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Carta Aperta e Appello a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica d’ Italia; di Kevin Annett, Segretario del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato. (video)

Carta Aperta e Appello a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica d’ Italia; di Kevin Annett, Segretario del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato.

14 di Febbraio del 2013

Egregio Presidente Napolitano:

Nel nome del nostro Tribunale e delle persone di coscienza, ovunque nel mondo, e dei milioni di vittime di abuso da parte della chiesa, io mi appello a Lei, in vista della Sua prossima riunione con Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI), il quale presto si ritirerá dal Pontificato della Chiesa di Roma.

Sappiamo che, come conseguenza della pressione esercitata su di lui per far sí che rinunciasse al suo incarico, a causa della sua provata complicitá nella protezione del traffico di minori nella sua chiesa e di altri crimini contro l’umanitá, Joseph Ratzinger sta cercando la protezione del governo italiano per assicurarsi assistenza ed immunitá dalla persecuzione legale nei suoi confronti.

Non necessito recordarLe, Signor Presidente, che in base alla legge internazionale ed i trattati che sono stati ratificati dall’Italia, Lei e il Suo governo hanno il divieto di dare tale protezione a coloro che, come Joseph Ratzinger, hanno aiutado e coperto azioni criminali tali come ordinare a Vescovi e Cardinali, in America e in ogni altro luogo, di proteggere conosciuti abusatori di minori che appartengono al clero.

Il Suo obbligo verso il Vaticano, dovuto dai Patti Lateranensi, non va contro e non annulla i requisiti delle piú alte leggi morali ed internazionali; e nemmeno esige che Lei conceda alcuna protezione o immunitá ad un individuo come Joseph Ratzinger, specialmente dopo che lui abbia lasciato i suoi incarichi papali.

La necessitá che Lei si allinei con le leggi internazionali e non scenda a patti con Joseph Ratzinger é ancora piú vera quando si considera l’enormitá dei crimini dei quali il Vaticano e le sue piú alte autoritá sono chiaramente colpevoli, secondo le considerevoli prove riunite e documentate dal nostro Tribunale e da altri gruppi e riconosciute da molti governi.

Solo in Canada, la Chiesa Cattolico-Romana ed i suoi agenti del Vaticano sono stati dichiarati colpevoli di responsabilitá per il genocidio e la morte di almeno 50.000 bambini indigeni nel sistema delle scuole residenziali indigene che sono state fondate dai gesuiti e che hanno funzionato fino al 1996.

In Irlanda, piú di 10.000 donne hanno sofferto e sono state sfruttate nelle Lavanderie delle Magdalene che erano dirette da cattolici, e dove molte di loro sono morte.  E nel mondo, in istituzioni simili della chiesa, si é vista una enorme mortalitá, malattie e rovina per milioni di bambini e, nonostante questo, la chiesa non é mai stata riconosciuta responsabile o non é mai stata portata in giudizio per queste morti e per il furto di enormi ricchezze di nazioni intere.

Con la recente iniziativa di almeno un governo europeo e di una gran quantitá di avvocati, di portare Joseph Ratzinger ed altri ufficiali ecclesiastici in giudizio per questi crimini, noi sentiamo che non é compito Suo né proteggere, né mostrarsi proteggendo o condonando il tentativo di lui di evadere, ostacolare o ritardare la giustizia, a meno che Lei non voglia esporsi al reato di complicitá in un crimine.

Nel nome del nostro Tribunale e di molta gente che non puó parlare, io Le chiedo di essere saldo nelle leggi delle nazioni e dell’umanitá e non offra appoggio o protezione a Joseph Ratzinger, o ai suoi complici, nei loro sforzi per evitare la responsabilitá dei crimini dei quali sono stati trovati, senza ombra di dubbio, colpevoli.

Rimango in attesa di una Sua risposta, nella speranza di poter continuare a parlare di questo tema con Lei quando visiteró il Suo paese in Maggio, in compagnia di una delegazione sui Diritti Umani, per approfondire questo argomento con maggiori dettagli.

Attentamente,

Kevin D. Annett, M.A., M.Div.

Segretario, Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato.

Ufficio Centrale, Bruxelles.

