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L’Europa prepara le banche all’Apocalisse

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http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-29/scenario-apocalittico-gli-stress-test-spread-stelle-btp-tornano-6percento-185848.shtml?uuid=ABcooeEB

 

L’Europa prepara le banche all’Apocalisse: in Italia dovranno poter reggere un crollo di Borsa del 58%, con il Pil a -6% e la disoccupazione alle stelle

di Enrico Marro

 

Negli stress test che l’Autorità bancaria europea effettuerà sugli istituti di credito (dopo la verifica degli attivi da parte della Bce) c’è anche uno scenario avverso che prevede una nuova crisi finanziaria mondiale, un calo del Pil del 6% e disoccupazione record. Pesanti le ripercussioni anche per il nostro Paese. Vediamo quali:

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  1. Scenario apocalittico per gli stress test / Spread alle stelle, i BTp tornano al 6% My24

Alla base dello scenario peggiore ipotizzato dall’Eba c’è un incremento di 100 punti base dei T-Bond americani, con una graduale accelerazione sino a 250 punti base entro la fine di quest’anno. La conseguenza è una vampata di avversione del rischio, che porta a un’impennata dei rendimenti dei bond e a un deterioramento della qualità del credito. Nell’ipotesi di un incremento del rendimento dei T-Bond americani di 150 punti base, i tassi dei BTp salirebbero quest’anno al 5,9% (contro il 3,9% dello scenario base), al 5,6% nel 2015 (da 4,1%) e al 5,8% nel 2016 (da 4,3%). Lo spread con i Bund tornerebbe a circa 300 punti base. Livelli comunque inferiori a quelli toccati il 9 novembre 2011, il “mercoledì nero” dello spread a quota 575, quando i BoT a 12 mesi avevano toccato il 7%, i biennali il 7,5% e i decennali oltre il 7,48% (con l’inversione della curva dei rendimenti tra titoli a 2 e a 10 anni).

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  1. Scenario apocalittico per gli stress test / Il crollo di Piazza Affari 

Nello scenario peggiore, quello appunto che porta a un’ondata generalizzata di panico e di “flight to quality”, per Piazza Affari l’Eba prevede un crollo del 20,3% nel 2014, del 17,7% nel 2015 e del 20,4% nel 2016, non lontano dai cali medi ipotizzati nell’intera Eurozona (rispettivamente -18,3%, -15,9% e -18,1%). L’Italia farebbe peggio della media di Eurolandia anche per le conseguenze dello stallo generalizzato del processo di riforme, che metterebbe a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche.

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  1. Scenario apocalittico per gli stress test / L’Italia torna in pesante recessione 

Lo scenario peggiore ipotizzato dagli stress test vede per l’Italia un triennio di Pil in calo con una deviazione del 6,1% rispetto allo scenario di base. Il Pil (che nella realtà è appena tornato positivo) tornerebbe a calare dello 0,9% quest’anno, dell’1,6% il prossimo e dello 0,7% nel 2016 anziché mettere a segno una crescita stimata rispettivamente nello 0,6%, nell’1,2% e nell’1,3%. Lo shock finanziario – spiega infatti la simulazione dell’Eba – avrebbe una pesante ricaduta anche sull’economia reale, con fuga di capitali dai Paesi emergenti e calo degli scambi commerciali con l’Europa.

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  1. Scenario apocalittico per gli stress test / Disoccupazione alle stelle, deflazione strisciante

La pesante recessione porterebbe a un nuovo aumento della disoccupazione italiana, che crescerebbe rapidamente fino a toccare il 14,4% nel 2016 (contro stime di un calo al 12%). Male anche l’occupazione nel resto dell’Eurozona, che nello scenario apocalittico arriverebbe al 13% nel 2016. Giù anche l’inflazione, con l’Italia che nel 2016 registrerebbe un costo della vita medio dello 0,6% (anziché l’1,8% stimato) e alcuni Paesi della Ue in pesante deflazione, in particolare Svezia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

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  1. Scenario apocalittico per gli stress test / Per il mattone caduta meno rovinosa 

Naturalmente lo scenario peggiore ipotizzato dall’Autorità bancaria europea prevede anche un ulteriore crollo del mattone. Anche se secondo l’Eba l’Italia registrerebbe una maggiore tenuta rispetto alla media di Eurolandia, almeno sui prezzi degli immobili residenziali. Il calo sarebbe infatti del 3,3% nel 2014 e del 5,2% nel biennio successivo contro una discesa nella zona euro del 6,9% nel 2014 e dell’11% in entrambi gli anni successivi.

Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera: “Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2013/2013/02/26/news/stampa_tedesca-53443909/

Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera:


“Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

 

 Sui media titoli allarmati. Il Guardian: “Possibile miccia di una crisi finanziaria globale”. New York Times: “nel migliore dei casi, coalizione instabile e nuovi rischi per l’eurozona”. Schulz: “c’è bisogno di un governo stabile. Dal voto messaggio chiaro, Bruxelles ascolti”

dal corrispondente ANDREA TARQUINI

elezioni

(ansa)

BERLINO – Allarme rosso al vertice di Berlino e sui media tedeschi, paura in tutta la Ue, preoccupazione sulla stampa d’oltreoceano. Così le reazioni internazionali ai risultati delle elezioni italiane. La prospettiva di una ingovernabilità a Roma spaventa e fa temere una crisi pericolosissima per l’euro, e poi per il futuro stesso dell’integrazione europea. “E’ decisivo che in Italia, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, vi sia al più presto un governo stabile e in grado di agire per il Paese”, dice il ministro degli Esteri Guido Westerwelle a Berlino, in una conferenza stampa bilaterale col collega ucraino Leonid Koschara.

“Lanciamo un appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche”, dice a Repubblica.it Philipp Missfelder, responsabile di politica estera della Cdu (il partito di Angela Merkel), e aggiunge preoccupato: “Voi italiani non siete la Grecia, siete un membro del G8 e un membro-chiave dell’unione monetaria, l’euro non può permettersi uno scenario di tipo greco da voi con nuove elezioni a breve, sarebbe una finestra di instabilità eccessiva”. Parla in toni di rara preoccupazione, e certo non si esprime così con un giornale italiano senza aver prima consultato la Cancelliera. La quale sta rientrando da una visita ufficiale in Turchia, e oggi insieme al ministro degli Esteri Guido Westerwelle vedrà qui a Berlino il nuovo Segretario di Stato Usa, Kerry, e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Inevitabilmente e fuori programma il caso Italia sarà tema centrale dei colloqui.

