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HO AVUTO UN FIGLIO DA UN PRETE

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Questo è il servizio appena andato in onda a LE IENE, ESCLUSIVA RETE L’ABUSO:

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A 14 anni ebbi un figlio da un prete, don Pietro Tosi

settembre 15, 2013 

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TUTTI I DETTAGLI DEL SERVIZIO ANDATO IN ONDA SU LE IENE,

PARLA IL FIGLIO DELLA VITTIMA.

Di Francesco Zanardi

articolo francesco 1

L’uomo nella foto è il parroco stupratore che avete visto nella puntata de LE IENE del 15-10-2013, si chiama don Pietro Tosi parroco di Cornacervina di Migliarino (FE).

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Un’altra “storia di ordinaria pedofilia” che raccontiamo attraverso le parole del figlio di Pietro Tosi, Erik Z.

Un’altra storia dove il dolore irreparabile e indelebile delle vittime, non trova conforto nella giustizia della chiesa, ma come da manuale si imbatte un’altra volta nell’omertà criminale della stessa, puntualmente irresponsabile ed insensibile. Come sempre emerge l’unica priorità, salvaguardare il buon nome della chiesa.

Erik Z. che oggi ha 32 anni ed è padre di una bambina, ci racconta così la storia della sua famiglia, motivando le ragioni di quello che ha fatto.

articolo francesco 3Erik chiede anche a Papa Francesco, di essere coerente con le sue dichiarazioni, chiede perché la Congregazione per la Dottrina della Fede non applica come dovrebbe il Codice Canonico e risponde ad Erik che don Tosi morirà prete ? Perché esiste la prescrizione anche per un reato cosi’ grave? Perché il Papa, unica persona che può intervenire, non lo fa? Anche noi ci facciamo la medesima domanda.

Erik comincia così a raccontare la sua storia; “Premetto che tutto quello che ho fatto l’ho fatto per rendere giustizia a mia madre,che è la vera vittima di questa storia, per me, perché possa chiudere questa pagina della mia vita, e per far si che altre persone che hanno subito abusi e ingiustizie da parte di appartenenti al mondo ecclesiastico escano allo scoperto e trovino il coraggio di denunciare.

Aggiungo che non ho voluto condannare il don Pietro Tosi di adesso, anziano e malato, ma il don Pietro Tosi 54enne che ha abusato di una ragazzina di appena 14 anni”. 

Tratto dal Ricorso per la dichiarazione giudiziale di paternità contro Pietro Tosi nato a Adria (RO)

*** *** ***

Erik è nato nel 1981 presso l’Ospedale Civile di Codigoro, è stato registrato presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Migliarino ed è stato riconosciuto dalla sola madre Elena (nome di invenzione).

Invero, il padre è Don Pietro Tosi, nato a Baricetta (RO) nel 1926, che ebbe rapporti sessuali, contro la sua volontà, con Elena, nata a Codigoro (FE) nel 1966, all’epoca dei fatti appena quattordicenne.

Come risulta dalla dichiarazione dattiloscritta Elena, e come la stessa potrà confermare, Don Pietro Tosi, parroco di Cornacervina di Migliarino (FE) dal 1961, obbligò, l’allora giovanissima Elena, ad intrattenere con lui rapporti sessuali. Ciò accadde  tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1980,  nello studio di Don Tosi ove la giovane era stata condotta per sistemare libri e documenti.

Nella sua dichiarazione Elena aggiunge che Don Pietro Tosi era solito “insinuare continuamente le mani nelle sue parti intime”, nonostante i suoi rifiuti ed i suoi tentativi di opporsi, anche durante i tragitti di andata e ritorno della raccolta dei bambini della scuola materna, in occasione dei quali accadeva spesso che lei lo accompagnasse sul pulmino della Parrocchia che questi conduceva al fine di aiutarlo assistendo i bambini. Inoltre, nei primi giorni di ottobre del 1980, al ritorno dal giro in pulmino, dopo averlo parcheggiato nel piazzale antistante la canonica di Cornacervina, Don Pietro Tosi ha nuovamente tentato di insinuare le mani nelle parti intime di Elena ed ha desistito solo al sopraggiungere del campanaro.

articolo di francesco 2

Don Pietro Tosi minacciò Elena di sfrattare lei e la sua famiglia qualora avesse rivelato quanto accaduto tra di loro.

Invero, la famiglia di Elena (numerosa ed economicamente disagiata: composta da 13 membri di cui 8 senza attività lavorativa e ancora in età scolare), dal maggio del 1973, abitava in una casa, costruita appositamente per ospitare la numerosa famiglia, di proprietà della curia e gestita da Don Tosi.

Successivamente, la famiglia di Elena, su iniziativa ed insistenza dello stesso Don Pietro Tosi, subì un’azione giudiziaria che è sfociata in uno sfratto. Il tutto nonostante l’evidente e persistente stato di bisogno nel quale versava la famiglia che, nel 1983 aveva subito la gravissima perdita del capo famiglia, uno dei pochi componenti del nucleo familiare percettori di reddito.

Elena sotto la minaccia da parte di Don Pietro Tosi di gravissime conseguenze per sé e l’intera sua famiglia, mantenne, dunque, il pesante segreto che la opprimeva fino al febbraio del 1981, allorquando, a seguito di forti dolori al ventre, accompagnata dal fratello e dalla madre, venne ricoverata all’Ospedale civile di Codigoro e dopo essere stata sottoposta ad esami ed accertamenti, le venne diagnosticato lo stato di gravidanza, presumibilmente al quarto mese.

Come risulta dalle dichiarazioni a firma del fratello, Elena confessò in quell’occasione ai famigliari che il padre del suo bambino era il Parroco di Cornacervina, Don Pietro Tosi, con il quale, contro la sua volontà, aveva intrattenuto un rapporto sessuale. Elena aveva 14 anni, non aveva avuto rapporti sessuali con altri al di fuori di Don Pietro Tosi.

Appresa la sconcertante notizia, i familiari cercarono immediatamente di ottenere spiegazioni nell’ambiente ecclesiastico ove, però, trovarono solo reazioni di sdegno, incomprensione e rifiuto. Monsignor Filippo Franceschi, all’epoca Arcivescovo di Ferrara e Comacchio, testualmente disse al padre di Elena che si recò da lui a colloquio insieme al fratello e allo zio “Non credo che Don Pietro abbia commesso ciò di cui è accusato, permettetemi di non credere. Tuttavia, anche se fosse vero, vi prego di tacere perché sarebbe uno scandalo enorme per tutta la diocesi, verrebbe messa a dura prova la credibilità dei nostri sacerdoti. Chiedo la vostra pietà, non il vostro perdono. Se necessario penserò io a tutto”.

Il fratello di Elena, quindi, decise di incontrare Don Pietro Tosi l’indomani stesso. Questi negò gli episodi a lui contestati e di essere il responsabile della gravidanza della sorella, in ogni caso, diede la sua piena disponibilità a sottoporsi alle analisi necessarie a dimostrare le sue affermazioni.

Inutile dire che detta disponibilità -semmai vi fosse stata realmente in un primo tempo- è stata poi ritrattata e che don Pietro Tosi ha sempre seccamente rifiutato di sottoporsi alle prove ematologiche e genetiche, anche da ultimo, quando detta richiesta gli venne rivolta personalmente dal figlio, suo e di Elena, Erik

A dette indagini si sottopose, invece,  con esito negativo, il fratello, nei cui confronti si erano concentrate le insinuazioni da parte degli ecclesiastici coinvolti ed in particolare di Don Edoardo Bonaccio, parroco di Libolla (FE) e vicino alla famiglia.

Per tutta la prima metà degli anni 80 lo zio e la madre di Erik cercarono di far emergere la verità ma si trovarono di fronte a un muro.

Infatti dalla curia ricevevano solamente rifiuti ad ogni richiesta di indagine e di presa di posizione nei confronti di Don Pietro Tosi.

Per loro aveva valore solo la parola del prete stupratore, la parola della ragazza violentata non veniva nemmeno considerata.

Era impossibile avere giustizia da parte della chiesa e si trovarono nella situazione sperata dai vertici ecclesiastici e da don Pietro Tosi cioè senza risorse economiche, con uno sfratto imminente e con il morale a terra.

Non riuscendo economicamente a sostenere una causa legale come avrebbero voluto, non ricevendo aiuto e collaborazione da parte della chiesa, furono quindi costretti ad abbandonare la loro battaglia e a continuare la loro vita.

Questo fino al 2010 quando  Erik, dopo aver parlato con la madre,ha voluto conoscere suo padre, Don Pietro Tosi, e lo ha incontrato in due occasioni. A questi incontri non ne sono seguiti altri.

Si è trattato, come è immaginabile e comprensibile, per Erik di un incontro molto atteso e denso di timori e aspettative.

In entrambe le occasioni Don Pietro Tosi si è mostrato evasivo e, a tratti, innervosito ed agitato. Ha affermato di non sapere nulla della vicenda, conosciuta solo per le voci che erano circolate nel piccolo paese di Cornacervina. Si è trincerato dietro il segreto confessionale ed ha ripetuto quanto in passato ebbe già a dire allo zio del ricorrente, e cioè che si sarebbe sottoposto alle prove ematiche solo se ciò gli fosse stato imposto dai suoi superiori, negando seccamente di essere suo padre. Il ricorrente è rimasto profondamente colpito dall’assenza di comprensione e compassione per la sua situazione da parte di Don Tosi così attento a difendere se stesso (“nessuno fino ad oggi si è mai azzardato a fare nulla ma se succederà io farò i miei passi”).

Erik è stato cresciuto dalla sola madre con molti sforzi e difficoltà, non solo di natura economica.

Durante il  processo don Tosi non si è mai presentato in aula di tribunale, ma ha comunque accettato di sottoporsi  all’esame del D.N.A.

Ad Aprile 2011 i risultati dell’esame hanno confermato quanto già si sapeva, cioè che don Tosi è padre di Erik.

A settembre è arrivata la sentenza del tribunale.

Nonostante ciò don Tosi ha continuato a fare quello che ha fatto negli ultimi 30anni ovvero il parroco.

Erik ha avuto poi diversi incontri con alti prelati del luogo.

Durante un incontro, uno di questi  fu molto gentile, anche se  dissedi non aver mai saputo niente di questa faccenda, e alla richiesta di non vedere piu’esercitare un prete pedofilo stupratore si senti’ rispondere che era  vecchio, una cosa del genere l’avrebbe buttato giù, era difficile rimpiazzarlo, ci voleva  tempo e poi lo lasciò basito chiedendo se potessero bastare le scuse per chiudere la spiacevole situazione, ma soprattutto chiese se la madre all’epoca dei fatti fosse attraente (14 anni appena compiuti) quasi come se fosse stata lei ad attirare le attenzioni di don Tosi.

Comunque la madre era poco più di una bambina, era esile non ancora formata, solo una bestia avrebbe potuto farle quello che le è stato fatto.

Poi ci fu un successivo incontro con un altro alto prelato che si mostrò gentile e colpito da questa storia.

Il problema era che lui la conosceva già in quanto ebbe un incontro con don Tosi quando cominciò il processo, nel 2010.

Affermò che Don Tosi confessò in lacrime  quanto aveva fatto e alla domanda “potrebbe essere nata una creatura?” la risposta fu “si”.

Quindi sapeva che il ruolo di parroco della parrocchia di Cornacervina di Migliarino era ricoperto da un prete pedofilo stupratore, ma nonostante ciò lo lasciò al suo posto.

Lo lasciò fino ad ottobre 2012 quando dopo una serie di insistenti richieste da parte delle vittime lo allontanò, chiedendo però di non rivelare il vero motivo dell’addio.

Poi Erik andò da don Tosi insieme alla madre sperando si scusasse con lei per quanto le aveva fatto, ma le scuse non arrivarono, anzi disse di aver già chiesto perdono a Dio e di essersi confessato nel 1980 subito dopo lo stupro a un frate carmelitano Anselmo Parini il quale lo assolse.

Le scuse arrivarono successivamente per iscritto.

articolo francesco 4

Poi Erik ha preso contatto con la Congregazione della Dottrina per la Fede per capire se a don Tosi venisse applicato un processo per ridurlo allo stato laicale.

Ha scritto tramite mail e tramite lettere al prefetto (o che ne fa le veci) della congregazione e ho avuto come risposta che il caso era in fase di studio ma richiedeva tempo.

Vedendo però che non venivano date risposte sufficienti ha chiamato telefonicamente la Congregazione e dopo un interminabile giro è riuscito a parlare con chi si occupa di questi casi.

Disse chiaramente che nei confronti di don Tosi non ci sarà alcun processo canonico, che morirà prete, e che se avesse voluto avrebbe potuto rendere pubblica questa storia.

Ha scritto anche al precedente papa ma ovviamente non ha avuto risposte (Ratzinger fu prefetto negli anni 80 quando accadde tutto questo e sapeva di questa storia perché i vescovi sono obbligati ad informare la congregazione quando avvengono questi episodi, è avvenuto anche con Rabitti che ha informato la congregazione come confermato dalla lettere in mio possesso). (Nei primi anni 80 venne anche mandato un avvocato dal vaticano per calmare le acque).

“Ora” dice Erik, “quello che io chiedo è che questo prete venga ridotto allo stato laicale, se non lo fanno con chi si macchia di un reato tanto grave con chi lo devono fare?

Don Tosi ha rovinato la vita a mia madre, le ha fatto svanire la fiducia negli uomini, la costretta a diventare madre a 15 anni crescendo un figlio che le ricorderà per tutta l’esistenza quello stupro, non ha potuto studiare, non ha vissuto la vita che ogni adolescente merita.

E’ stata umiliata da don Pietro e dagli uomini della curia di Ferrara e del Vaticano che non le hanno mai creduto per 30 anni nonostante dicesse la verità. E’ stata violentata e in piu’ nessuno le credeva (nemmeno una buona parte dei famigliari), per lei è stato devastante e disarmante.

Mi ha cresciuto tra mille difficoltà facendo i lavori piu’ umili (dalla commessa alle pulizie dei bagni in una fabbrica tra gli altri) ma con una grandissima dignità, permettendomi di studiare e di avere una vita come tutti i miei coetanei.

Io ho 32 anni ho una compagna, una figlia, ho avuto una vita normale ma dentro mi porto sempre un peso che non passerà mai però vedere la giustizia arrivare fino in fondo potrebbe aiutarmi a liberarmene.

Adesso mia madre ha una nuova vita, una famiglia, una figlia splendida, ma dentro si porta sempre un peso enorme, in quello stupro è morta una parte di lei, le è stata tolta la spensieratezza dei suoi 14anni, le è stata tolta l’adolescenza, le è stata tolta la possibilità di avere una vita normale, le è stato tolto il sorriso.

Niente di tutto questo le verrà restituito.

Abbiamo dovuto vedere quell’“uomo” impunito per 30anni ed ora, dopo che abbiamo avuto ragione, dobbiamo subire la beffa di vederlo prete. Non so se riesco a rendere l’idea di come mi sento dentro, sono un misto di rabbia, delusione, impotenza.

Vorrei che tutto questo servisse davvero come input per chi non ha il coraggio di denunciare.

Mi auguro possa davvero servire a qualcosa, bisogna avere la forza di denunciare queste bestie, perché adesso è capitato a mia madre ma un domani può succedere ai nostri figli se continuiamo a lasciare liberi questi delinquenti.

Ti saluto Francesco, Erik Z.”

Firma la petizione BASTA ABUSI

Articolo a cura dell’ufficio legale Rete nazionale L’ABUSO a firma del Portavoce nazionale Francesco Zanardi Genova 15-10-2013

Prete pedofilo italiano, accusato in Brasile perché offriva i minori a lui affidati per turismo sessuale, viene protetto dalla chiesa e nascosto in Mozambico.

http://www.retelabuso.com/2013/06/sacerdote-italiano-lodato-in-brasile.html?spref=fb

Prete pedofilo italiano, accusato in Brasile

perché offriva i minori a lui affidati per turismo sessuale,

viene protetto dalla chiesa e nascosto in Mozambico.

prete pedofilo nascosto in mozambico

RIO DE JANEIRO – Un prete italiano che gestiva un ricovero per bambini di strada in Brasile, è stato accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi per anni e di aver favorito il turismo sessuale.

Padre Clodoveo Piazza, ora lavora come missionario in Mozambico, è stato accusato insieme ad un altro ex direttore del gruppo no-profit Organizzazione Aiuto Fraterno, un gruppo privato con sede in Salvador.

Lidivaldo Britto, procuratore capo dello stato di Bahia nel Brasile nord-orientale, ha detto che almeno 10 ragazzi sono stati abusati sessualmente per diversi anni, mentre Piazza gestiva il gruppo.

Britto ha detto che “Piazza oggi sta lavorando con i bambini in Mozambico, e questo è preoccupante per noi. Dobbiamo avvertire la comunità internazionale, e stiamo inviando a loro una copia delle accuse per l’Ambasciata in Mozambico.  Abbiamo paura che i bambini siano in una situazione di grande pericolo.”

Piazza ha trascorso trenta anni in Brasile lavorando con i bambini. Dal 2001 al 2006 ha lavorato per i programmi del governo dello stato Bahia per combattere la povertà e la disuguaglianza. Britto dice che Piazza ha lasciato nel 2007 il Brasile per fare il lavoro di missionario in Mozambico.

Britto ha detto che un giudice ora ha deciso di richiedere l’estradizione o un mandato di cattura all’Interpol.

