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Le elezioni italiane affondano le Borse Spread vola, tassi quasi doppi in asta

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/26/news/borse_le_elezioni_italiane_condizionano_al_ribasso_i_listini-53444988/

Le elezioni italiane affondano le Borse


Spread vola, tassi quasi doppi in asta

 

Raffica di sospensioni sui titoli italiani. Piazza Affari brucia oltre 17 miliardi. L’Europa preoccupata dal voto che ha bocciato le politiche di austerity del governo Monti. L’aumento del differenziale di rendimento costerà all’Italia 1,5 miliardi il primo anno, 8 miliardi nel triennio. Vertice Monti-Grilli-Visco: “Monitoriamo”. Consob vieta le vendite allo scoperto su Intesa e Carige

di GIULIANO BALESTRERI

spread

MILANO - Ore 16.40. Le elezioni italiane mettono al tappeto le Borse di tutto il mondo con Piazza Affari che brucia oltre 17 miliardi nella mattinata. Il pareggio al Senato tra il centrosinistra di Pierluigi Bersani e il centrodestra di Silvio Berlusconi si traduce in un Paese ingovernabile, dove si è delineata una forte maggioranza alla Camera e il caos a Palazzo Madama. Uno scenario che terrorizza il mercato e l’Europa alle prese con un 2013 per il quale gli economisti prevedono un altro anno di  recessione

A Milano Piazza Affari sprofonda del 4,3%, Londra cede l’1,2%, Francoforte dell’1,7%, Parigi dell’1,8%, Madrid il 2,6%. Le ripercussioni più pesanti arrivano dal fronte del debito pubblico. Il prezzo dei credit default swaps (cds) sull’Italia (assicurazioni contro il fallimento) è salito di 48 punti base a quota 290 punti, segnando il rialzo più forte da dicembre 2011.  A poco serve l’intervento del ministro della Finanze francese, Pierre Moscovici, secondo cui la situazione politica in Italia “è una preoccupazione ma non un fattore di rischio per l’Eurozona”.

Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund, è volato oltre 340 punti ai massimi da dicembre in rialzo di quasi 50 punti base: un balzo che si traduce in un maggiore costo per lo stato - in termini di interessi sul debito – di quasi 1,5 miliardi in un anno e 8 miliardi in tre anni. Poi ritraccia a 337 punti con i Btp che rendono il 4,8%, mentre il Tesoro ha collocato 8,75 miliardi di Bot a sei mesi con il rendimento in salita da 0,731% all’1,237%. Domani il Tesoro proverà a collocare titoli a 5 e 10 anni con rendimenti in prevedibile rialzo. 

L’instabilità europea ha condizionato ieri sera la chiusura di Wall Street (Dow Jones a -1,6% dopo aver toccato in avvio il suo massimo storico) che oggi prova a rialzare la testa spinta dai prezzi delle case che nelle 20 aree metropolitane esaminate dall’indice S&P/Case Shiller salgono dello 0,9% destagionalizzato a dicembre, il balzo in avanti più forte da 6 anni. Il Dow Jones avanza quindi dello 0,4%, mentre il Nasdaq è invariato e l’S&P 500 guadagna lo 0,2%. Le vendite di case nuove negli Stati Uniti in gennaio sono salite del 15,6% a un tasso analizzato di 437mila, ai massimi da luglio 2008. Il numero uno della FedBen Bernanke, invita i parlamentare Usa a non procedere ai tagli automatici alla spesa. Spaventa, però, il Vix, il cosiddetto indice della paura, ieri è balzato del 34% (oggi cede il 6%) tornando a livelli che non si vedevano da dicembre, quando si temeva il precipizio fiscale. Pesante anche il Giappone che ha perso il 2,26%.

Si è svolto nel frattempo a Palazzo Chigi un vertice, per fare il punto della situazione, tra il premier uscente Mario Monti, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. “La riunione è stata dedicata all’esame della situazione congiunturale e di quella dei mercati. Il presidente del Consiglio verrà tenuto informato sulla base del consueto monitoraggio della situazione”, si legge nella nota diffusa dopo il summit. A fare le spese del risultato elettorale è anche l’euro in netto ribasso: la moneta unica europea si muove a 1,3104 dollari, ai minimi da sette settimane, e a 119,16 yen. 

Tra i principali titoli del listino MediasetExor e Finmeccanica cedono oltre il 5%, faticano a fare prezzo EnelTelecom Fiat. A trascinare in rosso Piazza Affari è soprattutto il comparto del credito, preoccupato per la crescita dello spread e il deprezzamento dei titoli di Stato in portafoglio: sprofondano BpmBanco Popolare e Unicredit. Crolla Intesa Sanpaolo al punto da costringere Consob a vietare le vendite allo scoperto su Ca de’ Sass e Carige fino a giovedì. Per gli investitori “è possibile che gli italiani possano tornare alle elezioni e, nel breve termine, il mercato non apprezza l’incertezza”. Tra i timori principali c’è l’ipotesi di una marcia indietro sul consolidamento fiscale dopo che il voto ha bocciato le politiche di austerity del governo Monti.

La situazione italiana spinge in ribasso anche le quotazioni del greggio sui mercati asiatici. Il light crude Wti cede 87 cent a 92,24 dollari al barile dopo aver toccato un minimo da sette settimane a 91,92 dollari al barile. Il Brent di Londra cede 80 cent a 113,64 dollari al barile dopo aver raggiunto il minimo da un mese.

(26 febbraio 2013)

Il Financial Times: “Monti inadatto a guidare l’Italia” [traduzione]

http://keynesblog.com/2013/01/21/il-financial-times-monti-inadatto-a-guidare-litalia-traduzione/

Il Financial Times:

“Monti inadatto a guidare l’Italia” 

[traduzione]

Posted by keynesblog on 21 gennaio 2013 in EconomiaItalia

monti 1

Monti aveva sostenuto che la sua “salita” in campo serviva a togliere l’Italia dalle mani degli incapaci. Ma il Financial Times la pensa in modo diametralmente opposto. Secondo l’editorialista del Financial Times Wolfgang Munchau, il governo Monti è uno dei governi europei che ha sottovalutato il prevedibile impatto dell’austerità: se la crisi finanziaria sembra essersi affievolita, la crisi economica è in deciso peggioramento, l’economia italiana dopo un decennio di crescita quasi nulla indugia in una lunga e profonda recessione, con il credit crunch che peggiora (cioé la contrazione dell’offerta di denaro in prestito da parte delle banche – nota di Ceg), la disoccupazione che cresce, la produzione che cala, la fiducia delle imprese ai minimi.

