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“Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

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“Papa Francesco ha taciuto

sui casi di pedofilia in Argentina”

 

19/03/2013 - Le vittime dei sacerdoti accusano il nuovo Pontefice: sarebbe rimasto in silenzio sul caso di un sacerdote condannato a 15 anni per abusi su minori

“Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”<1/10>

Papa Francesco: il Washington Post tira fuori qualche scheletro dall’armadio e racconta la vicenda giudiziaria di padre Julio Cesar Grassisacerdote argentino e fondatore di un programma a sostegno degli orfani, oggi condannato con la condizionale per molestie sessuali  ai danni di un bambino sotto la sua tutela.

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CONDANNATO A 15 ANNI, LIBERO - Si chiama Julio Cesar Grassi e, nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, è una specie di celebrità. Giovane, dinamico, interessato al mondo dei media e con un’interessante schiera di finanziatori, padre Grassi è il fondatore di una rete di scuole, orfanotrofi e programmi educativi a sostegno dei bambini e dei giovani argentini più sfortunati. La sua fondazione ha un nome solare: Felices los Niños, bambini felici. Grazie alle sue azioni, padre Grassi si è guadagnato il plauso del mondo politico argentino e, ovviamente, anche quello del suo superiore, l’Arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. Ma padre Grassi è stato condannato a 15 anni di prigione per aver molestato sessualmente un bambino che gli era stato affidato. La sentenza, risalente al 2009, è stata sospesa con la condizionale. Padre Grassi, pertanto, non si trova in carcere.

BERGOGLIO E GLI ABUSI - Secondo quanto riportato dal Washington Post, nell’anno in cui Grassi fu condannato, Bergoglio si sarebbe rifiutato di incontrare la vittima del sacerdote, così come ogni altra persona che subì abusi da parte di un membro del clero argentino. Non avrebbe offerto né le sue scuse, né un risarcimento pecuniario, nemmeno in quei casi denunciati da altri membri della Chiesa o nei casi in cui i sacerdoti accusati fossero finiti in carcere. Bergoglio è stato eletto Pontefice meno di una settimana fa, e da quel giorno i media internazionali si sono soffermati principalmente sulle sue azioni durante la “guerra sporca” nel periodo della dittatura. Ma, oggi, lo scandalo che incombe sul Vaticano è legato alla pedofilia e, benché non ci siano prove che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires abbia avuto un ruolo nel coprire i casi di abusi, si tratta di una macchia che potrebbe condizionare il papato di Bergoglio.

“È STATO IN SILENZIO” - Numerose associazioni argentine a sostegno dei diritti umani hanno affermato che, negli ultimi anni, Bergoglio si sarebbe schierato con molta convinzione insieme alle organizzazione laiche per combattere la prostituzione minorile e il mercato del sesso e che avrebbe dato precise istruzioni ai vescovi di denunciare alla polizia tutte le accuse di abusi da parte dei membri del clero. Lo scorso settembre, quando un sacerdote è stato accusato di aver abusato di decine di ragazzini tra il 1984 e il 1992, Bergoglio aveva diffuso un comunicato in cui riaffermava “la sua profonda vergogna e l’immenso dolore per quanto commesso da una persona che dovrebbe dare l’esempio”. Tuttavia, per la maggior parte dei 14 anni in cui Bergoglio è stato Arcivescovo di Buenos Aires, non avrebbe intrapreso nessuna azione decisiva per proteggere i bambini dagli abusi, né avrebbe chiesto scusa quando i primi casi vennero alla luce. ”È stato in silenzio, completamente in silenzio” – ha dichiarato Ernesto Moreau, membro argentino delle Nazioni Unite nonché avvocato di alcune delle vittime che avevano chiesto, inutilmente, un incontro con Bergoglio. “In quel caso Bergoglio non fu troppo diverso dagli altri vescovi argentini, né dal Vaticano”.

