Posts Tagged 'abito talare'

Padre Reverberi, il prete accusato di crimini contro l’umanità, si nasconde in una parrocchia di Parma

.

http://www.retelabuso.com/padre-reverberi-il-prete-accusato-di-crimini-contro-lumanita-si-nasconde-in-una-parrocchia-di-parma/

 

Padre Reverberi,

il prete accusato di crimini contro l’umanità,

si nasconde in una parrocchia di Parma

 

padre franco reverberi boschi

 

-R.P.- 28 agosto 2013- E’ ricercato per crimini contro l’umanità, fuggito dalla provincia di Mendoza.

-

Il suo nome è Franco Reverberi Boschi, un sacerdote che, durante la dittatura di Videla, ricopriva il ruolo di assistente cappellano dello Squadron VIII di San Rafael ed attualmente, secondo l’Interpol, ha trovato rifugio in una parrocchia di Parma.

Il mandato di cattura internazionale, nei confronti del prete settantacinquenne, è stato richiesto dal procuratore di San Rafael, Francisco Josè Maldonano e dal giudice federale Ariel Puigdengolas.

La richiesta di estradizione è stata inoltrata alla magistratura italiana, ostacolata a quanto  pare dalla curia del nostro Paese. Estradizione al vaglio del Tribunale di Bologna.

In questo contesto, la sede dell’Assemblea permanente per i diritti dell’uomo di San Rafael, ha rivolto un mese fa un appello a papa Bergoglio, attraverso il Nunzio apostolico argentino, monsignor Emil Paul Tscherring, invitando il pontefice a “intercedere, ordinare, o istruire qualsiasi  azione che ritenga rilevante affinchè Franco Reverberi sia sottoposto a procedimento giudiziario in Argentina per accertare la sua condotta la sua criminale o confermare la presunzione di innocenza sotto il pieno godimento delle garanzie costituzionali e Stato di diritto democratico “.

Le responsabilità di padre Reverberi sono emerse duranti il primo processo per crimini di guerra celebrato a San Rafael nel 2010. Inchiodato dalla testimonianza di cinque vittime che hanno descritto nel dettaglio le torture che hanno dovuto subire nel centro clandestino di detenzione, tristemente noto come Casa Dipartimento.

Uno di loro, Roberto Flores, ha affermato che il sacerdote non ha preso parte alle violenze in prima persona, ma ha assistito alle torture inflitte ai prigionieri impassibile, con la Bibbia in mano.

Lo ha minuziosamente descritto, di carnagione olivastra, pantaloni, camicia e scarpe nere, colletto bianco e mai in abito talare.

Un altro sopravvissuto, Sergio Chaqui, ha aggiunto che mai, neppure dopo le torture, don Reverberi avrebbe portato un conforto quantomeno spirituale, mai si sarebbe trattenuto con i detenuti.

Agghiacciante la testimonianza di Mario Bracamonte: “Ho visto quel prete quattro volte. Ricordo che un pomeriggio venimmo sottoposti ad un pestaggio particolarmente violento. Il pavimento del locale delle torture era rosso di sangue. Padre Reverberi ordinò che lo pulissimo con i nostri corpi, strisciando per terra, zuppi d’acque e di sangue. Era inverno, la temperatura era di 10 gradi sotto zero”.

Bracamonte ricorda perfettamente che Reverberi assistette alla scena in compagnia di ufficiali e funzionari della polizia della giunta Videla e dell’esercito. Una notte, sempre Bracamonte, venne barbaramente pestato per quattro interminabili ore, torturato, la testa immersa più volte in una vasca colpa d’acqua. Sollevò il capo, vide Reverberi che lo apostrofò “Che hai da guardare? Cane!”.

Quasi tutti i poliziotti e i militari della Casa Dipartimento sono stati processati e condannati per crimini contro l’umanità. Condannati all’ergastolo per rapimento, tortura ed omicidio di massa.

La testimonianza di Angel Di Cesare, ha fatto emergere che il vescovo di Mendoza, vestito in tuta militare mimetica, più volte ha fatto visita al centro di detenzione, benedicendo le armi e gli strumenti con cui si torturavano i deportati.

Durante il primo processo, padre Reverberi fu chiamato a deporre come teste, ma nel corso delle udienze, la sua posizione risultò sempre più compromessa in quel contesto di atrocità, pertanto il procuratore Francisco Josè Maldonado che chiese l’incriminazione, richiesta che il giudice accolse.