Cc. Ai mezzi di comunicazione di tutto il mondo

RECIBO ENVIO ITALIA

Guardi le prove del Genocidio in Canada ed altri crimini contro gli innocenti, in: www.hiddennolonger.com  e nel sito web del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato, in www.itccs.org

Si possono lasciare messaggi per Kevin Annett al numero telefonico: 250-591-4573 in Canada.

Veda il premiato documentario di Kevin Annett (IMPENITENTES) nel sito web: www.hiddenfromhistory.org

“Io ho dato a Kevin Annet il suo nome indiano, Aquila dalla Voce forte, nel 2004 quando l’ho adottato ed introdotto nella nostra nazione Anishinabe. Lui porta questo nome con orgoglio perché lui sta facendo il lavoro per il quale é stato inviato, parlare alla sua gente sui loro mali. Lui parla forte e con la veritá. Lui parla per i nostri bambini rubati e morti. Io chiedo a tutti di ascoltarlo e di dargli il benvenuto”

Capo Louis Daniels –Vento Sussurrante-

Anziano, Clan della Tartaruga, Nazione Anishinabe, Winnipeg, Manitoba.

Gravissimo incidente tra autobus e camion in Zambia: 53 morti

http://www.youreporternews.it/2013/gravissimo-incidente-tra-autobus-e-camion-in-zambia-53-morti/

8 febbraio 2013 – 12:12

Gravissimo incidente tra autobus e

camion in Zambia : 53 morti

 

 

LUSAKA / Drammatico scontro in Zambia, nel Sud del corno d’Africa: un mezzo dei servizi postali, che trasportava persone verso la capitale, è rimasto coinvolto in un incidente con un camion e un’auto, provocando la morte di una cinquantina di persone. Il fatto si è verificato all’altezza della cittadina di Chifamba, a un centinaio di [...]

LUSAKA / Drammatico scontro in Zambia, nel Sud del corno d’Africa: un mezzo dei servizi postali, che trasportava persone verso la capitale, è rimasto coinvolto in un incidente con un camion e un’auto, provocando la morte di una cinquantina di persone.

Il fatto si è verificato all’altezza della cittadina di Chifamba, a un centinaio di chilometri dalla capitale Lusaka, nel Nord del paese, lungo una delle più importanti strade che collegano lo Zambia con la Tanzania.
Fonti ufficiali locali parlano di 53 morti, ma il bilancio non è definitivo.

L’autobus del servizio postale, individuabile nel video dalla carrozzeria bianca, è uno dei tanti mezzi sfruttati nel paese per trasportare sia i prodotti postali sia le persone. Secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine l’automobile avrebbe tentato di sorpassare l’autobus, rischiando un incidente frontale col camion che sopraggiungeva in senso opposto. Il mezzo, distinto dalla carrozzeria arancione, per evitare la collisione col veicolo ha sterzato finendo contro l’autobus carico di persone.

All’arrivo sul posto, una terribile scena si è presentata agli occhi dei soccorsi sanitari, dei vigili del fuoco e della polizia, che non hanno potuto far altro che estrarre dalle lamiere i corpi delle vittime. Circa una cinquantina di persone si sono salvate, alcune delle quali hanno riportato lievi ferite.

GELO killer in Russia, temperature abbondantemente inferiori allo ZERO, il numero delle vittime è ora salito a 223. Situazione DIFFICILE

http://www.meteoportaleitalia.it/news-globali/news-globali/meteo-estero/7948-gelo-killer-in-russia-temperature-abbondantemente-inferiori-allo-zero-il-numero-delle-vittime-e-ora-salito-a-223-situazione-difficile.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+meteoportaleitalia%2FhwxE+%28Meteo+Portale+Italia+-+Homepage%29

METEO ESTERO

 

GELO killer in Russia,

temperature abbondantemente inferiori allo ZERO,

il numero delle vittime è ora salito a 223. 

Situazione DIFFICILE

 

Categoria principale: News globali

Categoria: Meteo Estero

29 Gen 2013

Scritto da Rinaldo Cilli

 russia freddo

E’ gelo killer sull’Europa orientale. Una delle aree maggiormente colpite è sicuramente la Russia, ove da diversi giorni (se non addirittura settimane), proseguono a registrarsi temperature abbondantemente inferiori ai -20/-25°C, con bufere di neve e condizioni climatiche davvero molto, molto difficili.

