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Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

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http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/17/news/abusi_l_onu_interroga_il_vaticano_pi_impegno_con_i_preti_pedofili-76156056/

Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

Sarà processato un prelato polacco. Il Papa: “Vergogna per la Chiesa”. I rappresentanti della Santa Sede a Ginevra per fornire spiegazioni sul caso esploso nel 2011

di MARCO ANSALDO

ABUSI, LA ONU INTERROGA IL VATICANO

CITTÀ DEL VATICANO – Impegno a eliminare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. E annuncio di un processo in Vaticano per un diplomatico polacco accusato di abusi sessuali sui minori. Con questa doppia promessa formale la Santa Sede ieri ha risposto comparendo per la prima volta davanti a un organismo internazionale, l’Onu a Ginevra, per fornire spiegazioni sull’imbarazzante caso internazionale scoppiato nel 2011.

Accusato per anni di aver coperto lo scandalo per difendere la propria reputazione, e scosso dall’entità del fenomeno, il Vaticano ha poi ordinato a tutti i vescovi di denunciare alla giustizia ordinaria del proprio Paese i membri del clero accusati di pedofilia.

E Papa Benedetto XVI prima, e Papa Francesco dopo, hanno promesso una nuova linea. A comparire per rispondere alle domande di un comitato delle Nazioni Unite sull’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo era una delegazione di 6 persone guidata dall’osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, di cui faceva parte anche l’ex procuratore per i reati sessuali, monsignor Charles Scicluna, autore fino a pochi anni fa di denunce non sempre gradite in ambito ecclesiale, oggi vescovo a Malta.

Nell’interrogatorio Scicluna ha riconosciuto che la Santa Sede è stata lenta ad affrontare la crisi, ma ha aggiunto che è adesso impegnata a farlo e incoraggiato i procuratori a intraprendere azioni contro chiunque ostacoli la giustizia. Duro l’intervento dell’investigatrice del comitato per i diritti umani, Sara Oviedo, la quale ha incalzato la delegazione vaticana chiedendo le ragioni per cui spesso i sacerdoti accusati di abusi siano stati trasferiti invece che consegnati alle forze dell’ordine. Un membro del comitato è anche la psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi.

Monsignor Tomasi ha quindi parlato del caso riguardante l’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Josef Wesolowski, accusato di abusi sessuali su minori. Verrà giudicato – ha detto – con “la severità che merita”. Tomasi si è poi diffuso sull’impegno della Chiesa per affrontare questo “crimine orrendo e abnorme” degli abusi, tanto a livello centrale quanto a livello di base. “Il risultato dell’azione combinata adottata – ha detto l’osservatore permanente vaticano – dalle Chiese locali e dalla Santa Sede presenta una cornice che, se correttamente applicata, contribuirà a eliminare gli abusi da parte del clero”.
In un intervento alla Radio Vaticana, il portavoce papale, padre Federico Lombardi, ha detto che sul caso la Santa Sede ha dato risposte “ampie e efficaci”. E lo stesso Papa, nella sua omelia mattutina a Santa Marta, ha parlato di “corruzione dei sacerdoti” che invece di dare “da mangiare il pane della vita” danno un “pasto avvelenato”. “Tanti scandali – ha detto – che io non voglio menzionare singolarmente, ma tutti ne sappiamo… Sappiamo dove sono! La vergogna della Chiesa!”.

Sono state alcune organizzazioni e vittime statunitensi, europee e messicane, a far arrivare il dossier degli abusi sul tavolo del comitato Onu. L’organismo non ha poteri giuridici per punire i colpevoli. Ma un’eventuale sanzione sarebbe un brutto colpo per la Chiesa che sta cercando di darsi una nuova immagine.


Evasione fiscale, il Vaticano non rivela i nomi. E il governo mette la dogana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/evasione-fiscale-il-vaticano-non-rivela-i-nomi-dei-riciclatori-alla-dogana-italiana/804445/

Evasione fiscale, il Vaticano non rivela i nomi.

E il governo mette la dogana.

