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Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera: “Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2013/2013/02/26/news/stampa_tedesca-53443909/

Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera:


“Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

 

 Sui media titoli allarmati. Il Guardian: “Possibile miccia di una crisi finanziaria globale”. New York Times: “nel migliore dei casi, coalizione instabile e nuovi rischi per l’eurozona”. Schulz: “c’è bisogno di un governo stabile. Dal voto messaggio chiaro, Bruxelles ascolti”

dal corrispondente ANDREA TARQUINI

elezioni

(ansa)

BERLINO - Allarme rosso al vertice di Berlino e sui media tedeschi, paura in tutta la Ue, preoccupazione sulla stampa d’oltreoceano. Così le reazioni internazionali ai risultati delle elezioni italiane. La prospettiva di una ingovernabilità a Roma spaventa e fa temere una crisi pericolosissima per l’euro, e poi per il futuro stesso dell’integrazione europea. “E’ decisivo che in Italia, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, vi sia al più presto un governo stabile e in grado di agire per il Paese”, dice il ministro degli Esteri Guido Westerwelle a Berlino, in una conferenza stampa bilaterale col collega ucraino Leonid Koschara.

“Lanciamo un appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche”, dice a Repubblica.it Philipp Missfelder, responsabile di politica estera della Cdu (il partito di Angela Merkel), e aggiunge preoccupato: “Voi italiani non siete la Grecia, siete un membro del G8 e un membro-chiave dell’unione monetaria, l’euro non può permettersi uno scenario di tipo greco da voi con nuove elezioni a breve, sarebbe una finestra di instabilità eccessiva”. Parla in toni di rara preoccupazione, e certo non si esprime così con un giornale italiano senza aver prima consultato la Cancelliera. La quale sta rientrando da una visita ufficiale in Turchia, e oggi insieme al ministro degli Esteri Guido Westerwelle vedrà qui a Berlino il nuovo Segretario di Stato Usa, Kerry, e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Inevitabilmente e fuori programma il caso Italia sarà tema centrale dei colloqui.

Anche la stampa americana guarda allarmata al risultato elettorale italiano: per il New York Times “il voto diviso manda un messaggio chiaro in Italia: no all’austerity”. Il quotidiano newyorchese sottolinea come “in un voto caratterizzato dalla rabbia degli elettori e da una bassa affluenza alle urne gli esperti sostengono che nel migliore dei casi ci sarebbe una coalizione instabile che esporrebbe di nuovo l’Italia, e l’eurozona, alle turbolenze del mercato”. La stessa preoccupazione è espressa nel titolo dell’edizione online europea del Wall Street Journal: “il voto caotico italiano agita il mondo dei mercati”, mentre il Washington Post rileva il ritorno di Silvio Berlusconi, che “rianima la sua carriera politica”. Su Cnn il risultato del voto italiano è definito di “caotica incertezza”, e Bill Emmott, ex direttore dell’Economist in un pezzo speciale per il network americano ricostruisce le tappe che hanno portato la Serenissima al “coma”, riprendendo il titolo del suo documentario dedicato all’Italia. E nel blog Charlemagne, intitolato “Una confusione pericolosa”, si critica l’apparentemente “facile” scelta antiausterity dell’elettorato italiano in favore dei populismi.

In Germania come altrove in Occidente i media riecheggiano l’inquietudine del governi. Povera italia!, titola l’editoriale di Die Welt, liberalconservatore e filogovernativo, sottolineando la pericolosità dei risultati per la stabilità politica. “Segnale allarmante, quasi metà degli italiani hanno scelto partiti dalla linea aggressivamente antieuropea”, commenta la Frankfurter Allgemeine. A Londra The Guardian parla di “deadlock (paralisi, situazione bloccata) a Roma, che può diventare la miccia che accende la crisi finanziaria globale, dopo il recentissimo indebolimento dell’euro“. Per il Financial Times “l’Italia si prepara allo stallo politico“. Titolo analogo sul francese Le Figaro: “Elezioni italiane: minaccia di un blocco politico”.

L’ingovernabilità viene sottolineata anche dai media in lingua spagnola: “Bersani vince alla Camera ma il blocco al Senato rende l’Italia ingovernabile”, titola El Mundo, mentre per il quotidiano di Madrid El Pais “la risurrezione di Silvio Berlusconi e l’irruzione dell’antipolitica di Beppe Grillo hanno segnato i risultati delle elezioni politiche italiane e lasciano un paese in profonda crisi politica senza la possibilità di formare un governo stabile“.