In questa situazione, non diversamente dagli altri paesi periferici dell’eurozona, l’Italia si trova secondo Munchau davanti tre possibilità:

“La prima è quella di rimanere nell’euro e farsi carico da sola dell’intero aggiustamento. Con questo intendo sia l’aggiustamento economico, in termini di costi unitari del lavoro e inflazione, che l’aggiustamento fiscale. La seconda è quella di rimanere nella zona euro, a condizione di un aggiustamento condiviso tra paesi debitori e paesi creditori. La terza è quella di lasciare l’euro. I governi italiani uno dopo l’altro hanno praticato una quarta opzione – rimanere nell’euro, concentrarsi solo sul risanamento dei conti pubblici a breve termine e attendere.

La quarta opzione, la storia economica lo dimostra, alla lunga non conduce ad altro che a ritrovarsi di nuovo alle scelte evitate in passato.

financial times

Per Munchau la scelta migliore sarebbe la seconda, ma Mario Monti non ha opposto resistenza ad Angela Merkel. Ci sta provando Mariano Rajoy, il primo ministro spagnolo, che ha richiesto un aggiustamento simmetrico – ma è tardi, la Germania sta già pianificando il suo bilancio di austerità per il 2014 e tutte le decisioni politiche sono già prese: la seconda opzione non c’è più, sta svanendo lentamente.

Ed ecco le previsioni del Financial Times sulle elezioni italiane:

“Dove andrà l’Italia con le elezioni del mese prossimo? Da primo ministro, Mr Monti ha promesso riforme e ha finito per aumentare le tasse. Il suo governo ha cercato di introdurre riforme strutturali modeste, di scarso significato macroeconomio. Partito come leader di un governo tecnico, si è poi mostrato essere un duro operatore politico. La sua narrazione è che ha salvato l’Italia dal baratro, o piuttosto da Silvio Berlusconi, il suo predecessore. Il calo dei rendimenti dei titoli ha giocato un ruolo in questa narrativa, ma la maggior parte degli italiani sa che deve questo a un altro Mario – Draghi, il presidente della Banca Centrale Europea.

A sinistra, Pier Luigi Bersani, segretario generale del Partito Democratico, ha sostenuto l’austerità, ma di recente ha cercato di prendere le distanze da tali politiche. E’ stato anche esitante sulle riforme strutturali. I temi principali della sua campagna elettorale sono una tassa sul patrimonio [recentemente abbandonata, ndr] , la lotta contro l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro e i diritti dei gay. Lui dice che vuole che l’Italia rimanga nella zona euro. Vi è una minima probabilità che abbia più successo nel battersi con la Merkel perché è in una posizione migliore per collaborare con François Hollande, il presidente francese e collega socialista.

A destra, l’alleanza tra Berlusconi e la Lega Nord è indietro nei sondaggi ma sta facendo progressi. Fino ad ora, l’ex primo ministro ha fatto una buona campagna. Ha consegnato un messaggio anti-austerità che ha fatto vibrare le corde di un elettorato disilluso. Continua anche a criticare la Germania per la sua riluttanza ad accettare un eurobond e consentire alla BCE di acquistare incondizionatamente obbligazioni italiane.

Si potrebbe interpretare questo atteggiamento come l’opzione due: insistere su un aggiustamento simmetrico o uscire. Tuttavia, conosciamo Berlusconi fin troppo bene. E’ stato primo ministro abbastanza tempo per aver avuto la possibilità di fare simili proposte in precedenza. Per diventare credibile, dovrebbe presentare una strategia chiara che tracci le scelte in dettaglio. Sinora tutto quel che abbiamo sono solo slogan televisivi.

A giudicare dagli ultimi sondaggi, il risultato più probabile delle elezioni è la paralisi, forse sotto forma di una coalizione di centro-sinistra Bersani-Monti, possibilmente con una maggioranza di centro-destra nel senato, dove si applicano regole di voto diverse. Questo renderebbe tutti, più o meno, responsabili. Nessuno avrebbe il potere di attuare una politica. Ma ognuno avrebbe il diritto di porre il veto.

Se così fosse, l’Italia continuerebbe a tirare avanti, fingendo di aver scelto di rimanere nell’euro senza creare le condizioni per rendere l’adesione sostenibile. Nel frattempo, mi aspetterei che emerga un consenso politico anti-europeo che o otterrà una piena maggioranza alle elezioni successive o provocherà una crisi politica, con alla fine lo stesso effetto.

Quanto al signor Monti, la mia migliore ipotesi è che la storia gli assegnerà un ruolo simile a quello di Heinrich Brüning, cancelliere tedesco nel 1930-1932. Anche lui era parte di un consenso prevalente nell’establishment che non vi fosse alternativa all’austerità.

L’Italia ha ancora qualche strada aperta. Ma deve prenderla.”

(enfasi redazionali)

Tratto con minimi adattamenti da: Voci dall’Estero di Carmen Gallus

Articolo di W.Munchau sul Financial Times: “Why Monti is not the right man to lead Italy

Vaticano, bancomat bloccati da Bankitalia per conto sospetto da 40 milioni

 

http://www.uaar.it/news/2013/01/15/vaticano-bancomat-bloccati-bankitalia-per-conto-sospetto-milioni/

 

Vaticano, bancomat bloccati da Bankitalia

per conto sospetto da 40 milioni

Ancora grane per lo Ior. E ancora una volta per man­can­za di tra­spa­ren­za. La Banca d’I­ta­lia ha bloc­ca­to dal 3 gen­na­io i Pos di­stri­bui­ti in circa ot­tan­ta tra eser­ci­zi, far­ma­cie, musei e punti ven­di­ta in Va­ti­ca­no. Per ano­ma­lie so­spet­te nei mo­vi­men­ti per oltre 40 mi­lio­ni di euro. Denaro che se­con­do l’U­ni­tà di in­for­ma­zio­ne fi­nan­zia­ria della Banca d’I­ta­lia è tran­si­ta­to in dodici mesi su un unico conto dello Ior aperto presso Deu­tsche Bank.

Non ri­sul­ta nem­me­no che dal Va­ti­ca­no ab­bia­no chie­sto una qual­che au­to­riz­za­zio­ne per in­stal­la­re i Pos

Bloc­ca­to quindi l’u­ti­liz­zo di carte di cre­di­to e ban­co­mat dentro Città del Va­ti­ca­no. Al mo­men­to dei con­trol­li, nel set­tem­bre 2011, ri­sul­ta­va un saldo di circa 10 mi­lio­ni di euro sul conto in que­stio­ne, ma del resto del denaro tran­si­ta­to sul conto non si co­no­sce il per­cor­so né chi lo abbia ge­sti­to. Non ri­sul­ta nem­me­no che dal Va­ti­ca­no ab­bia­no chie­sto una qual­che au­to­riz­za­zio­ne per in­stal­la­re i Pos.

