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Da Scajola agli amici in Medioriente Tutti i nomi dietro il “Circolo Matacena”

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http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/05/08/news/da-scajola-agli-amici-in-medioriente-cosi-funzionava-il-circolo-matacena-1.164460

L’ORDINANZA

Da Scajola agli amici in Medioriente
Tutti i nomi dietro il “Circolo Matacena”

Il decreto di perquisizione della Dda di Reggio Calabria mette in luce un doppio binario diplomatico-finanziario per garantire la fuga dell’ex deputato Amedeo Matacena. Con personalità che vanno dalla massoneria alla politica. E l’arresto del già titolare dell’Interno è solo la punta dell’iceberg

di Gianfrancesco Turano

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La rete di Amedeo Matacena è impressionante. L’ex ministro Claudio Scajola è soltanto l’uomo più in vista di un network che spaziava fra l’Italia, il principato di Monaco e il Medioriente.

Nel decreto di perquisizione della Dda di Reggio Calabria emerge un doppio binario diplomatico-finanziario per mettere in sicurezza l’ex deputato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ecco come la Procura di Reggio Calabria riassume la situazione: “Nel corso delle indagini sono emersi continui contatti e collegamenti fra i soggetti investigati e appartenenti a ambienti politici, istituzionali e imprenditoriali… La gestione di tali operazioni politiche, istituzionali ed economiche ha consentito alle persone sottoposte a indagini di diventare il terminale di un complesso sistema criminale, la gran parte di natura occulta e operante anche in territorio estero, destinato anche ad acquisire e gestire informazioni riservate fornite da numerosi soggetti in corso di individuazione”.

Insomma l’operazione conclusa all’alba dell’8 maggio con l’arresto di Scajola, della sua segretaria Roberta Sacco, della moglie di Matacena, Chiara Rizzo, e di altri cinque indagati è soltanto l’inizio.

Indagato ma non arrestato risulta il trentanovenne Vincenzo Speziali junior, che in un colloquio con Scajola dice di sé: “io sono programmato per non sbagliare”. Speziale ha sposato la libanese Joumana Rizk, che risulta essere nipote di Amin Gemayel, ed è omonimo dello zio senatore ed ex presidente di Confindustria Calabria, oltre che presidente dell’aeroporto di Lamezia Terme su nomina di Giuseppe Scopelliti, governatore dimissionario e candidato Ncd alle Europee. Speziali senior è anche indagato per concussione all’Asp di Crotone.

Molti degli amici del “circolo Matacena” sono semplicemente citati nei documenti della Dda reggina. Molti hanno cognomi storici o vicende giudiziarie alle spalle.

Appena Matacena viene arrestato a Dubai, dove si è recato per rinnovare il visto di permanenza alle Seychelles nello scorso agosto, è Giorgio Fanfani, figlio di Amintore, ad attivarsi per trovare un legale italiano negli Emirati: Ottavia Molinari.

La sorella Cecilia Fanfani è definita “buona amica” da Chiara Matacena. Al consulto legale partecipa anche Carlo Biondi, figlio dell’ex Guardasigilli e avvocato Alfredo.

C’è poi Marzia Mittiga, moglie dell’armatore Manfredi Lefebvre d’Ovidio, anch’egli residente a Montecarlo come l’armatore Matacena. Marzia Lefebvre, secondo gli investigatori, ha prestato la sua mail per alcuni messaggi che Chiara doveva mandare al marito negli Emirati.

Speziali junior è l’ufficiale di collegamento che organizza, l’11 febbraio 2014, l’incontro romano tra Chiara Matacena e Luigi Bisignani. Lo stesso giorno, Speziali pranza con un altro piduista, il livornese Emo Danesi, vicino all’Udc. Durante il pranzo, Speziali telefona a Scajola mentre l’ex ministro si trova al ristorante romano Le tamerici con Daniele Santucci e Giovanni Morzenti.

Santucci, presidente dell’Agenzia italiana per pubbliche amministrazioni e socio di Pier Carlo Scajola, figlio di Claudio, sarà arrestato il 14 marzo 2014 con l’accusa di peculato per 7 milioni di euro. Bisignani finirà agli arresti il 14 febbraio, tre giorni dopo l’incontro per l’affaire Matacena, per gli appalti di Palazzo Chigi. Morzenti, ex presidente della Federazione italiana sport invernali (Fisi), è stato condannato in via definitiva per concussione nel febbraio 2013. Alla comitiva dell’11 febbraio di unisce a un certo punto anche l’ex deputata crotonese del Pd Marilina Intrieri.

Ma l’aiuto più importante a Chiara Rizzo arriva sicuramente da Scajola. È lui che la moglie di Matacena chiama in lacrime alle 9 di mattina appena dopo l’arresto del marito a Dubai, il 28 agosto 2013, chiedendogli subito un incontro a Montecarlo. L’ex ministro glielo concede. Da lì in avanti le intercettazioni fra i due sono spesso criptiche, con il latitante che viene a volte indicato come “la mamma” oppure con il nome del figlio Athos. Quando poi, dopo una serie di incontri a Beirut e all’ambasciata romana del Libano, il circolo Matacena deciderà di tentare la carta dell’asilo politico sotto l’ombrello protettore di Amin Gemayel, Scajola parlerà al telefono di “scuola”. Peraltro, senza subito essere compreso da Chiara Matacena.

Più complessa è l’articolazione del salvataggio economico. In previsione della fuga, Matacena organizza un reverse merger delle sue società (Amadeus con le sue tre motonavi, la finanziaria Solemar, la lussemburghese Xilo, la Mediterranea shipping, più le due liberiane Amshu e Athoschia) per evitare di essere coinvolto nel blocco dei beni. Anche la moglie subisce il blocco del suo conto al Monte dei Paschi di Siena per decisione della direzione a settembre del 2013.

Il flusso di soldi, però, è proseguito.

