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Evasione fiscale, il Vaticano non rivela i nomi. E il governo mette la dogana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/evasione-fiscale-il-vaticano-non-rivela-i-nomi-dei-riciclatori-alla-dogana-italiana/804445/

Evasione fiscale, il Vaticano non rivela i nomi.

E il governo mette la dogana.

Da mesi l’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede rifiuta di collaborare, anche sul fronte del riciclaggio. In due anni sono state 3669 le dichiarazioni non presentate. In riposta a un’interrogazione del M5S, seguita a un’inchiesta del Fatto, il ministero dell’Economia annuncia che l’Agenzia delle dogane “ravvisa l’opportunità” di sorvegliare “i punti di entrata e di uscita” con lo Stato pontificio

di Marco Lillo | 7 dicembre 2013

dogane in vaticano il fatto quotidiano

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Lo Stato Città del Vaticano nasconde all’Italia migliaia di potenziali evasori fiscali o, nella peggiore delle ipotesi, riciclatori di capitali sporchi. Probabilmente all’insaputa di papa Francesco, l’Autorità di informazione finanziaria, Aif, diretta dallo svizzero René Brulhart si rifiuta da mesi di collaborare con l’Agenzia delle dogane e non fornisce all’Italia i nomi delle migliaia di persone che hanno prelevato importi considerevoli in contanti allo Ior e che poi li hanno introdotti nel territorio italiano senza dichiararlo alla Dogana, violando la nostra legge antiririclaggio. Tanto che l’Agenzia sta pensando di rinforzare i controlli alla frontiera.

Il Fatto Quotidiano ha denunciato, senza avere i numeri esatti, questa violazione sotto gli occhi di tutti, da anni, in un articolo del 26 ottobre. Nel silenzio generale, un deputato 27enne del Movimento 5 stelle, Silvia Chimenti, ha presentato un’interrogazione firmata da una dozzina di colleghi del M5S per chiedere al ministero dell’Economia conto di questo scandalo internazionale alla luce del sole. Intanto anche il Fatto Quotidiano ha chiesto all’Agenzia delle Dogane i dati delle dichiarazioni transfrontaliere presentate da chi trasporta contante in entrata sul nostro territorio e in uscita dal Vaticano.

L’agenzia ha risposto al Fatto con un’ammissione sconcertante: in due anni ci sono ben 3669 dichiarazioni non presentate per altrettanti flussi che violano la legge dal Vaticano verso l’Italia. “Il 22 maggio 2013 l’Autorità d’informazione finanziaria della Città del Vaticano ha pubblicato il primo rapporto annuale 2012 sulle attività per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel quale è stato reso noto, tra l’altro, il numero delle dichiarazioni valutarie (e non i relativi importi) ricevute, in ingresso e in uscita dal territorio della Città del Vaticano, negli anni 2011 e 2012”. Ecco i dati dell’Aif: nel 2011 ci sono state 658 dichiarazioni in entrata (da Italia a Vaticano) e 1894 in uscita (da Vaticano a Italia) mentre nel 2012 ci sono state 598 dichiarazioni in entrata e 1782 in uscita verso l’Italia.

A questi numeri dovrebbero corrispondere esattamente altrettante simmetriche dichiarazioni alla Dogana italiana. Poiché ogni volta che qualcuno esce dal Vaticano con un importo di contanti superiore a 10 mila euro deve dichiararlo due volte: prima all’Aif dello Stato vaticano poi alla Dogana italiana.E viceversa per i flussi inversi .

saccomanni

Come il Fatto aveva scritto, invece, le cose non vanno così: “Presso il competente Ufficio Dogana di Roma I di questa Agenzia – ci ha scritto il direttore dell’Agenzia delle dogane, Giuseppe Peleggi – sono state presentate 3 (avete letto bene: 3 contro 1894, ndr) dichiarazioni in ingresso in Italia nel 2011 e 4 (4 contro 1782, ndr) nel 2012. Mentre le dichiarazioni in uscita sono state 21 (contro 658, ndr) nel 2011 e 13 (contro 598, ndr) nel 2012”.

Il direttore Peleggi, rendendosi conto che i due dati dovrebbero essere identici e che l’Agenzia è titolare dei poteri in materia, aggiunge “in relazione alle marcate differenze rilevate dalla lettura dei dati pubblicati a fine maggio 2013, l’Agenzia in data 19 giugno 2013 ha interessato l’Aif per richiedere un incontro, con l’auspicato intervento delle altre amministrazioni nazionali competenti in materia valutaria (Mef, Uif – Banca d’Italia), volto a chiarire gli aspetti legati agli obblighi dichiarativi ed alla connessa azione di monitoraggio e controllo. In risposta, l’Aif ha manifestato interesse riservandosi di far conoscere la propria posizione all’esito dell’esame interno della richiesta”. Poi silenzio.

Ieri il ministero dell’Economia ha risposto, con una nota letta in aula dal sottosegretario del PdSesa Amici, all’interrogazione di Silvia Chimenti. E si è scoperto che “l’Agenzia delle Dogane rileva che nessuna ulteriore comunicazione è a oggi pervenuta da parte dell’Autorità vaticana”. In praticail Vaticano, nonostante l’avvento di papa Francesco, da ben sei mesi non risponde alla richiesta dell’Agenzia delle dogane italiana. I correntisti che hanno prelevato allo Ior valigie di contanti sono stati costretti a riempire il modulo della dichiarazione in uscita perché altrimenti non avrebbero avuto i soldi dalla banca vaticana. Poi in Italia hanno preferito rischiare violando gli obblighi piuttosto che dichiarare il contante. E’ evidente che per il Nucleo Valutario della Guardia di Finanza sarebbe fondamentale avere quell’elenco di 3.660 mancate dichiarazioni in due anni, più quelle che mancheranno nel 2013 ma l’Aif tace. Probabilmente Bergoglio non ha ancora messo mano a quel fortino dei fedelissimi dell’ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone. L’Aif è tuttora guidata da un direttore vicino a monsignor Ettore Balestrero (spedito all’estero da Bergoglio) come René Brülhart che percepisce 30mila euro al mese più 5 mila di spese forfetarie, più le note spese, e risiede a Roma solitamente tre giorni alla settimana, mentre il lavoro viene svolto dal suo braccio destro Tommaso Di Ruzza, genero di Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia.

Brülhart, l’uomo che si rifiuta di rispondere alle Dogane italiane, nonostante lo stipendio poco coerente con il nuovo corso francescano e nonostante un potenziale conflitto di interessi (è amministratore di due società estere che non si sa bene cosa facciano) sarà l’uomo decisivo della delegazione del Vaticano alla sessione di Moneyval, l’organismo antiriciclaggio che da lunedì a Strasburgo farà l’esame alla Santa Sede. La scelta di Brülhart di non consegnare i 3669 nomi dei cittadini italiani o stranieri che hanno evaso il loro obbligo di dichiarazione alla Dogana italiana nel 2011-2012, non sarà certo un bel biglietto da visita. In base al decreto 195 del 2008, tutti i soggetti che trasportano verso l’Italia più di 10 mila euro devono comunicarlo ai funzionari delle dogane. Le sanzioni arrivano fino al 50 per cento dell’importo trasferito senza dichiarazione transfrontaliera.

L’Agenzia auspica che il memorandum firmato il 26 luglio tra l’Aif vaticana e l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia possa migliorare la situazione. Oggi nessuno rispetta la legge. Tanto che ieri nella risposta all’interrogazione il ministero ha parlato dei controlli più stringenti che stanno per essere adottati alla frontiera tra Italia e Vaticano. L’Agenzia delle dogane “facendo seguito a un’informativa del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza – spiega il ministero – ravvisa l’opportunità di un’attivazione di misure di attenzione nei confronti di tali movimentazioni da attuare sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita con lo Stato del Vaticano, attesa l’assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due Stati”.

SCUDO VATICANO

Silvia Chimenti del M5S ieri in Parlamento ha lanciato un appello al papa: “Il ministero dell’Economia conferma in pieno i nostri sospetti: c’è un disallineamento totale tra il numero di dichiarazioni in entrata e in uscita tra Vaticano e Italia. A questo punto rivolgiamo un appello a papa Francesco che ha già dimostrato la sua volontà di voltare pagina e di improntare il suo pontificato alla massima trasparenza. Chiediamo al pontefice che si adoperi affinché l’Aif fornisca alla nostra Agenzia delle dogane i 1700 nominativi di potenziali evasori che nel 2012 hanno fatto viaggiare indisturbati denaro sporco tra Italia e Vaticano. In questo elenco, vogliamo sottolinearlo, sarebbero stati presenti anche i 456 mila euro di monsignor Scarano: se le autorità italiane ne fossero in possesso, le indagini sarebbero notevolmente facilitate. Il database dell’Aif potrebbe essere girato in pochi minuti alla Dogana o all’Agenzia delle Entrate: con un gesto così semplice il Vaticano fornirebbe un apporto decisivo alla lotta al riciclaggio”.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2013

Parla Nunzio Scarano: “In Vaticano riciclaggio, speculazioni…”

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/nunzio-scarano-vaticano-riciclaggio-speculazioni-1666036/

Parla Nunzio Scarano: “In Vaticano riciclaggio, speculazioni…”

 

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ROMA –  Nei conti vaticani c’erano riciclaggio di soldi e speculazioniFiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ricostruisce pezzi degli interrogatori di Nunzio Scarano, il prete che gestiva i conti dello Ior. Le rivelazioni di Scarano (ora in carcere) riguarderebbero alcuni conti correnti aperti sull’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica).

Riporta la Sarzanini una parte dell’interrogatorio di padre Scarano. Padre Scarano parla di “laici”, ovvero non prelati che usavano quei conti per compiere operazioni “dubbie”:

«Noi come Apsa non potevamo avere clienti esterni, ma pur non potendo in realtà “facevamo banca”, nel senso che avevamo una raccolta di risparmio e forme di reimpiego con corresponsione di interessi ai depositanti. Fui ricevuto dal cardinal Bertone alcuni anni fa, subito dopo la sua nomina, ma l’incontro non ebbe alcun effetto».

«C’erano conti di cardinali, gestiti da Giorgio Stoppa precedente delegato direttore dell’Apsa. C’erano anche conti laici ma non ricordo alcun nome specifico se non quello della duchessa Salviati, benefattrice del Bambin Gesù. Di recente mi recai dal cardinal Filoni (Ferdinando, attuale prefetto di Propaganda Fide, ndr) al quale dissi dei conti “laici”.

Dato l’incontro al 2010 e in seguito a questo in effetti alcuni funzionari furono allontanati dall’Apsa. Mennini (Paolo, il direttore, ndr) era arrivato quando Stoppa andò in pensione e si trattava di trovare qualcuno che si occupasse anche di coprire gli scheletri da lui lasciati nell’armadio. Mennini portò con sé De Angelis. I due avevano uno stretto rapporto con Marco Fiore che lavora per i D’Amico a Montecarlo. Stoppa gestiva in maniera padronale e opaca il suo settore. Mennini gli riconobbe un trattamento pensionistico molto lauto. Mennini si era portato anche una certa Maria Teresa Pastanella che godeva di un trattamento privilegiato pur non avendo alcun titolo di studio. Per effetto del mio incontro con il cardinale Filoni furono anche chiusi dei conti di laici».

Sarzanini riporta anche un’altra parte della deposizione, che riguarda i legami con la banca Finnat.

«A Filone riferì di un’operazione fatta dal banchiere Nattino». Il riferimento è alla famiglia fondatrice della banca Finnat. Poi prosegue: «Questi aveva un conto all’Apsa (poi chiuso) e un figlio di Mennini, Luigi, lavorava nella banca da lui diretta. Fece un’operazione di aggiotaggio di cui si parlava nei corridoi che riguardava titoli della sua banca che subivano oscillazioni e che venivano comprati e venduti, di fatto, sotto mentite spoglie. A quanto ricordo i titoli erano stati fatti artatamente scendere di valore e Nattino li riacquistò al momento giusto senza apparire e servendosi dello schermo Apsa. Vi furono più operazioni simili.

Quando il cardinale Filoni prese provvedimenti, la cosa scatenò il finimondo e io fui promosso in seguito a questi eventi, anche se la promozione, di fatto mi collocò fuori dal perimetro operativo. Avevo anche sospetti su improvvisi cambiamenti nelle banche con cui operavano (si consideri che spostavamo milioni di euro). In un caso fu interessato un istituto in cui lavorava il padre del genero di Mennini, ma non so quale sia la banca».

