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“Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

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“Papa Francesco ha taciuto

sui casi di pedofilia in Argentina”

 

19/03/2013 - Le vittime dei sacerdoti accusano il nuovo Pontefice: sarebbe rimasto in silenzio sul caso di un sacerdote condannato a 15 anni per abusi su minori

“Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”<1/10>

Papa Francesco: il Washington Post tira fuori qualche scheletro dall’armadio e racconta la vicenda giudiziaria di padre Julio Cesar Grassisacerdote argentino e fondatore di un programma a sostegno degli orfani, oggi condannato con la condizionale per molestie sessuali  ai danni di un bambino sotto la sua tutela.

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CONDANNATO A 15 ANNI, LIBERO - Si chiama Julio Cesar Grassi e, nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, è una specie di celebrità. Giovane, dinamico, interessato al mondo dei media e con un’interessante schiera di finanziatori, padre Grassi è il fondatore di una rete di scuole, orfanotrofi e programmi educativi a sostegno dei bambini e dei giovani argentini più sfortunati. La sua fondazione ha un nome solare: Felices los Niños, bambini felici. Grazie alle sue azioni, padre Grassi si è guadagnato il plauso del mondo politico argentino e, ovviamente, anche quello del suo superiore, l’Arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. Ma padre Grassi è stato condannato a 15 anni di prigione per aver molestato sessualmente un bambino che gli era stato affidato. La sentenza, risalente al 2009, è stata sospesa con la condizionale. Padre Grassi, pertanto, non si trova in carcere.

BERGOGLIO E GLI ABUSI - Secondo quanto riportato dal Washington Post, nell’anno in cui Grassi fu condannato, Bergoglio si sarebbe rifiutato di incontrare la vittima del sacerdote, così come ogni altra persona che subì abusi da parte di un membro del clero argentino. Non avrebbe offerto né le sue scuse, né un risarcimento pecuniario, nemmeno in quei casi denunciati da altri membri della Chiesa o nei casi in cui i sacerdoti accusati fossero finiti in carcere. Bergoglio è stato eletto Pontefice meno di una settimana fa, e da quel giorno i media internazionali si sono soffermati principalmente sulle sue azioni durante la “guerra sporca” nel periodo della dittatura. Ma, oggi, lo scandalo che incombe sul Vaticano è legato alla pedofilia e, benché non ci siano prove che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires abbia avuto un ruolo nel coprire i casi di abusi, si tratta di una macchia che potrebbe condizionare il papato di Bergoglio.

“È STATO IN SILENZIO” - Numerose associazioni argentine a sostegno dei diritti umani hanno affermato che, negli ultimi anni, Bergoglio si sarebbe schierato con molta convinzione insieme alle organizzazione laiche per combattere la prostituzione minorile e il mercato del sesso e che avrebbe dato precise istruzioni ai vescovi di denunciare alla polizia tutte le accuse di abusi da parte dei membri del clero. Lo scorso settembre, quando un sacerdote è stato accusato di aver abusato di decine di ragazzini tra il 1984 e il 1992, Bergoglio aveva diffuso un comunicato in cui riaffermava “la sua profonda vergogna e l’immenso dolore per quanto commesso da una persona che dovrebbe dare l’esempio”. Tuttavia, per la maggior parte dei 14 anni in cui Bergoglio è stato Arcivescovo di Buenos Aires, non avrebbe intrapreso nessuna azione decisiva per proteggere i bambini dagli abusi, né avrebbe chiesto scusa quando i primi casi vennero alla luce. ”È stato in silenzio, completamente in silenzio” – ha dichiarato Ernesto Moreau, membro argentino delle Nazioni Unite nonché avvocato di alcune delle vittime che avevano chiesto, inutilmente, un incontro con Bergoglio. “In quel caso Bergoglio non fu troppo diverso dagli altri vescovi argentini, né dal Vaticano”.

LEGGI ANCHE: Papa Francesco scappa dalla domanda sulla pedofilia delle Iene

PADRE GRASSI, UN CASO PROBLEMATICO - Il caso di padre Grassi è stato particolarmente problematico, perché il sacerdote era considerato molto vicino sia a Bergoglio che ai giovani sacerdoti coinvolti nella fondazione. Una fondazione che accoglie 600 orfani e gestisce un giro di donazioni particolarmente cospicuo. Grassi non è stato espulso dal clero: anzi, dopo la sentenza, i vertici della Chiesa argentina guidati da Bergoglio, commissionarono un lungo report in cui si affermava che Grassi era innocente. Il documento è stato messo agli atti in vista del processo d’appello, ancora da celebrarsi, e Grassi può continuare a vivere a pochi passi dalle aule e dei dormitori della scuola da lui fondata e che oggi è diventata il centro della comunità fondata dal sacerdote.  Alcuni dipendenti della scuola hanno testimoniato al processo. Una custode ha raccontato che Grassi “aveva i suoi preferiti, sempre maschietti. Regalava loro biciclette o giocattoli e poi ne sceglieva uno perché fosse il suo piccolo segretario”. Ad accusarlo ci sono poi le testimonianze di tre ragazzini, di età compresa tra i 9 e i 13 anni.

RISTABILIRE LA CREDIBILITÀ DELLA CHIESA - “Molti cattolici vogliono proteggerlo e difenderlo – ha dichiarato Sister Martha Pelloni, avvocato argentino specializzato in abusi su minori – Ma quegli abusi erano reali”. Anche Fortunato Mallimaci, sociologo all’Università di Buenos Aires, ha analizzato la situazione: “Negli Stati Uniti e in Europa esiste una netta separazione tra Stato e Chiesa. Ma non in America Latina – ha spiegato – Qui la società civile è spesso troppo debole per superare il potere del clero e i sospetti si addensano prima sull’accusatore che sull’accusato. Ma se Bergoglio vuole ristabilire la credibilità della Chiesa – conclude Mallimaci – Dovrà essere il primo a dichiarare che nessun abuso verrà tollerato: a Washington come a Roma o a Buenos Aires”.