Expo 2015, sette arresti, c’è anche manager di Infrastrutture Paris

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http://it.reuters.com/article/topNews/idITKBN0DO0HB20140508

 

Expo 2015, sette arresti,

c’è anche manager di Infrastrutture Paris

giovedì 8 maggio 2014 10:15

 

 

MILANO (Reuters) – La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato oggi sette persone per varie ipotesi di reato, tra cui corruzione e turbativa d’asta, in un’inchiesta su presunti appalti pilotati per Expo 2015, riferiscono la stessa Gdf e una fonte investigativa.

Tra gli arrestati – sei in carcere e uno ai domiciliari – ci sono Angelo Paris, manager di “Infrastrutture lombarde” – la società che si occupa della valorizzazione e della gestione del patrimonio immobiliare della Regione Lombardia – l’ex dg della stessa società Antonio Rognoni (già arrestato a marzo per un’altra inchiesta, ai domiciliari) e Primo Greganti, ex dirigente Pci e Pds, finito nell’inchiesta “Mani Pulite” e condannato per finanziamento illecito al proprio partito. Lo riferisce una fonte investigativa.

 

Altri nomi noti sono quelli di Gianstefano Frigerio, ex segretario della Democrazia cristiana in Lombardia (poi parlamentare di Forza Italia) anche lui finito nell’inchiesta “Mani pulite” e condannato in via definitiva per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti; e di Luigi Grillo, già parlamentare di Forza Italia e in precedenza sottosegretario al Bilancio nei primi anni 90.

La Finanza ha arrestato anche l’imprenditore edilie Enrico Maltauro e il mediatore Sergio Cattozzo.

Le accuse, a vario titolo, della Procura di Milano riguardano i reati di “associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nonché rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio”, dice un comunicato della Finanza.

A marzo, commentando l’arresto di Rognoni, il governatore della Lombardia Roberto Maroni aveva escluso ripercussioni sui lavori per l’Esposizione universale di Milano. Ma la nuova inchiesta potrebbe creare ulteriori problemi per la manifestazione del 2015.

Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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Tav, 36 indagati per i cantieri di Firenze: ”Gallerie fatte con materiali scadenti”

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Tav-36-indagati-per-i-cantieri-di-Firenze-nel-mirino-per-truffa-e-corruzione_314090883813.html

Tav, 36 indagati per i cantieri di Firenze:

”Gallerie fatte con materiali scadenti”

 

TAV 36 INDAGATI

Il cantiere Tav a Firenze (foto sito ufficiale Passante ferroviario Firenze)

ultimo aggiornamento: 17 gennaio, ore 16:41

Firenze – (Adnkronos/Ign) – Inchiesta della Procura di Firenze sul passante ferroviario fiorentino dell’alta velocità:perquisizioni in tutta Italia, sequestrata la maxi trivella del cantiere fiorentino. Accuse di truffa, corruzione e smaltimento abusivo dei rifiuti. Nel mirino la Nodavia, la società che ha vinto la gara. Tra gli indagati l’ex presidente della Regione Umbria, Lorenzetti, e funzionari del Ministero delle Infrastrutture

Firenze, 17 gen. – (Adnkronos/Ign) – Oltre trenta gli indagati (36 per la precisione) e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore di questa mattina. E’ il bilancio dell’inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav sul passante ferroviario fiorentino dell’alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe stata perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L’inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei.

Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l’utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l’acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo.

”Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i ‘conci’ sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia”, sostiene l’accusa. In particolare ”dai test ripetuti si e’ manifestato evidente il fenomeno dello ‘spalling’, ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco”.

Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell’Italferr (societa’ di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione, ”svolgendo la propria attivita’ nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) – si legge nel documento – mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilita’ ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresi’ incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”.

Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione ‘Valutazione impatto ambientale’ (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest’ultimo, in cambio di ”assunzioni di parenti, consulenze” e altri favori personali, secondo l’accusa ”si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti”.

La Procura sta indagando, in particolare, sia sulla gestione degli appalti, dei subappalti e sull’esecuzione delle opere, sia sullo smaltimento dei rifiuti risultanti dalle terre di scavo. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros di Firenze, avrebbero preso il via proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori dell’alta velocita’ fiorentina. A Firenze il sottoattraversamento ferroviario per la Tav prevede un tunnel da Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e una stazione sotterranea.

Scandali regioni, 2012 annus horribilis

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http://it.notizie.yahoo.com/scandali-regioni-2012-annus-horribilis-145443298.html?page=all

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Scandali regioni, 2012 annus horribilis

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Non solo Lazio, Piemonte e Sicilia: ci sono anche regioni insospettabili nella lista dei ‘buchi neri’ che hanno causato non pochi problemi ai partiti e alle amministrazioni locali. Un esempio? Su tutti quello della Basilicata: tra le regioni più piccole d’Italia, si colloca terza per rapporto spese per 100 abitanti.

I fatti dell’anno – mar 4 dic 2012

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ANNUS HORRIBILIS 1

Franco Fiorito, il ‘Batman’ della regione Lazio

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Che la crisi economica avesse aumentato l’attenzione degli italiani sulla spesa pubblica lo si era capito da tempo, ma il 2012 ha dato pane da mangiare a chi vede nell’amministrazione degli enti pubblici una delle principali voci su cui intervenire pesantemente con la mannaia della spending review.

Quest’anno, infatti, gli scandali nelle Regioni hanno provocato indagini, arresti, dimissioni e, nel Lazio e in Lombardia, addirittura la caduta delle Giunte con tanto di elezioni anticipate. Al centro di questo vero e proprio terremoto generalizzato la quantità dei fondi ai gruppi consiliari e la loro gestione, spesso a dir poco allegra e poco controllata.

Sono emerse in molti casi pratiche in voga da svariati anni con il consenso, più o meno tacito, di un’intera classe politica. Mentre una Regione su due subiva i controlli della Guardia di Finanza alla ricerca di verifiche su come vengono spesi i fondi pubblici, i contorni dell’argomento sono diventati sempre più chiari.