Anche la stampa americana guarda allarmata al risultato elettorale italiano: per il New York Times “il voto diviso manda un messaggio chiaro in Italia: no all’austerity”. Il quotidiano newyorchese sottolinea come “in un voto caratterizzato dalla rabbia degli elettori e da una bassa affluenza alle urne gli esperti sostengono che nel migliore dei casi ci sarebbe una coalizione instabile che esporrebbe di nuovo l’Italia, e l’eurozona, alle turbolenze del mercato”. La stessa preoccupazione è espressa nel titolo dell’edizione online europea del Wall Street Journal: “il voto caotico italiano agita il mondo dei mercati”, mentre il Washington Post rileva il ritorno di Silvio Berlusconi, che “rianima la sua carriera politica”. Su Cnn il risultato del voto italiano è definito di “caotica incertezza”, e Bill Emmott, ex direttore dell’Economist in un pezzo speciale per il network americano ricostruisce le tappe che hanno portato la Serenissima al “coma”, riprendendo il titolo del suo documentario dedicato all’Italia. E nel blog Charlemagne, intitolato “Una confusione pericolosa”, si critica l’apparentemente “facile” scelta antiausterity dell’elettorato italiano in favore dei populismi.

In Germania come altrove in Occidente i media riecheggiano l’inquietudine del governi. Povera italia!, titola l’editoriale di Die Welt, liberalconservatore e filogovernativo, sottolineando la pericolosità dei risultati per la stabilità politica. “Segnale allarmante, quasi metà degli italiani hanno scelto partiti dalla linea aggressivamente antieuropea”, commenta la Frankfurter Allgemeine. A Londra The Guardian parla di “deadlock (paralisi, situazione bloccata) a Roma, che può diventare la miccia che accende la crisi finanziaria globale, dopo il recentissimo indebolimento dell’euro“. Per il Financial Times “l’Italia si prepara allo stallo politico“. Titolo analogo sul francese Le Figaro: “Elezioni italiane: minaccia di un blocco politico”.

L’ingovernabilità viene sottolineata anche dai media in lingua spagnola: “Bersani vince alla Camera ma il blocco al Senato rende l’Italia ingovernabile”, titola El Mundo, mentre per il quotidiano di Madrid El Pais “la risurrezione di Silvio Berlusconi e l’irruzione dell’antipolitica di Beppe Grillo hanno segnato i risultati delle elezioni politiche italiane e lasciano un paese in profonda crisi politica senza la possibilità di formare un governo stabile“.

E a Bruxelles Le Soir, ben informato sugli umori della Commissione europea, sottolinea che il vero vincitore è il populista Grillo, e si esprime con allarme sul peso della paralisi e del rischio ingovernabilità italiano per l’intera Unione europea. “Non facciamo paragoni”, insiste l’esperto di politica estera della Merkel, “ripeto il mio appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche italiane, il futuro dell’euro e dell’Europa non può permettersi un’Italia ingovernabile”. Suona quasi come un invito che è a un passo dal suggerimento di rassegnarsi a qualsiasi soluzione, persino a una grande coalizione a Roma come male minore e rospo da digerire per evitare il peggio, per fermare la tempesta perfetta sull’euro uscita dalle urne italiane. Con buona pace dei toni sdegnati con cui il centrodestra denunciava ingerenze e pressing tedesco o della Ue sugli elettori italiani, siamo noi col nostro risultato a far sentire tutta l’Europa con le spalle al muro davanti al peggio.

(26 febbraio 2013)

Europa, ora il debito tedesco fa paura

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/europa-debito-tedesco-paura-152633334.html

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Europa, ora il debito tedesco fa paura

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Scritto da Fabrizio Arnhold | Yahoo! Finanza speciali – mer 19 dic 2012 16:26 CET

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angela merkel

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Yahoo! Finanza – mer 12 dic 2012 17:04 CET

Yahoo! Finanza – ven 14 dic 2012 14:52 CET

Yahoo! Finanza – lun 3 dic 2012 16:53 CET

Yahoo! Finanza – lun 26 nov 2012 15:46 CET

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Anche la Germania deve fare i conti con il suo debito pubblico. Secondo Bruxelles non ci sono rischi nel breve termine, ma bisogna ridurre il debito. Tutta colpa della spesa previdenziale e sanitaria di uno Stato sempre più vecchio. Il Rischio è che il debito non scenderà sotto il 60% del Pil prima del 2030. Uno smacco per i tedeschi che, fino ad ora, hanno fatto da traino alla malconcia Eurolandia.

Insomma, anche l’impassibile cancelliera deve tenere sotto controllo i conti pubblici. E chi lo avrebbe mai detto? La Commissione europea che con il suo consueto 2012 Fiscal sustainability report si è messa a fare le pulci (finanziarie) a Berlino. Niente di grave, sia ben chiaro. Ma se non ci sarà un’inversione di tendenza “il debito pubblico tedesco non scenderà sotto quota 60%, il limite massimo stabilito dal Fiscal compact, prima del 2030”, sostiene l’Ue. Il che significa che anche la Germania deve applicare le regole del rigore.

Chi di austerity ferisce, verrebbe da pensare. Ma lasciando da parte i soliti proverbi, la questione teutonica non è affatto da prendere sotto gamba. Non ci sono solo Grecia, Spagna o Italia a rischiare grosso. Perché come sostiene il team guidato da Per Eckefeldt, economista della Direzione generale con delega agli Affari economici e monetari della Commissione Ue, Berlino dovrebbe rendere sostenibile il proprio debito pubblico. “Nessun rischio nel breve periodo”, si legge nel report, ma il timore è quello che un’inversione del saldo primario strutturale possa mettete a rischio i conti pubblici tedeschi.

