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Bankitalia: “Reddito non basta” In difficoltà il 65% della famiglie

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/05/news/bankitalia_reddito_non_basta_in_difficolt_il_65_della_famiglie-53926252/

Bankitalia: “Reddito non basta”


In difficoltà il 65% della famiglie

 

 

La crisi ha “comportato una riduzione della propensione al risparmio delle famiglie italiane. Tra il 2008 e il 2010 il tasso di risparmio delle famiglie consumatrici è sceso dal 12,1 al 9,7% del loro reddito disponibile lordo. Nel 1991 il tasso era più del doppio, pari al 23,8%”. Per Confimprese, una famiglia su quattro non riesce più a risparmiare

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MILANO - Il reddito da lavoro non basta al 65% delle famiglie italiane. E, come se non bastasse, sono sempre di più quanti hanno un reddito insufficiente a coprire i consumi. E’ l’allarme lanciato da Bankitalia in due studi in cui avverte che in crisi sono soprattutto giovani e affittuari: “A conferma del disagio espresso dai nuclei familiari – spiega via Nazionale – nel 2010 è aumentata al 65% (era al di sotto del 40% nel 1990) la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario. L’incremento è più diffuso per i nuclei che vivono in affitto, in cui il capo-famiglia è operaio oppure disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale”. L’allarme è confermato anche da un terzo studio di Nielsen per Confimprese, riferita al 2013. Una famiglia su quattro non riesce a risparmiare, oltre una su due (54%) tira la cinghia e compra solo l’essenziale, il 52% cerca prodotti in promozione o scontati, il 30% compra meno in assoluto.

BANKITALIA. La recente flessione del saggio di risparmio delle famiglie italiane, quasi 4 punti percentuali tra il 2007 e il 2011 – spiega lo studio – è avvenuta a fronte di una sostanziale stazionarietà in Francia e in Germania. Inoltre, dalle valutazioni espresse dalle famiglie nell’ambito dell’Inchiesta mensile sulla fiducia dei consumatori, emergono chiari segnali di difficoltà delle famiglie nel riuscire a risparmiare la quantità di risorse desiderata, in presenza di una marcata contrazione del reddito disponibile e del contestuale obiettivo di contenerne l’impatto sul proprio tenore di vita.

La quota di famiglie che ritengono di avere effettive possibilità di risparmio si è collocata su livelli storicamente bassi, intorno al 30% dalla metà dello scorso decennio (era sul 50% all’inizio degli anni novanta). A partire dall’inizio della crisi, sottolinea ancora lo studio, “è aumentata la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Nel 2010, il 9% delle famiglie italiane aveva un reddito basso e, in caso di perdita del lavoro, una ricchezza finanziaria sufficiente per vivere a livello della linea di povertà per appena sei mesi. Fra i giovani la percentuale è il 15% mentre sale al 26% per gli affittuari”.

La crisi ha inoltre “comportato una riduzione della propensione al risparmio delle famiglie italiane. Tra il 2008 e il 2010 il tasso di risparmio delle famiglie consumatrici è sceso dal 12,1 al 9,7% del loro reddito disponibile lordo. Nel 1991 il tasso era più del doppio, pari al 23,8%”. Dallo studio emerge così che “molte famiglie non riescono a risparmiare. La percentuale di nuclei con reddito inferiore ai consumi (risparmio negativo) è aumentata di quasi tre punti fra il 2008 e il 2010 fino a raggiungere il 22%”. La concentrazione della ricchezza ha ripreso a crescere in conseguenza degli effetti della crisi: “La quota di ricchezza netta detenuta dal decile più ricco è risalita tra il 2008 e il 2010 dal 44 al 46,1%, così come quella posseduta dall’ultimo quartile è aumentata dal 54,9 al 58,3%. Confrontando nel 2010 le quote in possesso dell’ultimo decile e del 50% più povero per ricchezza e reddito si rileva uno scarto di 37 punti percentuali tra le due classi di ricchezza e di 15 punti per le corrispondenti classi di reddito, in aumento di 12 punti negli ultimi 20 anni”.

CONFIMPRESE. Una famiglia su quattro non riesce a risparmiare, oltre una su due (54%) tira la cinghia e compra solo l’essenziale, il 52% cerca prodotti in promozione o scontati, il 30% compra meno in assoluto. Sulla voce di contenimento degli acquisti, il trend è in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2012. Nel 2012 il risparmio incrementale rispetto al 2011 è stato pari a 1,2 miliardi di euro, di cui 733 milioni provengono dalla razionalizzazione della spesa sui prodotti più cari e 155 milioni dallo spostamento sui discount. A proseguire la marcia negativa sono anche i tagli delle quantità acquistate: in gennaio si è registrato il -1,8% a valore e il -2,4% a volume sullo stesso periodo del 2012 a prezzi costanti. Il Nielsen Consumer Confidence Index segnala inoltre la flessione della fiducia degli italiani. Nel quarto trimestre 2012 l’Italia mostra l’indice di fiducia più basso in Europa e uno dei più bassi rispetto ai 55 Paesi analizzati nel mondo.

Nel raffronto 2012 sull’intero 2011 emergono dati preoccupanti: il 28% degli italiani ha paura di perdere il proprio posto di lavoro (+4% rispetto al 2011), l’85% ritiene non buono o pessimo lo stato delle proprie finanze (+4% sul 2011), il 92% ritiene il momento non adatto per compiere acquisti (+7% sul 2011). “Dati che confermano – commenta Mario Resca, presidente Confimprese – il clima di incertezza dovuto, oltre che alla crisi e alla mancanza di denaro circolante, anche allo stallo della fase politica. Gli italiani hanno abbandonato gli acquisti d’impulso, rinunciano a qualsiasi bene superfluo e nel carrello della spesa, food o no food che sia, mettono i beni di primaria necessità, tanto che la metà delle famiglie rispetta in modo rigido i piani di spesa”.

