, ancora da celebrarsi, e Grassi può continuare a vivere a pochi passi dalle aule e dei dormitori della scuola da lui fondata e che oggi è diventata il centro della comunità fondata dal sacerdote.  Alcuni dipendenti della scuola hanno testimoniato al processo. Una custode ha raccontato che Grassi “aveva i suoi preferiti, sempre maschietti. Regalava loro biciclette o giocattoli e poi ne sceglieva uno perché fosse il suo piccolo segretario”. Ad accusarlo ci sono poi le testimonianze di tre ragazzini, di età compresa tra i 9 e i 13 anni.

RISTABILIRE LA CREDIBILITÀ DELLA CHIESA - “Molti cattolici vogliono proteggerlo e difenderlo – ha dichiarato Sister Martha Pelloni, avvocato argentino specializzato in abusi su minori – Ma quegli abusi erano reali”. Anche Fortunato Mallimaci, sociologo all’Università di Buenos Aires, ha analizzato la situazione: “Negli Stati Uniti e in Europa esiste una netta separazione tra Stato e Chiesa. Ma non in America Latina – ha spiegato – Qui la società civile è spesso troppo debole per superare il potere del clero e i sospetti si addensano prima sull’accusatore che sull’accusato. Ma se Bergoglio vuole ristabilire la credibilità della Chiesa – conclude Mallimaci – Dovrà essere il primo a dichiarare che nessun abuso verrà tollerato: a Washington come a Roma o a Buenos Aires”.

(Photocredit: Getty Images e LaPresse)

VATICANO: L’IMPERO FUORILEGGE DEL MATTONE

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/03/vaticano-limpero-fuorilegge-del-mattone.html

18.3.13

VATICANO: L’IMPERO FUORILEGGE

DEL MATTONE

 

 l'impero del mattone 1

San Pietro – foto Gilan

di Gianni Lannes

In Italia la legge non è uguale per tutti. Le controprove? Un esempio a portata d’orizzonte. Il patrimonio di San Pietro: ancora e sempre esentasse. Uno Stato nello Stato tricolore che non paga nulla e vive in maniera parassitaria, succhiando il sangue degli ignari contribuenti, non solo mediante l’8 per mille, ma soprattutto attraverso ininterrotte elargizioni statali di denaro pubblico fuori controllo. Mica c’è solo l’Imu che non sborsano: non pagano neanche una tassa, né a titolo d’esempio il consumo di acqua o lo smaltimento dei rifiuti e la depurazione fognaria. Pagano sempre e soltanto quei fessi di italioti. Altro che crisi.

San Pietro, grazie alle strabilianti operazioni dello Ior - annessi e connessi in Italia e nel resto del mondo – vive di rendite, speculazioni ed affari con le mafie intercontinentali. A titolo di riferimento documentato: il 29 settembre 1978, l’allora Papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani), si accingeva fare piazza pulita  licenziando in primis il gran corrotto monsignor Paul Marcinkus, a capo della banca vaticana in affari addirittura con Cosa Nostra. Invece, durante la notte tra il 28 ed il 29 settembre fu avvelenato da una dose di digitalina  - non lascia tracce nel sangue – che causò un infarto del miocardio. Insomma: una finta morte naturale. E così la potente massoneria eliminò chi voleva cambiare le cose. C’è un libro documentato sul caso dell’avvelenamento di Papa Luciani, scritto da David Yallop e pubblicato nel 1984 (a Londra dalla casa editrice Jonathan Cape), dal titolo In God’s name. 

Nel testo In nome di Dio, pubblicato nel 1997 in Italia dall’editore napoletano Tullio Pironti, a pagina 4 si legge: “Le prove che il Papa aveva raccolto mostravano che all’interno del Vaticano c’erano più di cento massoni, a partire dai cardinali fino ai preti, benché il diritto canonico stabilisca che l’appartenenza alla Massoneria comporta l’automatica scomunica. Luciani era inoltre preoccupato per una loggia massonica illegale che estendeva le sue radici al di fuori dell’Italia alla ricerca di denaro e potere. Era la P2″.

Il Pontefice era preoccupato da Marcinkus, Ortolani, Gelli e perfino Giulio Andreotti. I primi due li avrebbe subito allontanati se non fosse stato ammazzato.

Ricchissimi ieri - E’ scontata la sedicente “Santa Sede”. Perché? «Un quarto di Roma è in mano alle società ombra panamensi, del Liechtenstein, lussemburghesi, svizzere. Un altro quarto è di enti pubblici e dello Stato. Un quarto ancora è di privati grandi e piccoli. Ma l’ultimo quarto, forse il migliore, è nelle mani del Vaticano (…) Dare un valore commerciale a questo impero è impossibile. Ci si può trovare indifferentemente di fronte ad ettari di terreno edificabile o al palazzetto storico pronto alla ristrutturazione. Si inciampa in collegi o conventi, abitati ora da pochi religiosi, che potrebbero (ed è stato già fatto) essere trasformati agevolmente in residence di lusso, in alberghi, in centri commerciali. Il valore attuale di queste proprietà immobiliari dovrebbe essere moltiplicato  per mille, diecimila volte. Il tutto come si può leggere nelle norme capestro del vecchio Concordato, esentasse …».

E’ l’incipit di un’importante inchiesta giornalistica intitolata “Vaticano S.p.A.”, pubblicata il 7 gennaio 1977 dal periodico L’Europeo, a firma di Paolo Ojetti. Il meticoloso lavoro di approfondimento di questo giornalista italiano, prosegue elencando in dettaglio tutte le proprietà ecclesiastiche immobiliari a Roma: terreni e palazzi di proprietà della Santa Sede, ma anche dei vari ordini religiosi, che occupano ben sette pagine del giornale. Il dossier pubblicato da L’Europeo suscita scalpore e provoca un’immediata reazione del Vaticano. Ma L’Europeo allora diretto da Gianluigi Melega non si lascia intimorire (giornalisti d’altri tempi), e pubblica una seconda puntata, intitolata “I mercanti di san Pietro”, con appendice “I conti nelle casse vaticane”.

Argomenta ancora il rigoroso Ojetti il 21 gennaio di 36 anni fa: «Non c’è dubbio che una cosa sono i beni immobiliari che, inseriti nel Trattato, godono del privilegio della “extraterritorialità”, e una cosa siano tutti gli altri beni della Santa Sede e degli enti ecclesiastici (…) L’impero vaticano è ancora enorme. Se si pensa che l’inchiesta era limitata alla città di Roma, non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa sia il resto d’Italia (…) Tra l’investimento misericordioso e quello redditizio, la Chiesa sceglie tuttora il secondo. Per mantenere e sviluppare questo potere temporale, il Vaticano non ha dovuto nemmeno aguzzare troppo l’ingegno delle gerarchie. La strada gli è sempre stata spianata dalle carenze legislative dello Stato italiano, dalla sudditanza degli istituti di credito a tradizione cattolica, dalla colpevole arrendevolezza del mondo laico, dalla sostanziale inutilità dei formalismi delle procedure di controllo».