Accuse anche contro Marcos de Paiva Silva, un altro ex direttore dell’Organizzazione aiuto fraterno. Secondo la legge brasiliana, Silva è libero in attesa di processo fino a quando un giudice ordinerà la sua prigionia.

Funzionari cattolici della Chiesa in Brasile hanno confermato che Piazza era un sacerdote, ma hanno rifiutato di commentare il caso.

Un portavoce del gruppo no-profit non ha voluto dare una risposta.

L’avvocato Gamil Foppel, ha raccontato al quotidiano Jornal do Comercio di Salvador che egli rappresentava Piazza. Il procuratore Britto conferma i bambini implicati in abusi sessuali da parte di visitatori stranieri senza essere però in grado di identificarli.  Britto ha detto “I ragazzi … ci hanno detto che un elevato numero di stranieri avrebbe visitato l’istituto nel corso degli anni. Arrivavano e sceglievano un bambino portandolo a dormire con loro”.

“I bambini hanno dormito nudi con loro e sono stati vittime di abusi sessuali.”

Su un sito web della filiale italiana della Guida dell’Organizzazione Fraterna dice che Piazza “è conosciuto e amato in tutta l’America Latina per il suo lavoro a favore dei bambini di strada e giovani che sono in stato di grave difficoltá”.

“Nel 2005, il Gruppo si è aggiudicato una borsa di  600.000 dollari dalla banca di sviluppo nazionale del Brasile per istituire quattro nuovi centri in Salvador. Se verranno condannati per abusi sessuali e favoreggiamento dello sfruttamento sessuale, Piazza e Silva potrebbero dover scontare fino a 10 anni di carcere”.

Purtroppo anche se il Papa è cambiato, le usanze criminali della chiesa cattolica non sono cambiate affatto. Stando al sito dei Gesuiti infatti Padre Clodoveo Piazza è ancora in mezzo ai bambini in una delle tante “missioni benefiche”.

Lo scorso 18 aprile, il Padre Superiore della Compagnia di Gesú è andato in visita proprio in Mozambico dove il prete si è rifugiato e gode delle coperture della chiesa cattolica. Questo è ciò che emerge proprio dallo stesso sito dei Gesuiti che lo cita senza troppe preoccupazioni.

Links e notizie su Clodoveo Piazza:

http://www.protegeatushijos.org/inicio/2009/8/20/acusan-al-padre-clodoveo-piazza-de-abusar-de-nios.html

http://www.protegeatushijos.org/inicio/2010/4/15/sacerdotes-acusados-cura-geografica.html

http://www.protegeatushijos.org/inicio/2009/8/19/las-nias-de-las-que-pudo-abusar-el-cura-de-igualada-no-mient.html

http://www.consiglioregionale.piemonte.it/attivita/comunicati/2008/05_maggio_2008/sigillo_a_padre_piazza.htm


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 › comunicati stampa

COMUNICATI STAMPA

27 maggio 2008

Padre Clodoveo Piazza riceve il Sigillo della Regione Piemonte

Il 27 maggio, nell’Aula di Palazzo Lascaris, i presidenti del Consiglio e della Giunta regionale Davide Gariglio e Mercedes Bresso hanno consegnato al padre gesuita Clodoveo Piazza il Sigillo della Regione Piemonte.

L’attribuzione del riconoscimento – il primo da quando è stato istituito con la legge regionale n. 15 del 2004 – era stata deliberata all’unanimità dall’Assemblea nel gennaio scorso, su proposta dei presidenti Gariglio e Bresso e dell’Ufficio di presidenza.

È un grande onore conferire, a nome dell’Assemblea e di tutti i cittadini piemontesi, questo importante riconoscimento a padre Piazza per il suo ventennale impegno in favore dei giovani più poveri ed emarginati del Brasile”, ha affermato il presidente Gariglio.

Missionario in Brasile presso l’Oaf (Organizzazione di aiuto fraterno) di Salvador de Bahia, padre Piazza ha dato vita a una serie di progetti per assicurare vitto, alloggio, assistenza medica, istruzione e formazione professionale a bambini e adolescenti in difficoltà. Componente del comitato di redazione dello Statuto del bambino e dell’adolescente – approvato nel 1990 – che ha cambiato il destino di molti bambini di strada sudamericani, dal 2001 al 2006 padre Piazza è stato a capo del Ministero per la Lotta alla povertà e alle disuguaglianze sociali nello Stato di Salvador de Bahia.

Da anni la Regione, con altre istituzioni e Enti locali piemontesi, ha siglato una serie di accordi di aiuto e di cooperazione internazionale con lo Stato di Salvador de Bahia che oggi vengono confermati e rafforzati”, ha ricordato la presidente Bresso.

Dedico questo riconoscimento ai ragazzi di Salvador de Bahia - ha concluso padre Piazza - e provo profonda allegria nel constatare che il Piemonte sta oltrepassando i propri confini per raggiungere i poveri e curarsi della loro formazione: come la radice di un albero, è destinato a crescere, fiorire e trasformare il mondo”.

Il Sigillo della Regione Piemonte, opera dello scultore piemontese Riccardo Cordero, consiste in una medaglia d’oro con lo stemma della Regione montata su bassorilievo fuso in bronzo patinato che riproduce la sagoma del Piemonte.

Fino al 7 giugno – inoltre – l’atrio dell’Aula consiliare ospita la mostra visivo-olfattiva I colori, realizzata per l’Oaf dal fotografo Alessandro Albert e dall’inventrice di profumi Laura Tonatto e curata dall’agenzia di comunicazione Stailfab.

Mercoledì 28 maggio alle 21 – infine – presso il Teatro Vittoria di via Gramsci 4, si svolge in onore di padre Piazza la serata speciale Festa bahiana per un amico, cui prendono parte il comico Max Pisu, il musicista Carlo Pastori e l’ensembleBandaBahiana.

Agenzia telematica “CRP”
a cura dell’Ufficio Stampa
tel. 011.57.57-251-252-256-319-450-484 fax 011.57.57.259
uff.stampa@consiglioregionale.piemonte.it

http://laici.forumcommunity.net/?t=30687818

http://www.cronacaqui.it/news-missionario-…iani_25887.html

I magistrati brasiliani chiedono l’estradizione. Lui si difende: «Accuse solo per incastrarmi»

«Missionario gesuita affittava i bambini ai turisti del sesso»

MILANO 21/08/2009 – «Quel missionario è un pedofilo». Un’accusa infamante, terribile, per un sacerdote che da oltre 30 anni si occupa dei bambini delle zone più povere del pianeta.

Un’accusa fondata per la Procura dello Stato di Bahia che, come riporta l’agenzia di stampa Apicom, da mesi indaga sulla vita (e sul lavoro) di padre C. P.. Ma il sacerdote, che attualmente si trova in una missione in Mozambico, si difende: Vogliono incastrarmi, non c’è nulla di vero. Di più. «Sono rimasto profondamente scioccato dalle accuse che mi hanno rivolto – afferma in una lettera inviata dal Mozambico – dopo essermi sacrificato tanto, per tante persone e per tanti anni, è triste ricevere una risposta di questo tipo, da parte di un gruppettino di persone senza credibilità. Confido che queste accuse esagerate siano smascherate».

http://ilgiorno.ilsole24ore.com/milano/200…ato_abusi.shtml

IN BRASILE / SOSPETTO DI PEDOFILIA

Gesuita milanese indagato per abusi 

“E’ pericoloso, lavora con bambini”

Nei prossimi giorni un giudice dello Stato di Bahia stabilirà se richiedere l’estradizione o far spiccare un mandato di arresto internazionale. Se riconosciuto colpevoli l’imputato rischia fino a dieci anni di carcere.

Milano, 20 agosto 2009 – L’ombra della pedofilia aleggia su padre C. P., missionario per oltre 30 anni in Brasile accanto ai ‘meninos de rua’ e dal novembre 2008 responsabile dei programmi di lotta alla povertà della Compagnia di Gesù in Mozambico.

Secondo il procuratore dello Stato di Bahia, Lidivaldo Britto, per anni padre P., gesuita milanese, avrebbe abusato sessualmente e favorito abusi su una decina di bambini che frequentavano l’organizzazione non profit ‘Fraternal Help Organization’ con sede a Salvador de Bahia.

Padre P. “sta lavorando con i bambini in Mozambico e questo è pericoloso per loro. Dobbiamo allertare la comunità internazionale. Abbiamo inviato all’ambasciata del Mozambico una copia del provvedimento giudiziario”, ha detto Britto.

Nei prossimi giorni un giudice brasiliano stabilirà se richiedere l’estradizione o far spiccare un mandato di arresto internazionale, ha spiegato Britto aggiungendo che le stesse accuse sono state mosse nei confronti di M. de P.S., un ex direttore dell’organizzazione.

Secondo quanto riferito da Britto, le testimonianze dei bambini raccontano inoltre che “adulti stranieri si presentavano” nella sede dell’organizzazione, “sceglievano i bambini e ne abusavano sessualmente”; i bambini avrebbero dormito nudi nei letti degli ospiti. Se riconosciuti colpevoli i due imputati rischiano fino a dieci anni di carcere.

http://www.libero-news.it/pills/view/18728

Brasile, gesuita missionario

accusato di abusi sui bambini

| 20/08/2009 |

Un’accusa infamante, ancora più pesante se rivolta a un missionario. L’accusa di pedofilia ha colpito padre Clodoveo Piazza, missionario per oltre 30 anni in Brasile accanto ai “meninos de rua” e dal novembre 2008 responsabile dei programmi di lotta alla povertà della Compagnia di Gesù in Mozambico.

Secondo il procuratore dello Stato di Bahia, Lidivaldo Britto, per anni padre Piazza, gesuita milanese, avrebbe abusato sessualmente e favorito abusi su una decina di bambini che frequentavano l’organizzazione non profit “Fraternal Help Organization” con sede a Salvador de Bahia. Padre Piazza “sta lavorando con i bambini in Mozambico e questo è pericoloso per loro. Dobbiamo allertare la comunità internazionale. Abbiamo inviato all’ambasciata del Mozambico una copia del provvedimento giudiziario”, ha detto Britto.

Nei prossimi giorni un giudice brasiliano stabilirà se richiedere l’estradizione o far spiccare un mandato di arresto internazionale, e le stesse accuse sono state mosse nei confronti di Marcos de Paiva Silva, un ex direttore dell’organizzazione. Secondo quanto riferito da Britto, le testimonianze dei bambini raccontano inoltre che “adulti stranieri si presentavano” nella sede dell’organizzazione, “sceglievano i bambini e ne abusavano sessualmente”; i bambini avrebbero dormito nudi nei letti degli ospiti. Se riconosciuti colpevoli i due imputati rischiano fino a dieci anni di carcere.

Modificado por GalileoGalilei – 21/8/2009, 23:11

http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/08/25/prete-affittava-bambini-ai-turisti-del-sesso-e-li-violentava-chiesta-lestradizione-per-padre-clodoveo-piazza/#more-1408

Prete affittava bambini ai turisti del sesso e li violentava.

Chiesta l’estradizione per Padre Clodoveo Piazza.

clodoveo piazza

padre Piazza

L’ombra della pedofilia aleggia su padre Clodoveo Piazza, missionario per oltre 30 anni in Brasile accanto ai ‘meninos de rua’ e dal novembre 2008 responsabile dei programmi di lotta alla povertà della Compagnia di Gesù in Mozambico.

Accuse fondate per la Procura dello Stato di Bahia che, come riporta l’agenzia di stampa Apicom, da mesi indaga sulla vita (e sul lavoro) di padre Clodoveo Piazza. Ma il sacerdote, che attualmente si trova in una missione in Mozambico, si difende: Vogliono incastrarmi, non c’è nulla di vero. Di più. «Sono rimasto profondamente scioccato dalle accuse che mi hanno rivolto – afferma in una lettera inviata dal Mozambico – dopo essermi sacrificato tanto, per tante persone e per tanti anni, è triste ricevere una risposta di questo tipo, da parte di un gruppettino di persone senza credibilità. Confido che queste accuse esagerate siano smascherate.»

Secondo il procuratore dello Stato di Bahia, Lidivaldo Britto, per anni padre Piazza, gesuita milanese, avrebbe abusato sessualmente e favorito abusi su una decina di bambini che frequentavano l’organizzazione non profit ‘Fraternal Help Organization’ con sede a Salvador de Bahia.

Padre Piazza “sta lavorando con i bambini in Mozambico e questo è pericoloso per loro. Dobbiamo allertare la comunità internazionale. Abbiamo inviato all’ambasciata del Mozambico una copia del provvedimento giudiziario”, ha detto Britto.

Secondo quanto riferito da Britto, le testimonianze dei bambini raccontano inoltre che “adulti stranieri si presentavano” nella sede dell’organizzazione, “sceglievano i bambini e ne abusavano sessualmente”; i bambini avrebbero dormito nudi nei letti degli ospiti. Se riconosciuti colpevoli i due imputati rischiano fino a dieci anni di carcere.

Fonti: Il GiornoCronacaQui

Reuters – Il Papa avrà la sicurezza, l’immunità rimanendo in Vaticano

http://www.reuters.com/article/2013/02/15/us-pope-resignation-immunity-idUSBRE91E0ZI20130215

Pope will have security, immunity by remaining in the Vatican

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By Philip Pullella

VATICAN CITY | Fri Feb 15, 2013 1:59pm EST

(Reuters) – Pope Benedict’s decision to live in the Vatican after he resigns will provide him with security and privacy. It will also offer legal protection from any attempt to prosecute him in connection with sexual abuse cases around the world, Church sources and legal experts say.

“His continued presence in the Vatican is necessary, otherwise he might be defenseless. He wouldn’t have his immunity, his prerogatives, his security, if he is anywhere else,” said one Vatican official, speaking on condition of anonymity.

“It is absolutely necessary” that he stays in the Vatican, said the source, adding that Benedict should have a “dignified existence” in his remaining years.

Vatican sources said officials had three main considerations in deciding that Benedict should live in a convent in the Vatican after he resigns on February 28.

Vatican police, who already know the pope and his habits, will be able to guarantee his privacy and security and not have to entrust it to a foreign police force, which would be necessary if he moved to another country.

“I see a big problem if he would go anywhere else. I’m thinking in terms of his personal security, his safety. We don’t have a secret service that can devote huge resources (like they do) to ex-presidents,” the official said.

Another consideration was that if the pope did move permanently to another country, living in seclusion in a monastery in his native Germany, for example, the location might become a place of pilgrimage.

POTENTIAL EXPOSURE

This could be complicated for the Church, particularly in the unlikely event that the next pope makes decisions that may displease conservatives, who could then go to Benedict’s place of residence to pay tribute to him.

“That would be very problematic,” another Vatican official said.

The final key consideration is the pope’s potential exposure to legal claims over the Catholic Church’s sexual abuse scandals.

In 2010, for example, Benedict was named as a defendant in a law suit alleging that he failed to take action as a cardinal in 1995 when he was allegedly told about a priest who had abused boys at a U.S. school for the deaf decades earlier. The lawyers withdrew the case last year and the Vatican said it was a major victory that proved the pope could not be held liable for the actions of abusive priests.

Benedict is currently not named specifically in any other case. The Vatican does not expect any more but is not ruling out the possibility.

“(If he lived anywhere else) then we might have those crazies who are filing lawsuits, or some magistrate might arrest him like other (former) heads of state have been for alleged acts while he was head of state,” one source said.

Another official said: “While this was not the main consideration, it certainly is a corollary, a natural result.”

After he resigns, Benedict will no longer be the sovereign monarch of the State of Vatican City, which is surrounded by Rome, but will retain Vatican citizenship and residency.

LATERAN PACTS

That would continue to provide him immunity under the provisions of the Lateran Pacts while he is in the Vatican and even if he makes jaunts into Italy as a Vatican citizen.

The 1929 Lateran Pacts between Italy and the Holy See, which established Vatican City as a sovereign state, said Vatican City would be “invariably and in every event considered as neutral and inviolable territory”.

There have been repeated calls for Benedict’s arrest over sexual abuse in the Catholic Church.

When Benedict went to Britain in 2010, British author and atheist campaigner Richard Dawkins asked authorities to arrest the pope to face questions over the Church’s child abuse scandal.

Dawkins and the late British-American journalist Christopher Hitchens commissioned lawyers to explore ways of taking legal action against the pope. Their efforts came to nothing because the pope was a head of state and so enjoyed diplomatic immunity.

In 2011, victims of sexual abuse by the clergy asked the International Criminal Court to investigate the pope and three Vatican officials over sexual abuse.

The New York-based rights group Center for Constitutional Rights (CCR) and another group, Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), filed a complaint with the ICC alleging that Vatican officials committed crimes against humanity because they tolerated and enabled sex crimes.

The ICC has not taken up the case but has never said why. It generally does not comment on why it does not take up cases.

NOT LIKE A CEO

The Vatican has consistently said that a pope cannot be held accountable for cases of abuse committed by others because priests are employees of individual dioceses around the world and not direct employees of the Vatican. It says the head of the church cannot be compared to the CEO of a company.

Victims groups have said Benedict, particularly in his previous job at the head of the Vatican’s doctrinal department, turned a blind eye to the overall policies of local Churches, which moved abusers from parish to parish instead of defrocking them and handing them over to authorities.

The Vatican has denied this. The pope has apologized for abuse in the Church, has met with abuse victims on many of his trips, and ordered a major investigation into abuse in Ireland.