I numeri dicono che nel decennio 2000-2010 le Regioni italiane hanno speso 89 miliardi di euro in più. La crescita, a fronte di un aumento dell’inflazione che nel periodo preso in esame ha toccato il 23,9 per cento, è stata del 74,6 per cento.

Per capire di cosa stiamo parlando basta citare il bilancio del consiglio regionale del Lazio che nel 2010 è stato di 104 milioni di euro oppure quelli della Lombardia e del Piemonte, che si attestano rispettivamente a 76 e 82 milioni. Il discorso sulle spese pazze vale soprattutto per le due Regioni autonome, Sicilia e Sardegna, che nel 2010 hanno dichiarato bilanci per 175 e 85 milioni di euro.

La colpa di queste cifre, per alcuni analisti, è anche della riforma del Titolo V della Costituzione che nel 2001 ha dato alle Regioni una forte autonomia organizzativa e di spesa, ma anche nuove competenze soprattutto nella gestione e l’organizzazione della sanità, senza dimenticare l’industria, il trasporto pubblico locale, la formazione professionale, il turismo e l’ambiente.

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ANNUS HORRIBILIS 2

Nicole Minetti

Il governo Monti è sceso in campo per cercare di placare gli animi dell’opinione pubblica, accesi anche da casi emblematici come la polemica sul vitalizio alla consigliera regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti, indagata per induzione alla prostituzione minorile (e seconda solo a Belen tra le celebrity più cliccate), e lo scandalo sui rimborsi nella Regione Lazio con l’ex capogruppo del Pdl Franco ‘Batman’ Fiorito nelle vesti di interprete principale. La decisione di Palazzo Chigi di tagliare, con un maxi-decreto anti sprechi, il numero di consiglieri regionali, i superstipendi di presidenti, assessori ed eletti e di elevare a 66 anni l’età per il vitalizio, ha solo parzialmente rivoluzionato il sistema.

Leggi anche: Sono 50 le leggi introdotte o modificate dal Governo Monti. Ecco quali sono, e che effetto hanno sul tuo portafogli.

La dinamica della spesa per Regione, che emerge dai bilanci di previsione dell’ultimo decennio, è ancora un pugno nell’occhio. Nel 2010, secondo i dati dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti, per quanto riguarda la spesa pro capite si passa dai 13.139 euro della Valle d’Aosta (un aumento del 54,3 per cento rispetto al 2000) ai 2.202 euro della Lombardia (un incremento del 62,9 per cento). Tra i due estremi lasciano perplessi i numeri di Basilicata (6.151 euro), Sicilia (5.350), Lazio (3.988) e Campania (3.107).

Chissà se i numerosi casi di cronaca, che quest’anno hanno coinvolto le Regioni, costituiranno l’occasione per una svolta nei rapporti tra i cittadini e la politica. Almeno a livello locale. Nell’attesa ecco l’elenco dei principali scandali che hanno caratterizzato il 2012.

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ANNUS HORRIBILIS 3

SICILIA. E’ una delle Regioni italiane a Statuto speciale su cui più si sono concentrate le accuse di sperpero del denaro pubblico. Basti pensare che il guadagno netto di chi è inquilino nel Palazzo dei Normanni è di 13mila euro al mese e sono 162 i milioni di spesa del Parlamento siciliano, 21 dei quali destinati ai deputati.

Non desta, quindi, grande meraviglia che nel 2012 la procura di Palermo abbia aperto un’inchiesta conoscitiva sull’uso dei 12,65 milioni di euro versati quest’anno ai gruppi politici. Una cifra davvero notevole che pone la Trinacria dietro solo al Lazio, che ha concesso ben 14 milioni di euro. In Sicilia la fetta più consistente dei fondi pubblici è andata al Partito democratico, che avrebbe incassato circa 2,5 milioni; circa 1,9 milioni il Pdl, 700mila euro i futuristi di Gianfranco Fini e Grande Sud, qualcosa in più l’Udc di Pier Ferdinando Casini. La recente elezione di Rosario Crocetta, l’ex sindaco ‘antimafia’ di Gela e paladino dei gay, a presidente della Regione sembra aprire nuove speranze di cambiamento.

Nel frattempo si indaga anche nella Catania dell’ex ‘Ras’ di Palazzo dei Normanni, Raffaele Lombardo, dove i gruppi consiliari in Provincia avrebbero ricevuto cifre eccessive per rimborsi ed assenze.

ANNUS HORRIBILIS 4

BASILICATA. E’ una delle Regioni italiane più piccole e meno popolose, ma quando si tratta di considerare gli sperperi pubblici è ai primissimi posti nella classifica nazionale. Nel rapporto spese per indennità ogni 100 abitanti, secondo una recente classifica pubblicata da “Il Sole 24 Ore”, la Basilicata si colloca al terzo posto a livello nazionale, con 1.248 euro ogni 100 abitanti, anticipata solo da Valle d’Aosta e Molise.

Da primato anche le spese per i vitalizi e quelle relative al personale. Date queste premesse era forse prevedibile che la magistratura si interessasse a quanto avviene in Regione. Così in Basilicata le indagini sulle spese dei consiglieri, condotte dal pm Henry John Woodcock, sono partite addirittura nel 2009 e riguardano la precedente legislatura regionale. Sono quattro i rinviati a giudizio con le accuse di falso e truffa: il presidente dell’assemblea Prospero De Franchi (Federazione popolari di centro), i due vicepresidenti Franco Mattia (Pdl) e Giacomo Nardiello (Pdci), e Franco Mollica (Centro popolare). L’accusa per i consiglieri, che sono stati anche rieletti nell’attuale legislatura iniziata nel 2010, è di aver percepito i rimborsi indebitamente perché, in realtà, risiedevano a Potenza e non nei comuni dichiarati.

ANNUS HORRIBILIS 5

SARDEGNA. Fondi per i partiti usati per spese personali. E’ l’accusa rivolta a 20 consiglieri eletti nel gruppo Misto nella passata legislatura tra il 2004 e il 2008. Per 17 di loro le indagini, iniziate nel 2009, hanno portato quest’anno al rinvio a giudizio per peculato.