Venne fissata un’udienza che avrebbe dovuto far sì che le porte del carcere si spalancassero per Reverberi, ma quell’udienza non si tenne mai, in quanto il cappellano riparò in Italia e fece sapere che, per motivi di salute, non avrebbe potuto fare ritorno in Argentina.

Secondo l’Interpol, il 10 maggio, 2011, tre mesi prima dell’udienza, il prete aveva lasciato il paese con il volo RA-1132 delle Aerolineas Argentinas destinazione finale di Roma internazionale, con una tappa in Spagna.

Sempre l’Interpol ha accertato che padre Reverberi starebbe esercitando le sue funzioni religiose presso la parrocchia Santi Faustino e Giovita a Sorbolo, in provincia di Parma, la città dove è nato il 24 dicembre 1937.

Il 10 agosto 2012, dopo una perizia medico-legale, per appurare lo stato di salute del sacerdote, il giudice federale argentino ha spiccato l’ordine di cattura internazionale e richiesto al nostro ministero della Giustizia e a quello degli Esteri, l’estradizione nei confronti di padre Franco Reverberi Boschi, il prete torturatore.

 

http://www.articolotre.com/2013/08/padre-reverberi-il-prete-accusato-di-crimini-contro-lumanita-si-nasconde-in-una-parrocchia-di-parma/200056

IL CASO DEL PRIMATE DI SCOZIA. NON PRENDERÀ PARTE AL CONCLAVE PER ELEGGERE IL NUOVO PAPA

http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_25/cardinale-obrien-si-dimette_135f145c-7f3c-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

IL CASO DEL PRIMATE DI SCOZIA.

NON PRENDERÀ PARTE AL CONCLAVE

PER ELEGGERE IL NUOVO PAPA

Vaticano, si dimette il cardinale O’Brien

 

File photo of Cardinal Keith O'Brien walking in front of Saint Peter's Square in Rome

Accuse di «comportamenti inappropriati», lascia la carica di arcivescovo. Nota: «Mi scuso con chi ho offeso»

 

Il cardinale Keith O’Brien in Piazza San Pietro (Reuters)

Ha deciso di dimettersi da arcivescovo di St. Andrews e Edimburgo il cardinale scozzese Keith O’Brien, il più alto prelato cattolico nel Regno Unito che avrebbe dovuto partecipare al Conclave (il comunicato – pdf). Il Vaticano ha confermato che il Papa ha accettato la rinuncia «per raggiunti limiti di età».

Il porporato britannico è accusato di «comportamento inappropriato» nei confronti di tre sacerdoti e di un quarto che in seguito aveva lasciato l’abito talare. I fatti risalgono agli anni 80, in un periodo in cui O’Brien era stato direttore spirituale del St.Andrews College e in seguito rettore del St.Mary’s College.

CONCLAVE - O’Brien è nato il 17 marzo 1938, giorno di San Patrizio, a Ballycastle, nella Contea di Antrim, diocesi di Down and Connor, in Irlanda del Nord. È uno dei 117 cardinali elettori del Conclave, ma – come ha fatto sapere lui stesso in una nota nella quale chiede anche scusa a quanti ha offeso con il suo comportamento – non prenderà parte al Conclave in cui sarà eletto il successore di Benedetto XVI. «Chiedo la benedizione di Dio sui miei fratelli cardinali» che presto saranno a Roma per eleggere il nuovo Papa, «io non mi aggiungerò a loro di persona per questo Conclave. Non voglio che l’attenzione dei media a Roma sia concentrata su di me», si legge nella dichiarazione diffusa da O’Brien dopo che il Papa ha accettato le sue dimissioni da arcivescovo di St. Andrews e Edimburgo.

STAMPA - Sulla stampa, i sospetti di un nuovo scandalo alla vigilia del Conclave hanno avuto grande risalto, lunedì mattina, insieme all’ultima benedizione del Pontefice stanco. Dalla Gran Bretagna agli Usa, i media sottolineano l’applauso rivolto a Benedetto XVI da centomila fedeli durante l’ultimo Angelus, puntando tuttavia anche al caso del cardinale scozzese Keith O’Brien che potrebbe portare alla sua clamorosa esclusione dal Conclave.