But groups representing some of the victims say the Pope will leave office with a stain on his legacy because he was in positions of power in the Vatican for more than three decades, first as a cardinal and then as pope, and should have done more.

The scandals began years before the then-Cardinal Joseph Ratzinger was elected pope in 2005 but the issue has overshadowed his papacy from the beginning, as more and more cases came to light in dioceses across the world.

As recently as last month, the former archbishop of Los Angeles, Cardinal Roger Mahony, was stripped by his successor of all public and administrative duties after a thousands of pages of files detailing abuse in the 1980s were made public.

Mahony, who was archbishop of Los Angeles from 1985 until 2011, has apologized for “mistakes” he made as archbishop, saying he had not been equipped to deal with the problem of sexual misconduct involving children. The pope was not named in that case.

In 2007, the Los Angeles archdiocese, which serves 4 million Catholics, reached a $660 million civil settlement with more than 500 victims of child molestation, the biggest agreement of its kind in the United States.

Vatican spokesman Father Federico Lombardi said the pope “gave the fight against sexual abuse a new impulse, ensuring that new rules were put in place to prevent future abuse and to listen to victims. That was a great merit of his papacy and for that we will be grateful”.

(Reporting by Philip Pullella; Additional reporting by Robin Pomeroy; Edited by Simon Robinson and Giles Elgood)

Il Papa avrá la sicurezza, l’immunitá

rimanendo in Vaticano

 

By Philip Pullella

CITTÁ DEL VATICANO | Fri Feb 15, 2013 1:59pm EST

 (Reuters) – La decisione di Papa Benedetto XVI di vivere in Vaticano dopo le dimissioni gli fornirà la sicurezza e la privacy. Gli permetterá anche di godere di protezione giuridica da qualsiasi tentativo di processarlo per i casi di abuso sessuale in tutto il mondo, dicono le fonti della Chiesa ed esperti legali.

“É necessario che rimanga in Vaticano, altrimenti sarebbe indifeso. Lui non avrebbe la sua immunità, le sue prerogative, la sua sicurezza altrove” ha detto un funzionario del Vaticano che ha voluto rimanere anonimo.

“E ‘assolutamente necessario” che rimanga in Vaticano, ha detto la fonte, aggiungendo che Benedetto avrebbe cosí una “vita dignitosa” durante i suoi ultimi anni.

Fonti vaticane hanno detto ufficialmente che ci sono state tre considerazioni principali nella decisione che Benedetto continui a vivere in un convento in Vaticano, dopo le sue dimissioni del 28 febbraio.

La polizia vaticana, che conosce già il papa e le sue abitudini, sarà in grado di garantire la sua privacy e la sicurezza e non verrebbe affidato ad una forza di polizia straniera, come sarebbe necessario fare se si trasferisse in un altro paese.

“Vedo come un grosso problema se venisse trasferito altrove. Sto pensando nei termini della sua sicurezza personale, la sua sicurezza. Non abbiamo un servizio segreto che può dedicare ingenti risorse (come fanno con) gli ex-presidenti” ha detto il funzionario.

Un’altra considerazione è stata che se il papa venisse trasferito definitivamente in un altro paese, vivendo in isolamento in un monastero nella sua nativa Germania, per esempio, il luogo potrebbe diventare un meta di pellegrinaggi.

RISCHIO POTENZIALE

Questo potrebbe diventare complicato per la Chiesa, in particolare nel caso improbabile che il prossimo papa dovesse prendere decisioni non gradite ai conservatori, che potrebbero poi andare nel luogo di residenza di Benedetto XVI per rendere omaggio a lui.

“Sarebbe molto problematico”, ha detto un altro esponente del Vaticano.

L’ultima considerazione chiave è l’esposizione potenziale del papa a rivendicazioni legali per gli scandali degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

Nel 2010, per esempio, Benedetto XVI è stato chiamato in causa in un processo relativo al fatto che non è riuscito a fare niente come cardinale nel 1995, quando gli sarebbe stato raccontato di un prete che aveva abusato per decenni di ragazzi non udenti in una scuola degli Stati Uniti. Gli avvocati (hanno) ritirato (l’accusa) l’anno scorso e il Vaticano ha detto che era una grande vittoria aver rivelato che il papa non poteva essere ritenuto responsabile per le azioni abusive dei sacerdoti.

Benedetto non è attualmente nominato, in particolare, in tutti gli altri casi. Il Vaticano non se ne aspetta altri, ma non esclude la possibilità.

“(Se vivesse in qualsiasi altro luogo), poi potrebbero esserci quei pazzi che hanno denunciato, o di qualche magistrato potrebbe arrestarlo come (é successo ad) altri (ex) capi di Stato per presunti atti mentre era capo di stato”, ha detto una fonte.

Un altro funzionario ha detto: “Anche se questo non è l’aspetto principale, è certamente un corollario, una ovvia conseguenza.”

Dopo le dimissioni, Benedetto non sarà più il monarca sovrano dello Stato della Città del Vaticano, che è circondata da Roma, ma manterrà in Vaticano cittadinanza e residenza.

PATTI LATERANENSI

Ciò continuerebbe a fornirgli l’immunità ai sensi delle disposizioni dei Patti Lateranensi, mentre lui è in Vaticano e anche se dovesse fare gite in Italia come cittadino Vaticano.

I Patti Lateranensi del 1929 tra l’Italia e la Santa Sede, che ha istituito la Città del Vaticano come Stato sovrano, sanciscono che la Città del Vaticano sarebbe “sempre e in ogni caso considerata come territorio neutrale e inviolabile”.

Ci sono state ripetute richieste di arresto di Benedetto XVI per gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

Quando Benedetto XVI è andato in Gran Bretagna nel 2010, l’autore britannico e attivista ateo Richard Dawkins ha chiesto alle autorità di arrestare il papa per confrontarlo in merito alla  questione dello scandalo degli abusi sui bambini da parte della Chiesa.

Dawkins e il compianto giornalista anglo-americano Christopher Hitchens contrattarono avvocati per studiare i modi di intraprendere azioni legali contro il papa. I loro sforzi sono terminati in nulla perché il papa è stato un capo di stato e pertanto gode dell’immunità diplomatica.

Nel 2011, le vittime di abusi sessuali da parte del clero hanno chiesto alla Corte penale internazionale di indagare il papa e tre funzionari del Vaticano per gli abusi sessuali.

Il Centro per i Diritti Costituzionali (CCR) di New York e un altro gruppo, la Rete di Sopravvissuti degli Abusati dai Sacerdoti (SNAP), ha presentato una denuncia presso la Corte penale internazionale relativa al fatto che i funzionari del Vaticano hanno commesso crimini contro l’umanità, perché hanno tollerato e consentito crimini sessuali .

La Corte penale internazionale non ha accettato il caso, ma non ha mai detto il perché. In genere non commenta il motivo per cui non si occuperà dei casi.

NON É COME UN AMMINISTRATORE DELEGATO

Il Vaticano ha sempre detto che un papa non puó essere ritenuto responsabile dei casi di abuso commessi da altri perché i sacerdoti sono dipendenti di singole diocesi di tutto il mondo e non dipendenti diretti del Vaticano. Dice che il capo della chiesa non può essere paragonato all’amministratore delegato di una società.

I gruppi delle vittime hanno detto che Benedetto XVI, in particolare nel suo precedente lavoro al vertice del reparto dottrinale del Vaticano, ha chiuso un occhio delle politiche globali delle Chiese locali, che spostavano gli abusatori di parrocchia in parrocchia invece di ridurli allo stato laicale e consegnarli alle autorità.

Il Vaticano ha negato questo. Il papa ha chiesto scusa per abusi nella Chiesa, ha incontrato vittime di abusi in molti dei suoi viaggi, ed ha disposto una importante indagine sugli abusi in Irlanda.

Ma i gruppi che rappresentano alcune delle vittime dicono che il Papa lascerà il suo incarico con una macchia sulla sua eredità perché é stato in posizioni di potere in Vaticano per più di tre decenni, prima come cardinale e poi come papa, e avrebbe dovuto fare di piú.

Gli scandali sono iniziati anni prima che l’allora cardinale Joseph Ratzinger venisse eletto papa nel 2005, ma la questione ha messo in ombra il suo papato fin dall’inizio, dato che sempre più casi sono venuti alla luce nelle diocesi di tutto il mondo.

Non più tardi del mese scorso, l’ex arcivescovo di Los Angeles, il cardinale Roger Mahony, è stato spogliato dal suo successore di tutte le funzioni pubbliche e amministrative dopo che sono state rese pubbliche migliaia di pagine di archivi che specificano gli abusi nel 1980.

Mahony, che é stato arcivescovo di Los Angeles dal 1985 al 2011, ha chiesto scusa per gli “errori” che ha fatto come arcivescovo, dicendo che non era stato in grado di affrontare il problema di abusi sessuali che coinvolgono i bambini. Il papa non è stato nominato in questo caso.

Nel 2007, l’arcidiocesi di Los Angeles, che serve 4 milioni di cattolici, ha raggiunto un accordo di 660 milioni dollari (di risarcimento) a più di 500 vittime di molestie su minori, il più grande accordo di questo genere negli Stati Uniti.

Vatican spokesman Father Federico Lombardi said the pope “gave the fight against sexual abuse a new impulse, ensuring that new rules were put in place to prevent future abuse and to listen to victims. That was a great merit of his papacy and for that we will be grateful”.

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha detto che il Papa “ha dato alla lotta contro gli abusi sessuali un nuovo impulso, garantendo che nuove regole sono state messe in atto per prevenire gli abusi futuro e ad ascoltare le vittime. ‘É stato un grande merito del suo pontificato e per questo bisogna essergli grati “.

(Reporting by Philip Pullella; Additional reporting by Robin Pomeroy; Edited by Simon Robinson and Giles Elgood)

La traduzione é stata eseguita da Ceg

Giovanni Bocchio, pedofilo latitante che violentava una bambina di 5 anni

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VENERDÌ 13 LUGLIO 2012

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Troviamo Giovanni Bocchio, pedofilo latitante che violentava una bambina di 5 anni

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Giovanni Bocchio, pedofilo latitante.
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Giovanni Bocchio, oggi ha 72 anni. Nel 2002 ha abusato di una bambina di 5 anni: una storia torbida che descriviamo di seguito. Da quando il tribunale di Alessandria, nel 2009 lo ha condannato a 6 anni di reclusione si è dato alla fuga. Recentemente è stato diramato il “mandato di arresto internazionale” perché si teme possa essere espatriato. Di seguito la ricostruzione dei fatti, dal blog di Massimiliano Frassi:
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Fuggito. Come un topo di fogna quando sotto ad un tombino entra un raggio di luce.

Ora su di lui c’è un mandato di cattura internazionale e siamo certi, prima o poi lo troveranno e lo riporteranno nelle patrie galere. Con l’aggravante della fuga. E l’analisi delle complicità di chi quella fuga ha permesso. Intanto per farvi capire chi è e quanto importante sia che venga catturato ricordiamo come ha agito:

E’ l’estate del 2002 e Caterina (nome fittizio) scopre che la propria figlia nel retro del negozio dove lavora, fa dei giochi “strani” con i propri amichetti. Quello che più di tutti la sconvolge è il “gioco della pipì”. La bimba si spoglia e si fa fare pipì “sulla patatina” dai compagni. La mamma tiene d’occhio  la bimba e ad un certo punto interviene chiedendole spiegazioni su quel gioco malato. Questa la risposta della bambina, come da verbale delle forze dell’ordine:
mamma promettimi che non morirai, (in lacrime) promettimi che io sarò sempre la tua bambina, mamma 
promettimi che papà non se ne andrà”.
Incomincia con questa frase e con il pianto spaventato della bimba il viaggio nella pedofilia di questa famiglia.
Viaggio che farà emergere quanto accaduto alla bimba e le minacce conseguenti all’abuso subito (“mi ha fatto la pipì calda appiccicosa nella patatina… si è pulito… poi è andato a fare il bagno al mare”…capite? Abusa una bimba e poi entra in mare per farsi una nuotata come nulla fosse!).
Viaggio che farà emergere gli abusi da parte di Giovanni Bocchio, industriale alessandrino, che frequentava lo stesso stabilimento balneare di Caterina e della sua famiglia, in quel di Finale Ligure.
Lui, l’amico dei bambini, che dietro le cabine dove cambiarsi (lì oggi hanno messo le telecamere!) porta una bambina piccola (ricordiamo: lui classe 1939 lei 1997)) per placare la sua fame di predatore di bambini. La famiglia viene periziata e stra periziata. Tutti, la bimba in primis, sono ritenuti credibili. E Bocchio viene condannato. Fino alla sua fuga.“io preferisco le donne, perché gli uomini quando diventano grandi sono cattivi”.
A nome di tutti gli UOMINI, trovate quel p…p…pedofilo!

n.b. chiunque abbia notizie avvisi immediatamente il 112, il 113 o l’Interpol (http://www.interpol.int/Contact-INTERPOL ).

Agli amici che dall’estero seguono il blog chiediamo di tradurre e diffondere come sono soliti fare, questo post.

Lo Stato non risarcirà il terremoto

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Lo Stato non risarcirà i danni del terremoto ai cittadini italiani. Sta dicendo ai contribuenti di arrangiarsi.

Sta inoltre mandando agli italiani una lettera datata 15 aprile dove impone agli italiani di giustificare, nel termine di 30 dalla data della lettera (arrivata alla maggior parte degli italiani ai primi di maggio) le detrazioni sulla dichiarazione dei redditi usufruite prima del 2010 e, in caso di mancato rispetto dei termini, scatterà la richiesta di restituzione con multa e mora-

E alla chiesa cattolica? Cosa dirà alla chiesa quando questa chiederà allo stato italiano la ricostruzione delle chiese crollate durante il terremoto? La chiesa cattolica, uno stato straniero extracomunitario presente sul territorio italiano, grazie ai Patti Lateranensi stipulati da Benito Mussolini e riconfermati da Bettino Craxi, gode di privilegi  dei quali i cittadini italiani CONTRIBUENTI non godono.

E LA MAGGIOR PARTE DEI CITTADINI ITALIANI CONTRIBUENTI NON SA CHE SE IL VATICANO NON FOSSE IN TERRITORIO ITALIANO, OGNI SINGOLO ITALIANO CONTRIBUENTE PAGHEREBBE CIRCA IL 47% DI TASSE IN MENO, OSSIA CHE LA METÀ DELLE TASSE PAGATE DAGLI ITALIANI CONTRIBUENTI SERVONO A MANTENERE UNO STATO STRANIERO EXTRACOMUNITARIO IL QUALE STATO USA I PROVENTI DELLE SUE VARIE ATTIVITÀ LECITE ED ILLECITE (LEGGI: ELEMOSINA, OTTO PER MILLE, CONTRIBUTI STRAORDINARI DEL GOVERNO ITALIANO, AZZARDATE SPECULAZIONI FINANZIARIE, LAVAGGIO DI DENARO SPORCO DELLA MAFIA, AZIONI IN PRODUZIONE DI ARMI, NARCOTRAFFICO – FAMOSA LA FRASE DEL VESCOVO MESSICANO CHE HA AFFERMATO: CHE MI IMPORTA DA DOVE DERIVA IL DENARO DELLE OFFERTE? NOI SANTIFICHIAMO TUTTO!- ECC.) PER PAGARE LE INDENNIZZAZIONI ALLE VITTIME DELLA PEDOFILIA CATTOLICA…..

STIAMO DICENDO CHE, CHE TI PIACCIA O NO, IL PRETE ENTRA A CASA TUA, ABUSA SESSUALMENTE TUO FIGLIO, GLI DAI DA MANGIARE, GLI FAI IL CAFFÈ E POI LO RIACCOMPAGNI IN PARROCCHIA CON LA TUA AUTO E, PRIMA DI SCENDERE, GLI DAI ANCHE UNA BUSTA PIENA DI DENARO E GRATITUDINE E PER TUTTA RISPOSTA LUI SI GIRA E TI BUCA I PNEUMATICI….

GRAZIE A GESUCRISTO UOMO TUTTO QUESTO STA PER FINIRE, MANCA DAVVERO POCO A VEDERE LA FINE DELLA GRAN PUTTANA CHE FORNICA CON TUTTI I GOVERNI (APOCALISSE CAPITOLO 17) E UN NUOVO SISTEMA DI GOVERNO BASATO SU GIUSTIZIA ED EQUITÀ!

ABBA PADRE!!

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/stato-risarcira-terremoto/235752/

Sei in: Il Fatto Quotidiano > Emilia Romagna > Lo Stato non ri…

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Il danno e la beffa. Non c’è luogo comune più abusato, ma stamattina, quando il terremoto ha scosso il Nord, non poteva non venire in mente che solo un paio di settimane fa, con un decreto, il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali, aprendo la strada alle assicurazioni private. L’iper liberista Monti, dopo aver ripristinato la possibilità di rispolverare la “tassa sulle disgrazie”, attraverso l’aumento dell’accise della benzina, con beffarda lungimiranza ha polverizzato la speranza di chi rimane vittima di alluvioni, terremoti e altri disastri naturali: niente soldi, non ce ne sono. Il Tesoro ha le casse vuote, è stato spiegato al momento, quindi che gli italiani si arrangino. Anche nei momenti più difficili – questo il messaggio, inutile dare letture diverse – non contate più sullo Stato.