Adesso analizziamo un po’ i dati dei conti tedeschi. La Commissione Ue ricorda che il debito è pari all’80,5% del Pil (dati 2011). Si tratta di oltre 20 punti percentuali la famosa barriera del Fiscal compact, il nuovissimo patto fiscale europeo. Il saldo primario, per far fronte alla spesa pubblica, deve essere migliorato di 1,4 punti percentuali di Pil annui. E l’austerity pare la via designata per raggiungere questo obiettivo. Il saldo primario previsto per il 2014 è del 2,5% del Pil, in aumento rispetto all’1,8 dell’anno scorso. Un aumento importante ma non decisivo per la sostenibilità del sistema welfare.

Non è un Paese per vecchi. O forse sì, perché la Germania sta diventando sempre più anziana. E i costi per pagare le pensioni, uniti a quelli sanitari, stanno lievitando sempre di più. Tra il 2010 e il 2060 la spesa pubblica per il sistema previdenziale, più quello sanitario, sarà in media del 3,6% l’anno – secondo i dati riportati da Linkiesta – contro una media europea del 2,9 per cento. Molto. E anche se è vero che dare sempre colpa alla crisi ormai è diventato noioso e fin troppo semplice, è altrettanto indubbio che nei prossimi anni se gli europei non si decideranno a fare più figli, l’eurozona presto dovrà fare i conti, tra le tante, con la spesa per il welfare. Soprattutto il prossimo anno che sarà di stagnazione. A dirlo è la Bundesbank che si sbilancia ipotizzando una crescita dello 0,4% dell’economia tedesca nel corso del 2013, al di sotto delle previsioni.

La Germania, è giusto precisarlo, è il maggiore contribuente europeo. Versa più di tutti nei due fondi di stabilizzazione, Efsf e Esm. L’intero ammontare è pari a 401,046 miliardi di euro. Mica poco. Nello specifico, per quanto riguarda l’Efsf (European financial stability facility) la Germania ha posto garanzie finanziarie per 211,046 miliardi. Riguardo al secondo, invece, ci si avvicina ai 190 miliardi di euro. In buona sostanza per salvare la Grecia, Irlanda e Portogallo, oltre alle banche iberiche, Berlino ha speso più soldi in assoluto.

La Germania rimane, senza dubbio, il motore trainante dell’Unione europea. Ma “il ruolo di Berlino nella crisi dell’area euro, ovvero di principale salvatore delle economie meno virtuose, rischia di peggiorare i conti pubblici tedeschi da qui al 2015”, è il monito di Société Générale. Pagare per non fare uscire nessun Paese dall’euro ha il suo prezzo. Che anche la Germania non può evitare.

Il percorso di guerra dell’Italia: allarme spread e speculazione. Le conseguenze per i risparmiatori

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http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-16/lancio-sole-17-luglio-205902.shtml?uuid=AbJ6cw8F&google_editors_picks=true

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Notizie > Italia

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Il percorso di guerra dell’Italia: allarme spread e speculazione. Le conseguenze per i risparmiatori

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16 luglio 2012

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Attenti al circolo vizioso delle tensioni sull’eurozona, in particolare su Spagna e Italia. La preoccupazione espressa dal Fondo monetario trova un riscontro immediato nell’andamento dei mercati, con lo spread BTp-Bund che si riavvicina pericolosamente alla soglia dei 500 punti. E, proprio mentre l’Fmi invoca un’azione fulminea dell’Europa per attivare i meccanismi anti-crisi, in Germania la Corte costituzionale prende tempo fino al 12 settembre per valutare i ricorsi agli accordi sul fiscal compact e fondo di salvataggio.

Una settimana decisiva per l’Europa (in particolare sul fronte spagnolo) sembra, dunque, aprirsi nel peggiore dei modi.  In uno speciale di otto pagine, Il Sole 24 Ore in edicola martedì 17 luglio spiega che cosa succede – in particolare per noi – con il ritorno dell’allarme rosso sugli spread.

E quali sono le conseguenze per i risparmiatori di spericolate operazioni speculative sui mercati, come emerge a proposito dello scandalo Barclays sulla manipolazione del Libor.

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Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/stato-sociale-europa-verra-smantellato.html

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Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

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Scritto da Fabrizio Arnhold | Yahoo! Finanza – ven 13 lug 2012 17:12 CEST

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Sono oltre 9 milioni le persone che hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie per motivi economici nell’ultimo anno, secondo quanto emerge da uno studio Rbm Salute-Censis presentato al Welfare day. L’identikit delle persone che hanno dovuto rinunciare a cure mediche per motivi economici secondo un’indagine del Censis

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Il modello sociale europeo è superato, soprattutto di fronte ai drammatici tassi di disoccupazione giovanile”. Così Mario Draghi in una lunga intervista sul Wall Street Journal di qualche mese fa. La realtà dice anche che le misure di forte rigore adottate dall’Europa per far fronte alla crisi hanno pesato come un macigno sulla spesa sociale. Dalla Grecia all’Italia, passando per Portogallo e Irlanda: nel Vecchio Continente l’austerity brucia qualcosa come 230 miliardi di spesa sociale.

La più colpita dalla scure dei tagli, ovviamente, è la Grecia. Le sforbiciate alla spesa sociale nel 2011 superano i 25 miliardi di euro, a fronte di un Pil che nel 2010 si attestava a 242 miliardi di euro: praticamente il 10% della ricchezza nazionale. Le manovre di alleggerimento dei costi pubblici avevano già tagliato 30 miliardi nel 2010, di cui la maggioranza destinata al welfare. Il nuovo governo di Samaras dovrà sottostare alle rigide richieste dell’Ue per poter contare ancora sugli aiuti che in totale dovrebbero toccare i 130 miliardi di euro. Denari che, Troika permettendo, potrebbero far respirare Atene, a patto che si intervenga sulle pensioni per far diminuire ancora la spesa, oltre ai già programmati tagli da 150mila posti nella pubblica amministrazione.

