Post contrassegnati da tag 'italia'

Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera: “Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2013/2013/02/26/news/stampa_tedesca-53443909/

Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera:


“Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

 

 Sui media titoli allarmati. Il Guardian: “Possibile miccia di una crisi finanziaria globale”. New York Times: “nel migliore dei casi, coalizione instabile e nuovi rischi per l’eurozona”. Schulz: “c’è bisogno di un governo stabile. Dal voto messaggio chiaro, Bruxelles ascolti”

dal corrispondente ANDREA TARQUINI

elezioni

(ansa)

BERLINO - Allarme rosso al vertice di Berlino e sui media tedeschi, paura in tutta la Ue, preoccupazione sulla stampa d’oltreoceano. Così le reazioni internazionali ai risultati delle elezioni italiane. La prospettiva di una ingovernabilità a Roma spaventa e fa temere una crisi pericolosissima per l’euro, e poi per il futuro stesso dell’integrazione europea. “E’ decisivo che in Italia, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, vi sia al più presto un governo stabile e in grado di agire per il Paese”, dice il ministro degli Esteri Guido Westerwelle a Berlino, in una conferenza stampa bilaterale col collega ucraino Leonid Koschara.

“Lanciamo un appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche”, dice a Repubblica.it Philipp Missfelder, responsabile di politica estera della Cdu (il partito di Angela Merkel), e aggiunge preoccupato: “Voi italiani non siete la Grecia, siete un membro del G8 e un membro-chiave dell’unione monetaria, l’euro non può permettersi uno scenario di tipo greco da voi con nuove elezioni a breve, sarebbe una finestra di instabilità eccessiva”. Parla in toni di rara preoccupazione, e certo non si esprime così con un giornale italiano senza aver prima consultato la Cancelliera. La quale sta rientrando da una visita ufficiale in Turchia, e oggi insieme al ministro degli Esteri Guido Westerwelle vedrà qui a Berlino il nuovo Segretario di Stato Usa, Kerry, e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Inevitabilmente e fuori programma il caso Italia sarà tema centrale dei colloqui.

Anche la stampa americana guarda allarmata al risultato elettorale italiano: per il New York Times “il voto diviso manda un messaggio chiaro in Italia: no all’austerity”. Il quotidiano newyorchese sottolinea come “in un voto caratterizzato dalla rabbia degli elettori e da una bassa affluenza alle urne gli esperti sostengono che nel migliore dei casi ci sarebbe una coalizione instabile che esporrebbe di nuovo l’Italia, e l’eurozona, alle turbolenze del mercato”. La stessa preoccupazione è espressa nel titolo dell’edizione online europea del Wall Street Journal: “il voto caotico italiano agita il mondo dei mercati”, mentre il Washington Post rileva il ritorno di Silvio Berlusconi, che “rianima la sua carriera politica”. Su Cnn il risultato del voto italiano è definito di “caotica incertezza”, e Bill Emmott, ex direttore dell’Economist in un pezzo speciale per il network americano ricostruisce le tappe che hanno portato la Serenissima al “coma”, riprendendo il titolo del suo documentario dedicato all’Italia. E nel blog Charlemagne, intitolato “Una confusione pericolosa”, si critica l’apparentemente “facile” scelta antiausterity dell’elettorato italiano in favore dei populismi.

In Germania come altrove in Occidente i media riecheggiano l’inquietudine del governi. Povera italia!, titola l’editoriale di Die Welt, liberalconservatore e filogovernativo, sottolineando la pericolosità dei risultati per la stabilità politica. “Segnale allarmante, quasi metà degli italiani hanno scelto partiti dalla linea aggressivamente antieuropea”, commenta la Frankfurter Allgemeine. A Londra The Guardian parla di “deadlock (paralisi, situazione bloccata) a Roma, che può diventare la miccia che accende la crisi finanziaria globale, dopo il recentissimo indebolimento dell’euro“. Per il Financial Times “l’Italia si prepara allo stallo politico“. Titolo analogo sul francese Le Figaro: “Elezioni italiane: minaccia di un blocco politico”.

L’ingovernabilità viene sottolineata anche dai media in lingua spagnola: “Bersani vince alla Camera ma il blocco al Senato rende l’Italia ingovernabile”, titola El Mundo, mentre per il quotidiano di Madrid El Pais “la risurrezione di Silvio Berlusconi e l’irruzione dell’antipolitica di Beppe Grillo hanno segnato i risultati delle elezioni politiche italiane e lasciano un paese in profonda crisi politica senza la possibilità di formare un governo stabile“.

E a Bruxelles Le Soir, ben informato sugli umori della Commissione europea, sottolinea che il vero vincitore è il populista Grillo, e si esprime con allarme sul peso della paralisi e del rischio ingovernabilità italiano per l’intera Unione europea. “Non facciamo paragoni”, insiste l’esperto di politica estera della Merkel, “ripeto il mio appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche italiane, il futuro dell’euro e dell’Europa non può permettersi un’Italia ingovernabile”. Suona quasi come un invito che è a un passo dal suggerimento di rassegnarsi a qualsiasi soluzione, persino a una grande coalizione a Roma come male minore e rospo da digerire per evitare il peggio, per fermare la tempesta perfetta sull’euro uscita dalle urne italiane. Con buona pace dei toni sdegnati con cui il centrodestra denunciava ingerenze e pressing tedesco o della Ue sugli elettori italiani, siamo noi col nostro risultato a far sentire tutta l’Europa con le spalle al muro davanti al peggio.

(26 febbraio 2013)

Il Financial Times: “Monti inadatto a guidare l’Italia” [traduzione]

http://keynesblog.com/2013/01/21/il-financial-times-monti-inadatto-a-guidare-litalia-traduzione/

Il Financial Times:

“Monti inadatto a guidare l’Italia” 

[traduzione]

Posted by keynesblog on 21 gennaio 2013 in EconomiaItalia

monti 1

Monti aveva sostenuto che la sua “salita” in campo serviva a togliere l’Italia dalle mani degli incapaci. Ma il Financial Times la pensa in modo diametralmente opposto. Secondo l’editorialista del Financial Times Wolfgang Munchau, il governo Monti è uno dei governi europei che ha sottovalutato il prevedibile impatto dell’austerità: se la crisi finanziaria sembra essersi affievolita, la crisi economica è in deciso peggioramento, l’economia italiana dopo un decennio di crescita quasi nulla indugia in una lunga e profonda recessione, con il credit crunch che peggiora (cioé la contrazione dell’offerta di denaro in prestito da parte delle banche – nota di Ceg), la disoccupazione che cresce, la produzione che cala, la fiducia delle imprese ai minimi.

