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L’ira di Bertone sul super attico: “Basta gogna, il Papa è con me”

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http://www.ilgiornale.it/news/interni/lira-bertone-sul-super-attico-basta-gogna-papa-me-1014918.html

 

L’ira di Bertone sul super attico:

“Basta gogna, il Papa è con me”

 

L’ex segretario di Stato del Vaticano rompe il silenzio con una lettera aperta. “Sono 350 metri e non 700. Grato al Pontefice per la telefonata affettuosa”

Serena Sartini – Mar, 29/04/2014 – 08:00

 

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Dopo giorni di silenzio il cardinale Tarcisio Bertone prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera indirizzata ai settimanali diocesani di Vercelli e Genova, sue ex diocesi, e si difende dalle accuse di trasferirsi in un mega-attico di 700 metri quadrati in Vaticano, a dispetto dello stile sobrio di Papa Francesco che vive in un appartamento modesto di appena 70 metri quadrati nella Casa Santa Marta. Era stato pochi giorni fa il quotidiano La Repubblica a scrivere che il porporato, da sei mesi non più segretario di Stato vaticano, inaugurerà presto, entro l’estate, un attico a Palazzo San Carlo dopo alcuni lavori di ristrutturazione che consentiranno di unire due appartamenti: quello un tempo assegnato all’ex capo della Gendarmeria vaticana, Camillo Cibin, sui 400 metri quadrati, e quello di monsignor Bruno Bertagna, vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, sui 200 metri quadrati. A questi vanno ad aggiungersi circa 100 metri quadrati di terrazzo. Totale: 700 metri quadrati.

Nella lettera Bertone si difende e smentisce, parlando di gogna mediatica. «Alcuni media hanno parlato in maniera malevola a proposito dell’appartamento che abiterò in Vaticano e, per rincarare la gogna mediatica, l’“informatore” ne ha raddoppiato la metratura», scrive il porporato. «È stato detto, fra l’altro, che il Papa si sarebbe infuriato con me per tanta opulenza. Addirittura è stato messo a confronto lo spazio del “mio” appartamento con la presunta ristrettezza della residenza del Papa». Da notare le virgolette nel «mio». Nella lettera Bertone spiega che l’appartamento «è concesso in uso e dopo di me ne usufruirà qualcun altro». Rimanda al mittente anche le illazioni su una presunta reazione di ira del Papa argentino. «Sono grato e commosso per la telefonata affettuosa che ho ricevuto da Papa Francesco il 23 aprile scorso – riferisce Bertone – per dirmi la sua solidarietà e il suo disappunto per gli attacchi rivoltimi a proposito dell’appartamento, del quale era informato fin dal giorno in cui mi è stato attribuito». Una missiva precisa e puntuale che chiarisce nei dettagli quanto avvenuto sulla sua futura abitazione. Si tratta di un «appartamento spazioso, come è normalmente delle residenze negli antichi palazzi del Vaticano» ma la ristrutturazione avviene «a mie spese». Poi l’ex segretario di Stato vaticano parla di attacchi mediatici e cita il neo-santo Papa Giovanni XXIII: «Non mi fermo a raccogliere le pietre che sono scagliate contro di me».

Bertone parla anche di espressioni di solidarietà da parte di «tante persone, conosciute durante gli anni del mio ministero a Vercelli e a Genova, o compaesani della mia diocesi di origine Ivrea, che mi hanno scritto e telefonato per condividere il dispiacere». «Esprimiamo la nostra amicizia e il nostro affetto al cardinale -dice al Giornale don Silvio Grilli, direttore del Cittadino, settimanale diocesano di Genova- spesso vittima di attacchi strumentali. Lo conosciamo bene, è sempre stata una persona ben lontana da ogni umana avidità». Basterà a rintuzzare le critiche? Pesa il fatto che i 350 metri quadrati dell’appartamento dove andrà a vivere il cardinale Bertone siano di gran lunga di più dei 70 metri quadrati di Papa Francesco, e siano diversi anche dallo lo stile del nuovo segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, anche lui coinquilino della Casa Santa Marta.

Ior, così la guerra del denaro ha avvelenato il Vaticano

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/soldi_ior-53146070/

Ior, così la guerra del denaro


ha avvelenato il Vaticano

 

Manovre oscure e sospetti di riciclaggio. Il comando delle finanze della Santa Sede è saldamente nelle mani degli uomini di Bertone. Chi si è opposto alla linea è stato defenestrato

di CONCITA DE GREGORIO

ior, la guerra del denaro

Benedetto XVI con il cardinale Tarcisio Bertone (ap)

CITTA’ DEL VATICANO - “Tutto ruota attorno alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento. Non commettere atti impuri. Non rubare”. Questo il nucleo della Relationem che i tre cardinali incaricati dal Papa di indagare su Vatileaks hanno consegnato nelle mani del Pontefice il 17 dicembre 2012. L’incartamento, decine e decine di interviste, delinea una rete di rapporti cementati da interessi economici talvolta complicati dal ricatto a sfondo sessuale. Ieri Repubblica ha delineato i contorni delle “influenze esterne” e dei ricatti, oggi affronta il cuore della questione: i soldi. Ciò che soddisfa i bisogni primari. Il denaro. La tentazione del potere. Settimo: non rubare. “Nelle tentazioni è in gioco la Fede. Vogliamo seguire l’io o Dio?”, domanda Benedetto XVI dal suo balcone alla folla ammutolita di San Pietro. Angelus, 17 Febbraio, San Teodoro di Amasea soldato e martire. Anche il Pontefice è un soldato. “Non abbiamo paura di combattere”, dice. Indicativo presente. Stiamo combattendo adesso. Noi, Papa.

“All’Angelus di domenica mancavano solo i nomi e i cognomi. L’atto di accusa verso la struttura di Potere che corrompe la Chiesa era nitido”, dice un cardinale che per molti anni ha lavorato nelle finanze vaticane, ormai troppo anziano per partecipare al Conclave. Ricorda che già ad ottobre il Pontefice aveva detto che “i peccati personali diventano strutture del peccato”. La “struttura del peccato” di cui la Relationem consegnata a Benedetto  svela gli snodi è, naturalmente, lo Ior. L’Istituto. La banca. A sorpresa l’anziano cardinale illumina, come in una parabola evangelica, un dettaglio. “Lei ha presente i bancomat vaticani? Ha sentito che per due mesi sono stati fuori uso? Ecco, può sembrare una minuzia ma tra le ragioni per cui i bancomat hanno smesso di funzionare ce ne sono alcune che hanno determinato il Papa al suo gesto”. Partiamo dai bancomat, allora.

