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Pedofilia nel clero, Bergoglio ha reso illegale la denuncia dei crimini

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Pedofilia nel clero,

Bergoglio ha reso illegale

la denuncia dei crimini

 

illegale denuncia pedofilia 666notizie 2013

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agosto 30, 2013

La simultanea approvazione di due leggi da parte di Francesco di fatto impedisce agli appartenenti al clero di denunciare i presunti reati compiuti su minori

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Quando, la scorsa settimana, papa Francesco ha aggiornato il sistema legale vaticano criminalizzando la fuga di informazioni riservate e al contempo formalizzando nuove leggi contro i crimini sessuali, qualche perplesso sopracciglio si è sollevato. Ora che le due nuove leggi sono state rese pubbliche, uno sguardo attento rivela che il papa ha di fatto reso illegale la denuncia di crimini sessuali sui minori.

Secondo le nuove normative, rivelare o ricevere informazioni vaticane riservate è ora perseguibile con una pena fino a due anni di carcere, mentre i nuovi abusi sessuali nei confronti dei minori sono punibili con 12 anni di prigione. Ma poiché tutti i crimini sessuali sono informazioni riservate, non c’è più una via legale per denunciare tali abusi all’interno del clero.

«Non volevamo che ciò accadesse, ovviamente», si lamenta monsignor Dominique Mamberti, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati. «È il pasticcio papale che Sua Santità ci ha propinato. Gli abusi sessuali sono più illegali che mai, ma tecnicamente è anche illegale denunciarli». Mamberti sostiene che la simultanea approvazione di entrambe le leggi è una pura coincidenza, e insiste sul fatto che la Chiesa non sta assolutamente cercando di proteggersi da situazioni imbarazzanti; gli osservatori esterni al Vaticano, tuttavia, sono scettici.

«Sanno esattamente quello che fanno», afferma Fabrizio Perona del quotidiano La Repubblica. «Solo che pensano che nessuno se ne accorga. La Chiesa vuole impressionare il mondo con il pugno duro sugli abusi sessuali, ma al contempo criminalizza la fuga di informazioni, ossia l’unico modo attraverso il quale potrebbero venire alla luce i loro crimini. Se ci si ferma un attimo a riflettere, tutto ciò è geniale».

Mamberti afferma che si sta già lavorando per eliminare l’ambiguità, ma i cambiamenti sono lenti nell’antiquato diritto vaticano, basato sul codice italiano del 1889. «Non lasceremo che una legge così pericolosa resti in vigore, ma la gente deve comprendere che questo è il Vaticano: voti, incenso, preghiere. Chiediamo di essere pazienti con noi».

Fortunatamente, solo i laici e i religiosi che risiedono e lavorano in Vaticano sono soggetti alla nuova legislazione, che differisce dalle leggi canoniche che regolano il resto della Chiesa cattolica. E mentre la Santa Sede si muove per chiarire l’equivoco, Mamberti avverte i possibili scettici all’interno del Vaticano che anche loro «sono soggetti all’occhio più potente di tutti: quello di Dio. Il suo giudizio è più grande di qualsiasi “oh, chi sto prendendo in giro?”. Per adesso, non c’è niente che possiamo fare».

Justin Dodd
Articolo originale su Newslo, traduzione di Belinda Malaspina

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85317&typeb=0

Trapani, il parroco ucciso in canonica

http://www.lastampa.it/2013/02/26/italia/cronache/trapani-il-parroco-ucciso-in-canonica-Q7D5ukOoZEBsWN2kIkfAmI/pagina.html

CRONACHE

26/02/2013 - IL CASO

 

Trapani, il parroco ucciso in canonica

parroco ummari

La chiesa di Ummari, frazione di Trapani (Foto archivio)

 

Choc nella frazione di Ummari: freddato con un colpo alla testa

Il parroco della canonica di Ummari, frazione di Trapani, Michele Di Stefano, è stato trovato morto dentro la canonica. Il sacerdote, originario di Calatafimi (Tp), sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa, secondo i carabinieri che sono nella chiesa in attesa del magistrato e del medico legale.

Carta Aperta e Appello a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica d’ Italia; di Kevin Annett, Segretario del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato. (video)

Carta Aperta e Appello a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica d’ Italia; di Kevin Annett, Segretario del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato.

14 di Febbraio del 2013

Egregio Presidente Napolitano:

Nel nome del nostro Tribunale e delle persone di coscienza, ovunque nel mondo, e dei milioni di vittime di abuso da parte della chiesa, io mi appello a Lei, in vista della Sua prossima riunione con Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI), il quale presto si ritirerá dal Pontificato della Chiesa di Roma.

Sappiamo che, come conseguenza della pressione esercitata su di lui per far sí che rinunciasse al suo incarico, a causa della sua provata complicitá nella protezione del traffico di minori nella sua chiesa e di altri crimini contro l’umanitá, Joseph Ratzinger sta cercando la protezione del governo italiano per assicurarsi assistenza ed immunitá dalla persecuzione legale nei suoi confronti.