Inoltre il governo ha ridotto del 12% gli assegni sopra i 1.300 euro, ha decurtato del 22% il salario minimo e del 15% gli stipendi del settore privato, riducendo a sua volta, seppur indirettamente, il welfare. L’obiettivo è quello di risparmiare quasi 33 miliardi di euro sulle pensioni entro il 2012, 3,6 miliardi sulla spesa per i salari della pubblica amministrazione e altri 3,6 nel settore sociale entro il 2015. Traguardi ambiziosi da raggiungere, ma non impossibili dopo l’esito delle scorse elezioni politiche di giugno, con la vittoria dei partiti pro euro.

E se ci si sposta in Portogallo, la parola d’ordine rimane austerity. Il governo di Pedro Passos Coelho per ottenere il piano d’aiuti da 78 miliardi, si è impegnato a tagliare le spese per una cifra pari al 6% del Pil, che ammonta a 188 miliardi di euro. Anche qui il settore più colpito è quello pubblico che dovrebbe dimagrire del 43,5% in quattro anni. Le stime parlano di circa 35mila persone che rischiano di rimanere senza un impiego. Per gli altri, il salario sarà diminuito del 10% e lo stesso trattamento spetterà alle pensioni. I dati Eurostat di qualche giorno fa, come se non bastasse, indicano il Portogallo come il Paese con il maggior tasso di disoccupazione complessiva al 15,2% e quella giovanile al 36,4%. Il governo taglia per contenere i costi: nel 2012, all’istruzione sono stati destinati 370 milioni in meno e alla sanità sono stati tolti 925 milioni. Ma nonostante questi provvedimenti, il deficit oscilla tra il 7,5% e l’8%.

Altro Paese sotto scacco, l’Irlanda ha approvato un piano di rientro, nel 2011, che prevede una riduzione delle uscite per 7 miliardi. Dall’Ue Dublino ha già ricevuto ben 85 miliardi di euro e nell’immediato futuro la spesa dello stato sociale sembra destinata a diminuire ulteriormente. Nel dettaglio, il governo irlandese ha messo in agenda una stretta alla spesa sociale di circa 3 miliardi di euro (-13%) e risparmi per 1,2 miliardi sugli stipendi pubblici (-8%), con una riduzione del personale di scuola e università. Nel dicembre del 2011, inoltre, si è aggiunto un taglio del 2% ai fondi per l’istruzione universitaria e un aumento delle rette fino a tre mila euro. Il programma a breve termine conta di recuperare 4 miliardi di euro da salari e welfare state entro il 2014.

La Francia ha iniziato prima. Nel 2010 la riforma delle pensioni di Sarkozy ha calcolato un risparmio di 16 miliardi di euro nel momento della messa a regime nel 2018. Oltre al settore previdenziale, il piano dell’Eliseo ha previsto di recuperare 4 miliardi dal settore pubblico (con la riduzione di circa 100mila dipendenti pubblici) e 7 miliardi dai tagli al welfare annunciati nel 2011. E anche il nostro Belpaese non sfugge alla riduzione considerevole di servizi e finanziamenti allo stato sociale. Il decreto Salva Italia contiene circa 8,5 miliardi di tagli ai trasferimenti agli enti locali, il che significa meno servizi a livello comunale e regionale e meno sanità. E proprio quest’ultimo settore è al centro di polemiche per ulteriori tagli previsti dalla spending review. Da valutare nei prossimi anni quale impatto economico reale avrà la riforma delle pensioni. Ad oggi la stima è di 12,6 miliardi di euro assicurati: al netto del fisco, 2,89 miliardi nel 2012, 4,9 nel 2013 e nel 2014 e 4,8 miliardi nel 2015. Conti alla mano, quasi un terzo della manovra, circa 21 miliardi, è composto di tagli alla spesa sociale.

Tanto lavoro anche a Madrid. Il rapporto deficit/Pil è fermo al 5,8%, quasi di un punto e mezzo più alto rispetto a quanto pattuito con Bruxelles. Il conservatore, Mariano Rajoy, ha varato in pratica due manovre finanziarie dal novembre 2011, dal valore complessivo di 42 miliardi, con tagli alla spesa pubblica superiori ai 13 miliardi. A questi vanno aggiunti parte dei 15 miliardi di tagli alla spesa già effettuati dall’ex premier Josè Zapatero. Fortemente colpito anche il comparto universitario che si è visto tagliare i fondi per circa il 23%. Disoccupazione record (24%), alla quale si aggiunge quella giovanile sull’orla del baratro (50%). Il governo spagnolo spera di comprimere il rapporto deficit/Pil fino alla soglia del 3% nel 2013, passando per la riforma del lavoro.

E anche chi sembra passarsela meglio – come Germania e Gran Bretagna – non ha risparmiato il welfare da sforbiciate consistenti. Certo, niente di paragonabile con gli Stati più a rischio, anche perché il Pil tedesco nel 2011 ha fatto registrare una crescita del 3,2%. Ma i programmi della cancelliera Merkel prevedono tagli ala spesa pubblica di 80 miliardi entro il 2014, di cui 30 miliardi saranno arriveranno dai tagli al welfare e dalla cancellazione di 15mila impieghi pubblici. I sudditi di sua Maestà dovranno fare i conti con tagli alla spesa per 85 miliardi di sterline, ossia la bellezza di 103 miliardi di euro, partendo dall’eliminazione di quasi 500mila dipendenti pubblici. L’obiettivo del governo di David Cameron è tagliare circa 30 miliardi di sterline (36 miliardi di euro) di welfare.

Infine, è curioso notare come il modello del welfare state europeo sembri ormai superato anche Oltreoceano. Nella corsa alle prossime elezioni per la Casa Bianca, Mitt Romney sta costruendo la sua campagna, per sfidare Obama, opponendo americanismo a Europa. “Penso che Obama voglia trasformarci in un welfare state di stile europeo. Non penso che l’Europa funzioni. E non voglio che il suo modello sia replicato qui”.

IL MES: MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ. UNA DITTATURA OCCULTA?