(05 marzo 2013)

Le elezioni italiane affondano le Borse Spread vola, tassi quasi doppi in asta

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/26/news/borse_le_elezioni_italiane_condizionano_al_ribasso_i_listini-53444988/

Le elezioni italiane affondano le Borse


Spread vola, tassi quasi doppi in asta

 

Raffica di sospensioni sui titoli italiani. Piazza Affari brucia oltre 17 miliardi. L’Europa preoccupata dal voto che ha bocciato le politiche di austerity del governo Monti. L’aumento del differenziale di rendimento costerà all’Italia 1,5 miliardi il primo anno, 8 miliardi nel triennio. Vertice Monti-Grilli-Visco: “Monitoriamo”. Consob vieta le vendite allo scoperto su Intesa e Carige

di GIULIANO BALESTRERI

spread

MILANO - Ore 16.40. Le elezioni italiane mettono al tappeto le Borse di tutto il mondo con Piazza Affari che brucia oltre 17 miliardi nella mattinata. Il pareggio al Senato tra il centrosinistra di Pierluigi Bersani e il centrodestra di Silvio Berlusconi si traduce in un Paese ingovernabile, dove si è delineata una forte maggioranza alla Camera e il caos a Palazzo Madama. Uno scenario che terrorizza il mercato e l’Europa alle prese con un 2013 per il quale gli economisti prevedono un altro anno di  recessione

A Milano Piazza Affari sprofonda del 4,3%, Londra cede l’1,2%, Francoforte dell’1,7%, Parigi dell’1,8%, Madrid il 2,6%. Le ripercussioni più pesanti arrivano dal fronte del debito pubblico. Il prezzo dei credit default swaps (cds) sull’Italia (assicurazioni contro il fallimento) è salito di 48 punti base a quota 290 punti, segnando il rialzo più forte da dicembre 2011.  A poco serve l’intervento del ministro della Finanze francese, Pierre Moscovici, secondo cui la situazione politica in Italia “è una preoccupazione ma non un fattore di rischio per l’Eurozona”.

Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund, è volato oltre 340 punti ai massimi da dicembre in rialzo di quasi 50 punti base: un balzo che si traduce in un maggiore costo per lo stato - in termini di interessi sul debito – di quasi 1,5 miliardi in un anno e 8 miliardi in tre anni. Poi ritraccia a 337 punti con i Btp che rendono il 4,8%, mentre il Tesoro ha collocato 8,75 miliardi di Bot a sei mesi con il rendimento in salita da 0,731% all’1,237%. Domani il Tesoro proverà a collocare titoli a 5 e 10 anni con rendimenti in prevedibile rialzo. 

L’instabilità europea ha condizionato ieri sera la chiusura di Wall Street (Dow Jones a -1,6% dopo aver toccato in avvio il suo massimo storico) che oggi prova a rialzare la testa spinta dai prezzi delle case che nelle 20 aree metropolitane esaminate dall’indice S&P/Case Shiller salgono dello 0,9% destagionalizzato a dicembre, il balzo in avanti più forte da 6 anni. Il Dow Jones avanza quindi dello 0,4%, mentre il Nasdaq è invariato e l’S&P 500 guadagna lo 0,2%. Le vendite di case nuove negli Stati Uniti in gennaio sono salite del 15,6% a un tasso analizzato di 437mila, ai massimi da luglio 2008. Il numero uno della FedBen Bernanke, invita i parlamentare Usa a non procedere ai tagli automatici alla spesa. Spaventa, però, il Vix, il cosiddetto indice della paura, ieri è balzato del 34% (oggi cede il 6%) tornando a livelli che non si vedevano da dicembre, quando si temeva il precipizio fiscale. Pesante anche il Giappone che ha perso il 2,26%.

Si è svolto nel frattempo a Palazzo Chigi un vertice, per fare il punto della situazione, tra il premier uscente Mario Monti, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. “La riunione è stata dedicata all’esame della situazione congiunturale e di quella dei mercati. Il presidente del Consiglio verrà tenuto informato sulla base del consueto monitoraggio della situazione”, si legge nella nota diffusa dopo il summit. A fare le spese del risultato elettorale è anche l’euro in netto ribasso: la moneta unica europea si muove a 1,3104 dollari, ai minimi da sette settimane, e a 119,16 yen. 

Tra i principali titoli del listino MediasetExor e Finmeccanica cedono oltre il 5%, faticano a fare prezzo EnelTelecom Fiat. A trascinare in rosso Piazza Affari è soprattutto il comparto del credito, preoccupato per la crescita dello spread e il deprezzamento dei titoli di Stato in portafoglio: sprofondano BpmBanco Popolare e Unicredit. Crolla Intesa Sanpaolo al punto da costringere Consob a vietare le vendite allo scoperto su Ca de’ Sass e Carige fino a giovedì. Per gli investitori “è possibile che gli italiani possano tornare alle elezioni e, nel breve termine, il mercato non apprezza l’incertezza”. Tra i timori principali c’è l’ipotesi di una marcia indietro sul consolidamento fiscale dopo che il voto ha bocciato le politiche di austerity del governo Monti.

La situazione italiana spinge in ribasso anche le quotazioni del greggio sui mercati asiatici. Il light crude Wti cede 87 cent a 92,24 dollari al barile dopo aver toccato un minimo da sette settimane a 91,92 dollari al barile. Il Brent di Londra cede 80 cent a 113,64 dollari al barile dopo aver raggiunto il minimo da un mese.

(26 febbraio 2013)

Mps e i maxi-interessi a Jp Morgan

http://www.lettera43.it/economia/finanza/mps-e-i-maxi-interessi-a-jp-morgan_4367585111.htm

LE CARTE

Mps e i maxi-interessi a Jp Morgan

 

I dati nelle carte Bankitalia. Mussari indagato anche a Salerno.

E sulla banca il Nyt: «Un fiasco mai visto».

mpsUn’immagine della sede del Monte dei Paschi a Siena.

