Posts Tagged 'carabinieri'

Trapani, il parroco ucciso in canonica

http://www.lastampa.it/2013/02/26/italia/cronache/trapani-il-parroco-ucciso-in-canonica-Q7D5ukOoZEBsWN2kIkfAmI/pagina.html

CRONACHE

26/02/2013 – IL CASO

 

Trapani, il parroco ucciso in canonica

parroco ummari

La chiesa di Ummari, frazione di Trapani (Foto archivio)

 

Choc nella frazione di Ummari: freddato con un colpo alla testa

Il parroco della canonica di Ummari, frazione di Trapani, Michele Di Stefano, è stato trovato morto dentro la canonica. Il sacerdote, originario di Calatafimi (Tp), sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa, secondo i carabinieri che sono nella chiesa in attesa del magistrato e del medico legale.

Mago truffava malati, arrestato

http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/02/23/Mago-truffava-malati-arrestato_8299084.html

Cronaca

Percorso:ANSA.it > Cronaca > News

 

Mago truffava malati, arrestato

 

I carabinieri lo fermano nel suo ‘studio’ a Castelfranco Emilia

23 febbraio, 15:11

mago truffaldino

Guarda la foto1 di 1

(ANSA) – CASTELFRANCO EMILIA (MODENA), 23 FEB – Con il nome di Eleazar assicurava a persone sofferenti di poterle guarire con i suoi poteri paranormali. Ovviamente dietro il pagamento di ingenti somme di denaro. I carabinieri hanno cosi’ arrestato il presunto mago, al secolo Massimo Nervosi, 54 anni, per truffa e circonvenzione di incapaci. I carabinieri sono andati a fargli visita nel suo ‘studio’, un prefabbricato di legno arredato con decine di croci e santini, installato vicino a una villetta dei familiari.

NOTA DI CRESCENDO IN GRAZIA: CAMBIA COLLARE MA É LO STESSO CANE!!

QUESTO É CIÓ CHE IN MILLENNI HA INSEGNATO LA SCUOLA DI PIETRO: MAGIA, FATTURE, INGANNO, MISTICISMO MA GIÁ É TORNATO IL PADRONE E PRESTO TUTTO QUESTO SARÁ SOLO UNO SBIADITO RICORDO.  ABBA JH, RE DI RE E SIGNORE DI SIGNORI, DIO DI DÉI.

«Favori in cambio di rapporti sessuali» Arrestato il pm Roberto Staffa per corruzione e concussione

http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/procura_roma_roberto_staffa_corruzione_pm_concussione_favori_sesso/notizie/246316.shtml

«Favori in cambio di rapporti sessuali»


Arrestato il pm Roberto Staffa


per corruzione e concussione

 

L’ordine di arresto è stato eseguito dai carabinieri. Gli accertamenti della magistratura umbra sono partiti da una segnalazione della procura di Roma circa comportamenti anomali del pubblico ministero

 PER APPROFONDIRE romapmsessomagistratocorruzioneconcussione

roberto staffa, procuratore di roma

 

di Valentina Errante

ROMA – Il pubblico ministero Roberto Staffa, della procura di Roma, è stato arrestato stamattina dai carabinieri, su disposizione dell’autorità giudiziaria di Perugia. Questa mattina sono stati anche perquisiti i suoi uffici.

Il magistrato, tra i più in vista della procura capitolina e titolare di numerosi processi contro la criminalità organizzata, è accusato di corruzione, concussione e rivelazione di segreti d’ufficio. Secondo indiscrezioni, il provvedimento di arresto sarebbe stato deciso dopo mesi di indagini con microspie e telecamere piazzate nel suo ufficio di piazzale Clodio, che avrebbero consentito di raccogliere indizi concreti circa le sue presunte responsabilità. In particolare, secondo indiscrezioni, Staffa si sarebbe compromesso a causa di una relazione con un transessuale straniero, che sarebbe stato anche ripreso all’interno del suo ufficio.