Già da tempo i ma­gi­stra­ti romani con a capo il pro­cu­ra­to­re ag­giun­to Nello hanno in­da­ga­to sullo Ior, di­spo­nen­do il se­que­stro di 23 mi­lio­ni di euro. La pro­cu­ra di Roma ha ri­le­va­to “ca­ren­ze” nella re­go­la­men­ta­zio­ne del­l’an­ti­ri­ci­clag­gio da parte del­l’I­sti­tu­to Opere di Re­li­gio­ne. E Ban­ki­ta­lia ha quindi so­spe­so i pa­ga­men­ti tra­mi­te point of sale. Un mi­ste­ro in­fat­ti a chi sia in­te­sta­to il conto va­ti­ca­no e chi possa ope­rar­vi.

ior

Nel maggio scorso anche JP Morgan aveva chiuso un conto dello Ior, su cui era tran­si­ta­to circa un mi­liar­do di euro in un anno e mezzo, per pro­ble­mi di tra­spa­ren­za fi­nan­zia­ria. Di­ver­se ope­ra­zio­ni spe­ri­co­la­te del­l’I­sti­tu­to Opere di Re­li­gio­ne ave­va­no su­sci­ta­to cri­ti­che, tanto che Marco Lillo su Il Fatto Quo­ti­dia­no aveva par­la­to di “beffa” alla giu­sti­zia ita­lia­na. Anche la nostra as­so­cia­zio­ne aveva scrit­to al mi­ni­stro della Giu­sti­zia Paola Se­ve­ri­no.

Il Va­ti­ca­no si è im­pe­gna­to solo in ri­tar­do e dopo sol­le­ci­ta­zio­ne ester­na per dare un po’ di tra­spa­ren­za

Anche altri conti in­te­sta­ti a re­li­gio­si ma ge­sti­ti da per­so­ne fuori dal Va­ti­ca­no sono sotto la lente della pro­cu­ra. Conti su cui tran­si­ta­va­no quo­ti­dia­na­men­te decine di mi­glia­ia di euro. Dal canto suo l’Au­to­ri­tà d’in­for­ma­zio­ne fi­nan­zia­ria della Santa Sede espri­me “sor­pre­sa”per il blocco delle tran­sa­zio­ni tra­mi­te Pos. Il di­ret­to­re René Brue­lhart ri­cor­da che lo Ior ha su­pe­ra­to l’e­sa­me del Mo­ney­val del Con­si­glio d’Eu­ro­pa, per 9 rac­co­man­da­zio­ni su 16. Ma va ri­cor­da­to che le per­ples­si­tà ri­man­go­no tut­to­ra, perché il Va­ti­ca­no si è im­pe­gna­to solo in ri­tar­do e dopo sol­le­ci­ta­zio­ne ester­na per dare un po’ di tra­spa­ren­za al si­ste­ma. Senza con­ta­re il tacito so­ste­gno del go­ver­no Monti per su­pe­ra­re il giu­di­zio del­l’au­to­ri­tà del Con­si­glio d’Eu­ro­pa.

Rimane la sem­pi­ter­na do­man­da: perché lo Stato ita­lia­no do­vreb­be con­ti­nua­re a far da tra­mi­te per un isti­tu­to di cre­di­to ex­tra­co­mu­ni­ta­rio così poco tra­spa­ren­te, e già più volte im­pli­ca­to nel ri­ci­clag­gio di denaro di pro­ve­nien­za il­le­ci­ta (dalle tan­gen­ti ai pro­ven­ti della mafia)?

La re­da­zio­ne

Scandali regioni, 2012 annus horribilis

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http://it.notizie.yahoo.com/scandali-regioni-2012-annus-horribilis-145443298.html?page=all

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Scandali regioni, 2012 annus horribilis

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Non solo Lazio, Piemonte e Sicilia: ci sono anche regioni insospettabili nella lista dei ‘buchi neri’ che hanno causato non pochi problemi ai partiti e alle amministrazioni locali. Un esempio? Su tutti quello della Basilicata: tra le regioni più piccole d’Italia, si colloca terza per rapporto spese per 100 abitanti.

I fatti dell’anno – mar 4 dic 2012

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ANNUS HORRIBILIS 1

Franco Fiorito, il ‘Batman’ della regione Lazio

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Che la crisi economica avesse aumentato l’attenzione degli italiani sulla spesa pubblica lo si era capito da tempo, ma il 2012 ha dato pane da mangiare a chi vede nell’amministrazione degli enti pubblici una delle principali voci su cui intervenire pesantemente con la mannaia della spending review.

Quest’anno, infatti, gli scandali nelle Regioni hanno provocato indagini, arresti, dimissioni e, nel Lazio e in Lombardia, addirittura la caduta delle Giunte con tanto di elezioni anticipate. Al centro di questo vero e proprio terremoto generalizzato la quantità dei fondi ai gruppi consiliari e la loro gestione, spesso a dir poco allegra e poco controllata.

Sono emerse in molti casi pratiche in voga da svariati anni con il consenso, più o meno tacito, di un’intera classe politica. Mentre una Regione su due subiva i controlli della Guardia di Finanza alla ricerca di verifiche su come vengono spesi i fondi pubblici, i contorni dell’argomento sono diventati sempre più chiari.

I numeri dicono che nel decennio 2000-2010 le Regioni italiane hanno speso 89 miliardi di euro in più. La crescita, a fronte di un aumento dell’inflazione che nel periodo preso in esame ha toccato il 23,9 per cento, è stata del 74,6 per cento.

Per capire di cosa stiamo parlando basta citare il bilancio del consiglio regionale del Lazio che nel 2010 è stato di 104 milioni di euro oppure quelli della Lombardia e del Piemonte, che si attestano rispettivamente a 76 e 82 milioni. Il discorso sulle spese pazze vale soprattutto per le due Regioni autonome, Sicilia e Sardegna, che nel 2010 hanno dichiarato bilanci per 175 e 85 milioni di euro.

La colpa di queste cifre, per alcuni analisti, è anche della riforma del Titolo V della Costituzione che nel 2001 ha dato alle Regioni una forte autonomia organizzativa e di spesa, ma anche nuove competenze soprattutto nella gestione e l’organizzazione della sanità, senza dimenticare l’industria, il trasporto pubblico locale, la formazione professionale, il turismo e l’ambiente.

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ANNUS HORRIBILIS 2

Nicole Minetti

Il governo Monti è sceso in campo per cercare di placare gli animi dell’opinione pubblica, accesi anche da casi emblematici come la polemica sul vitalizio alla consigliera regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti, indagata per induzione alla prostituzione minorile (e seconda solo a Belen tra le celebrity più cliccate), e lo scandalo sui rimborsi nella Regione Lazio con l’ex capogruppo del Pdl Franco ‘Batman’ Fiorito nelle vesti di interprete principale. La decisione di Palazzo Chigi di tagliare, con un maxi-decreto anti sprechi, il numero di consiglieri regionali, i superstipendi di presidenti, assessori ed eletti e di elevare a 66 anni l’età per il vitalizio, ha solo parzialmente rivoluzionato il sistema.