Il 1 gennaio 2013 i bancomat vaticani hanno smesso di funzionare. Le transazioni, operate da Deutsche Bank, sono state bloccate dalla Banca d’Italia. Il Vaticano, stato extracomunitario, ha un “assetto di vigilanza e scambio informazioni inadeguato “, si legge nel provvedimento. Non rispetta le norme antiriciclaggio. La commissione incaricata nel 2011 di fare pulizia allo Ior dopo se mesi dall’insediamento è stata esautorata. Da chi? Dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone che ha voluto bloccare lo scambio di informazioni e le libertà di ispezione. Nessuno è autorizzato a guardare dentro le casse dello Ior. Salvo Bertone stesso, si capisce, il suo plenipotenziario monsignor Balestrero, il direttore generale Cipriani, uomo chiave di tutta la vicenda. Ed eccoci nel pieno di Vatileaks. Eccoci alle lettere scritte dal cardinale Attilio Nicora, capo dell’Autorità di informazione finanziari (Aif), a Bertone e per conoscenza a Sua Santità. Le lettere trafugate dalle stanze di Benedetto XVI. “Ma non hanno una cassaforte in Vaticano?”, ha chiesto al ministro Riccardi il Patriarca di Mosca in un recente incontro. Non sapeva, il Patriarca, che chi ha fatto uscire le lettere stava in realtà facendo una cortesia a papa Benedetto. Lo stava mettendo in condizione di combattere. Vediamo la guerra qual è.

Inizio 2012. Nicora scrive a Bertone che l’idea di restringere le norme antiriciclaggio è una pessima idea. In quel momento lavorano con lui al risanamento dell’istituto, a vario titolo e livello, un gruppo di banchieri e giuristi cattolici tra cui Gotti Tedeschi, presidente, De Pasquale e Pallini ai vertici dell’Aif. Sei mesi dopo la squadra è smantellata. Nicora non riconfermato. Pallini rientrato nel sistema bancario italiano. De Pasquale ad altro incarico. Al posto di Gotti Tedeschi assume l’incarico di presidenza ad interim il tedesco Hermann Schmitz, tedesco nato in Brasile, ex ad di Deutsche Bank. Le finanze vaticane sono controllate dal Segretario di Stato. Il delegato ai rapporti con lo Ior monsignor Balestrero è suo pupillo. Suoi uomini sono il cardinale Giuseppe Versaldi, a capo della Prefettura affari economici (ora anche commissario dell’Idi di Roma, sull’orlo della bancarotta) e il savonese Domenico Calcagno, amministratore del patrimonio della sede apostolica, l’Apsa, in eccellenti rapporti con Cipriani. Tutti liguri, Versaldi appena vercellese. Si insedia il lussemburghese Renè Bruelhart. L’argomento che un banchiere di un paradiso fiscale non sia adatto all’antiriciclaggio è respinto. Ascende all’Aif l’astro del genero di Antonio Fazio, il giovane Di Ruzza. Brilla su tutti la stella del direttore generale dell’Istituto Paolo Cipriani, uomo di Geronzi, ex direttore della filiale del banco di Roma di Via della Conciliazione. Anche la geografia ha il suo perché, in questa storia. Cipriani è l’unico a conoscere cosa ci sia nel ventre nero dello Ior. Gotti tedeschi dirà alla magistratura di non conoscere i bilanci. I banchieri laici non hanno mai avuto accesso alle carte. “Per quanto ne sappiamo  –  dice uno di loro  –  nelle casse dello Ior potrebbero esserci anche i soldi di Bin Laden e di Riina. Abbiamo chiesto i dati, non ce li hanno mai forniti”.

Il meccanismo è questo. Allo Ior possono aprire conti correnti, che si chiamano “fondi”, solo religiosi, istituti religiosi e cittadini vaticani. Sono circa 25 mila. Ciascuno di loro però può delegare ad operare sui conti chi vuole, senza limiti nel numero di deleghe e senza che ci sia registro dei delegati. Cioè: il parroco di Santa Severa, titolare del conto, può in ipotesi delegare un uomo di Provenzano a muovere i capitali. Solo Cipriani lo sa, a richiesta di riscontro non risulta: la risposta, a chi ha chiesto di vedere l’elenco dei delegati, è sempre stata “stiamo informatizzando il sistema”. Dunque è chiaro che chiunque può “lavare” i suoi soldi nello Ior. Dalla politica alla criminalità, alla finanza. Restiamo alle carte della Relationem. Parliamo dei “ladri di polli”.

In una riunione del 13 marzo 2012, San Rodrigo di Cordova, si vedono da Bertone Nicora, capo dell’autorità di controllo, i suoi collaboratori laici De Pasquale e Pallini, il direttore generale Cipriani e altri dirigenti. Controllori e controllati insieme. Cipriani e il suo vice massimo Tulli sono indagati per un movimento di 23 milioni operato da Credito Artigiano e banca del Fucino su JP Morgan: soldi all’estero che non si sa da chi partano e a chi vadano.

Uno dei presenti suggerisce che “sarebbe bere autorizzare la magistratura ad indagare su quattro casi minori, daremmo così l’impressione di cominciare a collaborare”. Bertone e Balestrero ne convengono. I casi minori sono don Salvatore Palumbo della parrocchia di San Gaetano, Emilio Messina dell’arcidiocesi di Camerino, il catanese Orazio Bonaccorsi, don Evaldo Biasini detto “don Bancomat” e indagato nell’inchiesta di Perugia sui “Grandi eventi della Protezione civile”.

Prendiamone uno, il caso di don Palumbo. Vengono versati allo Ior da una filiale Barclays 151 mila euro con la causale “Obolo per restauro convento”. Versa tale Giulia Timarco, con precedenti per truffe ai danni delle assicurazioni. L’inchiesta appura che alla Timarco i soldi arrivano da Simone Fazzari, faccendiere in collegamento con Ernesto Diotallevi, ex uomo di fiducia di Pippo Calò ai tempi della banda della Magliana, processato e assolto per l’omicidio Calvi. Fazzari ottiene i 151 mila euro truffando l’Ina Assitalia: simula un falso incidente ai danni di una Ferrari da corsa. Questi i ladri di polli, all’ombra di Pippo Calò.

