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Prete accusato di pedofilia. Lui: “Estorsione”

http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/01/16/830780-pedofilia-accusato-prete.shtml

Prete accusato di pedofilia.

Lui: “Estorsione”

Il fatto

Denunciato da uno straniero accolto in parrocchia. La difesa: “Minacciato”

di Benedetta Salsi

resto del carlino

Un prete (germogli)

Ferrara, 16 gennaio 2013 - È ACCUSATO di pedofilia e truffa un sacerdote ferrarese. Parole scolpite come macigni in una querela fatta alla polizia, poi passata nelle mani della procura, che su quegli addebiti ora sta indagando. Nello stesso fascicolo, però, è contenuta anche una seconda querela, quella portata dal prete in questura, contro lo stesso straniero. Decine di fogli in cui il religioso denuncia nel dettaglio gli episodi di estorsione («mi ha detto: se non mi intesti la casa ti rovino e dico a tutti che sei un pedofilo»), minacce («mi intimidisce urlando: ti farò picchiare o ammazzare da persone che conosco») e stalking («sono perseguitato e vessato continuamente da lui e dalla sua cerchia di conoscenze») di cui afferma di essere vittima. Una vicenda complicata e delicatissima, quella che il pubblico ministero Ciro Alberto Savino è chiamato a chiarire; e un rapporto che ancora oggi pare essere costellato di poche luci e molte ombre.

UNA RELAZIONE di dipendenza e mutuo aiuto cresciuta fra il religioso e la famiglia di stranieri giorno dopo giorno, al centro dell’intrigo; a cominciare dal loro arrivo in città, qualche anno fa, quando il prete ha deciso di accoglierli e ospitarli. Non solo, stando ai racconti del parroco, agli extracomunitari per tutto questo tempo sono stati garantiti vitto, alloggio, benefit e denaro; parecchio. Il tutto motivato semplicemente dallo spirito caritatevole e dal bisogno di compagnia. La situazione, però, è precipitata. Stando alle ricostruzioni del prelato, le richieste del suo assistito si sono fatte sempre più insistenti e inaccettabili, fino ad arrivare alla pretesa più grande: intestami la tua casa, altrimenti ti denuncio per pedofilia. Il tutto condito da vessazioni di vario genere, nel quadro dipinto dal prete.

Quello che dipinge l’immigrato, invece, è tutto un altro film. A partire proprio da quelle decine di migliaia di euro che il celebrante gli avrebbe sottratto per comprare la casa; la stessa in cui ora comunque abita (nonostante gli sia stato chiesto di andarsene) e che vorrebbe gli fosse in parte intestata. Uno scenario in cui si inserirebbero però anche malsani rapporti sessuali e molestie da parte del religioso nei confronti di suo figlio, un bambino ancora piccolissimo, sempre secondo la versione dello straniero.

«IL MIO ASSISTITO è vittima di chi ha approfittato della sua generosità e carità autenticamente cristiana per costringerlo in uno stato di profonda prostrazione a mezzo di ricatti e angherie di ogni tipo — spiega il legale che rappresenta il sacerdote —, che lo hanno determinato dopo lungo travaglio interiore a chiedere tutela all’autorità giudiziaria denunciando i soprusi subiti». La denuncia nei suoi confronti, sottolinea ancora il legale, «sarebbe una colossale calunnia, come si dimostrerà nelle opportune sedi. La delicatezza della vicenda impone assoluto riserbo, nel rispetto del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura».

Tav, 36 indagati per i cantieri di Firenze: ”Gallerie fatte con materiali scadenti”

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Tav-36-indagati-per-i-cantieri-di-Firenze-nel-mirino-per-truffa-e-corruzione_314090883813.html

Tav, 36 indagati per i cantieri di Firenze:

”Gallerie fatte con materiali scadenti”

 

TAV 36 INDAGATI

Il cantiere Tav a Firenze (foto sito ufficiale Passante ferroviario Firenze)

ultimo aggiornamento: 17 gennaio, ore 16:41

Firenze – (Adnkronos/Ign) – Inchiesta della Procura di Firenze sul passante ferroviario fiorentino dell’alta velocità:perquisizioni in tutta Italia, sequestrata la maxi trivella del cantiere fiorentino. Accuse di truffa, corruzione e smaltimento abusivo dei rifiuti. Nel mirino la Nodavia, la società che ha vinto la gara. Tra gli indagati l’ex presidente della Regione Umbria, Lorenzetti, e funzionari del Ministero delle Infrastrutture

Firenze, 17 gen. – (Adnkronos/Ign) – Oltre trenta gli indagati (36 per la precisione) e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore di questa mattina. E’ il bilancio dell’inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav sul passante ferroviario fiorentino dell’alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe stata perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L’inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei.

Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l’utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l’acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo.

”Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i ‘conci’ sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia”, sostiene l’accusa. In particolare ”dai test ripetuti si e’ manifestato evidente il fenomeno dello ‘spalling’, ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco”.

Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell’Italferr (societa’ di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione, ”svolgendo la propria attivita’ nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) – si legge nel documento – mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilita’ ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresi’ incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”.

Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione ‘Valutazione impatto ambientale’ (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest’ultimo, in cambio di ”assunzioni di parenti, consulenze” e altri favori personali, secondo l’accusa ”si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti”.

La Procura sta indagando, in particolare, sia sulla gestione degli appalti, dei subappalti e sull’esecuzione delle opere, sia sullo smaltimento dei rifiuti risultanti dalle terre di scavo. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros di Firenze, avrebbero preso il via proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori dell’alta velocita’ fiorentina. A Firenze il sottoattraversamento ferroviario per la Tav prevede un tunnel da Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e una stazione sotterranea.

STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

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Questa è la storia di Alessandro V., ex seminarista violentato cinicamente all’età di 11 anni per due lunghi, interminabili anni, nel seminario di Bergamo, dal prete che si definiva suo padre spirituale.

Alessandro è la stessa persona che, cresciuto, adulto, padre di famiglia e rispettabile professionista, in questo momento si è volontariamente incatenato al cancello del seminario di Bergamo, in una protesta non violenta alla ricerca di una giustizia che non è mai stata fatta.

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http://retelabuso.blogspot.it/2012/05/storie-di-ordinaria-pedofilia-diocesi_30.html

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STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA.

Diocesi di Milano – Seminario di Bergamo

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Documentiamo un’altra “storia di ordinaria PEDOFILIA”, una delle tante purtroppo. Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, niente affatto pentito nè minimamente interessato al caso, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.

PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO

IL TRIBUNALE DI BERGAMO

              

             DENUNZIA – QUERELA

Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

OGGETTO

DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

Espongo e denuncio:

Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it,  dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

Purtroppo però la  mia vita  è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due  anni di seminario, a opera dell’allora  mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con  una frequenza pressoché quotidiana, pesanti  molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che  da  tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata  e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.

Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.

Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.

Viene inoltre descritta anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa  prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali.

Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia  madre  che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo  di quanto subito si è violentemente  quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.

Le violenze poste in essere all’interno del seminario,  per la loro gravità, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale  hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico  i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona  (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso  ha infine quantificato  la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in  un valore  che può arrivare fino al 25%  (venticinque per cento).

In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004  decido di scrivere e spiegare questo  mio tormento  interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita  ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.

A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che  la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don  A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica,  prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui  decisi  di sottopormi, sia in particolare,  per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti  vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni,  che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, (Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di  valutare la chiusura di questa vicenda.

Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. (di ciò vi è  testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie  e malelingue ).

Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

Dei fatti di cui alla presente  sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che  indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

Pertanto io sottoscritto A. V.

Chiedo a questa  illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fattispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in  € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito  dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi.

L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari a

 € 1.698.175,00.

Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail (xxxxxxxxxx@yahoo.it) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto                                                                                                                                           esposto.

Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.


La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.


Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

Come mai ? Non è forse complicità questa? La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONDO”.

INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE  I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

                    Testi con relativi capitoli di prova

 1.  Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:

  • Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
  • Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani  seminaristi ?
  • Vero che dal 2004 lei è venuto a  conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
  • Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
  • Vero che lei ebbe  , nel corso del 2004,   un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto   dell’allora vescovo Mons. R. per verificare  fatti  e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali  da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
  • Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate    e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

2. Don G. A.

  • Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con  il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
  • Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
  • Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
  • vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

     3. Don P. S. e Don P. R.

  • Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

     4. Don P. M.

  • Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
  • Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
  • Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

 6. A. C.

  • Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
  • Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
  • Vero che era al corrente del fatto che  Don B.   teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

7. V. L. e V. M.

  • Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che  Don B. poneva in essere nei confronti  di giovani seminaristi ?
  • Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?

  8. Mons. M. M. e Don F. B.

  • Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di  “superiore”  nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
  • Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di   Don B. sin dal 1981/82/ ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

  9. Mons. P. P.

  • Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
  • vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
  • Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )

            10. Sig. C. D.

  • Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
  • Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
  • Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
  • Vero che riferì  anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?

    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

  • Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua  firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
  • Si richiede inoltre che  venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

      Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

1.   Perizia medico/legale  rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;

2.   Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica

3.   Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.

4.   Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.

5.   Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente

    A. V.


1) 
Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

Bergamo 24 Agosto 2004

Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.

A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.

Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.

Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

+ R.

2)

Gentilissimo Sig. A.

Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.

Ancora chiedo perdono.

Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.

Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.

In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.

La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

Bergamo 15.Marzo 2005

+ R.

Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

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http://francescozanardisavona.wordpress.com/2012/05/04/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili/

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Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

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Durante un blitz nella curia, gli inquirenti avrebbe trovato un fascicolo riguardante un prete condannato per pedofilia. Ciò ha indotto la magistratura a ritenere che il vescovo fosse a conoscenza delle malefatte dei prelati. I fatti si riferiscono a quando Lafranconi era a Savona

di Francesco Romani

Il vescovo Lafranconi durante una celebrazione religiosa

VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

«Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

I due episodi coperti.

Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.

L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

Un vescovo progressista

Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

Le persone silenziose chiedono conto al cardinal Calcagno.

La chiesa le rinnega ma silenziosi e non violenti ci saranno anche loro, quelli coinvolti da 32 anni di abusi sessuali di preti pedofili che ben quattro vescovi savonesi hanno consapevolmente deciso di coprire a danno di decine di bambini.

“Una decisione maturata con grande coscienza, ma non potevo chiedere alle vittime di tollerare e subire un’altra umiliazione”. Queste le parole di Francesco Zanardi portavoce della Rete L’ABUSO che domani mattina attenderà  insieme a diverse vittime e sostenitori il passaggio della processione patronale, che transiterà in via Torino a Savona.

Una presenza silenziosa e non violenta, come sono silenziose le decine di vittime che i preti pedofili savonesi hanno prodotto grazie alla complicità di ben quattro vescovi. Vittime che la chiesa oggi guarda come fossero degli appestati, alle quali non ha mai accennato nemmeno un “mea culpa”.

Spiega Zanardi “La nostra sarà una presenza silenziosa che non vuole ne intralciare la processione, ne offendere i cattolici che partecipano. Dimostreremo con una maglietta che riporta i volti dei vescovi ed una scritta “Hai ancora il coraggio di lasciare i tuoi figli sotto la loro tutela?”.

La decisione non è stata facile in quanto abbiamo dovuto studiare un modo non invasivo per denunciare civilmente e far notare la nostra presenza, che vuole ricordare ai vari Vescovi e Cardinali quello che emerge inequivocabile dai fascicoli della Procura della Repubblica di Savona, oggi nelle mani dell’associazione”.

Francesco Zanardi

Portavoce “Rete L’abuso”

+39 3927030000

www.crimesandthevatican.eu

www.francescozanardi.eu

 

RICHIESTA LA VERIFICA DELLE RESPONSABILITÀ DEL CARDINALE ANGELO BAGNASCO, PRESIDENTE DELLA CEI, NEGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO CATTOLICO

Richiesta di verifica delle responsabilità ai danni delle vittime per il presidente della CEI Angelo Bagnasco e per il vescovo di Savona Vittorio Lupi.

Oggi è stato presentato presso la Procura della Repubblica di Savona un esposto suddiviso in tre punti:

- nel primo si chiede di accertare nei confronti del presidente della Conferenza Episcopale Italiana Card. Angelo Bagnasco  e in quelli di Vittorio Lupi vescovo di Savona le responsabilità riguardo la mancata denuncia a favore di  preti pedofili fatta al Cardinale da Francesco Zanardi nell’incontro genovese del  17 Giugno 2011,  segnalazioni per le quali L’Arcivescovo di Genova e il Vescovo di Savona non hanno, allo stato attuale, preso alcun  provvedimento,  malgrado le testimonianze che Vittorio Lupi ha personalmente raccolto, lasciando così, un’altra volta come fecero i suoi predecessori, a rischio di abusi i minori che frequentano le parrocchie savonesi. Questo è uno dei punti contestati a gran voce dalle associazioni nazionali ed internazionali pochi giorni fa anche all’Unione Europea la quale ha varato una direttiva priva di provvedimenti che impediscano il reato di favoreggiamento.

- il secondo punto per il quale si chiede alla Procura della Repubblica di accertare le responsabilità, sia nei confronti di Bagnasco che di Lupi è l’accanimento intimidatorio e gravemente lesivo della salute psicofisica attuato nei confronti di almeno quattro persone, che soffrono di gravi patologie croniche di cui sia il Cardinale sia il Vescovo sono ben a conoscenza e negli ultimi tempi hanno utilizzato proprio l’handicap di queste persone per costringerle al silenzio.

- il terzo è di accertare l’eventuale trasmissione di malattie infettive croniche gravi da parte dei preti pedofili segnalati, purtroppo inspiegabilmente riscontrate alcune delle vittime, già in giovane età

In sostegno alle accuse di cui sopra è stata fornita alla Procura della Repubblica di Savona la registrazione audio integrale dell’incontro avvenuto il 17 giugno 2011 tra Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO e il presidente della CEI Angelo Bagnasco, oltre a una serie di documenti, audio, precedenti esposti e nomi di persone informate sui fatti.

Francesco Zanardi

Rete L’ABUSO Savona

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