Scrive il collega Mario Guarino nel saggio I mercanti del Vaticano pubblicato da Kaos nel 1998, (autore insieme a Giovanni Ruggeri del pionieristico libro Berlusconi: inchiesta sul signor tv, edito dagli Editori Riuniti nel 1987 e poi riedito da Kaos nel 1993): «Alla pubblicazione della seconda puntata dell’inchiesta “L’Europeo”, l’organo del Vaticano non reagisce. Non occorre. La Rizzoli Editore, controllata dalla P 2, provvede a licenziare in tronco il direttore del settimanale Gianluigi Melega».

Poverissimi oggi - Un censimento e una valutazione degli immobili di proprietà della sedicente “Santa Sede” in territorio italiano era e resta un’impresa impossibile. Infatti, le proprietà immobiliari regolarmente registrate nei catasti del territorio italiano sono solo una parte: molte di esse non sono registrate in quanto, come è noto, il Vaticano è una nazione estera a tutti gli effetti legali.

Chiese, conventi, monumenti. Ma anche palazzi, interi caseggiati nel centro delle città di mezzo mondo, alberghi, appartamenti extra-lussuosi centri commerciali e terreni in gran parte del globo terrestre. In altri termini: beni incommensurabili, protetti da società di comodo, e schermi spesso in odore conclamato di mafia, in paradisi off-shore che farebbero impallidire Beppe Grillo.

l'impero del mattone 2

il cardinal Bertone & l’eterno abbronzato  Beppe Grillo

Il dato ufficiale (una cifra ampiamente sottostimata) stima soltanto in Italia al 25 per cento circa, il patrimonio immobiliare che fa capo alla Chiesa del Vaticano.  Il patrimonio gestito dallo Ior (la banca del Vaticano) e l’Apsa, sfiora i 10 miliardi di euro. Le proporzioni rendono l’idea: esattamente 10 miliardi di euro (denaro pubblico sono stati sperperati impunemente e senza controllo dalla Protezione Civile italiana in particolare sotto il regime di Guido Bertolaso, grazie anche a Silvio Berlusconi (della serie vedi gli affaroni nel proprio clan sul post terremoto di L’aquila e poi muori).

Un quarto di Roma è intesto a diocesi, congregazioni religiose, enti e società del Vaticano. Solo le proprietà che fanno capo a Propaganda Fide (il ministero degli esteri del Vaticano che coordina l’attività delle missioni nel mondo) ammontano a circa 10 miliardi di euro. Dal 2005 il Vaticano ha ricominciato a fare trading immobiliare, vendendo beni per circa un centinaio di milioni.

D’altro canto, nel 2006 esclusivamente a Roma si sono registrate più di 8 mila donazioni di beni immobiliari, mentre in provincia sono state 3.200.

Il più grande intermediario immobiliare che lavora con la Chiesa cattolica, il gruppo Re S.p.A., realizza da questa attività circa 30 milioni di fatturato.

Santi in paradiso - L’enfant prodige dei nuovi palazzinari capitolini è un casertano, tale Giuseppe Statuto. Più di un lustro fa si è affermato con un colpaccio, acquistando senza battere ciglio, un immenso complesso monastico sulla Camilluccia. Nella stessa zona, Statuto si è accaparrato un convento del XVIII secolo di valenza storica con annesso terreno di 5 mila metri quadrati. Statuto è uno dei rari operatori del mattone a fare affari in esclusiva con il Vaticano. In tal modo la sua ditta Michele Amari e le altre società controllate (Bixio 15, Diemme Immobiliare, Derilca, Egis) ha fatto incetta uno dietro l’altro, di immobili di pregio dismesso da congregazioni religiose.

La nomina 11 anni fa del cardinale Attilio Nicora a capo dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica ha segnato la vera svolta affaristica, a stretto contatto con Paolo Mennini (figlio di quel Luigi, consigliere dello Ior, già inseguito da un mandato di cattura per lo scandalo Ambrosiano). Qualcuno rammenta Calvi, Cosa Nostra, Sindona, P2, Gelli e i loro intrecci affaristici con la “Santa Sede”?

L’Apsa, a parte i valori truccati sugli accatastamenti di immobili lussuosi in pieno centro storico capitolino, registrati come ultra popolari, dirige i 30 mila enti religiosi su tutto il territorio italiano. Oltretutto, attraverso la Sirea - che risulta intestataria di due palazzi in piazza Cola di Rienzo, affittati alla Direzione investigativa antimafia - e la Edile Leonina, con locali occupati dal Viminale, è titolare anche della società Nicoloso da Recco (proprietaria di 4 appartamenti). Avete capito bene: DIA e Ministero dell’Interno che sicuramente adesso indagheranno dopo questa “insignificante” sollecitazione giornalistica.

Si tratta di un patrimonio solo per citare un modesto esempio – extra Patti Lateranensi – sfuggito a qualsiasi censimento dello Stato tricolore. Ecco un utile riferimento: nell’aprile del 1985 nel dibattito parlamentare sulla legge degli edifici di culto, si trova agli atti l’elenco sterminato dei palazzi posseduti dagli enti ecclesiastici nella sola città di Roma Il dato inequivocabile offre uno squarcio informativo sulla reale consistenza dei beni della Curia. E rovescia quella visione di una Chiesa “povera” che aveva indotto lo Stato ad elargire all’epoca mille miliardi di lirette sul conto spese annuale, per il mantenimento dei luoghi adibiti a culto. 

Nel dicembre 2005 il Governo Berlusconi (tanto per cambiare) vara l’esenzione totale per le proprietà del Vaticano, compresi i beni ad uso commerciale. In punta di diritto si tratta di un regime speciale – manifestatamente illegale ed anticostituzionale – che sulla carta doveva essere cancellato dal decreto Bersani (il numero 1 del Pd). Ma poi il centro sinistra ha preferito istituire una commissione che ha fatto melina e tutti si sono dimenticati del lucroso argomento.

Il business di tendenza è la riconversione di edifici religiosi in alberghi lussuosi. E’ un’attività gestita quasi in esclusiva dal gruppo RE di Vincenzo Pugliesi e Franco Alemani. Nel 2007 è stato chiamato dalla Spagna tale Antonio Fraga Sanchez. I primi acquirenti di beni della Curia sono le banche Santander e Bilbao, ovviamente a braccetto con l’ubiquo Opus Dei.