In questa situazione, non diversamente dagli altri paesi periferici dell’eurozona, l’Italia si trova secondo Munchau davanti tre possibilità:

“La prima è quella di rimanere nell’euro e farsi carico da sola dell’intero aggiustamento. Con questo intendo sia l’aggiustamento economico, in termini di costi unitari del lavoro e inflazione, che l’aggiustamento fiscale. La seconda è quella di rimanere nella zona euro, a condizione di un aggiustamento condiviso tra paesi debitori e paesi creditori. La terza è quella di lasciare l’euro. I governi italiani uno dopo l’altro hanno praticato una quarta opzione – rimanere nell’euro, concentrarsi solo sul risanamento dei conti pubblici a breve termine e attendere.

La quarta opzione, la storia economica lo dimostra, alla lunga non conduce ad altro che a ritrovarsi di nuovo alle scelte evitate in passato.

financial times

Per Munchau la scelta migliore sarebbe la seconda, ma Mario Monti non ha opposto resistenza ad Angela Merkel. Ci sta provando Mariano Rajoy, il primo ministro spagnolo, che ha richiesto un aggiustamento simmetrico – ma è tardi, la Germania sta già pianificando il suo bilancio di austerità per il 2014 e tutte le decisioni politiche sono già prese: la seconda opzione non c’è più, sta svanendo lentamente.

Ed ecco le previsioni del Financial Times sulle elezioni italiane:

“Dove andrà l’Italia con le elezioni del mese prossimo? Da primo ministro, Mr Monti ha promesso riforme e ha finito per aumentare le tasse. Il suo governo ha cercato di introdurre riforme strutturali modeste, di scarso significato macroeconomio. Partito come leader di un governo tecnico, si è poi mostrato essere un duro operatore politico. La sua narrazione è che ha salvato l’Italia dal baratro, o piuttosto da Silvio Berlusconi, il suo predecessore. Il calo dei rendimenti dei titoli ha giocato un ruolo in questa narrativa, ma la maggior parte degli italiani sa che deve questo a un altro Mario – Draghi, il presidente della Banca Centrale Europea.

A sinistra, Pier Luigi Bersani, segretario generale del Partito Democratico, ha sostenuto l’austerità, ma di recente ha cercato di prendere le distanze da tali politiche. E’ stato anche esitante sulle riforme strutturali. I temi principali della sua campagna elettorale sono una tassa sul patrimonio [recentemente abbandonata, ndr] , la lotta contro l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro e i diritti dei gay. Lui dice che vuole che l’Italia rimanga nella zona euro. Vi è una minima probabilità che abbia più successo nel battersi con la Merkel perché è in una posizione migliore per collaborare con François Hollande, il presidente francese e collega socialista.

A destra, l’alleanza tra Berlusconi e la Lega Nord è indietro nei sondaggi ma sta facendo progressi. Fino ad ora, l’ex primo ministro ha fatto una buona campagna. Ha consegnato un messaggio anti-austerità che ha fatto vibrare le corde di un elettorato disilluso. Continua anche a criticare la Germania per la sua riluttanza ad accettare un eurobond e consentire alla BCE di acquistare incondizionatamente obbligazioni italiane.

Si potrebbe interpretare questo atteggiamento come l’opzione due: insistere su un aggiustamento simmetrico o uscire. Tuttavia, conosciamo Berlusconi fin troppo bene. E’ stato primo ministro abbastanza tempo per aver avuto la possibilità di fare simili proposte in precedenza. Per diventare credibile, dovrebbe presentare una strategia chiara che tracci le scelte in dettaglio. Sinora tutto quel che abbiamo sono solo slogan televisivi.

A giudicare dagli ultimi sondaggi, il risultato più probabile delle elezioni è la paralisi, forse sotto forma di una coalizione di centro-sinistra Bersani-Monti, possibilmente con una maggioranza di centro-destra nel senato, dove si applicano regole di voto diverse. Questo renderebbe tutti, più o meno, responsabili. Nessuno avrebbe il potere di attuare una politica. Ma ognuno avrebbe il diritto di porre il veto.

Se così fosse, l’Italia continuerebbe a tirare avanti, fingendo di aver scelto di rimanere nell’euro senza creare le condizioni per rendere l’adesione sostenibile. Nel frattempo, mi aspetterei che emerga un consenso politico anti-europeo che o otterrà una piena maggioranza alle elezioni successive o provocherà una crisi politica, con alla fine lo stesso effetto.

Quanto al signor Monti, la mia migliore ipotesi è che la storia gli assegnerà un ruolo simile a quello di Heinrich Brüning, cancelliere tedesco nel 1930-1932. Anche lui era parte di un consenso prevalente nell’establishment che non vi fosse alternativa all’austerità.

L’Italia ha ancora qualche strada aperta. Ma deve prenderla.”

(enfasi redazionali)

Tratto con minimi adattamenti da: Voci dall’Estero di Carmen Gallus

Articolo di W.Munchau sul Financial Times: “Why Monti is not the right man to lead Italy

TRAGEDIE DI FINE ANNO

.

.

http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_01/capodanno-botti-morti-feriti_c3f3b7de-53e8-11e2-a89b-c14459bdd583.shtml

.

Botti di Capodanno: due morti in Campania

.

361 feriti di cui 92 minorenni in tutta Italia

.

feriti_per_petardi_aggiornamento._561_contro_498_del_2011

Un uomo di 51 anni ucciso da un esplosione nel Casertano e nel Beneventano un razzo colpisce un imprenditore

.

Ancora un tragico Capodanno. Ancora morti e feriti per botti esplosi senza controllo e fuochi acquistati sulle bancarelle abusive. Secondo il dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno il bilancio complessivo delle persone coinvolte negli incidenti di fine anno è di due morti e 361 feriti. Tra i feriti, 53 hanno meno di 12 anni (erano 76 lo scorso anno) e 39 tra 13 e 18 anni, per un totale di 92 minori a fronte dei 135 complessivi dell’anno scorso. Il numero dei feriti appare in forte diminuzione (561 lo scorso anno) ed in calo è anche il numero dei feriti con oltre i 40 giorni di prognosi – per lesioni particolarmente gravi e con danni spesso permanenti – che passa dai 35 dello scorso anno ai 29 del 2013.