(Photocredit: Getty Images e LaPresse)

IL CASO DEL PRIMATE DI SCOZIA. NON PRENDERÀ PARTE AL CONCLAVE PER ELEGGERE IL NUOVO PAPA

http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_25/cardinale-obrien-si-dimette_135f145c-7f3c-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

IL CASO DEL PRIMATE DI SCOZIA.

NON PRENDERÀ PARTE AL CONCLAVE

PER ELEGGERE IL NUOVO PAPA

Vaticano, si dimette il cardinale O’Brien

 

File photo of Cardinal Keith O'Brien walking in front of Saint Peter's Square in Rome

Accuse di «comportamenti inappropriati», lascia la carica di arcivescovo. Nota: «Mi scuso con chi ho offeso»

 

Il cardinale Keith O’Brien in Piazza San Pietro (Reuters)

Ha deciso di dimettersi da arcivescovo di St. Andrews e Edimburgo il cardinale scozzese Keith O’Brien, il più alto prelato cattolico nel Regno Unito che avrebbe dovuto partecipare al Conclave (il comunicato – pdf). Il Vaticano ha confermato che il Papa ha accettato la rinuncia «per raggiunti limiti di età».

Il porporato britannico è accusato di «comportamento inappropriato» nei confronti di tre sacerdoti e di un quarto che in seguito aveva lasciato l’abito talare. I fatti risalgono agli anni 80, in un periodo in cui O’Brien era stato direttore spirituale del St.Andrews College e in seguito rettore del St.Mary’s College.

CONCLAVE - O’Brien è nato il 17 marzo 1938, giorno di San Patrizio, a Ballycastle, nella Contea di Antrim, diocesi di Down and Connor, in Irlanda del Nord. È uno dei 117 cardinali elettori del Conclave, ma – come ha fatto sapere lui stesso in una nota nella quale chiede anche scusa a quanti ha offeso con il suo comportamento – non prenderà parte al Conclave in cui sarà eletto il successore di Benedetto XVI. «Chiedo la benedizione di Dio sui miei fratelli cardinali» che presto saranno a Roma per eleggere il nuovo Papa, «io non mi aggiungerò a loro di persona per questo Conclave. Non voglio che l’attenzione dei media a Roma sia concentrata su di me», si legge nella dichiarazione diffusa da O’Brien dopo che il Papa ha accettato le sue dimissioni da arcivescovo di St. Andrews e Edimburgo.

STAMPA - Sulla stampa, i sospetti di un nuovo scandalo alla vigilia del Conclave hanno avuto grande risalto, lunedì mattina, insieme all’ultima benedizione del Pontefice stanco. Dalla Gran Bretagna agli Usa, i media sottolineano l’applauso rivolto a Benedetto XVI da centomila fedeli durante l’ultimo Angelus, puntando tuttavia anche al caso del cardinale scozzese Keith O’Brien che potrebbe portare alla sua clamorosa esclusione dal Conclave.

COMPORTAMENTI INAPPROPRIATI - L’inglese The Guardian punta al caso del porporato britannico e titola «Il Papa considera di rispondere ai sospetti di “comportamenti inappropriati” su un cardinale britannico». Il Daily Mail evidenzia che l’alto prelato «potrebbe essere escluso dal Conclave» mentre lo Scotsman testa la reazione della diocesi e dei fedeli legati a O’Brien in un reportage dalla St.Mary’s Cathedral di Edimburgo intitolato «Shock e accuse» e in cui si evidenzia come, al di là del supporto al cardinale, «un’ombra di angosciante silenzio» sia calata sulla chiesa durante la messa domenicale. Oltreoceano è soprattutto il «caso O’Brien» a rimbalzare sui principali quotidiani, dal New York Times alWashington Post, che in un altro articolo si è soffermato anche sui difficili rapporti con Pechino che attenderanno il successore e titola: «Il nuovo Papa porta speranza ai cattolici cinesi». Il Boston Globe titola infine «Il Vaticano aprirà un inchiesta sul cardinale britannico» mentre in Sud America «l’ultima benedizione del Pontefice stanco» rimbalza sui principali media, dalla Colombia all’Argentina.

Redazione online25 febbraio 2013 | 14:06

Usa, non difese i bambini da preti pedofili cardinale Mahony rimosso da tutti gli incarichi

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/01/news/pedofilia_negli_usa_il_cardinale_roger_mail_sollevato_da_tutti_gli_incarichi-51696811/

 

Usa, non difese i bambini da preti pedofili
cardinale Mahony rimosso da tutti gli incarichi

 

La decisione presa dall’arcivescovo di Los Angeles Jose Gomez, che prende le distanze dallo scandalo nella più grande diocesi americana. Si dimette anche il vescovo di Santa Barbara

 

mahony non difende abusati

Il cardinale Roger Mahony (reuters)

USA, preti pedofili
la lista degli accusati

grafico abusi


Pedofilia in Chiesa, ecco il numero di casi a Los Angeles

LOS ANGELES - Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha annunciato di aver sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici per la cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80 (Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011).

La lista dei preti accusati

Gomez ha annunciato anche che il vescovo di Santa Barbara, Thomas J.Curry, si è dimesso. La decisione è arrivata nello stesso giorno in cui l’arcidiocesi di Los Angeles ha pubblicato, su ordine di un giudice, oltre 30mila pagine di documenti riservati su preti accusati di abusi, senza cancellare i nomi degli ufficiali responsabili della gestione dei loro casi.

“Leggere questi documenti è un’esperienza brutale e dolorosa”, ha detto Gomez in una nota, aggiungendo che “il comportamento descritto in questi file è terribilmente triste e cattivo. Non c’è alcuna scusa, nessuna spiegazione per quello che è successo a questi bambini”. I dossier sugli abusi rivelano “comportamenti terribili e diabolici” da parte dei molestatori, scrive il vescovo attuale, sottolineando che per costoro “non ci sono scuse, né giustificazioni”, e che vi sono state inoltre “gravi mancanze” da parte di chi aveva compiti pastorali e avrebbe dovuto vigilare e agire con fermezza.