Già, lo Stato. Questa entità che si sente il bisogno di evocare quando una bomba uccide una ragazzina a Brindisi – e chissà poi se è veramente la criminalità organizzata oppure il gesto di un folle – o quando la retorica inonda la celebrazione dei morti ammazzati dalla mafia o da un destino carogna, come gli operai del turno di notte della fabbrica di Sant’Agostino, caduti sul lavoro sotto le macerie come tanti, sempre troppi ogni giorno. E’ uno Stato che latita, la cui immagine plastica di queste ore è quella di Mario Monti, in pulloverino azzuro polvere (ovviamente di cachemire), che da oltre Oceano parla come un automa di “rigore e vicinanza alle famiglie delle vittime”, ma non sembra sfiorato dal pensiero di fare dietrofront, invece di restare a far passerella (anche personale) ad un G8 inutile come tutti quelli di sempre.

Ed è uno Stato che trova il verso d’indignarsi, certo, attraverso la faccia feroce del suo più alto rappresentante, ma solo perché c’è un Grillo che sta attentando alla sopravvivenza del corrotto sistema partitocratico. Che non c’entra nulla con la politica, sia chiaro, ma fa tanto comodo far credere che sia così. “Lo Stato, lo Stato…”, cantilenava amara, scuotendo la testa, dal pulpito di una chiesa stracolma di grandi papaveri delle Istituzioni Rosaria Costa, la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani, davanti alla bara del marito.

Son passati vent’anni e questo Paese è ancora inchiodato lì, vittima di pazzi, di mafia o di anarchici, ostaggio di una politica immonda e di una crisi che prima di essere economica è di identità, di struttura, di principi comuni. E che adesso – proprio adesso – dovrà anche guardare in faccia le vittime di questo ennesimo terremoto e spiegargli che siccome dobbiamo restare in Europa, per loro di Stato non potrà fare nulla; a Ferrara e dintorni non arriverà una lira. Lo stato di calamità non sarà più qualcosa che si dichiara con leggerezza. Come non vedranno un soldo i genitori di Melissa o le altre ragazze di Brindisi la cui bellezza resterà sfigurata per sempre. Gli italiani vittime di qualunque nemico saranno chiamati ad arrangiarsi ancora. L’hanno sempre fatto, in questo Paese logoro e sudato di pazienza antica. Infinita no, però..

La replica di Lanfranconi a mezzo stampa…senza vergogna!!!

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PERCHÈ?

PERCHÈ I VESCOVI NON SONO TENUTI A DENUNCIARE I PRETI PEDOFILI?

CHI VIENE A CONOSCENZA DI UN CRIMINE PERPETRATO DA QUALCUNO  A DANNO DI QUALCUN’ALTRO NON SI COSTITUISCE FORSE COME “PERSONA INFORMATA DEI FATTI”?

COPRIRE UN PRETE PEDOFILO NON SI CHIAMA “COMPLICITÀ”?

O “INSABBIAMENTO” O, PIÙ FORMALMENTE, “OCCULTAMENTO DI PROVE”?

“OSTACOLARE IL CORSO DELLA GIUSTIZIA”?

STIAMO PARLANDO DI CRIMINALI PERICOLOSI E RECIDIVI !!!

STIAMO PARLANDO DI RAPPRESENTANTI DI UNO STATO ESTERO CHE COMMETTONO CRIMINI SUL TERRITORIO ITALIANO E CHE, SE INVECE DI ESSERE GLI ACCOLITI DELL’ASSOCIAZIONE MAFIOSA CHIAMATA VATICANO FOSSERO, PER ESEMPIO, EXTRACOMUNITARI DI ORIGINE AFRICANA, VERREBBERO LINCIATI SULLA PUBBLICA PIAZZA DA ITALIANI INDIGNATI INVOCANTI LA LIBERAZIONE DALL’ISLAMISMO PERICOLOSO E VIOLENTO.

E IL CATTOLICESIMO PERICOLOSO E VIOLENTO?

DON SEPPIA È UN DELINQUENTE TOSSICODIPENDE RECIDIVO CHE USAVA I SOLDI DEI FEDELI PER COMPRARE DROGA CON LA QUALE PAGAVA LA PRESTAZIONE SESSUALE DI MINORI DEI QUALI ABUSAVA IN COMPAGNIA DI ALTRI PERVERSI COME LUI.

LO STESSO GIRAUDO È UN PERICOLOSO CRIMINALE, ABUSATORE DI MINORI RECIDIVO E IL LANFRANCONI È UN ALTRO PERICOLOSO CRIMINALE CHE, AVENDO LA RESPONSABILITÀ DI MINORI HA PERMESSO AL GIRAUDO DI AGIRE INDISTURBATO PER DECENNI, GLI HA ANCHE PERMESSO DI APRIRE UNA CASA PER MINORI IN DIFFICOLTÀ SAPENDO CHE ERA UN PEDOFILO RECIDIVO.

E CONTINUA A FARE IL VESCOVO A CREMONA INDISTURBATO. CONTINUANO A CHIAMARLO EMINENZA, MONSIGNORE!!!!!

E ANCHE IL PAPA SAPEVA TUTTO, BERTONE SAPEVA TUTTO, BAGNASCO SAPEVA TUTTO, COSÌ COME GIOVANNI PAOLO II, RECENTEMENTE FATTO SANTO (FATTO SANTO?????) SAPEVA PERFETTAMENTE CHI ERA MARCIAL MACIEL DEGOLLADO E LO HA COPERTO PER TUTTA LA SUA SUDICIA VITA: UN ALTRO PERVERTITO TOSSICODIPENDENTE CHE SI È DEDICATO TUTTA LA VITA A SODDISFARE IL SUO MEMBRO CON BAMBINI INDIFESI E FIDUCIOSI, COMPRESI I SUOI STESSI FIGLI E FIGLIE  (CHE, STANDO AL CELIBATO, NON AVREBBERO DOVUTO ESISTERE).

MA IL PAPA HA MAI ASCOLTATO DAVVERO UNA VITTIMA DI ABUSO, DIVENTATA ADULTA, MENTRE RACCONTA L’ABUSO VISSUTO  DALLA PARTE DI UN BAMBINO????

FINO A QUANDO CONTINUERANNO A DIFENDERE L’INDIFENDIBILE??? 

FINO A QUANDO FARETE FINTA DI NON VEDERE??

LA FONDAZIONE PROTEGE A TUS HIJOS APPOGGIA LE VITTIME DI PEDOFILIA IN ITALIA E NEL MONDO AL FINE CHE SIA FATTA GIUSTIZIA PER CIASCUNO DI LORO, GIUSTIZIA CHE DEVE ESSERE MANIFESTATA NON CON SCUSE IPOCRITE E GRONDANTI DI MENZOGNA E FALSA UMILTÀ, MA CON ABBONDANTI RISARCIMENTI IN DENARO, DATO CHE IL DANNO FISICO E PSICOLOGICO ARRECATO DA UN BAVOSO PEDOFILO AD UN BAMBINO NON HA RIMEDIO!

EDITORIALE PER PROTEGE A TUS HIJOS

ROBERTA PIETRA


LA PERSECUZIONE PER IL VANGELO

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Apostolo Dottor José Luis de Jesús Miranda

Gesucristo Uomo

 

22 di febbraio del 2012

 

Andiamo a fare una domanda: da dove nasce la persecuzione? Non mi rispondere. Da dove nasce la persecuzione?

Osserva: numero uno, la persecuzione nasce da uomini cattivi e perversi, perchè “non è di tutti la fede”, le religioni, ma la persecuzione viene anche da persone che amano Dio ma che, per questo che vi vado a leggere, perseguitano pensando di fare bene a Dio.

Io vado a cominciare con Atti (degli apostoli) capitolo 18, nel verso 13. Guarda quello che dice questo passaggio biblico: stavano accusando Paolo, osserva como lo accusavano.

“Costui persuade gli uomini a onorare Dio in modo contrario alla legge.”

Perchè loro pensavano questo? Perchè loro erano pieni di Mosè, questo era l’ambiente che c’era in questi tempi quindi, quando Paolo parlava, parlava strano, che è quello che succede a noi in questi tempi.

C’è tanto bigottismo ancora vigente per il fatto di tenere gli occhi su Gesù di Nazaret. Gesù di Nazaret è stato fedele alla legge quindi questo spirito ti si attacca e, quando mi ascoltano, poi dicono: -“Guarda! Questo va contro Dio!!”-.

Quindi la persecuzione nasce così, se hanno giudicato Paolo dicendo: -“Questo insegna agli uomini a onorare Dio ma è contro la legge”-…

Adesso, osserva quello che dice la lettera ai Romani 3:31.

“Quindi per la fede invalidiamo la legge? In nessuna maniera, anzi” che? “anzi confermiamo la legge.”

Loro gli dicevano:

-“No, tu stai insegnando una fede senza legge”-.

-“No, è che la fede conferma la legge. Colui che ti ha chiesto la legge prima della croce è lo stesso che adesso dice: -“Non voglio legge, adesso voglio grazia”-.

-“Sì, ma è che loro continuano a violarla”-.  

-“È che per me già non c’è più violazione! Io ho tolto la legge di mezzo, mi è gradita la grazia, non voglio vedere la gente come peccatrice, voglio giustificarli”-.

Giustificarli significa che tu sei colpevole ma vieni giustificato in questo modo:

-“Guarda, il conto è stato saldato”-.

-“Sì, ma lui deve”-.

-“Però a me è venuta voglia di dire che non deve”-

-“Ma guarda: lui sta nella lista dei debitori!”-.

-“Che m’ importa, qui il capo sono io e quindi no! Non deve nulla. È pagato, è stato saldato il debito”-.

È stato così che Lui ha detto: CONSUMMATUM EST” (tutto è finito -ndt).

 

Quindi, la persecuzione nasce dall’ignoranza. Guarda, una persona con due dita di fronte legge: “Ed è stata data autorità alla bestia per lottare con i santi e vincerli” e la prima cosa che tu devi dire lì è:

-“Ascolta, questa bestia è buona, perchè colui che le ha dato il potere deve essere Dio”-.

Perchè, chi ha il potere per vincere tribù e nazioni e popoli, facendo sì che gli obbediscano? Quello che succede è che questo è stato codificato per questi giorni e il religioso legge la lettera e non vede lo Spirito.

Noi, con la mente di Cristo, vediamo lo Spirito di quello che dice.

(Applausi)

Prima carta a Tessalonica capitolo 2, versi dall’ 1 al 4. 

“Perchè voi stessi sapete, fratelli, che la nostra visita a voi non è risultata vana; poichè avendo prima sofferto e poi subito oltraggi in Filippi” sofferente ed oltraggiato “come sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunciarvi il vangelo in mezzo ad una”  piccola opposizione?  “grande opposizione.”

Vedi? L’opposizione segue chiunque predica la verità. Noi non veniamo perseguitati perchè stiamo nel contrabbando di droga, perchè stiamo lavando denaro, perchè stiamo mancando di rispetto alla gente, rubando, maltrattando. La nostra persecuzione è per il tipo di insegnamento che portiamo.

Quindi, Paolo portava un messaggio che loro non lo intendevano, dicevano:

-“E chi è questo che porta queste parole che non intendiamo?”-

e lo oltraggiavano e lo disprezzavano.

Continua dicendo:

 “Perchè la nostra esortazione non è stato mossa da finzione nè da motivi impuri, nè è venuta da inganno…”

Noi non abbiamo ingannato nessuno. Io non ho mai ingannato nessuno. Nessuno può venire e dire:

-“Lei mi ha ingannato!”-.

Io non ho mai ingannato nessuno. Al contrario, ho reso felici migliaia e migliaia e migliaia di persone. Ho investito il mio denaro, il mio tempo, tutto. Io mi privo di sport, di vacanze, di cose, di tutto. Io mi sono privato di tutto, non ho tempo… di case, di stare comodo, di abituarmi ad una casa. Io mi sono privato di tutto, ma è per un proposito, non è per un inganno.

 “Ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo…”

Tu sai il privilegio che hai, che a te venga affidato il vero vangelo, non quello della circoncisione: quello della incirconcisione.

“…così predichiamo, non come cercando di” cosa? “essere gradito agli uomini…”

Questo è il mio problema: che io non sono qui per essere di gradimento agli uomini. Sia famiglia, figlio, fratelli, zie, zii, chi si mette contro di me con questo, lì si è cercato un guaio, si è cercato il problema, perchè questo va più in là della carne, della famiglia.

“… non come cercando di essere gradito agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.”

Guarda quello che dicono i versi dal 13 al 16. Lì nello stesso… Prima ai Tessalonicesi 2:13-16.

“Proprio per questo anche noi diamo grazie a Dio incessantemente, del fatto che quando avete ricevuto la parola di Dio che avete udito da noi, l’avete ricevuta non come parola d’uomo ma secondo ciò che è veramente, la parola di Dio, la quale” cosa?  “la quale opera in voi che credete.”   

Tu sai che questa parola ha il potere di agire. Come agisce? Nella mente. Nella mente ti dà un riposo, ti toglie la paura, ti dà coraggio, ti spiega misteri nel tuo interiore, ti dice le cose, ti parla: perchè è consigliera. Ti dà consiglio e ti dice: -“No, no, non rispondere adesso, rispondigli dopo, che è arrabbiato. Adesso no, guarda, aspetta, aspetta domani, dagli una giornatina, non importa…”-.

E ti fa mettere al suo posto: -“Guarda, mettiti al suo posto, se ci fossi stato tu?”-

 -“È vero…-, e ti dà sapienza per trattare con il tuo prossimo e con gli altri.

E questa è la parola che agisce. Come agisce? Ebbene, consigliandoti. Perchè questa parola è la scienza di Dio per controllare la tua umanità, il tuo diavolo (carne), il tuo genere diavolo. Questa parola è la scienza che prende la tua carne e la assoggetta, la legge no, perchè la legge produce ira, la legge ciò che fa è che ti fa arrabbiare di più. Gli dai più duro. Di più, c’è gente che, senza la legge, era migliore, fuori dalla chiesa: si convertono in queste chiese bigotte e diventano peggiori. Diventano ipocriti, diventano super severi con i figli, amareggiano la vita agli altri, per la legge.

Adesso: la grazia no, la grazia ti rende un buon padre, una buona madre, un buon amico. Ti fa apprezzare l’essere umano, ti porta il vero amore che è il vincolo perfetto, questa è la grazia.

A questo sta fuggendo il presidente de El Salvador, e tutti questi deputati e deputate. Le parole si pronunciano tutte correttamente senza ovviare “d”  nè altre parole.

1 Tessalonicesi 2:14.

“Perchè voi, fratelli, siete venuti ad essere imitatori delle chiese di Dio in Cristo Gesù che stanno in Giudea; poichè avete” cosa? “sofferto…”  

Osserva che la verità va con la sofferenza, con l’oltraggio, con la menzogna.

“…poichè avete sofferto dalla vostra propria

nazione le stesse cose che loro hanno sofferto dai giudei,

i quali hanno ucciso il nostro Signore Gesù

ed i loro propri profeti e noi siamo stati espulsi;

essi non sono graditi a Dio e sono nemici di tutti gli uomini.”

Quindi, parte della grazia che ti è stata data per molti anni, alcuni sono qui da molti anni, vero che sì? C’è gente che è qui da anni ma non ha ricevuto persecuzione e poi ce ne sono altri che sono arrivati l’altro giorno e intendono lo stesso che hanno capito quelli che sono qui da molti anni, appena sono arrivati. Ma, quindi, gli si avvicina la persecuzione più rapidamente, gli si è fatto aspettare meno di quelli che sono qui da molto tempo: “una di calce e una di sabbia” sai com’è!

Ossia, che quello che arriva e si vanta e dice:

-“Io sono arrivato l’altro giorno e capisco come te”-

You are right! (hai ragione). E lì hai due tazze di persecuzione, al più presto possibile!

Così che ti è stato dato il  privilegio di soffrire per Lui. No, questo davvero duole. A volte, improvvisamente tu dici: -“Per un tatuaggio, come mi stanno maltrattando…”-.

Atti 18, verso 9: stavano oltraggiando molto Paolo e lo stavano facendo patire, e dice che una notte Dio gli ha parlato. Dice:

“Quindi il Signore ha detto a Paolo in una visione di notte: Non temere, ma parla e non tacere, perchè io sto con te …”

(Applausi)

Ascolta!!!

“io sto con te e nessuno metterà la mano su di te la mano per farti male…”

(Applausi)

 Adesso guarda, dice:

“…perchè io ho molto popolo in questa città.”

Fino a che Dio ha popolo, non tutto il popolo, è molto, molto popolo, ci sono molti prescelti in questa città, pertanto, non temere, bisogna continuare a parlare. Se tu non parli, immaginati… come arriviamo a loro?

La persecuzione ha due fili, cerca sempre il secondo. Il primo è: -“Mi faranno danno”-, il secondo è: -“Quanto mi aiuterà l’angelo in questo!”-. Abba Padre.

Quindi, Dio ha preteso legge, poi pretende grazia. Il problema è che per l’essere umano é difficile assoggettarsi ai cambi, quando tu ti abitui  a una cosa e te la cambiano, si fa difficile. Tu hai una maniera di fare le cose e se la cambiano, si fa difficile.

Cambi il tuo cellulare e tu conoscevi un pochino di questo cellulare, ti si è bagnato, lo hai cambiato e adesso, quando arriva l’altro, è differente: -“Ahi, Dio mio, questa cosa…”-. Tu sei già abituato a cercare i messaggi qui, il  “text message” (messaggio di testo) là: -“Ascolta…questo è differente­…”- e devi studiarlo. Tutti i cambi sono difficili e la gente era abituata a vedere Dio in un certo modo e improvvisamente Dio dice così: -“Già non sono qui, adesso sono là”-.