Le indagini erano partire un anno e mezzo fa, quando il transessuale era stato arrestato nell’ambito di un’operazione contro la prostituzione condotta da una collega dello stesso Staffa. IL trans, interrogato del Gip di Roma in sede di convalida dell’arresto, aveva vantato rapporti di amicizia con il pm Roberto Staffa, e avrebbe dichiarato di subire una sorta di ricatto dal magistrato, che gli avrebbe assicurato protezione in cambio di rapporti sessuali. Quell’interrogatorio fu secretato immediatamente e trasmesso per competenza alla procura di Perugia, che ha la giurisdizione sui reati commessi (o subiti) dai magistrati romani. Subito dopo sarebbero scattate le intercettazioni ambientali e telefoniche, che nel giro di alcuni mesi avrebbero fornito riscontri al racconto del trans, che sarebbe persino stato ripreso dalle telecamere.

I vertici della procura di Roma sono sempre stati tenuti al corrente dell’evolversi dell’inchiesta e da alcune settimane lo stesso Staffa era stato esonerato dalla conduzione di alcune inchieste delicate. Per quello che è stato possibile apprendere, il magistrato non avrebbe ancora nominato un legale di fiducia in previsione dell’interrogatorio di garanzia che si svolgerà nei prossimi giorni.

Il personaggio. È in servizio alla procura di Roma da quindici anni il pm Roberto Staffa, 55 anni napoletano, giunto da Venezia dove aveva ricoperto il ruolo di presidente di corte d’Assise. In questa veste il magistrato condanno’ nel 1997 a 19 anni di carcere l’ex boss della banda del Brenta, Felice Maniero, accusato di 9 omicidi e processo’ i componenti del gruppo dei «Serenissimi» protagonista di un clamoroso assalto al campanile di piazza San Marco la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997. A Roma e’ stato il titolare dell’inchiesta sugli aborti clandestini avvenuti presso la clinica capitolina Villa Gina che culmino’ con vari arresti tra cui quello del professor Ilio Spallone. Staffa ha fatto parte del pool dei magistrati che si occupano dei reati sulla persona e di violazione delle legge sugli stupefacenti, come magistrato della Dda. Nella sua esperienza di pubblico ministero a piazzale Clodio, il magistrato si è occupato anche per un breve periodo dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il magistrato è conosciuto anche per la sua passione per la musica al punto da far parte di un gruppo, i Dura Lex, in cui suonavano anche altri magistrati e avvocati.

Mercoledì 23 Gennaio 2013 – 14:12
Ultimo aggiornamento: 15:29

 

Il memoriale choc di Gotti Tedeschi: “Se mi ammazzano cercate queste carte”

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fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/il-memoriale-choc-di-gotti-tedeschi-se-mi-ammazzano-cercate-queste-carte/255566/

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Il memoriale choc di Gotti Tedeschi: “Se mi ammazzano cercate queste carte”

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L’ex presidente della banca vaticana temeva di essere ucciso e aveva preparato – come polizza sulla vita – un memoriale sui i segreti dello IOR e lo aveva consegnato a due amici fidati. Nel corso della perquisizione della casa del banchiere

 

gotti tedeschi interna interna nuova

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Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato – come polizza sulla vita – un memoriale sui i segreti dello IOR. L’ex presidente della cosiddetta banca vaticana, dal settembre 2009 al maggio 2012, aveva consegnato un paio di esemplari del dossier agli amici più fidati, con una postilla a voce: “Se mi ammazzano, qui dentro c’è la ragione della mia morte”. Martedì scorso, una copia del dossier sullo IOR è stata trovata dagli uomini del capitano Pietro Raiola Pescarini, il comandante del Nucleo Operativo del NOE, quando i Carabinieri dell’ambiente hanno perquisito l’abitazione di Gotti su delega della Procura di Napoli.