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PADRE GRASSI, UN CASO PROBLEMATICO - Il caso di padre Grassi è stato particolarmente problematico, perché il sacerdote era considerato molto vicino sia a Bergoglio che ai giovani sacerdoti coinvolti nella fondazione. Una fondazione che accoglie 600 orfani e gestisce un giro di donazioni particolarmente cospicuo. Grassi non è stato espulso dal clero: anzi, dopo la sentenza, i vertici della Chiesa argentina guidati da Bergoglio, commissionarono un lungo report in cui si affermava che Grassi era innocente. Il documento è stato messo agli atti in vista del processo d’appello, ancora da celebrarsi, e Grassi può continuare a vivere a pochi passi dalle aule e dei dormitori della scuola da lui fondata e che oggi è diventata il centro della comunità fondata dal sacerdote.  Alcuni dipendenti della scuola hanno testimoniato al processo. Una custode ha raccontato che Grassi “aveva i suoi preferiti, sempre maschietti. Regalava loro biciclette o giocattoli e poi ne sceglieva uno perché fosse il suo piccolo segretario”. Ad accusarlo ci sono poi le testimonianze di tre ragazzini, di età compresa tra i 9 e i 13 anni.

RISTABILIRE LA CREDIBILITÀ DELLA CHIESA - “Molti cattolici vogliono proteggerlo e difenderlo – ha dichiarato Sister Martha Pelloni, avvocato argentino specializzato in abusi su minori – Ma quegli abusi erano reali”. Anche Fortunato Mallimaci, sociologo all’Università di Buenos Aires, ha analizzato la situazione: “Negli Stati Uniti e in Europa esiste una netta separazione tra Stato e Chiesa. Ma non in America Latina – ha spiegato – Qui la società civile è spesso troppo debole per superare il potere del clero e i sospetti si addensano prima sull’accusatore che sull’accusato. Ma se Bergoglio vuole ristabilire la credibilità della Chiesa – conclude Mallimaci – Dovrà essere il primo a dichiarare che nessun abuso verrà tollerato: a Washington come a Roma o a Buenos Aires”.

(Photocredit: Getty Images e LaPresse)

Ior, la minaccia del Vaticano

http://www.lettera43.it/economia/finanza/ior-la-minaccia-del-vaticano_4367585224.htm

VERSO IL CONCLAVE

Ior, la minaccia del Vaticano

Proposta choc dei porporati stranieri: sciogliere l’istituto. E cancellare i segreti della Chiesa.

ior, veduta aerea del vaticano(© imagoeconomica) Una veduta aerea di Piazza San Pietro.

L’idea choc viene dai porporati stranieri: fare a meno dell’Istituto per le opere di religione (Ior) per far scomparire migliaia di conti riservati. E un bel numero di segreti.

A decidere il futuro dello Ior, però, è il papa e quindi il destino della banca vaticana è nelle mani del successo di Benedetto XVI che alle 20 di giovedì 28 febbraio si appresta a lasciare la Santa sede con destinazione Castel Gandolfo.

Lo Ior, secondo quanto svelato dal quotidiano La Repubblica, è indicato come uno dei temi più importanti da affrontare nelle cosiddette Congregazioni generali, le giornate di discussioni sul futuro della Chiesa e sul nuovo pontefice che sono in agenda dal 1 marzo.

SCANDALI E RIFORMA DELLA CURIA. Ma non c’è solo la banca del Vaticano tra gli argomenti in programma. Di estrema attualità anche l’evangelizzazione all’estero (il 2013 è l’anno della fede), la riforma della Curia (Joseph Ratzinger ha ammesso di non essere riuscito a rivoluzionare) e poi ci sono gli scandali che hanno segnato indelebilmente il pontificato di Bendetto XVI.

Eppure il nodo più importante è quello dello Ior. E il suo possibile scioglimento.

CORDATA GUIDATA DA SCHOENBORN. A sponsorizzare l’idea di chiudere l’istituto vaticano è un gruppo di cardinali, irritati da tempo per la gestione dello Ior, considerato come uno dei protagonisti per i danni dell’immagine della Santa sede a livello internazionale.