Ior, nell’archivio di Gotti Tedeschi trattative segrete tra Vaticano e Pdl

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/05/ior-nellarchivio-gotti-tedeschi-trattative-segrete-tra-vaticano-e-pdl/701962/

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Ior, nell’archivio di Gotti Tedeschi

trattative segrete tra Vaticano e Pdl

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Da Alfano a Tremonti, così si mettevano d’accordo sulle leggi. Agli atti delle procure scambi su leggi, Ici Chiesa, nomine Rai e San Raffaele fra i massimi rappresentanti di Santa Sede e Cei negli anni di Ratzinger e i vertici del centrodestra durante il governo Berlusconi e Monti

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 settembre 2013

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ior vaticano e pdl

 

Più informazioni su: Alfredo MantovanoAngelo BagnascoEttore Gotti TedeschiGiovanni Maria FlickGiulio TremontiIorJoseph RatzingerPDLVaticano.

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Trattative segrete tra Vaticano e Pdl nell’archivio segreto dell’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Lo dimostrano migliaia di email, lettere e raccomandazioni fra i massimi rappresentanti di Santa Sede e Cei negli anni del Pontificato Ratzinger e i vertici del Pdl durante i governi Berlusconi e Monti. Un archivio agli atti di tre Procure: Napoli, Roma e Busto Arsizio che indagano sulla banca del Vaticano e il suo ex numero uno, licenziato dal Cardinal Bertone poco prima dell’inizio di Vatileaks.

Nelle 40mila pagine di corrispondenza, riportate da diversi quotidiani italiani, si va dalle lettere dell’ex sottosegretario Alfredo Mantovano, che a monsignor Angelo Bagnasco chiedeva suggerimenti per la stesura della legge sul testamento biologico, alle contrattazioni con la Cei, sollecitate dall’allora ministro Giulio Tremonti, per risolvere il problema dell’Ici. E ancora le lettere di raccomandazione, come quella per la nomina di Lorenza Lei a dg della Rai. Sul testamento biologico il 6 febbraio 2011 Alfredo Mantovano scrive a Gotti: “Caro Ettore, perdonami, ma sulla questione del testamento biologico vi è necessità che dalla Cei vi sia qualche segnale”, chiedendo una “valutazione” sulla lettera scritta a Bagnasco.

In merito all’Ici, il 30 settembre 2011 Gotti invia al cardinale Bertone un documento “riservato e confidenziale di sintesi del problema Ici” e specifica che la memoria “mi è stata suggerita riservatamente dal ministro Tremonti”. Sottolinea il rischio che la Comunità europea, dopo aver avviato “una procedura contro lo Stato italiano per aiuti di Stato non accettabili alla Chiesa Cattolica”, potrebbe imporre “il recupero delle imposte non pagate dal 2005”. E suggerisce “tre strade percorribili: abolire le agevolazioni Ici (Tremonti non lo farà mai); difendere la normativa passata (strada non percorribile); modificare la vecchia norma. Il tempo disponibile per interloquire – prosegue – è molto limitato. Il responsabile Cei che finora si è occupato della procedura è monsignor Rivella. Ci viene suggerito di incoraggiarlo ad accelerare un tavolo di discussione conclusiva dopo aver chiarito la volontà dei vertici della Santa Sede”.

Sul fronte delle raccomandazioni, l’11 marzo 2011 Gotti scrive a Bertone e suggerisce di “interloquire con la Lega”, che “vuole contare in Rai”, per sostenere la candidatura di Lorenza Lei a dg. “Risulta che la dottoressa Lei avrebbe in un paio di occasioni sussurrato che il cardinal Bertone ha ricevuto assicurazioni da Berlusconi sulla sua nomina. Queste dichiarazioni hanno però provocato una certa opposizione interna ed esterna a detta designazione Oltretevere”. Quanto al San Raffaele, poco prima del terremoto giudiziario Gotti scrive a padre Georg: “Il professore Giovanni Maria Flick, in qualità di consigliere di amministrazione della Fondazione San Raffaele, da tempo esprime disagio verso la gestione dell’attuale processo. Questo disagio lo ha anche più volte esternato senza esito”. Padre Georg risponde subito, ma l’appuntamento viene rinviato.

Ior, fuga di capitali verso la Germania. Svuotati i conti italiani

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/06/ior-fuga-di-capitali-verso-germania-svuotati-conti-italiani/703197/

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Ior, fuga di capitali verso la Germania.

Svuotati i conti italiani

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In poco meno di quattro anni, la banca vaticana ha spostato all’estero circa mezzo miliardo di euro depositati negli istituti di credito del nostro Paese. Le indagini della Guardia di Finanza hanno portato alla luce ingenti trasferimenti soprattutto verso la Deutsche Bank tedesca

di Marco Lillo e Valeria Pacelli | 6 settembre 2013

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Eccola la fotografia di una delle più grandi fughe di capitali mai realizzate: quella dello Ior ricostruita nero su bianco dal Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo.

Poco meno di mezzo miliardo di euro è sparito dalle banche con sede nel nostro paese in tre anni e nove mesi, dal 2009 al settembre del 2012, dai conti correnti dello Ior, l’Istituto per le opere di Religione. La Guardia di Finanza ha ricostruito il dare e l’avere dei conti intestati alla banca del Vaticano in Italia scoprendo che sui dieci conti Ior accesi in nove istituti (due dei quali sono filiali italiane di banche estere, JP Morgan e Deutsche Bank) in tre anni e 9 mesi sono entrati 3 miliardi e 377 milioni di euro ma ne sono usciti molti di più.


E hanno preso la strada della Germania. L’informativa è stata consegnata il 7 giugno scorso ai pubblici ministeri Nello Rossi, Stefano Pesci e Stefano Fava. La Procura di Roma che indagava già sulla violazione delle disposizioni antiriciclaggio previste dall’articolo 55 comma 2 e 3 del decreto 131 del 2007 da parte dell’allora direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e dell’allora vicedirettore Massimo Tulli, ha iscritto a loro carico un secondo e separato procedimento. Poche settimane dopo la consegna dell’informativa, a seguito del rinnovamento introdotto da Papa Francesco, i due dirigenti indagati hanno lasciato l’istituto.

Nell’informativa i finanzieri segnalano numerose operazioni ai pm e scrivono: “E’ bene rappresentare come lo Ior, nel corso degli anni dal 2010 al 2012, abbia progressivamente concentrato all’estero la propria operatività, trasferendo presso la Deutsche Bank AG – Germania le somme depositate presso le banche italiane. La circostanza coincide temporalmente con le considerazioni della Banca d’Italia del 18 gennaio 2010 circa ‘la posizione dell’istituto vaticano modificata ai fini antiriciclaggio”. Appena lo Stato italiano ha cominciato a fare sul serio il Vaticano ha spostato in Germania i soldi.

Nel periodo registrato, per esempio, il conto Ior acceso alla filiale della Banca del Fucino ha registrato entrate per 275 milioni ma uscite per 378 milioni; quello della ex Banca di Roma di via della Conciliazione, ora Unicredit, è stato uno dei più attivi. Si registrano 930 milioni di entrate in tre anni ma anche uscite per 948 milioni. Fino a quando il 30 settembre 2011, il conto si è azzerato ed è stato chiuso per sempre; alla Bpm invece lo Ior ha adottato una tecnica di svuotamento ancora più brutale: solo 10 milioni di entrate e ben 133 milioni di uscite; il conto alla Bnl ha registrato solo uscite per 10 milioni.

Diverso il discorso per le filiali delle due banche straniere ma operanti in Italia con società localizzate nel nostro paese. Lo Ior a un certo punto ha pensato di evitare le nostre occhiute autorità (Bankitalia e Procura) spostando l’operatività presso l’unica filiale della banca Jp Morgan a Milano.

Così nell’istituto americano si sono registrate entrate per un miliardo e 361 milioni di euro. Ma per non lasciare un solo euro sotto la vigilanza della Banca d’Italia ogni sera il conto era riportato a zero. Fino a quando (dopo le ripetute richieste di informazioni della banca americana allo Ior sui reali intestatari dei fondi, tutte senza risposta adeguata da parte del Vaticano) il conto è stato svuotato e chiuso il 30 marzo 2012.

Dopo l’indagine, la Deutsche Bank filiale italiana ha continuato ad operare (dopo il primo giugno del 2010) solo per l’incasso dei pos dei bancomat installati dentro la Città del Vaticano. Gli incassi poi erano “sistematicamente prelevati”, scrive la Guardia di Finanza, “dallo Ior attraverso operazioni di giroconto verso la Banca del Fucino e Deutsche Bank AG – Germania.

Successivamente – proseguono le Fiamme gialle – la Banca d’Italia ha deciso di sospendere il servizio fornito dalla Deutsche Bank nonché di respingere la richiesta di ‘sanatoria’ mancando la necessaria autorizzazione. Il provvedimento ha comportato l’interruzione dei rapporti dello Ior con Deutsche Bank Spa dove giacciono anche in questo caso somme inutilizzate” per l’esattezza 97 milioni di euro al 31 agosto 2012.

I due conti Ior presso Banca Intesa hanno registrato 529 milioni di euro di entrate e 423 milioni di uscite, i due conti del Credito Artigiano hanno registrato 96 milioni di euro di entrate e 69 milioni di uscite. Le altre due banche ad avere registrato più entrate che uscite sono quindi Banca Intesa che oggi ha un saldo finale di 30 milioni e la Banca Desio che ha registrato 2 milioni di entrate in più delle uscite.

Alla fine di questa sarabanda miliardaria, dove sono i ‘pochi’ soldi del Vaticano in Italia? Alla data di settembre 2012, oltre ai 30 milioni di Bankintesa, ci sono 97 milioni depositati presso Deutsche Bank e altri 29 milioni al Credito Artigiano, 10 milioni al Banco Desio e 2 milioni alla Banca del Fucino. In tutto sono circa 169 milioni di euro disponibili. Spiccioli al confronto di quelli nascosti nella cassaforte del Vaticano, in Svizzera e soprattutto in Germania, terra di Benedetto XVI e dei suoi consiglieri più fidati in materia.

da Il Fatto Quotidiano del 6 settembre 2013

LA MAFIA FINANZIARIA DEI LEGIONARI DI CRISTO

LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE:

ECCO QUI LA CHIESA POVERA DI FRANCESCO,

L’ULTIMO PAPA.

IL PIÚ BUGIARDO.

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http://www.m-x.com.mx/2013-06-09/la-mafia-financiera-de-los-legionarios-de-cristo-int/

La mafia finanziaria dei legionari di Cristo

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La mafia

finanziaria

dei legionari di Cristo

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legionari 1 titolo

Si sa giá che Marcial Maciel Degollado ha dedicato la sua vita a compiti poco spirituali –molestare sessualmente bambini e giovani, tra gli altri–, ma poco si conosce di un’altra faccia: quella dell’ uomo dotato del talento ineguagliabile per creare un’ organizzazione finanziaria internazionale, diversificata, complessa, multimilionaria, che fa dei Legionari di Cristo una mafia finanziaria.

Di Raúl Olmos

legionari 1

Maciel ed il suo gruppo piú vicino hanno creato decine di aziende, fondazioni,

associazioni, collegi ed universitá, per mezzo delle quali ottegono

donazioni per 2 mila 300 milioni di pesos all’anno.

Di piú: hanno creato un fondo di investimento in Lussemburgo per gestire milioni di dollari ed hanno fatto, con la Banca Compartamos, un’ autentica macchina per fare denaro a spese dei messicani di minori ingressi. Lo diceva giá Maciel: “Non c’é miglior affare che i poveri”. Qui i dati, le date, i nomi e le quantitá di questa grande rete.

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Agitando il suo dito indice, Marcial Maciel Degollado ordinó al recente eletto vicario generale dei Legionari di Cristo: “Giá sapete, solo investimenti tripla A”.

–Nostro padre, gli investimenti tripla A sono molto sicuri peró rendono poco– gli illustró José Blum Pérez, il quale operava come amministratore generale della Legione.

–Salvo gli investimenti tripla A in armi e pornografia– rispose, sornione, Maciel.

La trovata del loro patriarca provocó uno scoppio di risa spontanee tra i sacerdoti riuniti al terzo piano della sede dei Legionari di Cristo a Roma, ubicata sulla Via Aurelia 677.

“Giá lo sapete: solo investimenti tripla A”, biascicó Maciel tra le risa, in un ordine diretto al padre Blum e a Luis Garza Medina, il cervello finanziario della Legione, il quale un paio di giorni prima era stato designato vicario generale della congregazione.