Per la cronaca: nel 2000 – con il Giubileo - il Vaticano ha incassato dallo Stato (vale a dire dai contribuenti) altri 3.500 miliardi di lire. Diamo ancora i numeri: in tutto il Belpaese si contano più di 2 mila monasteri e abbazie. Il giro d’affari del turismo religioso soltanto nella capitale tocca i 200 milioni di euro ogni anno. In Italia si contano 200 mila posti letto gestiti da religiosi, con 3.300 indirizzi tra hotel, case per ferie, centri di accoglienza per pellegrini. Il giro d’affari è stimato in 4,5 miliardi di euro l’anno esentasse. 

l'impero del mattone 3

Vaticano – foto Gilan

IOR & JP MORGAN - Violazione delle legge 231 del 2007 che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio, tra cui la trasparenza della titolarità sul deposito dei conti correnti. Dal 2003, secondo un rapporto della Guardia di Finanza, inviato ai magistrati della Procura della repubblica di Roma – Nello Rossi (procuratore aggiunto) e Stefano Rocco (pm) – movimenti per centinaia di milioni di euro su un deposito intestato alla banca del Vaticano. Si tratta di un conto aperto quando la filiale capitolina era ancora sotto il marchio della banca di Roma, prima che l’istituto di credito confluisse in Unicredit.

«La Banca d’Italia non ha autorizzato lo Ior a operare sul territorio della Repubblica italiana tramite succursali, ovvero in regime di prestazione di servizi senza stabilimento». Lo ha riferito il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, in risposta ad un’interrogazione di Maurizio Turco in Commissione Finanze della Camera. Il problema sta nella frase “regime di prestazione di servizi senza stabilimento”, perché nel rapporto del 4 luglio 2012, il Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, a pagina 30, ha affermato che «l’Ior svolge come impresa una o più delle attività o operazioni – per o per conto di un cliente – elencate nella definizione di “istituzione finanziaria” del glossario GAFI».

Presso la filiale di Milano della banca nordamericana JP Morgan, ad esempio, era stato aperto nel 2009 un conto Ior dove, in poco più di 18 mesi (presidente Ettore Gotti Tedeschi, direttore generale Paolo Cipriani) era transitato oltre un miliardo di euro. Il conto (un sweep account) è stato chiuso, su iniziativa di JP Morgan, nel febbraio 2012, tre mesi prima della defenestrazione di Gotti dalla presidenza. Secondo quanto ipotizzato dalla magistratura JP Morgan si decise a questo passo quando si rese conto che gli inquirenti si stavano interessando con continuità della situazione della banca vaticana. I magistrati hanno iniziato ad indagare nell’ipotesi che su quel conto possono essere transitate cospicue tangenti. «Fu la JP Morgan a chiedere a Ior di aprire il “conto secondario” la cui clausola contrattuale era stata avallata dall’Autorità di Vigilanza italiana» (la Banca d’Italia, in realtà non più pubblica ma privata), ha detto il 28 giugno 2012 durante l’open day presso lo Ior, il direttore Cipriani.

l'impero del mattone 4

Un profitto sacro asservito alle leggi terrene, che i mercanti di San Pietro perseguono come se fosse l’imperativo di un undicesimo comandamento.

Il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio, che sostiene di ispirarsi al frate scalzo di Assisi, vorrà dividere tutta questa immensa ricchezza con i poveri e diseredati della Terra? Ne dubito ma spero di essere smentito dai fatti, non dai proclami altisonanti di Piazza San Pietro.

Pubblicato da Gianni Lannes 12:03

Nuovo Papa: “Un assassino si siede sulla sedia di Pietro” Jorge Bergoglio, complice nel furto di bambini in Argentina

http://www.protegeatushijos.org/inicio/2013/3/13/nuevo-papa-asesino-se-sienta-en-la-silla-de-pedro-jorge-berg.html

Nuovo Papa:

“Un assassino si siede sulla sedia di Pietro”

Jorge Bergoglio,

complice nel furto di bambini in  Argentina

mercoledí, 13 di marzo 2013 AT 04:08PM

 editoriale di angelita guio

“Quella che ha collaborato, quella che ci ha mentito, quella che ci ha voltato le spalle é la chiesa di Bergoglio che é quella che protegge i preti abusatori “

 “La chiesa ha taciuto di fronte ai crimini aberranti, ha partecipato attivamente alla tortura dei nostri figli ed ha fatto scomparire piú di 500 nipoti. Questa non é la chiesa del popolo” affermano le nonne della Piazza Maggiore.

Anche il cardinale Jorge Bergoglio dell’ Argentina é coinvolto nello scandalo della scomparsa dei neonati delle donne che stavano in prigionia.

Il cardinale Jorge Bergoglio potrebbe essere chiamato nuovamente a dichiarare come testimone in una causa per i delitti di lesa umanitá, questa volta davanti al Tribunale Orale Federale 6, per la causa sul “Piano Sistematico di furto di bambini”.

Questa la richiesta del Pubblico Ministero e delle accusanti dopo che Estela de la Cuadra, figlia di una delle fondatrici delle Nonne di Piazza di Maggio, ha relazionato sulla gestione che ha svolto la madre di fronte al  religioso per trovare sua nipote desaparecida (scomparsa).

Le Madri di Piazza di Maggio hanno annunciato che i “fazzoletti” (posti sulle teste delle “Nonne”) torneranno a stare di fronte alla Basilica di Luján “per continuare a chiedere giustizia e per rivendicare i suoi 30 mila figli rivoluzionari”.

La denuncia in giudizio per i  crimini di lesa umanitá commessi nell’ ESMA (informati sugli orrori della chiesa e della dittatura in Argentina: click qui) durante l’ ultima dittadura militare, ha assicurato oggi che il cardinale Jorge Bergoglio “ha mentito” e si é mostrato “reticente” a dichiarare a proposito delle sparizioni di bambini e adulti durante la dittatura argentina.

La ESMA é stato il centro clandestino di reclusione piú grande dell’ultima dittatura militare nella quale si calcola che sono state sequestrate all’incirca 5 mila persone e che era diretto dall’ Armada.

Estela de la Cuadra, figlia della prima presidente delle Nonne di Piazza di Maggio, ha ricordato che il cardinale gesuita Jorge Bergoglio ha dichiarato che dieci anni fa saputo del furto dei neonati quando in realtá gli hanno chiesto aiuto in piena dittatura. Il Pubblico Ministero ha chiesto che venga citato il cardinale Bergoglio.

Estela de la Cuadra ha documenti che ha presentato al Tribunale Orale Federale, carte con le quali le “Nonne” hanno documentato la ricerca disperata dei loro nipoti, le carte  inviate alla  Corte Suprema di Giustizia della Nazione, all’allora arcivescovo cattolico Raúl Primatesta e all’allora cardinale cattolico Jorge Bergoglio. Estela, che ancora sta cercando sua nipote, é tornata a chiedere al Tribunale:  “Com’é possibile che il cardinal Bergoglio dica che solo dieci anni fa ha saputo del furto di neonati quando la mia famiglia gli ha chiesto aiuto in piena dittatura?”.