-“Dove sta Dio?”- 

E Dio fa questi cambi.

L’ importante è quello che Paolo ci insegna. Lettera ai Galati capitolo 1, versi dal 10 al 12. Osserva quello che dice l’apostolo Paolo lì.

“Ebbene, cerco ora il favore degli uomini…?”

Questo è il problema, che c’è molta gente che cerca il favore degli uomini. Il sacerdote viene da te: -“Guarda, figlio mio, questo non conviene. Queste sono le nostre usanze religiose già da molti anni, queste cattedrali sono già state messe in piedi. Ci sono cose nuove che appaiono e voi siete già abituati alla messa, all’ostia e alla comunione, alle nostre oziosità che abbiamo qui”-.

Quindi anche loro rimangono lì, bruti, stupidi che soffrono e vengono impoveriti e abusati sessualmente e vengono triturati -“…ma questo è quello che abbiamo. Cambiare adesso per un pazzo che appare lì con tre numeri…”-. Alla gente risultano difficili i cambi, ma è ora di cambi.

Guarda, Paolo dice: “Cerco ora il favore degli uomini?”. Perchè lo dice? Perchè aveva addosso una pressione tremenda. Tu non vedi che lui veniva messo sotto pressione dagli apostoli?

Gli apostoli erano già stabiliti, lui è arrivato come un abortivo. Tu sai che quello che arriva per ultimo in un ufficio, al suo lavoro, come si sente male? Lui non sa come fare: -“Come si fa questo? A che ora faccio il break, a che ora questo…”-. Si sente scomodo perchè è arrivato ultimo.

Quindi,  Paolo arriva per ultimo e dice: -“È che questo non è come dicono loro. Adesso: o io cerco di adattarmi a loro o seguo la verità di Dio”-.

È come é successo a me: io non ho potuto adattarmi ai pastori, quando io sono arrivato qui. Tu sai che la tendenza di quello che ha ventre è: -“Dov’è l’associazione dei pastori?”-. Questo pastore va e si mette un vestitino, appare nella prima associazione e lo presentano: -“Ehi!! Abbiamo un pastore nuovo!”- e lo applaudono…

…o il reverendo.

Quindi si sente… perchè l’uomo ha bisogno di socializzare, questa è una necessità interna umana, e quindi lui arriva, si sente bene, si avvicinano vari pastori e gli dicono: -“Dimmi una cosa, puoi passare alla nostra chiesa, un giorno, a predicare?”-

-“Oh, sì!”-. Prende il calendario lì e si sente realizzato, arriva alla casa: -“Wow!! Vado a predicare nel tal posto!”-. Si sente realizzato. Si sente invitato.

Ebbene, quando tu vuoi essere gradito a Dio… io sono arrivato qui, immaginati: -“Dov’è l’associazione di cosa? L’ associazione degli assassini?”-. Io non posso! Io devo venire qui e nascondermi, sedermi ad un tavolo ad aspettare, aspettare che qualcuno mi attenda.

Ma se tu hai ventre e ti piace che ti mettano un (abito) clericale e che ti dicano: -“Reverendo”-… questo riempie l’ego, ragazzo, te lo gonfia. Perchè credi tu che tutti questi preti che vanno in giro, negli aeroporti vanno con un (abito) clericale? Io non mi metto questo, ragazzo, nemmeno se mi ammazzano e loro se lo mettono per cercare la prima fila.

Come é successo a Alvaro: gli hanno proibito di usare il megafono ed è arrivato il padre Alberto che stava usando un megafono. Quindi, Alvaro gli ha detto: -“Guarda, però a me lo avete tolto e a lui no!”- 

–“No, no, è che lui è il padre”-.

Vi rendete conto?

È che la gente è già infettata, pensano che questo sia la verità, che questo rappresenti Dio. E questo non rappresenta, oltretutto, neanche il diavolo rappresenta questo. Questo non funziona, questa è una porcheria, questa è un’invenzione umana, tradizione di uomini.

Neanche il diavolo, osserva,  è stato trattato bene perchè non rappresentano neanche il diavolo, perchè il diavolo è più astuto di quelli. Il diavolo, a suo tempo era più astuto, era un angelo bello. Questo no, questo non serve a neanche al diavolo, immaginati se serve a Dio! Un mucchio di effeminati, questo è pieno di omosessuali che si chiudono lì per abusare di bambini, di bambine. Quasi tutti, quasi tutti, immaginati!

Possono esserci delle eccezioni lì, ma tutta questa gente che giura celibato, immediatamente gli si mette questo spirito di “Da questa parte c’è entrata…” (libertinaggio). Magari uscissero tutti da lì…

…dove eravamo?

“Cerco adesso il favore degli uomini o quello di Dio?”

È qui dove tu devi risponderti, perchè questo ti da il coraggio di dire: -“Bene, se mi perseguitano e perdo il lavoro ma è per Papà  Dio, è per qualcosa di saldo e Lui mi ricompenserá, ma se è per un’altra religione, perchè perdere il tempo con un’altra religione?”-. È per questo che ci chiamano setta, perchè loro dicono che questo non è neanche una religione. Così ha detto uno dei deputati de El Salvador: -“No, se questa non è una religione”-.

 “O cerco di essere gradito agli uomini? Ebbene, se ancora fossi gradito agli uomini, non sarei servo di Cristo. Ma vi faccio sapere, fratelli, che il vangelo annunciato da me…” unicamente da me, perchè gli 11 apostoli non annunciano questo “non è secondo gli uomini, poichè io non l’ho ricevuto nè appreso da nessun uomo, ma per rivelazione di JH.”

Immaginati, quanto tu ricevi una religione ti dicono:

-“A che religione vai tu?”-

-“Bene, la mia mamma è battista”- e quindi tu cresci battista.

-“E a che religione vai tu?”-

-“Metodista”-.

-“Ma… e perchè?”-

-“Bene, quello che mi ha conquistato per Cristo era metodista”-, questo era il sigillo che aveva.

-“E a che chiesa vai tu?”-

-“Io sono pentecostale”-.

-“Sì, però,  perchè tu vai a questa chiesa?”-

-“Bene, perchè colui che mi ha conquistato per Cristo aveva questo sigillo”.

-“E tu cosa sei?”- 

-“Io sono pentecostale, ma io sono di quelli del settimo giorno, avventista”-

-“Però, perchè?”-

-“Perchè quello che mi ha conquistato era avventista”-.

-“Io sono presbiteriano”-.

-“Perchè?”-

-“Perchè quello che mi ha conquistato aveva il sigillo sulla fronte, presbiteriano”-.

-“E tu cosa sei?”-

-“Cattolico, perchè quello che mi ha conquistato è cattolico”-.

Adesso, appare Paolo e dice:

-“Io non porto un sigillo”-.

-“Ma tu devi sapere qualcosa: chi ti ha insegnato?”-

-“No, a me nessuno mi ha insegnato”-.

-“Ma tu devi venire dagli apostoli. Loro ti hanno insegnato?”- 

-“No, no, nessun uomo!”-.

-“Ma chi ti ha insegnato?”- 

-“Gesucristo stesso.”-

­-“Gesucristo??? Non può essere!!”-.

Questo spaventa. Questo è come una volta, in Atlanta, a me hanno domandato: -“E chi ti ha insegnato questo?”-, perchè io stavo insegnando ad un teologo che eravamo morti al peccato.

-“Sì, sì, siamo morti al peccato, questo è ciò che dice lì”-.

-“Ok, quindi: se siamo morti al peccato, non possiamo più peccare!”-

-“No, no, no, no, questo non è quello che dice lì”-

-“Bene, ma se Lei è morto, se Lei muore, il governo le può chiedere di pagare le tasse? Se ha commesso un crimine e la polizia la sta cercando e scoprono che Lei è morto, cosa succede con il caso? Che lo archiviano! Quindi, se tu sei morto al peccato, ti si può trovare in peccato, se il peccato ti trova morto?”-  

Quindi, lui mi dice: -“You got a point there” (Hai marcato un punto lì). “Mmm! Hum! …ma chi ti ha insegnato questo?”- immaginati… ed io a dirgli che è stato che Dio sta in me.

Ebbene, così è successo a Paolo. A Paolo hanno detto:

-“Ma tu da dove vieni?”-

-“È che questo non me lo ha insegnato nessun uomo”-.

-“Ma… e chi te lo ha insegnato?”-

-“Per rivelazione di Gesucristo. È per questo che io non compiaccio nessun uomo, perchè colui che io compiaccio è colui che mi è apparso e mi ha detto com’era!”-. Abba Padre!

(Applausi)

Questo è il mio problema: che a me, la mente di Cristo mi si è messa, ce l’ho integrata qui, quindi io non posso essere gradito a nessuno che non mi porti quello che Cristo mi dice.

Ah, e poi, spalleggiato dal libro (Bibbia): -“Sta scritto lì”-.

A principio era difficile, a principio, io stesso dubitavo, dicevo:

-“Ahi Padre, mi starò sbagliando? Perchè il mondo si sbaglia e… e io ho ragione?”-

Tu sai che questo è così, perchè la falsa umiltà lavora così:

-“Come puoi dire che tu hai la verità? Tu non puoi dire che hai la verità!”-

-“Bene, e che cosa ho? Menzogna?”-

-“No, no, parte di essa”-.

-“Però, no! Io la voglio tutta!”- perchè è questo che ti rende libero: “Conoscerete la verità” non una parte “… la verità e questa ti rende libero”. Se tu trovi la verità, tu sei libero. Adesso, tu sai se sei libero o no.  Sì, tu lo sai.

(Applausi)

Ebbene, da quando a me è stato rivelato questo… tu credi che io possa essere convinto da uno di quei dottori in teologia?

Non aveva l’autorità!

Per me, neanche il Presidente degli Stati Uniti, neanche il più grande dignitario, io non lo rispetto perchè è che mi hanno regolato la testa in una maniera che io non posso rispettare niente che non sia quello che sta scritto qui (la Bibbia). Se non sta qui, per me non vale neanche un centesimo.

È lì dove sta la mia autorità, perchè io vivo sottomesso.

Tu non hai autorità se non cammini sottomesso. Per essere poderoso, tu devi dire:

-“Io sono sottomesso a quello!”-.

-“Che tu sei sottomesso?”-

-“Sì, è per questo che ho potere, perchè sono sottomesso”-.

E quindi, questo va da quell’altro e gli dice:

-“Guarda, quello sta sottomesso?”-

-“Sì”-.

-“E,  a chi stai tu sottomesso?”-

-“A quello”-.

E quindi, vengono da me e mi dicono:

-“Quindi Lei è la massima autorità?”-

-“No, io vivo sottomesso a mio Padre: io dico le parole che ascolto da mio Padre”- perchè tutto il mondo deve vivere sottomesso.

Questa è la tua autorità, che tu devi vivere sottomesso.

Adesso, se tu ti presenti come un cavaliere solitario, per di lì,  tan tara taaan… :

-“Da dove vieni?”-

-“No, io sono quello che sono, il primo, l’unico e l’ultimo!”- …immaginati! Tu devi vivere sottomesso, papà.

Lettera agli Ebrei capitolo 12, versi 25 e 26, per terminare:

“Badate a non rifiutare colui che parla…” se parla ha una bocca “perchè se non l’hanno scampata coloro che hanno disprezzato colui che li ammoniva dalla terra, molto meno noi…”

Osserva: “noi” significa “che stiamo in un corpo”.

Quello che succede è che, dopo la sua morte e risurrezione, la terra e il cielo sono stati, cosa? Riconciliati!

Quindi, prima della croce tu stavi in terra, muore Cristo e adesso stiamo nei…  non nel cielo, nei cieli! Questa è una chiave che, se la perdi, hai perso il treno, hai perso il volo.

Dice:

“… molto meno noi, se disprezzeremo colui che ammonesta dai cieli”

“I cieli” sono qui: i cieli, i luoghi celestiali dove sta la chiesa seduta insieme a Lui.

Quindi, c’è una ammonizione, dice: “Fate attenzione che non l’hanno scampata da colui che li ammoniva in terra, che era Mosè… ed i profeti. Non l’hanno scampata, hanno avuto giusta retribuzione.

Adesso: molto meno scamperemo noi se trascureremo questo consiglio che stiamo udendo”-. Non scamperai, vai a perdere, vai a soffrire.

Non vedi che da quando tu stai in questo regno… tu non ti sei reso conto che sei qui da 12, 15 anni, perchè questo non è cominciato l’altro giorno, e dici: -“Ascolta, come vivo io?”-?

Noi viviamo una vita ben strana, di fatto: io vivo una vita ben strana!

Io non sono mai preoccupato per niente, io quasi neanche penso in questo, non penso nel fatto che se mi ammalo, che se questo, che se quello, che se i virus, o che se non ho pagato quello, che se non lo vado a pagare… e se non lo posso pagare nemmeno mi preoccupa, che se ho sporcato il credito, che m’ importa, e che se tu vai… che m’ importa di questo.

-“No, che la macchina… adesso viaggio con una vecchietta”- ebbene, guido la vecchietta e poi apparirà una più nuova.

A te, guarda, tutto ti rimbalza e come se niente fosse. Ah, e non ti importa nemmeno quello che dicono di te:

-“Guarda che ti abbiamo visto così…”-

-“Ebbene? Ero proprio io!”-

-“Ah, non lo neghi?”-

-“Io negarlo? No, quello ero io!”-.

-“Ma, sei stato tu?”-

-“Sono stato io, e allora? “Chi condannerà? Cristo è stato quello che è morto, colui che è risuscitato”. Cosa vuoi tu?”-

(Applausi)

Tu dici a un bigotto:

-“Ti ho visto!”-

-“Dove mi hai visto?”-

-“Sei stato tu”-

-“No, no, non sono stato io. È stato lui!”- perchè non è libero, ha paura, vive sulla difensiva, vive spaventato.

Vive come un gatto spaventato: -“Attento che adesso arriva il cane!”-.

Ma quando tu stai in grazia:

-“Che cosa ti succede? Cos’è successo?”-

-“No, è che ti ho visto ieri notte, a notte tarda”-.

-“Sì, e adesso mi alzerò più presto. Sì!”-

-“E che cos’è successo qui?”-

-“Ebbene, qui è successo questo, e allora?”-

Che cosa ti duole? Di cosa soffri? Di cosa hai paura? Tu sei libero. È per questo che Paolo ha detto: “Tutto mi è lecito, tutto! Ma non mi lascerò dominare da niente, non tutto mi conviene”.

Lo Spirito ti da tempo perchè tu apprenda quello che ti conviene e quello che non ti conviene. Nessuno è tenuto a conoscerti nella carne, e meno a criticarti.

TU SEI VERAMENTE LIBERO. UN POPOLO LIBERO!

Ascolta, questi benedetti che mi vedono mediante le telecamere, è adesso che devi vedere la mano degli angeli lì, manifestata nella tua vita. È adesso che devi dare testimonianza, perchè gli angeli ti appoggeranno.

E guarda: voi, quello che ci minacci sta perdendo il tempo perchè a noi, al contrario, questo dà maggior forza. È come tirare acqua ai “gremlins”: ci moltiplichiamo.

Non ci tirate acqua che cresciamo, non ci toccate, perchè cresciamo!!!

ABBA PADRE!

PROTEGE A TUS HIJOS APPOGGIA LO SCIOPERO DELLA FAME DI FRANCESCO ZANARDI

 SCIOPERO DELLA FAME CONTRO GLI ABUSI DEL CLERO CATTOLICO

Non è rimasta altra opzione a Francesco Zanardi,  vittima di abuso sessuale da parte di membri del clero in  Italia, a Savona, che dichiarare uno sciopero della fame contro il Vaticano.

La decisione di dichiarare lo sciopero è nata al considerare inefficace il “Pellegrinaggio per la verità” - un pellegrinaggio di 570 chilometri percorsi a piedi da Savona, da dove è partito il 22 di settembre 2011, e che si è concluso a  Roma l’11 di ottobre 2011 e che aveva lo scopo di ottenere un incontro con il Papa per aprire un canale di dialogo che producesse la reale e concreta applicazione delle linee guida anti-pedofilia, emesse dal Vaticano ma mai applicate.

Il pellegrinaggio si è concluso con una rocambolesca entrata in Vaticano, un incontro con un anonimo funzionario del Vaticano il quale, molto seccato, li ha ricevuti su una scala interna di un palazzo e non è arrivato a nessuna conclusione.

Nemmeno Benedetto VXI, nonostante tutto quello che ha dichiarato nei suoi ultimi discorsi, dimostra la minor volontà di voler ricevere alcun rappresentante delle Associazioni delle vittime degli abusi sessuali da parte del clero, le quali non si dimenticano che è stato precisamente il Cardinale Joseph Ratzinger colui che ha contribuito a insabbiare per anni, in tutto il mondo, questi crimini e che, nel 2004 è stato chiamato a rispondere per questi insabbiamenti da un tribunale in  Texas.

Provvidenzialmente, in quello stesso anno,  è stato eletto Papa e la prima cosa che ha fatto è stata chiedere l’immunità come capo di stato all’allora presidente Bush, il quale gliel’ha concessa prontamente.

Alla luce di questi fatti, Zanardi  non cerca più il dialogo con il Vaticano, almeno fino a vedere da parte del Vaticano la reale intenzione di rispondere per i crimini perpetrati e l’applicazione delle linee guida promesse e sbandierate: un problema così grave per i bambini e sopravviventi agli abusi del clero di tutto il mondo non può e non deve avere i tempi biblici che la Santa Sede sta chiedendo.