I tre uomini piú poderosi dei Legionari di Cristo –Maciel, Garza e Blum– si erano riuniti nel pomeriggio del 16 di dicembre del 1992 in una sala di fronte alle stanze di  Maciel, per parlare del futuro finanziario dell’ordine. Tutti vestiti con la sottana, ad alcuni passi dalla stanza ed ufficio del padre Blum, scambiavano opinioni sulle migliori alternative di investimento per i multimilionari ingressi che annualmente otteneva la Legione dalle donazioni e attraverso le sue centinaia di collegi e di aziende immobiliari.

Il tema spirituale passó quel giorno in secondo piano, dovuto a fatto che erano alla vigilia di essere ricevuti in udienza dal papa Giovanni Paolo II per concludere il vertice dei legionari in Roma, nel cosiddetto Secondo Capitolo, nel quale Maciel –in quel momento di 72 anni– venne rieletto come superiore generale.

Questo lo sa bene il sacerdote Pablo Pérez Guajardo, testimone oculare della chiacchierata nella quale il fondatore dei Legionari di Cristo “suggerí” di investire nelle industrie porno e delle armi.

“C’eravamo Maciel, il padre Luis Garza Medina, il padre Blum ed io, in un secondo piano perché stavo riuniendo i fogli della riunione che loro avevano celebrato”, ricorda Pérez Guajardo, che ha fatto parte per 39 anni dell’ordine e in quel tempo era assistente dell’amministratore generale. E, per l’esperienza di convivere per piú di tre decadi con loro, sapeva che non era una battuta di Maciel. “Ció che considerava piú importante, lo ricalcava; era la sua maniera di mettere in chiaro quello che voleva. Cosí che il fatto di ricalcare ‘solo investimenti tripla A’ era un’ ordine”. Gli argomenti divini potevano aspettare,  ma non poteva aspettare l’aspetto terreno di decidere come e dove investire centinaia di milioni di dollari.

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Agli occhi di qualunque bancario, Marcial Maciel aveva buone ragioni per preoccuparsi di ottimizzare al massimo gli investimenti della complessa struttura aziendale e finanziaria tessuta intorno ai Legionari di Cristo. La segretezza che avvolge le finanze legionarie ha impedito conoscere le proporzioni del potere economico dell’ordine. Fino adesso.

I documenti interni della Legione ed i rapporti ufficiali della Segreteria d’Azienda, ottenuti da emeequis cominciano a dare forma a questa nebbia: i Legionari di Cristo ricevono –solo in Messico– 2 mila 300 milioni di pesos annuali per mezzo delle loro scuole, fondazioni, immobiliari e aziende.

E una buona parte di questo denaro sono donazioni –deducibili dalle imposte – raccolte attraverso 55 organizzazioni “filantropiche”, educative ed immobiliari che nascono dalla Legione di Cristo (vedere tabella annessa) e si estendono da tutte le parti.

Questo mezzo centinaio di organizzazioni legionarie hanno ricevuto donazioni per quasi 4 mila 500 milioni di pesos nel periodo 2009-2012, secondo i rapporti ufficiali della Segreteria d’Azienda consegnati in risposta alle domande di accesso all’informazione. Cosí che il gruppo aziendale dei legionari ha ottenuto una media di 1.125 milioni di pesos all’ anno, quantitá superiore alle vendite di 24 delle 500 aziende messicane piú grandi elencate da Expansión nel 2012.

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Un buon affare.

Il gruppo aziendale dei legionari ha ottenuto in media 1.125 milioni di pesos all’ anno

Le donazioni ottenute equivalgono alle vendite annuali delle amministratrici dei fondi per la pensione di Banorte e Principal, e sono superiori a quelle di Invercap. Superano anche le entrate dell’Amministrazione Portuale di Manzanillo, il principale punto di commercio estero del Messico con l’Asia, e sono alla pari di quelle del porto di Veracruz.

Alle donazioni bisognerá sommare le entrate dalle iscrizioni scolastiche dei piú di 100 mila alunni –dall’asilo fino alle superiori– che frequentano le loro scuole in 18 paesi attraverso il Consorzio Educativo Anáhuac. Un rapporto ufficiale della Fondazione Altius, organizzazione internazionale creata dai Legionari di Cristo, evidenzia che il 49 per cento degli ingressi della congregazione  corrispondono a donazioni e che il 51 per cento restante derivano dalle iscrizioni degli alunni, da programmi di cooperazione con imprese o istituzioni e attivitá realizzate da centinaia di organizzazioni legionarie.

Come dire che le entrate annuali della Legione in Messico ammontano a quasi 2 mila 300 milioni di pesos. Se fossero un’azienda normale, i Legionari di Cristo non avrebbero alcun problema ad entrare nella lista delle aziende piú poderose del paese.

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Pablo Pérez Guajardo ha collaborato senza interruzioni nella sede della direzione generale dei Legionari di Cristo, in Roma, dal 1986 al 2007. Era assistente del sacerdote José Blum Pérez, il quale svolgeva il ruolo di amministratore della Legione. Con lui collaboravano, nello stesso ufficio, il sacerdote irlandese Michael Greely (oggi legionario in Messico), lo spagnolo Rafael Pascual (attualmente professore nell’Ateneo di Roma) e Jesús Villagrasa, anch’egli spagnolo e consigliere della Direzione Generale. Tutti loro si facevano carico dell’amministrazione e, allo stesso tempo, studiavano filosofia e teologia. A Pérez Guajardo é toccato vivere nella sede dei legionari la crisi per lo scandalo di pedofilia di Marcial Maciel.

Fu testimone del fatto che il fondatore dei legionari non obbedí all’ordine del papa Benedetto XVI il quale, nel maggio del 2006, gli ordinó di ritirarsi ad una vita di orazione e penitenza, poiché Maciel continuó a vivere nella sua residenza in Roma comportandosi come il leader dell’organizzazione. Poi, nel 2007, il sacerdote Pérez Guajardo fu inviato in Messico, dove gli affidarono la gestione della parrocchia di Cancún, Quintana Roo. Deluso dalla mancanza di appoggio e dalla tolleranza dei legionari agli abusi di  Maciel, decise di lasciare  l’ordine alla fine del 2012. E conosce bene le fonti da dove escono i milioni di dollari dei Legionari di Cristo.

–Dove finiscono le donazioni che ricevono i Legionari di Cristo?

–La Legione –spiega in un’intervista a emeequis– funziona come un’azienda (al principio si chiamava Horizons Inc.), che viene quotata nella borsa valori e vende azioni. I capi legionari vivono come Maciel, con hotel, veicoli ed abiti di lusso.  Sono dirigenti ed hanno nelle loro squadre laici ben pagati, come quelli del Gruppo Integer, Fondazione México Unido e Fondazione Altius.

–Sa se nella Legione esiste o é esistito qualche meccanismo per assistere le imprese nell’evadere le imposte attraverso le donazioni?

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–La Legione é servita per lavare il denaro di aziende e dittature come quella di Pinochet. Quelli che hanno il denaro “donano” alla Legione, che invia il denaro allo IOR –Banca Vaticana–, da lí passa il denaro in Svizzera o in Liechtenstein.

Con il principe del Liechtenstein sono stati armati vari progetti bancari. La Legione ha varie associazioni civili e istituzioni di assistenza privata che possono dare ricevute deducibili dalle imposte. La “Mega missione” della Settimana Santa realizzata da Juventud y Familia Misionera é un altro gran affare. Secondo dati ufficiali, partecipano 10 mila persone e ciascuna paga un’inscrizione di mille pesos. Un altro affare é la Fondazione Lazos per aiutare le scuole povere. In tutti i casi arriva una minima parte ai bisognosi.

–Ha conosciuto qualche caso concreto di donazioni utilizzate per fini distinti?

–La Legione ha un sistema di amministrazione centralizzato. Pertanto, tutto, tutto, tutto quello che entra va a Roma e da lí viene distribuito secondo i preventivi consolidati. Le donazioni sono una maniera per ottenere denaro, non si applicano per il fine presentato.

–Vengono destinati ad opere sociali?

–Le opere sociali sono affari. Secondo quanto diceva il padre Maciel, non c’é miglior affare che i poveri. Prova del fatto che non c’é azione sociale dei legionari é la prelatura di Cancún-Chetumal. Nel 1970 il papa Paolo VI ha affidato ai legionari il territorio di Quintana Roo. Dopo 43 anni, nessuno dei due vescovi parla maya, nessun legionario nel mondo parla maya. La zona maya di Quintana Roo é in completo abbandono pastorale.

* * *

Che i poveri siano un buon affare lo sanno bene nella Banca Compartamos, la leader indiscussa di ció che gli specialisti chiamano “microfinanziere”, entitá specializzate nell’assegnazione di crediti in piccola entitá. Le microfinanziere assistono un gruppo di utenti che non ha accesso ai servizi finanziari normali. Il settore della popolazione che le banche tradizionali non hanno voluto assistere é risultato essere un gran affare: le microfinanziere coprono un mercato di 12 milioni di messicani, famiglie di basse entrate.

Una delle aziende piú rappresentative di questo fenomeno é la Banca Compartamos. I suoi critici dicono che ha prostituito il concetto di creare una banca per i poveri, come lo ha concepito Muhammed Yunus, Premio Nobel per la Paz 2006 precisamente per avere fondato in Bangladesh una banca per gente che non é soggetto regolare di credito.

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Garza Medina ha dato forma ad un braccio finanziario che gli permetteva di investire considerabili risorse proprie e altrui in azioni di borsa in tutto il mondo. Gli ha messo nome Integer Ethical Funds

Compartamos conduce la trattativa come qualunque banca ordinaria: cerca il beneficio degli investitori, non dei clienti. Lavora con piccoli prestiti realizzati a debitori troppo poveri perché gli concedano credito in una banca tradizionale. In teoria aiutano molte persone senza risorse a finanziare progetti produttivi per conto proprio.

Con questa filosofia é cominciata come una organizzazione non governativa, fondata da un gruppo cattolico chiamato Gente Nueva, e per molto tempo ha seguito i precetti della Banca dei Poveri, la Grameen Bank di Muhammed Yunus, la microfinanziaria di maggior successo del mondo.  Peró Compartamos é oggi una societá commerciale con fini di lucro che viene quotata nella Borsa Valori Messicana, molto lontano da questi primi ideali. É considerata l’ istituzione di microfinanza piú grande dell’America Latina e la banca piú redditizia nel territorio nazionale.

Chiede interessi che vanno dal 4 al 6 per cento mensili (fino al 70 per cento annuali), o ció che equivale: tra 13 e 20 volte di piú dell’inflazione mensile media riportata dal Banco de México. Questo l’ha resa polemica. Per questo Yunus, il gurú dei microcrediti, ha accusato in un viaggio che fece alcuni anni fa in Messico: “Se una banca convenzionale facesse pagare le stesse tasse di Compartamos, cosa succederebbe? Verrebbe linciata! Peró se si tratta di prestare ai poveri, in qualche maniera risulta accettabile in Messico. Se il Banco de México, per esempio, aumentasse un quarto di punto il tasso d’interesse, si starebbero scrivendo editoriali e alzando la voce. Peró verso le tasse che si fanno pagare ai poveri c’é una totale insensibilitá”.

* * *

“Non c’é miglior affare che i poveri”, sentí dire a Marcial Maciel il sacerdote Pérez Guajardo, peró la frase non aveva un senso retorico. Maciel aveva scoperto decenni fa che i poveri, nonostante le loro risorse enormemente limitate, potevano essere un gran affare. Per questo fu creata la Banca Compartamos, uno dei pezzi chiave in questo labirinto interminabile di societá, fondazioni ed aziende che costituiscono il centro nevralgico del potere economico della Legione.

Vedrete presto quanto complesso é questo grappolo di nomi e sigle, anche se alla fine tutti arrivano ad un punto nero: i Legionari ed il suo superiore generale. L’origine centrale della banca legionaria si trova nella associazione civile Compartamos, fondata nel novembre del 1998 da José Ignacio Ávalos Hernández, presidente di Un Kilo de Ayuda (Un Chilo d’Aiuto), organizzazione e marca di proprietá dei legionari. La marca é registrata da Promoción Bundoran, azienda il cui consiglio d’amministrazione era diretto fino a poco tempo fa dalla cupola piú vicina a Marcial Maciel: i sacerdoti Luis Garza Medina, Evaristo Sada Derby e Álvaro Corcuera.

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Banca Compartamos

Il 30 di ottobre dell’ anno 2.000 Compartamos AC si é integrata come azionista di maggioranza a Financiera Compartamos SA.