Due giorni dopo il sequestro di sua sorella, nel 1977 i suoi genitori si sono costituiti “hábeas corpus” (Nel sistema anglosassone di common law si indica con la locuzione latina habeas corpus (trad. “che tu abbia il corpo”) l’ordine emesso da un giudice di portare un prigioniero al proprio cospetto. Ciò vale in senso stretto, poiché di solito si fa riferimento all’atto legale o al diritto in base al quale una persona può ricorrere per difendersi dall’arresto illegittimo di sé stessa o di un’altra persona. Tratto da Wikipedia -ndt).

Hanno contattato il vescovo Serra, che li ha mandati dal segretario del vicariato castrense, Emilio Graselli: “Graselli dice:  sua figlia sta bene, non la cercate perché é peggio per lei, voi comincereste a girare in giro e questo é peggio”.

Gli hanno detto anche di tornare che se la loro figlia fosse passata a disposizione del Potere Esecutivo quindi, chissá avrebbe potuto aiutarli. Lí, questa donna chiamata Elena che é stata sequestrata il 23 di febbraio del 1977, incinta di cinque mesi ha avuto una bambina e non si é mai saputo dove é andato a finire questo neonato come gli altri che nascevano in prigionia.

Fuente;http://www.taringa.net/posts/noticias/10452228/Revelan-que-el-Cardenal-Bergoglio-sabia-del-robo-de-bebes.html

Editoriale Per Protege a tus Hijos

Angela Guio

Bogotá, Colombia

Sacerdote a giudici appello, mai concretizzato le mie fantasie

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/liguria/2013/03/14/Pedofilia-don-Seppia-chiede-perdono_8397984.html

 

Pedofilia, don Seppia chiede perdono

 

Sacerdote a giudici: appello,

mai concretizzato le mie fantasie

 

14 marzo, 14:01

PEDOFILIA: PROCESSO IN APPELLO, DON SEPPIA CHIEDE PERDONO

 

(ANSA) – GENOVA, 14 MAR – ”Don Seppia ha chiesto perdono e ha detto di non aver mai concretizzato le fantasie oggetto dei messaggi e delle telefonate intercettate”.

Lo ha detto l’avvocato Paolo Bonanni, che difende don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato in primo grado a 9 anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale su minori.

I giudici dell’Appello hanno riunito il processo a don Seppia con quello a carico dell’ex seminarista Emanuele Alfano e rinviato l’udienza al 22 marzo prossimo.

Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

http://it.euronews.com/2013/03/13/pedofilia-vaticano-sostiene-mahony-che-ha-partecipato-al-conclave/

NOTIZIE

 

Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony

che ha partecipato al Conclave

13/03 19:33 CET

 

mahony

 

Lo scandalo pedofila che si è abbattuto sulla sua diocesi è stato senza conseguenze per Roger Mahony. Mentre il Cardinale di Los Angeles era riunito in Conclave, l’avvocato della sua arcidiocesi stava patteggiando una cifra milionaria con quattro vittime di abusi, per evitare il processo.

Mahony sarebbe colpevole di omissione: Michael Baker, ex sacerdote della sua diocesi,gli avrebbe confessato di aver abusato di due fratellini per sette anni. Per i cattolici statunitensi, Mahony non doveva essere ammesso al Conclave.

Per il Vaticano ne ha il diritto: “I cardinali, tra cui Roger Mahony che sono stati denunciata dallo SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), l’associazione statunitense delle vittime degli abusi”, spiega il canadese Thomas Rosica nel corso di una conferenza stampa, “hanno molto riflettuto sulle accuse mosse loro. Non c’era alcun motivo perché non partecipassero al Conclave. Ci sono uomini indicati da questa associazione che sono degni della nostra stima e del nostro rispetto e che hanno un posto nel conclave.”

Sarebbero 130 i casi di presunte violenze a danno di minori avvenuti nel corso degli anni ’80 nella diocesi che Mahony ha guidata per 26 anni. L’organizzazione con sede a Chicago che rappresenta coloro che hanno subito abusi da parte dei sacerdoti continua a chiedere l’apertura di un’indagine.

Nota di Crescendo in Grazia; 130 casi?  Guarda: http://jh.to/criminalita

LA DOTTRINA DEL FIGLIO DELLA PERDIZIONE Parte A

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 .

APOSTOLO DOTTOR JOSÉ LUIS DE JESÚS

GESUCRISTO UOMO

6 di febbraio del 2013

Paolo ha parlato molto ai romani, a Roma, e li ha molto avvertiti di guardarsi dal giudaismo.

Il tema di questa notte é “La Dottrina del Figlio della Perdizione”.

La Bibbia dice che ci sono figli per la salvezza e ci sono figli di perdizione, e quindi il figlio della salvezza ha una dottrina che é la grazia e il figlio di perdizione ha una dottrina che é il giudaismo.

Romani 10, dal verso 1 in avanti.  Paolo. che é stato giudeo, un fariseo di farisei, ha detto:

 

“Fratelli, certamente l’ anelo della mia mente, del mio cuore,

e la mia orazione a Dio per Israele é per la salvezza.”

 

Come dire: -“Io voglio che loro siano salvi, perché non lo sono. Io voglio! La mia orazione é per la salvezza”-.

 

Dice, verso 2:

 

“Perché io…”

personalmente

“…io gli dó testimonianza che hanno zelo per Dio,

ma non secondo scienza.”

 

Vuole dire che tu puoi essere un uomo molto zelante per Dio, ma se non hai la scienza corretta, il tuo zelo ti fará danno.

Cosí che, non é quello che tu desideri: -“Oh no, io voglio servire Dio”-.

Ebbene, tu non puoi servire Dio.

-“Io voglio!!”-

-“Non puoi… fino a che tu non hai la scienza corretta”-.

Io posso cercare di aiutarti in un’azienda che tu conduci: -“Io voglio aiutarti!!”- e tu mi dici: -“É che non puoi”-.

-“Perché?”-

-“Perché mi danneggeresti gli strumenti. Fino a che tu non apprendi ad utilizzare le macchine non mi puoi aiutare: é meglio se ti siedi, osservi e, se apprendi, mi potrai aiutare”-.

Immagina che la tua automobile sia danneggiata e ci sia qualcuno con la volontá a sistemarla. Tu gli dici:

-“Un momentino, non me la toccare, perché ha un piccolo danno, ma se tu metti le mani lí puoi danneggiare persino il motore e non funzionerá piú, perché prima tu devi studiare meccanica”-.

Quindi, non é quello che tu vuoi: é che tu lo sappia fare per farlo bene.

Quindi, Paolo dice: -“Guardate, i giudei, il popolo d’Israele, io dó loro testimonianza che il loro zelo é (tale) che persino ucciderebbero per la loro religione. Peró non é secondo scienza”- e guarda quello che succede nel verso 3. Dice:

 

“Perché ignorando la giustizia di Dio e procurando stabilire la loro propria,

non si sono sottomessi alla giustizia di Dio.

 

Perché la fine della legge é…”

cosa?