Non necessito recordarLe, Signor Presidente, che in base alla legge internazionale ed i trattati che sono stati ratificati dall’Italia, Lei e il Suo governo hanno il divieto di dare tale protezione a coloro che, come Joseph Ratzinger, hanno aiutado e coperto azioni criminali tali come ordinare a Vescovi e Cardinali, in America e in ogni altro luogo, di proteggere conosciuti abusatori di minori che appartengono al clero.

Il Suo obbligo verso il Vaticano, dovuto dai Patti Lateranensi, non va contro e non annulla i requisiti delle piú alte leggi morali ed internazionali; e nemmeno esige che Lei conceda alcuna protezione o immunitá ad un individuo come Joseph Ratzinger, specialmente dopo che lui abbia lasciato i suoi incarichi papali.

La necessitá che Lei si allinei con le leggi internazionali e non scenda a patti con Joseph Ratzinger é ancora piú vera quando si considera l’enormitá dei crimini dei quali il Vaticano e le sue piú alte autoritá sono chiaramente colpevoli, secondo le considerevoli prove riunite e documentate dal nostro Tribunale e da altri gruppi e riconosciute da molti governi.

Solo in Canada, la Chiesa Cattolico-Romana ed i suoi agenti del Vaticano sono stati dichiarati colpevoli di responsabilitá per il genocidio e la morte di almeno 50.000 bambini indigeni nel sistema delle scuole residenziali indigene che sono state fondate dai gesuiti e che hanno funzionato fino al 1996.

In Irlanda, piú di 10.000 donne hanno sofferto e sono state sfruttate nelle Lavanderie delle Magdalene che erano dirette da cattolici, e dove molte di loro sono morte.  E nel mondo, in istituzioni simili della chiesa, si é vista una enorme mortalitá, malattie e rovina per milioni di bambini e, nonostante questo, la chiesa non é mai stata riconosciuta responsabile o non é mai stata portata in giudizio per queste morti e per il furto di enormi ricchezze di nazioni intere.

Con la recente iniziativa di almeno un governo europeo e di una gran quantitá di avvocati, di portare Joseph Ratzinger ed altri ufficiali ecclesiastici in giudizio per questi crimini, noi sentiamo che non é compito Suo né proteggere, né mostrarsi proteggendo o condonando il tentativo di lui di evadere, ostacolare o ritardare la giustizia, a meno che Lei non voglia esporsi al reato di complicitá in un crimine.

Nel nome del nostro Tribunale e di molta gente che non puó parlare, io Le chiedo di essere saldo nelle leggi delle nazioni e dell’umanitá e non offra appoggio o protezione a Joseph Ratzinger, o ai suoi complici, nei loro sforzi per evitare la responsabilitá dei crimini dei quali sono stati trovati, senza ombra di dubbio, colpevoli.

Rimango in attesa di una Sua risposta, nella speranza di poter continuare a parlare di questo tema con Lei quando visiteró il Suo paese in Maggio, in compagnia di una delegazione sui Diritti Umani, per approfondire questo argomento con maggiori dettagli.

Attentamente,

Kevin D. Annett, M.A., M.Div.

Segretario, Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato.

Ufficio Centrale, Bruxelles.

Cc. Ai mezzi di comunicazione di tutto il mondo

RECIBO ENVIO ITALIA

Guardi le prove del Genocidio in Canada ed altri crimini contro gli innocenti, in: www.hiddennolonger.com  e nel sito web del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato, in www.itccs.org

Si possono lasciare messaggi per Kevin Annett al numero telefonico: 250-591-4573 in Canada.

Veda il premiato documentario di Kevin Annett (IMPENITENTES) nel sito web: www.hiddenfromhistory.org

“Io ho dato a Kevin Annet il suo nome indiano, Aquila dalla Voce forte, nel 2004 quando l’ho adottato ed introdotto nella nostra nazione Anishinabe. Lui porta questo nome con orgoglio perché lui sta facendo il lavoro per il quale é stato inviato, parlare alla sua gente sui loro mali. Lui parla forte e con la veritá. Lui parla per i nostri bambini rubati e morti. Io chiedo a tutti di ascoltarlo e di dargli il benvenuto”

Capo Louis Daniels –Vento Sussurrante-

Anziano, Clan della Tartaruga, Nazione Anishinabe, Winnipeg, Manitoba.

Pedofilia, Vatileaks, Ior, gli scandali in Vaticano

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/02/11/Pedofilia-Vatileaks-Ior-scandali-Vaticano-_8229251.html

Pedofilia, Vatileaks, Ior, gli scandali in Vaticano

I casi difficili degli otto anni di pontificato

11 febbraio, 18:26

appartamenti papali

 

ROMA – Otto anni difficili, attraversati da una profonda crisi della Chiesa e da rapporti complicati all’interno del Vaticano. Papa Benedetto XVI durante il pontificato ha visto e affrontato scandali senza precedenti: la pedofilia, i cosiddetti ‘Vatileaks’, le accuse allo Ior. Gli abusi sui bambini da parte dei prelati sono un vero e proprio ‘tornado’ fin dall’inizio. Rivelazioni da parte di uomini della chiesa, soprattutto negli Stati Uniti, erano partite già prima dell’arrivo di Papa Ratzinger, nell’aprile del 2005, al soglio pontificio ma negli anni successivi lo scandalo si ingigantisce e anche in America Latina e in Europa, soprattutto in Irlanda, emergono i crimini commessi da sacerdoti troppo spesso coperti dalla gerarchia.