Da mesi l’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede rifiuta di collaborare, anche sul fronte del riciclaggio. In due anni sono state 3669 le dichiarazioni non presentate. In riposta a un’interrogazione del M5S, seguita a un’inchiesta del Fatto, il ministero dell’Economia annuncia che l’Agenzia delle dogane “ravvisa l’opportunità” di sorvegliare “i punti di entrata e di uscita” con lo Stato pontificio

di Marco Lillo | 7 dicembre 2013

dogane in vaticano il fatto quotidiano

Più informazioni su: Evasione FiscaleFabrizio SaccomanniPapa FrancescoVaticano.


Lo Stato Città del Vaticano nasconde all’Italia migliaia di potenziali evasori fiscali o, nella peggiore delle ipotesi, riciclatori di capitali sporchi. Probabilmente all’insaputa di papa Francesco, l’Autorità di informazione finanziaria, Aif, diretta dallo svizzero René Brulhart si rifiuta da mesi di collaborare con l’Agenzia delle dogane e non fornisce all’Italia i nomi delle migliaia di persone che hanno prelevato importi considerevoli in contanti allo Ior e che poi li hanno introdotti nel territorio italiano senza dichiararlo alla Dogana, violando la nostra legge antiririclaggio. Tanto che l’Agenzia sta pensando di rinforzare i controlli alla frontiera.

Il Fatto Quotidiano ha denunciato, senza avere i numeri esatti, questa violazione sotto gli occhi di tutti, da anni, in un articolo del 26 ottobre. Nel silenzio generale, un deputato 27enne del Movimento 5 stelle, Silvia Chimenti, ha presentato un’interrogazione firmata da una dozzina di colleghi del M5S per chiedere al ministero dell’Economia conto di questo scandalo internazionale alla luce del sole. Intanto anche il Fatto Quotidiano ha chiesto all’Agenzia delle Dogane i dati delle dichiarazioni transfrontaliere presentate da chi trasporta contante in entrata sul nostro territorio e in uscita dal Vaticano.

L’agenzia ha risposto al Fatto con un’ammissione sconcertante: in due anni ci sono ben 3669 dichiarazioni non presentate per altrettanti flussi che violano la legge dal Vaticano verso l’Italia. “Il 22 maggio 2013 l’Autorità d’informazione finanziaria della Città del Vaticano ha pubblicato il primo rapporto annuale 2012 sulle attività per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel quale è stato reso noto, tra l’altro, il numero delle dichiarazioni valutarie (e non i relativi importi) ricevute, in ingresso e in uscita dal territorio della Città del Vaticano, negli anni 2011 e 2012”. Ecco i dati dell’Aif: nel 2011 ci sono state 658 dichiarazioni in entrata (da Italia a Vaticano) e 1894 in uscita (da Vaticano a Italia) mentre nel 2012 ci sono state 598 dichiarazioni in entrata e 1782 in uscita verso l’Italia.

A questi numeri dovrebbero corrispondere esattamente altrettante simmetriche dichiarazioni alla Dogana italiana. Poiché ogni volta che qualcuno esce dal Vaticano con un importo di contanti superiore a 10 mila euro deve dichiararlo due volte: prima all’Aif dello Stato vaticano poi alla Dogana italiana.E viceversa per i flussi inversi .

saccomanni

Come il Fatto aveva scritto, invece, le cose non vanno così: “Presso il competente Ufficio Dogana di Roma I di questa Agenzia – ci ha scritto il direttore dell’Agenzia delle dogane, Giuseppe Peleggi – sono state presentate 3 (avete letto bene: 3 contro 1894, ndr) dichiarazioni in ingresso in Italia nel 2011 e 4 (4 contro 1782, ndr) nel 2012. Mentre le dichiarazioni in uscita sono state 21 (contro 658, ndr) nel 2011 e 13 (contro 598, ndr) nel 2012”.