Ávalos Hernández svolgeva il doppio incarico di presidente di Un Kilo de Ayuda e di Compartamos AC. Come segretario figurava un altro legionario: Armando Olivieri Sangiacomo, il quale fungeva da amministratore legale di Cobreces, SC, l’azienda che controllava il franchising dei collegi Del Bosque ed era proprietaria della marca Regnum Christi, movimento sotto il quale si integrano le 500 consacrate laiche.

Compartamos AC é nata con un capitale di soli 4 mila pesos, che due anni dopo si erano moltiplicati quasi per 5 mila. Il 30 di ottobre del 2000, Compartamos AC si integró come azionista maggioritario di Financiera Compartamos SA, con una esposizione di piú di 19 milioni di pesos, per rimanere con il 40 per cento del capitale totale. Il secondo azionista per importanza fu Accion Gateway Fund, organizzazione con sede negli USA dedicata ad appoggiare lo schema dei microcrediti. Ha apportato il 20 per cento del capitale. Altri 16 investitori hanno riunito il resto delle risorse, tra loro Carlos Labarthe Costas y José Luis Labarthe Hernández, membri della famiglia fondatrice del Collegio Kipling, gestito dai Legionari, cosí come Fernando Landeros, direttore di México Unido e presidente della Fondazione Teletón, entrambe organizzazioni legate alla Legione.

É stato tale il successo della Finanziaria Compartamos che alla metá di maggio del 2005 aumentó il suo capitale a 379 milioni di pesos. Un anno dopo, il governo di Vicente Fox autorizzó Compartamos a convertirsi in una banca, con un capitale di 427 millones. Ció che era nato come un’associazione altruista si é convertita in un piú che lucroso affare. Passarono alcuni anni di abbondanza e il 28 di aprile del 2009 avvenne un altro movimento nella societá mercantile.

Quel giorno venne formalizzato davanti ad un notaio pubblico il cambio di nome di Compartamos AC –principale azionista della banca– a Promotora Social México, AC. Il presidente di Un Kilo de Ayuda fu confermato nell’ assemblea come presidente della nuova organizzazione. Si consolidava come il vincolo diretto dei legionari nella banca.

Nonostante i Legionari di Cristo fossero giá entrati in una severa crisi per le ripetute rivelazione degli abusi sessuali commessi da Marcial Maciel su giovani seminaristi e dalla diffusione dei dettagli della sua “doppia vita”, i poveri non lo abbandonarono. I crediti alle famiglie messicane di piú basse risorse, e le more, e le multe per mancato pagamento che la Banca Compartamos gli fa pagare, hanno procurato le risorse ed il combustibile per far sí che, in soli 15 anni, il capitale con il quale é stata iniziata l’ organizzazione si moltiplicasse 342 mila volte.

Per l’aprile del 2013 Promotora Social México possedeva giá 544 milioni di azioni della banca –il 32.8 per cento del capitale –, con un valore di 1.368 milioni di pesos. I legionari consolidarono cosí una delle colonne delle finanziaria nazionale nella quale convertirono l’ordine: in Messico la banca ha giá 500 succursali, soprattutto nelle zone popolari, ed ha cominciato un processo di invasione ad altri paesi.

Il suo modello di microcrediti cari a gente povera é arrivato in America Latina. Nel 2011 ha aperto Compartamos Guatemala ed ha acquisito la Finanziaria Crear in Perú. Alla porta c’é l’espansione in Honduras, El Salvador e Panama, dove hanno giá registrato la loro marca. Inoltre, ha lanciato la Red Yastás, che offre pagamenti di servizi e ricariche di credito per il cellulare, e l’anno scorso ha organizzato Aterna, un nuovo servizio di microassicurazioni. Insiste il sacerdote Pérez Guajardo: “Per questo Maciel diceva che non c’é miglior affare che i poveri”. Questo diceva Marcial Maciel, i cui seguaci, in qualche momento, hanno sognato di canonizzarlo per essere un modello di cristianitá.

* * *

É molto probabile che le lezioni di ingegnieria industriale alle quali Luis Garza Medina ha assistito all’ Universitá di Stanford abbiano contribuito a forgiare un pensiero organizzato, sistematico, come quello che si richiede per controllare un’intricata rete di decine di istituzioni ed aziende. Pelle bianca, lineamenti fini, viso lungo, pettinato con la riga da una parte, Luis Garza Medina sembra un seminarista tranquillo e con una certa aria angelicale, ma dietro a questa immagine si nasconde un sofisticato cervello capace di articolare complesse operazioni finanziarie in vari continenti.

Educato in seno ad una famiglia milionaria nella quale l’ottenimento di guadagni si é convertito in un obiettivo di vita, Garza Medina ha dato mostra del carattere impresariale ereditato da una delle famiglie fondatrici del Gruppo Monterrey e in tenera etá si convertí in un pezzo chiave nei piani di Marcial Maciel. Uno degli otto figli del clan Garza Sada –suo fratello Dionisio, il maggiore della prole, era fino a poco tempo fa presidente del Grupo Alfa –, Luis fu accolto nel primo circolo del fondatore dei legionari molto presto: a 32 anni era giá vicario generale dell’ordine, un autentico numero 2 con ampissimi poteri.

Maciel Degollado non si sbaglió nell’eleggerlo. Garza Medina mise in luce le sue doti e fu il creatore di una delle reti finanziarie-aziendali piú redditizie che mai si erano conosciute dentro alla chiesa cattolica. La mano finanziaria dei Legionari ha cominciato a operare a metá degli anni ottanta attraverso una azienda centrale chiamata Horizons Inc, creata nel 1987 e la cui sede si trovava in Connecticut, dove i legionari avevano edificato il loro primo seminario negli USA. Con gli anni, vennero chiuse alcune aziende e ne vennero aperte altre che le sostituivano. In conseguenza allo scossone del 2006 per lo scandalo della pedofilia di Maciel, c’é stato un riordino nella struttura aziendale della congregazione. Alcune aziende si estinsero e furono create altre, per sostituire le loro attivitá.

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Marcial Maciel

Le opere sociali sono affari. “Non c’é miglior affare che i poveri”.

Le nove sorelle

Queste sono alcune delle societá legate organicamente ai Legionari di Cristo. Attraverso esse si muovono considerevoli risorse dell’ordine.

1.- Investigación y Estudios Superiores, SC (Ricerca e Studi Superiori SC)

(Gestore dell’Universitá Anáhuac). É stata creata come associazione l’ 8 di ottobre del 1979. Si é trasformata in azienda il 9 di febbraio del 1987.

Soci:

Centro de Actualización y Planeación Pedagógica, SC  99.9%

Familia Mexicana, SC   0.1%

2.- Centro de Actualización y Planeación Pedagógica  (Centro di Attualizzazione e Pianificazione Pedagogica)

É stata creata il 25 di febbraio del 1975. Il 9 di febbraio del 1987 si é transformata in Associazione Civile.

Soci:

Centro de Educación y Cultura Aguilar y Seijas, SC  99.9%

Investigaciones y Estudios Superiores, SC  0.1%

3.- Mano Amiga, SC (Mano Amica, SC)

É stata registrata come associazione civile il 20 di agosto del 1965. Si é trasformata in azienda il 23 di febbraio del 1987

Soci:

Associazione culturale Cobreces, SC  99.9%

Los Cafetos, SC 0.1%

4.- Asociación cultural Cobreces, SC (Associazione culturale Cobreces, SC)

É stata costituita il 21 di maggio del 1981. Si é trasformata in associazione civile il 6 di marzo del 1987

Soci:

Associazione Culturale Suances, SC 99.9%

Instituto Cumbres de Saltillo 0.1%

5.- Promoción Bundoran. (Collegio Irlandese)

É stata costituita l’ 8 di settembre del 1978 con il nome Fut Can Cun. Il 27 di febbraio del 1987 si trasformó in associazione civile e cambió il suo nome a Promoción Bundoran.

Soci:

Desarrollo Integral Comillas, SC  99.9%

Instituto Cumbres de Quintana Roo SC  0.1%

6.- Bermúdez Mascareñas, SC

L’associazione é stata costituita il 13 di novembre del 1965. Si é trasformata in associazione civile il 6 di ottobre del 1988

Soci:

Bundarán SC   99.9%

Centro de Educación Juvenil SC  0.1%

7.- Fidelis SC

É stata costituita il 24 di gennaio del 1986

Soci:

Jaime Pérez Guajardo   50%

(Direttore dell’ Istituto Superiore di Scienze Religiose)

Guillermo Cumming Ortega  50%

(Rappresentante della Fondazione Altius in Roma)

8.- Estudios Integrados, SC

É stata costituita il 17 di settembre del 1964 come associazione e si é trasformata in associazione civile il 27 di febbraio del 1987.

9.- Cámecuaro, S.C.

É stata creata il 21 di ottobre del 1964 e il 23 di febbraio del 1987 si é trasformata in associazione civile. Gestisce il Centro di educazione e Cultura Ajusco (CEYCA)

*Fonte: elaborazione propria con dati del Registro Pubblico della Proprietá

.

Nel centro della strategia Medina Garza collocó quindi un’ istituzione che serve per gestire multimilionarie risorse ed ottenere elevati guadagni: il Gruppo Integer, la holding che opera come tesoreria e attraverso la quale si articola la gestione della rete di scuole, collegi e universitá che i legionari hanno in Messico e nel mondo. Ed utilizzando il gruppo come ombrello, Garza Medina ha dato forma a un braccio finanziario che gli permette investire considerevoli risorse proprie e altrui in azioni di borsa in tutto il mondo. Gli ha messo nome Integer Ethical Funds (IEF), lo ha costituito il 15 di maggio del 2007 e lo ha dotato di un capitale iniziale di 1 milione 250 mila euro.

Con uffici nel numero 1 del Boulevard Royale in Lussemburgo, un paese che é ancora considerato un paradiso fiscale agli effetti pratici, il fondo di investimento é il risultato di un’alleanza aziendale tra il Fidelis Internacional Institute, organizzazione controllata dalla Legione, e la banca privata Pictet, con sede in Ginevra, Svizzera, una delle istituizioni nelle quali Raúl Salinas de Gortari (Presidente della Repubblica messicano che, in tempi molto recenti, ha derubato senza limiti il popolo messicano lasciando la presidenza ed il paese all’orlo del collasso economico e relegando il Messico a paese del terzo mondo a prescindere dalle sue enormi potenzialitá -ndt) ha depositato milioni di dollari negli anni novanta.

Diretto da due esponenti di rilievo dei legionari, l’ Integer Ethical Funds avverte che riunisce risorse che verranno investite “con valori giudeo-cristiani” in aziende che compiano con questi stessi valori e che, allo stesso tempo, producano “risultati finanziari eccezionali”. Garza Medina ha applicato una visione unica: ha creato lo strumento ideale per raccogliere migliaia di milioni di dollari di proprietá di un’infinitá di ordini religiosi che si sentiranno a loro agio nell’affidare la loro fortuna a quella che, di fatto, é una banca di investimento con presunti valori cristiani. Per far sí che non ci fossero dubbi su questo, il IEF ha definito fin dall’inizio che tipo di clienti voleva, coloro che ha chiamato “investitori idonei”: fondazioni e congregazioni religiose, organizzazioni senza fini di lucro e beneficenza cristiana e organizzazioni “coscienti di valori etici”.

Una volta ottenuti le risorse, il IEF si incaricava di investirle in azioni di aziende, in valori di governo ed anche attraverso intermediazioni finanziarie e mercati di divise. E fissava, paradossalmente, nove “principi etici” che guidavano le loro politiche di investimento. Secondo loro, i fondi non verrebbero mai utilizzati per comprare azioni di aziende che fossero vincolate con “violenza contro la vita umana e la strumentalizzazione della procreazione” o con la “violazione dei diritti dei lavoratori”.

Inoltre, in linee guida approvate da Marcial Maciel, si stabiliva che i fondi non sarebbero nemmeno destinati a aziende legate “allo sviluppo, produzione e vendita di armi”, né che avessero “relazioni con la pornografía”, o che inducessero al “consumo incontrollato di alcool e tabacco”. Nemmeno, naturalmente, a quelle che si relazionassero con “frodi, lavaggio di denaro, corruzione e attivitá simili”. E in quanto alla possibilitá di destinare i guadagni ad opere sociali, il fondo era molto chiaro: il fondo puó donare fino ad un 5 per cento dei suoi guadagni annuali ad instituzioni senza fini di lucro, sempre e quando la rendita superi le mete stabilite per piú di un 5 per cento.