“…Cristo…”

 

La fine della legge cos’é??  Cristo!!

Vuole dire che Cristo é venuto a mettere fine a cosa? Alla legge. E quindi, Cristo ha posto fine alla legge ma loro lo hanno ignorato.

Loro hanno detto: -“No. I dieci comandamenti di Mosé sono la nostra guida”-.

Cristo dice: -“Io ho messo fine a questo!”-.

Guardate, oggigiorno ci sono gruppi che si chiamano Avventisti del Settimo Giorno: loro osservano il sabato. Ebbene, al mettere fine alla legge, tutto questo é stato cancellato ma loro osservano ancora il sabato. Ah, e non sono neanche giudei, loro sono gentili giudaizzati. Ossia, che come giudeo sta facendolo male, ma come gentile é peggio perché non é tenuto a fare questo.

 

Quindi, cosa succede? Che la fine della legge é Cristo, ma loro hanno detto: -“No! Mosé continua ad essere vigente, ignoriamo la giustizia di Dio ed andiamo a stabilire la nostra!”-. É lí dove sta il problema.

Quindi, quando loro ignorano la fine della legge, loro stanno dicendo: -“Noi non crediamo che Cristo é Figlio di Dio e neanche che é Dio, e non crediamo che quest’ uomo che é morto sulla croce abbia fatto niente per noi. Noi seguiamo con la nostra religione, continueremo ad osservare il sabato!”-.

Osserva che questo edificio era loro. Questa era una sinagoga giudea: io ho dovuto togliere da qui un sacco di cose, questo sembrava un tabernacolo giudeo! Osserva che questa dottrina, 2000 anni dopo, ancora permane. Hanno ignorato la giustizia di Dio, hanno stabilito la loro e continuano ancora a praticare il giudaismo.

Adesso, una domanda: perché il giudaismo é la dottrina fondamentale del figlio della perdizione, di coloro che si perderanno? Perché?

Perché é la piú simile a Dio. Tu non vedi che questa dottrina, il giudaismo ha tutta la Scrittura? 39 libri della Scrittura é parlando di questo quindi, i primi 5 libri della Bibbia, che sono Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio, sono i primi cinque libri della legge conosciuti come il “Pentateuco”.

Poi vengono dodici libri di storia come la Prima di Samuele, la Seconda di Samuele, Cronache, Re, Giosué, tutti questi libri… dodici libri di storia. Poi vengono i famosi libri poetici, dove stanno gli scritti di Salomone, l’uomo piú saggio della terra. Poi vengono cinque profeti maggiori e poi dodici profeti minori. Tutto giudaismo!

 

Poi appare Dio, nella persona di Gesucristo, a mettere fine a questo patto e passa trentatré anni della sua vita qui sulla terra, per mettere fine a questo patto ma i giudei hanno detto: -“No! Stabiliamo la nostra propria giustizia. Il cristianesimo a noi non importa niente. É una bestemmia e continueremo con il nostro giudaismo”-.

Per questo, Hitler ha ucciso sei milioni di giudei e non é apparso un angelo di Dio ad aiutarli, non si sono messi in questo.

Per questo Carlo Marx ha detto “la religione é l’oppio dei popoli” ed ha avuto ragione.

Tu non vedi che una chiesa che non ha la scienza di Dio ti idiotizza e ti disturba? Ti fa danno, ti uccide, ti distrugge. Una chiesa senza scienza é colpevole della corruzione politica del tuo popolo, perché si mescolano con il cattolicesimo e il cattolicesimo é una brutta copia del giudaismo.

Per questo tutti i re della terra fornicano con Roma e chiedono il suo consiglio al papato. Perché?

Perché il papato é una copia mal fatta di quello che é il giudaismo. Se tu vedi una messa e vedi il sacerdote con l’ incenso, e vedi che nella Settimana Santa attraversano un velo, il velo simboleggia il Luogo Santissimo. Uguale a questo qui, era cosí: quando io sono arrivato quí, c’erano delle cose spettacolari, reali di ció che é il giudaismo.

Peró questo ignora la giustizia di Dio. Questa é l’offesa piú grande che si possa fare a Dio. Tu ed io dobbiamo avere gelosia per la veritá, dobbiamo essere gelosi.

Andiamo a leggere lí, nello stesso, in Romani, il capitolo 11, verso 28 perché tu sappia che cos’é un giudeo per un gentile. Romani 11:28. Guarda quello che dice, Paolo dice:

“Cosí che, in quanto al vangelo sono nemici per causa vostra,

ma in quanto all’elezione, sono amati, a causa dei padri.”

 

-“Pastore, Lei dice che i giudei di qui sono nostri nemici?”-

No, loro non sono nostri nemici: é la loro religione. Io ho amici giudei, tu hai vicini giudei e ci sono molti giudei qui in Miami. Chissá se il tuo capo é un giudeo e chissá il padrone della fabbrica dove tu lavori é giudeo e l’azienda dove tu lavori, chissá é giudea ma, quando tu parli di religione sono tuoi nemici, se tocchi il tema. Questo te lo spiego perché tu non diventi nemico di un giudeo e neanche lo vada a maltrattare, perché in quanto a elezione da parte di Dio, sono amati a causa dei padri. Dio ama i giudei. Dio ama la gente che si sbaglia, Dio ama la gente che sta in errore, li ama aspettando che si sistemino.

Quanti stanno con me?

Io sto parlando in Internet con milioni di persone. Ossia, tutti coloro che hanno fatto un clic su questo website, mi stanno udendo intorno al mondo.

E quindi, vuole dire che quando tu servi Dio, necessiti una scienza corretta.

Perché anche questo popolo che Dio ha amato tanto, guarda, che ha usato Mosé per fare dei miracoli: ha aperto il Mar Rosso, sono passate due milioni di persone per di lí, ha fatto miracoli tra loro… bene, questa pellicola dei “Dieci Comandamenti”, quando io ero giovincello, non che adesso io sia vecchio ma… quando io ero piú giovincello ebbene, quella pellicola… che interessante era.

Quanti hanno visto quella pellicola, “I Dieci Comandamenti”? Ascolta, era impressionante, vero? Non so, peró Dio ha fatto meraviglie con loro, per quello é giudaismo. Di fatto, io ho visto quella pellicola e mi ha giudaizzato senza rendermene conto. Tu non vedi che tutti i popoli sono stati stregati per mezzo di tutti quei miracoli? Questo ammalia.

Per questo io non raccomando che tu mandi i tuoi bambini alla scuola domenicale, perche te li stregano con racconti giudaizzanti. É pericoloso. Tu pensi: -“No, no, non c’é problema, meglio che vadano lí che andare a giocare con i pattini…”-. Io preferisco che prendano i pattini, invece di andare lí.

-“Sí, peró se ne vogliono andare in spiaggia con i vicini”-.