Dopo aver acquistato Antonveneta da banca Santander ner giugno 2008 per la cifra stratosferica di 9 miliardi di euro, il Monte dei Paschi di Siena non aveva il patriminio minimo dell’8%  richiesto dalla Banca d’Italia e avrebbe violato così le prescrizioni della Vigilanza. Inoltre la banca avrebbe manipolato il mercato diffondendo notizie false sia sul suo patrimonio sia sulle modalità di finanziamento dell’operazione Antonveneta.

UN PRESTITO DA 960 MILIONI. I dati, come riportato dal Corriere della Sera, emergono da un procedimento sanzionatorio, aperto il 27 dicembre 2012, contro il vecchio consiglio di amministrazione su un presito da 960  milioni di euro curato da Jp Morgan.

Sulle stesse carte si basa poi anche l’ipotesi, avanzata dai pm di Siena, di manipolazione del mercato da parte dell’ex presidente Giuseppe Mussari e dell’ex direttore generale della banca Antonio Vigni.

UNA GARANZIA SEGRETA CONCESSA DA MPS. In particolare nella vicenda ci sarebbero sia la garanzia segreta concessa dal Monte dei Paschi di Siena a Bank of New York nel maggio del 2009, sia il pagamento a Jp Morgan di un canone di usufrutto sulle azioni Mps.

Sulle carte riservate di Bankitalia emerge che con questa garanzia Mps si assumeva l’obbligo di tenere indenne la Bank of New York da eventuali perdite, responsabilità o spese subìte a seguito del cambio di regolamento del bond con riferimento all’emissione di titoli obbligazionari convertibili (Fresh) da 960 milioni e curato proprio da Jp Morgan.

COPERTI 200 DEI 960 MLN DI EURO. Per Palazzo Koch la garanzia «è tale da essere riconducibile nella sostanza alla fattispecie di un impegno di acquisto a termine di propri strumenti patrimoniali, per il quale è normativamente prevista la deduzione dal patrimonio se comporta l’immediata assunzione del rischio d’impresa». E, secondo fonti giudiziarie, l’indemnity copre circa 200 milioni dei 960 del Fresh.

LE INDAGINI SUL PASTIFICIO AMATO. Il ‘caso Siena’ insomma non sembra destinato a chiudersi molto presto. E i guai guidiziari per Mussari si sono spostati addirittura Salerno, dove è indagato anche nella bancarotta del pastificio Amato.

L’AFFONDO DEL NEW YORK TIMES. L’eco delle vicende che hanno messo sotto i riflettori il Monte dei Paschi di Siena hanno fatto il giro del mondo. E della stampa. L’ultimo commento arriva dal New York Times, che ha definito quello di Mps «Un moderno ‘fiasco’» – la parola utilizzata è scritta proprio così, in italiano nel testo inglese – «che ha fatto quello che secoli non erano riusciti a fare».

Il quotidiano Usa ha titolato il suo articolo «Il Patrono di Siena in pericolo» ricordando il ruolo importante della banca per la città e sottolineando come l’istituto di credito sia stato in grado di resistere a eventi come guerre e pestilenze e rimanere saldo per ben 541 anni. Ma che ora rischia invece di crollare sotto il peso degli scandali finanziari. Avvenuti, poi, in un momento di grande difficoltà per la crescita economica dell’Italia alla vigilia delle elezioni politiche.

Sabato, 23 Febbraio 2013

Vaticano, dossier choc sugli scandali: “Via il segreto pontificio”

 

http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2013/02/22/849158-dossier_choc_sugli_scandali.shtml

 

Vaticano, dossier choc


sugli scandali:


“Via il segreto pontificio”

 

Benedetto XVI ci pensa, effetto valanga tra i cardinali

 

IL PAPA ALLONTANA BALESTRERO: DIVENTA NUNZIO DI COLOMBIA

 

Sono i “convitati di pietra” al Conclave che eleggerà il successore del Papa. Temi spinosi, questioni torbide, vicende che hanno coinvolto anche alcuni cardinali che si chiuderanno nella Cappella Sistina

di Iacopo Scaramuzzi

via il segreto vaticano

Papa Benedetto XVI (Imagoeconomica)

di Iacopo Scaramuzzi

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Città del Vaticano, 22 febbraio 2013 - Sono i “convitati di pietra” al Conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI. Temi spinosi, questioni torbide, vicende che hanno coinvolto anche alcuni cardinali che si chiuderanno nella Cappella Sistina. Il Conclave, in realtà, non ha un’agenda prefissata e le discussioni sono riservate. Ma c’è da giurare che verranno al pettine alcuni nodi emersi negli ultimi mesi, a partire da pedofilia, Ior e Vatileaks. Gli abusi dei preti sui minori hanno segnato il Pontificato di Ratzinger.

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Benedetto XVI ha maturato una linea di ‘tolleranza zero’ che ha creato più di un malumore dentro e fuori il Vaticano. La recente vicenda del cardinale statunitense Roger Mahony — domani deporrà in un’aula di tribunale americana con l’accusa di avere insabbiato le denunce — è solo la punta dell’iceberg. Ieri è stato sentito dai giudici anche il cardinale di New York Timothy Dolan. Lo scandalo aleggerà al Conclave. Non è detto che determini l’elezione del nuovo Papa – il cardinale di Boston Sean O’Malley, campione anti-pedofilia, è “papabile” – ma verosimilmente bloccherà l’ascesa di cardinali con qualche “ombra” nel loro passato, compresi i porporati vicini a Wojtyla che non vollero vedere le accuse — poi formalizzate da Benedetto XVI — al fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel.

C’è poi il nodo delle finanze vaticane. Non solo perché alcuni paesi — Stati Uniti e Germania in primis — donano ingenti somme alle casse del Vaticano e vogliono contare anche nell’elezione del nuovo Pontefice. Lo scontro degli ultimi tempi tra “banca vaticana“, procura di Roma e Bankitalia, il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi e la nomina del nuovo presidente Ernst von Freyberg a ridosso della rinuncia di Benedetto XVI hanno creato nuovi malumori tra i cardinali non romani. Anche qui, non verrà scelto un Papa-manager, ma è probabile che i cardinali eviteranno candidati privi di senso pratico e oculatezza pastorale.