SCOPPIO MORTALE - Due sono i morti in Campania per i botti di Capodanno. Il primo è un ristoratore di 51 anni, Pasquale Zacchia, ucciso dall’esplosione di un potente petardo che gli ha procurato gravi ferite al cranio a Pontelatone, un comune del Casertano. Il secondo morto è Antonio Serino, un imprenditore edile di 49 anni originario di Montefusco (Avellino). L’uomo era con i familiari in una villa di San Martino Sannita (Benevento) quando un razzo partito inavvertitamente lo ha colpito al volto. È deceduto sul colpo.

MICCIA - Il ristoratore del casertano stava testando botti professionali, in attesa del fuochista quando da un mortaio sono partiti gli scoppi. Potrebbe essere stata una miccia difettosa a far esplodere velocemente la bomba che ha colpito in pieno volto Zacchia, che non ha avuto, sembra, neanche il tempo di allontanarsi. Il «botto» gli ha fracassato il cranio.

LESIONI - Oltre ai due morti, è di 107 feriti il bilancio in Campania, la regione dove si registra il maggior numero di vittime dei festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno. In base ai dati forniti dalle questure dei capoluoghi di provincia l’annuale bollettino contempla 82 feriti tra Napoli e provincia; 12 nel Salernitano; 9 feriti e un morto nel Casertano; 3 feriti ad Avellino e provincia; un morto e un ferito nella provincia di Benevento. Tra i feriti nel Napoletano ci sono dodici minorenni. Il caso più grave è quello di una bimba di 6 anni con ustioni alle cornee oltre che al resto del corpo: secondo i sanitari ne avrà per 25 giorni. Il più piccolo fra i feriti è un bimbo di 5 anni che ha riportato ustioni al viso ed è stato dimesso con una prognosi di cinque giorni. Il numero delle vittime «da botti» in Campania è di poco superiore a quello dell’anno scorso (82 rispetto ai 73 del Capodanno 2012).

COLPI VAGANTI - Dieci feriti, di cui uno grave a causa di un colpo di fucile vagante, in Calabria della guerra dei botti. La provincia con il maggior numero di feriti è Crotone dove ci sono state quattro persone che si sono dovute recare in ospedale e hanno riportato prognosi dai 20 ai 30 giorni. A un ragazzo di 20 anni è stato amputato un dito della mano sinistra. In provincia di Vibo Valentia si sono avuti tre feriti di cui un romeno di 26 anni che a San Costantino Calabro è stato raggiunto da un colpo di fucile vagante. Il giovane è stato portato nell’ospedale di Vibo Valentia dove i sanitari si sono riservati la prognosi. Gli altri due feriti sono entrambi minorenni di 8 e 13 anni che hanno riportato ferite giudicate guaribili in quindici giorni. In provincia di Reggio Calabria due persone hanno riportato escoriazioni alle mani ed alle gambe e sono state giudicate guaribili con una prognosi inferiore ai 15 giorni. A Praia a Mare, nel cosentino, un ragazzo di 14 anni ha subito l’amputazione del dito di una mano.

SCHEGGE - Sono nove, tre delle quali con la prognosi riservata, le persone medicate negli ospedali di Catania. I più gravi sono ricoverati nel reparto di Oculistica del Policlinico per schegge negli occhi. Due feriti e diversi incendi in provincia di Siracusa. Nel capoluogo un ventinovenne di origini romene è rimato ferito alla mano durante l’incendio sul balcone dell’abitazione causato dallo scoppio di un petardo. Dopo la mezzanotte, una 39enne di Lentini è rimasta ferita alla mano sinistra. Nella stessa cittadina, i poliziotti hanno denunciato in stato di libertà un 63enne per detenzione illegale d’arma da fuoco.

MANI AMPUTATE A Milano un bambino di 11 anni, di origine nomade ha perso tre dita, ed è rimasto ferito ad altre due, per aver raccolto un petardo inesploso. A Cinisello Balsamo un uomo è stato colpito da una fucilata a una gamba. Sono i due feriti più gravi in provincia di Milano dove il 118 ha eseguito circa 880 interventi tra le 21 di lunedì e le 7 di martedì. Un uomo ha perso la mano per lo scoppio di un petardo nel foggiano.

ROGHI - A Genova, nella delegazione di Cornigliano, un bambino di nove anni è rimasto ustionato alla schiena poco dopo le 2, a causa dei fuochi d’artificio che stava lanciando insieme ad alcuni adulti e altri bambini. È questo il fatto più grave registrato a Genova, anche se i vigili del fuoco, nel capoluogo e nel Tigullio, hanno registrato 48 interventi per incendi vari, di cui quattro più gravi. Molti i roghi imputabili al lancio di petardi: distrutta parte della copertura dell’ex officina Amt Guglielmetti in Valbisagno; i balconi di due appartamenti sono andati in fiamme in via Torti, a San Fruttuoso, e in via Canevari, a Brignole; un incendio boschivo si è verificato a Voltri. Un’auto, un furgone e una moto sono andati distrutti in un rogo a Sampierdarena e un’altra auto è bruciata a Rivarolo.

INCENDI - In Basilicata si sono contati due feriti lievi ma durante la notte, i Vigili del fuoco hanno dovuto intervenire per spegnere un incendio divampato a Latronico (Potenza), e per spegnere fuochi accesi nei cassonetti in diversi Comuni della regione. Una trentina sono le persone rimaste ferite a Roma, una decina i casi più gravi. Tra questi, quattro hanno subito gravi danni alle mani. Per un uomo, un romeno, è stata necessaria l’amputazione della mano sinistra. Ad altri tre, italiani, due uomini e una donna, sono state amputate alcune dita.

DIVIETO - Nel quartiere Libertà di Bari un gruppo di persone ha inscenato in strada una batteria di giochi pirotecnici allestendo un banchetto con una caricatura del sindaco Michele Emiliano che per il secondo anno con un’ordinanza aveva vietato i giochi pirotecnici. Nonostante il divieto anche a Bari i botti hanno acceso il cielo dei quartieri popolari facendo quattro feriti. Altre persone sono rimaste ferite in provincia, a Barletta, Andria e Trani. Il più grave è un uomo di Acquaviva delle Fonti (Bari), ricoverato con una prognosi superiore a 40 giorni: lo scoppio di un petardo che stava maneggiando lo ha investito al volto. Gli altri feriti si registrano ad Andria (2) e a Corato (1), con prognosi che varia da sette a 20 giorni.