Avrebbero automaticamente aggiunto i 2.500 euro a testa di rimborso spese al loro stipendio per comprare auto, vestiti, bollette, viaggi e cene. Tra gli accusati, finiti sotto processo, anche Silvestro Ladu, ex assessore regionale, ora senatore del Pdl, che avrebbe effettuato spese illegittime con denaro pubblico per 253mila euro. Per lui, che con i soldi pubblici avrebbe fatto riparare anche l’automobile della moglie, la prossima udienza è stata rinviata all’11 gennaio.

ANNUS HORRIBILIS 6

PIEMONTE. Malversazioni nei rimborsi. E’ il punto di partenza del filone d’inchiesta che ha acceso la luce sulle spese pazze dei gruppi consiliari. In Piemonte, infatti, il Consiglio regionale spende 7,5 milioni di euro per finanziare i suoi gruppi. Le indagini conoscitive sono partite dalla rivelazione del deputato Pdl Roberto Rosso, che ha denunciato il caso di un consigliere regionale piemontese che si era fatto pagare la settimana bianca a Sestrière facendola passare come trasferta di lavoro.

Nel mirino Maurizio Lupi, consigliere regionale ed esponente unico dei Verdi-Verdi, immortalato anche ai festini con Lele Mora. Nel 2011 Lupi ha incassato più di 31mila euro di autocertificate presenze sul territorio e rimborsi sui chilometri percorsi “per attività politiche”. Nel solo mese di agosto dell’anno scorso ha ricevuto 1415 euro per 2848 chilometri percorsi e 2075 euro per presenze in eventi e occasioni di carattere politico, tutte ancora da verificare.

ANNUS HORRIBILIS 7

EMILIA ROMAGNA. Anche il centrosinistra non può dirsi immune da colpe nella gestione degli enti regionali. Lo testimonia una delle realtà più ‘rosse’ d’Italia dove è stata aperta un’inchiesta che contesta, anche alla presidenza del gruppo assembleare, viaggi in auto blu con l’autista sotto casa, missioni per l’assemblea e una serie di spese di rappresentanza non riferite ad attività istituzionali e messe in conti ai gruppi consiliari.

Nel mirino dei controlli sui rimborsi elettorali soprattutto il Pd. Il 2012 in Emilia Romagna ha visto scoppiare anche il caso delle interviste a radio e televisioni locale pagate con i soldi della Regione. A far scoppiare lo scandalo la notizia che anche il Movimento Cinque Stelle, attraverso il consigliere regionale grillino, Giovanni Favia, aveva attinto ai fondi pubblici per pagare comparsate sulle reti locali. La questione si è poi presto allargata a tutti gli altri partiti e ha fatto emergere una pratica fin troppo diffusa e sospetta.

ANNUS HORRIBILIS 8

MOLISE. Firme ripetute, presentazioni sbagliate delle liste, fogli volanti, documenti mancanti, nomi errati. Sono i vizi di legittimità che porteranno il Molise a nuove elezioni regionali nel 2013. A un anno di distanza dalla striminzita vittoria del candidato del centrodestra, Michele Iorio su quello del centrosinistra, Paolo di Laura Frattura (46,77 per cento contro il 46,27 per cento). Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai ricorsi elettorali.

Sconfessate, così, le istanze del centrodestra contro il primo verdetto del Tar che il 17 maggio di quest’anno aveva deciso l’annullamento del voto dell’ottobre 2011. Sarebbero 19mila i voti assegnati a chi non poteva essere candidato. Mentre c’è ancora incertezza sula data precisa delle nuove elezioni, i partiti dei vari schieramenti stanno decidendo su posizioni ed alleanze. Lo scandalo, in ogni caso, è un nuovo duro colpo alla credibilità della politica.

ANNUS HORRIBILIS 9

LAZIO. E’ la terra madre di molte delle inchieste che nel 2012 hanno indagato sull’utilizzo dei fondi pubblici regionali da parte dei gruppi consiliari. E’ a Roma, infatti, che, in una giornata di fine estate, scoppia il caso di Franco Fiorito. L’ex Capogruppo PdL alla Regione Lazio, secondo la magistratura, è il primo interprete di un sistema di notevoli fondi elargiti ai consiglieri e usati per finalità non concernenti l’attività politica.

Fiorito, subito ribattezzato ‘Er Batman’, è in carcere a Regina Coeli dal 2 ottobre con l’accusa di peculato in concorso insieme ai suoi responsabili di segreteria, Bruno Galassi e Pier Luigi Boschi. Avrebbe effettuato 193 bonifici  per far confluire sui suoi conti in Italia e all’estero 1 milione e 380 mila euro. Una cifra incredibilmente alta, che gli avrebbe consentito di pagare cene private e feste a base delle ormai famigerate ostriche, ma anche auto e gioielli alla sua compagna.

Una volta scoppiato lo scandalo l’attenzione dell’opinione pubblica e delle inchieste giudiziarie si è concentrata più in generale su come sono spesi i fondi regionali nel Lazio, dove solo al gruppo consiliare del Pdl negli ultimi anni sono andati 6 milioni di euro. Del resto l’ultimo bilancio della Regione parla di oltre 8 milioni di euro pagati ai 17 gruppi consiliari, di cui quasi la metà composti da un solo eletto. Il clamore suscitato, nonostante il tentativo di dimezzare le Commissioni regionali e i fondi destinati ai partiti, ha portato la presidente Renata Polverini alle dimissioni dopo soli due anni di legislatura.

Mentre si attende l’anno nuovo per le elezioni anticipate, nuovi protagonisti politici sono coinvolti nell’inchiesta. Dopo Fiorito, che il 19 marzo avrà il rito immediato, anche Vincenzo Maruccio, l’ex capogruppo regionale dell’Idv, è stato arrestato. Anche per lui l’accusa è di peculato per essersi appropriato di circa 700 mila euro dei fondi regionali destinati al partito.