Io preferisco che se ne vadano in spiaggia e non alla chiesa, dico: se fosse una chiesa… ma é che una religione che non ha scienza non é chiesa.

É per questo che lá dice … io non so se tu hai portato le Scritture, poi lo cerchi, perché io non voglio neanche andare lá, guarda. Io posso andare lá perché ho la Scrittura qui, ma oggi sono pieno di gelosia per la veritá e non voglio neanche leggerlo, lo menzioneró. Nel capitolo 1 di Isaia, quel profeta, Isaia 1:13 dice:  -“Guardate, io ne ho fino a qui!! Mi avete colmato la misura con le vostre assemblee, con i vostri digiuni, con le vostre veglie!! Guardate: quando voi solleverete le mani verso di me, io non ascolteró niente!!”-.

Voi sapete perché? Perché una persona che ha zelo per Dio… guarda io conosco gruppi qui in Miami che fanno ritiri di orazione. Quanti hanno sentito dei ritiri di orazione? Ascolta, e dicono: -“No, venerdí vado a letto presto perché nella mattina la mia chiesa fa un digiuno, prega. Domenica ci sará una riconciliazione del matrimonio e passeremo davanti (a tutti) e il pastore pregherá per noi”-.

Ascolta, e questo sembra zelante… e chissá noi di Crescendo in Grazia stiamo giocando in un campo da pallone, o siamo in spiaggia, o stiamo lavando la macchina e loro con questo zelo: -“Sembra una menzogna che sia ora di cercare Dio?”- …e noi lavando la macchina facciamo meno danno di loro che stanno sollevando le mani, e Dio dice: -“Non ascolteró questa orazione!”-, perché lo zelo senza la scienza non funziona.

Guarda, io dall’etá di 21 anni stavo frequentando quello che si conosce come “la chiesa”. E in tutti i miei primi anni io ci passavo dal lunedí alla domenica: lunedí c’era la riunione dei giovani nella chiesa, il martedí c’era la preghiera, il mercoledí lo studio biblico, il giovedí le prove del coro, il venerdí la preghiera dalle dieci della notte alle tre della mattina, cercando l’unzione dello
Spirito Santo  per esserne pieno.

E poi il sabato la visita alle prigioni per visitare la gioventú perduta, la domenica giá tu sai che io stavo fin dalla mattina, io ero presidente dei giovani e dovevo stare lí con i giovani, ero maestro dei giovani. E poi, nel pomeriggio, a visitare i “domenicani”, quelli che a volte non venivano. E la domenica notte, il culto evangelistico. Pranzando chiesa, tu sai, cenando chiesa e chiesa, chiesa, chiesa, chiesa…

Zelo! Era zelo, ah? Osserva che io non vedevo televisione per non macchiare i miei occhi con pellicole brutte. Saprá Dio… Dio stava dicendo: -“Magari tu vedessi non solo la televisione: vai al cinema che é meglio di questo zelo senza scienza!!”- perché io ho vissuto per le opere e Dio odia le opere.

Guarda, nel vecchio testamento il sommo sacerdote, quando intercedeva per i peccati del popolo, lui si metteva un vestito molto speciale e specialmente la biancheria intima… parliamo in spagnolo: le mutandine, e tutto questo era di seta pura e fine. Tu sai perché? Perché quando lui andava alla presenza del Signore, se sudava era simbolo di opere e cadeva morto!!

E quindi questa é l’ombra, adesso, in questo patto, il sudore rappresenta il fatto che tu vuoi guadagnarti il favore di Dio per la tua propria giustizia senza sottometterti al vangelo rivelato da Paolo nelle 14 epistole!

Per servire Dio é meglio apprendere come fare perché se no non ti funziona, ma se tu lo sai… hello! Tu sai che i popoli se la passano con la vergine tale, con la cappelletta della caritá, con il patrono del popolo e: -“Dai che é tardi!”-. E fanno processioni e che: -“Signore, proteggici”-.

Tu credi che Dio li protegga? Dio dice: -“Hum! Continuate con quella verginella, che vi manderó una classe di diluvio che non lo potrete sopportare!”-. Tu non vedi che é un’offesa a Dio? -“Continuate con il patroncino e con le preghierine, continuate con questo che io mi incaricheró di inviare un buon uragano presto, specialmente ai paesi poveri, perché soffrano!!”- perché Dio é un Dio geloso. E ció che piú duole a Dio é l’idolatria. Bene, dice che gli da ira e tu non vuoi vedere Dio adirato!!

Tu sai perché? Perché quando a Dio da ira, tu sai cosa fa? Lui manda tutti gli angeli a riposare: -“Andate in vacanza questa settimana, non aiutate nessuno lá sulla terra!”- immaginati…

La Bibbia dice che noi abbiamo angeli assegnati. Io ho un angelo assegnato alla mia vita, per aiutarmi in tutte le mie situazioni. Io uno: il mio, e anche tu ne hai uno. E io devo intendere bene il vangelo per far sí che questo angelo sia contento di me, perché io ho sofferto molto nella chiesa. Io non ho sofferto  nella dipendenza da droga, lá io mi divertivo con i miei amici in bevute, in festa, divertendomi nella carne. Mi sono cercato problemi, peró mi divertivo.

Il problema é venuto dopo quando mi sono “convertito”. Quando sono entrato nella chiesa sono cominciati i problemi, perché qua, tu lo sai, avevo a che fare con esseri umani, ipocrisie, questo che indica quello: -“Questo lá, questo qua:  e guarda, io non vado piú alla chiesa!”-. Ce n’erano altri che dicevano: -“Io non voglio saperne piú niente di chiese, non mi parlare piú di chiesa, guarda ne ho fino a qui, c’e stata una divisione nella chiesa e dicono che questo, dicono che quello…”- e arriva il momento che tu non vuoi piú saperne di chiesa, perché un cosiddetta “chiesa” senza la scienza corretta non funziona!

-“Ah no, pastore, Apostolo, tutti i cammini conducono a Dio!”-.

Domandalo ai giudei, per vedere se conducono a Dio. Non tutti i cammini conducono a Dio. C’é un solo cammino e questo cammino tu lo devi trovare, e questo cammino é Gesucristo e il vangelo della grazia. Senza questo, Dio non cammina.

Osserva qual’é il problema di servire Dio senza scienza. Andiamo al libro ai Galati, capitolo 2, verso 9. Dice:

“E riconoscendo la grazia che mi é stata data …”

 

Ossia, Paolo é andato dalle tre colonne grandi che si chiamavano Jacobo che é Giacomo, Cefa é Pietro e Giovanni. I tre discepoli che erano cosa? Erano considerati come cosa? Come le colonne. Quindi, cosa succede? Che Giacomo, ossia Jacobo, il fratello di Gesú nella croce, Cefa che é Pietro, e Giovanni, erano le colonne prima che rivelassero la grazia a Paolo. Loro non conoscevano la grazia, perché il verso anteriore, benedetto, ti dice che a Pietro é stato dato cosa? Il vangelo di cosa? Della circoncisione.