* * *

Atti costitutivi di diverse aziende vincolate ai Legionari, delle quali emeequis ha ottenuto una copiamostrano il peso e l’impronta di Luis Garza Medina (del quale una sorella, Paulina, é una consacrata del movimento laico Regnum Christi) come il gran maestro delle finanze legionarie. Per esempio, tra il giugno del 1999 e l’aprile del 2000, ha ordinato movimenti in differenti aziende per collocare sacerdoti vicini a Marcial Maciel come responsabili della gestione di conti bancari e di valori.

Esempio numero 1: Garza Medina ha presieduto il 16 di luglio del 1999 la riunione del Consiglio di Amministrazione  del Centro di Attualizzazione e Pianificazione Pedagogica, S.C., azienda proprietaria –tra gli altri attivi– della rete di collegi “Cumbres”. Nella sessione venne confermato Garza Medina come presidente e vennero nominati membri del consiglio i sacerdoti Evaristo Sada (cugino di Garza Medina), Juan Manuel Dueñas e Álvaro Corcuera, tutti uomini vicini a Maciel.  E si accordó inoltre di dare poteri speciali per investire in banche e case di borsa ai sacerdoti Eloy Bedia Diez e Octavio Acevedo Marín.  Diedero anche poteri per aprire conti bancari ed amministrare i fondi dell’azienda a Dermot Tenyson, professore dell’ Universitá Anáhuac e specialista in investimenti in borsa; allo spagnolo Alberto García, amministratore della rete di collegi Cumbres; e al sacerdote Jesús Torres, originario di Cotija, Michoacán, compaesano e uomo di totale fiducia di Maciel.

Esempio numero 2: un movimento simile fu realizzato il 21 di giugno ed il 12 di agosto del 1999 in Mano Amiga, S.C. ed in Promoción Bundoran, S.C., quando vennero dati poteri speciali a Eloy Bedia e Octavio Acevedo Marín, tra gli altri, “per negoziare, sottoscrivere e mantenere di fronte alle istituzioni e alle case di borsa di loro elezione i contratti di valori ed investimenti per la gestione dei fondi della societá”.

Esempio numero 3: gli stessi sacerdoti hanno ricevuto le stesse facoltá in una sessione ordinaria realizzata in aprile del 2000 nell’azienda Investigación y Estudios Superiores, S.C., gerente della Rete di Universitá Anáhuac.

In tutti i casi, i poteri li ha concessi Luis Garza Medina come Presidente del Consiglio di Amministrazione.

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Da dove proviene il denaro legionario?

Donazioni in natura    6%

Donazioni in valuta di Individui    43%

Entrate per programmi  di cooperazione e  istituzioni ufficiali     17%

Quote ed entrate generate dai progetti     26%

Altre entrate  8%

Con la caduta di Marcial Maciel ed il conseguente ridimensionamento del suo circolo piú stretto, Garza Medina ha perduto potere ed influenza: fu rimosso, anche se ufficialmente non fu cosí, e fu allontanato dalla nomenclatura dei Legionari di Cristo, dove era arrivato ad avere tre posizioni centrali: era vicario generale, con controllo assoluto e totale dell’amministrazione dell’ordine; era direttore territoriale per l’Italia, dove la congregazione ha la sua sede ed, infine, supervisionava il movimento Regnum Christi. Dopo l’ispezione, per istruzione del Vaticano, alla quale fu sottoposto l’ordine, Garza Medina fu ridimensionato e inviato alla direzione territoriale legionaria negli USA. Anche cosí la sua influenza é ancora innegabile: sa Dio come lo ha fatto peró ha manovrato per ottenere che l’ Universitá Interamericana per lo Sviluppo (UNID) rimanesse, letteralmente, in famiglia. Con operazioni in 24 stati della Repubblica Messicana e con 25 mila alunni, la UNID é stata venduta nel marzo scorso, per una quantitá non rivelata, ad un gruppo di impresari capeggiati da Dionisio Garza Medina, suo fratello maggiore, il quale recentemente ha acquisito anche l’ Universitá Regiomontana.

La vendita dell’ universitá ha provocato fastidio nella congregazione, tanto che persino il sacerdote Peter Byrne ha inviato una lettera ai suoi superiori della Legione per esprimere la sua collera. “Sembra che abbiamo cambiato una cupola per un’altra e che la cultura “caciquesca” (dei “caciques”,  i capi assoluti delle tribú indie del Centro e Sud America -ndt) iniziata dal padre Maciel continui a regnare in questa congregazione”.

“Perché ha dovuto essere la UNID? Sará perché lí si educano solo i figli degli impiegati ferroviari e i figli dei falegnami?”,  ha questionato Byrne. Nessuno gli ha risposto. Non ha avuto risposta nemmeno l’informazione pubblicata dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi, secondo il quale Dionisio Garza Medina é uno degli impresari messicani che appaiono sulla lista di personaggi di 170 paesi che evadono il pagamento delle imposte mantenendo conti in paradisi fiscali. L’indagine, realizzata da dozzine di giornalisti in vari continenti, in quella che chissá sia l’iniziativa globale piú importante della storia, ha messo in luce che l’ex presidente del Gruppo Alfa evade il pagamento delle imposte per mezzo della firma Vercors Private Limitedche opera in Singapore dal 2005 nel ruolo di investitore.

* * *

Il sacerdote Pablo Pérez Guajardo si stancó dei legionari dopo 39 anni ed abbandonó l’ordine nel 2012, deluso dalla mancanza di apoggio e per la tolleranza dell’ ordine agli abusi di Maciel.  Si é rifugiato nella diocesi di Saltillo, Coahuila, agli ordini del vescovo Raúl Vera, da dove esige ai legionari che gli consegnino i 7 mila dollari ai quali ha diritto per il ritiro, poiché desidera utilizzarli per lavorare nelle zone emarginate della capitale di Coahuila.

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Modus operandi finanziario.

Investono in azioni tripla A, le piú sicure. La Legione ha il 12 per cento delle azioni in TV Azteca, titoli in aziende e la compravendita di terreni.

Pérez Guajardo ha molte informazioni dei legionari, con i quali giá non si sente obbligato in niente.

–Che altri mezzi di finanziamento e raccolta di risorse hanno i Legionari?

capi legionari investono in azioni tripla A, che sono le piú sicure. La Legione ha un 12 per cento delle azioni in TV Azteca, titoli in diverse aziende e, naturalmente, la compravendita di terreni. Per far sí che abbiate un’ idea, tutto quello che oggi é Lomas Anáhuac erano terreni della Legione. Maciel compró tutta la collina a prezzo regalato per essere fuori dalla cittá, senza vie di comunicazione e agricola. Con i suoi contatti politici ha ottenuto di cambiarne la destinazione d’uso del suolo e comunicare la zona.  Con i suoi contatti religiosi ha ottenuto che questa zona non fosse dell’Arcidiocesi del Messico, ma di Tlalnepantla, in modo da non dover rendere conto all’allora arcivescovo, che era contrario ai legionari.

–Le iscrizioni ai collegi Cumbres e delle universitá Anáhuac sono contabilizzate come donazioni?

Vengono pagate dai genitori ma i collegi rimangono in rosso quando danno donazioni alla Fondazione Altius e finanziano viaggi studio a Roma. I collegi legionari non sono proprietari né dei terreni né dell’edificio; li prendono in affitto da un’altra societá immobiliare della Legione. Il nome commerciale non é il nome giuridico del collegio. Le iscrizioni alle varie scuole superano i 10 mila pesos mensili cadauna, mentre i salari del personale docente e non docente sono il minimo.

–Quali altre strategie aziendali utilizzano?

–Una delle strategie dalla Legione é affermare che ha problemi finanziari, che non c’é denaro perché ci sono molte vocazioni, perché aiuta le missioni maya in Quintana Roo, perché si sono abbassate le donazioni o esiste una crisi nazionale o mondiale. Dicono che non c’é denaro, ma nel 2011-2012 l’Universitá Interamericana per lo Sviluppo ha guadagnato 600 milioni di pesos. La Legione é padrona della Banca Compartamos e se facciamo un controllo all’Universitá Anáhuac e ad ogni collegio ci sorprenderemo per i guadagni. In Messico ci sono collegi legionari – che adesso si chiamano Rete di Collegi Semper Altius perché “legionari” é una marca bruciata– che fanno pagare 10 mila pesos mensili per gli studi.

–Quali altre vie usano per raccogliere fondi?

–Una delle strutture per  raccogliere denaro é la Fondazione Altius. Allo stesso modo come nel campo immobiliare, la Legione conta con una rete di associazioni che danno l’impressione di non avere niente in comune con essa. La maggioranza non ha connotazione religiosa, come la Fondazione Lazos. Altre hanno iniziato come aiuto e si sono convertite in autentici affari.

Le donazioni si canalizzano ad organismi legati ai legionari?

Ai legionari non importano i poveri. Qualche volta avete visto Fernando Landeros cambiare pannolini a un bambino del Teletón? Lo avete visto praticare terapie?

Garza Medina ha posto in luce le sue doti ed é stato il creatore di una delle reti finanziarie-aziendali piú redditizie che si siano mai conosciute nella chiesa cattolica

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LE DONAZIONI 2009-2012 (in pesos)

Queste sono le donazioni ricevute ufficialmente da 55 organizzazioni legate ai Legionari di Cristo

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*Fonte:       elaborazione propria con dati provvisti dalla Segreteria d’Azienda e Credito Pubblico  in

                              risposta  alla domanda di accesso all’informazione.

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Le entrate annuali della Legione in Messico ammontano a quasi 2 mila 300 milioni di pesos. Se fossero una corporazione normale, i Legionari di Cristo entrerebbero nella lista delle aziende piú poderose del paese.

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Perez Guajardo.

I legionari non perdono tempo con i poveri o con quelli della classe media. Eleggono i loro candidati tra i piú bianchi di carnagione.  La Legione si é convertita in una agenzia escort.

 

 

Quanti hanno visto un legionario attendere i bambini del Teletón? Si parla di Mano Amiga come di una scuola per poveri. Quanti legionari attendono i bambini poveri di Mano Amiga? I sacerdoti legionari stanno nei collegi ricchi e cari. Di piú, Mano Amiga é un collegio che comincia povero e diventa a pagamento, per la classe media. Questo schema é lo stesso che adesso sta usando il fratello di Luis Garza Medina, poiché il mercato dei bambini ricchi é limitato. In cambio, quello della classe media e medio bassa é enorme.

Non gli importa l’educazione né i bambini, é il denaro che li muove.  I legionari non perdono il tempo con i poveri o con quelli della classe media. Eleggono le loro vocazioni tra i più bianchi di carnagione. La Legione si è convertita in una agenzia escort. Ti affittano sacerdoti bellini e cari per i tuoi eventi sociali: matrimoni, funerali, prime comunioni. Il figlio di Carlos Salinas de Gortari si è sposato alcuni mesi fa ed ha avuto al suo matrimonio non un vescovo o un cardinale, ma un legionario: il sacerdote Jesús Quirce Andrés, rettore dell’Università Anáhuac.

* * *

Quando le rivelazioni sugli abusi sessuali commessi da Marcial Maciel si erano convertiti in un guaio già inoccultabile, la cupola dei legionari fece una riunione.  Gli uomini più vicini al fondatore si diedero appuntamento alle cinque del pomeriggio del 30 di marzo del 2006 in una residenza di Lomas de Tecamachalco per prendere decisioni urgenti nella struttura impresariale della Legione.

Il papa Benedetto XVI aveva ordinato di aprire un’indagine sugli eccessi e delitti di Marcial Maciel, che ha obbligato a rinunciare al sacerdozio.  Lo scandalo ha scosso la struttura impresariale della Legione di Cristo, poichè Álvaro Corcuera Martínez del Río, che è stato nominato successore di Maciel, era allo stesso tempo il presidente del Consiglio di Amministrazione delle aziende Centro de Actualización y Planeación Pedagógica, Investigación y Estudios Superiores (gerente dell’ Università Anáhuac), Promoción Bundarán (Colegio Irlandés) e Bermúdez Castañedas, S.C., tra molte altre.

Quando il papa ordinò il ritiro di Maciel ad una vita di orazione e penitenza, Corcuera ha assunto l’incarico di superiore generale dei Legionari di Cristo e si è visto obbligato a rinunciare al suo incarico aziendale.  La sua rimozione dalla Presidenza del Consiglio di Amministrazione dell’azienda amministratrice dei beni legionari fu fatta alla fine di marzo del 2006.