Infine, la fuga di documenti riservati che ha spinto il Vaticano, nei mesi scorsi, sull’orlo di una crisi di nervi. La vicenda si è conclusa con l’arresto, la condanna e, infine, la grazia del maggiordomo del Papa. Ma Benedetto XVI ha affidato a tre cardinali — Julian Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi — una parallela, discretissima indagine, conclusa con un dossier segreto consegnato al solo Benedetto XVI. Decine di interviste avrebbero fatto emergere nomi, cognomi e dettagli di una Curia attraversata da veleni, trame, cordate di potere.

Il settimanale Panorama scrive che emergerebbe anche il ruolo di una potente ‘lobby gay’. Sarebbero coinvolti cardinali della vecchia guardia wojtyliana, ex nemici coalizzati contro Benedetto XVI e il suo segretario di Stato Bertone. “Non ci sono né commenti, né conferme, né smentite”, si è limitato a dichiarare il portavoce vaticano, il gesuita Federico Lombardi. I tre cardinali ‘detective’ dovrebbero essere ricevuti dal Papa nei prossimi giorni. Il Papa potrebbe anche decidere di togliere il segreto al rapporto. Di certo, il suo contenuto potrebbe bruciare qualche candidato

 

Vaticano, bancomat bloccati da Bankitalia per conto sospetto da 40 milioni

 

http://www.uaar.it/news/2013/01/15/vaticano-bancomat-bloccati-bankitalia-per-conto-sospetto-milioni/

 

Vaticano, bancomat bloccati da Bankitalia

per conto sospetto da 40 milioni

Ancora grane per lo Ior. E ancora una volta per man­can­za di tra­spa­ren­za. La Banca d’I­ta­lia ha bloc­ca­to dal 3 gen­na­io i Pos di­stri­bui­ti in circa ot­tan­ta tra eser­ci­zi, far­ma­cie, musei e punti ven­di­ta in Va­ti­ca­no. Per ano­ma­lie so­spet­te nei mo­vi­men­ti per oltre 40 mi­lio­ni di euro. Denaro che se­con­do l’U­ni­tà di in­for­ma­zio­ne fi­nan­zia­ria della Banca d’I­ta­lia è tran­si­ta­to in dodici mesi su un unico conto dello Ior aperto presso Deu­tsche Bank.

Non ri­sul­ta nem­me­no che dal Va­ti­ca­no ab­bia­no chie­sto una qual­che au­to­riz­za­zio­ne per in­stal­la­re i Pos

Bloc­ca­to quindi l’u­ti­liz­zo di carte di cre­di­to e ban­co­mat dentro Città del Va­ti­ca­no. Al mo­men­to dei con­trol­li, nel set­tem­bre 2011, ri­sul­ta­va un saldo di circa 10 mi­lio­ni di euro sul conto in que­stio­ne, ma del resto del denaro tran­si­ta­to sul conto non si co­no­sce il per­cor­so né chi lo abbia ge­sti­to. Non ri­sul­ta nem­me­no che dal Va­ti­ca­no ab­bia­no chie­sto una qual­che au­to­riz­za­zio­ne per in­stal­la­re i Pos.

Già da tempo i ma­gi­stra­ti romani con a capo il pro­cu­ra­to­re ag­giun­to Nello hanno in­da­ga­to sullo Ior, di­spo­nen­do il se­que­stro di 23 mi­lio­ni di euro. La pro­cu­ra di Roma ha ri­le­va­to “ca­ren­ze” nella re­go­la­men­ta­zio­ne del­l’an­ti­ri­ci­clag­gio da parte del­l’I­sti­tu­to Opere di Re­li­gio­ne. E Ban­ki­ta­lia ha quindi so­spe­so i pa­ga­men­ti tra­mi­te point of sale. Un mi­ste­ro in­fat­ti a chi sia in­te­sta­to il conto va­ti­ca­no e chi possa ope­rar­vi.

ior

Nel maggio scorso anche JP Morgan aveva chiuso un conto dello Ior, su cui era tran­si­ta­to circa un mi­liar­do di euro in un anno e mezzo, per pro­ble­mi di tra­spa­ren­za fi­nan­zia­ria. Di­ver­se ope­ra­zio­ni spe­ri­co­la­te del­l’I­sti­tu­to Opere di Re­li­gio­ne ave­va­no su­sci­ta­to cri­ti­che, tanto che Marco Lillo su Il Fatto Quo­ti­dia­no aveva par­la­to di “beffa” alla giu­sti­zia ita­lia­na. Anche la nostra as­so­cia­zio­ne aveva scrit­to al mi­ni­stro della Giu­sti­zia Paola Se­ve­ri­no.

Il Va­ti­ca­no si è im­pe­gna­to solo in ri­tar­do e dopo sol­le­ci­ta­zio­ne ester­na per dare un po’ di tra­spa­ren­za

Anche altri conti in­te­sta­ti a re­li­gio­si ma ge­sti­ti da per­so­ne fuori dal Va­ti­ca­no sono sotto la lente della pro­cu­ra. Conti su cui tran­si­ta­va­no quo­ti­dia­na­men­te decine di mi­glia­ia di euro. Dal canto suo l’Au­to­ri­tà d’in­for­ma­zio­ne fi­nan­zia­ria della Santa Sede espri­me “sor­pre­sa”per il blocco delle tran­sa­zio­ni tra­mi­te Pos. Il di­ret­to­re René Brue­lhart ri­cor­da che lo Ior ha su­pe­ra­to l’e­sa­me del Mo­ney­val del Con­si­glio d’Eu­ro­pa, per 9 rac­co­man­da­zio­ni su 16. Ma va ri­cor­da­to che le per­ples­si­tà ri­man­go­no tut­to­ra, perché il Va­ti­ca­no si è im­pe­gna­to solo in ri­tar­do e dopo sol­le­ci­ta­zio­ne ester­na per dare un po’ di tra­spa­ren­za al si­ste­ma. Senza con­ta­re il tacito so­ste­gno del go­ver­no Monti per su­pe­ra­re il giu­di­zio del­l’au­to­ri­tà del Con­si­glio d’Eu­ro­pa.