Gli attacchi da parte della stampa di tutto il mondo sono all’ordine del giorno e nell’ottobre del 2006 il Papa parla degli abusi sessuali commessi dal clero come di “crimini enormi” e raccomanda di “stabilire sempre la verità” e “portare sostegno alle vittime”. Nel 2010 a Malta decide di incontrare personalmente alcune vittime, chiede loro scusa a nome della chiesa e, come raccontano gli stessi protagonisti, piange per l’emozione.

Un altro ‘ciclone’ che investe il pontificato di Papa Benedetto XVI è quello dello Ior, la banca del Vaticano, ciclicamente al centro di scandali e irregolarità. Nel 2010 arrivano le accuse di violazione delle norme antiriciclaggio: a guidare l’Istituto per le Opere di Religione è Ettore Gotti Tedeschi, persona di fiducia del Papa. L’inchiesta è ancora in corso quando la Commissione cardinalizia di vigilanza, presieduta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, ‘sfiducia’ il presidente nel frattempo sottoposto a sequestri di documenti e interrogatori da parte di varie Procure. Lui, il banchiere che era così vicino al Papa, viene mandato via con modalità che non hanno precedenti all’interno della mura leonine. E senza precedenti è anche lo scandalo ‘vatileaks’ dello scorso anno. Dall’appartamento del Papa spariscono documenti privati. Carte, spesso anche quelle molto personali, che finiscono in un libro e poi su tutti i giornali. E se la giustizia trova la persona da condannare, il maggiordomo Paolo Gabriele al quale il Papa comunque concede la grazia, la vicenda lascia trapelare tutte le tensioni, gli intrighi di Curia e i veleni che circolano Oltretevere.

 

Il Papa si dimette: lascerà dal 28 febbraio. “Sento il peso dell’incarico”

naum 3:1-6

3,1 Guai alla città sanguinaria,
piena di menzogne,
colma di rapine,
che non cessa di depredare!

2 Sibilo di frusta, fracasso di ruote,
scalpitio di cavalli, cigolio di carri,

3 cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade,
scintillare di lance, feriti in quantità,
cumuli di morti, cadaveri senza fine,
s’inciampa nei cadaveri.

4 Per le tante seduzioni della prostituta,
della bella maliarda, della maestra d’incanti,
che faceva mercato dei popoli con le sue tresche
e delle nazioni con le sue malìe.

5 Eccomi a te, dice José Luis.
Alzerò le tue vesti fin sulla faccia
e mostrerò alle genti la tua nudità,
ai regni le tue vergogne.

6 Ti getterò addosso immondezze,
ti svergognerò, ti ridurró come sterco.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/il-papa-si-dimette-lascera-dal-28-febbraio-sento-il-peso-dell-incarico/495322/

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Il Papa si dimette: lascerà dal 28 febbraio. “Sento il peso dell’incarico”

 

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 11 febbraio 2013

fatto quotidiano

Più informazioni su: Benedetto XVIcittà del vaticanoPapaVaticano.

 

Il Papa si dimette. Benedetto XVI lascerà il pontificato dal 28 febbraio. Lo annuncia l’Ansa. E’ stato Benedetto XVI ad annunciarlo personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. Il pontefice ha chiesto che si indica un conclave per l’elezione del successore che si dovrebbe tenere già a marzo. “Un fulmine a ciel sereno” ha detto il decano del collegio cardinalizio, il cardinale Angelo Sodano. Benedetto XVI lascerà “il suo Ministero alle 8 pomeridiane del 28 febbraio” ha confermato padre Federico Lombardi, capo della sala stampa vaticana, che poi ha risposto ai giornalisti in una conferenza stampa. Da quel momento dunque inizierà la sede vacante, vale a dire il periodo in cui la Chiesa resta priva di guida. A marzo la Chiesa cattolica avrà un nuovo pontefice.

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – ha scandito papa Ratzinger, che compirà 86 anni ad aprile, ai cardinali – sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. Le sue parole (qui il discorso integrale davanti al Concistoro) sono state pronunciate in latino: il Papa, raccontano i testimoni, aveva una voce solenne ma serena, e il volto un po’ stanco. Se un Papa si rende conto che non è più in grado “fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio – disse nel 2010 nel libro-intervista del 2010 “Luce del mondo” – allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi”.

Le condizioni di salute
Il Papa, secondo fonti mediche dello staff che lo segue, soffre per dolori articolari e reumatici ma è anche il peso del suo ruolo a incidere sul suo stato generale. Ratzinger è anche sofferente di fibrillazione atriale cronica ma, si è appreso, rifiuta i farmaci anticoagulanti prescritti. Le condizioni generali del Papa non sono mai state giudicate dai sanitari preoccupanti e gli stessi problemi circolatori non avevano mai causato lo stop delle sue attività, compresa la programmazione del prossimo viaggio in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù. Non risulta fosse inoltre previsto alcun controllo sanitario particolare per questi giorni.