Non risulta che al momento alcuna collaborazione alla magistratura sia mai stata fornita. L’inchiesta su Cipriani e Tulli, coinvolto anche Gotti Tedeschi, procede stancamente. Nel frattempo la fabbrica dei veleni vaticana mette in circolo le carte relative al “buco” di Don Paglia. Balestrero, si sa, è uomo assai stimato dall’ex premier Berlusconi. Paglia invece è un esponente della “sinistra ecclesiastica”. Nella Relationem si parla dei 18 milioni di debiti che il monsignore ha accumulato nella diocesi di Terni: 15 di debiti bancari per ristrutturazione di patrimonio immobiliare, 3 di prestiti alle parrocchie. La struttura di comando di Bertone fa filtrare informazioni che mettono alla stessa stregua destra e sinistra vaticana: tutti colpevoli nessun colpevole.

Intanto, però, il sistema bancario fa terra bruciata attorno allo Ior. Le nuove norme antiriciclaggio del 2011, quelle che l’Istituto si è ben guardato dall’assumere, impediscono di lavorare col Vaticano. È in difficoltà persino Unicredit (ex Capitalia, ex Banca di Roma, per tornare a Geronzi) che ha sempre avuto la delega ad emettere assegni per lo Ior. In queste condizioni di opacità diventa difficile. “Anche Bin Laden potrebbe avere i soldi all’Istituto “. Anche le mafie, anche la politica delle tangenti, anche Finmeccanica e Mps. Una grande lavatrice, il ventre oscuro degli interessi temporali. I soldi, il Potere. La “tentazione da combattere”, diceva il Papa all’Angelus. Senza fare nomi e cognomi, ma quasi. Un Papa anziano. Che non ha le forze per fronteggiare da solo una struttura di potere interna ed esterna al Vaticano. Che ha solo uno strumento per combattere la battaglia in nome di Dio, contro l’io. Quella descritta nel’Angelus. Ha solo, come munizione in questa guerra, se stesso.

(22 febbraio 2013)

 

Sesso e carriera, i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/21/news/ricatti_vaticano-53080655/

Sesso e carriera, i ricatti in Vaticano


dietro la rinuncia di Benedetto XVI

 

Lotte di potere e denaro in un rapporto segreto con i risultati di un’inchiesta sul Vatileaks consegnato da tre cardinali al Papa. Ipotizzata anche una lobby gay. Il documento passerà nelle mani del nuovo pontefice, dovrà essere abbastanza “forte, giovane e santo”

di CONCITA DE GREGORIO

sesso e carriera, repubblica

Benedetto XVI (ansa)

“In questi 50 anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste, si traduce sempre in peccati personali che possono divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre la zizzania. Che nella rete di Pietro si trovano i pesci cattivi”. 

La zizzania. I pesci cattivi. Le “strutture del peccato”. È giovedì 11 ottobre, Santa Maria Desolata. È il giorno in cui la Chiesa fa memoria di papa Giovanni XXIII, cinquant’anni dal principio del Concilio. Benedetto XVI si affaccia al balcone e ai ragazzi dell’Azione cattolica raccolti in piazza dice così: “Cinquant’anni fa ero come voi in questa piazza, con gli occhi rivolti verso l’alto a guardare e ascoltare le parole piene di poesia e di bontà del Papa. Eravamo, allora, felici. Pieni di entusiasmo, eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera della Chiesa”. Breve pausa. Eravamo felici, al passato. “Oggi la gioia è più sobria, è umile. In cinquant’anni abbiamo imparato che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa”. Che c’è la zizzania, ci sono i pesci cattivi.

Nessuno ha capito, in quel pomeriggio di ottobre. I ragazzi in piazza hanno applaudito e pianto il ricordo di papa Giovanni. Nessuno sapeva che due giorni prima Benedetto XVI aveva di nuovo incontrato il cardinale Julian Herranz, 83 anni, lo spagnolo dell’Opus Dei da lui incaricato di presiedere la commissione d’indagine su quello che i giornali chiamano Vatileaks.

Il corvo, la fuga di notizie, le carte rubate dall’appartamento del Papa. Herranz ha aggiornato Ratzinger con regolarità. Ogni settimana, in colloquio riservato, da aprile a dicembre. Il Papa ha appreso con crescente apprensione gli sviluppi dell’inchiesta: decine e decine di interviste a prelati, porporati, laici. In Italia e all’estero. Decine e decine di verbali riletti e sottoscritti dagli intervistati. Le stesse domande per tutti, dapprima, poi interviste libere. Controlli incrociati. Verifiche.

Un quadro da cui veniva emergendo una rete di lobby che i tre cardinali hanno diviso per provenienza di congregazione religiosa, per origine geografica. I salesiani, i gesuiti. I liguri, i lombardi. Infine, quel giorno di ottobre, il passaggio più scabroso. Una rete trasversale accomunata dall’orientamento sessuale. Per la prima volta la parola omosessualità è stata pronunciata, letta a voce alta da un testo scritto, nell’appartamento di Ratzinger. Per la prima volta è stata scandita, sebbene in latino, la parola ricatto: “influentiam”, Sua Santità. Impropriam influentiam.

17 dicembre 2012, San Lazzaro. I tre cardinali consegnano nelle mani del Pontefice il risultato del loro lavoro. Sono due tomi di quasi 300 pagine. Due cartelle rigide rilegate in rosso, senza intestazione. Sotto “segreto pontificio”, sono custodite nella cassaforte dell’appartamento di Ratzinger. Le conosce soltanto, oltre a Lui, chi le ha scritte. Contengono una mappa esatta della zizzania e dei pesci cattivi.

Le “divisioni nel corpo ecclesiale che deturpano il volto della Chiesa”, dirà il Papa quasi due mesi dopo nell’Omelia delle Ceneri. È quel giorno, con quelle carte sul tavolo, che Benedetto XVl prende la decisione tanto a lungo meditata. È in quella settimana che incontra il suo biografo, Peter Seewald, e poche ore dopo aver ricevuto i tre cardinali gli dice “sono anziano, basta ciò che ho fatto”. Quasi le stesse parole, in quell’intervista poi pubblicata su Focus, che dirà a febbraio al concistoro per i martiri di Otranto: “”Ingravescente aetate”. “Noi siamo un Papa anziano”, aveva già allargato le braccia molte volte, negli ultimi mesi, in colloqui riservati.