E a Bruxelles Le Soir, ben informato sugli umori della Commissione europea, sottolinea che il vero vincitore è il populista Grillo, e si esprime con allarme sul peso della paralisi e del rischio ingovernabilità italiano per l’intera Unione europea. “Non facciamo paragoni”, insiste l’esperto di politica estera della Merkel, “ripeto il mio appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche italiane, il futuro dell’euro e dell’Europa non può permettersi un’Italia ingovernabile”. Suona quasi come un invito che è a un passo dal suggerimento di rassegnarsi a qualsiasi soluzione, persino a una grande coalizione a Roma come male minore e rospo da digerire per evitare il peggio, per fermare la tempesta perfetta sull’euro uscita dalle urne italiane. Con buona pace dei toni sdegnati con cui il centrodestra denunciava ingerenze e pressing tedesco o della Ue sugli elettori italiani, siamo noi col nostro risultato a far sentire tutta l’Europa con le spalle al muro davanti al peggio.

(26 febbraio 2013)

Mps, Vaticano smentisce transito fondi su conti dello Ior

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91404N20130205

Mps, Vaticano smentisce transito fondi

su conti dello Ior

 

martedì 5 febbraio 2013 16:24

 

Piazza San Pietro

ROMA (Reuters) – Il Vaticano smentisce il transito di fondi su conti presso lo Ior posseduti da dirigenti di Mps, la banca senese al centro di uno scandalo finanziario per l’utilizzo di operazioni strutturate e per operazioni legate all’acquisto di Antonveneta.

Lo dice il portavoce del Vaticano, Padre Federico Lombardi, dopo che ieri il Corriere della Sera ha citato le dichiarazioni di un testimone anonimo che parla di quattro conti presso lo Ior, la banca del Vaticano. Attraverso uno di essi, sarebbero in particolare transitati i soldi serviti a pagare “le persone utilizzate nel 2007 per organizzare la seconda vendita di Antonveneta”, scrive il quotidiano.

Nell’articolo del Corriere inoltre la fonte parla anche di “importanti e delicate riunioni per la costruzione dell’operazione Antonveneta”.

Lombardi replica che “non solo non hanno mai avuto luogo le riunioni presso lo Ior sulla questione dell’Antonveneta di cui parlava l’articolo del Corriere, ma si può anche escludere che dirigenti del Montepaschi abbiano avuto possesso di fondi presso lo Ior, e si deve infine far notare che i conti presso lo Ior hanno specifiche molto diverse da quelle dei presunti conti citati nell’articolo del Corriere”.

Uno dei filoni di inchiesta riguarda anche il presunto sovrapprezzo che Mps ha pagato nel 2007 per l’acquisto di Antonveneta.

Dopo la pubblicazione della notizia ieri, fonti della procura di Roma avevano detto che la procura stessa farà accertamenti per verificare l’esistenza di conti presso lo Ior attraverso i quali sarebbero transitate somme legate all’acquisto di Antonveneta da parte di Mps.

Il giornalista del Corriere, Paolo Mondani, sentito come testimone oggi dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesce ha confermato quanto scritto, riferiscono fonti della procura di Roma.

Lo stesso Lombardi aveva già smentito ieri che presso la banca vaticana avessero avuto luogo riunioni finalizzate all’acquisto di Antonveneta.

Sul sito http://www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

Agguato mafioso a Roma, assassinato in auto boss ‘ndrangheta

http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20130125_141019.shtml

Agguato mafioso a Roma,

assassinato in auto boss ‘ndrangheta

Pluripregiudicato Vincenzo Femia, legato per gli inquirenti a cosche di San Luca, crivellato da 10 colpi di pistola a Trigoria

 

agguato boss mafioso

Roma, 25 gen. (TMNews) – Un agguato mafioso a Roma, un pluripregiudicato calabrese legato alle cosche di San Luca crivellato da almeno dieci colpi di pistola mentre era in auto, in una strada isolata nella campagna di Trigoria. Dato il calibro criminale della vittima e le modalità, per gli investigatori è un “agguato mafioso”.

La vittima, Vincenzo Femia, 67 anni, originario di Casignana, Reggio Calabria, ma da anni residente a Primavalle con la famiglia, annovera vari precedenti penali, per armi, traffico di droga, tentato omicidio ma soprattutto risulta legato alle cosche di San Luca, potenti famiglie della ‘ndrangheta. Uno spessore criminale definito “notevole”. Altrettanto indicative le modalità dell’omicidio. E’ stato assassinato mentre a bordo della sua auto, una Daewoo Matiz grigia, in via della Castelluccia di San Paolo. Una stradina di campagna, un posto isolato, l’auto è stata crivellata di colpi, almeno 10 proiettili hanno raggiunto l’uomo, colpendolo alla testa e all’addome. E’ stato trovato con il capo riverso sul volante. E quando gli agenti sono arrivati sul posto, l’auto aveva ancora il motore acceso.