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http://altocasertano.wordpress.com/2012/06/15/il-trattato-del-mes/

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Il TRATTATO del MES (Meccanismo Europeo di stabilità)- IL TIMORE DI UNA DITTATTURA EUROPEA. Il Pianeta in mano agli USURAI. Se n’é parlato a “MISTERO”

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La Teoria dei complottisti, di ADAM KADMON. Se n’é parlato alla puntata di Mistero in onda il  14 Giugno 2012 su Italia 1

In questo periodo storico si va a rafforzare l’ipotesi, fra molti pensatori della comunità europea, che un’ occulta dittatura finanziaria stia cercando di usurpare le sovranità nazionali degli Stati aderenti alla Comunità Europea, sfruttando la connivenza o l’ingenuità dei politici democraticamente eletti.

Secondo alcune teorie quanto sta accadendo e un piano posto in essere dai cosiddetti “Illuminati” Lo scopo è rafforzare la crisi negli Stati della comunità Europea , rendendoli insolvibili e quindi costretti alla corruzione.

Gli illuminati hanno previsto che alcuni Stati si sarebbero stati insolventi e nell’orlo del fallimento. I potenti che avevano investito in quegli Stati non avrebbero permesso l’uscita di questi dalla zona Euro, poiché in tal caso avrebbero perso i loro investimenti.

Gli illuminati sfruttano l’avidità e gli interessi di famiglie potenti per far redigere e approvare trattati come quello di Lisbona del 2009 e quello che originò il MES “Meccanismo Europeo di stabilità” nel dicembre del 2011, fondo Europeo creato per salvare le nazioni a rischio di fallimento.

L’approvazione da parte del Parlamento Europeo fu ratificata nel marzo del 2012 dal Consiglio europeo. In sostanza, i membri di questo organo sopranazionale sarebbero al di sopra della legge, avrebbero completa autonomia decisionale, e le loro identità, comprese quelle di coloro che lavorano per loro, non verrebbe mai resa pubblica, tanto meno verrebbero fatte conoscere ad autorità esterne dallo stesso organismo qualora decidano di non farne più parte.

In sostanza, il MES, che avrebbe titolo di salvare o far affondare intere nazioni, sarebbe nelle mani di onnipotenti, intoccabili misteriosi ignoti. Non si parla di una fantomatica società segreta, ma di un organismo economico la cui esistenza è certa e, secondo il trattato, obbligherà ogni nazione Europea a pagare centinai di miliardi di euro di debito, soldi che verranno prelevati dalle tasse e dalle tasche dei cittadini e, qualora la nazione fosse in difficoltà, non potrebbe rifiutare il prestito, con tassi fissi o variabili.

Se tale somma non verrà restituita, unitamente agli interessi, entro la data di scadenza, saranno applicate sanzioni severe. Se la nazione debitrice non avesse i soldi per la restituzione, in quale modo saranno sanzionate? Potranno colpire le pensioni, gli stipendi e le proprietà immobiliari , se non il territorio della stessa Nazione, che sarà costretta a vendere (Vedi la Grecia, che vende le proprie isole).

La Nazione potrebbe rifiutare il prestito, ma dovrebbe adire alla Corte di Giustizia Europea e, come è semplice intuire, non sarebbe un percorso semplice. Dal trattato si capisce che il fondo sarà gestito dai governatori, o i propri vice, che saranno i ministri dell’economia e delle finanze di ogni Nazione che ne facciano parte.

E’ stato altresì stabilito che i membri del MES potranno rimuovere i Governatori dai loro incarichi, senza chiedere il permesso a nessuno, un potere praticamente assoluto. La maggior parte delle persone non conosce l’istituzione di questa organizzazione Europea. Si afferma che nei vari trattati approvati nei decenni dai politici europei, all’insaputa delle stesse popolazioni, esisterebbe anche quello di Lisbona del 2009, che secondo alcuni pensatori, conterrebbe la possibilità di imporre l’intervento di una forza armata sopranazionale, in nome della salvezza economica Europea.

In poche parole, qualora una Nazione avesse chiesto un prestito e non onorasse il debito, i padroni del MES potrebbero pignorarla con qualsiasi mezzo.

Chi elegge questa Teoria invita i lettori a scaricare il trattato e leggerlo attentamente, per farsene una propria opinione. Ho inserito il link del testo in Italiano,

http://www.european-council.europa.eu/media/582889/08-tesm2.it12.pdf

Visti i problemi emergenti in questo periodo storico, non nascondo che la lettura delle disposizioni ivi inserite possono far nascere una certa inquietudine .(Fonte GERONIMO)

Segnalato da
Adam Kadmon:

per saperme di più sul progetto MES

CLICCA QUI (IT)

CLICCA QUI (EN)

In questo video si può ascoltare l’intervento di Adam Kadmon  sul MES andato in onda su ITALIA 1  il 14 Giugno 2012 al programma MISTERO, l’intervento inizia dopo 1 ora, 26 minuti e 40 secondi circa:
http://www.video.mediaset.it/video/mistero/full/307365/puntata-del-14-giugno.html#tf-s1-c1-o1-p1

Del MES negli ultimi mesi ne abbiamo parlato molto spesso: nonostante ciò, diversi utenti dopo la puntata di Mistero di ieri sera ci hanno scritto, chiedendoci lumi sulla questione. Vi riproponiamo pertanto gli articoli pubblicati in precedenza, che sono numerosi:
“Perché il “MES” non è un “patto di stabilità” qualsiasi ma una dittatura” http://www.nocensura.com/2012/03/perche-il-mes-non-e-un-patto-di.html
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“Il MES: un organo sovranazionale al di sopra di ogni legge e controllo.” http://www.nocensura.com/2011/12/il-mes-un-organo-sovranazionale-al-di.html
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“ESCLUSIVO – ECCO IL VERO OBIETTIVO DI MONTI: TROVARE 125 MILIARDI DI EURO”http://www.nocensura.com/2011/12/esclusivo-ecco-il-vero-obiettivo-di.html
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“La censura dei mass media e dei politici sul MES dimostra il livello della ns democrazia”
http://www.nocensura.com/2011/12/la-censura-di-governo-e-media-sul-mes.html
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“Il Trattato del “Meccanismo Europeo di Stabilità” tradotto in italiano”http://www.nocensura.com/2011/12/il-trattato-del-meccanismo-europeo-di.html
Il testo del trattato che istituisce il “MES”, rilasciato in lingua italiana solo recentemente (fino a qualche settimana fa era disponibile solo in inglese, nonostante la stragrande maggioranza dei cittadini dell’UE parlino altre lingue) lo potete scaricare, direttamente dal sito del Consiglio dell’Unione Europea, in formato PDF al seguente indirizzo:
http://www.european-council.europa.eu/media/582889/08-tesm2.it12.pdf