ANNUS HORRIBILIS 10
CAMPANIA. Le indagini, con ipotesi di peculato su comunicazione e portaborse, sono molto avviate nella più popolosa realtà del Mezzogiorno. Il 21 settembre la Guardia di Finanza ha sequestrato tutta la documentazione sui rimborsi regionali nel periodo 2008-2012. Dal 2008, hanno calcolato i pm, i consiglieri hanno ricevuto oltre 17 milioni di euro.

Mentre si accertano le eventuali irregolarità c’è già un indagato: il capogruppo dell’Udeur nel Consiglio regionale, Ugo De Flaviis, assessore all’Ambiente nella prima giunta campana del Pd Antonio Bassolino, avrebbe spinto per l’assunzione della ex cognata in una società informatica, la Input Data srl, che ha avuto rapporti con la pubblica amministrazione. Ma in Campania lo scandalo riguarda anche i sei milioni di euro l’anno spesi per gli stipendi di 120 ‘comandati’, i dipendenti di altri enti pubblici che vengono trasferiti su segnalazioni alla Regione con tanto di premio che può arrivare fino a 1.300 euro in più al mese.

Nel mirino anche il governatore, Stefano Caldoro, la cui moglie sarebbe stata nominata dal marito come componente dell’Osservatorio per la formazione medico specialistica per verificare lo standard di attività assistenziali dei medici specialistici. Intanto si cerca di calmare gli animi popolari. Così sono stati approvati il taglio del 50 per cento delle indennità dei consiglieri regionali e il risparmio di 4 milioni di euro da destinare al welfare.

ANNUS HORRIBILIS 11
TOSCANA. Nel 2012 gli scandali non hanno risparmiato nemmeno una delle Regioni italiane considerate più virtuose nella gestione dei fondi pubblici. A cadere nel mirino della magistratura è stato l’ex assessore regionale alle infrastrutture Riccardo Conti. L’esponente del Pd prima è stato indagato per corruzione. La vicenda, per la quale è stata chiesta l’archiviazione di Vito Gamberale, amministratore delegato del Fondo F2i, è quella della mancata costruzione della bretella autostradale Prato Lastra-Signia.

La Regione Toscana erogò un finanziamento di 28 milioni nel 2006, ma i beneficiari usarono il denaro per pagare debiti propri. Poi per Conti è arrivata anche l’accusa di violazione della legge sui finanziamenti ai partiti. I fondi sarebbero stati ‘mascherati’ da versamenti a un’associazione politico culturale, la ‘Romano Viviani’, di cui l’ex assessore è vicepresidente.

ANNUS HORRIBILIS 12

PUGLIA. I vari filoni di inchiesta sulla malagestione della sanità hanno registrato nel 2012 nuove importanti tappe. Il più volte indagato Alberto Tedesco, ex assessore regionale e attuale senatore del Pd, evita il carcere grazie all’immunità parlamentare, ma viene sempre più accusato di reati di associazione per delinquere, concussione, abuso d’ufficio, corruzione e falso. In Puglia ci sarebbe stata una vera e propria cupola, fatta di politici ed imprenditori, che tra il 2005 e il 2009 avrebbe gestito la sanità pugliese.

Così i pm, in una delle indagini, chiedono sei anni per l’ex vice governatore della Puglia, Sandro Frisullo e 4 anni per l’imprenditore Gian Paolo Tarantini. Tarantini è accusato di aver versato tangenti e procurato escort a Frisullo. L’imprenditore avrebbe ottenuto in cambio vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti presso l’Asl di Lecce. Nel 2012 gli scandali hanno toccato da vicino anche il governatore della Puglia Nichi Vendola.

Per lui è arrivata l’assoluzione nel processo con rito abbreviato, relativo all’inchiesta sulla nomina del primario del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’accusa era di concorso in abuso d’ufficio con l’ex direttore generale della Asl  del capoluogo pugliese Lea Cosentino.

ANNUS HORRIBILIS 13

LOMBARDIA. E’ la Regione dove ci sono ben 13 indagati tra membri del Consiglio e della Giunta. L’elenco, che inizia con la legislatura del 2010, ha visto nel 2012 nomi eccellenti. Già l’anno scorso avevamo assistito all’arresto del Vicepresidente del Consiglio regionale per il Pdl ed ex Assessore in tre Giunte Formigoni, Franco Nicoli Cristiani, per corruzione e tangenti, ma anche alle indagini su Nicole Minetti, consigliera del Pdl ed ex igienista dentale di Silvio Berlusconi per induzione alla prostituzione. Quest’anno, poi, le bufere sul Pirellone si sono moltiplicate.

In ordine sparso c’è stato il rinvio a giudizio per Filippo Penati, ex vice presidente del Pirellone ed ex braccio destro del leader del Pd Pier Luigi Bersani, per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Sesto”, l’arresto dell’ex Assessore in due Giunte Formigoni Massimo Ponzoni per corruzione, concussione e bancarotta, le indagini sul consigliere PdL ed ex Sottosegretario regionale nella Giunta Formigoni, Angelo Giammario, per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, quelle sul consigliere della Lega Renzo Bossi per appropriazione indebita, sull’Assessore alla Sicurezza del Pdl, Romano La Russa, per finanziamento illecito ai partiti e sul Presidente del Consiglio regionale per la Lega ed ex Assessore della Giunta Formigoni, Davide Boni, per corruzione.

Poi dal 14 giugno del 2012 anche il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è indagato per corruzione riguardo a presunte pressioni per delibere a favore della Fondazione Maugeri. L’ipotesi dei magistrati sarebbe quella della creazione di fondi neri con il passaggio di conti correnti in Svizzera.

Secondo le indagini, i benefit concessi a Formigoni ammonterebbero a circa 9 milioni di euro, suddivisi tra i 3,7 milioni per imbarcazioni di lusso, 800mila euro per vacanze e aerei fra il 2006 e il 2011, 70mila euro per il meeting di Comunione e liberazione a Rimini e 500mila euro per cene e incontri pubblici.