Leggi anche: Sono 50 le leggi introdotte o modificate dal Governo Monti. Ecco quali sono, e che effetto hanno sul tuo portafogli.

La dinamica della spesa per Regione, che emerge dai bilanci di previsione dell’ultimo decennio, è ancora un pugno nell’occhio. Nel 2010, secondo i dati dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti, per quanto riguarda la spesa pro capite si passa dai 13.139 euro della Valle d’Aosta (un aumento del 54,3 per cento rispetto al 2000) ai 2.202 euro della Lombardia (un incremento del 62,9 per cento). Tra i due estremi lasciano perplessi i numeri di Basilicata (6.151 euro), Sicilia (5.350), Lazio (3.988) e Campania (3.107).

Chissà se i numerosi casi di cronaca, che quest’anno hanno coinvolto le Regioni, costituiranno l’occasione per una svolta nei rapporti tra i cittadini e la politica. Almeno a livello locale. Nell’attesa ecco l’elenco dei principali scandali che hanno caratterizzato il 2012.

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ANNUS HORRIBILIS 3

SICILIA. E’ una delle Regioni italiane a Statuto speciale su cui più si sono concentrate le accuse di sperpero del denaro pubblico. Basti pensare che il guadagno netto di chi è inquilino nel Palazzo dei Normanni è di 13mila euro al mese e sono 162 i milioni di spesa del Parlamento siciliano, 21 dei quali destinati ai deputati.

Non desta, quindi, grande meraviglia che nel 2012 la procura di Palermo abbia aperto un’inchiesta conoscitiva sull’uso dei 12,65 milioni di euro versati quest’anno ai gruppi politici. Una cifra davvero notevole che pone la Trinacria dietro solo al Lazio, che ha concesso ben 14 milioni di euro. In Sicilia la fetta più consistente dei fondi pubblici è andata al Partito democratico, che avrebbe incassato circa 2,5 milioni; circa 1,9 milioni il Pdl, 700mila euro i futuristi di Gianfranco Fini e Grande Sud, qualcosa in più l’Udc di Pier Ferdinando Casini. La recente elezione di Rosario Crocetta, l’ex sindaco ‘antimafia’ di Gela e paladino dei gay, a presidente della Regione sembra aprire nuove speranze di cambiamento.

Nel frattempo si indaga anche nella Catania dell’ex ‘Ras’ di Palazzo dei Normanni, Raffaele Lombardo, dove i gruppi consiliari in Provincia avrebbero ricevuto cifre eccessive per rimborsi ed assenze.

ANNUS HORRIBILIS 4

BASILICATA. E’ una delle Regioni italiane più piccole e meno popolose, ma quando si tratta di considerare gli sperperi pubblici è ai primissimi posti nella classifica nazionale. Nel rapporto spese per indennità ogni 100 abitanti, secondo una recente classifica pubblicata da “Il Sole 24 Ore”, la Basilicata si colloca al terzo posto a livello nazionale, con 1.248 euro ogni 100 abitanti, anticipata solo da Valle d’Aosta e Molise.

Da primato anche le spese per i vitalizi e quelle relative al personale. Date queste premesse era forse prevedibile che la magistratura si interessasse a quanto avviene in Regione. Così in Basilicata le indagini sulle spese dei consiglieri, condotte dal pm Henry John Woodcock, sono partite addirittura nel 2009 e riguardano la precedente legislatura regionale. Sono quattro i rinviati a giudizio con le accuse di falso e truffa: il presidente dell’assemblea Prospero De Franchi (Federazione popolari di centro), i due vicepresidenti Franco Mattia (Pdl) e Giacomo Nardiello (Pdci), e Franco Mollica (Centro popolare). L’accusa per i consiglieri, che sono stati anche rieletti nell’attuale legislatura iniziata nel 2010, è di aver percepito i rimborsi indebitamente perché, in realtà, risiedevano a Potenza e non nei comuni dichiarati.

ANNUS HORRIBILIS 5

SARDEGNA. Fondi per i partiti usati per spese personali. E’ l’accusa rivolta a 20 consiglieri eletti nel gruppo Misto nella passata legislatura tra il 2004 e il 2008. Per 17 di loro le indagini, iniziate nel 2009, hanno portato quest’anno al rinvio a giudizio per peculato.

Avrebbero automaticamente aggiunto i 2.500 euro a testa di rimborso spese al loro stipendio per comprare auto, vestiti, bollette, viaggi e cene. Tra gli accusati, finiti sotto processo, anche Silvestro Ladu, ex assessore regionale, ora senatore del Pdl, che avrebbe effettuato spese illegittime con denaro pubblico per 253mila euro. Per lui, che con i soldi pubblici avrebbe fatto riparare anche l’automobile della moglie, la prossima udienza è stata rinviata all’11 gennaio.

ANNUS HORRIBILIS 6

PIEMONTE. Malversazioni nei rimborsi. E’ il punto di partenza del filone d’inchiesta che ha acceso la luce sulle spese pazze dei gruppi consiliari. In Piemonte, infatti, il Consiglio regionale spende 7,5 milioni di euro per finanziare i suoi gruppi. Le indagini conoscitive sono partite dalla rivelazione del deputato Pdl Roberto Rosso, che ha denunciato il caso di un consigliere regionale piemontese che si era fatto pagare la settimana bianca a Sestrière facendola passare come trasferta di lavoro.

Nel mirino Maurizio Lupi, consigliere regionale ed esponente unico dei Verdi-Verdi, immortalato anche ai festini con Lele Mora. Nel 2011 Lupi ha incassato più di 31mila euro di autocertificate presenze sul territorio e rimborsi sui chilometri percorsi “per attività politiche”. Nel solo mese di agosto dell’anno scorso ha ricevuto 1415 euro per 2848 chilometri percorsi e 2075 euro per presenze in eventi e occasioni di carattere politico, tutte ancora da verificare.

ANNUS HORRIBILIS 7

EMILIA ROMAGNA. Anche il centrosinistra non può dirsi immune da colpe nella gestione degli enti regionali. Lo testimonia una delle realtà più ‘rosse’ d’Italia dove è stata aperta un’inchiesta che contesta, anche alla presidenza del gruppo assembleare, viaggi in auto blu con l’autista sotto casa, missioni per l’assemblea e una serie di spese di rappresentanza non riferite ad attività istituzionali e messe in conti ai gruppi consiliari.