Altre nove persone sono morte nella giornata di ieri a causa del freddo, questo quanto comunicato dall’agenzia Interfraks, una fonte di servizio sanitario. Le vittime in Russia, da quando è iniziato il grande freddo, sono ormai 223, con quasi 5.000 persone colpite tra cui 215 bambini.

Rinaldo Cilli, MeteoPortaleItalia

Darfur: Onu, 100 morti in scontri tribu’

http://mondo.panorama.it/news/Darfur-Onu-100-morti-in-scontri-tribu

 

Darfur: Onu, 100 morti in scontri tribu’

 

Per il controllo di una miniera d’oro

 

Darfur-Onu-100-morti-

TAG:  DARFUR ANSA

(ANSA) – KHARTOUM, 16 GEN – Una nuova ondata di violenza tra tribu’ arabe rivali nella regione sudanese del Darfur ha causato la morte di circa un centinaia di persone e oltre 100 mila sfollati. Lo hanno reso noto oggi le Nazioni Unite, precisando i gruppi si sono scontrati nell’ultima settimana per il controllo di una miniera d’oro. Una trentina i villaggi dati alle fiamme, ha aggiunto Al Zatari, coordinatore Onu per le emergenze umanitarie in Sudan.

Siria, strage nelle campagne di Homs: donne e bambini tra le oltre cento vittime

http://www.repubblica.it/esteri/2013/01/17/news/siria_strage_bambini-50721212/

Siria, strage nelle campagne di Homs:
donne e bambini tra le oltre cento vittime

L’esercito del regime ha attaccato la periferia della città siriana colpendo soprattutto un villaggio. Secondo Osservatorio per i diritti umani, l’assalto è durato 24 ore: “I militari hanno incendiato le case, sparando e uccidendo a coltellate”. Sette bimbe sono morte in un raid aereo a Husseiniyeh, nel sud di Damasco

beirut

BEIRUT - Donne, con i loro bambini. Civili massacrati dall’esercito siriano in un assalto nelle campagne intorno a Homs, soprattutto in un villaggio, distrutto in 24 ore di orrore. Le vittime, secondo gli attivisti dell’Osservatorio per i diritti umani con base a Londra, sono almeno 106: “Il regime siriano ha condotto un nuovo massacro martedì causando 106 morti, tra cui donne e bambini”, ha denunciato l’Osservatorio citando una rete di attivisti e fonti mediche.

Durante l’attacco – ha riferito l’Ong – l’esercito ha incendiato le case dei residenti, sparando ad alcuni e uccidendo a coltellate altri. L’Ondus ha affermato di avere i nomi dei membri di una famiglia di 14 persone, di cui tre bambini, tutti uccisi. Più ridotto, ma comunque alto, il bilancio fornito da Omar Idlibi, dei Comitati di coordinamento locali, secondo cui le vittime dei raid sono 37. Lo stesso Idlibi ha fatto però sapere che la cifra da lui fornita è ferma a ieri, spiegando che da quel momento sono stati trovati altri corpi.

L’Osservatorio ha anche denunciato la morte di altre quindici persone, uccise oggi in un raid aereo governativo a Husseiniyeh, un centro a sud di Damasco che ospita in maggior parte profughi palestinesi. Sette di queste sono bambine.

Intanto dall’esercito del regime continuano a disertare. Come ha riferito l’aggenzia Anadolu, altri otto militari siriani sono passati questa mattina in Turchia. I militari, accompagnati da 13 familiari, hanno passato il confine nella zona di Yayladagi, vicino ad Antiochia. Sono stati trasferiti dalle autorità turche nel campo di Apauydin, che ospita i militari disertori, e che secondo l’opposizione turca è una base dei ribelli sunniti siriani.

E’ Ankara a prevedere un cambiamento. Secondo la stampa turca per gli Usa il presidente siriano Bashar al Assad non rimarrà al potere oltre sei mesi. Questa la previsione è arrivata dopo i colloqui degli ultimi giorni avvenuti a Washington fra ‘senior’ diplomatici turchi ed esponenti dell’amministrazione Obama. Secondo i dati forniti dagli interlocutori americani, ha scritto l’Hurriyet online, l’80 per cento del Paese è nelle mani dei ribelli, così come il 40 per cento della capitale Damasco. Stando al quotidiano nei colloqui di Washington, la delegazione turca guidata dal sottosegretario agli esteri Feridun Sinirlioglu avrebbe criticato la decisione americana di dichiarare “organizzazione terroristica” il gruppo armato jihadista Jahbat al-Nusra, ritenuto vicino ad Al Qaeda, e considerato responsabile di attentati, atrocità ed esecuzioni sommarie in Siria. La Turchia è uno dei principali sostenitori dei ribelli sunniti in Siria.