GIOCO PIROTECNICO - Rischia di perdere un occhio un quarantanovenne di Riparbella (Pisa) per un petardo che gli è esploso in volto. L’uomo è stato portato in ambulanza al’ospedale di Cecina (Livorno) e poi, dopo aver subito un arresto cardiocircolatorio, è statao trasferito nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Livorno. Secondo quanto raccolto dai carabinieri di Riparbella, l’uomo stava accendendo un grosso petardo, di libera vendita e acquistato regolarmente, quando per cause ancora in via di accertamento un razzo gli sarebbe esploso vicino al volto ferendolo in modo grave. La scatola del gioco pirotecnico è stata sequestrata dai militari.

Redazione Online1 gennaio 2013 | 14:45

Il percorso di guerra dell’Italia: allarme spread e speculazione. Le conseguenze per i risparmiatori

.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-16/lancio-sole-17-luglio-205902.shtml?uuid=AbJ6cw8F&google_editors_picks=true

 .

Notizie > Italia

.

Il percorso di guerra dell’Italia: allarme spread e speculazione. Le conseguenze per i risparmiatori

.

16 luglio 2012

.

-

Attenti al circolo vizioso delle tensioni sull’eurozona, in particolare su Spagna e Italia. La preoccupazione espressa dal Fondo monetario trova un riscontro immediato nell’andamento dei mercati, con lo spread BTp-Bund che si riavvicina pericolosamente alla soglia dei 500 punti. E, proprio mentre l’Fmi invoca un’azione fulminea dell’Europa per attivare i meccanismi anti-crisi, in Germania la Corte costituzionale prende tempo fino al 12 settembre per valutare i ricorsi agli accordi sul fiscal compact e fondo di salvataggio.

Una settimana decisiva per l’Europa (in particolare sul fronte spagnolo) sembra, dunque, aprirsi nel peggiore dei modi.  In uno speciale di otto pagine, Il Sole 24 Ore in edicola martedì 17 luglio spiega che cosa succede – in particolare per noi – con il ritorno dell’allarme rosso sugli spread.

E quali sono le conseguenze per i risparmiatori di spericolate operazioni speculative sui mercati, come emerge a proposito dello scandalo Barclays sulla manipolazione del Libor.

.

 

L’ITALIA VITTIMA DI UN COMPLOTTO E LE PROVE CHE MONTI è COMPLICE

.

http://www.nocensura.com/2012/06/litalia-vittima-di-un-complotto-e-le.html

.

L’ITALIA VITTIMA DI UN COMPLOTTO E LE PROVE CHE MONTI è COMPLICE

.

16:58 | Pubblicato da admin |

*Articolo modificato il 14/07/2012: aggiunti Link di approfondimento

.

.

Le associazioni massoniche: il trait d’union tra le lobby dell’alta finanza che gestiscono le multinazionali – che hanno in mano l’economia globale – ed i governi del mondo. La rete del potere mondiale. Chi è Mario Monti e a quali poteri risponde. Il golpe italiano, chi c’è dietro e quali sono i loro obiettivi.

EDITORIALE A CURA DI ALESSANDRO RAFFA PER NOCENSURA.COM

Che il nominato premier Mario Monti sia parte integrante dei gruppi di potere che cercano di controllare  - o forse, che controllano - il mondo, lo sappiamo bene. Fa parte dell’Aspen Institute, ha preso parte a diverse riunioni del gruppo Bilderberg, e ha ricoperto addirittura il ruolo di “Presidente europeo” della Commissione Trilaterale, estensione del super magnate Rockfeller, braccio destro della potentissima famiglia Rothschild, che ha in mano quasi tutte le banche centrali del mondo.

Monti ha ricoperto importanti incarichi (è stato advisor) per la superbanca d’affari USA Goldman Sachs, definita “il miglior posto per produrre denaro che il capitalismo globale sia mai riuscito a immaginare” con una capacità d’investimento di 12.000 miliardi di euro all’anno (il debito pubblico che sta mettendo in ginocchio l’Italia ammonta a poco meno di 2.000 mld di euro) e un valore di oltre un trilione, ovvero un miliardo di miliardi. (1.000.000.000.000.000.000) una banca Goldman Sachs, responsabile di aver mandato sul lastrico svariate decine - se non centinaia - di migliaia di famiglie americane e di altre parti del mondo, in particolare nei paesi poveri che più si prestano alle speculazioni, visto che pur di ingrassare il proprio business, i dirigenti Goldman Sachs non si fanno alcuna remora a speculare sulle carestie, derrate alimentari, sulla povertà della povera gente. Generare profitto: si occupano di questo, all’interno della “super banca”, ben 30.000 dipendenti che percepiscono una media di 700.000 dollariall’anno, che grazie ai “premi” riconosciuti a chi è stato particolarmente produttivo possono superare - anche di molto - il milione di dollari. I dirigenti di spicco, ovviamente prendono molto di più, anche oltre 10 volte tanto.

Oltre a Goldman Sachs ci sono altre banche molto influenti, legate anch’esse alle associazioni massoniche sopracitate, una di queste è Morgan Stanley, dove - guardacaso - lavora “Monti jr“, il figlio di Mario Monti, alla quale il Ministero del Tesoro italiano a Gennaio 2012 ha elargito in gran silenzio, 2 miliardi e 567 milioni di euro per un affare (per la banca, non per il governo) di “derivati”. Soldi che il governo - visto i tempi difficili, almeno per i cittadini - avrebbe potuto rimborsare in comode rate, e magari girare una parte agli imprenditori italiani che hanno fornito merci e servizi allo stato, a cui l’erario deve un totale di 70 miliardi di euro. Un’altra banca d’affari molto influente è JP Morgan.

Le associazioni di stampo massonico citate sopra (Aspen Institutema ancor di più gruppo BilderbergCommissione Trilaterale ma anche altre: club di Roma, il CFR) e le lobby dell’alta finanza, le “super banche” d’affari (Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan) sono legate a doppio filo,  in quanto gli uomini che ne fanno parte sono gli stessi: i dirigenti di punta delle lobby dell’alta finanza e i loro uomini di fiducia (uno di questi, evidentemente, Mario Montisono tutti membri delle associazioni massoniche, nel cui ambito interagiscono con i politici più importanti, e quindi i governi del mondo. Da molti anni a questa parte tutti i presidenti degli Stati Uniti che si sono avvicendati sono stati – tutti – membri del Bilderberg, o legati a doppio filo ad esso, così come gli uomini di Goldman Sachs (ufficialmente “ex”) ricoprono ruoli chiave all’interno del governo americano, come il Ministero delle finanze.