Nel mirino dei controlli sui rimborsi elettorali soprattutto il Pd. Il 2012 in Emilia Romagna ha visto scoppiare anche il caso delle interviste a radio e televisioni locale pagate con i soldi della Regione. A far scoppiare lo scandalo la notizia che anche il Movimento Cinque Stelle, attraverso il consigliere regionale grillino, Giovanni Favia, aveva attinto ai fondi pubblici per pagare comparsate sulle reti locali. La questione si è poi presto allargata a tutti gli altri partiti e ha fatto emergere una pratica fin troppo diffusa e sospetta.

ANNUS HORRIBILIS 8

MOLISE. Firme ripetute, presentazioni sbagliate delle liste, fogli volanti, documenti mancanti, nomi errati. Sono i vizi di legittimità che porteranno il Molise a nuove elezioni regionali nel 2013. A un anno di distanza dalla striminzita vittoria del candidato del centrodestra, Michele Iorio su quello del centrosinistra, Paolo di Laura Frattura (46,77 per cento contro il 46,27 per cento). Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai ricorsi elettorali.

Sconfessate, così, le istanze del centrodestra contro il primo verdetto del Tar che il 17 maggio di quest’anno aveva deciso l’annullamento del voto dell’ottobre 2011. Sarebbero 19mila i voti assegnati a chi non poteva essere candidato. Mentre c’è ancora incertezza sula data precisa delle nuove elezioni, i partiti dei vari schieramenti stanno decidendo su posizioni ed alleanze. Lo scandalo, in ogni caso, è un nuovo duro colpo alla credibilità della politica.

ANNUS HORRIBILIS 9

LAZIO. E’ la terra madre di molte delle inchieste che nel 2012 hanno indagato sull’utilizzo dei fondi pubblici regionali da parte dei gruppi consiliari. E’ a Roma, infatti, che, in una giornata di fine estate, scoppia il caso di Franco Fiorito. L’ex Capogruppo PdL alla Regione Lazio, secondo la magistratura, è il primo interprete di un sistema di notevoli fondi elargiti ai consiglieri e usati per finalità non concernenti l’attività politica.

Fiorito, subito ribattezzato ‘Er Batman’, è in carcere a Regina Coeli dal 2 ottobre con l’accusa di peculato in concorso insieme ai suoi responsabili di segreteria, Bruno Galassi e Pier Luigi Boschi. Avrebbe effettuato 193 bonifici  per far confluire sui suoi conti in Italia e all’estero 1 milione e 380 mila euro. Una cifra incredibilmente alta, che gli avrebbe consentito di pagare cene private e feste a base delle ormai famigerate ostriche, ma anche auto e gioielli alla sua compagna.

Una volta scoppiato lo scandalo l’attenzione dell’opinione pubblica e delle inchieste giudiziarie si è concentrata più in generale su come sono spesi i fondi regionali nel Lazio, dove solo al gruppo consiliare del Pdl negli ultimi anni sono andati 6 milioni di euro. Del resto l’ultimo bilancio della Regione parla di oltre 8 milioni di euro pagati ai 17 gruppi consiliari, di cui quasi la metà composti da un solo eletto. Il clamore suscitato, nonostante il tentativo di dimezzare le Commissioni regionali e i fondi destinati ai partiti, ha portato la presidente Renata Polverini alle dimissioni dopo soli due anni di legislatura.

Mentre si attende l’anno nuovo per le elezioni anticipate, nuovi protagonisti politici sono coinvolti nell’inchiesta. Dopo Fiorito, che il 19 marzo avrà il rito immediato, anche Vincenzo Maruccio, l’ex capogruppo regionale dell’Idv, è stato arrestato. Anche per lui l’accusa è di peculato per essersi appropriato di circa 700 mila euro dei fondi regionali destinati al partito.

ANNUS HORRIBILIS 10
CAMPANIA. Le indagini, con ipotesi di peculato su comunicazione e portaborse, sono molto avviate nella più popolosa realtà del Mezzogiorno. Il 21 settembre la Guardia di Finanza ha sequestrato tutta la documentazione sui rimborsi regionali nel periodo 2008-2012. Dal 2008, hanno calcolato i pm, i consiglieri hanno ricevuto oltre 17 milioni di euro.

Mentre si accertano le eventuali irregolarità c’è già un indagato: il capogruppo dell’Udeur nel Consiglio regionale, Ugo De Flaviis, assessore all’Ambiente nella prima giunta campana del Pd Antonio Bassolino, avrebbe spinto per l’assunzione della ex cognata in una società informatica, la Input Data srl, che ha avuto rapporti con la pubblica amministrazione. Ma in Campania lo scandalo riguarda anche i sei milioni di euro l’anno spesi per gli stipendi di 120 ‘comandati’, i dipendenti di altri enti pubblici che vengono trasferiti su segnalazioni alla Regione con tanto di premio che può arrivare fino a 1.300 euro in più al mese.

Nel mirino anche il governatore, Stefano Caldoro, la cui moglie sarebbe stata nominata dal marito come componente dell’Osservatorio per la formazione medico specialistica per verificare lo standard di attività assistenziali dei medici specialistici. Intanto si cerca di calmare gli animi popolari. Così sono stati approvati il taglio del 50 per cento delle indennità dei consiglieri regionali e il risparmio di 4 milioni di euro da destinare al welfare.

ANNUS HORRIBILIS 11
TOSCANA. Nel 2012 gli scandali non hanno risparmiato nemmeno una delle Regioni italiane considerate più virtuose nella gestione dei fondi pubblici. A cadere nel mirino della magistratura è stato l’ex assessore regionale alle infrastrutture Riccardo Conti. L’esponente del Pd prima è stato indagato per corruzione. La vicenda, per la quale è stata chiesta l’archiviazione di Vito Gamberale, amministratore delegato del Fondo F2i, è quella della mancata costruzione della bretella autostradale Prato Lastra-Signia.

La Regione Toscana erogò un finanziamento di 28 milioni nel 2006, ma i beneficiari usarono il denaro per pagare debiti propri. Poi per Conti è arrivata anche l’accusa di violazione della legge sui finanziamenti ai partiti. I fondi sarebbero stati ‘mascherati’ da versamenti a un’associazione politico culturale, la ‘Romano Viviani’, di cui l’ex assessore è vicepresidente.

ANNUS HORRIBILIS 12

PUGLIA. I vari filoni di inchiesta sulla malagestione della sanità hanno registrato nel 2012 nuove importanti tappe. Il più volte indagato Alberto Tedesco, ex assessore regionale e attuale senatore del Pd, evita il carcere grazie all’immunità parlamentare, ma viene sempre più accusato di reati di associazione per delinquere, concussione, abuso d’ufficio, corruzione e falso. In Puglia ci sarebbe stata una vera e propria cupola, fatta di politici ed imprenditori, che tra il 2005 e il 2009 avrebbe gestito la sanità pugliese.