Proprio per approfondire il contenuto del dossier sullo IOR ieri sono decollati alla volta di Milano i vertici della Procura di Roma. I quattro pm, Giuseppe Pignatone e Nello Rossi di Roma, Henry J. Woodcock e Vincenzo Piscitelli di Napoli, hanno interrogato per tre ore e mezza l’ex presidente dello IOR, visibilmente impressionato dalle informazioni raccolte dagli investigatori, anche grazie alle intercettazioni.

Padre Georg e Bertone


I pm sono in possesso persino di conversazioni che riguardano il segretario del Papa,Georg Ganswein e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, su argomenti delicatissimi. Inoltre a casa di Gotti Tedeschi sono stati trovati una serie di dossier su personaggi importanti che potrebbero avere avuto rapporti con il banchiere e con lo IOR. Centinaia di pagine che sono state fotocopiate, nome per nome, dossier per dossier, e consegnate ai pm romani.

Al termine di questo primo interrogatorio, che si è tenuto nella caserma del NOE immersa nel verde di via Pasuvio, alla periferia di Milano, concluso alle 18 anche per la stanchezza di Gotti Tedeschi, i magistrati si sono aggiornati a nuovi separati appuntamenti con il banchiere nella veste di indagato a Roma e di testimone a Napoli. I pm di Roma hanno preso le carte attinenti alla loro indagine sulla violazione formale delle norme antiriciclaggio da parte dello IOR che sonnecchiava da un anno e mezzo, dopo il dissequestro di 23 milioni dello IOR, e che sembrava destinata all’archiviazione, per Ettore Gotti Tedeschi.

La svolta è arrivata dopo le perquisizioni ordinate all’insaputa della Procura di Roma che indagava sullo IOR dal 2010. Dopo l’interrogatorio di martedì condotto dai pm di Napoli (che dovrebbero indagare su Finmeccanica) era montata una certa “sorpresa” dei titolari dell’inchiesta romana, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Rocco Fava.

Una serie di telefonate tra due magistrati di grande esperienza come il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il reggente della Procura di Napoli, Alessandro Pennasilico, avevano stemperato gli animi. Martedì sera è stato organizzato un interrogatorio congiunto di Gotti Tedeschi nella veste di indagato alla presenza del suo avvocato. Le carte trovate a casa di Gotti sono considerate di grande rilievo investigativo. Non capita tutti i giorni che un procuratore capo di Roma, per di più protetto con il massimo grado di allerta per le sue inchieste a Palermo e Reggio, si sposti in aereo dalla sera alla mattina. E non capita tutti i giorni che si faccia accompagnare dal comandante del Noe dei Carabinieri, il colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo.

Così (insieme con Nello Rossi) il procuratore che ha arrestato Provenzano e il carabiniere che ha messo i ceppi a Riina, sono volati a Milano per interrogare, non Matteo Messina Denaro, ma l’ex banchiere del Papa.

L’odore dei soldi


Un risultato inatteso dell’azione dei pm partenopei Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio che ex ante cercavano le prove del riciclaggio della presunta mazzetta da 10 milioni di euro, in ipotesi girata dal presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi alla Lega Nord e a Cl in occasione della vendita da 560 milioni di 12 elicotteri della controllata Agusta-Westland, al Governo Indiano. Le carte sullo IOR sono emerse a sorpresa inseguendo questa mega-tangente, negata dai protagonisti, che per ora esiste solo nei racconti dell’ex direttore centrale Finmeccanica Lorenzo Borgogni.

Indagando su Orsi, i pm napoletani si sono imbattuti nei primi mesi dell’anno nel suo amico Gotti Tedeschi che proprio in quel momento era al centro di uno scontro di potere epocale all’interno del Vaticano. Se Orsi confidava a Gotti Tedeschi i suoi problemi con le inchieste giudiziarie, l’amico banchiere aveva problemi ben maggiori all’interno del Vaticano. Nelle sue lunghe conversazioni di questi giorni con gli amici Gotti Tedeschi aveva confidato di avere scoperto in Vaticano cose di cui aver paura.