Francesco Zanardi dichiara pacificamente uno sciopero della fame, dal 31 di ottobre e senza limiti di tempo, fino a non vedere le misure descritte nella sua petizione, firmata dalla sua associazione, L’Abuso, e dalle maggiori associazioni impegnate nella lotta contro la pedofilia clericale nel mondo.

Una lettera di comunicazione dello sciopero è stata inviata al Papa Benedetto XVI,  ai Presidenti degli Stati Membri dell’Unione Europea, al Segretario Generale dell’ONU, agli Euro Parlamentari e al Presidente della Commissione dell’ U.E. José Manuel Barroso. A quest’ultimo stanno chiedendo un incontro da realizzarsi al più presto possibile, con lo scopo di chiedere la modifica delle direttive dell’U.E. sul tema della pedofilia clericale.

Manda il tuo messaggio a Francesco, le tue domande e il tuo commento all’indirizzo:

 petizione@francescozanardi.eu in lingua italiana

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FIRMA E DIFFONDI LA PETIZIONE PER APPOGGIARE FRANCESCO

Firma in Facebook:

http://www.facebook.com/pages/SCIOPERO-DELLA-FAME-CONTRO-LOMERTA-DEL-VATICANO/206632452732349

Firma on line con i seguenti link.

In italiano:

http://www.petizionionline.it/petizione/pedofilia-l-ipocrita-direttiva-ue-rafforza-l-omerta-del-vaticano/5465

tutti gli altri paesi nel mondo:

http://www.crimesandthevatican.eu/PetizioniattivateinEuropa/tabid/486/Default.aspx

Segui con noi questo evento storico verso la fine di questo sistema corrotto ed ipocrita.

Benedetti!

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Guarda i video delle interviste a Francesco Zanardi e la sua biografia nel Canale Cegitalia in YouTube: http://www.youtube.com/results?search_query=cegitalia&aq=f

PROFILO DI UN CRIMINALE CHE SARÀ BEATIFICATO: GIOVANNI PAOLO II

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Profilo di un criminale che sarà beatificato: Giovanni Paolo II. Parte I

Vere atrocità di Giovanni Paolo II e la Chiesa cattolica

 

 
Uno dei più orribili consensi di Giovanni Paolo II è stato quello di andare mano nella mano con le dittature militari in molti paesi dell’America Latina. Oltre a benedire i dittatori li ha aiutati, dando loro sostegno finanziario attraverso il Banco Ambrosiano.

 

Un evento degno di nota è l’atteggiamento di Giovanni Paolo II di fronte a Mons. Romero, arcivescovo di El Salvador. Quest’ uomo ha cercato con tutti i mezzi di ottenere un colloquio per commentare la situazione che stava vivendo il suo paese. Quando finalmente lo ha ottenuto, gli ha presentato una serie di relazioni di ciò che stava accadendo, alla vista delle quali Giovanni Paolo II disse: “Vi ho già detto di non venire con così tante carte! Noi qui non abbiamo tempo di leggere tutte queste cose.” Poco dopo, l’arcivescovo Romero fu assassinato da un generale dell’esercito.

 

 

Non commettere atti impuri: l’abuso sessuale nella sfera ecclesiastica è diventato una piaga. Giovanni Paolo II non solo ha nascosto coloro che hanno abusato, ma li ha anche posti tra i suoi uomini di fiducia come Hans Herman Groen che ha lasciato la carica di cardinale di Vienna nel 1995, dopo varie accuse di avere, diversi anni prima, abusato sessualmente di un allievo; il vescovo di San Poetin, Kurt Kreen, che ha recentemente lasciato l’incarico dopo che è scoppiato uno scandalo sessuale nel suo seminario, e il cardinale Bernard F. Law, che ha dovuto dimettersi nel 2002 come arcivescovo di Boston per avere coperto i sacerdoti abusatori di quel luogo. Il caso di Boston è stato uno dei più importanti perché: almeno 1000 bambini sono stati vittime, si è constatato che più di 150 sacerdoti avevano precedenti come abusatori, e la Chiesa degli Stati Uniti ha dovuto pagare più di 90 milioni di dollari per le denunce. Nonostante questi casi, Giovanni Paolo II ha premiato Law nominandolo alla carica di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, una delle più importanti chiese di Roma.

 

Non rubare: In Vaticano c’è sempre stata una banca: l’Istituto per le Opere Religiose (IOR), la cui funzione era teoricamente concedere prestiti ai bisognosi a basso interesse. Questo è stato venduto al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi con un accordo per sfruttare l’ampio potere discrezionale che il Vaticano aveva bisogno per evadere le tasse.

Questa banca aveva relazioni di affari con la mafia italiana e le prestava servizio per “lavare” il denaro sporco che derivava da operazioni illegali.

Giovanni Paolo I (il predecessore di Giovanni Paolo II), che è durato solo 33 giorni nel suo pontificato, la cui posizione ideologica era quello di continuare le riforme del Concilio Vaticano II, era in disaccordo con questa vendita. Casualmente, Giovanni Paolo I è morto, concludendo il pontificato più breve secondo nella storia. Si ritiene che sia stato un attentato alla sua vita da parte dei settori più conservatori della Chiesa, per poi mettere il loro uomo: Giovanni Paolo II. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II si produce il più grande scandalo finanziario del dopoguerra in Italia: il crollo del Banco Ambrosiano. Ciò ha portato all’omicidio di Roberto Calvi, simulando un suicidio, per ordine della mafia italiana nel 1982. Attualmente, la Banca del Vaticano è uno dei 10 principali piazze finanziarie e bancarie, ricevendo 55 miliardi di dollari di denaro sporco italiano.

Sonia Fox
Editoriale per Protegeatushijos.org
contactanos@protegeatushijos.org

Le Bahamas

Prova: “Lettera inviata dalle vittime di Maciel a Giovanni Paolo II”

Lettera aperta inviata al papa Giovanni Paolo II, nel novembre del 1997, da otto ex membri dei Legionari di Cristo i quali accusano il loro fondatore Marcial Maciel di avere abusato sessualmente di loro quando erano adolescenti.

 

A SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II

Autore della Carta Enciclica “Veritatis Splendor”

Città del Vaticano

 

Santo Padre,

è con la voce della Bibbia ed appoggiati nello spirito dalla tradizione cristiana come solamente dovremmo rivolgerci a Voi, per chiedere giustizia e che, come recita il titolo della Vostra Carta Enciclica Omonima, lo splendore della verità si manifesti sopra ogni calcolo di interesse umano.

Accudiamo a Voi ricordando che il Concilio Minore di Sardica, immediato al Concilio Primo di Nicea, autorizza qualunque cristiano ad appellarsi direttamente al Papa. Ci avviciniamo, quindi, senza timore di non arrivare ad essere riconosciuti o uditi, nonostante le chiuse barriere con le quali a volte lo stesso Vicario di Cristo si vede circondato quando è un gruppo minore, senza potere politico, economico, sociale o ecclesiastico, quello che tenta di farsi ascoltare sovrapponendosi alle forze stabilite dalla natura menzionata.

Il motivo di questa carta

Chi adesso Vi scrive sono vari uomini cristiani, doppiamente vittime in due chiare epoche della nostra vita: prima nella nostra adolescenza e gioventù e poi nella nostra maturità, da parte di un sacerdote e religioso molto vicino a Voi, il quale ha ripetutamente abusato, nel passato, sessualmente ed in altre maniere, di noi, indifesi, lontani dai nostri genitori o tutori, in paesi differenti o lontani dal nostro, e che, all’aver rivelato noi la triste verità della nostra storia a due giornalisti nordamericani di buona fede, l’anno scorso, e, avendo lui saputo da loro i nostri nomi attraverso suoi avvocati (senza avere noi depositato nessuna denuncia), ha dato istruzioni perchè antichi compagni nostri, attualmente fuori dalla congregazione, della quale il sacerdote aggressore è fondatore ed attualmente superiore generale, rilasciassero falsa testimonianza contro di noi dicendo, davanti ad un notaio, che, tempo fa, li avevamo incitati a iniziare una cospirazione contro di lui e, attraverso di lui, contro la Chiesa, per accusarlo, mentendo e facendo mentire.

Tali persone, Santo Padre, lavorano per l’istituzione chiamata “Legione di Cristo”, o hanno lavorato con essa, e mai avremmo nemmeno immaginato che potessero avere il coraggio di palesare la verità,  ma con essi non abbiamo mai avuto nessuna ragione di conflitto, da quando insieme cantavamo “…congregavit nos in unum Christi amor…”.

 

Siamo un piccolo gruppo di ex membri della Legione di Cristo coloro i quali, con pieno diritto, e adesso ancora di più, in legittima difesa, abbiamo deciso di dichiarare la terribile e dolorosa verità dell’oscuro male occulto, quasi dalla fondazione della sua istituzione, durante più di quattro decenni, circa la nascosta condotta immorale dello stesso fondatore e superiore generale della Legione di Cristo, il padre Marcial Maciel Degollado, nel quale, vergognosamente in qualche maniera ancora credevamo prima di scoprire che il caso del nostro abuso specifico non era isolato né unico, ma molto comune, e che eravamo stati coinvolti con parole ingannatrici, che la nostra giovane età di allora e la devozione e l’obbedienza cieca che eravamo obbligati ad avere come padre e superiore ci hanno fatto credere.

 

Perchè adesso?

Noi, nonostante siamo già fuori dalla fondazione, non abbiamo potuto superare psicologicamente una dolorosa prudenza e discrezione autoimposta durante lunghi anni. Ma, Santo Padre, è stata precisamente la carta di appoggio e felicitazione della S.V. diretta al padre Marcial Maciel Degollado, pubblicata il giorno 5 di dicembre del 1994 nei sette quotidiani più influenti della Città del Messico, avvallata dalla Vostra propria firma e dalla riproduzione molto visibile dello stesso scudo di armi pontificio, nella quale la S.V. lodava il Padre come “guida efficace della gioventù” e come colui che “ha voluto mettere Cristo (…) come criterio, centro e modello di tutta la sua vita e lavoro sacerdotale…”, ciò che ci ha mosso a rompere, finalmente, il pesante silenzio e rivelare la vergognosa verità; ebbene, ci ha indignati che un altro Vicario di Cristo, durante varie decadi, potesse continuare ad essere ingannato in maniera tanto estrema.

E adesso ci ha mosso a dirigere questa carta aperta e anche in forma privata, attraverso il Vostro nuovo nunzio in Messico, monsignor Justo Mullor Garcia, il fatto di conoscersi pubblicamente la nomina vaticana, nonostante tutto, del padre Marcial Maciel Degollado come uno dei ventuno dignitari incaricati di organizzare e dirigere il Sinodo dei Vescovi d’America, che sta avendo luogo in Roma, programmato dal 16 di questo mese al 12 di dicembre di quest’anno, per considerare punti di dottrina e prassi cristiana di fronte al prossimo millennio.

Ci sembrerebbe inconcepibile, Santo Padre, che le nostre gravi rivelazioni e lamentele non Vi importassero assolutamente niente: perchè essendo certo che di fronte alla giustizia degli Stati ci sono tempi legali che prescrivono per la manifestazione di delitti commessi (La Jornada, Messico, 23/04/1997), è per questo precisamente davanti ad una Chiesa perenne, alla quale vogliamo continuare a credere in possesso di valori permanenti come Istituzione, ed essendo Essa direttamente la principale gravata nel suo corpo morale attraverso di noi, davanti alla quale di nuovo insistiamo nell’esporre privatamente e pubblicamente, la nostra indignazione per tanta disattenzione ed anche per un arrogante silenzio, quando non offese, da rappresentanti importanti della sua gerarchia davanti a tanti grandi abusi ed ingiustizia.

Tanto lo Stato come la Chiesa devono considerare che se le nostre presenti testimonianze sono false, siamo esposti a sanzioni civili, penali ed ecclesiastiche. Perchè, quindi, dovremmo insistere? C’è, come è stato detto mesi fa, dietro di noi qualcuno o qualche gruppo di potere interessato a screditare il padre Marcial Maciel Degollado, o, come lui ha detto, la Chiesa attraverso la sua persona? Ben sappiamo che è questo, nel padre Maciel Degollado, un vecchio uso astuto della giustapposizione come metodo. Il giusto, crediamo, è che tutto può e deve essere soggetto a investigazione, senza accezione di persona, a meno che si tratti di una discriminazione positiva a favore dei più deboli e vittime.

Due di noi, in quel tempo sacerdoti in funzione, già dal 1978 e 1989, avevamo dichiarato per le vie e protocolli canonici ufficiali, stabiliti per le istanze vaticane pertinenti, parte gravissima dei mali che quest’anno, già come gruppo, abbiamo rivelato (cfr. Hartford Courant, Connecticut, Stati Uniti del Nord America, domenica 23/02/1997); ma siamo apparsi tanto insignificanti alla gerarchia cattolica, Santo Padre, che, nonostante l’enorme rilevanza dei fatti dati a conoscere allora e adesso, non abbiamo ottenuto nessuna attenzione né nessuna risposta, nemmeno burocratica, da nostra Madre la Chiesa.

Il padre Marcial Maciel Degollado, per mezzo della poderosa rappresentanza della firma di avvocati Kirkland and Ellis di Chicago e Washington, D.C., per mezzo del suo portavoce religioso in Nord America, il padre Owen Kearns, L.C., e poi, con una sua carta propria che menzioneremo in successive righe, falsamente ha preteso smentire le nostre testimonianze come carenti di alcun fondamento. Con la quale non solo ha mancato un’altra volta alla verità ed alla carità cristiana, ma anche al concetto ed alla pratica del più elementare senso della giustizia e della semplice virilità umana: dopo essersi negato a incontrare i giornalisti che nel dicembre passato gli chiedevano un’intervista per sentire la sua versione dei fatti da investigare – molto differente al Cristo nel Getsemani: (“Chi cercate? [...] sono io”…) – si scudò non con la Parola di Dio, come corrisponde ad un Suo Servitore, ma dietro alla poderosa e costosa rappresentanza legale e quando tale strategia, puramente umana gli è risultata vana, quindi, nella menzionata carta personale, diretta da Roma, il 28/02/1997, a Mr. Clifford L. Teutsch, editore in capo del Hartford Courant, dopo averci abbiettamente accusati di insidia, falsità e calunnia, e come se fosse la sua un’accusa leggera, ha dichiarato che ci perdonava. Che mascheramento e apparenza di virtù, nelle parole dello stesso Cristo, che falso biancore sepolcrale!

Santo Padre, quando una normale esperienza delle cose umane ed il buon senso dichiarano a gran voce che un uomo di Dio, con la coscienza cristiana pulita e tranquilla, non avrebbe mai agito così!

Noi, oltre ad essere cattolici, membri della società aperta, senza protezione durante decenni per il nostro proprio silenzio ed inascoltati poi durante il tempo dalle diverse istanze ecclesiastiche alle quali abbiamo fatto ricorso, per l’esposizione della verità ci siamo visti costretti ad accettare il contatto con i liberi mezzi di comunicazione, non con animo di fare scandalo ma cercando anche protezione, dato che, da anni uno di noi, e non velatamente, era stato minacciato di morte dallo stesso padre Marcial Maciel Degollado, e ci sono testimoni. Per questo, Santo Padre, per noi stessi e per altre vittime ancora silenziose; per la Chiesa e per la società consideriamo un dovere morale insistere nel manifestare la verità “opportune et importune”.

L’attitudine della gerarchia cattolica

Se c’è stata alcuna cospirazione, come hanno detto, mentendo in tutta falsità, davanti a notaio pubblico in documenti consegnati agli avvocati Kirkland e Ellis tre incodizionati ex membri e, davanti ai mezzi di comunicazione, vari membri della Legione di Cristo sotto istruzioni di obbedienza, Santo Padre, non è stato da parte nostra, che consideriamo la nostra azione come un difficile e rischioso servizio alla Chiesa ed alla società, ma da parte delle stesse persone costituite in autorità dentro alla Legione di Cristo e della stessa chiesa: si tratta di una cospirazione di silenzio, di vergognoso occultamente e di nuova e ingiustissima vittimizzazione contro di noi da parte di persone della gerarchia cattolica romana, di funzionari già formati dal Vaticano e di alti membri della Chiesa messicana.

Dati: dopo che, nei giorni 14, 15, 16 e 17 di aprile di questo stesso anno, sono apparsi nel quotidiano La Jornada più dettagliate rivelazioni sugli stessi fatti trattati nell’edizione del quotidiano nordamericano citato, l’ “emerito” vescovo Genaro Alamilla, senza conoscerci per niente, senza sapere se dichiariamo la verità o no e senza ascoltarci, ci ha offesi davanti ai mezzi di comunicazione pubblici ed ha squalificato, senza nessuna conoscenza di causa, le nostre testimonianze, chiamandoci bugiardi e risentiti (La Jornada, 24/04/1997).