I casi di pedofilia denunciati negli ultimi anni di fronte alla giustizia americana hanno pesantemente coinvolto l’arcidiocesi di Los Angeles (la più grande degli Usa) al pari di altre. “Tali abusi riguardano (un arco di tempo di) decine di anni, ma questo non li rende meno gravi”, ha riconosciuto oggi monsignor Gomez.

“Ho informato il cardinale Mahony – ha scritto l’arcivescovo nel comunicato – che non avrà più impegni amministravi e pubblici”. Mahony, in pensione dal 2011, si era già pubblicamente scusato per gli errori commessi nella gestione dei casi di preti pedofili.

 

Nel 2007 l’arcidiocesi raggiunse un accordo da 660 milioni di dollari con oltre 500 presunte vittime di abusi, ma le autorità ecclesiastiche tentarono di evitare la pubblicazione dei nomi di chi si era occupato dei casi. Da una prima parte dei file, diffusi a Los Angeles due settimane fa, era emerso che Mahony e altri ufficiali cercarono di proteggere i preti molestatori e di nascondere gli abusi ai fedeli delle parrocchie in cui lavoravano i presunti pedofili.

(01 febbraio 2013)

Pedofilia a Los Angeles, cacciato cardinale: “Ha fatto cose terribilmente diaboliche”

QUESTO ARTICOLO RICALCA ANCORA UNA VOLTA LA TREMENDA IPOCRISIA, LA MENZOGNA, LA PREMEDITAZIONE CHE PERMEA IL VATICANO, LA GRAN PUTTANA APOCALITTICA E IL SUO SINISTRO RAPPRESENTANTE, IL VECCHIO CON LE CIABATTE ROSSE E TUTTO IL SUO SEGUITO CRIMINALE.

papa

RICEVIAMO LA GIUSTA RETRIBUZIONE PER QUESTI SVERGOGNATI CHE CONTINUANO AD ABBINDOLARE LE MASSE SENZA RENDERSI CONTO CHE É GIÁ ARRIVATO IL PADRONE, IL LADRO NELLA NOTTE E LI STA GIUDICANDO: STIAMO GIÁ VEDENDO IL FUMO DELLA GRAN BABILONIA, STIAMO VEDENDO CADERE A PEZZI QUESTA VECCHIA E MARCIA PUTTANA PERCHÉ IL SIGNORE É SULLA TERRA IN CARNE E TUTTO STA VENENDO ALLA LUCE PER ESSERE GIUDICATO. ABBA PADRE!!

http://affaritaliani.libero.it/esteri/pedofilia-a-los-angeles-cacciato010213.html?refresh_ce

ESTERI

Pedofilia a Los Angeles,

cacciato cardinale:

“Ha fatto cose terribilmente diaboliche”

Venerdì, 1 febbraio 2013 – 12:12:00

pedofilia a los angeles

Di Antonino D’Anna

L’accusa è di quelle più infamati: aver coperto gli abusi su minori da parte di alcuni sacerdoti. Il provvedimento è durissimo: la rimozione da qualsiasi incarico amministrativo o pubblico della Diocesi di Los Angeles, la più grande diocesi cattolica degli States. Si chiude così la vicenda del cardinale Roger Mahony, arcivescovo emerito di Los Angeles, che oggi il suo successore Jose Gomez ha punito con parole molto dure scritte in una lettera ai fedeli pubblicata sul sito dell’Arcidiocesi: “Trovo che  le testimonianze siano letture brutali e dolorose”.

CACCIATI IN DUE- Il comportamento descritto in questi documenti è terribilmente amaro e pieno di male”. Monsignor Gomez condanna Mahony senza remissione di peccato: “Il mio predecessore ora ritiratosi, il cardinal Roger Mahony – scrive – ha espresso il suo dolore per non aver potuto proteggere completamente i minori affidati alle sue cure. Con effetto immeditato, l’ho informato che non potrà avere più alcun tipo di responsabilità amministrativa o pubblica”. E il repulisti continua, perché dall’Arcidiocesi di Los Angeles rotola un’altra testa: “Il vescovo ausiliare, monsignor Thomas Curry si è discolpato pubblicamente per le decisioni che ha preso al tempo in cui era in carica come Vicario per il Clero. Ha presentato la sua rinuncia come vescovo regionale di Santa Barbara. Ho accettato la sua richiesta di dimissioni”.

“DENUNCEREMO I PRETI PEDOFILI” - Poi monsignor Gomez prende un impegno pubblico con i fedeli: “A tutti i cattolici dell’Arcidiocesi di Los Angeles voglio dire: sappiate che continueremo, come già stiamo facendo da molti anni, a segnalare immediatamente alle autorità competenti tutti i ragionevoli sospetti d’abuso, così come procederemo a rimuovere dal sacerdozio tutti quelli che siano stati ragionevolmente accusati. Continueremo a lavorare, giorno dopo giorno, perché siamo sicuri che i nostri bambini siano al sicuro e ben curati nelle nostre parrocchie, scuole e in tutti i ministeri di quest’Arcidiocesi”. Con la promessa che: “Nelle prossime settimane, forniremo tutte le spiegazioni su queste decisioni. Oggi è un giorno di preghiera e riflessione, così come di profonda compassione verso le vittime degli abusi sessuali sui minori”.

OLTRE 12.000 PAGINE DI ACCUSE- La decisione dell’Arcivescovo è arrivata dopo una settimana da quando sono stati resi pubblici documenti contenenti accuse per un totale di oltre 12.000 pagine; si tratta di carte relative a 14 sacerdoti al centro di una causa civile per risarcimento danni, nel corso della quale è emerso che almeno fin dagli anni ’80 la gerarchia ecclesiastica locale avrebbe coperto l’abuso sui minori.

Il metodo era classico: davanti ai sospetti, Mahony e Curry trasferivano i sacerdoti fuori dalla California. Non è tutto: i due avrebbero evitato a sacerdoti in odore di pedofilia l’ingresso in centri di trattamento gestiti dalla Chiesa per questo genere di abusi. E tutto questo perché, se i preti avessero ammesso gli abusi ai loro medici, i medici avrebbero dovuto denunciare tutto questo alle autorità.