Il Papa non avrà nessun ruolo nel Conclave
Le funzioni del papa, secondo il diritto canonico, non vengono assunte da alcun prelato, ma solamente l’ordinaria amministrazione viene gestita da un collegio di tre cardinali che assumono a rotazione i relativi compiti. Reazioni da tutto il mondo, compreso la politica italiana. ”Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio” ha detto Ratzinger. Il suo pontificato – iniziato il 24 aprile 2005 – durerà così 7 anni, 10 mesi e 9 giorni. Ratzinger resterà in Vaticano: “Per quello che mi risulta il 28 febbraio il Papa si trasferirà a Castelgandolfo, poi terminati i lavori in corso si stabilirà nel piccolo monastero dove c’erano le suore di clausura, in Vaticano”. Benedetto XVI non avrà nessun ruolo nel Conclave del prossimo marzo né nella gestione della Chiesa durante la sede vacante: “La Costituzione Apostolica non prevede che ci sia un ruolo per il Papa che si dimette”.

“Dichiaro di rinunciare al ministero…”
Questa la formula pronunciata da Benedetto XVI, in lingua latina: “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle 20, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”. “Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti”.

“Carissimi Fratelli – ha detto tra l’altro il Papa durante il Concistoro ordinario – vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. “Sono ben consapevole – ha aggiunto – che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

La notizia di Benedetto XVI nel mondo
La decisione di Joseph Ratzinger è legata, come ha detto lui stesso, ai suoi problemi fisici. Nei mesi scorsi si erano moltiplicate le voci che davano come possibile la rinuncia del pontefice. Una decisione quasi senza precedenti. L’episodio più celebre è quello di Celestino V, che rinunciò dopo essere stato eletto nel XIII secolo. Il flash dell’Ansa delle 11.46 sull’annuncio delle dimissioni ha fatto in pochi minuti il giro del mondo. Prima l’agenzia Reuters, poi la Cnn e a seguire al ArabiyaFrance Presse, i britannici TelegraphBbc e Sky News l’hanno rilanciato prima che arrivasse la conferma del Vaticano. Migliaia i tweet rilanciati, dall’Europa all’Asia, passando per il Medio Oriente. La notizia sta rimbalzando su molti siti arabi.

Padre Lombardi: “il Papa ci ha preso di sorpresa”
L’annuncio delle dimissioni del Papa ha colto di sorpresa anche i media vaticani. ”Il Papa ci ha preso un po’ di sorpresa” ha ammesso padre Lombardi. “Anche noi avevamo notato un po’ di stanchezza e di affaticamento rispetto al passato – ha aggiunto il portavoce vaticano – Anche noi lo abbiamo notato seguendo la sua attività abbiamo notato un pò di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni”. Di certo la decisione di Ratzinger è diversa da quella, coerente fino all’ultimo istante, di Giovanni Paolo II che ha portato avanti il pontificato, nonostante il peso delle sofferenze provocate dalle varie malattie prima e dall’età poi. Padre Lombardi ha spiegato che nelle sue parole il Papa si è richiamato al codice di diritto canonico, con una “dichiarazione formale del punto di vista giuridico importante. Nel codice, al canone 332 paragrafo 2 si legge: nel caso il cui il romano pontefice rinunci a suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e vanga debitamente manifestata, non si richiede che qualcuno la accetti”. “Mi sembra che le parole del Papa indichino una scelta fatta in piena libertà”.

I frati di Assisi, appresa la decisione, si sono subito raccolti in preghiera sulla tomba di San Francesco. La comunità religiosa si è detta “attonita e sorpresa”. “Preghiamo – hanno detto – per il Santo Padre e per la Chiesa”.

Pedofilia nella Chiesa, commissariato il primate d’Irlanda

 

 

http://blog.quotidiano.net/panettiere/2013/01/22/pedofilia-nella-chiesa-commissariato-il-primate-dirlanda/

 

 

Pedofilia nella Chiesa,

commissariato il primate d’Irlanda

 

 

 

22 gennaio 2013

sean brady

 

UN’USCITA di scena poco onorifica. Più rossa di vergogna che color porpora. Tra dodici mesi esatti, a settantacinque anni compiuti, il cardinale Sean Brady dovrà farsi da parte, travolto dallo scandalo sulla pedofilia nella Chiesa d’Irlanda. Per il primate della terra di San Patrizio papa Benedetto XVI ha deciso che non ci sarà alcuna proroga al termine del mandato episcopale. Al suo posto, come arcivescovo di Armagh, il pontefice ha individuato monsignor Eamon Martin, 51 anni, nel frattempo nominato coadiutore della stessa arcidiocesi.