Stimava sempre il Papa ma si fidava ormai di pochissime persone Oltretevere, come il presidente dell’AIF, l’Autorità Antiriciclaggio con la quale aveva cercato di fare sponda per aprire gli archivi segreti dello IOR, il Cardinale Attilio Nicora.

E poi il segretario del Papa George Ganswein, al quale cercava di spiegare perché la linea del segretario di stato Tarcisio Bertone, contraria ad aprire all’autorità giudiziaria italiana i segreti dei conti IOR, fosse miope e sbagliata. “Se seguiamo la linea di Bertone, non usciremo mai dalla black list”, spiegava ai suoi interlocutori Gotti Tedeschi, aggiungendo che forse era proprio quello che volevano i cardinali. Perché così potevano continuare a nascondere la verità alle autorità italiane.

La sensazione è che Gotti Tedeschi nella contesa dello IOR, almeno da quanto emerso dagli atti di indagine dei magistrati napoletani, abbia svolto un ruolo positivo, opponendosi alle lobby contrarie alla trasparenza. E forse anche per questo temeva per la sua vita.

La scorta


Si potrebbe pensare a un eccesso di preoccupazione dettata dallo stress se non fosse per i precedenti sinistri. Gotti Tedeschi era soprannominato “il banchiere del Papa” e temeva di fare la fine del “banchiere di Dio”: Roberto Calvi, ucciso e impiccato con una messinscena al ponte dei Frati neri di Londra. Negli ultimi mesi Gotti Tedeschi aveva assoldato una scorta privata e si era rivolto a un’agenzia di investigazione per avere protezione. Sapeva bene però che i vigilantes non rappresentavano per lui una garanzia di sopravvivenza. La sua polizza sulla vita erano le carte che aveva maneggiato, i segreti che custodiva. Per questa ragione aveva stilato il memoriale. Non immaginava però che sarebbe finito nelle mani della giustizia italiana.

da Il Fatto Quotidiano del 7 giugno 2012

PRETE RUANDESE ARRESTATO PER GENOCIDIO

 

 21-10-09

  

RWANDA: PRETE ARRESTATO IN ITALIA PER GENOCIDIO, DIOCESI LO DIFENDE

 

 (ASCA) – Roma, 21 ott – L’Arcidiocesi di Firenze scende in campo a difesa del prete cattolico ruandese arrestato ieri in Italia con l’accusa di aver preso parte ai massacri etnici avvenuti nel suo paese. In una nota, l’Arcidiocesi ”confida nel corso della giustizia e spera in un lavoro rapido e sereno dei giudici che possa presto far luce sulla verita’ dei fatti. Nel frattempo si attiene al fatto che don Emmanuel ha sempre dichiarato la sua estraneita’ alle vicende in questione e lo accompagna fiduciosa nella preghiera”.

A favore di don Emmanuel Mihigo Wayezu, 47 anni, sacerdote di etnia hutu e vice parroco a Ponzano nel comune di Empoli, si e’ espresso anche il parroco della Collegiata di Sant’Andrea in Empoli, don Guido Engels: ”Don Emmanuel non ha mai coltivato sentimenti verso l’altra etnia, ha costantemente voluto la pacificazione. C’e’ stato e c’e’ pero’ chi purtroppo soffia sul fuoco, con uno spirito che non e’ quello di pacificazione”.

Le accuse contro di lui sono tuttavia piuttosto gravi e sono state documentate da un’Organizzazione non governativa, African Rights, che in base alle prove fornite ha ottenuto dall’Interpol un mandato di cattura internazionale contro il sacerdote. Don Emmanuel sarebbe implicato nel massacro, avvenuto il 7 maggio 1994, di piu’ di 80 alunni, fra i 12 e i 20 anni, del complesso scolastico Misericordia di Maria di Kibeho, nel sud del Rwanda, di cui era direttore. Gli studenti furono accerchiati ”da un gran numero di miliziani”. Il prete, ha sostenuto l’Ong, ”era la”’ e ”i gendarmi che aveva piazzato” per garantire la sicurezza dei ragazzi spararono ”in aria invece di disperdere gli attaccanti”. A eccezione di un pugno di sopravissuti, gli studenti in maggioranza morirono, uccisi dai fucili o dalle granate dei gendarmi o dalle lance, le accette e i machete dei miliziani hutu.