La sterminata quantità di carte contiene, secondo l’arcidiocesi, 124 cartelle personali, 82 delle quali – riferisce il Guardian – contengono informazioni sulle accuse in tema di abuso sessuale. Un colpo tremendo che fa il paio con i risarcimenti per quasi 500 milioni di euro che la Diocesi ha dovuto pagare nel 2007 ad oltre 500 vittime di abuso.

Secondo le statistiche pubblicate dall’Arcidiocesi, il boom di casi d’abuso è stato tra il 1975 e il 1980, ma già dalla fine degli anni ’50 si segnala un consistente aumento. La Diocesi di Los Angeles ha da tempo adottato un programma per la lotta all’abuso sui minori.

ECCO LE CARTE DEL CASO MAHONY. E la vittima scrisse a Wojtyla: “Se non vuoi chiedere scusa per i preti pedofili, scomunicami”

E adesso passiamo alle carte, pubblicate dall’Arcidiocesi a questo indirizzo http://clergyfiles.la-archdiocese.org/#. Affari vi offre in download il report su monsignor Leonard Abercrombie, che è accusato di aver molestato un chierichetto negli anni ’70 all’ospedale per veterani di Los Angeles dove Abercrombie era stato trasferito in quel decennio (prima era in Colorado, presso la Diocesi di Denver, dove era stato assistente spirituale negli oratori estivi). È morto nel ’94 a 93 anni, ma la giustizia americana ha fatto il suo corso.

LA SEGNALAZIONE-  Tra le denunce c’è anche una segnalazione: qualcuno ha accusato Abercrombie di averlo molestato dopo essersi garantito la fiducia dei genitori. O comunque ha chiesto informazioni, probabilmente è un giornalista (come si vedrà nel corso del report). Andiamo a pagina 3 del rapporto, ecco una lettera del 25 aprile ’94 nella quale il Vicario per il Clero, Timothy Dyer, risponde a una segnalazione: “Per prima cosa, non avevamo ricevuto comunicazione del ritiro di padre Abercrombie e i nostri registri lo indicano ancora come Cappellano al Centro Medico per i veterani a Sepulveda, California”. Dyer dice che don Abercrombie “Non può svolgere il suo ministero senza l’assenso dell’Arcidiocesi e se c’è nel suo passato dell’abuso sessuale, non possiamo concederglielo. Perciò lo contatteremo per farglielo sapere”. Poi il Vicario ringrazia l’autore della lettera e: “Richiamo la sua attenzione sul fatto che per le sue condizioni di salute al momento non è un sacerdote in servizio attivo”. Insomma, ammesso che abbia compiuto abusi su bambini, adesso sta male e non può celebrare. Non una parola su processo canonico o denuncia all’autorità. E andiamo avanti.

LA LETTERA AL PAPA- Il report (pag. 4), presenta una lettera scritta al Papa Giovanni Paolo II nel luglio 2003. La missiva è in copia ai cardinali James Stafford (oggi ex Penitenziere Maggiore, e tra l’86 e ’96 Arcivescovo di Denver) Mahony, il vescovo Richard Hanifen, La Gazette di Colorado Springs.

L’estensore ricorda al Papa oggi Beato di aver spedito già nel ’93 una lettera di denuncia, dichiarando di essere stato molestato da Abercrombie durante un campeggio a Camp St. Malo in Colorado (quindi siamo verso o negli anni ’70), dove Abercrombie era cappellano.

L’accusa è pesante: “Ho informato ognuno di voi (i destinatari della lettera, N.d.R.) che la Diocesi di Denver ha coperto gli abusi di Abercrombie sui bambini, permettendogli di molestare me e altri che conoscevo quando Le ho scritto”. Già nel 1961″, scrive la presunta vittima “il Nunzio negli States (l’ambasciatore del Papa) sapeva dei continui trasferimenti di parrocchia in parrocchia e dei problemi di Abercrombie, “e ha partecipato alla copertura”.

La vittima accusa: “Nei 10 anni dalla lettera che le ho spedito, non ho mai sentito una parola di scuse da ognuno di voi, eccetto il nostro amico di famiglia Vescovo Richard Hanifen di Colorado Spring: Lei mi ha ignorato, e così il cardinal Mahony, Stafford, e Abercrombie è stato zitto”.

Poi chi scrive la lettera continua sottolineando che i vescovi cattolici si sentono al di sopra della legge e che l’unico contatto col Vescovo di Colorado Springs, Michael Sheridan: “è stata una richiesta di soldi per i seminaristi!”. E conclude chiedendo di essere scomunicato qualora la Chiesa non presenterà almeno le sue scuse per gli abusi sui minori (quelle scuse, bisogna dire, sono poi arrivate e con Benedetto XVI, in particolare, la Chiesa è intervenuta con forza sull’abuso sui più piccoli).

LA PISTOLA FUMANTE?- Nella pagina successiva alla lettera qualcuno (Mahony?) interviene. Ecco qua: il 16 luglio del ’93, in merito a quella prima lettera di denuncia, un giornalista del Colorado Springs Gazette trova Abercrombie e telefona a monsignor Dyer per delucidazioni. È la prima lettera che abbiamo visto in apertura del rapporto. Dyer risponde insomma che il sacerdote risulta “ritirato” dall’Arcidiocesi di Denver e che è stato ordinato nel ’46, ma che è sotto la giurisdizione dell’Ordinariato Militare (che racchiude i cappellani militari) dal momento che Abercrombie presta servizio all’ospedale per i veterani. A margine ecco la nota a penna (la grafia non è molto comprensibile, va detto): “(Omissis) Promemoria per (omissis) sull’inopportunità di inviare qualsiasi cosa simile a questa questa a chiunque non sia il Vicario per il Clero”.