Verso 7, Galati 6:7.

   

“Anzi, al contario, siccome hanno visto che mi era stato affidato

il vangelo della incirconcisione, come a Pietro quello della…”

 

cosa?

“…quello della circoncisione.”

 

La circoncisione é giudaismo, benedetto! É chiaro?

Dí: CIRCONCISIONE VIENE DA CIRCONCIDERSI, VIENE DA MOSÉ, É UN RITO.

Quindi, Pietro aveva un vangelo della legge, di circoncisione, di giudaismo peró adesso viene Paolo e riesce a separare questo, e dice a noi che queste tre colonne hanno riconosciuto, hanno riconosciuto Paolo.

E guarda quello che dice il verso 9, Galati 6:9.

         

“E riconoscendo la grazia…”

 

dí: “la grazia”

 

“…che mi era stata data,

Giacomo, Cefa e Giovanni, che erano considerati come colonne

hanno dato a me e a Barnaba la destra in segno di…”

 

 cosa?

 “…di cameratismo,

perché noi andassimo ai…”

 

chi?

“…ai gentili,

e loro alla…”

 

a chi?

 

“…alla circoncisione.”

 

Paolo e Barnaba a chi? Ai gentili, e loro a chi? Ai giudei, alla circoncisione, benedetti!

Quindi, cos’é successo lí? Una separazione. Da cosa? Guarda, qui ci sono due cose… Pietro, guarda che autoritá, Paolo no, perché Paolo era arrivato “come un aborto”, all’ultimo momento. Paolo si stava affacciando qui, cominciando… immaginati! E quindi Paolo, che era un perfetto nella circoncisione, adesso stava predicando un’altra cosa con Barnaba: la grazia.

E quindi l’ idea é stata questa:

-“Ebbene, guarda, noi riconosciamo che ai gentili non si deve predicare il giudaismo”-

-“Hello! Siamo d’accordo? Sí?”-

-“Ok, quindi… molto bene… quindi, intendiamo questo: noi ce ne andiamo con i giudei, continuiamo con le nostre cose”-.

Anche se la fine della legge é Cristo, hello! La fine della legge é Cristo, peró Pietro, Giovanni e Giacomo continuavano con le loro cose! Perché a chi é stata data la grazia, non é stato a Pietro, a Giovanni, né a Giacomo: é stato a Paolo, e Paolo aveva un discepolo che si chiamava Barnaba. E quindi, loro hanno fatto una riunione: e ci sono riunioni che si fanno ipocritamente ma ci sono riunioni che si fanno e si compiono, vero? Tu hai fatto una riunione in qualche luogo dove vi siete riuniti e siete stati d’accordo in qualcosa e poi non si é compiuto?

 

Ebbene, guarda quello che é successo qui: nel verso 9, dice che gli hanno dato “…segno di approvazione perché noi fossimo ai gentili e loro…” dove? “…ai giudei.”

 

Adesso, guarda quello che succede adesso, nel verso 13. Guarda quello che é successo all’amichetto di Paolo. Galati 2:13.

 

“E nella loro simulazione hanno partecipato anche gli altri giudei

in maniera tale che anche Barnaba…”

 

l’ amico di Paolo

 

“…é stato trascinato dalla loro ipocrisia.”

 

Ascolta, benedetto, tu ci sei qui con me? Tu pensi come penso io? O é che io ho una cosa nella testa che mi fa pensare come penso io e tu non puoi pensare cosí?

Tu sai cos’é che io sto vedendo qui?  Che loro hanno fatto una riunione e non… ascolta… eh! Ma prima, tu devi ricordarti che un giudeo non é d’accordo con noi, per quanto riguarda la religione, tu devi intendere questo.

Di fatto, loro ci chiamavano cani, cani gentili, non é cosí? Sí. E loro ci accettavano con la condizione di proselitarci, cioé tu devi essere proselitato e  puoi arrivare fino al balcone ma in sala non entri: tu resti fuori! Ossia: -“Tu sei della famiglia peró non entrare nella sala: mi rimani sul balcone!”- …cosí loro accettavano un gentile.

Peró qui, siccome stava parlando Paolo, un uomo di un’autoritá tremenda, Paolo é andato dalle colonne.

E dov’é che é andato Paolo? Tutto ha un contesto, benedetto. Guarda quello che dice il verso 1, del capitolo 2. Galati 2:1.

 

“Poi, passati quattordici anni, sono salito un’altra volta…”

dove?

“…a Gerusalemme

con Barnaba, portando con me Tito.”

 

Quindi, dov’é stata la riunione? In Gerusalemme.

E cos’é successo? Che Paolo ha convinto le tre colonne di cosa? Cosa? Che lo lasciassero andare, dove? Da noi, i gentili… peró, giá nel verso 13, tenevano l’amichetto di Paolo convinto e trascinato, hello! Tu lo vedi lí? Tu lo vedi?

 

Ascolta, io voglio che tu lo veda, perché io voglio, benedetto… la mia idea é che tu senta zelo. Dí: ZELO, SECONDO LA SCIENZA.

Perché se io riesco a farti prendere zelo, io mi moltiplico. Perché poi a te viene voglia di predicare quello che io predico e quello che io predico é buono perché é lo zelo che piace a Papá e ti aiuterá, ti aiuterá.

Ah, ascolta questo: e il figlio della perdizione non ti potrá ingannare perché io ti libero. Con questo insegnamento, io ti libero da quando viene qualcuno a dirti: -“Guarda, tu devi digiunare, tu devi fare questo, il venerdí non mangiare carne. Guarda il giorno di pentecoste é il prossimo sabato… guarda, viene la Settimana Santa”-.

 

-“La settimana cosa?”-

-“No, la Settimana Santa. Non puoi lavorare!”-.

-“No, no, no, guarda, lascia perdere queste storie, che io sono uscito da queste cose, ragazzo. Io sto in “tutti i giorni santi”, io osservo l’anno intero!”-.  (Applausi)

E quindi, tu giá non devi stare ad ascoltare gli parapsicologi… che se il segno della Bilancia, del Toro… tutta questa é spazzatura religiosa.

Tu sei un benedetto e il tuo segno é Grazia e Apostolato! Guarda, questi sono i tuoi segni: Grazia e Apostolato!!  (Applausi)

 

Continuerá…

 

Perugia, imprenditore uccide due impiegate Regione e poi si suicida

http://it.notizie.yahoo.com/perugia-imprenditore-uccide-due-impiegate-regione-e-poi-140553896.html

Perugia, imprenditore uccide due impiegate

in Regione e poi si suicida

Reuters – 5 ore fa

  • perugia uccide e si suicida

Reuters/Reuters – Perugia, imprenditore uccide due impiegate Regione e poi si suicida. REUTERS/Joshua Lott

PERUGIA (Reuters) – Un imprenditore quarantenne ha ucciso oggi a Perugia due impiegate della Regione Umbria e poi si è tolto la vita, riferiscono fonti investigative. Un episodio che il sindaco della città ha commentato dicendo che “c’è un clima terribile nel Paese”.