E anche l’arma usata, una pistola calibro nove è quella che solitamente firma un omicidio di mafia. L’allarme al 113 è stato dato da alcune persone che stavano tornando a casa. L’omicidio dovrebbe essere avvenuto intorno alle 23:30. Gli agenti del commissariato Esposizione e la squadra mobile della questura di Roma, indagano sull’agguato, un agguato “assolutamente di carattere mafioso”.

Int6

Perquisizioni delle Fiamme gialle in Vaticano

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fonte: http://www.francescozanardi.org/2012/07/perquisizioni-delle-fiamme-gialle-in.html
GIOVEDÌ 5 LUGLIO 2012

Perquisizioni delle Fiamme gialle in Vaticano.

E’ la prima volta, sfiorato l’incidente diplomatico

FOTO AP/LAPRESSE
CORRELATI
Per la prima volta la polizia giudiziaria italiana e’ entrata in Vaticano per una perquisizione. Gli uomini della Guardia di Finanza, coordinati dal pm Michele Nardi, hanno varcato infatti la soglia di via della Conciliazione 3, a Roma.
INCIDENTE DIPLOMATICO – Hanno atteso ore prima che le autorita’ dello Stato pontificio dessero il loro via libera, e ad un certo punto si e’ anche sfiorato l’incidente diplomatico, col Vaticano che chiedeva il rigoroso rispetto delle procedure previsto dal trattato tra Stato e Chiesa. L’obiettivo degli investigatori e’ stato quello di passare al setaccio la contabilita’ dell’Istituto dermatologico dell’Immacolata (Idi) e dell’ospedale San Carlo di Nancy, il polo sanitario che fa capo alla Congregazione dei figli dell’Immacolata concezione. Una inchiesta che ha scoperchiato un buco da oltre 800 milioni di euro. Un caso San Raffaele, ma a Roma. Uno scandalo che finora ha coinvolto 4 persone. La notizia e’ stata data in esclusiva da Tgcom24.
UFFICIO E ABITAZIONE – I finanzieri stanno perquisendo gli uffici amministrativi della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione che gestisce l’Idi e il San Carlo di Nanci. Perquisito anche l’ufficio e l’abitazione dell’ex direttore generale Giuseppe Incarnato e gli uffici in uso all’ex consigliere delegato Franco Decaminata. Gli uffici di quest’ultimo si trovano in una palazzina di via della Conciliazione, dove e’ stato inizialmente impedito l’accesso alla Guardia di finanza per extraterritorialita’. I militari dopo poco tempo hanno avuto l’autorizzazione per perquisire gli uffici in territorio Vaticano. (AGI, DIRE)

STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

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Questa è la storia di Alessandro V., ex seminarista violentato cinicamente all’età di 11 anni per due lunghi, interminabili anni, nel seminario di Bergamo, dal prete che si definiva suo padre spirituale.

Alessandro è la stessa persona che, cresciuto, adulto, padre di famiglia e rispettabile professionista, in questo momento si è volontariamente incatenato al cancello del seminario di Bergamo, in una protesta non violenta alla ricerca di una giustizia che non è mai stata fatta.

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http://retelabuso.blogspot.it/2012/05/storie-di-ordinaria-pedofilia-diocesi_30.html

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STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA.

Diocesi di Milano – Seminario di Bergamo

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Documentiamo un’altra “storia di ordinaria PEDOFILIA”, una delle tante purtroppo. Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, niente affatto pentito nè minimamente interessato al caso, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.

PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO

IL TRIBUNALE DI BERGAMO

              

             DENUNZIA – QUERELA

Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

OGGETTO

DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

Espongo e denuncio:

Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it,  dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

Purtroppo però la  mia vita  è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due  anni di seminario, a opera dell’allora  mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con  una frequenza pressoché quotidiana, pesanti  molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che  da  tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata  e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.

Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.

Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.

Viene inoltre descritta anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa  prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali.

Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia  madre  che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo  di quanto subito si è violentemente  quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.