Diversa la posizione di Mosca. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha definito “blasfemi” i tentativi di accusare le forze del governo siriano dell’attentato di Aleppo (VIDEO). Lo ha riportato l’agenzia Interfax citando il capo della diplomazia di Mosca, che ha commentato la strage di martedì in Siria dove due violente esplosioni all’Università della hanno ucciso almeno 82 persone e ferite altre 160.

Durante una conferenza stampa a Dushanbe, Tagikistan Lavrov ha detto di aver “visto un servizio della Cnn in cui si sosteneva che l’attacco terrorista era stato opera delle forze governative. Non posso immaginare bestemmia maggiore di questa”. Mercoledì il ministero degli Esteri russo, tramite il suo dipartimento Informazione, aveva condannato le bombe ad Aleppo, addebitando la colpa ai “terroristi” che combattono contro le forze governative: “Una provocazione sanguinosa e senza pietà, la vendetta dei terroristi per le gravi perdite inflitte loro dalle forze regolari”. Il dipartimento di Stato ha  citato testimonianze secondo le quali sarebbe stata l’aviazione militare siriana a bombardare l’università.

(17 gennaio 2013)

Il Papa benedice la promotrice ugandese della Pena di Morte per gli omosessuali.

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http://fulviobeltramiafrica.wordpress.com/2012/12/14/il-papa-benedice-la-promotrice-ugandese-della-pena-di-morte-per-gli-omosessuali/

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Il Papa benedice la promotrice ugandese della Pena di Morte per gli omosessuali.

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africafulviobeltrami

Pubblicato su dicembre 14, 2012 da africafulviobeltrami2012

 

Giovedì 13 Dicembre 2012 una delegazione di giudici Ugandesi guidata dalla portaparola del Parlamento, Rebecca Kadaga é stata ricevuta dal Papa Benedetto XVI presso la Basilica di San Pietro, riporta il quotidiano ugandese Daily Monitor.

”Questo é un momento irripetibile. Ho letto molto sul papa, lo seguo su Twitter ma non l’ho mai incontrato di persona e non ho mai visitato la Basilica di San Pietro. É un avvenimento da ricordare e ringrazio Dio per avermi concesso questa opportunità.”, ha dichiarato Kadaga.

Durante l’incontro il Papa ha benedetto la delegazione ugandese e in special modo Rebecca Kadaga.

La delegazione é a Roma per attendere alla Settima Assemblea dei Parlamentari della Corte Internazionale dei Crimini e alla Conferenza Mondiale dei Parlamentari per i Diritti Umani.

Il secondo appuntamento sarà molto difficile e delicato per la delegazione ugandese capitanata dalla promotrice (assieme al parlamentare David Bahati) della riforma dell’attuale legge contro i “comportamenti sessuali devianti”: omosessualità e bisessualità.

La proposta di legge, che sarà discussa in parlamento il 15 dicembre prossimo, intende introdurre i concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi.

É dal 2009 che questa proposta di legge é presentata a varie riprese al Parlamento e regolarmente bocciata su indicazione del Presidente Yoweri Museveni che, fino ad ora non intende rovinare l’immagine internazionale dell’Uganda con una legge omofobica così estrema, nonostante che la First Lady sia una accanita simpatizzante del provvedimento.

I promotori di questa palese violazione dei diritti umani si rifanno ai testi biblici e al vangelo per dimostrare che l’omosessualità é contro natura e contro il volere di Dio.

Sono appoggiati dalla Chiesa Anglicana Ugandese, della Chiesa Anglicana Americana e la neutralità della Chiesa Cattolica.