Andrea Zampi, un imprenditore di 43 anni, è entrato intorno alle 12 nella sede amministrativa della Regione, palazzo del Broletto, e ha sparato contro due impiegate per ragioni ancora non ha chiarite. Una delle donne è morta sul colpo, l’altra durante il trasporto all’ospedale.

Zampi si è poi tolto la vita con la sua arma.

Secondo alcune persone, la Regione avrebbe rifiutato all’imprenditore un cospicuo finanziamento.

“E’ una tragedia immane, c’è un clima terribile nel Paese, è una tragedia per la famiglia e anche per noi, dobbiamo tutti rifletterci a partire da noi”, ha detto Vladimiro Boccali, sindaco di Perugia. Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

Bankitalia: “Reddito non basta” In difficoltà il 65% della famiglie

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/05/news/bankitalia_reddito_non_basta_in_difficolt_il_65_della_famiglie-53926252/

Bankitalia: “Reddito non basta”


In difficoltà il 65% della famiglie

 

 

La crisi ha “comportato una riduzione della propensione al risparmio delle famiglie italiane. Tra il 2008 e il 2010 il tasso di risparmio delle famiglie consumatrici è sceso dal 12,1 al 9,7% del loro reddito disponibile lordo. Nel 1991 il tasso era più del doppio, pari al 23,8%”. Per Confimprese, una famiglia su quattro non riesce più a risparmiare

bankitalia

MILANO - Il reddito da lavoro non basta al 65% delle famiglie italiane. E, come se non bastasse, sono sempre di più quanti hanno un reddito insufficiente a coprire i consumi. E’ l’allarme lanciato da Bankitalia in due studi in cui avverte che in crisi sono soprattutto giovani e affittuari: “A conferma del disagio espresso dai nuclei familiari – spiega via Nazionale – nel 2010 è aumentata al 65% (era al di sotto del 40% nel 1990) la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario. L’incremento è più diffuso per i nuclei che vivono in affitto, in cui il capo-famiglia è operaio oppure disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale”. L’allarme è confermato anche da un terzo studio di Nielsen per Confimprese, riferita al 2013. Una famiglia su quattro non riesce a risparmiare, oltre una su due (54%) tira la cinghia e compra solo l’essenziale, il 52% cerca prodotti in promozione o scontati, il 30% compra meno in assoluto.

BANKITALIA. La recente flessione del saggio di risparmio delle famiglie italiane, quasi 4 punti percentuali tra il 2007 e il 2011 – spiega lo studio – è avvenuta a fronte di una sostanziale stazionarietà in Francia e in Germania. Inoltre, dalle valutazioni espresse dalle famiglie nell’ambito dell’Inchiesta mensile sulla fiducia dei consumatori, emergono chiari segnali di difficoltà delle famiglie nel riuscire a risparmiare la quantità di risorse desiderata, in presenza di una marcata contrazione del reddito disponibile e del contestuale obiettivo di contenerne l’impatto sul proprio tenore di vita.

La quota di famiglie che ritengono di avere effettive possibilità di risparmio si è collocata su livelli storicamente bassi, intorno al 30% dalla metà dello scorso decennio (era sul 50% all’inizio degli anni novanta). A partire dall’inizio della crisi, sottolinea ancora lo studio, “è aumentata la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Nel 2010, il 9% delle famiglie italiane aveva un reddito basso e, in caso di perdita del lavoro, una ricchezza finanziaria sufficiente per vivere a livello della linea di povertà per appena sei mesi. Fra i giovani la percentuale è il 15% mentre sale al 26% per gli affittuari”.

La crisi ha inoltre “comportato una riduzione della propensione al risparmio delle famiglie italiane. Tra il 2008 e il 2010 il tasso di risparmio delle famiglie consumatrici è sceso dal 12,1 al 9,7% del loro reddito disponibile lordo. Nel 1991 il tasso era più del doppio, pari al 23,8%”. Dallo studio emerge così che “molte famiglie non riescono a risparmiare. La percentuale di nuclei con reddito inferiore ai consumi (risparmio negativo) è aumentata di quasi tre punti fra il 2008 e il 2010 fino a raggiungere il 22%”. La concentrazione della ricchezza ha ripreso a crescere in conseguenza degli effetti della crisi: “La quota di ricchezza netta detenuta dal decile più ricco è risalita tra il 2008 e il 2010 dal 44 al 46,1%, così come quella posseduta dall’ultimo quartile è aumentata dal 54,9 al 58,3%. Confrontando nel 2010 le quote in possesso dell’ultimo decile e del 50% più povero per ricchezza e reddito si rileva uno scarto di 37 punti percentuali tra le due classi di ricchezza e di 15 punti per le corrispondenti classi di reddito, in aumento di 12 punti negli ultimi 20 anni”.

CONFIMPRESE. Una famiglia su quattro non riesce a risparmiare, oltre una su due (54%) tira la cinghia e compra solo l’essenziale, il 52% cerca prodotti in promozione o scontati, il 30% compra meno in assoluto. Sulla voce di contenimento degli acquisti, il trend è in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2012. Nel 2012 il risparmio incrementale rispetto al 2011 è stato pari a 1,2 miliardi di euro, di cui 733 milioni provengono dalla razionalizzazione della spesa sui prodotti più cari e 155 milioni dallo spostamento sui discount. A proseguire la marcia negativa sono anche i tagli delle quantità acquistate: in gennaio si è registrato il -1,8% a valore e il -2,4% a volume sullo stesso periodo del 2012 a prezzi costanti. Il Nielsen Consumer Confidence Index segnala inoltre la flessione della fiducia degli italiani. Nel quarto trimestre 2012 l’Italia mostra l’indice di fiducia più basso in Europa e uno dei più bassi rispetto ai 55 Paesi analizzati nel mondo.

Nel raffronto 2012 sull’intero 2011 emergono dati preoccupanti: il 28% degli italiani ha paura di perdere il proprio posto di lavoro (+4% rispetto al 2011), l’85% ritiene non buono o pessimo lo stato delle proprie finanze (+4% sul 2011), il 92% ritiene il momento non adatto per compiere acquisti (+7% sul 2011). “Dati che confermano – commenta Mario Resca, presidente Confimprese – il clima di incertezza dovuto, oltre che alla crisi e alla mancanza di denaro circolante, anche allo stallo della fase politica. Gli italiani hanno abbandonato gli acquisti d’impulso, rinunciano a qualsiasi bene superfluo e nel carrello della spesa, food o no food che sia, mettono i beni di primaria necessità, tanto che la metà delle famiglie rispetta in modo rigido i piani di spesa”.

(05 marzo 2013)



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