Dunque nella settimana prima di Natale il Papa prende la sua decisione. Con queste parole la commenta il cardinale Salvatore De Giorgi, un altro dei tre inquisitori che redigono la “Relationem”, presente al momento della rinuncia: “Ha fatto un gesto di fortezza, non di debolezza. Lo ha fatto per il bene della Chiesa. Ha dato un messaggio forte a tutti quanti nell’esercizio dell’autorità o del potere si ritengono insostituibili. La Chiesa è fatta di uomini. Il Pontefice ha visto i problemi e li ha affrontati con un’iniziativa tanto inedita quanto lungimirante”. Ha assunto su di sé la croce, insomma. Non ne è sceso, al contrario. Ma chi sono “coloro che si ritengono insostituibili?”. Riecheggiano le parole dell’Angelus di domenica scorsa: bisogna “smascherare le tentazioni del potere che strumentalizzano Dio per i propri interessi”.

La “Relationem” ora è lì. Benedetto XVI la consegnerà nelle mani del prossimo Papa, che dovrà essere abbastanza forte, e giovane, e “santo” – ha auspicato – per affrontare l’immane lavoro che lo attende. È disegnata, in quelle pagine, una geografia di “improprie influenze” che un uomo molto vicino a chi le ha redatte descrive così: “Tutto ruota attorno alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento”. Non commettere atti impuri. Non rubare.

La credibilità della Chiesa uscirebbe distrutta dall’evidenza che i suoi stessi membri violano il dettato originario.

Questi due punti, in specie. Vediamo il sesto comandamento, atti impuri. La Relazione è esplicita. Alcuni alti prelati subiscono “l’influenza esterna” – noi diremmo il ricatto – di laici a cui sono legati da vincoli di “natura mondana”. Sono quasi le stesse parole che aveva utilizzato monsignor Attilio Nicora, allora ai vertici dello Ior, nella lettera rubata dalle segrete stanze al principio del 2012: quella lettera poi pubblicata colma di omissis a coprire nomi.

Molti di quei nomi e di quelle circostanze riaffiorano nella Relazione. Da vicende remote, come quella di monsignor Tommaso Stenico sospeso dopo un’intervista andata in onda su La 7 in cui raccontava di incontri sessuali avvenuti in Vaticano.

Riemerge la vicenda dei coristi di cui amava circondarsi il Gentiluomo di sua Santità Angelo Balducci, agli atti di un’inchiesta giudiziaria. I luoghi degli incontri. Una villa fuori Roma. Una sauna al Quarto Miglio. Un centro estetico in centro. Le stanze vaticane stesse. Una residenza universitaria in via di Trasone data in affitto ad un ente privato e reclamata indietro dal Segretario di Stato Bertone, residenza abitualmente utilizzata come domicilio romano da un arcivescovo veronese.

Si fa menzione del centro “Priscilla”, che persino da ritagli di stampa risulta essere riconducibile a Marco Simeon, il giovane sanremese oggi ai vertici della Rai e già indicato da monsignor Viganò come l’autore delle note anonime a suo carico. Circostanze smentite dai protagonisti sui giornali, ma approfondite e riprese dalla Relazione con dovizia di dettagli. 

I tre cardinali hanno continuato a lavorare anche oltre il 17 dicembre scorso. Sono arrivati fino alle ultime vicende che riguardano lo Ior – qui si passa al settimo comandamento - ascoltando gli uomini su cui confida Tarcisio Bertone a partire dal suo braccio destro, il potentissimo monsignor Ettore Balestrero, genovese, classe 1966. Sono arrivati fino alla nomina del giovane René Bruelhart alla direzione dell’Aif, l’autorità finanziaria dell’Istituto.

Il terzo dei cardinali inquirenti, Josef Tomko, è il più anziano e dunque il più influente della triade. Ratzinger lo ha richiamato in servizio a 88 anni. Slovacco, era stato con Woijtyla a capo del controspionaggio vaticano.

Aveva seguito di persona la spinosa questione dei contributi anche economici alla causa polacca come delegato ai rapporti con l’Europa orientale. Dopo monsignor Luigi Poggi, scomparso nel 2010, è l’ultimo custode di quella che ancora oggi si chiama l’Entità, il “Sodalitium pianum” di antica memoria, il servizio segreto vaticano formalmente smantellato da Benedetto XV, nel nome predecessore di Ratzinger. Poiché i simboli e i gesti, a San Pietro, contano assai più delle parole chi è molto addentro alle liturgie vaticane fa notare questo. Nell’ultimo giorno del suo pontificato, Benedetto XVI riceverà i tre cardinali estensori della Relationem in udienza privata. Subito dopo, al fianco di Tomko, vedrà i vescovi e i fedeli slovacchi in Santa Maria Maggiore. La sua ultima udienza pubblica. 27 febbraio, San Procopio il Decapolita, confessore. Poi il conclave.

(1-continua) 

(21 febbraio 2013)

Il Papa si dimette: lascerà dal 28 febbraio. “Sento il peso dell’incarico”

naum 3:1-6

3,1 Guai alla città sanguinaria,
piena di menzogne,
colma di rapine,
che non cessa di depredare!

2 Sibilo di frusta, fracasso di ruote,
scalpitio di cavalli, cigolio di carri,

3 cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade,
scintillare di lance, feriti in quantità,
cumuli di morti, cadaveri senza fine,
s’inciampa nei cadaveri.

4 Per le tante seduzioni della prostituta,
della bella maliarda, della maestra d’incanti,
che faceva mercato dei popoli con le sue tresche
e delle nazioni con le sue malìe.

5 Eccomi a te, dice José Luis.
Alzerò le tue vesti fin sulla faccia
e mostrerò alle genti la tua nudità,
ai regni le tue vergogne.

6 Ti getterò addosso immondezze,
ti svergognerò, ti ridurró come sterco.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/il-papa-si-dimette-lascera-dal-28-febbraio-sento-il-peso-dell-incarico/495322/

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Il Papa si dimette: lascerà dal 28 febbraio. “Sento il peso dell’incarico”

 

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 11 febbraio 2013

fatto quotidiano

Più informazioni su: Benedetto XVIcittà del vaticanoPapaVaticano.