ABERCROMBIE ACCUSATO- La diocesi di Los Angeles, comunque, si attiva. E chiede informazioni a quella di Denver, dove allora c’è l’oggi cardinale Stafford. Vuole evidentemente sapere che cosa sia di Abercrombie. E l’8 aprile del ’94 ecco che a monsignor Dyer arriva una lettera. L’autore si è informato presso l’arcivescovo Stafford su padre Abercrombie, e riferisce: ” Abercrombie ha risieduto a Los Angeles negli ultimi 22 anni, credo si sia ritirato a causa della sua salute malridotta circa due anni fa”. E ancora: “Vorrei comunicarle che l’Arcivescovo Stafford ha recentemente ritirato dal servizio sacerdotale padre Abercrombie sulla base di accuse di abusi sessuali occorsi oltre 20 anni fa. Padre Abercrombie ha negato le accuse. Non c’è stata alcuna azione legale a Denver sulla base di queste accuse e, abbastanza francamente, non ci aspettiamo ne saranno intentate”. E ancora: “E’ mia opinione che – basandomi sul fatto che padre Abercrombie non stia bene in salute – il suddetto Padre non stia svolgendo il suo ministero sacerdotale”. C’è un post-it su questa lettera che dice: “Non siamo stati informati del fatto che fosse ancora all’ospedale dei veterani. Ancora risiede a Los Angeles! Ha svolto il ministero qui dal 1974, dobbiamo trovarlo ma dove sta?”. Se lo abbiano trovato, il report non lo dice. Ma nel 2003 la giustizia della California si è attivata. E questo report, insieme ad altri 123, è uno dei motivi che hanno spinto monsignor Gomez a “punire” il predecessore Mahony.

Segretario, prefetto e sempre più influente

 

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/georg-gaenswein-papa-pope-el-papa-21111/

 

Segretario, prefetto e sempre più influente

 

PAPA: IMPONE MANI SU CAPO SEGRETARIO D.GEORG, ORA E' VESCOVO

 

IL PAPA IMPONE LE MANI PER LA CONSACRAZIONE DI GEORG GÄNSWEIN

Don Georg Gänswein viene consacrato arcivescovo e rafforza il suo ruolo a fianco di Benedetto XVI

 

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Fra poche ore, nella messa per la festa dell’Epifania in San Pietro, Benedetto XVI ordinerà vescovo il suo segretario particolare, don Georg Gänswein, nominato nelle scorse settimane nuovo Prefetto della Casa Pontificia al posto del neo-cardinale James Harvey, promosso e allontanato dal palazzo apostolico.

Una nomina senza precedenti, quella di don Georg, che al momento assomma l’incarico di Prefetto – cioè di colui che regola le udienze ufficiali del Pontefice, una sorta di gran ciambellano – e di segretario particolare, cioè di uomo-ombra del Papa che vive nel suo stesso appartamento ed è al suo fianco in ogni circostanza. Gänswein diviene arcivescovo a un anno esatto dall’inizio di vatileaks, e sono in molti a ritenere che l’inedita designazione, oltre che un evidente riconoscimento e un attestato di stima per il lavoro svolto, rappresenti anche una conseguenza dello scandalo che ha sconvolto il Vaticano negli ultimi mesi. Monsignor Gänswein diventa dunque più importante e più potente.

Ha un sito web dedicato tutto a lui, e dal 2005, quando è balzato agli onori della cronaca come segretario particolare del nuovo papa Benedetto XVI i paparazzi non gli hanno dato tregua, facendolo diventare un sex-symbol paragonato a George Clooney.

Rimase famoso l’apprezzamento per il «giovanissimo segretario» espresso dalla signora Franca Ciampi, durante la prima visita di Ratzinger al Quirinale. Un fotografo riuscì anche a immortalarlo in calzoncini corti mentre giocava a tennis in un club che sembrava lontano da occhi indiscreti. Quando ha compiuto 50 anni, nell’agosto 2006, venne intervistato da Radio Vaticana parlando di se stesso – anche questo non era mai accaduto con il segretario di un papa regnante – e a proposito dei commenti sulla sua bellezza disse con tono ironico: «Ho fatto finta di non sentire e con il tempo mi ci sono abituato».

Rivelò anche di «aver avuto un rapporto sereno e anche molto naturale con le donne», ammettendo che «naturalmente» nella sua gioventù «c’erano delle ragazze che vedevo volentieri e altre più volentieri». Con il passare degli anni e il venir meno del pettegolezzo mediatico su «Georg il bello», Gänswein si è ritagliato un ruolo sempre più decisivo a fianco del Papa, con un’influenza inversamente proporzionale al suo apparire.

Nato il 30 luglio 1956 in Germania a Reidern am Wald, Waldshut, una piccola città nella regione della Foresta Nera, figlio del gestore di una fucina ereditata da sette generazioni, Gänswein il maggiore di cinque figli, e ha altri due fratelli e due sorelle. Prima di entrare in seminario ha ottenuto la licenza di pilota e per un breve periodo ha fatto anche il postino. Da sempre appassionato per lo sport, ottimo tennista, è stato maestro di sci in un club locale.

Ancora oggi, se le condizioni lo permettono, il martedì si prende la giornata libera e con alcuni amici sacerdoti che lavorano in Vaticano si concede qualche sciata al Terminillo portando il pranzo al sacco preparato dalle memores Domini che curano l’appartamento papale e che si occupano anche di lui. È stato ordinato prete nell’arcidiocesi di Friburgo nel 1984 e dopo pochi anni trascorsi in Germania è stato chiamato a Roma.

Nel 1996 entra a far parte della Congregazione per la dottrina della fede, oltre che insegnare Diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce. Nell’ex Sant’Uffizio dove, prima di diventare segretario del cardinale, si occupava dell’«esame delle dottrine», don Georg aveva fama di sacerdote impeccabile e severo nelle questioni di fede. Nel 2003 Joseph Ratzinger lo sceglie come segretario particolare e due anni dopo gli resta accanto quando il settantottenne porporato bavarese viene eletto successore di Giovanni Paolo II, diventando da quel momento, l’ombra del Papa nonché l’indispensabile interlocutore per quanti vogliono arrivare a Benedetto XVI.