COMPORTAMENTI INAPPROPRIATI - L’inglese The Guardian punta al caso del porporato britannico e titola «Il Papa considera di rispondere ai sospetti di “comportamenti inappropriati” su un cardinale britannico». Il Daily Mail evidenzia che l’alto prelato «potrebbe essere escluso dal Conclave» mentre lo Scotsman testa la reazione della diocesi e dei fedeli legati a O’Brien in un reportage dalla St.Mary’s Cathedral di Edimburgo intitolato «Shock e accuse» e in cui si evidenzia come, al di là del supporto al cardinale, «un’ombra di angosciante silenzio» sia calata sulla chiesa durante la messa domenicale. Oltreoceano è soprattutto il «caso O’Brien» a rimbalzare sui principali quotidiani, dal New York Times alWashington Post, che in un altro articolo si è soffermato anche sui difficili rapporti con Pechino che attenderanno il successore e titola: «Il nuovo Papa porta speranza ai cattolici cinesi». Il Boston Globe titola infine «Il Vaticano aprirà un inchiesta sul cardinale britannico» mentre in Sud America «l’ultima benedizione del Pontefice stanco» rimbalza sui principali media, dalla Colombia all’Argentina.

Redazione online25 febbraio 2013 | 14:06

Femminicidio, Don Corsi al giornalista: “Non so se lei è fr****”. Poi lascia l’abito talare

.

.

http://magazine.excite.it/femminicidio-don-corsi-al-giornalista-non-so-se-lei-e-fr-poi-lascia-labito-talare-N132963.html

 . 

Femminicidio,

Don Corsi al giornalista: 

 

“Non so se lei è fr****”. 

Poi lascia l’abito talare

27/12/2012

corsi-femminicidio-default

Il femminicidio? Colpa delle donne“. La frase shock di Don Piero Corsi continua a tenere banco: quel volantino affisso alla porta della parrocchia di San Terenzo a Lerici, che puntava il dito contro certi comportamenti femminili rei di indurre gli uomini alla violenza, è stato ritirato solo quando sono intervenute le autorità ecclesiastiche. Prima di allora però, il parroco ha continuato a sostenere le sue tesi con dichiarazioni altrettanto impressionanti.

Femminicidio, Don Corsi al giornalista: “Non so se lei è fr****”. Guarda il video

Adesso Don Piero Corsi si scusa e definisce il suo gesto “un’imprudente provocazione“, ma fino a poche ore fa, per nulla pentito, sosteneva con forza la sua tesi. In sostanza, secondo il sacerdote, sono le donne ad istigare comportamenti violenti negli uomini, per questo dovrebbero farsi un esame di coscienza. Nel pieno del polverone sollevato dal volantino affisso in chiesa, Don Piero Corsi ha risposto così alle domande di un cronista del Gr1 che chiedeva spiegazioni sul polverone scatenato con quelle frasi: “Quali reazioni? Non se e’ un fr**** anche lei o meno… cosa prova quando vede una donna nuda? Non è violenza da parte di una donna mostrarsi in quel modo li’?“.

Femminicidio, Don Piero Corsi: “Colpa delle donne”. Le reazioni indignate

Il parroco di Lerici ha difeso la sua scelta di parlare di femminicidio in quei termini: “Io non propongo tesi, volevo soltanto porre un problema e aiutare a riflettere attentamente… Non facciamo ideologie, ma ora la saluto, mi sono stufato…” ha dichiarato al telefono al giornalista. Poche ore dopo è arrivata un’altra telefonata, quella del vescovo di la Spezia, che con evidente ritardo è intervenuto per sedare l’intraprendenza del sacerdote di fronte al crescendo di polemiche.

Femminicidio, Twitter in rivolta contro le parole di Don Piero Corsi

L’intera parrocchia, così come l’amministrazione comunale, si era dissociata isolando il parroco e le sue tesi, molte associazioni in difesa della donna, come il Telefono Rosa, sono intervenute per chiedere alle autorità di prendere immediatamente provvedimenti. L’indignazione è montata in rete finchè il gesto di Don Corsi è diventato un caso nazionale, peraltro nello stesso giorno in cui altre due donne, a Ventimiglia, sono state uccise per mano un uomo.

Il capo della diocesi di La Spezia Luigi Ernesto Palletti ha condannato il gesto del sacerdote e quelle frasi sul femminicidio: “In nessun modo può essere messo in diretta correlazione qualunque deprecabile fenomeno di violenza sulle donne con qualsivoglia altra motivazione, né tantomeno tentare di darne una inconsistente giustificazione“. Solo così il volantino dello scandalo è finalmente scomparso e Don Corsi si è scusato, tardivamente, con tutti per l’iniziativa, annunciando che lascerà il sacerdozio: “Dopo una notte insonne per il dolore e il rimorso - spiega in una lettera aperta di scuse - nel rinnovare ancora più sentitamente le scuse alle donne e a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato, voglio comunicare che ho deciso di mettere da parte l’abito talare, del quale mi sento indegno“. Salvo poi fare marcia indietro, poche ore dopo, smentendo ogni intenzione di lasciare svestire gli abiti sacerdotali.