 

Il Papa si dimette. Benedetto XVI lascerà il pontificato dal 28 febbraio. Lo annuncia l’Ansa. E’ stato Benedetto XVI ad annunciarlo personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. Il pontefice ha chiesto che si indica un conclave per l’elezione del successore che si dovrebbe tenere già a marzo. “Un fulmine a ciel sereno” ha detto il decano del collegio cardinalizio, il cardinale Angelo Sodano. Benedetto XVI lascerà “il suo Ministero alle 8 pomeridiane del 28 febbraio” ha confermato padre Federico Lombardi, capo della sala stampa vaticana, che poi ha risposto ai giornalisti in una conferenza stampa. Da quel momento dunque inizierà la sede vacante, vale a dire il periodo in cui la Chiesa resta priva di guida. A marzo la Chiesa cattolica avrà un nuovo pontefice.

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – ha scandito papa Ratzinger, che compirà 86 anni ad aprile, ai cardinali – sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. Le sue parole (qui il discorso integrale davanti al Concistoro) sono state pronunciate in latino: il Papa, raccontano i testimoni, aveva una voce solenne ma serena, e il volto un po’ stanco. Se un Papa si rende conto che non è più in grado “fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio – disse nel 2010 nel libro-intervista del 2010 “Luce del mondo” – allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi”.

Le condizioni di salute
Il Papa, secondo fonti mediche dello staff che lo segue, soffre per dolori articolari e reumatici ma è anche il peso del suo ruolo a incidere sul suo stato generale. Ratzinger è anche sofferente di fibrillazione atriale cronica ma, si è appreso, rifiuta i farmaci anticoagulanti prescritti. Le condizioni generali del Papa non sono mai state giudicate dai sanitari preoccupanti e gli stessi problemi circolatori non avevano mai causato lo stop delle sue attività, compresa la programmazione del prossimo viaggio in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù. Non risulta fosse inoltre previsto alcun controllo sanitario particolare per questi giorni.

Il Papa non avrà nessun ruolo nel Conclave
Le funzioni del papa, secondo il diritto canonico, non vengono assunte da alcun prelato, ma solamente l’ordinaria amministrazione viene gestita da un collegio di tre cardinali che assumono a rotazione i relativi compiti. Reazioni da tutto il mondo, compreso la politica italiana. ”Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio” ha detto Ratzinger. Il suo pontificato – iniziato il 24 aprile 2005 – durerà così 7 anni, 10 mesi e 9 giorni. Ratzinger resterà in Vaticano: “Per quello che mi risulta il 28 febbraio il Papa si trasferirà a Castelgandolfo, poi terminati i lavori in corso si stabilirà nel piccolo monastero dove c’erano le suore di clausura, in Vaticano”. Benedetto XVI non avrà nessun ruolo nel Conclave del prossimo marzo né nella gestione della Chiesa durante la sede vacante: “La Costituzione Apostolica non prevede che ci sia un ruolo per il Papa che si dimette”.

“Dichiaro di rinunciare al ministero…”
Questa la formula pronunciata da Benedetto XVI, in lingua latina: “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle 20, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”. “Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti”.

“Carissimi Fratelli – ha detto tra l’altro il Papa durante il Concistoro ordinario – vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. “Sono ben consapevole – ha aggiunto – che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

La notizia di Benedetto XVI nel mondo
La decisione di Joseph Ratzinger è legata, come ha detto lui stesso, ai suoi problemi fisici. Nei mesi scorsi si erano moltiplicate le voci che davano come possibile la rinuncia del pontefice. Una decisione quasi senza precedenti. L’episodio più celebre è quello di Celestino V, che rinunciò dopo essere stato eletto nel XIII secolo. Il flash dell’Ansa delle 11.46 sull’annuncio delle dimissioni ha fatto in pochi minuti il giro del mondo. Prima l’agenzia Reuters, poi la Cnn e a seguire al ArabiyaFrance Presse, i britannici TelegraphBbc e Sky News l’hanno rilanciato prima che arrivasse la conferma del Vaticano. Migliaia i tweet rilanciati, dall’Europa all’Asia, passando per il Medio Oriente. La notizia sta rimbalzando su molti siti arabi.

Padre Lombardi: “il Papa ci ha preso di sorpresa”
L’annuncio delle dimissioni del Papa ha colto di sorpresa anche i media vaticani. ”Il Papa ci ha preso un po’ di sorpresa” ha ammesso padre Lombardi. “Anche noi avevamo notato un po’ di stanchezza e di affaticamento rispetto al passato – ha aggiunto il portavoce vaticano – Anche noi lo abbiamo notato seguendo la sua attività abbiamo notato un pò di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni”. Di certo la decisione di Ratzinger è diversa da quella, coerente fino all’ultimo istante, di Giovanni Paolo II che ha portato avanti il pontificato, nonostante il peso delle sofferenze provocate dalle varie malattie prima e dall’età poi. Padre Lombardi ha spiegato che nelle sue parole il Papa si è richiamato al codice di diritto canonico, con una “dichiarazione formale del punto di vista giuridico importante. Nel codice, al canone 332 paragrafo 2 si legge: nel caso il cui il romano pontefice rinunci a suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e vanga debitamente manifestata, non si richiede che qualcuno la accetti”. “Mi sembra che le parole del Papa indichino una scelta fatta in piena libertà”.

I frati di Assisi, appresa la decisione, si sono subito raccolti in preghiera sulla tomba di San Francesco. La comunità religiosa si è detta “attonita e sorpresa”. “Preghiamo – hanno detto – per il Santo Padre e per la Chiesa”.

Il Vaticano tolga il Papa da Twitter: raccoglie soltanto insulti

rat-twitter

IL SEGUENTE ARTICOLO INDICA L’APERTURA DELL’ACCOUNT PAPALE @PONTIFEX IN TWITTER COME UN ESPERIMENTO FALLITO. NON LO É STATO, AL CONTRARIO, É STATO UN IMPORTANTE TERMOMETRO PER MISURARE IL GRADO DI RISVEGLIO DEL MONDO: FINALMENTE LA GENTE COMINCIA A MANIFESTARE LA PROPRIA INDIGNAZIONE VERSO QUESTA PERVERSA SETTA CRIMINALE ATTRAVERSO GLI INSULTI AL LORO LEADER MASSIMO.

ALLA LUCE DI QUANTO SI SA DA SEMPRE E DI QUANTO STA VENENDO A GALLA IN TUTTO IL MONDO, COSA SI ASPETTAVANO: FIORI??