Ma il colpo finale per il governatore, al vertice del Pirellone dal 1995, è stato l’arresto di Domenico Zambetti. L’assessore regionale pidiellino alla Casa, accusato di aver acquistato voti dalla ‘ndrangheta, avrebbe versato 200mila euro alla malavita per garantirsi 4mila preferenze. Dopo un lungo tira e molla il Consiglio regionale della Lombardia si è ufficialmente sciolto a fine ottobre. La Regione si avvia al voto anticipato, che potrebbe esserci ad inizio marzo.

Trota e Rosy Mauro coinvolti nello scandalo rimborsi in regione Lombardia

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http://it.notizie.yahoo.com/blog/gossip-di-palazzo/trota-rosy-mauro-coinvolti-scandalo-rimborsi-regione-lombardia-131244931.html

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Trota e Rosy Mauro coinvolti nello scandalo rimborsi in regione Lombardia

Scritto da Anna C. | Gossip di Palazzo – 3 ore fa

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Renzo Bossi (LaPresse)

Lo scandalo dei rimborsi elettorali è arrivata a coinvolgere anche Rosi Mauro e Renzo BossiLa Regione Lombardia è sotto assedio: l’inchiesta partita con 22 indagati ne coinvolge oggi 62, tutti consiglieri o ex assessori in forza a Pdl e Lega eletti nel 2005 e nel 2010.

Tra essi anche i capigruppo dei due partiti di maggioranza, Paolo Valentini e Stefano Galli, Nicole Minetti e Maria Stella Gelmini.

I documenti sequestrati dagli uffici del Pirellone prima dalla Guardia di Finanza e poi della polizia tributaria avrebbero svelato rendiconti falsati. Tra le spese fatte passare come “istituzionali” compare di tutto: cene nei ristoranti, pizze d’asporto, menu di Mc Donald’s, cioccolatini, degustazioni di vini, munizioni per andare a caccia e l’immancabile colazione tutta italiana a base di cappuccino e brioche.

Il Trota, in particolare, pare abbia speso i soldi pubblici per sigarette, videogiochi e lattine di Red Bull.

Ma in Procura si sono presentati in pochi per giustificare i rimborsi incriminati: Valentini ha parlato di cene esclusivamente istituzionali, mentre altri consiglieri sono rimasti sul vago con molti “non so” e “non ricordo”. Più eclatante il caso di Angelo Giammario del Pdl, chiamato per rispondere di una cena di Natale da 800 invitati e un totale di 114 mila euro di spse negli ultimi quattro anni: non ha saputo rispondere.

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Rosy Mauro

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La stessa vice presidente del presidente del Senato leghista, che qualche tempo fa inveiva contro i giornalisti per diffamazione e il cui nome compariva nelle carte dell’indagine sui fondi della Lega, ora dovrà dar conto ai magistrati: “Quando la smetteranno certi giornalisti di rovinare le persone, diffondendo notizie infondate e diffamatorie? Se e quando arriverà l’avviso di garanzia di cui ad oggi pare siano informati solo alcuni giornalisti fornirò con estrema serenità e con la massima trasparenza gli opportuni chiarimenti, punto per punto, dal momento che non ho nulla da nascondere”. 

Mentre Formigoni difende la sua maggioranza indagata scagliandosi contro l’opposizione: E così oggi, primo giorno ufficiale i campagna elettorale, sappiamo finalmente dove sta di casa la corruzione in Lombardia! Sta tutta e solo nei Consiglieri del Pdl e della Lega: 62 indagati su 62 fra Consiglieri ed ex Consiglieri! E sappiamo anche che i Consiglieri dell’opposizione, che hanno vissuto in questi anni con gli stessi regolamenti e le stesse leggi e hanno avuto gli stessi rimborsi, sono invece tutti innocenti! Mi chiedo cosa aspettino i compagni dell’opposizione a fare un gesto di minima responsabilita, cosa aspettino ad autodenunciarsi. A chi pensano di raccontare che i loro scontrini sono diversi da quelli della maggioranza?”. 

Forse agli stessi inquirenti, se solo avessero ricevuto avvisi di garanzia.

Regione Lombardia, consiglieri Pdl e Lega indagati per peculato

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http://it.notizie.yahoo.com/regione-lombardia-consiglieri-pdl-lega-indagati-peculato-113759777.html

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Regione Lombardia, consiglieri Pdl e Lega indagati per peculato

Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Notizie – 6 ore fa

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Yahoo! Notizie – mar 11 dic 2012

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Cioccolatini francesi, cene di lusso e sigarette. Si trova veramente di tutto sotto la voce “spese istituzionali” del gruppo regionale Pdl in Lombardia, una scoperta effettuata dalla Guardia di Finanza che ha fatto scattare l’inchiesta nei confronti dei capigruppo in Regione di Pdl e Lega Paolo Valentini e Stefano Galli.

Con l’accusa di peculato risultano indagati anche altri  40 consiglieri della maggioranza di Roberto Formigoni, che si sarebbero fatti rimborsare ogni tipo di spesa includendole nel libro contabile delle spese istituzionali, che di istituzionale avevano ben poco.

L’inchiesta è partita lo scorso 10 ottobre, quando il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, durante le verifiche sull’ex presidente del Consiglio regionale Davide Boni –  accusato di corruzione –  e sull’ex assessore pidiellino Franco Nicoli Cristiani, aveva fatto acquisire dalle Fiamme Gialle i rendiconti sui rimborsi regionali di Pdl e Lega relativi agli anni 2008-2010. Scoprendo, anche grazie ad alcune intercettazioni ambientali, una serie di fatture rimborsabili dalla dubbia utilità che si aggirano intorno ai milioni di euro ogni anno.

Irregolarità regolarizzate: tutte le fatture, infatti, sarebbero state registrate per passare il vaglio della Corte dei Conti sotto le voci  “spese dei consiglieri per l’espletamento del mandato” e “spese di comunicazione” ma, come scrive oggi Repubblica, “questa operazione trasparenza sarebbe solo di facciata. Alla giustizia contabile, infatti, non è consentito controllare nel dettaglio le spese, ma solo il saldo finale. E così, a fianco dello stipendio mensile da 9 mila euro spettante a ogni consigliere, ci sarebbero sostanziosi extra che coprono le più disparate spese personali”.