Così i pm, in una delle indagini, chiedono sei anni per l’ex vice governatore della Puglia, Sandro Frisullo e 4 anni per l’imprenditore Gian Paolo Tarantini. Tarantini è accusato di aver versato tangenti e procurato escort a Frisullo. L’imprenditore avrebbe ottenuto in cambio vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti presso l’Asl di Lecce. Nel 2012 gli scandali hanno toccato da vicino anche il governatore della Puglia Nichi Vendola.

Per lui è arrivata l’assoluzione nel processo con rito abbreviato, relativo all’inchiesta sulla nomina del primario del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’accusa era di concorso in abuso d’ufficio con l’ex direttore generale della Asl  del capoluogo pugliese Lea Cosentino.

ANNUS HORRIBILIS 13

LOMBARDIA. E’ la Regione dove ci sono ben 13 indagati tra membri del Consiglio e della Giunta. L’elenco, che inizia con la legislatura del 2010, ha visto nel 2012 nomi eccellenti. Già l’anno scorso avevamo assistito all’arresto del Vicepresidente del Consiglio regionale per il Pdl ed ex Assessore in tre Giunte Formigoni, Franco Nicoli Cristiani, per corruzione e tangenti, ma anche alle indagini su Nicole Minetti, consigliera del Pdl ed ex igienista dentale di Silvio Berlusconi per induzione alla prostituzione. Quest’anno, poi, le bufere sul Pirellone si sono moltiplicate.

In ordine sparso c’è stato il rinvio a giudizio per Filippo Penati, ex vice presidente del Pirellone ed ex braccio destro del leader del Pd Pier Luigi Bersani, per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Sesto”, l’arresto dell’ex Assessore in due Giunte Formigoni Massimo Ponzoni per corruzione, concussione e bancarotta, le indagini sul consigliere PdL ed ex Sottosegretario regionale nella Giunta Formigoni, Angelo Giammario, per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, quelle sul consigliere della Lega Renzo Bossi per appropriazione indebita, sull’Assessore alla Sicurezza del Pdl, Romano La Russa, per finanziamento illecito ai partiti e sul Presidente del Consiglio regionale per la Lega ed ex Assessore della Giunta Formigoni, Davide Boni, per corruzione.

Poi dal 14 giugno del 2012 anche il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è indagato per corruzione riguardo a presunte pressioni per delibere a favore della Fondazione Maugeri. L’ipotesi dei magistrati sarebbe quella della creazione di fondi neri con il passaggio di conti correnti in Svizzera.

Secondo le indagini, i benefit concessi a Formigoni ammonterebbero a circa 9 milioni di euro, suddivisi tra i 3,7 milioni per imbarcazioni di lusso, 800mila euro per vacanze e aerei fra il 2006 e il 2011, 70mila euro per il meeting di Comunione e liberazione a Rimini e 500mila euro per cene e incontri pubblici.

Ma il colpo finale per il governatore, al vertice del Pirellone dal 1995, è stato l’arresto di Domenico Zambetti. L’assessore regionale pidiellino alla Casa, accusato di aver acquistato voti dalla ‘ndrangheta, avrebbe versato 200mila euro alla malavita per garantirsi 4mila preferenze. Dopo un lungo tira e molla il Consiglio regionale della Lombardia si è ufficialmente sciolto a fine ottobre. La Regione si avvia al voto anticipato, che potrebbe esserci ad inizio marzo.

Imu al Vaticano, la nuova mossa del Governo Monti

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/imu-al-vaticano-nuova-mossa-governo-monti.html

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Imu al Vaticano, la nuova mossa del Governo Monti

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Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza – lun 12 nov 2012 13:32 CET

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Yahoo! Finanza – gio 16 feb 2012 13:19 CET

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Yahoo! Finanza – mer 7 nov 2012 18:01 CET

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Tentar non nuoce. Non è esattamente così, visto che la decisione di non far pagare l’Imu agli immobili di proprietà ecclesiastica adibiti a scopi commerciali comporterebbe allo Stato una perdita di 600 milioni.

Eppure il governo Monti è pronto a correre questo rischio. Attraverso una modifica ad hoc sulla definizione di no profit nel testo della legge, che garantirebbe al Vaticano di non pagare la nuova tassa municipale sugli immobili relativi alle “attività ad uso misto”. Un semplice cambio di etichetta su una lista di attività -1500 soltanto a Roma -  che producono utili, come cliniche, alberghi, ostelli, mense e altri centinaia di edifici intestati ad enti, confraternite e quant’altro che attraverso un’autocertificazione non sono vengono tassati pur svolgendo attività commerciali.

Una legge sulla quale si mette mano da troppo tempo: a settembre, infatti, il ministro dell’Economia Grilli aveva confermato l’esenzione dall’Imu esclusivamente ai luoghi di culto.

In realtà, il tutto era stato lasciato in sospeso fino ad oggi, provocando un ritardo che grava notevolmente sulle casse dello Stato, dato che in questo modo il primo pagamento effettivo potrebbe arrivare non prima del 2014.

Si tratta di una effettiva modifica del testo che dà una nuova definizione al concetto di ente commerciale. Passando sotto l’etichetta no profit, attraverso un veloce cambio nello statuto entro dicembre, a queste attività verrà vietato distribuire gli utili, che dovranno essere investiti per scopi sociali.

Inoltre, se l’ente no profit dovesse sciogliersi, tutto il suo patrimonio passerebbe ad un altro ente no profit. Novità anche per cliniche e ospedali, che saranno esentati dall’Imu se accreditati o convenzionati con gli enti pubblici e se le loro attività si svolgono “in maniera complementare o integrativa rispetto al servizio pubblico” o a titolo gratuito o dietro pagamento di rette “di importo simbolico”, lasciando estremamente vago il concetto di simobolico,  provocando un vuoto normativo soggetto alle più svariate interpretazioni.

Importo simbolico anche per attività culturali, ricreative e sportive, mentre per scuole e convitti l’esenzione sarà garantita per tutti quelli che fanno attività paritaria rispetto alle istituzioni statali e quelli che non discriminano gli alunni.

Questa nuova etichettatura non piacerà sicuramente al Consiglio di Stato, che già lo scorso ottobre aveva bocciato il decreto del Tesoro per “eccesso di regolamentazione”, invitando il Ministero a fare chiarezza sui criteri di pagamento.

Sorpresa sgradita anche per la UE, che  avrebbe già chiesto al governo italiano di farsi pagare gli “arretrati” dell’Imu dal 2006 ad oggi sui suddetti locali, pena una salata sanzione di oltre 3 miliardi di euro. Una spesa che attualmente questo Paese non è in grado di affrontare.