Rimane la sem­pi­ter­na do­man­da: perché lo Stato ita­lia­no do­vreb­be con­ti­nua­re a far da tra­mi­te per un isti­tu­to di cre­di­to ex­tra­co­mu­ni­ta­rio così poco tra­spa­ren­te, e già più volte im­pli­ca­to nel ri­ci­clag­gio di denaro di pro­ve­nien­za il­le­ci­ta (dalle tan­gen­ti ai pro­ven­ti della mafia)?

La re­da­zio­ne

Bankitalia: nel 2013 Pil a – 1% Ripresa dal secondo semestre

http://www.lastampa.it/2013/01/18/economia/bankitalia-ribassa-la-stima-del-pil-disoccupazione-salira-al-nel-Fyy4j92n0NW8LFaKRcHQZL/pagina.html

ECONOMIA

18/01/2013 - LE STIME NEL BOLLETTINO ECONOMICO

Bankitalia: nel 2013 Pil a – 1%
Ripresa dal secondo semestre

 

bankitalia

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nell’Aula Magna dell’Università di Firenze

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Si fa più fosco il futuro dell’economia italiana. La Banca d’Italia rivede le sue stime e prevede un calo del Pil dell’1% quest’anno con l’uscita dalla recessione che avverrà, fra molte incertezze, solo a fine anno e il segno più che tornerà nel 2014 (+0,7%).

EMERGENZA LAVORO

Quest’anno sarà così «un altro anno difficile» e la ripresa «sarà lenta e difficile», afferma il governatore Ignazio Visco nella sua lectio magistralis all’università di Firenze, dove è stato anche interrotto per breve tempo dalla protesta di un gruppo di studenti. Nel 2014 inoltre la disoccupazione toccherà il 12%, specie fra i giovani, e il mercato del lavoro si stabilizzerà ma non vedrà un’inversione di tendenza.

STIME TAGLIATE

Il Paese (e il prossimo governo) deve però non mollare sull’equilibrio dei conti che è «la precondizione per la via del successo» afferma Visco. Se quindi va esclusa una manovra per cambiare i saldi, visti gli impegni con l’Europa, è possibile agire per tagliare da una parte e spendere di più’ dall’altra (o per ridurre un’imposta distorsiva, aumentandone una più neutrale). Ma nel frattempo, nel suo bollettino economico, Via Nazionale rivede e corregge al ribasso le previsioni di luglio, confermate poi nell’edizione di ottobre. Allora si parlava per il 2013 di un calo del Pil dello 0,2% ma nel frattempo è intervenuto «il peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti».

LE MANOVRE DEPRESSIVE

Il rallentamento dell’economia mondiale e dall’effetto delle manovre infatti si mangeranno circa un punto di Pil a testa. Secondo i tecnici di Via Nazionale tutto è iniziato con la crescita dello spread nel luglio 2011 che ha determinato la stretta del credito e una impennata dei costi dei finanziamenti: due fattori che hanno tagliato il pil di un punto e che hanno imposto, «per evitare un incontrollato peggioramento delle condizioni sui mercati finanziari» le manovre del secondo semestre 2011 (governo Berlusconi e poi Salva Italia di Monti). Manovre depressive sulla domanda le quali si sono portate via un altro punto di prodotto interno e che stanno avendo appunto effetti anche nell’anno appena iniziato. Il risultato è un Pil 2012 che affonda del 2,1% e un mercato del credito che stenta ancora con tassi più elevati sui finanziamenti alle imprese e le famiglie di circa un punto rispetto a quelli praticati in Germania.

IL NODO REGOLE

Per fortuna le banche mostrano una raccolta e capitale robusti. Gli effetti positivi si hanno sul fronte della finanza pubblica specie nel biennio 2013-2014 e proprio per questo la Banca d’Italia invita a «consolidare i progressi ottenuti». Andando avanti con le riforme inoltre, ricorda Visco, può far calare ulteriormente lo spread che si è già dimezzato rispetto ai massimi per effetto delle decisioni prese dalla Bce e dai paesi europei. Il migliorato clima ha anche fatto tornare i flussi di capitale nei paesi “periferici” come l’Italia che ha visto ridurre il saldo negativo e riprendere gli acquisti di titoli di stato da parte degli investitori stranieri. Infine da Visco un avviso: «Non legare le mani alle banche centrali» perché «l’assenza di regole troppo stringenti ha consentito di adottare le misure necessarie per contrastare la crisi, evitare conseguenze più gravi sull’attività economica e garantire la stabilità dei prezzi». Per questo la flessibilità sarà necessaria in futuro quando si dovrà decidere sull’exit strategy dalle misure straordinarie.

Vaticano, no di Bankitalia a POS per assenza legislazione e norme antiriciclaggio

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http://it.notizie.yahoo.com/vaticano-no-bankitalia-pos-per-assenza-legislazione-norme-175840444–sector.html

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Vaticano, no di  Bankitalia a POS per assenza legislazione

e norme antiriciclaggio

Reuters – gio 3 gen 2013

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Sistema Completo POS

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MILANO (Reuters) – Banca d’Italia ha negato l’autorizzazione a Deutsche Bank a gestire il servizio Pos nella Città del Vaticano non solo perché il piccolo stato non ha un sistema adeguato alla normativa antiriciclaggio, ma anche perché è privo di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale.

E’ quanto spiega una fonte vicina all’organo di vigilanza, che controlla anche Deusche Bank Italia in quanto soggetto di diritto italiano.