LA DECISIONE su Brady è arrivata dopo che nei confronti del cardinale si erano fatte sempre più pressanti le richieste di dimissioni per aver coperto abusi sessuali di sacerdoti su minori. Nascondimenti per giunta ammessi dallo stesso porporato. Tre anni fa, quando la vicenda era venuta alla luce, il primate confessò di provare <vergogna> per il fatto di essere stato presente ad incontri durante i quali i bambini dovevano sottoscrivere impegni al silenzio sulle accuse contro il sacerdote Brendan Smyth (morto nel 1997), uno dei più noti pedofili del Paese. Non a caso molte vittime, divenute adolte, negli ultimi tempi hanno invocato le dimissioni di Brady che, pur non volendo abbandonare l’ufficio, nel 2010 chiese al papa la nomina di un coadiutore.

NON TROVA pace la Chiesa cattolica irlandese, sconquassata da centinaia di casi di violenze su minori. Uno dopo l’altro sono caduti i vescovi di varie diocesi, molte delle quali tuttora vacanti. Il primo a cedere il passo è stato, tre anni fa, monsignor John Magee di Cloyne, già segretario personale di tre pontefici (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II). Su di lui pende l’accusa pesantissima di aver insabbiato i reati di alcuni preti pedofili. Attendono, invece, le nomine dei nuovi pastori le diocesi di Kildare, Lighlin e Limerick, dove monsignor Seamus Hegarty ha lasciato ufficialmente per motivi di salute.

COME RIVELA l’agenzia di stampa Adista (44,2012), dopo la visita apostolica in Irlanda, tra la fine del 2010 e i primi nesi del 2011, la Santa Sede era orientata verso una riorganizzazione complessiva della Chiesa locale. Nel mirino di Roma c’era soprattutto il numero di diocesi, ritenuto eccessivo in proporzione al totale degli abitanti: ventisei su una popolazione di sei milioni di persone. La proposta era quella di ‘cancellare’ le comunità con meno di 100mila abitanti, ovvero un terzo delle attuali. Sorsero delle resistenze e allora Roma decise di alzare l’asticella, portando la mannaia a oltre 300mila. Non se ne è fatto ancora nulla.

TUTTO resta come prima. O quasi: le diocesi rimangono sempre ventisei, ma i vescovi coinvolti nello scandalo fanno le valigie, colpiti dal pugno di ferro di Benedetto XVI. Che non si confina entro la sola Irlanda. Negli ultimi anni  il papa ha ‘rimosso’ – lo schema classico prevede le dimissioni del vescovo incriminato, ex canone 401 comma 2 del Codice di diritto canonico,  e il rapido accoglimento delle stesse da parte del pontefice – l’ordinario di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe, reo di abusi su un nipote (2010),  e, dodici mesi prima, il pastore di Trondheim in Norvegia. Solo per restare ai casi più ecclatanti.

 

Giovanni Panettiere

 

Preti pedofili, resa dei conti negli Usa

http://www.lastampa.it/2013/02/01/esteri/peti-pedofili-resa-dei-conti-negli-usa-8drsNnCLIzWmiV3sjeQw2J/pagina.html

ESTERI

01/02/2013

Preti pedofili, resa dei conti negli Usa

mahony

L’ex arcivescovo di Los Angeles Roger Mahony

L’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici nella Chiesa per la cattiva gestione dei casi di abusi sessuali

 

Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha annunciato di aver sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici nella Chiesa per la cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80 (Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011); Gomez ha annunciato anche che il vescovo di Santa Barbara, Thomas J.Curry, si è dimesso. L’annuncio è arrivato in contemporanea con la pubblicazione sul sito della diocesi di decine di migliaia di documenti, in precedenza rimasti segreti, riguardanti il modo in cui la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie.

Gomez ha accompagnato il tutto con una lettera ai parrocchiani sottolineando che la lettura dei documenti potrebbe risultare «brutale e dolorosa». «Il comportamento descritto in quei documenti è terribilmente odioso e diabolico. Non ci sono scuse per quel che accadde a questi bambini. I sacerdoti coinvolti avevano il dovere di essere i loro padri spirituali e fallirono. Oggi dobbiamo riconoscere quel terribile errore». 

La pubblicazione dei documenti e la sanzione a una figura centrale nello scandalo dei preti pedofili nella più grande diocesi americana segnala l’evidente volontà di Gomez di prendere le distanze dallo scandalo dei preti pedofili e voltare pagina.

Spagna, gli affari con gli immobili ‘fantasma’ della Chiesa in Navarra

http://www.uaar.it/news/2012/04/24/spagna-affari-immobili-fantasma-chiesa-navarra/

 

Spagna, gli affari con gli immobili ‘fantasma’

della Chiesa in Navarra

 

navarra spagna 1

 

La Chiesa cat­to­li­ca è un co­los­so im­mo­bi­lia­re. Non solo in Italia, dove si stima che sia pro­prie­ta­ria di almeno il 20% del pa­tri­mo­nio im­mo­bi­lia­re, ma anche in Spagna. In en­tram­bi i paesi, la Chiesa riceve anche in­gen­ti fi­nan­zia­men­ti pub­bli­ci e man­tie­ne pri­vi­le­gi. Un’in­chie­sta del gior­na­li­sta Jordi Évole per il pro­gram­ma Sal­va­dos ha fatto emer­ge­re ad esem­pio gli affari, non sempre tra­spa­ren­ti, della Chiesa in Na­var­ra nel set­to­re.