“Il gesto del Santo Padre é incomprensibile. Come si fa a benedire una figura politica criticata a livello internazionale per voler introdurre la pena di morte contro le minoranze sessuali in Uganda, a due giorni dal dibattito parlamentare sulla legge omofobica? Non si é valutato che questo gesto sarà utilizzato per rafforzare l’approvazione delle legge?”, si domanda un attivista gay dell’Università di Makerere che richiede l’anonimato per la sua salvaguardia fisica.

La riforma della legge peggiorerebbe il già grave clima delle violazioni dei diritti umani in Uganda nei confronti degli omosessuali.

Nel gennaio 2011 David Kato, attivista ugandese dei diritti umani e omosessuali fu trucidato in una stanza di hotel. Le autorità ugandesi archiviarono il caso facendolo passare come un incontro sessuale finito male tra Kato e un prostituto.

Il 07 dicembre 2012 un gruppo di prominenti leader delle Chiese Cristiane Americane ha reso pubblico la determinata opposizione alla legge definita discriminatoria, chiarendo che la criminalizzazione dell’omosessualità é incompatibile con a Fede Cristiana e le società democratiche.

“I Cristiani possono essere divisi a livello teologico ma sono uniti al richiamo di Cristo di prendere le difese delle minoranze perseguitate nella propria comunità e nel mondo. Sotto le festività del Santo Natale, noi invitiamo tutti i Cristiani del mondo ad unirsi a noi nel rigettare l’idea di questa legge che mira le minoranze vulnerabili e non é certo un modo appropriato di celebrare la nascita di Cristo.”, recita il comitato congiunto.

Rebecca Kadaga é confidente che la proposta di legge omofobica troverá la maggioranza necessaria al Palamento. “Sará il regalo di Natale al popolo ugandese”, ha promesso. La presenza di Kadaga alle due Conferenze Internazionali in Italia, non permetterá la partecipazione al voto prevista per domani, sabato 15 dicembre 2012.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

Reporter dall’Africa per L’Indro.

Messico: autobus in burrone, 21 morti e 31 feriti

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http://www.tio.ch/Estero/News/691280/Messico-autobus-in-burrone-21-morti-e-31-feriti

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CITTÀ DEL MESSICO

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Messico: autobus in burrone, 21 morti e 31 feriti
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CITTÀ DEL MESSICO – Alle 4 del mattino di oggi, nello stato messicano di Nayiarit, per cause non ancora accertate, un autobus è precipitato in un burrone profondo un centinaio di metri, provocando la morte di 21 passeggeri ed il ferimento di altri 31. Lo rendono noto i media locali, precisando che i passeggeri a bordo del veicolo erano tutte di Chihuahua che stavano andando al mare.

ATS

Il memoriale choc di Gotti Tedeschi: “Se mi ammazzano cercate queste carte”

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fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/il-memoriale-choc-di-gotti-tedeschi-se-mi-ammazzano-cercate-queste-carte/255566/

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Il memoriale choc di Gotti Tedeschi: “Se mi ammazzano cercate queste carte”

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L’ex presidente della banca vaticana temeva di essere ucciso e aveva preparato – come polizza sulla vita – un memoriale sui i segreti dello IOR e lo aveva consegnato a due amici fidati. Nel corso della perquisizione della casa del banchiere

 

gotti tedeschi interna interna nuova

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Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato – come polizza sulla vita – un memoriale sui i segreti dello IOR. L’ex presidente della cosiddetta banca vaticana, dal settembre 2009 al maggio 2012, aveva consegnato un paio di esemplari del dossier agli amici più fidati, con una postilla a voce: “Se mi ammazzano, qui dentro c’è la ragione della mia morte”. Martedì scorso, una copia del dossier sullo IOR è stata trovata dagli uomini del capitano Pietro Raiola Pescarini, il comandante del Nucleo Operativo del NOE, quando i Carabinieri dell’ambiente hanno perquisito l’abitazione di Gotti su delega della Procura di Napoli.

Proprio per approfondire il contenuto del dossier sullo IOR ieri sono decollati alla volta di Milano i vertici della Procura di Roma. I quattro pm, Giuseppe Pignatone e Nello Rossi di Roma, Henry J. Woodcock e Vincenzo Piscitelli di Napoli, hanno interrogato per tre ore e mezza l’ex presidente dello IOR, visibilmente impressionato dalle informazioni raccolte dagli investigatori, anche grazie alle intercettazioni.