MES – il “Meccanismo Europeo di Stabilità”
https://www.facebook.com/photo.php?v=2155142853230 (VIDEO)

Adam Kadmon ha fatto riferimento anche al “Trattato di Lisbona” ratificato in gran silenzio da Prodi e D’Alema (con l’assoluto silenzio dell’opposizione, che alle solite si scalda per le “piccolezze” e tace per le cose importanti…) per conoscerlo, vi consigliamo la lettura di questo articolo di Paolo Barnard:http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139

Un’altra super-porcata europea prontamente avallata dai nostri governanti è l’istituzione di Eurogendfor, il super corpo di polizia europea con poteri praticamente illimitati: per saperne di più, leggete questo articolo http://www.nocensura.com/2011/11/eurogendfor-la-nuova-polizia-europea.html e guardate il video che vi proponiamo di seguito… https://www.facebook.com/photo.php?v=2157340548171(video)

Se avete preso visione del materiale proposto e non ne sapevate niente, probabilmente siete increduli: purtroppo le cose sono come descritte nel materiale che vi abbiamo proposto, e vi invitiamo ad approfondire la questione su altri siti web per trovarne conferma…

Un’altra cosa che molti cittadini non sanno, è il fatto che il potere legislativo in Europa, non è in mano all’Europarlamento, ma al Consiglio dell’UE composto a personaggi NON ELETTI, non legittimati dal voto popolare, come il Presidente Herman Van Rompuy, che decide delle vite di 500 milioni di persone e non solo non è eletto: ma è persino SCONOSCIUTO alla maggioranza dei cittadini, anzi: dei SUDDITI quali siamo…

Quando definiamo l’UE una DITTATURA, esageriamo?

L’Unione Europea – così come la banca centrale della stessa, la BCE – è nelle mani del “gruppo Bilderberg”, della “Commissione Trilaterale” e di altre associazioni di stampo massonico, espressione dei poteri forti dell’alta finanza, che nominano gli uomini che comandano il mondo: in alcuni casi “costruiscono” con i mass media – di cui hanno il totale controllo – i personaggi che poi noi votiamo, in altri invece li decidano direttamente, come avviene in Europa. Non è un caso che Mario Monti, ex Commissario UE, sia un uomo del Bilderberg e della Trilaterale… se la questione ti interessa e vuoi saperne di più leggi il recente editoriale L’ITALIA VITTIMA DI UN COMPLOTTO E LE PROVE CHE MONTI è COMPLICE –http://www.nocensura.com/2012/06/litalia-vittima-di-un-complotto-e-le.html

Alessandro Raffa per nocensura.com
http://www.nocensura.com/2012/06/quello-che-devi-sapere-sul-mes-e-le.html

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

Cos’è il Gruppo Bilderberg

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/cos-e-il-gruppo-bilderberg-20120615.html?nc

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Cos’è il Gruppo Bilderberg

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Cosa si dicono nelle loro segretissime riunioni gli uomini del gruppo più esclusivo del mondo?

Scritto da Gennaro Barbieri | Yahoo! Finanza – ven 15 giu 2012 17:03 CEST

Potenti della Terra (Fotolia)

Un incontro annuale, cui accedere soltanto tramite invito, che riunisce la maggiori personalità in campo economico, politico, bancario. Si tratta del Gruppo Bilderberg che prende il nome dall’hotel dei Paesi Bassi, a Oosterbeek, che secondo la tradizione ospitò la prima riunione nel 1954.

In origine l’associazione nacque con lo scopo di fronteggiare l’antiamericanismo in Europa occidentale e per intensificare i rapporti tra Stati sia dal punto di vista politico che finanziario. Gli incontri sono vietati ai giornalisti e a osservatori esterni, poiché i contenuti delle conversazioni deve mantenere un carattere di forte riservatezza.

Nonostante le misure di sicurezza, c’è comunque chi tenta di violare la privacy delle riunioni. Per esempio, lo scorso anno, il leghista Mario Borghezio ha tentato di avvicinarsi al summit, ma in tutta risposta è stato bandito dall’intero Cantone dei Grigioni per tutta la durata della kermesse. La conferenza è organizzata da una commissione permanente delle quale fanno parte due membri di circa diciotto differenti nazioni.

L’ultima edizione si è svolta dal 31 maggio al 3 giugno in una località a 14 km di distanza dall’Aeroporto di Washington Dulles e ha chiamato a raccolta circa centoventi persone appartenenti soprattutto alle lobby industriali, del settore farmaceutico e chimico, e a quelle militari. Durante il meeting dello scorso anno si toccarono soprattutto argomento riguardanti le emergenze ambientali e il raffreddamento globale. Quest’anno invece l’attenzione si è concentrata su temi come le questioni iraniane e siriane e l’emergenza delle armi nucleari.

Mario Monti risultava tra gli inviatati degli ultimi appuntamenti, al pari di personaggi come Giulio Tremonti, Franco Bernabè, John Elkann e Paolo Scaroni. Il premier italiano è stato registrato tra gli invitati anche nel 2009 e nel 2010 in qualità di presidente della Bocconi.

Sono numerose le teorie che, soprattutto negli ultimi anni, hanno diffuso l’idea che il gruppo Bilderberg sia un governo mondiale in embrione e che attribuiscono a esso la paternità delle principali decisioni politiche, culturali ed economiche a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo. Il più accurato studio sull’argomento è stato elaborato dallo studioso lituano Daniel Astulin e sostiene che il gruppo abbia avuto parte attiva nel Piano Marshall, nello scandalo Watergate e nell’orientamento di strutture come Fbi e Cia.