Dopo Campania e Basilicata, dopo l’accusa di peculato nei confronti di 17 consiglieri regionali in Sardegna e soprattutto, dopo il caso Fiorito nel Lazio, è la volta della Lombardia, prossima al voto per la nomina del nuovo gruppo consiliare regionale. La data al momento più probabile è il 17 febbraio 2013, assieme alle politiche nazionali e alle regionali in Molise. Tempi stretti per avviare una campagna elettorale e riscattare il partito di Berlusconi da simili accuse, partito che al momento è ancora alla ricerca di un candidato. Così il Pd gioca d’anticipo, lanciando le primarie domenica 15 dicembre, presentando tre candidati: Umberto Ambrosoli – al momento tra i favoriti – Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano.

Aula semi deserta per l’ultimo Consiglio regionale lombardo Milano (TMNews) – C’è chi legge il giornale, chi gioca col cellulare, e chi fa capannello con i pochi presenti. Seduta del consiglio regionale lombardo, per approvare l’ultima manovra finanziaria della Giunta Formigoni, in un’aula semi deserta.

Poco più di una trentina di deputati regionali si sono presentati all’aula consigliare del Pirellone a Milano per gli ultimi atti indifferibili, il Bilancio e la Finanziaria, che possono essere discussi anche ad assemblea sciolta.

Assenti in congedo il governatore Formigoni, per impegni istituzionali, e, per motivi personali, Nicole Minetti, Filippo Penati e Maurizio Martina. Si è trattato della prima seduta dopo quella delle dimissioni di 75 consiglieri su 80 il 26 ottobre scorso. L’Aula ha dato il via libera al bilancio di previsione per il 2013 del Consiglio regionale, ultimo atto della fine anticipata della legislatura regionale.

LA CADUTA DELLA GRAN PUTTANA

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http://it.notizie.yahoo.com/corruzione-indagati-vertici-compagnia-opere-bergamo-142208849.html

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Corruzione, indagati vertici Compagnia Opere Bergamo

Reuters – 1 ora 6 minuti fa

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MILANO (Reuters) – Il presidente e l’ex vice presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo sono indagati per corruzione nell’ambito di uno sviluppo dell’inchiesta che ha coinvolto anche l’ex assessore regionale del Pdl, Franco Nicoli Cristiani, accusato di presunte tangenti in un traffico illecito di rifiuti.

Lo hanno riferito oggi fonti giudiziarie aggiungendo che a carico dei due – Rossano Breno e Luigi Brambilla, rispettivamente attuale presidente ed ex vice presidente, che non sono stati raggiungibili per un commento – ci sono state delle perquisizioni.

Breno e Brambilla, secondo l’accusa, avrebbero ricevuto dall’imprenditore Pierluca Locatelli denaro e altre utilità – tra cui la promessa dell’imprenditore di costruire gratis una scuola di Comunione e Liberazione in provincia di Bergamo – in cambio dell’autorizzazione alla costruzione di una discarica di amianto nel Cremonese.

Il 20 aprile 2011, su proposta del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, venne approvata una delibera con cui si concedeva il via libera alla realizzazione della discarica di amianto. La delibera era necessaria perché la Provincia di Cremona si era opposta al progetto sulla scia delle preoccupazioni per il rischio di inquinamento delle falde acquifere.

Secondo una nota della Guardia di Finanza sulla vicenda, gli indagati – che non vengono citati per nome – “avrebbero utilizzato gli uffici delle proprie società per stringere gli accordi criminosi con un imprenditore locale e per formare documentazione idonea a giustificare i pagamenti corruttivi”. – Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano.

Vaticano: Nuzzi, “Dalla Santa Sede una risposta oscurantista”

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http://www.agi.it/cronaca/notizie/201205251758-cro-rt10231-vaticano_nuzzi_dalla_santa_sede_una_risposta_oscurantista

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Vaticano: Nuzzi, “Dalla Santa Sede una risposta oscurantista”

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(AGI) – Roma, 25 mag. – “Questa e’ una risposta oscurantista da parte del Vaticano. Il giornalista ha il dovere deontologico di rendere pubbliche le notizie che trova. Io ho fatto solo il mio mestiere”. Gianluigi Nuzzi, firma del quotidiano ‘Libero’, si riferisce alle reazioni al libro “Sua Santita'” (ed.  Chiarelettere) in cui svela intrighi di potere, corruzione e intrecci tra il governo italiano e la Chiesa, attraverso carte segrete di Papa Benedetto XVI, inedite e private, al centro di polemiche in queste ore dopo l’arresto di Paolo Gabriele, l’uomo che secondo il Vaticano avrebbe trafugato i documenti riservati. Nuzzi ne parla in un’intervista a MicroMega.

Immediatamente dopo la pubblicazione del libro “Sua Santita'”, il Vaticano ha comunicato che agira’ per vie legali, e questo spinge Nuzzi a parlare di risposta “oscurantista”, per poi aggiungere “mi fa ridere pensare che il Vaticano chieda aiuto ai magistrati italiani dopo che non ha mai risposto alle rogatorie che ha ricevuto su tante vicende. Gliene indico solo una: l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Lo stesso pm del caso Calvi ha detto che alcune rogatorie sono rimaste del tutto inevase. Da una parte, sulle vicende di sangue, il Vaticano non risponde. Dall’altra, dopo l’uscita del mio libro, ricorre alla magistratura italiana per stanare le mie fonti”. Nessuna violazione della privacy: “Qui si tratta di dovere di cronaca.

Quando si entra in possesso di un memorandum del Papa in occasione dell’incontro con il presidente Napolitano, credo che il dovere di cronaca sia preminente. Capire chi sono stati i congiurati che hanno fatto fuori Boffo, secondo le sue stesse parole, e’ prioritario.