Lo stesso arcivescovo della Città del Messico, monsignor Norberto Rivera Carrera, ci ha diffamati pubblicamente, come affermato nell’edizione de La Jornada (12/05/1997) insultando noi ed il giornalista Salvador Guerrero Chiprés, autore della serie dei quattro articoli sul tema, imponendogli con queste parole: -“Tu ci devi parlare di quanto ti hanno pagato…”- (è stata fatta una registrazione elettronica). Essendo messicani quasi tutti gli ex legionari che abbiamo fatto le rivelazioni ed essendo monsignor Norberto Rivera Carrera il pastore ecclesiastico corrispondente più immediato alla maggior parte prossima di noi, non ci ha mai convocato per conoscere da noi stessi la nostra versione completa dei fatti manifestati e discuterla sotto qualunque procedimento giuridico: canonico o, se procedesse, del diritto positivo corrispondente. No, semplicemente e mancando ad una delle sue funzioni di epí-skopos o supervisore (ebbene, se il padre Maciel Degollado non dipende da lui, vari di noi, come fedeli, sì), ha preferito offenderci davanti alle telecamere e registratori e prendere partito incondizionato per la parte poderosa, la quale noi segnaliamo come aguzzina dei nostri corpi e delle nostre anime, nel tempo passato, e adesso, del nostro nome e prestigio di uomini per bene.

Se l’aver comunicato noi ai mezzi, e non a lui, arcivescovo della Città del Messico, i fatti impugnati fosse la ragione della sua disattenzione, avrebbe potuto manifestarlo così, ma non è stato il modo ma il contenuto delle nostre parole ciò che, senza nessuna indagine, ha squalificato in ogni momento. E noi non ci siamo rivolti a lui perchè dicasteri ecclesiastici vaticani superiori, direttamente responsabili di seguire tali casi, nemmeno ci hanno risposto nulla dal 1978 e 1989, alle testimonianze, ufficialmente protocollate, di due di noi che firmano in calce.

Del Vostro anteriore delegato e successivamente, nunzio apostolico, il monsignor Girolamo Prigione, del quale parte dell’opinione ecclesiastica e laica messicana si è espressa tante volte estremamente negativamente (cfr., per esempio, El Universal, supplemento speciale Bucareli Ocho, Anno 1, n. 14, 24/08/1997) e della cui ingrata memoria in Messico sembra si preferisca non parlare più, non era il caso di aspettare nessuna attenzione alla presentazione della nostra lamentela. Lui ha avuto anche l’opportunità di interrogarci in servizio Vostro, della verità e della Chiesa e di dirigere l’informazione ricavata alla congregazione romana corrispondente, ma ha preferito tacere ed apparire intenzionalmente con il padre Marcial Maciel Degollado e l’arcivescovo Rivera Carrera in una famosa fotografia da prima pagina giornalistica (La Jornada, 22/04/1997) alcuni giorni dopo che avevano pubblicato nuove rivelazioni nello stesso quotidiano, indicando con questa giustapposizione delle immagini, senza avere intermediato con nessuna investigazione, che anche lui squalificava totalmente le nostre rivelazioni.

Ci perdoni il menzionarlo, Santo Padre, ma ci sono persone che si sentirebbero tentate al pensare anche questi gerarchi come Baruch Spinoza degli alti clerici della sua epoca, che “…se avessero realmente una sola scintilla di luce divina, non si equivocherebbero con tanta arroganza ma che apprenderebbero ad amare Dio con maggior sapienza e si eleverebbero tanto tra gli altri uomini per le loro capacità d’amore come si evidenziano adesso per la loro malizia”. (Tractatus Theologico-Politicus, Prefacio).

Ci siamo rivolti, sì, tempo fa, come prima ad altre personalità ecclesiastiche (e riveliamo questo dato qui ed adesso per la prima volta) ad un’alta istanza gerarchica, il Cardinale Cahil Daly, primate d’Irlanda, dopo che lui coraggiosamente ha affermato, attraverso la British Broadcasting Corporation (cfr. El Universal, Messico, sez. Internacional, 03/01/1995) che sarebbe stato fermo e non avrebbe occultato clerici che avessero qualcosa a che vedere con il suo paese se avessero commesso reato di abuso sessuale.

Possiamo provare con la risposta data, quasi due anni dopo (6/12/1996), per mezzo di un suo assistente speciale agli investigatori del periodico Hartford Courant, Gerald Renner e Jason Berry, che sì, aveva ricevuto una delicata missiva firmata al tempo da cinque di noi, datata il 5 di febbraio del 1995, la quale gli era stata consegnata personalmente. Tuttavia, il Cardinale Cahil Daly, non essendo ancora il primate d’Irlanda, né dopo esserlo diventato, ci ha mai risposto, né in pubblico né in privato, nonostante le sue promesse davanti alla BBC di Londra e nonostante il fatto che nella nostra carta lo pregavamo chiaramente che ci desse le sue istruzioni per dare seguito alle nostre informazioni, per mezzo del nostro proprio messaggero il quale, per ovvie ragioni di fiducia, non conosceva il contenuto dell’invio che ha consegnato nelle mani di sua Eminenza. Constaterà, quindi, a coloro che desiderino verificarlo che, nonostante frustrato contro la nostra volontà, lo sforzo di comunicazione privata e diretta con il Cardinal Daly, come membro dell’alta gerarchia cattolica, è una prova della discrezione e moderazione con la quale durante tanto tempo sempre abbiamo voluto trattare tanto delicato argomento prima di accettare l’intervento aperto di alcuni mezzi di investigazione e diffusione pubblici.

Testimonianze interne alla Legione di Cristo

Così, quindi, Santo Padre, non si tratta di un “perchè adesso?”, come il padre Marcial Maciel Degollado ed i suoi portavoci o i suoi ipocriti amici di diversi mezzi di comunicazione grafica, radiofonica e televisiva hanno voluto che pensi confusamente la gente. No: che se rivedono i libri stessi (pubblicati con scarsissima conoscenza del metodo storico e con una non scrupolosa semplificazione e deformazione dei fatti), che toccano gli aspetti della vita del padre Marcial Maciel Degollado. Si legga nel testo redatto dal P. Owen Kearns, L.C. et al., Legionari di Cristo, Cinquantesimo anniversario (Messico, Imprenta Madero, 1991), come, già da giovane, “al morire suo zio Don Rafael (Guízar y Valencia, vescovo di Jalapa) si suscitarono alcune [] incomprensioni [‘]; [e] Marcial dovette abbandonare il seminario di Veracruz” (Op. Cit. Pag. 239). Si legga lì, nello stesso testo, come nel seguente seminario, quello di Montezuma, Nuovo Messico, Stati Uniti del Nord America, nel quale rimase solamente 18 mesi (dal 2 di settembre del 1938 fino alla notte del 17 di giugno del 1940, con la matricola n°428 [cfr. Montezuma nei suoi ex-alunni, del P. José Macias, S.I., Messico, Ed. Progreso, 1962] come “intanto, tuttavia, erano sorte anche qui alcune [‘] incomprensioni [‘] [un’altra volta]” e come questa, “la notte del 17 di giugno del 1940 Maciel ha dovuto lasciare il seminario…” [Legionari di Cristo, Cinquantesimo Anniversario, pag. 23], dato che completa il P. J. Alberto Villasana, L.C., indicando che è stato tanto improvviso e radicale l’ordine di espulsione quella notte che il padre rettore del Seminario [Don Augustín Waldner, S.I.], si è negato totalmente alla sollecitudine del già ex-seminarista di parlare con lui. [Una fondazione in prospettiva. Evocazione storica, Roma Istituto degli Alti Studi della Legione di Cristo, 3 di gennaio del 1991, pag. 65].

Si legga anche nella pagina 31 della stessa opera redatta dal P. Owen Kearns, L.C. et al. Che, dopo l’appoggio offerto, fino al 1949, dal prestigioso moralista P. Lucio Rodrigo, S.I. dell’Università de Comillas, quindi in Santander, Spagna, questo uomo tanto ponderato, così come il rettore di questa istituzione, il P. Francisco Javier Baeza, S.I., ha cominciato ad inviare relazioni negative alle autorità ecclesiastiche: “…Ma dopo arrivarono anche altre relazioni con accuse infamanti…” (il padre editore non da assolutamente nessuna spiegazione, nemmeno minima, al rispetto. Ovviamente davanti al padre Marcial Maciel Degollado ed alla sua condotta personale privata tutto il mondo sembra essersi sempre sbagliato).

Ma si legga la propria carta dello stesso padre Marcial Maciel Degollado, il quale, già il 20 di novembre del 1953, scriveva da Chihuahua, Messico, nella sezione 2, “La vita è una e si vive una sola volta”: nella mia consegna mi ha sorpreso la battaglia della calunnia e della diffamazione…”. [Messaggio, Lettere del Fondatore del Regnum Christi, M.M.L.C., Roma 1986, pag. 19], dimostrando così lui stesso che già da quegli anni era accusato di varie mancanze la cui natura lui ha preferito mantenere velata; ebbene, all’invitarci a “serrare le fila” e ad operare con “spirito di corpo”, come era solito, si riferiva sempre agli “attacchi di diffamazione e calunnia” dei “suoi nemici”, ma senza menzionare nulla, neanche velatamente, su chi fossero questi “nemici” nemmeno della natura né del contenuto di tali attacchi.

Niente, quindi, potrà togliere forza al significato di queste autotestimonianze né negare che provengono da fonti favorevoli al padre Marcial Maciel Degollado o da lui stesso, non da “nemici”, come lui frequentemente qualificava nelle sue carte “ad usum nostrorum tantum”, in conversazioni private e discorsi aperti coloro che dissentivano da lui, soprattutto su quanto concerne alla sua condotta morale.

Perchè in tanti abbiamo taciuto tanto tempo?

È verità, Santità, che, psicologicamente imbavagliati e con una mal interpretata lealtà all’istituzione ed al padre Marcial Maciel Degollado, sette dei firmatari di questa carta diretta a Voi (ebbene uno, allora, era già uscito dall’istituzione) abbiamo occultato la verità ed abbiamo mentito nella nostra gioventù davanti agli investigatori del Vaticano quando siamo stati interrogati a Roma circa la sua condotta morale, nel 1956, ed è certo anche che poi abbiamo taciuto per lungo tempo; ma psicologi, psichiatri ed altri specialisti delle scienze sociali e dello spirito possono provare che il silenzio delle vittime di una certa classe di abusi, e soprattutto sotto gli effetti duraturi di un sommettimento psicologico e religioso intenso, mentre più prolungato, più è significante la profondità del danno causato dalla poderosa inibizione interiore imposta dalle depredazioni spirituali originate, nel nostro caso e con tanto dolore e confusione, in quello da cui meno dovrebbero provenire.

Ah, Santo Padre, se tante bocche azzittite dentro e fuori dalla Legione di Cristo parlassero adesso, coraggiosamente leali alla verità ed alla Chiesa e meno imbavagliata dalla lunga abitudine dell’incondizionata appartenenza istituzionale, o per il timore di perdere, già fuori, la sua immagine sociale o certi benefici generati dal suo silenzio!

Veda, siccome quasi tutti entravamo molto giovani all’istituzione, per questo vivono ancora molti conoscitori della realtà delle tristi verità esposte: alcuni che sì abbiamo scritto la nostra testimonianza ed altri che non lo hanno fatto, dei quali il male morale dell’abuso sessuale, del cattivo esempio della inveterata dipendenza all’uso della morfina in privato ma davanti a noi ed altri, di quali vari dovevano anche procurargliela, e dalla profonda e radicata abitudine alla simulazione ed inganno da parte del padre Marcial Maciel Degollado dovettero la loro origine dalle prime decadi della Legione di Cristo. Abbiamo conoscenza e convinzione del fatto che coloro che abbiamo parlato o scritto a proposito di questi mali non rappresentiamo se non una molto piccola parte della totalità delle vittime dei danni morali continuati durante larghi anni, anime adolescenti e giovani senza protezione, originariamente dalle nostre famiglie, disgraziatamente tanto lontane e tanto cristianamente fiduciose!

Consideri anche, per quanto riguarda la nostra residenza e non supervisionata minoranza di età all’estero che Messico, la patria della maggior parte di noi, non manteneva relazioni con il governo spagnolo durante quegli anni e che, nel caso della nostra permanenza in Roma, non poteva trattarsi della improcedente relazione di un governo laico con un’istituzione religiosa di un cattolicesimo scarsamente riconosciuto ufficialmente nel nostro proprio paese; pertanto rimaneva scartata ogni possibile vigilanza su di noi da parte delle nostre autorità civili.

E ci ha protetto la Chiesa?

E la stessa Chiesa? Potrebbe nemmeno sospettare quella nostra situazione di quando il Cardinale Giuseppe Pizzardo, che si supponeva tanto amico del padre Maciel Degollado, Segretario della Suprema Sacra Congregazione del Santo Ufficio, Prefetto della Congregazione di Seminari ed Università degli Studi e Gran Cancelliere della Pontificia Università Gregoriana, tanto occupato dalle attività dei suoi alti incarichi? O essendo quindi la Legione di Cristo riconosciuta solo dal diritto diocesano dal 25 di maggio del 1948 fino al 6 di febbraio del 1965, per mancare ancora di approvazione pontificia prima di questa data, poteva il monsignore Alfonso Espino, vescovo di Cuernavaca, Morelos, Mexico, rendersi conto di quel trottare contro la moralità e la nostra integrità, stando noi molto distanti, sotto il più assoluto regime di censura e di “voto segreto” in ogni classe di comunicazione interna ed esterna e senza conoscenza del supporto e protezione dovuto a noi per il Diritto Canonico? Ancora al giorno d’oggi, Santo Padre, nessuno di noi sa in quale luogo del Vaticano o sotto il controllo di quale congregazione o dicastero romano si conservano le testimonianze trascritte in un libretto tipo notarile nel quale abbiamo firmato, nel novembre del 1956, davanti agli interroganti vaticani, il Superiore Generale dell’Ordine Carmelita, padre Anastasio del Santissimo Rosario e del suo assistente, il padre Beniamino. E mai, come aspetterebbe qualunque commissione dei Diritti Umani, ci è stata data copia alcuna del documento nel quale, in quell’occasione tanto seria, fosse quella che fosse la nostra testimonianza, abbiamo posto la nostra firma.

Da parte sua, il padre Marcial Maciel Degollado, al difendersi, rispondendo attraverso i suoi avvocati dello studio Kirkland and Ellis, agli investigatori del quotidiano Hartford Courant, dal dicembre dell’anno scorso al febbraio di quest’anno, e volendo lui retrodatare i carichi fino agli anni 1956-1959 (tempo nel quale è stato obbligato dal Vaticano a mantenersi lontano dall’istituzione), non ha presentato, come, anzi sì sarebbe logico aspettarsi, nessun documento esoneratorio da parte delle autorità vaticane di allora, per esempio, del venerabile e saldo Valerio Valeri, membro del Collegio Cardinalizio dal 1953 e Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi, il quale ha avuto informazione e, dall’aprile del 1956, sorprendente prova personale della tossicodipendenza del padre Marcial Maciel Degollado, o di Sua Eminenza il Cardinale Alfredo Ottaviani, dal 1935 Assessore del Santo Ufficio e, nel 1956, Pro-Segretario dello stesso Santo Dicastero, o del monsignor Arcadio Larraona, C.M.F., più tardi Cardinale, dal quale sembra che dipendesse immediatamente la direzione della, evidentemente frustrata, investigazione del caso. No: gli avvocati laici del padre Maciel Degollado solamente hanno presentato (dicembre del 1996) agli investigatori del Hartford Courant, Geral Renner e Jason Berry, una carta manoscritta, ma, e in una materia tanto grave, SENZA data, del monsignor Polidoro Van Blieberghe, vescovo belga francescano adesso ritirato in Illapel, Chile, e il quale NON ci ha interrogati in Roma e il quale in nessun modo ha avuto né ha le attribuzioni di giudice, e meno adesso, essendo come è stato solo un “tecnico” osservatore intermediario dell’investigazione. È curioso, per certo, che gli avvocati del padre Maciel Degollado hanno anche presentato a suo favore un’altra carta, che si suppone esoneratoria del suo vizio alla droga, anche olografa e firmata dal dottor Riccardo Galeazzi Lissi, l’archiatra stesso della S.S. Pio XII, ma stranamente anche questa SENZA data. Ed è importante osservare che quelle difficili circostanze sono successe specialmente durante la congiuntura transizionale degli ultimi tempi del glorioso Pontificato di S.S. Pio XII agli inizi del primo anno del memorabile Pontificato di S.S. Giovanni XXIII.

Perchè è stato possibile tutto questo?

Perchè sono stati possibili dentro alla Chiesa e tanto vicino al Papa occultamenti tanto densi e silenziosi, tanto prolungati? Sappiamo per la logica semplice e per lo stesso insegnamento evangelico che non può essere una stessa radice quella del grano e quella della zizzania. Come spiegare, quindi, Santo Padre, apparentemente da una stessa fonte i beni manifestati e, allo stesso tempo, il male morale riferito, della quale esistenza possiamo dubitare, poichè da lui tanto siamo stati vittime e per tanto tempo? Si tratta di una stessa radice e di uno stesso tronco, o di una strana, non cristiana arte, quasi demoniaca, di occultarsi in mali reali dietro di certi beni obiettivi, prodotti da distinte buone volontà, non negabili del bene e operatori del male?

Riconosciamo che per diverse ragioni non è un lavoro facile stabilire in maniera inequivocabile la demarcazione (poichè, in ultimo termine, la verità di una cosa solo può essere il congiunto di tutte le cose: e questo è parte del gravissimo problema!); ma affermiamo che sì è responsabilità della Chiesa Cattolica, organizzatrice di ogni categoria di incontri nazionali ed internazionali per trattare punti fondamentali di dottrina e prassi cristiana e alla quale non mancano i mezzi opportuni per investigare la verità, se fermamente così lo vuole e istituzionalmente così lo decide.