Mi prenderò un periodo di riposo ma non lascio la tonaca - ha precisato Don Corsi -smentisco di voler lasciare l’abito talare e di aver inviato alcuna lettera alle agenzie di stampa nella quale comunicavo questa decisione“.

Poi è intervenuto a TgCom24 lamentandosi del trattamento mediatico ricevuto in questi giorni dagli organi di stampa: “Giocate come il gatto con il topo“.

STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

.

Questa è la storia di Alessandro V., ex seminarista violentato cinicamente all’età di 11 anni per due lunghi, interminabili anni, nel seminario di Bergamo, dal prete che si definiva suo padre spirituale.

Alessandro è la stessa persona che, cresciuto, adulto, padre di famiglia e rispettabile professionista, in questo momento si è volontariamente incatenato al cancello del seminario di Bergamo, in una protesta non violenta alla ricerca di una giustizia che non è mai stata fatta.

.

http://retelabuso.blogspot.it/2012/05/storie-di-ordinaria-pedofilia-diocesi_30.html

.

STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA.

Diocesi di Milano – Seminario di Bergamo

..

.

Documentiamo un’altra “storia di ordinaria PEDOFILIA”, una delle tante purtroppo. Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, niente affatto pentito nè minimamente interessato al caso, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.

PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO

IL TRIBUNALE DI BERGAMO

              

             DENUNZIA – QUERELA

Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

OGGETTO

DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

Espongo e denuncio:

Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it,  dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

Purtroppo però la  mia vita  è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due  anni di seminario, a opera dell’allora  mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con  una frequenza pressoché quotidiana, pesanti  molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che  da  tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata  e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.

Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.

Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.

Viene inoltre descritta anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa  prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali.

Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia  madre  che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo  di quanto subito si è violentemente  quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.

Le violenze poste in essere all’interno del seminario,  per la loro gravità, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale  hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico  i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona  (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso  ha infine quantificato  la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in  un valore  che può arrivare fino al 25%  (venticinque per cento).

In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004  decido di scrivere e spiegare questo  mio tormento  interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita  ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.

A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che  la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don  A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica,  prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui  decisi  di sottopormi, sia in particolare,  per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti  vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni,  che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, (Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di  valutare la chiusura di questa vicenda.

Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. (di ciò vi è  testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie  e malelingue ).

Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

Dei fatti di cui alla presente  sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che  indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

Pertanto io sottoscritto A. V.

Chiedo a questa  illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fattispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in  € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito  dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi.

L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari a

 € 1.698.175,00.

Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail (xxxxxxxxxx@yahoo.it) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto                                                                                                                                           esposto.

Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.


La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.


Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

Come mai ? Non è forse complicità questa? La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONDO”.

INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE  I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

                    Testi con relativi capitoli di prova

 1.  Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:

  • Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
  • Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani  seminaristi ?
  • Vero che dal 2004 lei è venuto a  conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
  • Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
  • Vero che lei ebbe  , nel corso del 2004,   un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto   dell’allora vescovo Mons. R. per verificare  fatti  e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali  da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
  • Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate    e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

2. Don G. A.

  • Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con  il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
  • Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
  • Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
  • vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

     3. Don P. S. e Don P. R.

  • Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

     4. Don P. M.

  • Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
  • Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
  • Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

 6. A. C.

  • Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
  • Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
  • Vero che era al corrente del fatto che  Don B.   teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

7. V. L. e V. M.

  • Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che  Don B. poneva in essere nei confronti  di giovani seminaristi ?
  • Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?

  8. Mons. M. M. e Don F. B.

  • Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di  “superiore”  nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
  • Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di   Don B. sin dal 1981/82/ ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

  9. Mons. P. P.

  • Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
  • vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
  • Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )

            10. Sig. C. D.

  • Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
  • Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
  • Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
  • Vero che riferì  anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?

    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

  • Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua  firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
  • Si richiede inoltre che  venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

      Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

1.   Perizia medico/legale  rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;

2.   Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica

3.   Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.

4.   Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.

5.   Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente

    A. V.


1) 
Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

Bergamo 24 Agosto 2004

Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.

A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.

Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.

Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

+ R.