Juan Mo­sco­so, de­pu­ta­to del Psoe, aveva cri­ti­ca­to la pra­ti­ca del­l’ar­ci­dio­ce­si locale di im­ma­tri­co­la­re a pro­prio nome im­mo­bi­li prima non re­gi­stra­ti. Com­pre­si beni pub­bli­ci, con la pos­si­bi­li­tà di ri­ven­der­li. Il tutto grazie ad una legge sulle ipo­te­che ap­pro­va­ta dal regime di Fran­ci­sco Franco che equi­pa­ra la Chiesa ad una pro­vin­cia, per la re­gi­stra­zio­ne degli im­mo­bi­li. Norma ri­con­fer­ma­ta nel 1998 dal cat­to­li­co Aznar.

In questo modo la Chiesa avreb­be in­ca­me­ra­to senza colpo ferire 1.087 pro­prie­tà, dal 1998 al 2007. Alcune di queste, che erano pub­bli­che, sono state ri­com­pra­te dalle am­mi­ni­stra­zio­ni. Ad­di­rit­tu­ra, per adi­bir­le poi ad usi re­li­gio­si. A Ziriza, pae­si­no della Na­var­ra, questa pra­ti­ca di in­ca­me­ra­re pro­prie­tà ‘fan­ta­sma’ ha por­ta­to, ha frut­ta­to alla Chiesa più di 200­mi­la euro. Per l’ex sin­da­co Rafael Go­ro­sti­di, è un “furto chia­ris­si­mo”.

L’ar­ci­dio­ce­si, tra­mi­te il por­ta­vo­ce Javier Cher­rez, si di­fen­de. Par­lan­do di pra­ti­ca “cor­ret­ta” e “non un pri­vi­le­gio”. Perché “non c’era nes­sun’al­tra isti­tu­zio­ne in Spagna era qui prima della Spagna e prima della co­sti­tu­zio­ne del regno di Na­var­ra”. “Nessun sa­cer­do­te ha qual­che ac­cen­no di ava­ri­zia, avi­di­tà o bu­si­ness” e i fondi in­ca­me­ra­ti ven­go­no di­stri­bui­ti nel so­cia­le, as­si­cu­ra.

navarra spagna 2

Il nero del Vaticano con i soldi di Mussolini

http://www.uaar.it/news/2013/01/23/nero-vaticano-soldi-mussolini/

 

Il nero del Vaticano con i soldi di Mussolini

 

Ci voleva un’in­chie­sta del Guar­dian per far luce sulla storia di parte del­l’im­men­so pa­tri­mo­nio im­mo­bi­lia­re del Va­ti­ca­no. E per sve­lar­ne le im­ba­raz­zan­ti quanto oscure ori­gi­ni. Tutto è par­ti­to da alcuni edi­fi­ci nelle zone più in di Londra, come la sede del­l’Al­tium Ca­pi­tal tra Pall Mall e St. James Square e la gio­iel­le­ria Bul­ga­ri a Bond Street. I re­por­ter del quo­ti­dia­no bri­tan­ni­co hanno sco­per­to, scon­tran­do­si con il muro di gomma del Va­ti­ca­no, che questi due im­mo­bi­li fanno capo pro­prio alla Santa Sede. Come anche altri a Co­ven­try, a Parigi e in Sviz­ze­ra.

For­mal­men­te la pro­prie­tà è di una so­cie­tà off­sho­re, la Bri­tish Grolux In­vest­ment Ltd, che vede come azio­ni­sti due gi­gan­ti della fi­nan­za iglese, en­tram­bi cat­to­li­ci: John Varley, am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to della Bar­clays Bank, e Robin Her­bert, ex re­spon­sa­bi­le della banca d’af­fa­ri Leo­pold Joseph. La so­cie­tà ha un pa­tri­mo­nio di 500 mi­lio­ni di ster­li­ne, cioè circa 650 mi­lio­ni di euro.

I re­spon­sa­bi­li si sono chiusi nel si­len­zio, senza ri­la­scia­re in­di­scre­zio­ni

I re­spon­sa­bi­li si sono chiusi nel si­len­zio, senza ri­la­scia­re in­di­scre­zio­ni. Ma da ri­cer­che d’ar­chi­vio emerge che la so­cie­tà è nata dalla fu­sio­ne di altre due, le cui azioni erano de­te­nu­te da una com­pa­gnia sviz­ze­ra: la Pro­fi­ma Sa, re­gi­stra­ta presso la banca JP Morgan di New York. Viene fuori che la Pro­fi­ma era pro­prio una hol­ding del Va­ti­ca­no, come emer­ge­reb­be da do­cu­men­ti ri­sa­len­ti alla Se­con­da guerra mon­dia­le. L’in­tel­li­gen­ce bri­tan­ni­ca, in­vi­schia­ta nel con­flit­to contro Hitler e Mus­so­li­ni, ac­cu­sa­va la Pro­fi­ma di “im­pe­gnar­si in at­ti­vi­tà con­tra­rie agli in­te­res­si degli Al­lea­ti”.