Le ipotesi su presunte macchinazioni internazionali e cospirazioni si sono tuttavia susseguite nel corso dei decenni, senza mai trovare un riscontro scientifico. Astulin afferma che la struttura abbia “l’ambizione di costruire un’Europa solida e unita che crei un forte legame con gli Stati Uniti in modo da dar vita a un nuove ordine mondiale dove potenti organizzazioni sopranazionali dovranno garantire più stabilità rispetto ai singoli governi nazionali”. In attesa di documenti ufficiali nessuna ipotesi è però inconfutabile.

Pedofilia: l’Europa diventa un’oasi felice, per i pedofili in abito talare.

Al presidente della Commissione Europea Josè Barroso.

Pedofilia: l’Europa diventa un’oasi felice, per i pedofili in abito talare. Chiediamo all’U.E. di intervenire con determinazione.

 

Negli ultimi anni, in tutto il mondo è esploso lo scandalo della pedofilia clericale. Sono all’ordine del giorno i nuovi casi venuti in luce,  fino ad ora tutti sistematicamente insabbiati dai membri del clero. Un sistema che attualmente non vede fine poiché le leggi non incentivano il clero alla denuncia ma continuano ad incentivare la cultura del silenzio che, ad oggi, ha prodotto milioni di vittime e migliaia di pedo-criminali in abito talare lasciati in condizioni di continuare a delinquere e produrre altre vittime.

La pedofilia non è una malattia, ma un disturbo della personalità a carattere recidivante. Il nostro non è un pregiudizio ma un dato di fatto: non esiste un solo Vescovo che abbia mai denunciato un sacerdote pedofilo.

Ho personalmente incontrato il Presidente della CEI, il Cardinal Angelo Bagnasco, al quale ho fatto precise denunce ma, purtroppo, nemmeno lui è voluto intervenire. Abbiamo quindi provato a chiedere l’intervento del Papa ma non ha voluto riceverci. Sono migliaia le lettere raccomandate inviate allo Stato estero del Vaticano da vittime, privati cittadini e associazioni, nessuno ha mai ricevuto risposta.

Dal 31 ottobre scorso due cittadini europei, uno dei quali è il sottoscritto Francesco Zanardi Rete L’Abuso, hanno cominciato uno sciopero della fame, una contestazione non violenta contro la mancata applicazione delle linee guida antipedofilia emesse dalla stessa Santa Sede, che però fino ad oggi risultano essere menzogne perché, di fatto, il Vaticano sta continuando ad applicare pesanti ritorsioni su cittadini europei, vittime e testimoni di crimini sessuali commessi dai membri del clero.

Nella “Carta dei diritti fondamentale della U.E.” troviamo;

Articolo 1

Dignità umana

-La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

Articolo 2

Diritto alla vita

-Ogni individuo ha diritto alla vita.

Articolo 3

Diritto all’integrità della persona

-Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

Articolo 24

Diritti del bambino

-1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

-2. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

Articolo 41

Diritto ad una buona amministrazione

1. Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell’Unione.

Quello che lo Stato extracomunitario del Vaticano sta commettendo nei paesi membri dell’UE, invalida quella che è la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”. Il Parlamento ha il dovere di intervenire di fronte ai cittadini che stanno subendo crimini e ritorsioni da parte di uno stato estero, che non fa e non farà mai parte dell’Unione Europea, perché per sua natura non è conforme a tutti i principi sui quali si basa la democrazia. Recentemente il Parlamento Europeo ha varato una direttiva in tema di pedocriminalità, ma purtroppo non è applicabile nel caso dei pedocriminali in abito talare.

Pedofilia: il Parlamento Europeo dispone sanzioni più severe per abusi, il Vaticano ringrazia.

http://www.europarl.europa.eu/it/headlines/content/20111014FCS29306/10/html/Pedofilia-il-Parlamento-dispone-sanzioni-più-severe-per-abusi

Nel corso del dibattito nell’Aula del Parlamento Europeo, la relatrice (PDL) Roberta Angelilli  vicepresidente del Parlamento europeo, (PPE, IT) ha dichiarato che “la nuova direttiva per combattere gli abusi sui minori, lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia rappresenta uno strumento legislativo innovatore e un passo avanti per la protezione dei nostri bambini. Il testo sarà a disposizione delle autorità competenti e delle ONG per assicurare la tolleranza zero per tutti i crimini contro i bambini”

Perché non siamo d’accordo su questa direttiva Europea che, vista così, potremmo chiamarla

“Direttiva salva Vaticano”

Teniamo a ricordare che non vogliamo attaccare in nessun modo le Religioni. All’interno delle nostre associazioni collaborano cattolici, appartenenti ad altre religioni, confessioni e anche atei.

Nonostante le statistiche dicano che la percentuale di “pedofili laici”  sia equivalente ai “pedofili chierici”, quest’ultima categoria ha un impatto devastante sulle fasce di popolazione più esposte (bambini/e ragazzi/e) che spesso frequentano parrocchie, gruppi o attività ad esse associate.

La fiducia che diamo ad un sacerdote è, per nostra cultura, infinitamente maggiore, ma non teniamo mai conto della cultura del clero, una cultura che insegna il silenzio, insegna a lavare i panni sporchi in casa propria, una costante che emerge in moltissimi, più o meno recenti casi di pedofilia clericale. Possiamo quindi affermare con certezza che esiste un problema specialmente per le gravi omertà, le omissioni e i continui tentativi di insabbiamento che caratterizzano le gerarchie della Chiesa cattolica.

In riferimento alla direttiva approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni, riteniamo esistano delle preoccupanti inesattezze e grossolane superficialità che ritroviamo poi nelle stesse domande della gente. La domanda più frequente è: “Perchè la vittima denuncia solo dopo tanti anni?”. Questa domanda è frequente e insidiosa perché tende a far passare la vittima,  che finalmente ha trovato il coraggio per denunciare, come poco credibile.