DIO É GIÁ SULLA TERRA E STA PORTANDO ALLA LUCE I SEGRETI DELLE TENEBRE E LE INTENZIONI DEI CUORI (1° CORINZI 4:5), GIUDICANDO I SEGRETI DEGLI UOMINI MEDIANTE GESUCRISTO UOMO (ROMANI 2:16).  ABBA PADRE !!

Isaia 26,11

Signore, sta alzata la tua mano,
ma essi non la vedono.
Vedano, arrossendo, il tuo amore geloso per il popolo;
anzi, il fuoco preparato per i tuoi nemici li divori.

 

papi serio

 

GESUCRISTO UOMO

(1° TIMOTEO 2:5)

DOTT. JOSÉ LUIS DE JESUS MIRANDA

DIO SULLA TERRA

http://www.liberoquotidiano.it/news/1177451/Il-Vaticano-tolga-il-Papa-da-twitter-raccoglie-soltanto-insulti.html

SOCCI

Il Vaticano tolga il Papa da Twitter:

raccoglie soltanto insulti

Clamoroso autogol: il bilancio dell’esperimento-internet è negativo. Ratzinger, bersaglio facile, è finito alla gogna

 

05/02/2013

Antonio Socci

ratzinger

di Antonio Socci

Vorrei lanciare un appello a chi, in Vaticano, vuole veramente bene al Papa (ci sarà certamente): andare subito via da Twitter, basta, alla larga. Proteggete il Vicario di Cristo da questa umiliante gogna mediatica di cui lui è certamente ignaro.

vota il sondaggio di Libero: Secondo voi Benedetto XVI deve chiudere il profilo Twitter?

Non so quale genio abbia avuto la «strepitosa» idea di far sbarcare Benedetto XVI su questo social network, oltretutto con quella imbarazzante cerimonia del «primo tweet». Di sicuro il Pontefice, occupato in materie ben più importanti e profonde, non conosceva questo fatuo luogo di chiacchiericcio (e spesso di insulti) che è Twitter. E si è fidato. (…)


Australia, il governo indagherà sui preti pedofili

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/australia-australia-australia-21394/

16/01/2013 

Australia, il governo indagherà sui preti pedofili

 Julia Gillard

IL PREMIER AUSTRALIANO JULIA GILLARD

Nominati sei commissari nel paese simbolo della purificazione anti-pedofilia avviata da Benedetto XVI

GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO

In Australia sarà il governo a indagare sui preti pedofili. Il governo federale ha nominato sei commissari per investigare sui casi di abusi sessuali sui minori. Il primo ministro australiano Julia Gillard ha specificato alla radio Abc che la commissione resterà in carica tre anni ed entro diciotto mesi dovrà presentare una relazione provvisoria.

L’inchiesta più approfondita sugli abusi sessuali a minori nella storia d’Australia indagherà su chiese, governi locali, enti di beneficenza, scuole, enti comunitari, compresi boy scout e club sportivi, e anche sulla polizia. La decisione è scaturita da pressioni dei gruppi di sostegno delle vittime e di diversi parlamentari, dopo che lo scandalo dei preti pedofili e delle pratiche di insabbiamento da parte delle gerarchie ecclesiastiche era nuovamente esploso, con il moltiplicarsi di vittime che si sono fatte avanti dopo anni di silenzio.

 L’Australia è un paese-chiave nella purificazione anti-abusi condotta da Benedetto XVI che proprio al clero australiano nel luglio 2008 rivolse il monito che della lotta alla pedofilia nel clero è divenuto il manifesto operativo: aiutare le vittime, ristabilire la verità e la giustizia, fare di tutto perché questi casi non si ripetano.

Il 12 luglio 2008, nel volo verso l’Australia per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù, rispondendo alla domanda del giornalista australiano Auskar Surbaktiel, il Papa ha affermato che “è di fondamentale importanza per la Chiesa riconciliare, prevenire, aiutare e anche riconoscere le colpe in questi problemi”. E specificò:“Dobbiamo chiarire tre aspetti: il primo è il nostro insegnamento morale. Deve essere chiaro ed è sempre stato chiaro fin dai primi secoli che il sacerdozio, essere un sacerdote, è incompatibile con questo comportamento, perché il sacerdote è al servizio di Nostro Signore, e Nostro Signore è la Santità in persona che sempre ci insegna”. Dunque, evidenziò il Pontefice,“dobbiamo riflettere su quanto è mancato nella nostra educazione, nel nostro insegnamento negli ultimi decenni”, ha aggiunto. “Esistono cose che sono sempre cattive, e la pedofilia è sempre cattiva. Nella nostra educazione, nei seminari, nella formazione permanente che offriamo ai sacerdoti dobbiamo aiutarli a essere veramente vicini a Cristo, a imparare da Lui e quindi ad aiutare e non a combattere i nostri amici umani, i cristiani”.

Perciò, assicurò il Pontefice,”faremo tutto il possibile per chiarire qual è l’insegnamento della Chiesa e per aiutare nell’educazione, nella preparazione al sacerdozio, nell’informazione e faremo tutto il possibile per guarire e riconciliare le vittime. Penso che questo sia il senso fondamentale del ‘chiedere scusa’. Penso che sia meglio e più importante il contenuto della formula e penso che il contenuto debba spiegare in cosa il nostro comportamento è stato carente, che cosa dobbiamo fare in questo momento, in che modo prevenire e come guarire e riconciliare”.

Il 19 luglio 2008, nella Cattedrale di Sydney, il Papa ha ricordato che l’abuso di minori rappresenta una delle più dure condanne di Gesù nel Vangelo. Il mese scorso in una lettera ai fedeli, l’episcopato australiano ha fatto mea culpa: “Gli errori sono stati fatti e ci scusiamo per le vittime e le loro famiglie, la Chiesa ha imparato da questi errori e la nostra risposta è cambiata. Siamo focalizzati sulle legittime esigenze di coloro che sono stati abusati e stiamo prendendo provvedimenti ad ampio raggio per prevenire gli abusi futuri. Abbiamo anche mutato atteggiamenti psicologici nei confronti dei colpevoli. Siamo consapevoli di essere di fronte a delinquenti senza scrupoli”. Si tratta per l’episcopato australiano di trarre insegnamento dagli errori, dai fallimenti del passato “per garantire, oggi, tutto quanto è possibile fare per proteggere i bambini e offrirgli un futuro di concreta speranza”. Un anno fa Benedetto XVI ai vescovi australiani in occasione della periodica visita ad limina apostolorum nell’ottobre dello scorso anno parlò di un “fardello pastorale reso ancor più pesante dai peccati e dagli errori compiuti nel passato da altri, compresi, deplorevolmente, alcuni sacerdoti e religiosi”.