Queste banche d’affari, vere e proprie lobby dell’alta finanza, sono proprietarie/azioniste legate a doppio filo alle 147 multinazionali che controllano, condizionano e gestiscono a loro uso e consumo l’economia globale: hanno in mano i mezzi d’informazione più autorevoli, mediante i quali “costruiscono” l’immagine dei politici che i cittadini di tutto il mondo eleggeranno. Laddove sorgano organi di informazione di cui non sono direttamente proprietari, possono sempre “addomesticarli” mediante cospicui contratti pubblicitari. Il vero editore dei giornali infatti sono le agenzie pubblicitarie, che consentono a un determinato organo di ricevere ottimi introiti ed espandersi, ma possono affondarlo se decidono di boicottarlo in quanto contrasta i loro interessi. Le grandi campagne pubblicitarie non vengono gestite direttamente dalle aziende: queste si affidano ad agenzie, che stabilisconocome e dove investire: e la maggior parte - in termini di valore economico - dei contratti pubblicitari è gestito da poche agenzie, riconducibili in un modo o nell’altro, alle associazioni di stampo massonico e/o alle lobby dell’alta finanza sopracitate.

Nel panorama dell’alta finanza, dei mercati finanziari, dell’economia delle nazioni, dell’industria e del commercio, rivestono un ruolo importantissimo, fondamentale le agenzie di ratingdeputate a stabilire, mediante una classificazione definita “rating” quanto siano “affidabili” governi e imprese. Le agenzie di rating  principali sono tre, soprannominate “le tre sorelle” Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Quando le agenzie di rating “declassano” una nazione, (o un’impresa) questa viene ritenuta meno affidabile; investire su di essa (cioè concedere credito a una determinata nazione, mediante titoli obbligazionari, o ad un’impresa) viene considerato più rischioso, pertanto aumentano i tassi di interesse che questa deve corrispondere. Questo è un potere immenso, in quanto un abbassamento eccessivo del rating può significare tassi di interessi talmente elevati da determinare la bancarotta, sia per le imprese che per le nazioni, che sono costrette ad aumentare la pressione fiscale per pagare gli interessi necessari per avere liquidità. 


Da notare come le agenzie di rating siano aziende private, e guarda caso legate a doppio filo alle lobby dell’alta finanza che le gestiscono a proprio uso e consumo, visto che in molti caso hanno favorito (inconsapevolmente?) alcune società, attribuendo loro un rating positivo anche in assenza dei presupposti per farlo: è il caso della Lehman brothersche poco prima di dichiarare bancarotta era ritenuta assolutamente affidabile (classificata A2) fattore che ha spinto numerosi investitori a investire forti somme, mentre in altri casi, alcune società (e nazioni) hanno ricevuto un rating eccessivamente penalizzante, mettendole in difficoltà poiché per avere “accesso al credito” erano costrette a corrispondere tassi di interesse elevatissimi. Per maggiori informazioni, leggi “agenzie di rating, ecco chi controlla le tre sorelle

Ora viene il “bello”… La procura ha accertato che una di queste agenzie di rating, Moody’s, remava contro l’Italia: e guarda caso, in quel periodo MARIO MONTI collaborava con Moody’s, prima di essere NOMINATO premier anche “grazie” all’operazione condotta dalla stessa agenzia di rating a danno dell’Italia!

Ovviamente l’agenzia di rating non ha deciso di penalizzare l’Italia “per sport”, ma lo ha fatto su preciso disegno dei poteri forti che si intrecciano negli organismi e nelle associazioni descritte nell’articolo, molte delle quali si avvalgono della collaborazione di Mario Monti, mandato a “risolvere il problema” proprio da chi, “il problema”, lo ha deliberatamente creato ad arte.


Vedi articolo: L’agenzia di rating “Standard & Poor’s” mirava a destabilizzare l’Italia La procura chiude le indagini sull’agenzia di rating. Cinque le persone coinvolte con l’accusa di manipolazione di mercato continuata e pluriaggravata. “Fornivano intenzionalmente ai mercati un’informazione falsa in merito all’affidabilità creditizia italiana, in modo da disincentivare l’acquisto di Btp e deprezzarne il valore” Leggi tutto

Ricapitolando:

  1. Monti è legato a praticamente tutte le associazioni di stampo massonico e alle principali lobby dell’alta finanza, che controllano anche le agenzie di rating.
  2. Le agenzie di rating hanno manovrato CONTRO l’Italia, fornendo informazioni FALSE ai mercati sulla nostra attendibilità.
  3. Monti lavorava ANCHE per una delle più importanti agenzie di rating, Moody’s.
  4. Grazie alla manipolazione delle agenzie di rating lo spread è salito a livelli vertiginosi = tassi elevatissimi per avere liquidità = tasse e aumento debito pubblico – e la situazione che tutti conosciamo.
  5. Per “risolvere” i problemi che hanno deliberatamente provocato, hanno imposto la nomina di Monti, che lavorava per l’agenzie di rating che ci hanno penalizzato (lavorava anche per i poteri dell’alta finanza che controllano le agenzie di rating)

E tutt’oggi l’Italia è costretta a pagare interessi altissimi (lo spread) per avere liquidità, un vero e proprio COMPLOTTO ordito a danno dell’Italia, che ha affidato il governo a un collaboratore della stessa agenzia di rating che stava remando contro di lei!


Le conclusioni:
Questa lunga – necessaria – premessa mi auguro che sia stata sufficientemente chiara, per cercare di decifrare la situazione, e sopratutto chi c’è dietro a tutto questo. L’Italia è vittima di un complotto, un feroce complotto, e i nostri politici anziché difendere i nostri interessi, si sono piegati a compromessi con questi poteri forti. Il fatto che Enrico Letta, vice-presidente del PD abbia partecipato al meeting Bilderberg di quest’anno, è piuttosto eloquente. Lo stesso Berlusconi, che inizialmente – nei giorni di Novembre, immediatamente precedenti alle sue dimissioni, quando “l’attacco” all’Italia era nell’apice -  sembrava intenzionato a opporre resistenza, dopo che “i mercati” (controllati ad uso e consumo dei poteri descritti sopra) hanno fatto perdere 10 punti percentuali alla sua Mediaset in un solo giorno, ha dichiarato la “resa incondizionata”, piegandosi a sostenere Monti – in cambio sicuramente di accordi personali – anche se questo gli è costato la PERDITA DI TUTTO IL CONSENSO che (incredibilmente) aveva mantenuto fino a quel momento. Tra l’altro, Mario Monti, presentato da tutti i politici e dai media come il “salvatore della patria” già in passato aveva fatto grossi danni all’economia italiana: danni che però, hanno rappresentato un beneficio per le lobby dell’alta finanza di cui Monti è emissario.