Negli ultimi anni, monsignor Gänswein ha curato testi dedicati al pontificato ratizngeriano e ha scritto prefazioni per volumi sul Papa ma anche per libri di fiabe che vedono Benedetto XVI tra i protagonisti. Ha ricevuto una laurea honoris causa in «Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali», all’università degli stranieri di Perugia, nella quale è pro-rettore Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e in quella occasione si è augurato uno «statuto speciale» per la città di Roma a motivo della sua peculiarità di sede del Pontefice.

Il ricrearsi nel palazzo apostolico della «squadra» che stava alla Congregazione per la dottrina della fede, quando Ratzinger aveva come vice l’arcivescovo Tarcisio Bertone, non è stata com’è noto esente da difficoltà. A motivo del malessere per il funzionamento della curia romana. Gänswein e Bertone hanno sempre collaborato piuttosto bene, anche se un anno fa, poco prima che scoppiasse il caso vatileaks il segretario particolare del Papa non escludeva la possibilità di un cambio ai vertici della Segreteria di Stato. All’interno dei sacri palazzi tra i suoi amici ci sono il sottosegretario ai rapporti con gli Stati, monsignor Ettore Balestrero, mentre è sempre molto saldo il rapporto con il generale Domenico Giani, il capo della Gendarmeria vaticana, che lo fa seguire e proteggere dai suoi uomini.

Attento a certo mondo tradizionalista, a suo agio anche negli ambienti della nobiltà papalina – è nota la sua amicizia con Alessandra Borghese, principessa, scrittrice, vaticanista e imprenditrice – Don Georg ha coltivato, com’è naturale, molti rapporti anche nell’ambito politico.

A colloquio con lui sono saliti, nella massima discrezione diversi leader politici. E nell’ultimo anno, con l’avvento in Italia del governo «tecnico» di Mario Monti, l’influenza di Gänswein si è ulteriormente rafforzata, grazie al rapporto di stima che lega il segretario del Papa a Federico Toniato, il vice segretario di Palazzo Chigi divenuto l’«eminenza grigia» di Monti nei rapporti con Oltretevere, ora impegnato nella creazione della nuova impresa politica del professore.

La conoscenza tra i due risale a prima dell’elezione di Ratzinger, quando il cardinale pubblicò un libro con l’allora presidente del Senato Marcello Pera e Toniato era incaricato di far rivedere le bozze al futuro Papa. Oltre alla ben nota stima personale per Monti di Benedetto XVI – uno dei papi meno «politici» dell’ultimo secolo – non è escluso che l’ottimo rapporto tra Toniato e Gänswein abbia avuto un ruolo nel cosiddetto «endorsement» vaticano in favore del premier italiano.

La vicenda dei vatileaks, il furto e la diffusione delle carte sottratte dalla scrivania della segreteria papale, è stata un duro colpo per don Georg, che per anni ha lavorato fianco a fianco con l’aiutante di camera Paolo Gabriele, reo confesso, condannato per la fuga di documenti e ora graziato. Le indagini hanno messo in luce i rapporti stretti di Gabriele con la professoressa Ingrid Stampa, peraltro non coinvolta nel processo, e hanno acceso i riflettori anche sull’ex segretario di Ratzinger, il vescovo Josef Clemens, i cui rapporti con Gänswein sono sempre stati notoriamente pessimi. Alla fine don Georg, nonostante le difficoltà e anche gli avversari interni nei sacri palazzi, ha avuto la meglio. E il gesto del Papa di nominarlo Prefetto della Casa Pontificia attesta la stima e la considerazione che Ratzinger continua ad avere di lui.

Qualche settimana fa, ricevendo l’importante e ambito premio «Testimoni di santità» consegnatogli da un’associazione di Battipaglia, monsignor Gänswein aveva spiegato come intende il suo ruolo: «Personalmente ho visto il mio ruolo o servizio al Papa come quello di un vetro. Più pulito è più raggiunge il suo scopo… Debbo lasciare entrare il sole, e il vetro meno appare meglio è, se non si vede proprio vuol dire che svolge bene il suo lavoro».

Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi

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Fonte: http://affaritaliani.libero.it/cronache/preti-pedofili010612.html

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CRONACHE

Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi

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Venerdì, 1 giugno 2012 – 13:03:00
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prete

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di Miriam Carraretto

“Buonuscite” da 20 mila dollari, una pensione da 1.250 dollari al mese e l’assicurazione sanitaria fino a quando non avranno trovato un altro lavoro. Secondo ilNew York Times, è quanto avrebbe pagato la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato, non la sua vittima.

Ad aver autorizzato i pagamenti sarebbe stato il cardinale Timothy Dolan, dal 2002 al 2009 arcivescovo di Milwaukee e oggi a capo della Conferenza episcopale statunitense, personaggio assai conosciuto negli States e inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo. All’epoca dei fatti, Dolan aveva negato tutto: “L’accusa” – si era difeso – “è falsa, pretestuosa e ingiusta”.


Il primo caso analogo a Milwaukee risale al 1983.
 Il prete in questione, Franklyn Becker, era stato accusato di aver molestato e abusato di almeno 10 minori, sia maschi che femmine. Per lui, ci fu anche una vera e propria diagnosi di pedofilia. Rimosso dall’incarico solo nel 2004, si vide versare 10 mila dollari a titolo di aiuto. “Fu un atto di carità”, commentò allora il cardinale Dolan.Ma, oggi, un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime e riferito a una riunione del Consiglio finanziario dell’Arcidiocesi di Milwaukee del 7 marzo 2003 ha confermato la sua firma sulle autorizzazioni alle transazioni. Allora, la situazione degli abusi era così grave e indifendibile che persino la compagnia assicurativa dell’Arcidiocesi si rifiutò di coprire i costi: “La Chiesa è stata negligente”, disse il suo responsabile.

Il fatto che la “buonuscita” concessa ai preti pedofili sia una procedura formale all’interno della Chiesa, nota come “laicizzazione”, certo non rasserena. Anzi, scandalizza ancora di più. Soprattutto dopo la posizione assunta qualche giorno fa dalla Cei in merito ai casi di pedofilia: i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità i casi di abusi di cui vengano a conoscenza. La giustificazione data da alcuni esperti in materia, secondo cui “quando un uomo diventa prete, la Chiesa è chiamata a soddisfare i suoi bisogni per tutta la vita”, è sin troppo debole.