Le violenze poste in essere all’interno del seminario,  per la loro gravità, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale  hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico  i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona  (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso  ha infine quantificato  la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in  un valore  che può arrivare fino al 25%  (venticinque per cento).

In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004  decido di scrivere e spiegare questo  mio tormento  interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita  ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.

A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che  la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don  A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica,  prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui  decisi  di sottopormi, sia in particolare,  per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti  vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni,  che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, (Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di  valutare la chiusura di questa vicenda.

Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. (di ciò vi è  testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie  e malelingue ).

Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

Dei fatti di cui alla presente  sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che  indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

Pertanto io sottoscritto A. V.

Chiedo a questa  illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fattispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in  € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito  dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi.

L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari a

 € 1.698.175,00.

Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail (xxxxxxxxxx@yahoo.it) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto                                                                                                                                           esposto.

Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.


La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.


Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

Come mai ? Non è forse complicità questa? La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONDO”.

INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE  I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

                    Testi con relativi capitoli di prova

 1.  Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:

  • Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
  • Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani  seminaristi ?
  • Vero che dal 2004 lei è venuto a  conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
  • Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
  • Vero che lei ebbe  , nel corso del 2004,   un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto   dell’allora vescovo Mons. R. per verificare  fatti  e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali  da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
  • Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate    e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

2. Don G. A.

  • Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con  il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
  • Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
  • Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
  • vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

     3. Don P. S. e Don P. R.

  • Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

     4. Don P. M.

  • Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
  • Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
  • Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

 6. A. C.

  • Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
  • Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
  • Vero che era al corrente del fatto che  Don B.   teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

7. V. L. e V. M.

  • Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che  Don B. poneva in essere nei confronti  di giovani seminaristi ?
  • Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?

  8. Mons. M. M. e Don F. B.

  • Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di  “superiore”  nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
  • Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di   Don B. sin dal 1981/82/ ?
  • Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

  9. Mons. P. P.

  • Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
  • vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
  • Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )

            10. Sig. C. D.

  • Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
  • Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
  • Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
  • Vero che riferì  anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?

    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

  • Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua  firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
  • Si richiede inoltre che  venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

      Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

1.   Perizia medico/legale  rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;

2.   Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica

3.   Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.

4.   Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.

5.   Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente

    A. V.


1) 
Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

Bergamo 24 Agosto 2004

Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.

A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.

Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.

Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

+ R.

2)

Gentilissimo Sig. A.

Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.

Ancora chiedo perdono.

Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.

Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.

In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.

La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

Bergamo 15.Marzo 2005

+ R.

Emanuela Orlandi, un vecchio articolo che spiega molte cose

Leggendo con attenzione questo articolo de “La Repubblica” del 2008 possiamo capire molte delle cose che il vaticano oggi non sta dicendo sul caso Orlandi: la menzogna oggi ha il volto del padre Amorth, “stimatissimo dal papa” il quale liquida una storia tanto importante e dolorosa con la scusa del delitto per nascondere i festini a base di sesso e droga degli alti prelati (già che stiamo in scandali sessuali con i pedofili, buttiamoci dentro anche questa che gli italiani se la bevono, ci criticheranno un pò e poi terminerà ancora una volta a tarallucci e vino, magari ci mettiamo pure le scuse addolorate del papa e tutti amici come prima).

Invece da questo articolo del 2008 salta fuori ancora una volta il diabolico Marcinkus, criminale efferato coinvolto in tutti gli scandali più grossi del vaticano. A voi lettori le conclusioni, tenendo in considerazione anche un’altra domanda : se padre Amorth sapeva e, come afferma lui stesso, tutto il vaticano mormorava a mezza bocca questa nuova versione del caso Orlandi, perchè ne parla dopo trenta anni?

Sarà per forse per distogliere l’attenzione dalla vera ragione? E la responsabilità di padre Amorth come “persona informata dei fatti” in un caso di sparizione di una minore? Come sempre il vaticano e i suoi accoliti sono intoccabili e al di sopra della legge?

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http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/emanuela-orlandi/emanuela-orlandi/emanuela-orlandi.html

CRONACA

  

Le rivelazioni di Sabrina Minardi, ex compagna del boss della Magliana De Pedis
Il corpo fatto sparire in un cantiere a Torvaianica. La famiglia: “Vogliamo le prove”

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Caso Orlandi, parla la superteste
“Rapita per ordine di Marcinkus”

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Accuse verso lo scomparso presidente Ior dalla ex moglie del calciatore Giordano
In un sacco anche il figlio di un boss ucciso per vendetta. Ma le date non corrispondono
di MARINO BISSO E GIOVANNI GAGLIARDI

I manifestini per la scomparsa di Emanuela Orlandi sono ricomparsi per le strade di Roma

ROMA - Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, all’epoca presidente dello Ior. Lo rivela Sabrina Minardi, la supertestimone che per anni fu l’amante del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. La ragazza, dice Minardi, sarebbe poi stata uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. E le sue dichiarazioni portano a nuove indagini.