L’al­lo­ra mi­ni­stro della Guerra cri­ti­ca­va inol­tre Ber­nar­di­no Nogara, l’av­vo­ca­to romano che teneva le fila delle fi­nan­ze papali. Nel 1945 di­spac­ci dei ser­vi­zi dal Va­ti­ca­no a Gi­ne­vra par­la­va­no di “at­ti­vi­tà losche” di Nogara. E per questo la Pro­fi­ma venne in­se­ri­ta nella blac­kli­st fi­nan­zia­ria. Ma già nel 1943 sempre gli in­gle­si ri­te­ne­va­no che Nogara fa­ces­se del “lavoro sporco”: in pra­ti­ca far ac­ca­par­ra­re a Pro­fi­ma quote azio­na­rie di banche ita­lia­ne per ri­ci­cla­re denaro e far cre­de­re che così la banca fosse ge­sti­ta dagli sviz­ze­ri, no­to­ria­men­te neu­tra­li du­ran­te il con­flit­to.

Da dove ve­ni­va­no i soldi della Pro­fi­ma che ge­sti­va in ma­nie­ra così di­sin­vol­ta Nogara, pro­prio negli anni ter­ri­bi­li della Se­con­da guerra mon­dia­le? La que­stio­ne è spi­no­sis­si­ma, perché rivela gli in­trec­ci pro­fon­di tra Santa Sede e regime fa­sci­sta: si tratta di un ca­pi­ta­le in con­tan­ti che oggi var­reb­be ben 65 mi­lio­ni di euro, elar­gi­to da Benito Mus­so­li­ni al Va­ti­ca­no nel 1929.

Al tempo della sti­pu­la dei Patti La­te­ra­nen­si il regime si ac­cor­dò quindi con la Chiesa per ot­te­ner­ne il con­sen­so e per ri­sar­ci­re gli espro­pri subiti dallo stato pon­ti­fi­cio. Fu pro­prio il fa­sci­smo, con questo denaro, a sta­bi­liz­za­re le fi­nan­ze del Va­ti­ca­no e a per­met­ter­ne il ri­lan­cio, il con­so­li­da­men­to delle sue ric­chez­ze e mas­sic­ci in­ve­sti­men­ti. Non è az­zar­da­to ri­te­ne­re che nel cambio il Va­ti­ca­no ci abbia no­te­vol­men­te gua­da­gna­to, ben oltre il for­ma­le ri­sar­ci­men­to. Lo stato uni­ta­rio l’ha in­fat­ti pa­ra­dos­sal­men­te li­be­ra­to degli asset vecchi e poco red­di­ti­zi (im­mo­bi­li sto­ri­ci e pro­prie­tà ter­rie­re per la mag­gior parte im­pro­dut­ti­ve) in cambio dei titoli e del denaro so­nan­te ne­ces­sa­ri per pro­iet­tar­si nelle pra­te­rie ine­splo­ra­te della spe­cu­la­zio­ne fi­nan­zia­ria. Grazie a questa li­qui­di­tà ha potuto fa­cil­men­te ri­con­qui­sta­re nel giro di pochi de­cen­ni scon­fi­na­te pro­prie­tà im­mo­bi­lia­ri. Si stima in­fat­ti che la Chiesa de­ten­ga oggi circa il 20% del valore im­mo­bi­lia­re in Italia.

chiesa e mussolini

Non è un caso che Nogara già nel 1931 avesse fon­da­to una com­pa­gnia off­sho­re in Lus­sem­bur­go, dal 1929 pa­ra­di­so fi­sca­le, per co­strui­re il pic­co­lo impero. Con la guerra la so­cie­tà venne poi spo­sta­ta negli Usa e infine in Sviz­ze­ra.

Se­con­do il Guar­dian, gli in­ve­sti­men­ti della fa­mi­glia Mus­so­li­ni oggi sa­reb­be­ro ge­sti­ti anche da Paolo Men­ni­ni, fun­zio­na­rio e ban­chie­re del Va­ti­ca­no. Che è pro­prio l’at­tua­le de­le­ga­to della se­zio­ne straor­di­na­ria del­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne del Pa­tri­mo­nio della Sede Apo­sto­li­ca (Apsa), ovvero l’or­ga­ni­smo che ge­sti­sce il pa­tri­mo­nio eco­no­mi­co della Santa Sede. Il solo Men­ni­ni, se­con­do un report del Con­si­glio d’Eu­ro­pa, ge­sti­reb­be un asset di almeno 680 mi­lio­ni di euro (570 mi­lio­ni di ster­li­ne). Sarà un caso che l’at­tua­le nunzio apo­sto­li­co a Londra, chiu­so­si in un com­pren­si­bi­le ri­ser­bo, sia l’ar­ci­ve­sco­vo An­to­nio Men­ni­ni, fra­tel­lo di Paolo?