Ormai siamo un giocattolino in mano agli speculatori, incentivati anche dalle direttive dell’Unione Europea, che si stanno arricchendo sempre di più alle nostre spalle, con la complicità di quei politici che gli hanno steso un tappeto rosso, e cercano di farci sopportare tutto questo seminando paura (lo spettro di conseguenze economiche ancora più terribili), con discorsi fuorvianti (“è necessario” – “salva Italia” etc) e le solite promesse da marinaio di “ripresa” (ripresa che non ci sarà mai, ma sarà sempre peggio, almeno per noi cittadini… le grandi aziende hanno delocalizzato o stanno delocalizzando: non c’è lavoro, non c’è soldi.. QUALE RIPRESA PUO’ ESSERCI?).


I poteri forti dell’alta finanza mirano innanzitutto alla nostra riserva aurea: alla quale punteranno “se non molto presto, abbastanza presto” -  come ha dichiarato Nigel Farage in occasione dell’ultima intervista che gli ho fatto - ma anche AI BENI PUBBLICI ITALIANI: ad iniziare dalle percentuali di proprietà delle aziende che lo stato possiede ancora,  fino al patrimonio immobiliare che l’Italia sarà COSTRETTA A VENDERE – anzi: a Svendere – per ripianare il debito pubblico. 

Nel frattempo, Monti ha varato – sta varando – varerà – altre leggi che favoriscono tutti i poteri forti citati in precedenza, da quelli economico-bancari alle multinazionali, proprietari della “grande impresa” e della “grande distribuzione”, facendo chiudere i negozi dei cittadini, grazie all’oppressione fiscale e al calo dei consumi, che saranno soppiantati da centri commerciali o catene di negozi legate alle grandi aziende, che a capo hanno sempre gli stessi proprietari: le lobby dell’alta finanza. Svenderà la nostra sovranità e i nostri beni, con un occhio di riguardo per le caste: ormai credo che tutti si siano resi conto che Monti sta purgando solo i cittadini del ceto medio-basso: questo perché avere i potenti contro potrebbe nuocere al suo disegno, per esempio difficilmente i notai potranno dare contro a Monti, visto che ha abolito la “tariffa massima” e potranno guadagnare di più. Avere contro loro, non sarebbe stato semplice come avere contro gli operai della FIOM che si sono visti eliminare l’articolo 18… ci farà aderire alla fregatura colossale rappresentata dal MES, che è una DITTATURA ECONOMICA spacciata per fondo di stabilità - le manovre finanziare “salva Italia” in realtà, sono servite esclusivamente a rastrellare i soldi necessari per aderire ad esso… 


Quello a cui stiamo assistendo oggi è la naturale prosecuzione del processo che è iniziato nel 1992,  a bordo del Panfilo Britannia, come illustra l’articolo DOSSIER: Ecco quando è iniziata la crisi dell’Italia; era il 1992 sul panfilo Britannia


Si sta verificando TUTTO quello che aveva previsto il movimento “No Global”, che è stato distrutto a Genova nel 2001: movimento composto da centinaia di movimenti di ogni estrazione politica e sociale perché non era composto solo dalla ‘sinistra radicale’ come pensano molti: al Genoa Social Forum avevano aderito Acli, WWF, Rete Lilliput, associazioni studentesche e altro ma all’opinione pubblica è stato dipinto in modo fuorviante, come se fosse composto solo da “punkabbestia” e scalmanati dei centri sociali più aggressivi. Movimento che faceva discorsi giusti, stava crescendo troppo rapidamente e per i potenti del mondo era troppo pericoloso. Con la sospensione dei diritti democratici alla quale il mondo ha assistito in quei giorni, è stato spazzato via. 

Purtroppo ormai di quel Movimento se ne parla quasi esclusivamente in chiave “violenze delle forze dell’ordine” al G8 di Genova, che innegabilmente ci sono state: i fatti della “Diaz” e di “Bolzaneto” sono emersi in tutta la loro gravità, dopotutto era inevitabile che accadesse. Anzi doveva venire fuori, perché se le violenze fossero state tenute nascoste e non fosse stato seminato il terrore, al G8 successivo probabilmente a manifestare ci sarebbero state molte più associazioni e persone: invece quel “Movimento” è finito li, a Genova, affogato nel sangue di Carlo Giuliani e di migliaia di persone pestate senza motivo. Le forze dell’ordine, “caricate” con la strategia del terrore di chi aveva messo in guardia gli agenti da minacce di ogni tipo, preparandoli come se fossero dovuti andare in guerra, sono stati esecutori materiali di quella che era una volontà che andava ben oltre, probabilmente, del governo italiano. Quel movimento doveva essere fermato. Personalmente nel 2001 avevo 20 anni, non ho partecipato alle manifestazioni e non ero un simpatizzante “no global”. Il fatto che oggi stia accadendo praticamente tutto quello che avevano previsto l’ho appreso pochi anni fa, approfondendo, leggendo ciò che sosteneva quel movimento.


Il mondo è succube di una minoranza, un’élite composta da poche centinaia di potenti che dopo essersi appropriati del governo USA (1) stanno estendendo il loro dominio a tutte le altre nazioni del mondo, ad iniziare dalle nazioni europee e quelle che hanno in mano le materie prime. Laddove non possono conquistare il potere con le armi politico-economiche, lo fanno con le armi. Hanno in mano le redini dell’economia, dei mercati finanziari, industriali e del commercio: e stanno rastrellando a se tutte le ricchezze del mondo. Ma quello che vogliono non sono i soldi, ne hanno fin troppi. Quello che vogliono, è il POTERE: che senza dubbio è detenuto da chi è proprietario di tutto. E chissà che quei “complottisti”, che sostengono che l’élite vuole instaurare un “governo mondiale”, con una moneta mondiale – il tutto ovviamente gestito da loro – non abbiano ragione…


(1) J.F. Kennedy parlò di questi “poteri oscuri” che intendeva sconfiggere: ma purtroppo non c’è riuscito, ed è stato eliminato. E il suo successore annullò immediatamente l’ “ordine esecutivo 11110” con il quale Kennedy consentiva al Ministero del Tesoro USA di stampare moneta senza il controllo della FED, la banca centrale USA – privata – che dal 1913 gestisce il Dollaro, dominando quindi l’economia statunitense.