Negli anni ’80, la Minardi, dopo la separazione con il “bomber” della Lazio Bruno Giordano, ebbe una storia con De Pedis, che nel dicembre 1984 fu catturato proprio grazie al pedinamento della donna. Gli misero le manette nell’appartamento di Via Vittorini 63 dove lei viveva. Negli anni successivi, Minardi attraversò periodi segnati dalla cocaina. Oggi si trova in una comunità terapeutica in Trentino. Poche settimane fa, la sua famiglia è tornata all’attenzione della cronaca perché la figlia, Valentina Giordano, fu protagonista, insieme al fidanzato Stefano Lucidi, del tragico incidente sulla Nomentana in cui morirono Alessio Giuliani e la sua ragazza Flaminia Giordani.

“Nel sacco anche un bambino”. “Successe tutto a Torvaianica”, ha ricordato Sabrina Minardi durante un colloquio con i dirigenti della squadra mobile, avvenuto il 14 marzo scorso. “Con Renatino, a pranzo da Pippo l’Abruzzese, arrivò Sergio, l’autista, con due sacchi. Andammo in un cantiere, io restai in auto: buttarono tutto dentro una betoniera. Così facciamo scomparire tutte le prove, dissero”. In uno di quei sacchi c’era il corpo di Emanuela Orlandi e nell’altro, sostiene la donna, un bambino di 11 anni ucciso per vendetta, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda.

Date contrastanti.La testimone sostiene di essere stata la compagna del boss della Magliana tra la primavera dell’82 e il novembre dell’84. Emanuela Orlandi scomparve il 22 giugno dell’83, ma Domenico Nicitra, il bambino ucciso, morì dieci anni dopo, il 21 giugno 1993, quando De Pedis era già morto (fu ucciso all’inizio del 1990). Forse la confusione sulle date è colpa degli psicofarmaci e della droga di cui la testimone ammette di aver fatto uso per anni. Ma le dichiarazioni rese ai magistrati restano sufficientemente circostanziate e tali da giustificare un supplemento di indagini.

“Consegnai Emanuela a un sacerdote”. La donna racconta di aver accompagnato con la sua macchina Emanuela Orlandi (forse durante il rapimento, ndr) e di averla consegnata a un sacerdote. Accadde sei, sette mesi prima – dice – della tragica esecuzione della figlia del commesso della Casa Pontificia. “Arrivai al bar del Gianicolo in macchina (…) Renatino mi aveva detto che avrei incontrato una ragazza che dovevo accompagnare al benzinaio del Vaticano. Arriva ‘sta ragazzina: era confusa, non stava bene, piangeva e rideva. All’appuntamento c’era uno che sembrava un sacerdote: scese da una Mercedes targata Città del Vaticano e prese la ragazza. A casa domandai: A Renà, ma quella non era… Se l’hai conosciuta, mi rispose, è meglio che te la scordi. Fatti gli affari tuoi”.

“Poi – aggiunge Minardi – a De Pedis chiesi: ‘in mezzo a che impiccio mi hai messo’, e lui rispose ‘nessun impiccio’”. “Di li a pochi giorni – ha detto ai pm – tentarono di rapire mia figlia, chiamai immediatamente Renato e mi disse ‘se ti sei scordata quello che hai visto non succederà niente a tua figlia’. In effetti, fino a oggi non le è successo nulla” però “ho un po’ di timore, perché è vero che Renato è morto, ma ci sono altre persone…”.

E ancora sui ruoli rivestiti quel giorno: “La Bmw la guidava Sergio”. Di quest’ultimo, di età compresa tra i 21 e i 24 anni, Minardi dà anche una descrizione: “Sarà stato alto, più o meno un metro e novanta, era parecchio più alto di Renato. Belle spalle, fisico da boxer, da sportivo, insomma. Capelli chiari e occhi verdi-azzurri. Molto riservato. Io lo vedevo sempre, faceva l’autista a Renato. Aveva un’Audi bianca. La Bmw la vidi soltanto in quel frangente lì su. Sergio l’aveva portata al bar Gianicolo”.