Solo da noi, negli ultimi 11 anni, i casi accertati di pedofilia all’interno del clero sono stati 135. In America, la Chiesa ha già pagato oltre 16 milioni di dollari per sostenere i processi dei religiosi accusati di violenze su minori. Nel 2011, l’Arcidiocesi di Milwaukee è stata persino costretta a presentare istanza di fallimento.

Nella lettera inviata pochi giorni fa all’attuale Arcivescovo di Milwaukee dall’associazione delle vittime Survivors Network of those Abused by Priests si legge: “In quale altra occupazione, soprattutto che opera con le famiglie, le scuole e i giovani, viene dato un bonus in denaro a un dipendente che abbia molestato e abusato sessualmente su dei bambini?”

Caso Seppia, Zanardi denuncia tre vescovi

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http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/05/24/APrzNBaC-denuncia_vescovi_zanardi.shtml#axzz1vnmPvp7z

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GENOVA 24 maggio 2012

Caso Seppia, Zanardi denuncia tre vescovi

m. gra.

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Genova – Un esposto di trentatre pagine che chiama in causa l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, e i suoi due predecessori, Tarcisio Bertone e Dionigi Tettamanzi. Lo ha presentato in Procura Francesco Zanardi, portavoce della rete “L’abuso”, sul caso di don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato e condannato a nove anni e mezzo per violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerte di droga. Zanardi chiede alla Procura di verificare se i tre arcivescovi fossero a conoscenza dei comportamenti del parroco e, nel caso, perché non abbiano fatto nulla per evitarli.

«Anche se nelle linee guida sugli abusi sessuali dei preti sui minori la Conferenza episcopale italiana ha stabilito che per i vescovi non ci sarà obbligo di denuncia in quanto non sono pubblici ufficiali – dice Zanardi – deve pur valere l’articolo 40 del codice penale dove si dice che non impedire un reato di cui si è a conoscenza equivale a cagionarlo».

Secondo Zanardi, che da anni si batte contro gli abusi dei preti nella diocesi di Savona, «è legittimo ipotizzare che anche i vescovi di Genova fossero a conoscenza, attraverso le annotazioni nel suo fascicolo personale, delle perversioni di Riccardo Seppia». Nell’esposto si chiede anche di chiarire la visita fatta dal cardinale Bagnasco al prete in carcere: «Perché ha ottenuto il permesso di vederlo se il magistrato gli vietava di ricevere visite?».

Il giudice Roberta Bossi, intanto, ha respinto la richiesta del legale dell’ex sacerdote, Paolo Bonanni, di far scontare la pena in una comunità terapeutica perché il prete sarebbe malato e bisognoso di cure. Don Seppia resta pertanto rinchiuso nella sezione “protetta” del carcere sanremese riservata ai detenuti per reati sessuali.

Leggi l’articolo completo: Caso Seppia, Zanardi denuncia tre vescovi | Liguria | Genova | Il SecoloXIX

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Spifferi vaticani, la guerra continua

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http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=162112

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Scoop del Fatto quotidiano

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Spifferi vaticani, la guerra continua

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Roma, 28-02-2012

“Sul Toniolo il Santo Padre intende procedere a un rinnovamento, in connessione col quale Vostra Eminenza e’ sollevata da questo oneroso incarico”. E’ il passaggio centrale di una lettera “riservata-personale” che il Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, inviava il 24 marzo 2011 al card. Dionigi Tettamanzi, allora arcivescovo di Milano, con cui gli comunicava il termine del suo incarico come presidente dell’Istituto Toniolo, a cui fanno capo importanti istituzioni, dal Gemelli e dall’Universita’ Cattolica.

Così non è stato, visto che Tettamanzi presiede tuttora il Toniolo. La vicenda legata al tentativo di rimuovere Tettamanzi era gia’ emersa nei mesi scorsi, ma non il testo delle lettere di Bertone né quello della risposta che Tettamanzi ha inviato al Papa due giorni dopo, il 26 marzo. A pubblicarle è Il Fatto Quotidiano, che fornisce anche copia delle due missive.

“L’impegno di Vostra Eminenza a servizio dell’Istituto Toniolo si è protratto ben oltre il tempo originariamente previsto”, scrive Bertone, indicando poi il suo successore, Giovanni Maria Flick, aggiungendo che “questa Segreteria di Stato ha già informato il Prof. Flick, ottenendone il consenso”.

Tettamanzi replica a questa missiva, giuntagli via fax, scrivendo direttamente al Papa e sottolineando come nel testo di Bertone “tutte queste sanzioni sono direttamente ricondotte all’esplicito volere di Vostra Santità, cui lo scritto fa continuamente riferimento”. Circostanza che “ben conoscendo la mitezza di carattere e delicatezza di tratto di Vostra Santità” fa sorgere in Tettamanzi “profonda perplessità rispetto all’ultima missiva ricevuta e a quanto viene attribuito direttamente alla Sua persona”. In un passaggio, Tettamanzi scrive di Flick: “Annoto a margine che il candidato, sul cui profilo gravano non poche perplessità, sorprendentemente è già stato avvisato della cosa da parte della Segreteria di Stato”.

RICHIESTA LA VERIFICA DELLE RESPONSABILITÀ DEL CARDINALE ANGELO BAGNASCO, PRESIDENTE DELLA CEI, NEGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO CATTOLICO

Richiesta di verifica delle responsabilità ai danni delle vittime per il presidente della CEI Angelo Bagnasco e per il vescovo di Savona Vittorio Lupi.