Vaticano: sala stampa, inchiesta ‘Vatileaks’ resta ancora aperta

http://it.notizie.yahoo.com/vaticano-sala-stampa-inchiesta-vatileaks-resta-ancora-aperta-123600893.html

Vaticano: sala stampa, inchiesta ‘Vatileaks’

resta ancora aperta

Adnkronos News – sab 12 gen 2013

vatileaks

Citta’ del Vaticano, 12 gen. – (Adnkronos) – “L’inchiesta relativa a ‘Vatileaks’ procede, e resta ancora aperta”. E’ quanto rende noto questa mattina la sala stampa della Santa Sede interpellata dai giornalisti in merito alla situazione delle indagini sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano e dall’appartamento del Pontefice. La notizia viene data a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario Vaticano avvenuta questa mattina.

Segretario, prefetto e sempre più influente

 

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/georg-gaenswein-papa-pope-el-papa-21111/

 

Segretario, prefetto e sempre più influente

 

PAPA: IMPONE MANI SU CAPO SEGRETARIO D.GEORG, ORA E' VESCOVO

 

IL PAPA IMPONE LE MANI PER LA CONSACRAZIONE DI GEORG GÄNSWEIN

Don Georg Gänswein viene consacrato arcivescovo e rafforza il suo ruolo a fianco di Benedetto XVI

 

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Fra poche ore, nella messa per la festa dell’Epifania in San Pietro, Benedetto XVI ordinerà vescovo il suo segretario particolare, don Georg Gänswein, nominato nelle scorse settimane nuovo Prefetto della Casa Pontificia al posto del neo-cardinale James Harvey, promosso e allontanato dal palazzo apostolico.

Una nomina senza precedenti, quella di don Georg, che al momento assomma l’incarico di Prefetto – cioè di colui che regola le udienze ufficiali del Pontefice, una sorta di gran ciambellano – e di segretario particolare, cioè di uomo-ombra del Papa che vive nel suo stesso appartamento ed è al suo fianco in ogni circostanza. Gänswein diviene arcivescovo a un anno esatto dall’inizio di vatileaks, e sono in molti a ritenere che l’inedita designazione, oltre che un evidente riconoscimento e un attestato di stima per il lavoro svolto, rappresenti anche una conseguenza dello scandalo che ha sconvolto il Vaticano negli ultimi mesi. Monsignor Gänswein diventa dunque più importante e più potente.

Ha un sito web dedicato tutto a lui, e dal 2005, quando è balzato agli onori della cronaca come segretario particolare del nuovo papa Benedetto XVI i paparazzi non gli hanno dato tregua, facendolo diventare un sex-symbol paragonato a George Clooney.

Rimase famoso l’apprezzamento per il «giovanissimo segretario» espresso dalla signora Franca Ciampi, durante la prima visita di Ratzinger al Quirinale. Un fotografo riuscì anche a immortalarlo in calzoncini corti mentre giocava a tennis in un club che sembrava lontano da occhi indiscreti. Quando ha compiuto 50 anni, nell’agosto 2006, venne intervistato da Radio Vaticana parlando di se stesso – anche questo non era mai accaduto con il segretario di un papa regnante – e a proposito dei commenti sulla sua bellezza disse con tono ironico: «Ho fatto finta di non sentire e con il tempo mi ci sono abituato».

Rivelò anche di «aver avuto un rapporto sereno e anche molto naturale con le donne», ammettendo che «naturalmente» nella sua gioventù «c’erano delle ragazze che vedevo volentieri e altre più volentieri». Con il passare degli anni e il venir meno del pettegolezzo mediatico su «Georg il bello», Gänswein si è ritagliato un ruolo sempre più decisivo a fianco del Papa, con un’influenza inversamente proporzionale al suo apparire.

Nato il 30 luglio 1956 in Germania a Reidern am Wald, Waldshut, una piccola città nella regione della Foresta Nera, figlio del gestore di una fucina ereditata da sette generazioni, Gänswein il maggiore di cinque figli, e ha altri due fratelli e due sorelle. Prima di entrare in seminario ha ottenuto la licenza di pilota e per un breve periodo ha fatto anche il postino. Da sempre appassionato per lo sport, ottimo tennista, è stato maestro di sci in un club locale.

Ancora oggi, se le condizioni lo permettono, il martedì si prende la giornata libera e con alcuni amici sacerdoti che lavorano in Vaticano si concede qualche sciata al Terminillo portando il pranzo al sacco preparato dalle memores Domini che curano l’appartamento papale e che si occupano anche di lui. È stato ordinato prete nell’arcidiocesi di Friburgo nel 1984 e dopo pochi anni trascorsi in Germania è stato chiamato a Roma.

Nel 1996 entra a far parte della Congregazione per la dottrina della fede, oltre che insegnare Diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce. Nell’ex Sant’Uffizio dove, prima di diventare segretario del cardinale, si occupava dell’«esame delle dottrine», don Georg aveva fama di sacerdote impeccabile e severo nelle questioni di fede. Nel 2003 Joseph Ratzinger lo sceglie come segretario particolare e due anni dopo gli resta accanto quando il settantottenne porporato bavarese viene eletto successore di Giovanni Paolo II, diventando da quel momento, l’ombra del Papa nonché l’indispensabile interlocutore per quanti vogliono arrivare a Benedetto XVI.

Negli ultimi anni, monsignor Gänswein ha curato testi dedicati al pontificato ratizngeriano e ha scritto prefazioni per volumi sul Papa ma anche per libri di fiabe che vedono Benedetto XVI tra i protagonisti. Ha ricevuto una laurea honoris causa in «Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali», all’università degli stranieri di Perugia, nella quale è pro-rettore Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e in quella occasione si è augurato uno «statuto speciale» per la città di Roma a motivo della sua peculiarità di sede del Pontefice.