Sapere che c’e’ stato un lavoro diplomatico che si e’ sviluppato tra l’Italia e il Vaticano per evitare che il Vaticano pagasse una multa sugli arretrati della tassa dell’Ici e che questa trattativa si e’ sviluppata in incontri tra Tremonti e l’ex presidente della Banca dello Ior Gotti Tedeschi, interessa tutti gli italiani che pagano le tasse”.

“Come pure – aggiunge – il memorandum sulle leggi da modificare che finisce nelle mani del Santo Padre alla vigilia dell’incontro con il presidente Napolitano.

E’ interessante sapere che il Vaticano e’ intervenuto perche’ l’Eta deponesse le armi. Sono storie che non riguardano solo il Vaticano, ma tutta la politica italiana e internazionale, si intrecciano con essa e con le scelte economiche. Ci sono vicende singolari, come quella dell’automobile targata ‘Stato Citta’ del Vaticano’ condotta da alcuni gendarmi del Vaticano che vanno a cena con colleghi dell’Interpol e quando escono ritrovano la macchina crivellata di colpi. Vogliamo rassicurarci dicendo che sicuramente e’ stato un balordo? Cos’e’ successo? Non lo sappiamo”.

I ‘reati’ imputati dal Vaticano sono furto e ricettazione. “La ricettazione di notizie e’ un brutto segnale, indica un bavaglio all’informazione – dice Nuzzi – E’ curioso che in un Paese, il Vaticano, dove hanno introdotto soltanto nel 2009 la legge antiriciclaggio, proprio loro indichino alle autorita’ italiane il reato di ricettazione.

Comunque per la Cassazione non esiste la ricettazione di notizie. Se io avessi dei documenti e li tenessi nel cassetto, farei un altro mestiere. Ancora peggio se tenessi per me una parte dei documenti senza pubblicarli, qualora li reputassi ‘compromettenti’, perche’ sarei da considerare un ricattatore che distilla notizie per tornaconto. I cassetti dei giornalisti devono essere vuoti”.

Per Nuzzi anche nel suo precedente libro, ‘Vaticano spa’ “c’erano tante lettere, ma forse non davano fastidio ad altri”. Quel libro “non ha sortito alcuna reazione del Vaticano. Hanno cercato di far passare tutto sotto silenzio”. E perche’ invece “Sua Santita'” indispettisce il Vaticano? “Per la prima volta abbiamo occasione di conoscere il dietro le quinte delle attivita’ tra l’ Italia e il Vaticano.

Sappiamo dei timori del Vaticano rispetto alla situazione economica mondiale, soprattutto in relazione alla crisi delle offerte. Inoltre, veniamo a conoscenza del conto personale del Papa nella banca vaticana, lo Ior. Si sono adirati perche’ abbiamo una molteplice varieta’ di notizie e di informazioni.

Ma non con me, mi auguro, perche’ sarebbe un brutto segnale per la liberta’ di stampa. Ce l’hanno con le mie ‘fonti’. Ora cercheranno di individuare chi ha passato i documenti”.

Nel libro Nuzzi sostiene che una delle priorita’ del papato attuale e’ di tenere unita la Chiesa. Fino a che punto? “E’ un tentativo dal Santo Padre rispetto alla crisi dei fedeli, che, certo, di questi tempi non aumentano. C’e’ l’impegno di tenere unite le varie anime della chiesa, tutti i movimenti interni: da Comunione e Liberazione all’Opus Dei e altri. C’e’ anche un tentativo di dialogo con la chiesa ufficiale cinese. Poi c’e’ stata un’apertura anche quando il Papa ha revocato la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani.

Benedetto XVI cerca di recuperare lo scisma che c’e’ stato con tutti i gruppi, anche con i Legionari di Cristo emerge in maniera forte il tentativo di non criminalizzarli. Peccato che poi ci sia molto disagio e subbuglio all’interno di questi movimenti”. C’e’ un capitolo alle offerte destinate al Vaticano. Ci sono varie personalita’, tra cui Bruno Vespa, che versa un assegno di 10.000 euro. “Trovavo interessante questo viavai di oboli che arriva in Vaticano la vigilia di Natale.

Volevo evidenziare il flusso di denaro proveniente da tante personalita’. Credo che il fatto che Bruno Vespa ceni a casa sua con il Segretario di Stato Tarcisio Bertone non sia un fatto proprio usuale. C’e’ un mondo, che non conosciamo, che dialoga con il Vaticano, un mondo di relazioni che e’ emblematico e che si manifesta anche con quell’assegno. Mi piaceva e mi interessava il fatto che Vespa chiedesse un appuntamento a Papa Benedetto XVI nella stessa lettera in cui versa diecimila euro.

Letta, Geronzi, Bisignani, sono tutti uomini che hanno ruotato in quel mondo, tutta quella rete relazionale e’ stata un pezzo importante del potere politico ed economico in Italia ed era giusto raccontarlo. Vespa rappresenta un’interfaccia mediatica. Mi incuriosiva perche’ lui chiede un appuntamento con il Papa e c’e’ un’attenzione che normalmente, se lei scrive al Papa o a chi per lui, certo non le rivolgono, non valutano la sua lettera”.

Nell’intervista Nuzzi dice anche che oggi “molti scavalcano la Segreteria di Stato e si rivolgono direttamente al Santo Padre. Anzi, indicano nella Segreteria di Stato una sorta di ‘problema’.

C’e’ un’ipoteca sulla Segreteria di Stato da parte di diversi cardinali. Tant’e’ che andarono a Castel Gandolfo per chiedere al Papa di dimettere Bertone”. Il Segretario di Stato “e’ il numero due del Vaticano. La Digos scandaglia anche il rapporto tra lui e Benedetto XVI, e’ interessante capirne le radici e comprendere che tipo di rapporto c’e’ tra il Papa e lui.

Benedetto XVI lo ha voluto fortemente, si fida di lui, lo ha avuto con se’ dal 1995 al 2003 come segretario della Congregazione per la Dottrina di Fede, quando il Papa era ancora prefetto. Bertone e’ fondamentale per i suoi legami e i contatti con il mondo della politica italiana”. (AGI) .



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