La testimone specifica, inoltre, che lei e De Pedis arrivarono al bar Gianicolo a bordo di una A112 bianca, di proprietà della donna.”Renato e Sergio me la misero (la ragazza, ndr) in macchina, più che Renato, Sergio prese la ragazza dalle mani di questa signora e la accompagnò nella mia macchina. Poi, io salii in macchina e andai. Mi dissero che alla fine di quella via c’era questo signore che l’aspettava”.

La prigione. Emanuela Orlandi sarebbe stata tenuta (durante il rapimento, ndr) in un’abitazione, vicino a piazza San Giovanni di Dio, che aveva “un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all’ospedale San Camillo”, ha aggiunto Minardi. Di lei si sarebbe occupata la governante della signora, Daniela Mobili. Secondo la testimone, la Mobili, sposata con Vittorio Sciattella, era vicina a Danilo Abbruciati, il killer della Banda della Magliana freddato nell’82 durante il fallito agguato a Roberto Rosone, vicepresidente del Banco ambrosiano.

All’appuntamento al Gianicolo, Emanuela sarebbe arrivata con la donna di servizio. Incalzata dai magistrati sull’esatta collocazione della casa, la teste ha spiegato che si trovava, venendo dalla stazione di Trastevere e salendo dalla circonvallazione Gianicolense, uno o due semafori prima della piazza San Giovanni di Dio: “A un certo punto, sulla destra ci sono dei giardini, un piccolo parco, in quella traversa lì. Dovrebbe esserci pure un fabbricato basso, un palazzo se lo ricordo bene”. E il sotterraneo? “Immenso, arrivava quasi fino all’ospedale San Camillo. Io lo vidi, ma poi mi misi a camminà du’ minuti, poi che mi fregava. Insomma, non mi interessava andare oltre”.

Monsignor Marcinkus. Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, che fu presidente dello Ior, la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989. Marcinkus è morto il 20 febbraio 2006 a Sun City, in Arizona. Alla specifica domanda dei magistrati, tramite chi Renato fosse stato delegato a prendere Emanuela, la donna risponde: “Tramite lo Ior… Quel monsignor Marcinkus… Renato ogni tanto si confidava”. Sulle motivazioni del sequestro: “Stavano arrivando secondo me sulle tracce di chi… perché secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perché io non so chi c’è dietro.. ma io l’ho conosciuto a cena con Renato… hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno”. 

La testimone sottolinea di non sapere chi materialmente prese Emanuela: “Quello che so è che (la decisione, ndr) era partita da alte vette… tipo monsignor Marcinkus… E’ come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia”. La donna fa un paragone con la morte di Roberto Calvi: “Gli hanno trovato le mani legate dietro, perché tu mi vuoi dare un messaggio”. In un colloquio successivo, il 19 marzo, la donna aggiunge: “Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perché questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri”. 

Le ragioni del rapimento. La teste, sentita successivamente dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, ipotizza come ragione della scomparsa della giovane una “guerra di potere”: “Io la motivazione esatta non la so – dice ai magistrati – però posso dire che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus. Lui era molto ammanicato con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente dello Ior… però sono ricordi così. Gli rimetteva questi soldi… Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica… Sarà successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte… Lui era vestito come una persona normale”. 

Secondo la donna, l’iniziativa partiva da Renato. “C’era poi il segretario – rivela – un certo Flavio. Non so se era il segretario ufficiale. Comunque gli faceva da segretario. Mi telefonava al telefono di casa mia e mi diceva: ‘C’è il dottore che vorrebbe avere un incontro’. Embè, me lo faceva capire al telefono. Poi, a lui piacevano più signorine (‘minorenni, no’)! Quando entravo, vedevo il signore; non che mi aprisse lui, c’era sempre questo Flavio. Mi facevano accomodare i primi cinque minuti, poi io dicevo: ‘Ragazze, quando avete fatto, prendete un taxi e ve ne andate. Ci vediamo, poi, domani’”.

Sabrina Minardi, rispondendo ai magistrati, precisa che le modalità con cui avvenivano questi incontri erano diverse da quelle riferite sull’episodio del Gianicolo. “Mi ricordo che una volta Renato portava sempre delle grosse borse di soldi a casa. Sa, le borse di Vuitton, quelle con la cerniera sopra. Mi dava tanta di quella cocaina, per contare i soldi dovevo fare tutti i mazzetti e mi ricordo che contò un miliardo e il giorno dopo lo portammo su a Marcinkus”. 