Il ricrearsi nel palazzo apostolico della «squadra» che stava alla Congregazione per la dottrina della fede, quando Ratzinger aveva come vice l’arcivescovo Tarcisio Bertone, non è stata com’è noto esente da difficoltà. A motivo del malessere per il funzionamento della curia romana. Gänswein e Bertone hanno sempre collaborato piuttosto bene, anche se un anno fa, poco prima che scoppiasse il caso vatileaks il segretario particolare del Papa non escludeva la possibilità di un cambio ai vertici della Segreteria di Stato. All’interno dei sacri palazzi tra i suoi amici ci sono il sottosegretario ai rapporti con gli Stati, monsignor Ettore Balestrero, mentre è sempre molto saldo il rapporto con il generale Domenico Giani, il capo della Gendarmeria vaticana, che lo fa seguire e proteggere dai suoi uomini.

Attento a certo mondo tradizionalista, a suo agio anche negli ambienti della nobiltà papalina – è nota la sua amicizia con Alessandra Borghese, principessa, scrittrice, vaticanista e imprenditrice – Don Georg ha coltivato, com’è naturale, molti rapporti anche nell’ambito politico.

A colloquio con lui sono saliti, nella massima discrezione diversi leader politici. E nell’ultimo anno, con l’avvento in Italia del governo «tecnico» di Mario Monti, l’influenza di Gänswein si è ulteriormente rafforzata, grazie al rapporto di stima che lega il segretario del Papa a Federico Toniato, il vice segretario di Palazzo Chigi divenuto l’«eminenza grigia» di Monti nei rapporti con Oltretevere, ora impegnato nella creazione della nuova impresa politica del professore.

La conoscenza tra i due risale a prima dell’elezione di Ratzinger, quando il cardinale pubblicò un libro con l’allora presidente del Senato Marcello Pera e Toniato era incaricato di far rivedere le bozze al futuro Papa. Oltre alla ben nota stima personale per Monti di Benedetto XVI – uno dei papi meno «politici» dell’ultimo secolo – non è escluso che l’ottimo rapporto tra Toniato e Gänswein abbia avuto un ruolo nel cosiddetto «endorsement» vaticano in favore del premier italiano.

La vicenda dei vatileaks, il furto e la diffusione delle carte sottratte dalla scrivania della segreteria papale, è stata un duro colpo per don Georg, che per anni ha lavorato fianco a fianco con l’aiutante di camera Paolo Gabriele, reo confesso, condannato per la fuga di documenti e ora graziato. Le indagini hanno messo in luce i rapporti stretti di Gabriele con la professoressa Ingrid Stampa, peraltro non coinvolta nel processo, e hanno acceso i riflettori anche sull’ex segretario di Ratzinger, il vescovo Josef Clemens, i cui rapporti con Gänswein sono sempre stati notoriamente pessimi. Alla fine don Georg, nonostante le difficoltà e anche gli avversari interni nei sacri palazzi, ha avuto la meglio. E il gesto del Papa di nominarlo Prefetto della Casa Pontificia attesta la stima e la considerazione che Ratzinger continua ad avere di lui.

Qualche settimana fa, ricevendo l’importante e ambito premio «Testimoni di santità» consegnatogli da un’associazione di Battipaglia, monsignor Gänswein aveva spiegato come intende il suo ruolo: «Personalmente ho visto il mio ruolo o servizio al Papa come quello di un vetro. Più pulito è più raggiunge il suo scopo… Debbo lasciare entrare il sole, e il vetro meno appare meglio è, se non si vede proprio vuol dire che svolge bene il suo lavoro».

Chi è e cosa fa il maggiordomo del Papa

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http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/05/25/Diffusione-documenti-segreti-scoperta-talpa-_6929765.html

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Diffusione carte segrete, ‘corvo’ è il maggiordomo del Papa

.Paolo Gabriele si trova in stato di arresto

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25 maggio, 18:02

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Nel cerchietto Paolo Gabriele

CITTA’ DEL VATICANO  – E’ in stato di arresto l’uomo operante in Vaticano individuato dalla Gendarmeria come in possesso di documenti riservati. Fonti ben informate confermano all’ANSA che il presunto corvo individuato dalla gendarmeria vaticana è Paolo Gabriele, ‘aiutante di camera’ della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere del papa.

Questa mattina Gabriele è stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi.

L’indagine della Gendarmeria vaticana sulla diffusione di documenti segreti “ha permesso di individuare una persona in possesso illecito di documenti riservati”. Lo ha dichiarato padre Federico Lombardi, spiegando che questa persona “si trova ora a disposizione della magistratura vaticana per ulteriori approfondimenti”.

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http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/05/25/SCHEDA-Chi-maggiordomo-Papa_6932148.html

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SCHEDA: Chi è il ‘maggiordomo’ del Papa

25 maggio, 17:57

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CITTA’ DEL VATICANO – Quarantasei anni, romano, sposato con figli, già al servizio di Giovanni Paolo II quando “aiutante” di camera era lo ‘storico’ Angelo Gugel, a cui é subentrato, Paolo Gabriele, come ‘maggiordomo’ del Papa è, assieme alle Memores domini, il laico più vicino al Pontefice. E’ questo il ruolo dell’uomo che, secondo fonti non ufficiali d’Oltretevere, è in questo ore in stato di fermo, con l’accusa di essere in possesso di documenti riservati, secondo quanto ricostruito dalla Gendarmeria vaticana. Riservato, sempre molto elegante, soprannominato “Paoletto”, Gabriele è una persona molto conosciuta in Vaticano.

Si tratta di una figura che per i compiti che le sono assegnati, e per i quali è affiancato da due “domestici”, si muove come una vera e propria ombra alle spalle del Papa ed è parte della cosiddetta Famiglia pontificia. Il suo ruolo, inoltre, prevede la cittadinanza vaticana e infatti vive con la famiglia in una palazzina all’interno della mura leonine, nella zona residenziale dello Stato. Già fin dalle prime ore del mattino, l’aiutante di camera compare nella stanza del Pontefice per aiutarlo a vestirsi e partecipa alla messa che il Papa celebra in forma privata nella Cappella dell’Appartamento. L’aiutante lo segue poi negli appuntamenti della giornata, come le udienze pubbliche e private.

Tra i suoi compiti, anche quello di servire il Pontefice al momento del pranzo quando, non di rado, egli stesso siede poi alla tavola di Benedetto XVI per consumare i pasti. Alla sera, prepara la stanza da letto del Pontefice e si congeda quando Ratzinger si ritira nel suo studio. Inoltre, assiste il Papa anche durante i viaggi. Proprio per il suo ruolo, ha accesso a tutte le “chiavi” che aprono porte, scale e ascensori tra i più riservati del mondo.



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