La fonte spiega che Deutsche Bank, che da anni gestisce il sistema Pos nel piccolo stato, non aveva mai chiesto l’autorizzazione per operare in Vaticano.

Questa situazione è stata scoperta durante un’ispezione di routine, a seguito della quale la banca ha presentato richiesta per l’autorizzazione.

“Bankitalia non ha potuto dare l’autorizzazione perché il Vaticano, oltre a non rispettare la normativa in materia di antiriciclaggio, non aveva i presupposti giuridici, cioè mancavano una legislazione bancaria e finanziaria e un sistema di vigilanza prudenziale”, spiega una fonte vicina a Bankitalia, sottolineando che la questione dell’antiriciclaggio è solo una parte del problema.

La risposta negativa di Banca d’Italia alla richiesta di autorizzazione di Deutsche Bank è arrivata a inizio dicembre, spiega ancora la fonte.

La notizia è però apparsa sulla stampa solo oggi, mentre un annuncio sul sito dei Musei Vaticani avvisa che dall’1 gennaio 2013 non è possibile effettuare pagamenti in forma elettronica, tramite bancomat o carta di credito.

“Bankitalia non ha concesso la licenza richiesta da Deutsche Bank perchè per l’Italia il Vaticano è un paese non equivalente nell’ambito della normativa antiriciclaggio”, spiega una fonte vicina alla situazione.

In merito alla questione il Vaticano si limita a far sapere che “sono in via di scadenza le relazioni di alcuni uffici della Città del Vaticano con uno dei prestatori di servizi per l’uso delle carte di credito nei Pos interni alla Città del Vaticano” e che “sono attualmente in corso contatti con diversi prestatori di servizio e si prevede che l’interruzione nei Pos sarà di breve durata”.

(Elisa Anzolin) Sul sito http://www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

BNI “sospende i pagamenti di ogni passività” dei suoi clienti

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Con un semplice messaggio apparso sul relativo sito internet http://www.bancanetwork.it  in data 31 Maggio 2012 la BNI informava che venivano “sospesi i pagamenti di ogni passività” ossia il blocco totale di liquidità in uscita dei conti correnti.

Quel messaggio recita testualmente:

In data 31 maggio 2012 i Commissari straordinari di Banca Network Investimenti S.p.A., in amministrazione straordinaria (MI), con il parere favorevole del Comitato di Sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, hanno deliberato la sospensione del pagamento delle passività di qualsiasi genere, ai sensi dell’art. 74 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (TUB), per il periodo di un mese.

La sospensione non comprende gli strumenti finanziari della clientela.

La misura si è resa necessaria per fronteggiare la situazione di difficoltà della banca.

Gli Organi straordinari di Banca Network Investimenti S.p.A., intermediario aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, stanno definendo un piano di soluzione della crisi che, al fine di salvaguardare i diritti della clientela, contempla l’intervento della Consultinvest SIM e del gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna.

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http://www.adiconsum.it/%28X%281%29A%28LlSQwS99zQEkAAAANGFiNjk2MTUtMjgyYi00YWY1LWExYjQtZGQ2NTUxODJkNmEx6l-WV0xsL0EHAb-E7yTLHgcUjbI1%29%29/Pages/News.aspx?n=1675&AspxAutoDetectCookieSupport=1

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NIENTE PRELIEVI – VERSAMENTI PER I CORRENTISTI DI BNI

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mercoledì 13 giugno 2012

Correntisti di BNI impossibilitati ad effettuare prelievi/versamenti, pagamenti di bollette, rate mutui, tasse

Pietro Giordano, Adiconsum: “Grave l’atteggiamento di Banca d’Italia che assume provvedimenti senza valutare le ricadute sui correntisti, ed in special modo, sulle famiglie monoreddito e sui pensionati”

Adiconsum chiede a Bankitalia un incontro urgente e la revoca del provvedimento

La Banca d’Italia ha autorizzato la sospensione dei pagamenti della Banca Network Investimenti S.p.A. il commissariamento dell’istituto di credito, dando quindi l’impressione di un imminente salvataggio, ha poi dato il via libera alla liquidazione coatta, senza fornire alcuna preventiva comunicazione ai correntisti, lasciandoli in condizione di non poter effettuare alcun tipo di operazione, neanche quelle di base per la sopravvivenza quotidiana, quali prelievi/ versamenti, pagamenti di utenze, rate, tasse.

Dobbiamo purtroppo segnalare che provvedimenti lesivi come quelli adottati nei confronti della clientela BNI – denuncia Giordano – non rappresentano un caso isolato. Decisioni prese senza tener conto delle pesanti ricadute, in particolare sui risparmiatori in possesso di un unico conto corrente su cui accreditano stipendio o pensione, non sono nuove a Bankitalia, ed hanno interessato anche i correntisti di Banca MB.

L’atteggiamento di Banca d’Italia – prosegue Giordano – è burocratico e notarile e come Adiconsum abbiamo chiesto in una lettera inviata a Banca d’Italia e a BNI la revoca del provvedimento e un incontro urgente per definire le modalità con cui i clienti, specie famiglie a reddito fisso e pensionati, possano svolgere le normali operazioni quotidiane.

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http://www.lettera43.it/economia/aziende/bni-clienti-senza-bancomat_4367554108.htm

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Bni, clienti senza bancomat

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Conti congelati da Bankitalia.

Il sito internet di Banca Network.

Banca Network Investimenti (Bni) è sull’orlo del crac e i clienti vogliono capire quanto tempo rischiano di aspettare prima di avere nuovamente accesso ai loro risparmi (leggi l’approfondimento suEconomiaweb.it).

Da oltre 10 giorni, infatti, tutti i pagamenti della banca sono sospesi, i conti correnti bloccati e, dagli sportelli bancomat, non è possibile prelevare neppure un centesimo. Dal novembre 2011, l’istituto è guidato da due commissari straordinari inviati dalla Banca d’Italia: Giuseppe Bonsignore e Raffaele Lener.