2)

Gentilissimo Sig. A.

Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.

Ancora chiedo perdono.

Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.

Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.

In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.

La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

Bergamo 15.Marzo 2005

+ R.

Savona: Riconosciuta piena responsabilità del Vescovo Lanfranconi nel favoreggiamento di crimini sessuali su minori

UNA SENTENZA SENZA PRECEDENTI!!

PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA VIENE RICONOSCIUTA LA RESPONSABILITÀ DI FAVOREGGIAMENTO NEL REATO DI CRIMINI SESSUALI DI UN VESCOVO DELLA CHIESA CATTOLICA, UN DIPENDENTE DALLO STATO ESTERO DEL VATICANO.

LA FONDAZIONE PROTEJE A TUS HIJOS, SOLIDALE A FRANCESCO ZANARDI E ALL’ASSOCIAZIONE L’ABUSO,  SI ASPETTA LE DIMISSIONI DEL PRESULE E IL RISARCIMENTO ALLE VITTIME.

Comunicato stampa.

Addì 08/05/12 ore 13,40

Una sentenza storica quella nei confronti Dante Lafranconi, per la prima volta in Italia la magistratura savonese argomenta con ben 6 pagine di ordinanza (allego Copia) i crimini dei preti pedofili savonesi e dei vescovi che li hanno coperti, come Dante Lafranconi che non solo ha permesso ma anche alimentato le perversioni sessuali di almeno due sacerdoti pedofili, non curandosi minimamente dei minori che frequentano il clero, ma curandosi solamente del fatto che i criminali potessero continuare a fare i preti e che nessuno ne parlasse con l’unico scopo di non infangare la chiesa, una multinazionale in nome di Dio.

Anche in Italia arriva, grazie a questa ordinanza storica, la prima nel nostro paese, forse la soluzione per evitare che la chiesa cattolica continui a proteggere, nascondere e difendere dei deviati mentali.

È triste dirlo ma con la chiesa occorre “il bastone e la carota” per mettere fine ai crimini sessuali commessi dal clero. La chiesa a partire dal Papa, dal presidente della CEI e così via,  ha dimostrato il più totale disinteresse anche solo nel limitare i casi di pedofilia e malgrado questa sentenza, il vescovo di Savona continua a lasciare altri preti pedofili a contatto con i minori.

Il motivo? Sono reati prescritti e quindi la magistratura non può procedere.

Ma la pedofilia è una devianza della personalità, non va in prescrizione e non si cura, anzi peggiora con l’avanzare dell’età quindi, con maggior attenzione, questi pervertiti in abito talare continueranno nella loro opera.

Mettere mano al portafogli della chiesa pare l’unico strumento che possa far sì che la chiesa intervenga.  I corsi antipedofilia della Diocesi di Savona confermano in pieno questo disegno, in realtà la chiesa con quei corsi tutela solo se stessa, non attua alcun provvedimento preventivo o di soccorso nei confronti delle decine di vittime che ha seminato in questi ultimi 32 anni, nessuna assunzione di responsabilità, malgrado ciò che è emerso.

Vi lascio alla lettura del decreto di archiviazione del giudice, è palesemente chiara la grave responsabilità del Lafranconi, ma non procedibile causa prescrizione, a mio avviso doverose le dimissioni del presule.

Da notare anche che la prescrizione non avrebbe avuto effetto se Lafranconi avesse voluto uscire con chiarezza da questo vergognoso scandalo ai danni di minori, avrebbe potuto chiedere al GIP di proseguire fino alla sentenza ma i troppi scheletri nell’armadio non glielo hanno permesso.

L’attuale Vescovo di Savona Vittorio Lupi ha sempre sostenuto l’estraneità ai fatti della Diocesi di cui è a capo, malgrado la documentazione ritrovata dagli investigatori nella sua cassaforte. La magistratura, invece conferma tutte le responsabilità.

Come portavoce delle vittime savonesi chiedo che la Diocesi di Savona intervenga al più presto e a proprie spese nel soccorrere le vittime, molte già ben note al presule. Credo che questa assunzione di responsabilità sia il minimo che la chiesa si debba assumere anche in virtù delle responsabilità educative che ha nei confronti dei milioni di minori che frequentano il clero e le sue attività, anziché infangare le vittime, i testimoni e spesso anche la magistratura.

L’associazione annuncia per i prossimi giorni ulteriori iniziative utili a sensibilizzare la comunità savonese e cremonese sulla gravità di ciò che è accaduto e sulle indiscutibili responsabilità della Diocesi.