Nella sessione ordinaria del Centro de Actualización y Planeación Pedagógica, SC, fu nominato come nuovo presidente Gabriel Ramón Sotres Sainz e come membri del consiglio Óscar Nader Kuri, Javier Guadalupe García González ed Enrique Jiménez Esquivel, tutti sacerdoti legionari, molto vicini al loro defenestrato patriarca.

È stato il primo movimento per cercare di blindare il complesso finanziario-aziendale della Legione di fronte al temuto intervento del Vaticano.  Fino adesso, sette anni dopo quegli affrettati movimenti, lo hanno ottenuto: il potere economico dei Legionari di Cristo è quasi intatto.

Traduzione a cura di Crescendo in Grazia.

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VATICANO: L’IMPERO FUORILEGGE DEL MATTONE

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/03/vaticano-limpero-fuorilegge-del-mattone.html

18.3.13

VATICANO: L’IMPERO FUORILEGGE

DEL MATTONE

 

 l'impero del mattone 1

San Pietro – foto Gilan

di Gianni Lannes

In Italia la legge non è uguale per tutti. Le controprove? Un esempio a portata d’orizzonte. Il patrimonio di San Pietro: ancora e sempre esentasse. Uno Stato nello Stato tricolore che non paga nulla e vive in maniera parassitaria, succhiando il sangue degli ignari contribuenti, non solo mediante l’8 per mille, ma soprattutto attraverso ininterrotte elargizioni statali di denaro pubblico fuori controllo. Mica c’è solo l’Imu che non sborsano: non pagano neanche una tassa, né a titolo d’esempio il consumo di acqua o lo smaltimento dei rifiuti e la depurazione fognaria. Pagano sempre e soltanto quei fessi di italioti. Altro che crisi.

San Pietro, grazie alle strabilianti operazioni dello Ior - annessi e connessi in Italia e nel resto del mondo – vive di rendite, speculazioni ed affari con le mafie intercontinentali. A titolo di riferimento documentato: il 29 settembre 1978, l’allora Papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani), si accingeva fare piazza pulita  licenziando in primis il gran corrotto monsignor Paul Marcinkus, a capo della banca vaticana in affari addirittura con Cosa Nostra. Invece, durante la notte tra il 28 ed il 29 settembre fu avvelenato da una dose di digitalina  - non lascia tracce nel sangue – che causò un infarto del miocardio. Insomma: una finta morte naturale. E così la potente massoneria eliminò chi voleva cambiare le cose. C’è un libro documentato sul caso dell’avvelenamento di Papa Luciani, scritto da David Yallop e pubblicato nel 1984 (a Londra dalla casa editrice Jonathan Cape), dal titolo In God’s name. 

Nel testo In nome di Dio, pubblicato nel 1997 in Italia dall’editore napoletano Tullio Pironti, a pagina 4 si legge: “Le prove che il Papa aveva raccolto mostravano che all’interno del Vaticano c’erano più di cento massoni, a partire dai cardinali fino ai preti, benché il diritto canonico stabilisca che l’appartenenza alla Massoneria comporta l’automatica scomunica. Luciani era inoltre preoccupato per una loggia massonica illegale che estendeva le sue radici al di fuori dell’Italia alla ricerca di denaro e potere. Era la P2″.

Il Pontefice era preoccupato da Marcinkus, Ortolani, Gelli e perfino Giulio Andreotti. I primi due li avrebbe subito allontanati se non fosse stato ammazzato.

Ricchissimi ieri - E’ scontata la sedicente “Santa Sede”. Perché? «Un quarto di Roma è in mano alle società ombra panamensi, del Liechtenstein, lussemburghesi, svizzere. Un altro quarto è di enti pubblici e dello Stato. Un quarto ancora è di privati grandi e piccoli. Ma l’ultimo quarto, forse il migliore, è nelle mani del Vaticano (…) Dare un valore commerciale a questo impero è impossibile. Ci si può trovare indifferentemente di fronte ad ettari di terreno edificabile o al palazzetto storico pronto alla ristrutturazione. Si inciampa in collegi o conventi, abitati ora da pochi religiosi, che potrebbero (ed è stato già fatto) essere trasformati agevolmente in residence di lusso, in alberghi, in centri commerciali. Il valore attuale di queste proprietà immobiliari dovrebbe essere moltiplicato  per mille, diecimila volte. Il tutto come si può leggere nelle norme capestro del vecchio Concordato, esentasse …».

E’ l’incipit di un’importante inchiesta giornalistica intitolata “Vaticano S.p.A.”, pubblicata il 7 gennaio 1977 dal periodico L’Europeo, a firma di Paolo Ojetti. Il meticoloso lavoro di approfondimento di questo giornalista italiano, prosegue elencando in dettaglio tutte le proprietà ecclesiastiche immobiliari a Roma: terreni e palazzi di proprietà della Santa Sede, ma anche dei vari ordini religiosi, che occupano ben sette pagine del giornale. Il dossier pubblicato da L’Europeo suscita scalpore e provoca un’immediata reazione del Vaticano. Ma L’Europeo allora diretto da Gianluigi Melega non si lascia intimorire (giornalisti d’altri tempi), e pubblica una seconda puntata, intitolata “I mercanti di san Pietro”, con appendice “I conti nelle casse vaticane”.

Argomenta ancora il rigoroso Ojetti il 21 gennaio di 36 anni fa: «Non c’è dubbio che una cosa sono i beni immobiliari che, inseriti nel Trattato, godono del privilegio della “extraterritorialità”, e una cosa siano tutti gli altri beni della Santa Sede e degli enti ecclesiastici (…) L’impero vaticano è ancora enorme. Se si pensa che l’inchiesta era limitata alla città di Roma, non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa sia il resto d’Italia (…) Tra l’investimento misericordioso e quello redditizio, la Chiesa sceglie tuttora il secondo. Per mantenere e sviluppare questo potere temporale, il Vaticano non ha dovuto nemmeno aguzzare troppo l’ingegno delle gerarchie. La strada gli è sempre stata spianata dalle carenze legislative dello Stato italiano, dalla sudditanza degli istituti di credito a tradizione cattolica, dalla colpevole arrendevolezza del mondo laico, dalla sostanziale inutilità dei formalismi delle procedure di controllo».

Scrive il collega Mario Guarino nel saggio I mercanti del Vaticano pubblicato da Kaos nel 1998, (autore insieme a Giovanni Ruggeri del pionieristico libro Berlusconi: inchiesta sul signor tv, edito dagli Editori Riuniti nel 1987 e poi riedito da Kaos nel 1993): «Alla pubblicazione della seconda puntata dell’inchiesta “L’Europeo”, l’organo del Vaticano non reagisce. Non occorre. La Rizzoli Editore, controllata dalla P 2, provvede a licenziare in tronco il direttore del settimanale Gianluigi Melega».

Poverissimi oggi - Un censimento e una valutazione degli immobili di proprietà della sedicente “Santa Sede” in territorio italiano era e resta un’impresa impossibile. Infatti, le proprietà immobiliari regolarmente registrate nei catasti del territorio italiano sono solo una parte: molte di esse non sono registrate in quanto, come è noto, il Vaticano è una nazione estera a tutti gli effetti legali.

Chiese, conventi, monumenti. Ma anche palazzi, interi caseggiati nel centro delle città di mezzo mondo, alberghi, appartamenti extra-lussuosi centri commerciali e terreni in gran parte del globo terrestre. In altri termini: beni incommensurabili, protetti da società di comodo, e schermi spesso in odore conclamato di mafia, in paradisi off-shore che farebbero impallidire Beppe Grillo.

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il cardinal Bertone & l’eterno abbronzato  Beppe Grillo

Il dato ufficiale (una cifra ampiamente sottostimata) stima soltanto in Italia al 25 per cento circa, il patrimonio immobiliare che fa capo alla Chiesa del Vaticano.  Il patrimonio gestito dallo Ior (la banca del Vaticano) e l’Apsa, sfiora i 10 miliardi di euro. Le proporzioni rendono l’idea: esattamente 10 miliardi di euro (denaro pubblico sono stati sperperati impunemente e senza controllo dalla Protezione Civile italiana in particolare sotto il regime di Guido Bertolaso, grazie anche a Silvio Berlusconi (della serie vedi gli affaroni nel proprio clan sul post terremoto di L’aquila e poi muori).

Un quarto di Roma è intesto a diocesi, congregazioni religiose, enti e società del Vaticano. Solo le proprietà che fanno capo a Propaganda Fide (il ministero degli esteri del Vaticano che coordina l’attività delle missioni nel mondo) ammontano a circa 10 miliardi di euro. Dal 2005 il Vaticano ha ricominciato a fare trading immobiliare, vendendo beni per circa un centinaio di milioni.

D’altro canto, nel 2006 esclusivamente a Roma si sono registrate più di 8 mila donazioni di beni immobiliari, mentre in provincia sono state 3.200.

Il più grande intermediario immobiliare che lavora con la Chiesa cattolica, il gruppo Re S.p.A., realizza da questa attività circa 30 milioni di fatturato.

Santi in paradiso - L’enfant prodige dei nuovi palazzinari capitolini è un casertano, tale Giuseppe Statuto. Più di un lustro fa si è affermato con un colpaccio, acquistando senza battere ciglio, un immenso complesso monastico sulla Camilluccia. Nella stessa zona, Statuto si è accaparrato un convento del XVIII secolo di valenza storica con annesso terreno di 5 mila metri quadrati. Statuto è uno dei rari operatori del mattone a fare affari in esclusiva con il Vaticano. In tal modo la sua ditta Michele Amari e le altre società controllate (Bixio 15, Diemme Immobiliare, Derilca, Egis) ha fatto incetta uno dietro l’altro, di immobili di pregio dismesso da congregazioni religiose.

La nomina 11 anni fa del cardinale Attilio Nicora a capo dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica ha segnato la vera svolta affaristica, a stretto contatto con Paolo Mennini (figlio di quel Luigi, consigliere dello Ior, già inseguito da un mandato di cattura per lo scandalo Ambrosiano). Qualcuno rammenta Calvi, Cosa Nostra, Sindona, P2, Gelli e i loro intrecci affaristici con la “Santa Sede”?

L’Apsa, a parte i valori truccati sugli accatastamenti di immobili lussuosi in pieno centro storico capitolino, registrati come ultra popolari, dirige i 30 mila enti religiosi su tutto il territorio italiano. Oltretutto, attraverso la Sirea - che risulta intestataria di due palazzi in piazza Cola di Rienzo, affittati alla Direzione investigativa antimafia - e la Edile Leonina, con locali occupati dal Viminale, è titolare anche della società Nicoloso da Recco (proprietaria di 4 appartamenti). Avete capito bene: DIA e Ministero dell’Interno che sicuramente adesso indagheranno dopo questa “insignificante” sollecitazione giornalistica.

Si tratta di un patrimonio solo per citare un modesto esempio – extra Patti Lateranensi – sfuggito a qualsiasi censimento dello Stato tricolore. Ecco un utile riferimento: nell’aprile del 1985 nel dibattito parlamentare sulla legge degli edifici di culto, si trova agli atti l’elenco sterminato dei palazzi posseduti dagli enti ecclesiastici nella sola città di Roma Il dato inequivocabile offre uno squarcio informativo sulla reale consistenza dei beni della Curia. E rovescia quella visione di una Chiesa “povera” che aveva indotto lo Stato ad elargire all’epoca mille miliardi di lirette sul conto spese annuale, per il mantenimento dei luoghi adibiti a culto. 

Nel dicembre 2005 il Governo Berlusconi (tanto per cambiare) vara l’esenzione totale per le proprietà del Vaticano, compresi i beni ad uso commerciale. In punta di diritto si tratta di un regime speciale – manifestatamente illegale ed anticostituzionale – che sulla carta doveva essere cancellato dal decreto Bersani (il numero 1 del Pd). Ma poi il centro sinistra ha preferito istituire una commissione che ha fatto melina e tutti si sono dimenticati del lucroso argomento.

Il business di tendenza è la riconversione di edifici religiosi in alberghi lussuosi. E’ un’attività gestita quasi in esclusiva dal gruppo RE di Vincenzo Pugliesi e Franco Alemani. Nel 2007 è stato chiamato dalla Spagna tale Antonio Fraga Sanchez. I primi acquirenti di beni della Curia sono le banche Santander e Bilbao, ovviamente a braccetto con l’ubiquo Opus Dei.