Padre Georg e Bertone


I pm sono in possesso persino di conversazioni che riguardano il segretario del Papa,Georg Ganswein e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, su argomenti delicatissimi. Inoltre a casa di Gotti Tedeschi sono stati trovati una serie di dossier su personaggi importanti che potrebbero avere avuto rapporti con il banchiere e con lo IOR. Centinaia di pagine che sono state fotocopiate, nome per nome, dossier per dossier, e consegnate ai pm romani.

Al termine di questo primo interrogatorio, che si è tenuto nella caserma del NOE immersa nel verde di via Pasuvio, alla periferia di Milano, concluso alle 18 anche per la stanchezza di Gotti Tedeschi, i magistrati si sono aggiornati a nuovi separati appuntamenti con il banchiere nella veste di indagato a Roma e di testimone a Napoli. I pm di Roma hanno preso le carte attinenti alla loro indagine sulla violazione formale delle norme antiriciclaggio da parte dello IOR che sonnecchiava da un anno e mezzo, dopo il dissequestro di 23 milioni dello IOR, e che sembrava destinata all’archiviazione, per Ettore Gotti Tedeschi.

La svolta è arrivata dopo le perquisizioni ordinate all’insaputa della Procura di Roma che indagava sullo IOR dal 2010. Dopo l’interrogatorio di martedì condotto dai pm di Napoli (che dovrebbero indagare su Finmeccanica) era montata una certa “sorpresa” dei titolari dell’inchiesta romana, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Rocco Fava.

Una serie di telefonate tra due magistrati di grande esperienza come il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il reggente della Procura di Napoli, Alessandro Pennasilico, avevano stemperato gli animi. Martedì sera è stato organizzato un interrogatorio congiunto di Gotti Tedeschi nella veste di indagato alla presenza del suo avvocato. Le carte trovate a casa di Gotti sono considerate di grande rilievo investigativo. Non capita tutti i giorni che un procuratore capo di Roma, per di più protetto con il massimo grado di allerta per le sue inchieste a Palermo e Reggio, si sposti in aereo dalla sera alla mattina. E non capita tutti i giorni che si faccia accompagnare dal comandante del Noe dei Carabinieri, il colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo.

Così (insieme con Nello Rossi) il procuratore che ha arrestato Provenzano e il carabiniere che ha messo i ceppi a Riina, sono volati a Milano per interrogare, non Matteo Messina Denaro, ma l’ex banchiere del Papa.

L’odore dei soldi


Un risultato inatteso dell’azione dei pm partenopei Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio che ex ante cercavano le prove del riciclaggio della presunta mazzetta da 10 milioni di euro, in ipotesi girata dal presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi alla Lega Nord e a Cl in occasione della vendita da 560 milioni di 12 elicotteri della controllata Agusta-Westland, al Governo Indiano. Le carte sullo IOR sono emerse a sorpresa inseguendo questa mega-tangente, negata dai protagonisti, che per ora esiste solo nei racconti dell’ex direttore centrale Finmeccanica Lorenzo Borgogni.

Indagando su Orsi, i pm napoletani si sono imbattuti nei primi mesi dell’anno nel suo amico Gotti Tedeschi che proprio in quel momento era al centro di uno scontro di potere epocale all’interno del Vaticano. Se Orsi confidava a Gotti Tedeschi i suoi problemi con le inchieste giudiziarie, l’amico banchiere aveva problemi ben maggiori all’interno del Vaticano. Nelle sue lunghe conversazioni di questi giorni con gli amici Gotti Tedeschi aveva confidato di avere scoperto in Vaticano cose di cui aver paura.

Stimava sempre il Papa ma si fidava ormai di pochissime persone Oltretevere, come il presidente dell’AIF, l’Autorità Antiriciclaggio con la quale aveva cercato di fare sponda per aprire gli archivi segreti dello IOR, il Cardinale Attilio Nicora.

E poi il segretario del Papa George Ganswein, al quale cercava di spiegare perché la linea del segretario di stato Tarcisio Bertone, contraria ad aprire all’autorità giudiziaria italiana i segreti dei conti IOR, fosse miope e sbagliata. “Se seguiamo la linea di Bertone, non usciremo mai dalla black list”, spiegava ai suoi interlocutori Gotti Tedeschi, aggiungendo che forse era proprio quello che volevano i cardinali. Perché così potevano continuare a nascondere la verità alle autorità italiane.