Doveroso ringraziare per l’integrità morale e per il senso di giustizia la Dott. Fiorenza Giorgi, la Dott. Alessandra Coccoli e il Dott. Giovanni Battista Ferro insieme agli investigatori che hanno lavorato a 360 gradi su questo caso. Un ringraziamento particolare anche al Dott. Carla Corsetti la quale si è presa in carico, con molta responsabilità e a titolo gratuito l’intera vicenda.

Francesco Zanardi

Portavoce Rete L’ABUSO

.

.

.

Atti della magistratura:

documento 1 : documento n. 1

documento 2 : 

documento 3: 

documento 4: 

documento 5: 

documento 6: 

QUANDO NON SI PUÒ PIÙ INSABBIARE: IL CASO DESSÌ

fonte: la repubblica
http://parma.repubblica.it/dettaglio/dessi-espulso-dalla-chiesa-decreto-di-benedetto-xvi/1849581
martedì 09.02.2010 ore 19.08

Dessì espulso dalla Chiesa

Decreto di Benedetto XVI

Marco Dessì era stato condannato per abusi sessuali su bambini del Nicaragua. Ora non è più prete: un decreto inappellabile del Sommo Pontefice lo ha dimesso dallo stato clericale. Nel maggio scorso la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per le imputazioni antecendenti l’agosto 1998

Padre Marco Dessì è stato espulso dalla Chiesa. Il missionario di Villamassargia condannato per abusi sessuali su bambini del Nicaragua è stato estromesso con un decreto promulgato l’otto gennaio da Papa Benedetto XVI, che lo ha “dimesso dallo stato clericale” e ridotto allo stato laicale. Per Dessì divieto assoluto di celebrare messa e altri sacramenti, di portare l’abito talare e “insegnare alcuna disciplina teologica”, perfino “negli istituti anche non dipendenti dall’Autorità ecclesiastica”. Si tratta di un provvedimento inappellabile promulgato dalla più alta autorità di Santa Romana Chiesa a seguito di  indagini compiute direttamente dagli ispettori dalla Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant’Uffizio). Un verdetto, quello del Vaticano, che arriva prima della fine dei vari gradi di giudizio dei tribunali italiani, segno che le gerarchie ecclesiastiche non hanno dubbi sulla colpevolezza di Dessì.

o le evidenze sono tanto schiaccianti da non poter fare altro?  – gec

La vicenda. Il sacerdote sardo era stato condannato il 23 maggio del 2007 dal gup Roberto Spanò della Procura di Parma a 12 anni per violenza sessuale su tre ragazzi della comunità di Chinandega, in Nicaragua, di cui era responsabile. Dessì sta scontando la pena nel carcere di Saluzzo in un reparto riservato ai detenuti per reati a sfondo sessuale. Il processo d’appello si era chiuso con uno sconto di pena, dopo che il procuratore generale aveva chiesto la conferma del verdetto di primo grado. A Bologna il sacerdote aveva tentato, attraverso i propri legali, di dimostrare che nulla aveva a che vedere con quelle pesantissime accuse. Avendo scelto il rito abbreviato aveva avuto diritto, come in primo grado, a uno sconto di un terzo della pena. Un’inchiesta complessa, quella condotta dal pm Lucia Russo, che delineò l’immagine di un sacerdote che raccoglieva fondi in tutto il mondo per assistere quei ragazzi di cui poi, secondo l’accusa, abusava. Nel computer di don Dessì furono trovati 1.440 file con immagini pedopornografiche. Materiale che il prete, stando alle imputazioni, continuò a scaricare fino a due giorni prima dell’arresto, avenuto il 4 dicembre 2006. Le indagini partirono dopo le denunce, raccolte da alcuni volontari italiani, da parte di sei ragazzi nicaraguensi che poi si appoggiarono ad alcune associazioni, come Rock no war di Modena e Solidando di Cagliari.

Dessì può tuttavia sperare in una nuova riduzione della pena dopo che la Corte di Cassazione ha giudicato prescritti alcuni episodi che gli venivano addebitati e ha disposto la celebrazione di un nuovo processo in Appello il prossimo autunno. Nel maggio 2009 la terza sezione penale della Cassazione ha infatti annullato senza rinvio la sentenza di condanna per quanto riguarda tutte le imputazioni relative ai fatti precedenti l’agosto 1998. Processo da rifare, invece (annullamento con rinvio alla corte d’appello di Bologna) per gli altri episodi al centro del processo.



Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.