A farsi portavoce del malcontento è l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, considerato un conservatore illuminato e indicato da molti come possibile successore di Ratzinger, di cui è stato allievo.

Il porporato potrebbe essere quindi in grado di riunire intorno a sé una serie di eminenze, in gran parte straniere, pronte a schierarsi contro la gestione ‘italiana’ dello Ior, ovvero il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il suo predecessore Angelo Sodano. E non importa che Benedetto XVI abbia appena confermato Ernst Von Freyberg (manager tedesco) al vertice dell’istituto dopo l’uscita di scena di Ettore Gotti Tedeschi.

ACCORDO CON BANCA STRANIERA. Tuttavia, in caso di scioglimento dello Ior, i cardinali dovrebbero pensare a un’alternativa credibile. Da qui l’idea di un accordo con una banca straniera.

L’istituto vaticano, infatti, è considerato come una fonte continua di problemi per la Santa sede: dallo scandalo Enimont, al crac dell’Ambrosiano. E poi la presenza di personaggi come Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, che ha presieduto lo Ior per 18 anni.

La banca, nata nel 1942 per volere di Pio XII, è stata quindi spesso criticata sia per la sua gestione spregiudicata sia per i suoi numerosi privilegi. Si racconta infatti, che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese la lista dei correntisti dello Ior, si sentì rispondere che non era possibile violare la riservatezza dei clienti.

Lunedì, 25 Febbraio 2013

Intrighi in Vaticano

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-01-29/intrighi-vaticano-185020.shtml?uuid=AbtMaLPH

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Intrighi in Vaticano

di Massimo Teodori Cronologia articolo 27 gennaio 2013

IN QUESTO ARTICOLO

Argomenti: Cultura | Thomas Simpson | Gabriel Sader | Grande di Spagna | Pierre Laval | Hans Furbaancher | Mossad | Rizzoli | Luca Ferrari

gli intrighi del vaticano

 

I fantaromanzi rivelano spesso verità imbarazzanti su vicende e personaggi d’attualità che non possono essere rese note nelle loro reali identità.

È questo il caso del thriller Le mani sul Vaticano di Carlo Marroni – vaticanista del Sole 24 Ore – che narra gli intrighi internazionali che si sprigionano dalla Santa Sede allorché, col papa morente, si avvicina il momento del Conclave che deve eleggere il nuovo pontefice.

Nella guerra sotterranea che si scatena per portare alla cattedra di San Pietro questo o quel cardinale e conquistare il supremo potere vaticano, le alte gerarchie ecclesiastiche, spalleggiate dalle grandi potenze, organizzano complesse macchinazioni che fanno uso d’ogni mezzo, lecito e illecito. In questa lotta senza quartiere per il nuovo papa nulla è escluso: non la compravendita dei voti per il Conclave, non i dossier sui candidati da cui nascono i ricatti, e neppure l’intervento dei servizi segreti con il ricorso all’assassinio. Di fronte a un racconto così crudo, se pur romanzato, ci si chiede come mai Marroni abbia potuto immaginare una tale rappresentazione dei vertici della Chiesa. All’interrogativo si può solo rispondere che l’autore è un esperto vaticanista che conosce bene la materia, in particolare i meccanismi di potere che dominano all’ombra del cupolone.

Due sono i cardinali di prestigio internazionale favoriti per la cattedra di Pietro: il palestinese Gabriel Sader dell’Ordine di frati minori francescani, e il gesuita americano Thomas Simpson, prefetto per la Congregazione della Chiese Orientali. Il palestinese, espressione della corrente progressista, ha con sé i cardinali dell’America Latina e di alcuni settori delle Chiese europee capeggiati da Hans Furbaancher, presidente della Conferenza episcopale tedesca.