La sensazione è che Gotti Tedeschi nella contesa dello IOR, almeno da quanto emerso dagli atti di indagine dei magistrati napoletani, abbia svolto un ruolo positivo, opponendosi alle lobby contrarie alla trasparenza. E forse anche per questo temeva per la sua vita.

La scorta


Si potrebbe pensare a un eccesso di preoccupazione dettata dallo stress se non fosse per i precedenti sinistri. Gotti Tedeschi era soprannominato “il banchiere del Papa” e temeva di fare la fine del “banchiere di Dio”: Roberto Calvi, ucciso e impiccato con una messinscena al ponte dei Frati neri di Londra. Negli ultimi mesi Gotti Tedeschi aveva assoldato una scorta privata e si era rivolto a un’agenzia di investigazione per avere protezione. Sapeva bene però che i vigilantes non rappresentavano per lui una garanzia di sopravvivenza. La sua polizza sulla vita erano le carte che aveva maneggiato, i segreti che custodiva. Per questa ragione aveva stilato il memoriale. Non immaginava però che sarebbe finito nelle mani della giustizia italiana.

da Il Fatto Quotidiano del 7 giugno 2012

INTERVISTA SHOCK DI RAINEWS24: ALTO RISCHIO TERREMOTO IN SUD ITALIA

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Fonte: http://www.meteoweb.eu/2012/04/inchiesta-shock-di-rainews24-esperti-daccordo-calabria-e-sicilia-rischiano-un-terremoto-7-5-richter/130357/

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Inchiesta-shock di RaiNews24, esperti d’accordo: Calabria e Sicilia rischiano un terremoto 7.5 Richter!

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venerdì 20 aprile 2012, 10:33 di Peppe Caridi

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Mario Sanna Maurizio Torrealta di RaiNews24 hanno realizzato e mandato in onda mercoledì 18 aprile, poco più di 24h fa, una preoccupante inchiesta sui terremoti in Italia. Ascoltando Carlo Doglioni, docente di Scienza della Terra dell’Università di Roma, Antonella Peresan, ricercatrice dell’Università di Triete, Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna, Giuliano Francesco Panza, professore di sismologia dell’università di Trieste, Vladimir Kossobokov, scienziato dell’Accademia delle Scienze Russa e altri esperti, hanno presentato ai microfoni dei giornalisti Rai nuovi esperimenti e studi realizzati indipendentemente che portano tutti alla stessa conclusione: al sud Italia, e soprattutto in Calabria e Sicilia, c’è il rischio che si verifichi un terremoto di magnitudo 7.5 Richter, migliaia di volte più potente rispetto a quello che ha distrutto L’Aquila poco più di tre anni fa.

Alcuni esperti si sono anche soffermati sul rischio che i nuovi eventi sismici possano essere amplificati dalla devastazione di stabilimenti industriali e chimici. Si chiamano “RIR” in gergo tecnico, un acronimo che sta per Rischio Incidente Rilevante.

E precisamente a Milazzo e a Priolo (vicino ad Augusta). Mentre gli altri Paesi si dotano di normative specifiche per la progettazione sismica degli impianti RIR, in Italia la normativa attuale è insufficente e i controlli affidati solo ai gestori. Per questo la Commissione Ambiente della Camera ha presentato una interrogazione parlamentare e una Risoluzione per prevenire per quanto possibile ogni rischio.
L’inchiesta racconta quali sono le previsioni, come sta avvenendo il monitoraggio sugli eventuali terremoti e in quale situazione versano gli impianti RIR.

Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna, spiega anche in modo chiarissimo qual’è lo “stato dell’arte” sulla previsione dei terremoti, spiegando benissimo che “le previsioni in senso stretto cioè dire che un evento di magnitudo “x” avverrà nel luogo “x” il giorno “x” è assolutamente impossibile al giorno d’oggi, ma quello che si può fare è prevedere con una certa probabilità di azzeccarci che un terremoto possa avvenire in un certo periodo di tempo (qualche mese, almeno, o un anno) in una zona normalmente abbastanza estesa come dimensioni, quindi si tratta in ogni caso di qualcosa che potrebbe anche non verificarsi“.

L’inchiesta integrale:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=5CE5abS2-TQ

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