Proprio questo è il perno principale sul quale ruota l’enorme diversità tra “pedofilia laica” e “pedofilia clericale”: quando l’abuso sessuale avviene in famiglia, non è improbabile che qualche componente della famiglia stessa si accorga di ciò che accade. Non è difficile, anche se purtroppo ancora troppo limitato, che i genitori o qualche componente della famiglia scoprano l’abuso osservando irritazioni nelle zone intime o strani comportamenti del figlio e della figlia, come chiusure o alterazioni improvvise del carattere, strane reazioni quando la vittima è in particolari situazioni o vicina al carnefice o ai luoghi in cui sono avvenute le violenze. Questi e altri segnali esistono e sono evidentissimi. In questi casi è possibile che il crimine venga  scoperto e successivamente denunciato.

La “pedofilia clericale” è molto diversa. La figura del Prete ha un’influenza maggiore e un credito di credibilità praticamente illimitate nella cerchia dei fedeli. Difficilmente le persone che frequentano la chiesa mettono in discussione la lealtà e la correttezza del prete. Tendenzialmente, potremmo dire nella totalità dei casi, la vittima non viene creduta. Si ritrova da sola ad affrontare pressioni enormi e spesso persino più o meno velate minacce.

Un altro problema è la scelta da parte del prete della “tipologia” di vittima che, generalmente, è un soggetto con una famiglia problematica e in cui la comunicazione è difficoltosa, dove la potenziale preda è, generalmente, poco seguita. Di conseguenza difficilmente si manifestano le condizioni per accorgersi che la vittima ha cambi di umore o evidenti modifiche nelle abitudini. Non cogliendo questi segnali nessuno si metterà al fianco della vittima per sostenerla nell’analisi del trauma e per denunciare. La vittima, se troverà le condizioni favorevoli, denuncerà solo in età adulta.

E qualora trovasse la forza per denunciare verrebbe immediatamente isolata nell’ambito parrocchiale e fatta passare con estrema facilità per bugiarda, facendo leva proprio sui suoi problemi familiari o sociali. Proprio le condizioni che il “pedofilo prete” utilizza per scegliere la propria preda.

Questi sono alcuni dei motivi per i quali riteniamo dannosa e inutile la direttiva U.E.  che solo appesantisce la pena ai pedofili.

Ma ci sono altre ragioni.

 

Il concordato tra Stato e Chiesa, che è  differente nei vari Stati membri, in Italia è particolarmente dannoso. Nel protocollo addizionale, revisione del 1984, firmato dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi troviamo la clausola 2. In relazione all’articolo 4 paragrafo B la quale recita:

b) “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio (Il Vescovo) dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

Credo che non ci sia bisogno di commenti, poiché la norma è sufficientemente chiara. Permette ai Vescovi di correre ai ripari. E non solo nei casi di pedofilia.

Per questi motivi riteniamo sia fondamentale modificare quanto segue:

1)     Tempi di prescrizione: Difficilmente un minore denuncerà gli abusi se non molto dopo aver raggiunto l’età adulta e superato i traumi. Il pedofilo ringrazierà per la prescrizione del reato, per questo motivo è fondamentale togliere i tempi di prescrizione che sono una costante che permette nella maggior parte dei casi l’impunibilità dell’abusatore.

2)     Apertura degli archivi del Vaticano alla Giustizia Italiana ed Europea: i sacerdoti hanno una funzione educativa che li mette spesso a stretto contatto con i minori. È di fondamentale importanza conoscere la storia del sacerdote. Anche questa mancanza è stata una costante che, fino ad oggi, ha permesso la reiterazione dei reati, semplicemente per il fatto che il pedo-criminale viene spostato in una parrocchia lontana da quella dove aveva commesso gli abusi e nessuno sa niente.

3)     Inserimento di pesanti sanzioni penali a chi non denuncia: Ossia a chiunque fornisca qualsiasi genere di copertura al “pedofilo” in quanto gravemente corresponsabile in un atto criminale.

4)     Risarcimenti alle vittime: I traumi da “pedofilia” richiedono lunghi tempi lunghi per raggiungere la necessaria consapevolezza e tempi altrettanto lunghi per affrontare un percorso psicologico, normalmente molto costoso. Attualmente le vittime sono condannate a subire i traumi a vita, soprattutto quando sono vittime del clero dato che in questi casi difficilmente si arriva a una condanna del pedofilo.

Le strutture pubbliche non sempre garantiscono questi trattamenti di recupero. Le vittime prendono coscienza di quanto gli è accaduto in età adulta e con una serie di problematiche che si trascinano dal passato proprio perché nessuno è intervenuto. Il “pedofilo prete” in queste condizioni continua indisturbato a commettere abusi, protetto dai Vescovi che non hanno obbligo di denuncia e dalla Legge, la quale difficilmente riesce ad intervenire. Nella grande maggioranza dei casi, per non dire la totalità, il prete verrà spostato di parrocchia in parrocchia, dove nessuno lo conosce: ecco qui la giostra della pedofilia.

RicordandoLe che due cittadini Europei sono in sciopero della fame dal 31 ottobre, chiediamo che una delegazione dei portavoce delle vittime del clero venga ricevuta da Lei al più presto possibile per poter esporre nel dettaglio le ragioni della nostra protesta in quanto cittadini Europei che si trovano di fronte alle gravi problematiche presenti in tutta Europa e nel mondo in tema di pedofilia.

Riteniamo che questo sia un problema urgente in quanto molte di queste vittime, cittadini europei, stanno attualmente subendo pesanti ritorsioni da parte di questo stato estero, il Vaticano, Stato che rifiuta per sua natura qualunque tipo di dialogo a danno dei cittadini dell’Unione e della democraticità dell’Unione stessa.

Alleghiamo un testo tradotto in varie lingue sottoscritto da associazioni nazionali ed internazionali, le quali chiedono a gran voce un intervento di modifica della recente direttiva in tema di pedofilia emessa dal Parlamento Europeo. Lo stesso testo verrà utilizzato per raccogliere firme a sostegno di questo reclamo, firme che Le saranno presentate in occasione di questo incontro che cortesemente Le sollecitiamo.

In attesa di una Sua certa risposta, cogliamo l’occasione per presentarLe cordiali saluti

Francesco Zanardi

Portavoce Rete L’ABUSO

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