Chissà come andrà a finire. E chissà se il Governo tutelerà gli interessi del suo popolo o di quelli di un altro Stato.

Norme antiriciclaggio: è la santa sede a imporre le sue condizioni all’Italia

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Norme antiriciclaggio: è la santa sede a imporre le sue condizioni all’Italia

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In un documento riservato, il rifiuto del Vaticano a dare informazioni allo Stato per le vicende antecedenti al primo aprile 2011, ovvero da quando è entrato in vigore il nuovo organismo per la trasparenza finanziaria voluto da Papa Benedetto XVI

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Il documento riservato sulla nuova strategia del Vaticano in tema di trasparenza finanziaria

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Il Vaticano sta prendendo per il naso da mesi la giustizia e la Banca d’Italia. Il Governo Monti dovrebbe fare la voce grossa e ottenere il rispetto degli impegni assunti in materia di antiriciclaggio, ma c’è un piccolo particolare: il ministro della Giustizia, che dovrebbe essere in prima linea in questa battaglia, è stato l’avvocato del presidente della banca vaticana (lo IOR) Ettore Gotti Tedeschi. La linea del Vaticano in questa materia non corrisponde affatto alle promesse di trasparenza contrabbandate in pubblico. Lo dimostra un documento che Il Fatto pubblica in esclusiva (leggi).

Si intitola “Memo sui rapporti IOR-AIF” ed è un documento ‘confidenziale’ e ‘riservato’ circolato negli uffici del Papa e della Segreteria di Stato e annotato a penna da una mano che – secondo gli esperti di cose Vaticane – potrebbe essere quella di monsignor Georg Ganswein, il segretario di Benedetto XVI. E’ stato scritto da un personaggio molto in alto che si può permettere di sottoporre la sua analisi ai vertici del Vaticano. Al di là di chi sia l’autore, il ‘memo’ dimostra che il Papa, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il presidente dello AIF, l’autorità di controllo antiriciclaggio, Attilio Nicora e i vertici dello IOR sono tutti a conoscenza della linea sul fronte antiriciclaggio che si può sintetizzare così: non si deve collaborare con la giustizia italiana per tutto quello che è successo allo IOR fino all’aprile 2011.

Il ‘Memo’, come dimostrano le note appuntate a penna dalla segreteria del Santo Padre, è stato “Discusso con SER (Sua Eminenza Reverendissima) il Cardinale Bertone il 3 novembre” 2011. L’autore della nota, favorevole a una maggiore apertura verso Bankitalia e le Procure, aggiunge: Bertone “si è trovato d’accordo sulle mie considerazioni! Incontrerà SER il cardinale Attilio Nicora (Presidente dell’AIF) e il direttore AIF (Francesco Ndr) De Pasquale“. Il memo, così annotato, è stato poi girato, al presidente dello IOR e al direttore dell’AIF. Basta scorrere il testo per capire la rilevanza della partita in gioco: “Dall’entrata in vigore della legge vaticana anti-riciclaggio, avvenuta il primo aprile 2011, si sono tenuti numerosi incontri tra lo IOR e l’AIF (Autorità creata dalla nuova legge del Vaticano, ndr), rivolti da una parte a dimostrare alla nuova Autorità le iniziative intraprese per l’adeguamento delle procedure interne alle misure introdotte dalla legge….”

In questa prima parte il memo ripercorre la vicenda del mutamento della normativa antiriciclaggio, intervenuto sotto la spinta dell’indagine della Procura di Roma. Il pm Stefano Rocco Fava e il procuratore aggiunto Nello Rossi – a settembre del 2010 – avevano sequestrato 23 milioni di euro che stavano per essere trasferiti dal conto dello IOR presso il Credito Artigiano alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni di euro) e alla Banca del Fucino (3 milioni) e aveva indagato il presidente IOR, Ettore Gotti Tedeschi e il direttore Cipriani. Secondo i pm, lo IOR si era rifiutato di dire “le generalità dei soggetti per conto dei quali eventualmente davano esecuzioni alle operazioni”. Cioé chi era il reale proprietario dei soldi.

Dalle indagini della Guardia di Finanza emergeva un quadro inquietante: lo IOR mescolava sul suo conto al Credito Artigiano i 15 milioni di euro provenienti dalla CEI, e frutto dell’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi. Non solo: da altre operazioni emergeva che lo IOR funzionava come una fiduciaria e i suoi conti erano stati usati per schermare persino i proventi di una presunta truffa allo Stato italiano realizzata dal padre e dallo zio (condannato per fatti di mafia) di don Orazio Bonaccorsi.

Di fronte a un simile scenario, i pm romani si erano opposti al dissequestro dei 23 milioni di euro nonostante le dotte motivazioni dell’avvocato del presidente dello IOR, il professor Paola Severino. Il ministro ora ha lasciato lo studio e si è cancellato dall’Albo, anche se non ha comunicato alla Procura chi la sostituirà nella difesa di Gotti Tedeschi. A sbloccare la situazione comunque non fu l’avvocato Severino ma il Papa in persona. Con una Lettera Apostolica per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario il 30 dicembre 2010, Benedetto XVI ha istituito l’Autorità di informazione finanziaria (AIF), per il contrasto del riciclaggio. I pm romani motivarono così il loro parere favorevole al dissequestro nel maggio 2011: “L’AIF ha già iniziato una collaborazione con l’UIF fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione”.

Peccato che, un minuto dopo essere rientrato in possesso dei suoi 23 milioni, lo IOR ha cambiato completamente atteggiamento. Tanto che in Procura non si nasconde il disappunto per quel dissequestro “sulla fiducia”. Ora si scopre che la giravolta vaticana è una scelta consapevole delle gerarchie, come spiega lo stesso ‘memo’ discusso dai cardinali Nicora e Bertone e dallo stesso Gotti Tedeschi. “L’AIF (….) ha inoltrato allo IOR alcune richieste di informazioni relative a fondi aperti presso l’Istituto, cui quest’ultimo ha corrisposto, consentendo tra l’altro lo sblocco dei fondi sequestrati dalla Procura di Roma (….) Ultimamente, tuttavia la Direzione dell’Istituto ha ritenuto di riscontrare le richieste dell’AIF – relative ad operazioni sospette o per le quali sono in corso procedimenti giudiziari – fornendo informazioni soltanto su operazioni effettuate dal primo aprile 2011 in avanti. Nel corso dell’ultimo incontro tra IOR e AlF del 19 ottobre u. s. tale posizione è stata sostenuta dall’Avv. Michele Briamonte (dello studio Grande Stevens, ndr), sulla base di un generale principio di irretroattività della legge, per il quale le misure introdotte dalla legge antiriciclaggio, (….) non possono valere che per l’avvenire”.