Alessandro Raffa per nocensura.com


APPROFONDIMENTI: (a fine articolo ulteriori approfondimenti)

Moody’s declassa l’Italia ma la Ue la bacchetta

..

http://it.finance.yahoo.com/notizie/moody-declassa-italia-mercati-ignorano-downgrade.html

.

Moody’s declassa l’Italia ma la Ue la bacchetta

.

Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza – ven 13 lug 2012 12:58 CEST

..

.

-

Superstiziosi o no, oggi per l’Italia è davvero un brutto venerdì 13. L’agenzia di rating Moody’s ha nuovamente declassato i titoli di Stato italiani, passandoli dal livello A3 a Baa2, ovvero “junk”, spazzatura, mantenendo un outlook negativo. Il tutto è avvenuto nella notte, mentre il premier Monti stava appunto volando verso gli Stati Uniti, alla Allen Conference di Sun Valley (guarda le foto), per convincere gli investitori americani a puntare sull’Italia.

Ma l’Italia, nonostante gli sforzi per rallentare la recessione, non convince Moody’s. Uno dei principali timori è il “rischio contagio” da Grecia e Spagna, che potrebbero portare ad “un ulteriore netto aumento dei costi di finanziamento”. Ma a pesare sono anche altri fattori: innanzitutto, il “deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine” e il “clima politico che, con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera è fonte di un aumento dei rischi”. Colpa del sistema economico e politico italiano, considerato dall’agenzia di rating ancora troppo debole, con un debito pubblico elevato e un risanamento che stenta ad evitare il pericolo recessione al Paese.

La decisione di Moody’s arriva inaspettatamente, se si considera l’andamento positivo dell’asta di ieri: il Tesoro ha infatti assegnato tutti i 7,5 miliardi di euro di Bot a un anno, registrando un rendimento medio in calo di quasi 130 punti base, arrivando al 2,697% dal 3,972% dell’asta di metà giugno. Merito della ripresa, le decisioni prese recentemente dalla Bce, come l’azzeramento della remunerazione dei depositi overnight, che ha stimolato l’impiego in titoli di Stato: nella prima seduta di entrata in vigore dei nuovi tassi, i depositi overnight di Francoforte sono crollati a 324 miliardi di euro da 808 miliardi di euro di martedì. Oggi, invece, l’Italia nella scala di Moody’s è allo stesso livello di nazioni come la Bulgaria, il Brasile o il Kazakistan.

Il downgrade arriva inoltre lo stesso giorno della chiusura, dopo due anni di indagini, dell’inchiesta da parte della Procura di Trani contro la stessa agenzia di rating americana per manipolazione di mercato. Nel 2010 le associazioni di consumatori Adusbef e Federconsumatori avevano lanciato un esposto contro Moody’s per aver diffuso giudizi falsi, infondati o imprudenti sul sistema economico, finanziario e bancario italiano. Giudizio “ingiustificato e fuorviante” anche per il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, perchè “non tiene conto del grande lavoro che questo Paese sta facendo nella gestione dei conti pubblici” e “nelle difficili riforme strutturali”. Assicurando inoltre che “i mercati questo riconoscimento lo daranno nel tempo. Abbiamo anche avviato la strada dello sviluppo”.

Di ”una tempistica inappropriata” parla invece Simon O’Connor, portavoce del Commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rehn. Il portavoce di Rehn ha detto che la decisione dell’agenzia di rating trascura ”gli impressionanti progressi fatti dall’Italia sui conti pubblici” e ricorda che nel 2013 il bilancio pubblico si avvia a registrare ”un considerevole avanzo primario”. Ricordando che ”la Commissione europea non commenta gli scenari politici degli stati membri”, O’Connor sottolinea il buon lavoro fatto finora dal governo Monti: ”apprezziamo la recente legge sulla spending review, così come apprezziamo l’adozione della riforma del mercato del lavoro”. Quanto fatto dall’Italia, rimarca il portavoce, ”è impressionante e credo senza precedenti, e incoraggiamo il governo a proseguire lungo questa strada”.

E i mercati infatti ignorano il downgrade di Moody’s: in mattinata le Borse provano il rimbalzo, mentre c’è netto calo dei rendimenti nell’asta di Btp a 3 anni. Venduti i titoli con scadenza luglio 2015 per complessivi 3,5 miliardi (oltre 6 miliardi la richiesta), massimo ammontare prefissato e i tassi sono scesi al 4,65% dal 5,30% dell’analoga asta di giugno ai minimi da maggio. E nel tardo pomeriggio il Ftse Mib ha chiuso è riuscito a chiudere in rialzo dello 0,96% a 13.714 punti, mentre il Ftse All Share ha archiviato la sessione con un +0,85% a 14.669 punti.

E in serata sono arrivate da Sun Valley anche le dichiarazioni – riportate dall’imprenditore Gianfranco Zoppas – del premier Mario Monti. “Siamo virtuosi e invece di premiarci ci puniscono. E’ una disgrazia, però il mercato ci ha premiati”.

Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

..

http://it.finance.yahoo.com/notizie/stato-sociale-europa-verra-smantellato.html

 .

Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

.

Scritto da Fabrizio Arnhold | Yahoo! Finanza – ven 13 lug 2012 17:12 CEST

..

Sono oltre 9 milioni le persone che hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie per motivi economici nell’ultimo anno, secondo quanto emerge da uno studio Rbm Salute-Censis presentato al Welfare day. L’identikit delle persone che hanno dovuto rinunciare a cure mediche per motivi economici secondo un’indagine del Censis

..

Il modello sociale europeo è superato, soprattutto di fronte ai drammatici tassi di disoccupazione giovanile”. Così Mario Draghi in una lunga intervista sul Wall Street Journal di qualche mese fa. La realtà dice anche che le misure di forte rigore adottate dall’Europa per far fronte alla crisi hanno pesato come un macigno sulla spesa sociale. Dalla Grecia all’Italia, passando per Portogallo e Irlanda: nel Vecchio Continente l’austerity brucia qualcosa come 230 miliardi di spesa sociale.