A cena da Andreotti. Sabrina Minardi ha riferito di essere andata anche a casa di Giulio Andreotti. “Io andai anche a cena a casa di Andreotti, con Renato (De Pedis, ndr) – racconta – ovviamente davanti a me non parlavano… due volte ci sono andata… Renato ricercato… La macchina della scorta sotto casa di Andreotti della polizia… Renato ricercato, siamo andati su… eh… accoglienza al massimo… c’era pure la signora… la moglie… una donnetta caruccia … ovviamente davanti non parlavano di niente”. La teste precisa che Andreotti “non c’entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì”. 

La sorella: “Chi sa, si liberi la coscienza”. Domani, riunione degli investigatori negli uffici giudiziari per fare il punto dell’indagine. La sorella di Emanuela vuole le prove: “Senza quelle, non credo alla presunta testimone. Emanuela non è andata via spontaneamente, siamo sicuri di questo e quindi qualcuno è davvero a conoscenza di ciò che è accaduto. Mi chiedo se non sia arrivato, e già da tempo, il momento che questo qualcuno venga fuori e si liberi la coscienza”.

Inquirenti in cerca di riscontri. Gli inquirenti, prima di pronunciarsi sulla fondatezza o meno delle dichiarazioni, vogliono riscontrare ogni più piccolo particolare. “Nel verbale della testimone ci sono indubbie incongruenze temporali che ci lasciano un po’ perplessi – ammettono a piazzale Clodio – ma alcuni dettagli sono così precisi e circostanziati che meritano di essere approfonditi con attenzione”. Del resto, è la prima volta che qualcuno riferisce fatti concreti sulla scomparsa di Emanuela Orlandi anche se il coinvolgimento in questa vicenda della Banda della Magliana non è un elemento inedito. “La supertestimone – è stato spiegato in Procura – non beneficia di alcun regime di protezione, non è indagata così come nessuno altro è finito sotto inchiesta sulla base di quanto da lei stessa detto”. Minardi non avrebbe chiesto agli inquirenti nulla in cambio della sua lunga audizione.

Il pentito: “I Lupi grigi non c’entrano”. Non è la prima volta che il nome di Emanuela Orlandi viene collegato alla Banda della Magliana. Una telefonata anonima giunta negli anni scorsi alla redazione di Chi l’ha visto? rivelò che i resti della ragazza erano nella basilica di Sant’Apollinare a Roma: “Se volete saperne di più su Emanuela Orlandi, guardate nella tomba di De Pedis”, tumulato nella chiesa, nonostante i suoi trascorsi, per le generose offerte che aveva elargito alla parrocchia. E un pentito della banda, un anno fa, disse ai magistrati della Procura di Roma che in carcere, all’epoca della scomparsa della 15enne, girava insistente la voce che la pista dei “lupi grigi” collegata ad Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II, non c’entrava niente col rapimento. “Si diceva – disse Antonio Mancini – che la ragazza era robba nostra, l’aveva presa uno dei nostri”.

(23 giugno 2008)

PRETE RUANDESE ARRESTATO PER GENOCIDIO

 

 21-10-09

  

RWANDA: PRETE ARRESTATO IN ITALIA PER GENOCIDIO, DIOCESI LO DIFENDE

 

 (ASCA) – Roma, 21 ott – L’Arcidiocesi di Firenze scende in campo a difesa del prete cattolico ruandese arrestato ieri in Italia con l’accusa di aver preso parte ai massacri etnici avvenuti nel suo paese. In una nota, l’Arcidiocesi ”confida nel corso della giustizia e spera in un lavoro rapido e sereno dei giudici che possa presto far luce sulla verita’ dei fatti. Nel frattempo si attiene al fatto che don Emmanuel ha sempre dichiarato la sua estraneita’ alle vicende in questione e lo accompagna fiduciosa nella preghiera”.

A favore di don Emmanuel Mihigo Wayezu, 47 anni, sacerdote di etnia hutu e vice parroco a Ponzano nel comune di Empoli, si e’ espresso anche il parroco della Collegiata di Sant’Andrea in Empoli, don Guido Engels: ”Don Emmanuel non ha mai coltivato sentimenti verso l’altra etnia, ha costantemente voluto la pacificazione. C’e’ stato e c’e’ pero’ chi purtroppo soffia sul fuoco, con uno spirito che non e’ quello di pacificazione”.