Questa linea interpretativa, ovviamente, ostacola enormemente il lavoro degli investigatori italiani e l’Aif ne è consapevole tanto che, come si evince dal memo, ha ribadito “il proprio diritto/dovere ad accedere a tutti i dati e le informazioni in possesso dello IOR (…) motivando tale posizione con argomentazioni attinenti alla lettera e alla ratio della legge, al rispetto degli standard internazionali cui la Santa Sede ha aderito, allo svuotamento dell’effettività della disciplina appena introdotta, al rischio di una valutazione negativa dell’organismo internazionale chiamato a esaminare il sistema Vaticano di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”. Purtroppo l’operazione trasparenza era solo uno specchietto per le allodole. Nel frattempo il Vaticano ha spostato la sua operatività dalle banche italiane alla JP Morgan, soprattutto a Francoforte. La banca americana ha però un solo sportello (non accessibile alla clientela comune) a Milano, che è già finito, da quello che risulta al Fatto, nel mirino dell’attività ispettiva della Banca d’Italia. E così il 25 gennaio è stato pubblicato un decreto pontificio che ha ratificato tre convenzioni contro il riciclaggio. Sembra ci sia anche un articolo sull’obbligo di “adeguata verifica” prima del fatidico primo aprile. In Procura però stavolta non si fidano.

Rimborso danni terremoto in Emilia: 100 euro a testa

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/rimborso-danni-terremoto-emilia.html?nc

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Rimborso danni terremoto in Emilia: 100 euro a testa

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Scritto da Duccio Fumero | Yahoo! Finanza 

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Oltre al danno la beffa. E devono pure considerarsi fortunati. Sono gli abitanti delle zone colpite dal sisma del 20 maggio in Emilia Romagna, che dopo la paura e i danni devono fare i conti anche con l’elemosina di Stato che li aspetta.

Se potessi avere 100 euro al mese. E li avranno. L’ordinanza della Protezione civile che riguarda il terremoto in Emilia Romagna stabilisce un rimborso di 100 euro al mese per ogni sfollato, la cui abitazione sia distrutta o inagibile, fino a un massimo di 600 euro per famiglia. Una somma che sale a 200 euro per i nuclei familiari singoli, per anziani over 65, per invalidi e disabili. Insomma, non proprio un aiuto incisivo quello che lo Stato offre ai suoi cittadini colpiti da un dramma come quello del sisma. Ma agli sfollati dell’Emilia è ancora andata bene.

Tra 90 giorni niente risarcimenti. La riforma della Protezione Civile (decreto legge n. 59 del 15 maggio 2012) prevede tra le varie novità l’impossibilità di chiedere risarcimenti allo Stato. Insomma, in caso di terremoti, come quello dell’Emilia, i cittadini non verranno risarciti dallo Stato, ma dovranno affidarsi a loro stessi o, meglio, a un’assicurazione privata che copra i danni subiti.

Una decisione che arricchirà le compagnie assicurative, visto che calcolando una media di 200 euro ad abitazione, per 30 milioni di casa, si parla di 6 miliardi di euro annui. Un decreto pubblicato pochi giorni prima del sisma sulla Gazzetta ufficiale, ma che diventerà operativo solo dopo 90 giorni. Quindi, salvo brutte sorprese, i cittadini colpiti dal terremoto in Emilia potranno ancora usufruire dei risarcimenti dello Stato.

Ah, parlavamo di costo medio di 200 euro, ma è ovvio che le polizze variano in base al rischio e, dunque, chi vive in zone altamente sismiche – e quindi ha più necessità di stipulare la polizza – si ritroverà obbligato a pagare anche oltre 2mila euro l’anno per mettersi al riparo dai possibili danni di un nuovo sisma.

E intanto si continua a pagare l’Irpinia. Un giro di vite importante quello deciso dal Governo Monti per fronteggiare le calamità naturali. Una politica ben diversa da quella del passato, come per esempio quella che ha affrontato il sisma del 1982 in Irpinia. Da allora, infatti, e fino al 2008 sono stati 32.000 i miliardi di euro stanziati per la ricostruzione in Campania e, ancora oggi, quel sisma pesa sul prezzo dei carburanti, con una delle famigerate accise di cui tanto si parla inserite proprio per coprire l’emergenza irpina. Insomma, mentre lo Stato, ma soprattutto gli italiani, pagano ancora per il terremoto del 1982, le vittime dell’emergenza in Emilia e delle future calamità naturali potranno fare solo affidamento su loro stessi.

ITALIA: IL GOVERNO DEL CARDINAL BAGNASCO

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FONTE:   NO VATICAN INTERFERENCE

http://secular-europe-campaign.org/2011/11/italy-cardinal-bagnascos-government/

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Italy: Cardinal Bagnasco’s Government

Posted on November 17, 2011

Il rettore dell’Università cattolica ai Beni Culturali, un docente della stessa università ai Rapporti col Parlamento, un presidente di un movimento ecclesiale alla Salute, il leader di un movimento ecclesiale alla Cooperazione, un relatore al convegno di Todi allo Sviluppo. Sono tanti i ministri del nuovo esecutivo fortemente legati al mondo cattolico. Il governo Monti sancisce dunque ufficialmente la rinascita della Democrazia Cristiana, di cui non erano in molti a sentire la mancanza: l’auspicio del card. Bagnasco, presidente CEI, si è concretizzato persino prima del previsto.

«Da un certo punto di vista è anche meglio così», sostiene Raffaele Carcano, segretario UAAR: «la ri-clericalizzazione della politica italiana è cominciata subito dopo la fine della DC, magari comincerà il processo inverso grazie alla sua resurrezione. I politici con l’investitura della CEI stanno per avere di nuovo una casa, e per gli altri partiti sarà più facile avere atteggiamenti laici». Si vedrà poi nelle urne, commenta Carcano, quanto realmente pesano oggi i candidati dell’episcopato.

Nel frattempo c’è però il nuovo governo. «Mario Monti ha promesso sacrifici per tutti», conclude Carcano, «ci attendiamo quindi che cominci immediatamente a potare gli oltre cinque miliardi di euro che escono ogni anno dalle casse pubbliche in favore delle varie incarnazioni della Chiesa cattolica». Fino a che ciò non accadrà, ritiene l’UAAR, sarà dunque lecito chiamarlo «governo Bagnasco».

UAAR | Massimo Redaelli | Thursday 17th November 2011

Presentata la lista dei ministri del primo “Governo Bagnasco”

http://www.uaar.it/news/2011/11/16/presentata-la-lista-dei-ministri-del-primo-governo-bagnasco/



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