L’americano, conservatore illuminato, è il candidato dei moderati con l’appoggio dei vertici israeliani anti-palestinesi e della Casa Bianca. Questo grande gioco intorno ai cardinali favoriti provoca conflitti d’ogni genere: quello ecclesiastico dei francescani contro i tradizionali rivali gesuiti; quello religioso dei progressisti contro i conservatori; e, soprattutto, lo scontro internazionale tra arabi e israeliani. Nel labirinto politico, diplomatico e religioso che precede il Conclave in cui Sader o Simpson deve conquistare il quorum maggioritario per il papato, irrompe come pesante protagonista il denaro. A favore di Sader si mobilitano i ricchissimi potentati arabi del Golfo che mettono sul piatto quasi un miliardo di dollari per promuovere il futuro papa palestinese, mentre per l’americano vengono raccolte risorse altrettanto ingenti per oliare le diocesi dei cardinali latino-americani. Il vortice del denaro che percorre mille vie senza lasciar traccia, è azionato da quei centri finanziari vaticani, l’Istituto opere di religione (Ior) e l’Amministrazione patrimoniale della Santa Sede (Apsa), che anche di recente hanno occupato le cronache nere a causa dei “corvi” e dell’antiriciclaggio.

Alla testa delle operazioni finanziarie pro-palestinese, da una parte c’è il banchiere “Grande di Spagna” Mendoza Fernandez, la cui figlia Carmen, bella e intrigante, intrattiene rapporti prude con il giovane monsignor Luca Ferrari, longa manus del segretario di Stato; e dall’altra il nunzio apostolico a Washington monsignor Lobello che gestisce la rete clientelare pro-Simpson con centinaia di milioni di dollari destinati alle diocesi oscillanti.

Le prospettive del Conclave sembrano dipendere dalla quantità di denaro investito dai due schieramenti. Ma le cose non vanno nel senso previsto per cui i giochi si ingarbugliano. Le ottime quotazioni dei cardinali Sader e Simpson si annullano reciprocamente, anche per la diffusione della notizia del denaro in circolazione che dà origine a una serie di ricatti incrociati. Il gruppo pro-Simpson organizza contro il potenziale papa arabo la misteriosa operazione “Cenacolo” tendente a far restituire dagli israeliani alla Chiesa cattolica il luogo dove duemila anni fa si sarebbe celebrata l’Ultima Cena. Le diocesi sudamericane non accettano il denaro pro-Simpson; e un dossier rivela che Sader quasi mezzo secolo prima, da semplice frate, ha aiutato gli israeliani a occupare la Città vecchia di Gerusalemme. A loro volta i servizi segreti arabi mandano in pista un killer professionale che si scontra con il Mossad, sicché si bloccano tutti i conti cifrati attivati dallo Ior e destinati alle opposte campagne elettorali per il Conclave. Così, dopo la liquidazione dei cardinali favoriti, anche altri potenziali candidati al papato sono eliminati dalla corsa come nel caso del francese Pierre Laval, messo fuori gioco da un dossier sulle sue passate molestie sessuali. Infine il Conclave che si è aperto nella massima incertezza, si conclude con l’elezione inaspettata di un cardinale proveniente dall’Oriente.

È probabile che l’esperto vaticanista dietro il thriller riconosca tratti di personalità esistenti come quelle dei gestori del denaro, il presidente dello Ior Torrealta, il direttore generale marchese Prinetti della Stufa, il presidente del governatorato Barattieri di Serravalle, e il segretario dell’Apsa arcivescovo Sanmicheli. Il profano, però, pur godendo della brillante suspense narrativa, può solo provare a trarre una morale dal fantaromanzo che a chi scrive sembra rappresentare alcune realtà di potere vaticano da ultimo venute alla luce. Risulterebbe così che le alte istituzioni ecclesiastiche del Vaticano sono condizionate dalle lotte di potere e di denaro che poco hanno a che fare con la religione; e che la finanza internazionale, bianca e nera, così come alcuni Stati pesano sul governo interno della Chiesa. Altra e diversa lezione si può trarre dalla inaspettata conclusione del Conclave: la mano di Dio c’è, e talvolta prevale su quella di Cesare, rendendo vani i giochi di potere delle gerarchie ecclesiastiche e degli interessi mondani che sovrastano quelli religiosi. 



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