Le accuse contro di lui sono tuttavia piuttosto gravi e sono state documentate da un’Organizzazione non governativa, African Rights, che in base alle prove fornite ha ottenuto dall’Interpol un mandato di cattura internazionale contro il sacerdote. Don Emmanuel sarebbe implicato nel massacro, avvenuto il 7 maggio 1994, di piu’ di 80 alunni, fra i 12 e i 20 anni, del complesso scolastico Misericordia di Maria di Kibeho, nel sud del Rwanda, di cui era direttore. Gli studenti furono accerchiati ”da un gran numero di miliziani”. Il prete, ha sostenuto l’Ong, ”era la”’ e ”i gendarmi che aveva piazzato” per garantire la sicurezza dei ragazzi spararono ”in aria invece di disperdere gli attaccanti”. A eccezione di un pugno di sopravissuti, gli studenti in maggioranza morirono, uccisi dai fucili o dalle granate dei gendarmi o dalle lance, le accette e i machete dei miliziani hutu.

”Sono il primo a volere che su questa vicenda venga aperto un regolare processo affinche’ sia stabilita la realta’ dei fatti. Io non ho partecipato a nessun genocidio.

Anzi col vescovo tentammo di salvare i giovani massacrati”, aveva cercato di giustificarsi don Emmanuel appena saputo delle accuse avanzate da African Rights. Ora su di lui pesa una richiesta di estradizione da parte del Rwanda.

uda/sam/bra

fonte: www.asca.it

http://www.asca.it/news-RWANDA__PRETE_ARRESTATO_IN_ITALIA_PER_GENOCIDIO__DIOCESI_LO_DIFENDE-868474-ORA-.html

   

 

RUANDA: FIRENZE, ARRESTATO PRETE CATTOLICO ACCUSATO DI GENOCIDIO

 

Firenze, 20 ott. – (Adnkronos) – Don Emmanuel Mihigo Wayezu, prete cattolico ruandese, vice parroco della chiesa di Ponzano a Empoli (Fi), e’ stato arrestato oggi a Firenze con l’accusa di genocidio, sulla base di un mandato emesso dal Tribunale Internazionale sul genocidio ruandese. Don Emmanuel, 47 anni, di etnia hutu, e’ accusato di essere coinvolto nella strage dei tutsi perpetrata nel 1994 nel Paese africano.

L’ordinanza di custodia in carcere e’ stata eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Firenze. Il caso di don Emmanuel emerse dopo la denuncia dell’organizzazione non governativa ‘African Rights’ che sostenne che il sacerdote era coinvolto nel massacro di un gruppo di 80 alunni, di eta’ compresa tra i 12 e i 20 anni, che studiavano nell’istituto in cui don Emmanuel era direttore. Il sacerdote ha sempre respinto le accuse e si e’ difeso sostenendo che lui e il vescovo fecero di tutto per salvare quei ragazzi.

In una nota l’Arcidiocesi di Firenze ”preso atto del provvedimento restrittivo nei confronti di don Emmanuel Mihigo Wayezu, confida nel corso della giustizia e spera in un lavoro rapido e sereno dei giudici che possa presto far luce sulla verita’ dei fatti. Nel frattempo – sottolinea la nota – si attiene al fatto che don Emmanuel ha sempre dichiarato la sua estraneita’ alle vicende in questione e lo accompagna fiduciosa nella preghiera”.

 

fonte: http://www.libero-news.it

 http://www.libero-news.it/adnkronos/view/207414

 

 

Arrestato a Empoli prete hutu accusato di genocidio Ruanda

 

martedì 20 ottobre 2009 21:18

 FIRENZE (Reuters) – Un sacerdote africano di etnia hutu è stato arrestato oggi nella sua chiesa di Empoli, dove era viceparroco, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale, perché accusato di avere partecipato al genocidio del 1994 in Ruanda. Lo hanno riferito i carabinieri.

Don Emmanuel Mihigo Uwayezu, di 47 anni, nato nell’ex Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo) e da 12 anni residente in Italia, si trova ora nel carcere di Sollicciano a Firenze in attesa delle procedure di estradizione in Ruanda.

L’accusa mossa dalla procura generale del Ruanda, dove 15 anni fa circa 800.000 abitanti di etnia tutsi e hutu moderati sono stati uccisi in un massacro durato 100 giorni, sostiene che il sacerdote abbia commesso crimini contro l’umanità, come hanno riferito i carabinieri.

Uwayezu si è detto innocente, ha riferito l’arcidiocesi di Firenze, e confida nel corso della giustizia e nel lavoro rapido e sereno dei giudici.

© Thomson Reuters 2009 Tutti i diritti assegna a Reuters.

 

 fonte: http://www.reuters.com

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE59J0NE20091020

 

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