Per la cronaca: nel 2000 – con il Giubileo - il Vaticano ha incassato dallo Stato (vale a dire dai contribuenti) altri 3.500 miliardi di lire. Diamo ancora i numeri: in tutto il Belpaese si contano più di 2 mila monasteri e abbazie. Il giro d’affari del turismo religioso soltanto nella capitale tocca i 200 milioni di euro ogni anno. In Italia si contano 200 mila posti letto gestiti da religiosi, con 3.300 indirizzi tra hotel, case per ferie, centri di accoglienza per pellegrini. Il giro d’affari è stimato in 4,5 miliardi di euro l’anno esentasse. 

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Vaticano – foto Gilan

IOR & JP MORGAN - Violazione delle legge 231 del 2007 che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio, tra cui la trasparenza della titolarità sul deposito dei conti correnti. Dal 2003, secondo un rapporto della Guardia di Finanza, inviato ai magistrati della Procura della repubblica di Roma – Nello Rossi (procuratore aggiunto) e Stefano Rocco (pm) – movimenti per centinaia di milioni di euro su un deposito intestato alla banca del Vaticano. Si tratta di un conto aperto quando la filiale capitolina era ancora sotto il marchio della banca di Roma, prima che l’istituto di credito confluisse in Unicredit.

«La Banca d’Italia non ha autorizzato lo Ior a operare sul territorio della Repubblica italiana tramite succursali, ovvero in regime di prestazione di servizi senza stabilimento». Lo ha riferito il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, in risposta ad un’interrogazione di Maurizio Turco in Commissione Finanze della Camera. Il problema sta nella frase “regime di prestazione di servizi senza stabilimento”, perché nel rapporto del 4 luglio 2012, il Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, a pagina 30, ha affermato che «l’Ior svolge come impresa una o più delle attività o operazioni – per o per conto di un cliente – elencate nella definizione di “istituzione finanziaria” del glossario GAFI».

Presso la filiale di Milano della banca nordamericana JP Morgan, ad esempio, era stato aperto nel 2009 un conto Ior dove, in poco più di 18 mesi (presidente Ettore Gotti Tedeschi, direttore generale Paolo Cipriani) era transitato oltre un miliardo di euro. Il conto (un sweep account) è stato chiuso, su iniziativa di JP Morgan, nel febbraio 2012, tre mesi prima della defenestrazione di Gotti dalla presidenza. Secondo quanto ipotizzato dalla magistratura JP Morgan si decise a questo passo quando si rese conto che gli inquirenti si stavano interessando con continuità della situazione della banca vaticana. I magistrati hanno iniziato ad indagare nell’ipotesi che su quel conto possono essere transitate cospicue tangenti. «Fu la JP Morgan a chiedere a Ior di aprire il “conto secondario” la cui clausola contrattuale era stata avallata dall’Autorità di Vigilanza italiana» (la Banca d’Italia, in realtà non più pubblica ma privata), ha detto il 28 giugno 2012 durante l’open day presso lo Ior, il direttore Cipriani.

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Un profitto sacro asservito alle leggi terrene, che i mercanti di San Pietro perseguono come se fosse l’imperativo di un undicesimo comandamento.

Il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio, che sostiene di ispirarsi al frate scalzo di Assisi, vorrà dividere tutta questa immensa ricchezza con i poveri e diseredati della Terra? Ne dubito ma spero di essere smentito dai fatti, non dai proclami altisonanti di Piazza San Pietro.

Pubblicato da Gianni Lannes 12:03

Ior, la minaccia del Vaticano

http://www.lettera43.it/economia/finanza/ior-la-minaccia-del-vaticano_4367585224.htm

VERSO IL CONCLAVE

Ior, la minaccia del Vaticano

Proposta choc dei porporati stranieri: sciogliere l’istituto. E cancellare i segreti della Chiesa.

ior, veduta aerea del vaticano(© imagoeconomica) Una veduta aerea di Piazza San Pietro.

L’idea choc viene dai porporati stranieri: fare a meno dell’Istituto per le opere di religione (Ior) per far scomparire migliaia di conti riservati. E un bel numero di segreti.

A decidere il futuro dello Ior, però, è il papa e quindi il destino della banca vaticana è nelle mani del successo di Benedetto XVI che alle 20 di giovedì 28 febbraio si appresta a lasciare la Santa sede con destinazione Castel Gandolfo.

Lo Ior, secondo quanto svelato dal quotidiano La Repubblica, è indicato come uno dei temi più importanti da affrontare nelle cosiddette Congregazioni generali, le giornate di discussioni sul futuro della Chiesa e sul nuovo pontefice che sono in agenda dal 1 marzo.

SCANDALI E RIFORMA DELLA CURIA. Ma non c’è solo la banca del Vaticano tra gli argomenti in programma. Di estrema attualità anche l’evangelizzazione all’estero (il 2013 è l’anno della fede), la riforma della Curia (Joseph Ratzinger ha ammesso di non essere riuscito a rivoluzionare) e poi ci sono gli scandali che hanno segnato indelebilmente il pontificato di Bendetto XVI.

Eppure il nodo più importante è quello dello Ior. E il suo possibile scioglimento.

CORDATA GUIDATA DA SCHOENBORN. A sponsorizzare l’idea di chiudere l’istituto vaticano è un gruppo di cardinali, irritati da tempo per la gestione dello Ior, considerato come uno dei protagonisti per i danni dell’immagine della Santa sede a livello internazionale.

A farsi portavoce del malcontento è l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, considerato un conservatore illuminato e indicato da molti come possibile successore di Ratzinger, di cui è stato allievo.

Il porporato potrebbe essere quindi in grado di riunire intorno a sé una serie di eminenze, in gran parte straniere, pronte a schierarsi contro la gestione ‘italiana’ dello Ior, ovvero il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il suo predecessore Angelo Sodano. E non importa che Benedetto XVI abbia appena confermato Ernst Von Freyberg (manager tedesco) al vertice dell’istituto dopo l’uscita di scena di Ettore Gotti Tedeschi.

ACCORDO CON BANCA STRANIERA. Tuttavia, in caso di scioglimento dello Ior, i cardinali dovrebbero pensare a un’alternativa credibile. Da qui l’idea di un accordo con una banca straniera.

L’istituto vaticano, infatti, è considerato come una fonte continua di problemi per la Santa sede: dallo scandalo Enimont, al crac dell’Ambrosiano. E poi la presenza di personaggi come Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, che ha presieduto lo Ior per 18 anni.

La banca, nata nel 1942 per volere di Pio XII, è stata quindi spesso criticata sia per la sua gestione spregiudicata sia per i suoi numerosi privilegi. Si racconta infatti, che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese la lista dei correntisti dello Ior, si sentì rispondere che non era possibile violare la riservatezza dei clienti.

Lunedì, 25 Febbraio 2013

Ior, così la guerra del denaro ha avvelenato il Vaticano

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/soldi_ior-53146070/

Ior, così la guerra del denaro


ha avvelenato il Vaticano

 

Manovre oscure e sospetti di riciclaggio. Il comando delle finanze della Santa Sede è saldamente nelle mani degli uomini di Bertone. Chi si è opposto alla linea è stato defenestrato

di CONCITA DE GREGORIO

ior, la guerra del denaro

Benedetto XVI con il cardinale Tarcisio Bertone (ap)

CITTA’ DEL VATICANO - “Tutto ruota attorno alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento. Non commettere atti impuri. Non rubare”. Questo il nucleo della Relationem che i tre cardinali incaricati dal Papa di indagare su Vatileaks hanno consegnato nelle mani del Pontefice il 17 dicembre 2012. L’incartamento, decine e decine di interviste, delinea una rete di rapporti cementati da interessi economici talvolta complicati dal ricatto a sfondo sessuale. Ieri Repubblica ha delineato i contorni delle “influenze esterne” e dei ricatti, oggi affronta il cuore della questione: i soldi. Ciò che soddisfa i bisogni primari. Il denaro. La tentazione del potere. Settimo: non rubare. “Nelle tentazioni è in gioco la Fede. Vogliamo seguire l’io o Dio?”, domanda Benedetto XVI dal suo balcone alla folla ammutolita di San Pietro. Angelus, 17 Febbraio, San Teodoro di Amasea soldato e martire. Anche il Pontefice è un soldato. “Non abbiamo paura di combattere”, dice. Indicativo presente. Stiamo combattendo adesso. Noi, Papa.

“All’Angelus di domenica mancavano solo i nomi e i cognomi. L’atto di accusa verso la struttura di Potere che corrompe la Chiesa era nitido”, dice un cardinale che per molti anni ha lavorato nelle finanze vaticane, ormai troppo anziano per partecipare al Conclave. Ricorda che già ad ottobre il Pontefice aveva detto che “i peccati personali diventano strutture del peccato”. La “struttura del peccato” di cui la Relationem consegnata a Benedetto  svela gli snodi è, naturalmente, lo Ior. L’Istituto. La banca. A sorpresa l’anziano cardinale illumina, come in una parabola evangelica, un dettaglio. “Lei ha presente i bancomat vaticani? Ha sentito che per due mesi sono stati fuori uso? Ecco, può sembrare una minuzia ma tra le ragioni per cui i bancomat hanno smesso di funzionare ce ne sono alcune che hanno determinato il Papa al suo gesto”. Partiamo dai bancomat, allora.

Il 1 gennaio 2013 i bancomat vaticani hanno smesso di funzionare. Le transazioni, operate da Deutsche Bank, sono state bloccate dalla Banca d’Italia. Il Vaticano, stato extracomunitario, ha un “assetto di vigilanza e scambio informazioni inadeguato “, si legge nel provvedimento. Non rispetta le norme antiriciclaggio. La commissione incaricata nel 2011 di fare pulizia allo Ior dopo se mesi dall’insediamento è stata esautorata. Da chi? Dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone che ha voluto bloccare lo scambio di informazioni e le libertà di ispezione. Nessuno è autorizzato a guardare dentro le casse dello Ior. Salvo Bertone stesso, si capisce, il suo plenipotenziario monsignor Balestrero, il direttore generale Cipriani, uomo chiave di tutta la vicenda. Ed eccoci nel pieno di Vatileaks. Eccoci alle lettere scritte dal cardinale Attilio Nicora, capo dell’Autorità di informazione finanziari (Aif), a Bertone e per conoscenza a Sua Santità. Le lettere trafugate dalle stanze di Benedetto XVI. “Ma non hanno una cassaforte in Vaticano?”, ha chiesto al ministro Riccardi il Patriarca di Mosca in un recente incontro. Non sapeva, il Patriarca, che chi ha fatto uscire le lettere stava in realtà facendo una cortesia a papa Benedetto. Lo stava mettendo in condizione di combattere. Vediamo la guerra qual è.

Inizio 2012. Nicora scrive a Bertone che l’idea di restringere le norme antiriciclaggio è una pessima idea. In quel momento lavorano con lui al risanamento dell’istituto, a vario titolo e livello, un gruppo di banchieri e giuristi cattolici tra cui Gotti Tedeschi, presidente, De Pasquale e Pallini ai vertici dell’Aif. Sei mesi dopo la squadra è smantellata. Nicora non riconfermato. Pallini rientrato nel sistema bancario italiano. De Pasquale ad altro incarico. Al posto di Gotti Tedeschi assume l’incarico di presidenza ad interim il tedesco Hermann Schmitz, tedesco nato in Brasile, ex ad di Deutsche Bank. Le finanze vaticane sono controllate dal Segretario di Stato. Il delegato ai rapporti con lo Ior monsignor Balestrero è suo pupillo. Suoi uomini sono il cardinale Giuseppe Versaldi, a capo della Prefettura affari economici (ora anche commissario dell’Idi di Roma, sull’orlo della bancarotta) e il savonese Domenico Calcagno, amministratore del patrimonio della sede apostolica, l’Apsa, in eccellenti rapporti con Cipriani. Tutti liguri, Versaldi appena vercellese. Si insedia il lussemburghese Renè Bruelhart. L’argomento che un banchiere di un paradiso fiscale non sia adatto all’antiriciclaggio è respinto. Ascende all’Aif l’astro del genero di Antonio Fazio, il giovane Di Ruzza. Brilla su tutti la stella del direttore generale dell’Istituto Paolo Cipriani, uomo di Geronzi, ex direttore della filiale del banco di Roma di Via della Conciliazione. Anche la geografia ha il suo perché, in questa storia. Cipriani è l’unico a conoscere cosa ci sia nel ventre nero dello Ior. Gotti tedeschi dirà alla magistratura di non conoscere i bilanci. I banchieri laici non hanno mai avuto accesso alle carte. “Per quanto ne sappiamo  -  dice uno di loro  -  nelle casse dello Ior potrebbero esserci anche i soldi di Bin Laden e di Riina. Abbiamo chiesto i dati, non ce li hanno mai forniti”.