Oggi è stato presentato presso la Procura della Repubblica di Savona un esposto suddiviso in tre punti:

- nel primo si chiede di accertare nei confronti del presidente della Conferenza Episcopale Italiana Card. Angelo Bagnasco  e in quelli di Vittorio Lupi vescovo di Savona le responsabilità riguardo la mancata denuncia a favore di  preti pedofili fatta al Cardinale da Francesco Zanardi nell’incontro genovese del  17 Giugno 2011,  segnalazioni per le quali L’Arcivescovo di Genova e il Vescovo di Savona non hanno, allo stato attuale, preso alcun  provvedimento,  malgrado le testimonianze che Vittorio Lupi ha personalmente raccolto, lasciando così, un’altra volta come fecero i suoi predecessori, a rischio di abusi i minori che frequentano le parrocchie savonesi. Questo è uno dei punti contestati a gran voce dalle associazioni nazionali ed internazionali pochi giorni fa anche all’Unione Europea la quale ha varato una direttiva priva di provvedimenti che impediscano il reato di favoreggiamento.

- il secondo punto per il quale si chiede alla Procura della Repubblica di accertare le responsabilità, sia nei confronti di Bagnasco che di Lupi è l’accanimento intimidatorio e gravemente lesivo della salute psicofisica attuato nei confronti di almeno quattro persone, che soffrono di gravi patologie croniche di cui sia il Cardinale sia il Vescovo sono ben a conoscenza e negli ultimi tempi hanno utilizzato proprio l’handicap di queste persone per costringerle al silenzio.

- il terzo è di accertare l’eventuale trasmissione di malattie infettive croniche gravi da parte dei preti pedofili segnalati, purtroppo inspiegabilmente riscontrate alcune delle vittime, già in giovane età

In sostegno alle accuse di cui sopra è stata fornita alla Procura della Repubblica di Savona la registrazione audio integrale dell’incontro avvenuto il 17 giugno 2011 tra Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO e il presidente della CEI Angelo Bagnasco, oltre a una serie di documenti, audio, precedenti esposti e nomi di persone informate sui fatti.

Francesco Zanardi

Rete L’ABUSO Savona

Click qui per leggere la risposta della stampa in Italia

NELLA RETE DEL PRETE PEDOFILO

Pedo 18

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/402798/

Cronache

18/05/2011 – IL CASO

Nella rete del prete pedofilo a caccia di nuovi bambini

 

La rabbia: sul muro della chiesa Santo Spirito è apparsa una scritta contro don Riccardo Seppia, il parroco arrestato. Altre frasi ingiuriose erano state trovate nella zona nei giorni scorsi

+ Gli sms choc del prete “Li voglio giovanissimi” 
+ Il sacerdote arrestato per pedofilia non era solo: “Indagati tre complici” 
BLOG Lotta alla pedofilia. Ecco le norme G. GALEAZZI 

Genova, prime ammissioni tra i ragazzi che venivano molestati del sacerdote

ALESSANDRA PIERACCI

GENOVA

È una rete di pedofili che ha intrappolato bambini e ragazzini quella che si sta dipanando dalle indagini dei Nas di Milano e Genova. Le prime ammissioni dei minori, tra cui pare anche un tredicenne, confermano lo scenario peggiore. Non solo il chierichetto quindicenne palpeggiato in canonica e aggredito per un bacio da don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato venerdì sera, non solo un quattordicenne marocchino, non solo due ragazzini cui sempre in canonica sarebbe stata ceduta cocaina. Il sacerdote aveva contattato i minori di una casa di accoglienza, soggetti fragili, facilmente manipolabili da chi aveva l’esperienza ultradecennale di parroco. I messaggi intercettati palesano quella che gli inquirenti definiscono l’ossessione del prete per i bambini. «Portami bambini, voglio bambini», chiede fin dall’ottobre dell’anno scorso, epoca cui risale la prima casuale intercettazione in cui oltre alla droga don Riccardo chiedeva al pusher milanese: «Voglio un moretto con il collo tenero», «Trovami bambini non tanto svegli, figli di tossici». Da pagare con la «neve» o con 50 euro a incontro.

Lo scambio di messaggi e conversazioni avviene con l’amico ex seminarista, quarantenne croupier (indagato, ieri perquisita la sua abitazione) che condivide i gusti perversi. «Io li trovo al centro commerciale della Fiumara», risponde al prete. I due sono stati amanti, poi il legame è diventato una complicità malata che va oltre il rapporto omosessuale. In realtà don Riccardo pare avesse un nuovo partner, che non avrebbe però nulla a che fare con il giro di minori.

La cocaina contribuisce a rendere forsennata la trasmissione di sms. Con i bambini astutamente i toni sono contenuti, le frasi controllate: «Sono solo, vieni a farmi compagnia, dì alla mamma che vai a scuola. Ti aspetto». Ma con l’amico ex seminarista don Riccardo si scatena nelle scurrilità e nei contenuti ributtanti. Una blasfemìa insistita che suscita altri interrogativi inquietanti sulla doppia vita del parroco, così ligio da timbrare il tesserino delle lezioni di catechismo e segnare le presenze dei fedeli alle riunioni. «Me lo farei sull’altare» avrebbe detto riguardo a un ragazzino. «Che Satana sia con te», il commiato dopo una conversazione. Anche un sole, tatuato in fondo alla schiena. Simboli e comportamenti che potrebbero alludere a una religione alla rovescia, a un satanismo latente se non addirittura praticato.

Gli investigatori proseguono gli interrogatori dei minori in luogo protetto, con l’aiuto di psicologi, mentre si cercano un’altra casa disponibile per i festini e altri segreti, se ci sono, nei computer che don Riccardo usava per chattare.

Intanto il settimanale della diocesi, «Il Cittadino», in edicola oggi, parla di «un dolore immenso per tutti i confratelli nel sacerdozio e per i fedeli laici». E definendo l’arresto del parroco «una tempesta in casa» riprende i toni dell’intervento del cardinale Bagnasco nella funzione di sabato sera per dichiarare «una sensazione di grande vergogna nei confronti delle vittime e di fronte alla comunità ecclesiale e civile». Nell’editoriale, il direttore don Silvio Grilli sottolinea il dramma delle famiglie delle vittime e commentando il comportamento dell’arcivescovo (e presidente della Cei) sottolinea come il cardinale Angelo Bagnasco stia «insegnando a tutti che di fronte agli errori degli uomini di Chiesa non ci si nasconde né si fugge, ma si deve avere il coraggio di applicare con prontezza, rispetto e severità le norme che regolano quei fatti».



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