Consultinvest Sim, società di intermediazione finanziaria con sede a Modena, si è già detta pronta ad acquisire le attività della Bni e a risanarla. Per l’acquisizione da parte della società guidata da Maurizio Vitolo, però, manca ancora il via libera di Bankitalia. Quando arriverà? Difficile dirlo.

IL PRECEDENTE DEL BER: TRE MESI DI ATTESA. Un precedente illustre è quello del Banco Emiliano Romagnolo (Ber). Nel dicembre del 2010 circa 1.200 conti vennero congelati a fronte della possibile bancarotta: poco tempo dopo Intesa Sanpaolo si dichiarò disponibile a subentrare.

Per perfezionare l’operazione, però, ci vollero tre mesi e i clienti dell’istituto bolognese dovettero attendere fino al 7 marzo del 2011 per avere nuovamente accesso ai loro risparmi.

TRASFERIRE I TITOLI IN UN’ALTRA BANCA. Per i titolari di un deposito titoli, ora esiste la possibilità di trasferire il tutto presso un’altra banca. Gli istituti aderenti al consorzio Patti Chiari, infatti, si impegnano a svolgere questa operazione in tempi brevi e con una certa facilità, occupandosi personalmente di tutte le pratiche. Il cliente non deve far altro che compilare un semplice modulo.

È probabile, però, che quanti vogliano muovere i titoli da Bni a un’altra banca incontrino oggi qualche intoppo tecnico, viste le difficoltà operative dell’istituto.

Lunedì, 11 Giugno 2012

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http://www.lettera43.it/economia/macro/banca-network-ferma-i-pagamenti-clienti-furiosi_4367553312.htm

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ECONOMIA

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Banca Network ferma i pagamenti, clienti furiosi

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Stop alle transazioni fino a luglio per fronteggiare la crisi dell’istituto.

Il sito internet di Banca Network.

Banca Network Investimenti ha sospeso i pagamenti, arrecando gravi disagi ai clienti (leggi l’articolo sul blocco dei bancomat). Sono in 22 mila i correntisti che attendono furiosi lo sblocco.

STOP DI UN MESE. L’istituto, in amministrazione straordinaria dallo scorso novembre, ha reso noto che il 31 maggio, i commissari, «con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, hanno deliberato la sospensione del pagamento delle passività di qualsiasi genere» per un mese.

Lo stop, comunicato attraverso il sito Internet della banca, non comprende gli strumenti finanziari della clientela.

È stato sottolineato che «la misura si è resa necessaria per fronteggiare la situazione di difficoltà della banca.

CORRENTISTI FURIOSI. Per il salvataggio – si legge nelle poche righe online – si sono fatti avanti Consultinvest Sim e il gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna, ma nel frattempo i correntisti sono furiosi.

Per tutti ha parlato Massimo, poliziotto a Milano con moglie e due figlie a Messina: «Nessuno mi ha detto niente e oggi (4 giugno), quando sono andato a pagare il meccanico, il bancomat non funzionava. Nemmeno i bonifici posso fare».

«MI HANNO TOLTO I SOLDI». «Di fatto», ha aggiunto, «mi hanno tolto i miei soldi. Nel portafoglio ho solo 20 euro in contanti e con il conto bloccato, dove mi viene accreditato lo stipendio, come faccio ad arrivare a fine mese?».

E dire che Banca Network Investimenti ha come azionisti nomi di primo piano del mondo finanziario: Aviva, Banco Popolare, De Agostini e Sopaf.

«CLIENTELA DI SOGGETTI FINANZIARIAMENTE EVOLUTI». La clientela di Banca Network, hanno rilevato fonti finanziarie, è composta per la gran parte di «soggetti finanziariamente evoluti» in grado di comprendere la situazione e di attendere la definizione del piano di intervento da parte di Consultinvest Sim e del gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna come annunciato dal comunicato dei commissari straordinari.

Lunedì, 04 Giugno 2012

Norme antiriciclaggio: è la santa sede a imporre le sue condizioni all’Italia

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Norme antiriciclaggio: è la santa sede a imporre le sue condizioni all’Italia

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In un documento riservato, il rifiuto del Vaticano a dare informazioni allo Stato per le vicende antecedenti al primo aprile 2011, ovvero da quando è entrato in vigore il nuovo organismo per la trasparenza finanziaria voluto da Papa Benedetto XVI

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Il documento riservato sulla nuova strategia del Vaticano in tema di trasparenza finanziaria

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Il Vaticano sta prendendo per il naso da mesi la giustizia e la Banca d’Italia. Il Governo Monti dovrebbe fare la voce grossa e ottenere il rispetto degli impegni assunti in materia di antiriciclaggio, ma c’è un piccolo particolare: il ministro della Giustizia, che dovrebbe essere in prima linea in questa battaglia, è stato l’avvocato del presidente della banca vaticana (lo IOR) Ettore Gotti Tedeschi. La linea del Vaticano in questa materia non corrisponde affatto alle promesse di trasparenza contrabbandate in pubblico. Lo dimostra un documento che Il Fatto pubblica in esclusiva (leggi).

Si intitola “Memo sui rapporti IOR-AIF” ed è un documento ‘confidenziale’ e ‘riservato’ circolato negli uffici del Papa e della Segreteria di Stato e annotato a penna da una mano che – secondo gli esperti di cose Vaticane – potrebbe essere quella di monsignor Georg Ganswein, il segretario di Benedetto XVI. E’ stato scritto da un personaggio molto in alto che si può permettere di sottoporre la sua analisi ai vertici del Vaticano. Al di là di chi sia l’autore, il ‘memo’ dimostra che il Papa, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il presidente dello AIF, l’autorità di controllo antiriciclaggio, Attilio Nicora e i vertici dello IOR sono tutti a conoscenza della linea sul fronte antiriciclaggio che si può sintetizzare così: non si deve collaborare con la giustizia italiana per tutto quello che è successo allo IOR fino all’aprile 2011.