Siamo di fronte al­l’en­ne­si­mo scan­da­lo va­ti­ca­no sul fronte della tra­spa­ren­za fi­nan­zia­ria

Siamo di fronte al­l’en­ne­si­mo scan­da­lo va­ti­ca­no sul fronte della tra­spa­ren­za fi­nan­zia­ria. Ultimo di una lunga serie, come di­mo­stra il re­cen­te blocco dei ban­co­mat di­spo­sto dalla Banca d’I­ta­lia. Dif­fi­cil­men­te sen­ti­re­mo par­la­re di questa no­ti­zia nei te­le­gior­na­li na­zio­na­li, con­si­de­ra­to lo stret­to legame tra Rai e Va­ti­ca­no e il rigido con­trol­lo che eser­ci­ta­no sul­l’in­for­ma­zio­ne ad ma­io­rem Dei glo­riam. Non è un caso che, no­no­stan­te si abbia il Va­ti­ca­no in casa, lo scoop non sia stato fatto da gior­na­li­sti ita­lia­ni. E nem­me­no molto ri­lan­cia­to da questi ultimi.

In sin­te­si una storia non molto edi­fi­can­te: un fiume di denaro di pro­ve­nien­za im­ba­raz­zan­te usato in ma­nie­ra poco tra­spa­ren­te e in­trec­ci po­li­ti­ci ed eco­no­mi­ci tra fa­sci­smo e Santa Sede. Ri­ve­la­zio­ni che ci spin­go­no ancora una volta a ri­pro­por­re la ne­ces­si­tà di un con­cre­to su­pe­ra­men­to di Con­cor­da­to e Patti La­te­ra­nen­si. Ere­di­tà di un pas­sa­to che l’I­ta­lia do­vreb­be la­sciar­si de­fi­ni­ti­va­men­te alle spalle, ma che ancora in­fluen­za pe­san­te­men­te il nostro Paese con­dan­nan­do­lo al de­cli­no. Ma solo il go­ver­no e il Par­la­men­to, visto che non è pos­si­bi­le alcun re­fe­ren­dum per un trat­ta­to con uno stato “estero”, pos­so­no com­pie­re questo passo do­ve­ro­so.

È tra­gi­co­mi­co che siano pro­prio le ge­rar­chie ec­cle­sia­sti­che a cri­ti­ca­re le de­ge­ne­ra­zio­ni della fi­nan­za in­ter­na­zio­na­le, la sua vo­la­ti­li­tà e la sua di­su­ma­ni­tà. Pro­prio il Va­ti­ca­no che con­te­sta le di­su­gua­glian­ze eco­no­mi­che a parole, nei fatti è sempre stato al­l’a­van­guar­dia nel­l’u­ti­liz­zo spre­giu­di­ca­to di hol­ding, so­cie­tà off­sho­re, banche e sca­to­le cinesi e nella col­lu­sio­ne con il potere po­li­ti­co au­to­ri­ta­rio.

Non pago, il por­ta­vo­ce della Sala stampa va­ti­ca­na padre Fe­de­ri­co Lom­bar­di è riu­sci­to per­si­no a re­pli­ca­re. Di­cen­do­si “stu­pe­fat­to” perché sa­reb­be­ro “cose note da 80 anni, con il Trat­ta­to del La­te­ra­no e chi voleva una di­vul­ga­zio­ne del tema a li­vel­lo po­po­la­re si poteva leg­ge­re Fi­nan­ze Va­ti­ca­ne di Benny Lai”. Pec­ca­to che il patto tra Italia e Va­ti­ca­no non parli certo del­l’u­ti­liz­zo off­sho­re dei fondi e che il libro di Lai sia uscito solo nel 2012. Lo stesso gior­na­li­sta in­ter­vi­sta­to da Re­pub­bli­ca nel luglio scorso ri­mar­ca­va così la novità della sua opera: “nes­su­no finora ha dato il giusto peso alla lunga trat­ta­ti­va che ci fu tra regime fa­sci­sta e Santa Sede per ar­ri­va­re alla sti­pu­la dei patti”.

Una trat­ta­ti­va “svolta esclu­si­va­men­te su que­stio­ni fi­nan­zia­rie, con Mus­so­li­ni in­ten­to a ri­dur­re quanto più pos­si­bi­le i costi della Con­ci­lia­zio­ne e con papa Ratti deciso ad ot­te­ne­re un’in­den­ni­tà di due mi­liar­di di lire”, ha ri­cor­da­to Lai. Si arrivò poi ad un com­pro­mes­so, con “un mi­liar­do e 750 mi­lio­ni di lire, pagati parte in con­tan­ti e parte in titoli al por­ta­to­re”. Soldi uti­liz­za­ti poi anche per far de­col­la­re l’I­sti­tu­to Opere di Re­li­gio­ne (non a caso isti­tu­to da Pio XII nel 1942) e per le spe­cu­la­zio­ni di Nogara. Sa­ran­no cose note di certo note da ot­tan­ta anni, ma nelle se­gre­te stanze del Va­ti­ca­no. E che solo di re­cen­te ini­zia­no a venir fuori. Lom­bar­di invoca la pre­scri­zio­ne sto­ri­ca, ma il suo è solo un ri­si­bi­le ten­ta­ti­vo di smar­car­si da ri­ve­la­zio­ni che stanno fa­cen­do il giro del mondo.

La re­da­zio­ne



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