”Sono il primo a volere che su questa vicenda venga aperto un regolare processo affinche’ sia stabilita la realta’ dei fatti. Io non ho partecipato a nessun genocidio.

Anzi col vescovo tentammo di salvare i giovani massacrati”, aveva cercato di giustificarsi don Emmanuel appena saputo delle accuse avanzate da African Rights. Ora su di lui pesa una richiesta di estradizione da parte del Rwanda.

uda/sam/bra

fonte: www.asca.it

http://www.asca.it/news-RWANDA__PRETE_ARRESTATO_IN_ITALIA_PER_GENOCIDIO__DIOCESI_LO_DIFENDE-868474-ORA-.html

   

 

RUANDA: FIRENZE, ARRESTATO PRETE CATTOLICO ACCUSATO DI GENOCIDIO

 

Firenze, 20 ott. – (Adnkronos) – Don Emmanuel Mihigo Wayezu, prete cattolico ruandese, vice parroco della chiesa di Ponzano a Empoli (Fi), e’ stato arrestato oggi a Firenze con l’accusa di genocidio, sulla base di un mandato emesso dal Tribunale Internazionale sul genocidio ruandese. Don Emmanuel, 47 anni, di etnia hutu, e’ accusato di essere coinvolto nella strage dei tutsi perpetrata nel 1994 nel Paese africano.

L’ordinanza di custodia in carcere e’ stata eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Firenze. Il caso di don Emmanuel emerse dopo la denuncia dell’organizzazione non governativa ‘African Rights’ che sostenne che il sacerdote era coinvolto nel massacro di un gruppo di 80 alunni, di eta’ compresa tra i 12 e i 20 anni, che studiavano nell’istituto in cui don Emmanuel era direttore. Il sacerdote ha sempre respinto le accuse e si e’ difeso sostenendo che lui e il vescovo fecero di tutto per salvare quei ragazzi.

In una nota l’Arcidiocesi di Firenze ”preso atto del provvedimento restrittivo nei confronti di don Emmanuel Mihigo Wayezu, confida nel corso della giustizia e spera in un lavoro rapido e sereno dei giudici che possa presto far luce sulla verita’ dei fatti. Nel frattempo – sottolinea la nota – si attiene al fatto che don Emmanuel ha sempre dichiarato la sua estraneita’ alle vicende in questione e lo accompagna fiduciosa nella preghiera”.

 

fonte: http://www.libero-news.it

 http://www.libero-news.it/adnkronos/view/207414

 

 

Arrestato a Empoli prete hutu accusato di genocidio Ruanda

 

martedì 20 ottobre 2009 21:18

 FIRENZE (Reuters) – Un sacerdote africano di etnia hutu è stato arrestato oggi nella sua chiesa di Empoli, dove era viceparroco, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale, perché accusato di avere partecipato al genocidio del 1994 in Ruanda. Lo hanno riferito i carabinieri.

Don Emmanuel Mihigo Uwayezu, di 47 anni, nato nell’ex Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo) e da 12 anni residente in Italia, si trova ora nel carcere di Sollicciano a Firenze in attesa delle procedure di estradizione in Ruanda.

L’accusa mossa dalla procura generale del Ruanda, dove 15 anni fa circa 800.000 abitanti di etnia tutsi e hutu moderati sono stati uccisi in un massacro durato 100 giorni, sostiene che il sacerdote abbia commesso crimini contro l’umanità, come hanno riferito i carabinieri.

Uwayezu si è detto innocente, ha riferito l’arcidiocesi di Firenze, e confida nel corso della giustizia e nel lavoro rapido e sereno dei giudici.

© Thomson Reuters 2009 Tutti i diritti assegna a Reuters.

 

 fonte: http://www.reuters.com

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE59J0NE20091020

 

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