Noi, come vittime, ma già adulti, riflessivi ed obbligati solo alla verità, fondamentati nella nostra diretta esperienza personale di molti anni molto vicini alla criptica vita intima del fondatore e generale della Legione di Cristo, il padre Marcial Maciel Degollado, affermiamo davanti a Voi, davanti alla Chiesa e davanti alla società, senza negare l’enigmatico carisma che sempre lo ha accompagnato e che, precisamente, non è esclusivo solo degli spiriti buoni, che in gran parte la sua personalità esternamente conosciuta è un prodotto mitico di uno sforzo istituzionale elaborato artificialmente, più vicino nella sua essenza e modi, direbbero alcuni, ai procedimenti del nazionalista Joseph Goebbels che alla nuda verità del Vangelo di Cristo. È certo che, come molti dei moderni miti umani, manifesta aspetti a prima vista spettacolari e in vari sensi persino vantaggiosi. Ma non troviamo nella storia del Cristianesimo nessun uomo di Dio che fosse considerato un mito vero solo perchè risultava utile.

Che cosa è in rischio?

Che con l’investigazione sollecitata da noi si lesionerebbe il prestigio e la rispettabilità pubblica della persona qui accusata? Non più del prestigio e della rispettabilità di qualunque uomo appartenente ad una società ben costituita che possiede leggi uniformi per tutti, senza accezione di persona, e per la quale la Chiesa vuole essere modello di dottrina e pratica della giustizia. Se quello che abbiamo detto e stiamo dicendo non è vero, che questa stessa giustizia con argomenti ce ne faccia carico, che inflessibilmente ce lo provi e che siamo castigati duramente; e che davanti a Dio e davanti agli uomini brilli integro a favore del padre Marcial Maciel Degollado lo splendore della verità.

Se, invece, sottomessi tutti, lui e noi, allo scrutinio completamente imparziale di una commissione libera e capace, formata da uomini e donne, laici ed ecclesiastici, specializzati nelle scienze appropriate per il caso, si riconoscesse che diciamo il vero, come affermiamo, nelle accuse che abbiamo presentato, che quindi anche la verità risplenda e che, ugualmente, si applichi la giustizia. Che tutti veniamo trattati con la stessa misura, come corrisponde a uomini liberi ed adulti, membri dell’Assemblea Cattolica, in una società ed in una Chiesa degna. Perchè, al contrario, dovrebbe consegnarsi ad ogni uomo ed a ogni donna il privilegio di disfarsi facilmente della responsabilità morale dei propri atti davanti ai gruppi umani legalmente costituiti, con il semplice silenzio o con dichiarazioni proprie autonomamente esoneratorie, e con la facoltà aggiunta di accusare di calunniatori, diffamatori e falsi le loro antiche vittime, caratteristica pubblica già delle ingiustizie inflitte contro di loro.

Santo Padre, nel caso che si riconoscesse la colpevolezza del padre Marcial Maciel Degollado, sarebbe questo tanto oneroso per la Chiesa? Più grandi errori sono stati riconosciuti nella sua storia. Ci permetta l’audacia di dire che, per molte ragioni, vergognoso per la Chiesa  sarebbe smettere di chiarire qual’è la verità e non farsi la dovuta giustizia, si estenderebbe uno scandalo maggiore e rimarrebbe sempre in dubbio per molti la credibilità stessa del magistero della Chiesa, la quale, da una parte, offre in certe occasioni scuse generali per i delitti dei suoi chierici e pubblica documenti meravigliosi e ricchi in fonti poetiche sulla debita purezza del sacerdote, sulla dignità della persona umana e sul rispetto a questa dovuto e, dall’altra parte, occulta e tace quando l’accusa si riferisce a qualcuno di eminente dentro al proprio sistema.

Di fronte a quello che ci è toccato presenziare direttamente e soffrire in carne e spirito propri, e dopo quello che abbiamo osservato e saputo durante lunghi anni, noi ci domandiamo adesso, costernati: com’è possibile che una sapienza tanto antica come quella della Chiesa ha potuto essere ingannata tanto facilmente a tanto alti livelli gerarchici, per tanto tempo, in tanti luoghi, nonostante tante vittime e tanti insistenti reclami? È la Chiesa efficace nella sua volontà di investigare e conoscere gli irregolari e distruttivi atti morali dei suoi alti membri? O teme conoscerli? O teme lo scandalo? Però quale maggiore scandalo di questo estesissimo museo occulto di anime in diaspora spirituale, deformate e danneggiate per tutta la vita nel più profondo della sua sacralità da “lupi vestiti con pelle di pecora” e mascherati da pastori, corrotti e corruttori, seduttori e non conduttori di anime, ovviamente poderosi per la loro influenza economica, sociale ed ecclesiastica, non personalmente per l’esercizio dei valori che divulga il vero Vangelo di Cristo?

Santo Padre, Lei, come noi, sapete che “Deus non irridetur” e che la Parola tradisce chi tradisce la Parola. Tutto è una questione di tempo. Perchè, come ricorda un autore poco noto, “a prescindere dai clamori e grida, la grande menzogna non è mai stata un successo storico permanente”. Se la Chiesa vuole recuperare la perpetua fede intima di tanti fedeli disillusi (lasciando da parte le statistiche pubblicitarie di enormi agglomerazioni, che dimenticano che solo “in interiore hominis habitat Spiritus” e da dati di certa crescita istituzionale, che, in controparte, non menzionano per niente le ancora maggiori diserzioni né le loro cause), deve essere chiaro e palese che Lei non teme imporre pulizia ed ordine nel suo proprio recinto socio-spirituale. Crediamo fermamente che solo un cristianesimo giusto, trasparente e coraggioso guadagnerà il rispetto vero ed attivo di vecchi e giovani, di donne e uomini coraggiosi ed intelligenti e sanamente critici in un mondo superficiale, tanto facilmente impressionabile da dati di manifestazioni massive, di movimenti gregari e di un potere di convocatoria sotto dichiarazione valide in sé stesse, ma tristemente, e tante volte, senza conseguenze per il compimento della giustizia.

Una Chiesa santa?

Santità, ci sorprende moltissimo vedere come tanti ecclesiastici dei nostri giorni resistono a conoscere l’esistenza del male e dell’ingiustizia nel mezzo religioso cattolico, quando, d’altra parte, sappiamo mediante la Sacra Scrittura, per le testimonianze dei Santi Padri e mediante i documenti del non lontano Secondo Concilio Vaticano che la Chiesa accetta ufficialmente che è non solo un’istituzione per i peccatori ma anche una Chiesa peccatrice. Che, nonostante a causa della sua divina origine sia “sine macula et ruga”, “la Chiesa viene costantemente minacciata da dentro (Matteo, XXIV, 20) da maestri in errore e da profeti bugiardi (…) dalla tentazione di fare mal uso della loro missione (…). che Dio concede luogo al male nella Chiesa, che la zizzania può crescere fino alla fine della raccolta e che nella rete del pescatore ci sono pesci cattivi e pesci buoni (…)”(Matteo, IV, 1; XIII, 24; XIII, 36; XIII, 47)” [Karl Rahner, Scritture di Teologia, Madrid, Taurus Ed., 1969, tomo IV: “Scritture del tempo conciliare”, p. 317].

Sant’Agostino, da parte sua, ci avverte che ci sono uomini che rimangono (“in Ecclesiae sinu”…) “corpore quidem sed non corde”… [Ibid., p. 327, nota 24]; e lo stesso santo ci ricorda con le sue proprie parole, senza fare eccezione di persona alcuna, che “…tutti siamo peccatori”, dichiarando così, di fatto, anche la Chiesa peccatrice, e promettendo “la sua “senza macchia né ruga” solo per l’eternità” [Ibid., p. 330]. “Non si nega (…) una colpa della stessa Chiesa, ogni volta che in ordine di questa colpa entrano in gioco i portatori del ministero ecclesiastico, che operano giuridicamente in nome della Chiesa e la cui colpa la lede molto empiricamente e percettibilmente” [Ibid., p. 332]. Così dunque, intendiamo che “non solamente deve confessarsi ciascuno nella Chiesa veramente ed umilmente come peccatore (DS 229,230, 1537), ma che anche deve farlo la stessa Chiesa” [Ibid., p. 336]. E ci perdoni, Santo Padre, continuare la citazione dell’autore che tanto ha riflettuto su questo tema: “Solo quando la Chiesa si sa Chiesa dei peccatori, si convince realmente e per sempre -ed intende simile imperativo in tutta la sua profondità- di che necessita di purificazione, di che deve aspirare sempre alla penitenza ed alla riforma (n° 8). Al contrario, tutte le esigenze riformatrici non sono se non ricette di antica prudenza, desideri senza forza che sì possono perfezionare il diritto di una istituzione e sviluppare una tecnica ed una tattica pastorali di grandi voli, ma che, con tutto, non radicano nel suolo della vita, della vera fede e della Chiesa umana”. [Ibid., p. 336].

Una Chiesa giusta?

Pensiamo, Santo Padre, che non pochi di coloro che leggeranno questa carta anche pubblica ci etichetteranno come sfacciati per la ragione della nostra diretta apertura e, soprattutto, per rivolgerci a Voi con questi riferimenti di dottrina; o chissà ci giudicheranno insensati per sembrargli che pretendiamo portare la nostra povera acqua al mare della Vostra sapienza ed autorità. Con tutto, Santità, noi non siamo stati precipitosi. E per aver detto la verità sul padre Marcial Maciel Degollado, alcuni di noi hanno dovuto sopportare durante mesi attacchi ed insinuazioni umilianti, intimidazioni, negazioni, offese ecclesiastiche, editoriali perfidi (per esempio, ne “El Norte”, Monterrey, México, 26/05/1997), perdita di amicizie e contatti sociali, penosi dolori familiari. Vogliamo che la Chiesa e la società comprendano che l’unica cosa che desideriamo è che si faccia giustizia; ma non solo per la legittima rivendicazione personale ma per il bene della Chiesa e della società. Pensiamo obiettivamente che il confronto di Davide e Golia si ripete. E su tutto e tutti, la nostra unica fiducia reale è posta nel Signore del quale Voi siete Vicario. E non ci vergognamo. Sappiamo che la verità ci mantiene liberi e desideriamo questa stessa fortuna, a tempo, per chi ancora la necessita. Perchè come il padre Marcial Maciel Degollado usava ripetere tante volte: “la vita è una e si vive una volta sola”. Ma che triste, dopo aver adottato quasi pubblicitariamente l’heideggeriano concetto di “autenticità” quasi come lemma istituzionale, arrivare agli ultimi anni di questa vita avvolto ancora in irredentrici apparenze, con le mani personalmente vuote della verità ed avendo peccato tanto contro la luce! Che ricordi questa citazione di una delle sue proprie lettere… sulla menzogna: “…duramente anatemizzata e sanzionata da Dio nella Sacra Scrittura: Dio abomina le labbra menzognere, dice l’autore dei Proverbi [II, 22] e per mezzo di San Giovanni [III, 44] chiama i bugiardi “figli di Satana”“Voi avete per padre il Diavolo”. [Messaggio..., p. 136].

Santità, al concludere giustamente la Vostra estesa intervista con il giornalista italiano Vittorio Messori, pubblicata in castellano con il titolo di “En el umbral de la esperanza” (Sulla soglia della speranza) (Barcellona, Plaza y Janés), citavate con approvazione le parole di André Malraux: “Il secolo XXI sarà un secolo religioso, o non sarà”. Noi ci azzardiamo ad immaginare, Santo Padre, che ugualmente e con simile convinzione le potrebbe succedere di pensare a molte menti dubbiose e senza speranza qualcosa di simile rispetto a nostra Madre: “La Chiesa Cattolica nei tempi che avanzano dovrà essere veramente coerente, o non sarà”.

E, Santo Padre, noi non abbiamo cercato lo scandalo: è Cristo colui che ha detto: “È inevitabile che appaiano scandali, ma guai a colui al quale si deve l’origine dello scandalo!…” (Luca, XVII, 1). Anche Voi stesso, la domenica 23 di giugno dell’anno passato, in Berlino, avete criticato i tedeschi perchè, cinquant’anni fa “…non si sono mossi in forma massiva…” contro la menzogna del nazionalsocialismo hitleriano e perchè “…ci furono troppi silenzi…” (Cronaca, Messico, 25/06/1997). E, al ricordare questi fatti ed omissioni, Voi non avete domandato “Perchè adesso?”.

È anche la lettura della Vostra Lettera Enciclica “Veritatis Splendor” che ci ha mosso a manifestarci privatamente e pubblicamente perchè, detto con le Vostre proprie parole “…lo splendore della verità morale non sia ofuscato con i costumi e nella mentalità delle persone della società [...] al fine che non solo nella società civile ma incluso dentro alle stesse comunità ecclesiastiche non si cada nella crisi più pericolosa che possa affliggere l’uomo: la confusione del bene e del male, che rende impossibile conservare l’ordine morale negli individui e nelle comunità”. [op. cit., 93].

Se questa carta, come preghiamo Dio, arriverà alle Vostre venerabili mani e fosse letta, almeno in parte da Voi, ci dispiacerebbe l’inevitabile dolore che la nostra lamentela e l’esposizione del nostro male indubitabilmente causeranno al Vostro tribulato spirito. Ben sappiamo quanto è pesante il carico del Vostro laborioso pontificato. Ma, completamente frustrate già altre istanze di ricorso dentro alla Chiesa e consigliati noi dalla fede e dalla storia, non ci rimaneva altra porta legittima e sicura alla quale tentare chiamare direttamente coram omnibus, sopra a tutti, se non alla porta del Papa. Forse un giorno, davanti al risultato dell’indagine profonda della triste verità che abbiamo manifestato, diano sollievo in qualche maniera alla Vostra pena le sagge parole che San Giovanni Crisostomo ha pronunciato nella sua “Omelia in difesa di Eutropio”: “Sono migliori le ferite causate dagli amici che le false lodi dei nemici”.

Giuramento

Così quindi, tutti noi, cattolici credenti, firmati in calce, senza ragione alcuna di frustrazione nei nostri lavori e sforzi personali, completamente liberi da qualunque desiderio di vendetta per le offese corporali e spirituali da noi sofferte in tempi passati ed odierni da parte del padre Marcial Maciel Degollado, senza interessi di crescita di qualunque natura, senza nessuna coercizione di nessuno né di nessun gruppo di qualunque tipo di potere, ma coscienti della nostro difficile ma già improrogabile obbligo davanti alla chiesa ed alla Società giuriamo solennemente davanti a Dio che ci deve giudicare, davanti a Voi, che avete anche la gravissima responsabilità di soppesare e conoscere profondamente gli uomini che proponete come guida e modello di vita, davanti alla Chiesa Cattolica intera della Città di Dio e, mentre, nella Città dell’Uomo, e davanti a ogni autorità divina ed umana, religiosa e civile, che può e deve, se vuole, sottometterci a duri ed esaustivi interrogatori, giuriamo -ripetiamo- che nelle nostre attuali dichiarazioni e rivelazioni parlate e nelle nostre testimonianze individuali recentemente scritte circa la condotta immorale del padre Marcial Maciel Degollado abbiamo detto solamente la verità. E sotto dovere di coscienza ecclesiastica e sociale, per la quale durante tanti anni abbiamo presenziato tanto da vicino ed abbiamo tanto personalmente sperimentato, e contraddicendo, molto a doloroso dispiacere nostro, le parole Vostre circa l’esemplarità morale del padre Marcial Maciel Degollado espresse nella Vostra carta del 5 di dicembre del 1994, citata all’inizio del presente documento, affermiamo virilmente, appoggiati nell’inequivocabile dottrina del Vangelo di Cristo e nella tradizione cristiana, che sarebbe spiritualmente, psichicamente ed eticamente funesto al sommo grado per qualunque anima condurre la sua vita privata seguendo il modello di comportamento intimo del padre Marcial Maciel Degollado rispetto al sesso, al piacere dei narcotici ed alla sua negativa attitudine davanti alla verità e davanti ad altri valori spirituali ed umani. Giuriamo questo per Cristo, per l’esempio degli uomini degni che in qualunque luogo ed epoca del mondo hanno sofferto per difendere la verità, per la memoria dell’ingannata illusione religiosa dei nostri padri, per il dolore del danno psichico e morale di molti dei nostri antichi compagni, per il desiderio di una società meno compiacente, più valida ed inquisitoria, per la speranza di una gioventù più critica, per la necessità di un governo civile più attento e controllatore, per l’anelo di una Chiesa giusta, onesta e pulita.

Intendendo quanto difficile sarà per Voi, Santo Padre, comprenderci mentre non si porti a termine la necessaria indagine e un giudizio canonico, preghiamo il Signore per la Vostra luce, salute, benessere e pace. E le esprimiamo che desideriamo rimanere uniti a Voi, con la nostra speranza posta nello splendore della verità e nel trionfo della giustizia.

Stati Uniti del Nord America/Messico, Mese di Novembre del 1997.

Responsabile della pubblicazione:

Félix Alarcón Hoyos

José de J. Barba Martín

Saúl Barrales Arellano

Alejandro Espinosa Alcalá

Arturo Jurado Guzmán

Fernando Pérez Olvera

José Antonio Pérez Olvera

Juan José Vaca Rodríguez

Indirizzo per la Vostra risposta, che invochiamo

Nunciatura Apostolica de México

Juan Pablo II #118

México D.F.

01020

(Questa lettera è stata pubblicata nella rivista messicana Milenio, l’8 di dicembre del 1997).

 



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