Il meccanismo è questo. Allo Ior possono aprire conti correnti, che si chiamano “fondi”, solo religiosi, istituti religiosi e cittadini vaticani. Sono circa 25 mila. Ciascuno di loro però può delegare ad operare sui conti chi vuole, senza limiti nel numero di deleghe e senza che ci sia registro dei delegati. Cioè: il parroco di Santa Severa, titolare del conto, può in ipotesi delegare un uomo di Provenzano a muovere i capitali. Solo Cipriani lo sa, a richiesta di riscontro non risulta: la risposta, a chi ha chiesto di vedere l’elenco dei delegati, è sempre stata “stiamo informatizzando il sistema”. Dunque è chiaro che chiunque può “lavare” i suoi soldi nello Ior. Dalla politica alla criminalità, alla finanza. Restiamo alle carte della Relationem. Parliamo dei “ladri di polli”.

In una riunione del 13 marzo 2012, San Rodrigo di Cordova, si vedono da Bertone Nicora, capo dell’autorità di controllo, i suoi collaboratori laici De Pasquale e Pallini, il direttore generale Cipriani e altri dirigenti. Controllori e controllati insieme. Cipriani e il suo vice massimo Tulli sono indagati per un movimento di 23 milioni operato da Credito Artigiano e banca del Fucino su JP Morgan: soldi all’estero che non si sa da chi partano e a chi vadano.

Uno dei presenti suggerisce che “sarebbe bere autorizzare la magistratura ad indagare su quattro casi minori, daremmo così l’impressione di cominciare a collaborare”. Bertone e Balestrero ne convengono. I casi minori sono don Salvatore Palumbo della parrocchia di San Gaetano, Emilio Messina dell’arcidiocesi di Camerino, il catanese Orazio Bonaccorsi, don Evaldo Biasini detto “don Bancomat” e indagato nell’inchiesta di Perugia sui “Grandi eventi della Protezione civile”.

Prendiamone uno, il caso di don Palumbo. Vengono versati allo Ior da una filiale Barclays 151 mila euro con la causale “Obolo per restauro convento”. Versa tale Giulia Timarco, con precedenti per truffe ai danni delle assicurazioni. L’inchiesta appura che alla Timarco i soldi arrivano da Simone Fazzari, faccendiere in collegamento con Ernesto Diotallevi, ex uomo di fiducia di Pippo Calò ai tempi della banda della Magliana, processato e assolto per l’omicidio Calvi. Fazzari ottiene i 151 mila euro truffando l’Ina Assitalia: simula un falso incidente ai danni di una Ferrari da corsa. Questi i ladri di polli, all’ombra di Pippo Calò.

Non risulta che al momento alcuna collaborazione alla magistratura sia mai stata fornita. L’inchiesta su Cipriani e Tulli, coinvolto anche Gotti Tedeschi, procede stancamente. Nel frattempo la fabbrica dei veleni vaticana mette in circolo le carte relative al “buco” di Don Paglia. Balestrero, si sa, è uomo assai stimato dall’ex premier Berlusconi. Paglia invece è un esponente della “sinistra ecclesiastica”. Nella Relationem si parla dei 18 milioni di debiti che il monsignore ha accumulato nella diocesi di Terni: 15 di debiti bancari per ristrutturazione di patrimonio immobiliare, 3 di prestiti alle parrocchie. La struttura di comando di Bertone fa filtrare informazioni che mettono alla stessa stregua destra e sinistra vaticana: tutti colpevoli nessun colpevole.

Intanto, però, il sistema bancario fa terra bruciata attorno allo Ior. Le nuove norme antiriciclaggio del 2011, quelle che l’Istituto si è ben guardato dall’assumere, impediscono di lavorare col Vaticano. È in difficoltà persino Unicredit (ex Capitalia, ex Banca di Roma, per tornare a Geronzi) che ha sempre avuto la delega ad emettere assegni per lo Ior. In queste condizioni di opacità diventa difficile. “Anche Bin Laden potrebbe avere i soldi all’Istituto “. Anche le mafie, anche la politica delle tangenti, anche Finmeccanica e Mps. Una grande lavatrice, il ventre oscuro degli interessi temporali. I soldi, il Potere. La “tentazione da combattere”, diceva il Papa all’Angelus. Senza fare nomi e cognomi, ma quasi. Un Papa anziano. Che non ha le forze per fronteggiare da solo una struttura di potere interna ed esterna al Vaticano. Che ha solo uno strumento per combattere la battaglia in nome di Dio, contro l’io. Quella descritta nel’Angelus. Ha solo, come munizione in questa guerra, se stesso.

(22 febbraio 2013)

 

Vaticano, dossier choc sugli scandali: “Via il segreto pontificio”

 

http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2013/02/22/849158-dossier_choc_sugli_scandali.shtml

 

Vaticano, dossier choc


sugli scandali:


“Via il segreto pontificio”

 

Benedetto XVI ci pensa, effetto valanga tra i cardinali

 

IL PAPA ALLONTANA BALESTRERO: DIVENTA NUNZIO DI COLOMBIA

 

Sono i “convitati di pietra” al Conclave che eleggerà il successore del Papa. Temi spinosi, questioni torbide, vicende che hanno coinvolto anche alcuni cardinali che si chiuderanno nella Cappella Sistina

di Iacopo Scaramuzzi

via il segreto vaticano

Papa Benedetto XVI (Imagoeconomica)

di Iacopo Scaramuzzi

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Città del Vaticano, 22 febbraio 2013 - Sono i “convitati di pietra” al Conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI. Temi spinosi, questioni torbide, vicende che hanno coinvolto anche alcuni cardinali che si chiuderanno nella Cappella Sistina. Il Conclave, in realtà, non ha un’agenda prefissata e le discussioni sono riservate. Ma c’è da giurare che verranno al pettine alcuni nodi emersi negli ultimi mesi, a partire da pedofilia, Ior e Vatileaks. Gli abusi dei preti sui minori hanno segnato il Pontificato di Ratzinger.

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Benedetto XVI ha maturato una linea di ‘tolleranza zero’ che ha creato più di un malumore dentro e fuori il Vaticano. La recente vicenda del cardinale statunitense Roger Mahony — domani deporrà in un’aula di tribunale americana con l’accusa di avere insabbiato le denunce — è solo la punta dell’iceberg. Ieri è stato sentito dai giudici anche il cardinale di New York Timothy Dolan. Lo scandalo aleggerà al Conclave. Non è detto che determini l’elezione del nuovo Papa – il cardinale di Boston Sean O’Malley, campione anti-pedofilia, è “papabile” – ma verosimilmente bloccherà l’ascesa di cardinali con qualche “ombra” nel loro passato, compresi i porporati vicini a Wojtyla che non vollero vedere le accuse — poi formalizzate da Benedetto XVI — al fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel.

C’è poi il nodo delle finanze vaticane. Non solo perché alcuni paesi — Stati Uniti e Germania in primis — donano ingenti somme alle casse del Vaticano e vogliono contare anche nell’elezione del nuovo Pontefice. Lo scontro degli ultimi tempi tra “banca vaticana“, procura di Roma e Bankitalia, il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi e la nomina del nuovo presidente Ernst von Freyberg a ridosso della rinuncia di Benedetto XVI hanno creato nuovi malumori tra i cardinali non romani. Anche qui, non verrà scelto un Papa-manager, ma è probabile che i cardinali eviteranno candidati privi di senso pratico e oculatezza pastorale.

Infine, la fuga di documenti riservati che ha spinto il Vaticano, nei mesi scorsi, sull’orlo di una crisi di nervi. La vicenda si è conclusa con l’arresto, la condanna e, infine, la grazia del maggiordomo del Papa. Ma Benedetto XVI ha affidato a tre cardinali — Julian Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi — una parallela, discretissima indagine, conclusa con un dossier segreto consegnato al solo Benedetto XVI. Decine di interviste avrebbero fatto emergere nomi, cognomi e dettagli di una Curia attraversata da veleni, trame, cordate di potere.

Il settimanale Panorama scrive che emergerebbe anche il ruolo di una potente ‘lobby gay’. Sarebbero coinvolti cardinali della vecchia guardia wojtyliana, ex nemici coalizzati contro Benedetto XVI e il suo segretario di Stato Bertone. “Non ci sono né commenti, né conferme, né smentite”, si è limitato a dichiarare il portavoce vaticano, il gesuita Federico Lombardi. I tre cardinali ‘detective’ dovrebbero essere ricevuti dal Papa nei prossimi giorni. Il Papa potrebbe anche decidere di togliere il segreto al rapporto. Di certo, il suo contenuto potrebbe bruciare qualche candidato

 

Vaticano, Balestrero nunzio in Colombia Lascia a sorpresa la segreteria di Stato

I TOPI COMINCIANO A SCAPPARE

DALLA BARCA CHE AFFONDA??

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/vaticano_balestrero_nunzio_in_colombia-53165429/

Vaticano, Balestrero nunzio in Colombia


Lascia a sorpresa la segreteria di Stato

È uno dei personaggi chiave e più operativi della Segretria di Stato vaticana durante il pontificato di Ratzinger. Il suo nome comparso nelle ricostruzioni degli scandali interni alla Santa Sede nella parte legata alla Ior. La sua promozione letta come un allontanamento da Roma

di PAOLO RODARI

rinuncia nunzio in colombia

Ettore Balestrero

ROMA - Nuove nomine in Vaticano destinate a accendere ancor più i riflettori (e alimentare le polemiche) sugli ultimi giorni di pontificato: Ratzinger sta scegliendo i nuovi nunzi apostolici. Fra questi c’è monsignor Ettore Balestrero, che passa dalla segreteria di Stato con il ruolo di sottosegretario della sezione per i Rapporti con gli Stati a Nunzio in Colombia. Balestrero è stato citato nell’inchiesta di Repubblica in edicola. La sua promozione è arriva dopo le travagliate vicende di Vatileaks. Al suo posto iI Papa ha nominato monsignor Antonio Camilleri, ora consigliere di nunziatura presso la medesima sezione per i rapporti con gli Stati.

Chi è Balestrero. Nato a Genova, 46 anni, monsignor Balestrero era considerato una sorta di “astro nascente” della diplomazia vaticana e il suo trasferimento in Colombia, a pochi giorni dalla fine del Pontificato, rappresenta un fatto molto rilevante. Considerato vicino a Comunione  e Liberazione, il nuovo arcivescovo titolare di Vittoriana (questa la sede titolare decisa per lui dal Papa) è stato nominato cardinale  a Roma. Nei mesi scorsi è stato responsabile dei rapporti della Santa Sede con Moneyval, che hanno portato a un parziale riconoscimento della trasparenza dello Ior e delle finaze vaticane. Era sottosegretario dal 2009. Raffinato diplomatico, cresciuto alla scuola del cardinale Giuseppe Siri, Balestrero parla cinque lingue. Negli anni del pontificato di Ratzinger ha avuto alcuni dei ruoli più operativi nella curia romana e nel vertici della Segreteria di Stato, curando in particolare i rapporti con gli Stati esteri.


La nomina, ufficializzata dopo l’anticipazione di Repubblica.it, per quanto destinata a fare rumore e letto come un allontanamento da Roma a pochi giorni dal Conclave, è comunque una vera promozione. Va infatti in Colombia a dirigere una importante istituzione ecclesiastica e con il rango più alto di Nunzio.

Ma questo non contribuirà certo a placare le polemiche per uno spostamento a cinque giorni dalla fine del pontificato di Benedetto XVI e con il nome di Balestrero che emerge nelle ricostruzioni delle vicende degli intrighi in Vaticano nella parte legata agli scandali dello Ior.

Chi è Camilleri. Monsignor Camilleri è nato a Sliema (Malta) 48 anni anni fa È stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1991, incardinato a Malta. È laureato in Giurisprudenza e in Diritto Canonico. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 9 gennaio 1999, ha prestato la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Papua Nuova Guinea, Uganda, Cuba e presso la sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Mons. Camilleri, riferisce la sala stampa vaticana, conosce l’italiano, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il portoghese, il rumeno e il russo.

Nuovi nunzi apostolici. Oggi il Papa ha nominato anche i nuovi nunzi apostolici in Salvador (Leon Kalenga Badikebele, trasferito dal Ghana) e in Liberia (il prelato polacco Miroslav Adamczyk) e due nunzi in attesa di destinazione (lo statunitense Michael W. Banach e il camerunese Brian Udaigwe).

(22 febbraio 2013)



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