Il ‘Memo’, come dimostrano le note appuntate a penna dalla segreteria del Santo Padre, è stato “Discusso con SER (Sua Eminenza Reverendissima) il Cardinale Bertone il 3 novembre” 2011. L’autore della nota, favorevole a una maggiore apertura verso Bankitalia e le Procure, aggiunge: Bertone “si è trovato d’accordo sulle mie considerazioni! Incontrerà SER il cardinale Attilio Nicora (Presidente dell’AIF) e il direttore AIF (Francesco Ndr) De Pasquale“. Il memo, così annotato, è stato poi girato, al presidente dello IOR e al direttore dell’AIF. Basta scorrere il testo per capire la rilevanza della partita in gioco: “Dall’entrata in vigore della legge vaticana anti-riciclaggio, avvenuta il primo aprile 2011, si sono tenuti numerosi incontri tra lo IOR e l’AIF (Autorità creata dalla nuova legge del Vaticano, ndr), rivolti da una parte a dimostrare alla nuova Autorità le iniziative intraprese per l’adeguamento delle procedure interne alle misure introdotte dalla legge….”

In questa prima parte il memo ripercorre la vicenda del mutamento della normativa antiriciclaggio, intervenuto sotto la spinta dell’indagine della Procura di Roma. Il pm Stefano Rocco Fava e il procuratore aggiunto Nello Rossi – a settembre del 2010 – avevano sequestrato 23 milioni di euro che stavano per essere trasferiti dal conto dello IOR presso il Credito Artigiano alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni di euro) e alla Banca del Fucino (3 milioni) e aveva indagato il presidente IOR, Ettore Gotti Tedeschi e il direttore Cipriani. Secondo i pm, lo IOR si era rifiutato di dire “le generalità dei soggetti per conto dei quali eventualmente davano esecuzioni alle operazioni”. Cioé chi era il reale proprietario dei soldi.

Dalle indagini della Guardia di Finanza emergeva un quadro inquietante: lo IOR mescolava sul suo conto al Credito Artigiano i 15 milioni di euro provenienti dalla CEI, e frutto dell’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi. Non solo: da altre operazioni emergeva che lo IOR funzionava come una fiduciaria e i suoi conti erano stati usati per schermare persino i proventi di una presunta truffa allo Stato italiano realizzata dal padre e dallo zio (condannato per fatti di mafia) di don Orazio Bonaccorsi.

Di fronte a un simile scenario, i pm romani si erano opposti al dissequestro dei 23 milioni di euro nonostante le dotte motivazioni dell’avvocato del presidente dello IOR, il professor Paola Severino. Il ministro ora ha lasciato lo studio e si è cancellato dall’Albo, anche se non ha comunicato alla Procura chi la sostituirà nella difesa di Gotti Tedeschi. A sbloccare la situazione comunque non fu l’avvocato Severino ma il Papa in persona. Con una Lettera Apostolica per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario il 30 dicembre 2010, Benedetto XVI ha istituito l’Autorità di informazione finanziaria (AIF), per il contrasto del riciclaggio. I pm romani motivarono così il loro parere favorevole al dissequestro nel maggio 2011: “L’AIF ha già iniziato una collaborazione con l’UIF fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione”.

Peccato che, un minuto dopo essere rientrato in possesso dei suoi 23 milioni, lo IOR ha cambiato completamente atteggiamento. Tanto che in Procura non si nasconde il disappunto per quel dissequestro “sulla fiducia”. Ora si scopre che la giravolta vaticana è una scelta consapevole delle gerarchie, come spiega lo stesso ‘memo’ discusso dai cardinali Nicora e Bertone e dallo stesso Gotti Tedeschi. “L’AIF (….) ha inoltrato allo IOR alcune richieste di informazioni relative a fondi aperti presso l’Istituto, cui quest’ultimo ha corrisposto, consentendo tra l’altro lo sblocco dei fondi sequestrati dalla Procura di Roma (….) Ultimamente, tuttavia la Direzione dell’Istituto ha ritenuto di riscontrare le richieste dell’AIF – relative ad operazioni sospette o per le quali sono in corso procedimenti giudiziari – fornendo informazioni soltanto su operazioni effettuate dal primo aprile 2011 in avanti. Nel corso dell’ultimo incontro tra IOR e AlF del 19 ottobre u. s. tale posizione è stata sostenuta dall’Avv. Michele Briamonte (dello studio Grande Stevens, ndr), sulla base di un generale principio di irretroattività della legge, per il quale le misure introdotte dalla legge antiriciclaggio, (….) non possono valere che per l’avvenire”.

Questa linea interpretativa, ovviamente, ostacola enormemente il lavoro degli investigatori italiani e l’Aif ne è consapevole tanto che, come si evince dal memo, ha ribadito “il proprio diritto/dovere ad accedere a tutti i dati e le informazioni in possesso dello IOR (…) motivando tale posizione con argomentazioni attinenti alla lettera e alla ratio della legge, al rispetto degli standard internazionali cui la Santa Sede ha aderito, allo svuotamento dell’effettività della disciplina appena introdotta, al rischio di una valutazione negativa dell’organismo internazionale chiamato a esaminare il sistema Vaticano di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”. Purtroppo l’operazione trasparenza era solo uno specchietto per le allodole. Nel frattempo il Vaticano ha spostato la sua operatività dalle banche italiane alla JP Morgan, soprattutto a Francoforte. La banca americana ha però un solo sportello (non accessibile alla clientela comune) a Milano, che è già finito, da quello che risulta al Fatto, nel mirino dell’attività ispettiva della Banca d’Italia. E così il 25 gennaio è stato pubblicato un decreto pontificio che ha ratificato tre convenzioni contro il riciclaggio. Sembra ci sia anche un articolo sull’obbligo di “adeguata verifica” prima del fatidico primo aprile. In Procura però stavolta non si fidano.



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