La più colpita dalla scure dei tagli, ovviamente, è la Grecia. Le sforbiciate alla spesa sociale nel 2011 superano i 25 miliardi di euro, a fronte di un Pil che nel 2010 si attestava a 242 miliardi di euro: praticamente il 10% della ricchezza nazionale. Le manovre di alleggerimento dei costi pubblici avevano già tagliato 30 miliardi nel 2010, di cui la maggioranza destinata al welfare. Il nuovo governo di Samaras dovrà sottostare alle rigide richieste dell’Ue per poter contare ancora sugli aiuti che in totale dovrebbero toccare i 130 miliardi di euro. Denari che, Troika permettendo, potrebbero far respirare Atene, a patto che si intervenga sulle pensioni per far diminuire ancora la spesa, oltre ai già programmati tagli da 150mila posti nella pubblica amministrazione.

Inoltre il governo ha ridotto del 12% gli assegni sopra i 1.300 euro, ha decurtato del 22% il salario minimo e del 15% gli stipendi del settore privato, riducendo a sua volta, seppur indirettamente, il welfare. L’obiettivo è quello di risparmiare quasi 33 miliardi di euro sulle pensioni entro il 2012, 3,6 miliardi sulla spesa per i salari della pubblica amministrazione e altri 3,6 nel settore sociale entro il 2015. Traguardi ambiziosi da raggiungere, ma non impossibili dopo l’esito delle scorse elezioni politiche di giugno, con la vittoria dei partiti pro euro.

E se ci si sposta in Portogallo, la parola d’ordine rimane austerity. Il governo di Pedro Passos Coelho per ottenere il piano d’aiuti da 78 miliardi, si è impegnato a tagliare le spese per una cifra pari al 6% del Pil, che ammonta a 188 miliardi di euro. Anche qui il settore più colpito è quello pubblico che dovrebbe dimagrire del 43,5% in quattro anni. Le stime parlano di circa 35mila persone che rischiano di rimanere senza un impiego. Per gli altri, il salario sarà diminuito del 10% e lo stesso trattamento spetterà alle pensioni. I dati Eurostat di qualche giorno fa, come se non bastasse, indicano il Portogallo come il Paese con il maggior tasso di disoccupazione complessiva al 15,2% e quella giovanile al 36,4%. Il governo taglia per contenere i costi: nel 2012, all’istruzione sono stati destinati 370 milioni in meno e alla sanità sono stati tolti 925 milioni. Ma nonostante questi provvedimenti, il deficit oscilla tra il 7,5% e l’8%.

Altro Paese sotto scacco, l’Irlanda ha approvato un piano di rientro, nel 2011, che prevede una riduzione delle uscite per 7 miliardi. Dall’Ue Dublino ha già ricevuto ben 85 miliardi di euro e nell’immediato futuro la spesa dello stato sociale sembra destinata a diminuire ulteriormente. Nel dettaglio, il governo irlandese ha messo in agenda una stretta alla spesa sociale di circa 3 miliardi di euro (-13%) e risparmi per 1,2 miliardi sugli stipendi pubblici (-8%), con una riduzione del personale di scuola e università. Nel dicembre del 2011, inoltre, si è aggiunto un taglio del 2% ai fondi per l’istruzione universitaria e un aumento delle rette fino a tre mila euro. Il programma a breve termine conta di recuperare 4 miliardi di euro da salari e welfare state entro il 2014.

La Francia ha iniziato prima. Nel 2010 la riforma delle pensioni di Sarkozy ha calcolato un risparmio di 16 miliardi di euro nel momento della messa a regime nel 2018. Oltre al settore previdenziale, il piano dell’Eliseo ha previsto di recuperare 4 miliardi dal settore pubblico (con la riduzione di circa 100mila dipendenti pubblici) e 7 miliardi dai tagli al welfare annunciati nel 2011. E anche il nostro Belpaese non sfugge alla riduzione considerevole di servizi e finanziamenti allo stato sociale. Il decreto Salva Italia contiene circa 8,5 miliardi di tagli ai trasferimenti agli enti locali, il che significa meno servizi a livello comunale e regionale e meno sanità. E proprio quest’ultimo settore è al centro di polemiche per ulteriori tagli previsti dalla spending review. Da valutare nei prossimi anni quale impatto economico reale avrà la riforma delle pensioni. Ad oggi la stima è di 12,6 miliardi di euro assicurati: al netto del fisco, 2,89 miliardi nel 2012, 4,9 nel 2013 e nel 2014 e 4,8 miliardi nel 2015. Conti alla mano, quasi un terzo della manovra, circa 21 miliardi, è composto di tagli alla spesa sociale.

Tanto lavoro anche a Madrid. Il rapporto deficit/Pil è fermo al 5,8%, quasi di un punto e mezzo più alto rispetto a quanto pattuito con Bruxelles. Il conservatore, Mariano Rajoy, ha varato in pratica due manovre finanziarie dal novembre 2011, dal valore complessivo di 42 miliardi, con tagli alla spesa pubblica superiori ai 13 miliardi. A questi vanno aggiunti parte dei 15 miliardi di tagli alla spesa già effettuati dall’ex premier Josè Zapatero. Fortemente colpito anche il comparto universitario che si è visto tagliare i fondi per circa il 23%. Disoccupazione record (24%), alla quale si aggiunge quella giovanile sull’orla del baratro (50%). Il governo spagnolo spera di comprimere il rapporto deficit/Pil fino alla soglia del 3% nel 2013, passando per la riforma del lavoro.

E anche chi sembra passarsela meglio – come Germania e Gran Bretagna – non ha risparmiato il welfare da sforbiciate consistenti. Certo, niente di paragonabile con gli Stati più a rischio, anche perché il Pil tedesco nel 2011 ha fatto registrare una crescita del 3,2%. Ma i programmi della cancelliera Merkel prevedono tagli ala spesa pubblica di 80 miliardi entro il 2014, di cui 30 miliardi saranno arriveranno dai tagli al welfare e dalla cancellazione di 15mila impieghi pubblici. I sudditi di sua Maestà dovranno fare i conti con tagli alla spesa per 85 miliardi di sterline, ossia la bellezza di 103 miliardi di euro, partendo dall’eliminazione di quasi 500mila dipendenti pubblici. L’obiettivo del governo di David Cameron è tagliare circa 30 miliardi di sterline (36 miliardi di euro) di welfare.

Infine, è curioso notare come il modello del welfare state europeo sembri ormai superato anche Oltreoceano. Nella corsa alle prossime elezioni per la Casa Bianca, Mitt Romney sta costruendo la sua campagna, per sfidare Obama, opponendo americanismo a Europa. “Penso che Obama voglia trasformarci in un welfare state di stile europeo. Non penso che l’Europa funzioni. E non voglio che il suo modello sia replicato qui”.



Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.