Il direttore Peleggi, rendendosi conto che i due dati dovrebbero essere identici e che l’Agenzia è titolare dei poteri in materia, aggiunge “in relazione alle marcate differenze rilevate dalla lettura dei dati pubblicati a fine maggio 2013, l’Agenzia in data 19 giugno 2013 ha interessato l’Aif per richiedere un incontro, con l’auspicato intervento delle altre amministrazioni nazionali competenti in materia valutaria (Mef, Uif – Banca d’Italia), volto a chiarire gli aspetti legati agli obblighi dichiarativi ed alla connessa azione di monitoraggio e controllo. In risposta, l’Aif ha manifestato interesse riservandosi di far conoscere la propria posizione all’esito dell’esame interno della richiesta”. Poi silenzio.

Ieri il ministero dell’Economia ha risposto, con una nota letta in aula dal sottosegretario del PdSesa Amici, all’interrogazione di Silvia Chimenti. E si è scoperto che “l’Agenzia delle Dogane rileva che nessuna ulteriore comunicazione è a oggi pervenuta da parte dell’Autorità vaticana”. In praticail Vaticano, nonostante l’avvento di papa Francesco, da ben sei mesi non risponde alla richiesta dell’Agenzia delle dogane italiana. I correntisti che hanno prelevato allo Ior valigie di contanti sono stati costretti a riempire il modulo della dichiarazione in uscita perché altrimenti non avrebbero avuto i soldi dalla banca vaticana. Poi in Italia hanno preferito rischiare violando gli obblighi piuttosto che dichiarare il contante. E’ evidente che per il Nucleo Valutario della Guardia di Finanza sarebbe fondamentale avere quell’elenco di 3.660 mancate dichiarazioni in due anni, più quelle che mancheranno nel 2013 ma l’Aif tace. Probabilmente Bergoglio non ha ancora messo mano a quel fortino dei fedelissimi dell’ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone. L’Aif è tuttora guidata da un direttore vicino a monsignor Ettore Balestrero (spedito all’estero da Bergoglio) come René Brülhart che percepisce 30mila euro al mese più 5 mila di spese forfetarie, più le note spese, e risiede a Roma solitamente tre giorni alla settimana, mentre il lavoro viene svolto dal suo braccio destro Tommaso Di Ruzza, genero di Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia.

Brülhart, l’uomo che si rifiuta di rispondere alle Dogane italiane, nonostante lo stipendio poco coerente con il nuovo corso francescano e nonostante un potenziale conflitto di interessi (è amministratore di due società estere che non si sa bene cosa facciano) sarà l’uomo decisivo della delegazione del Vaticano alla sessione di Moneyval, l’organismo antiriciclaggio che da lunedì a Strasburgo farà l’esame alla Santa Sede. La scelta di Brülhart di non consegnare i 3669 nomi dei cittadini italiani o stranieri che hanno evaso il loro obbligo di dichiarazione alla Dogana italiana nel 2011-2012, non sarà certo un bel biglietto da visita. In base al decreto 195 del 2008, tutti i soggetti che trasportano verso l’Italia più di 10 mila euro devono comunicarlo ai funzionari delle dogane. Le sanzioni arrivano fino al 50 per cento dell’importo trasferito senza dichiarazione transfrontaliera.

L’Agenzia auspica che il memorandum firmato il 26 luglio tra l’Aif vaticana e l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia possa migliorare la situazione. Oggi nessuno rispetta la legge. Tanto che ieri nella risposta all’interrogazione il ministero ha parlato dei controlli più stringenti che stanno per essere adottati alla frontiera tra Italia e Vaticano. L’Agenzia delle dogane “facendo seguito a un’informativa del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza – spiega il ministero – ravvisa l’opportunità di un’attivazione di misure di attenzione nei confronti di tali movimentazioni da attuare sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita con lo Stato del Vaticano, attesa l’assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due Stati”.

SCUDO VATICANO

Silvia Chimenti del M5S ieri in Parlamento ha lanciato un appello al papa: “Il ministero dell’Economia conferma in pieno i nostri sospetti: c’è un disallineamento totale tra il numero di dichiarazioni in entrata e in uscita tra Vaticano e Italia. A questo punto rivolgiamo un appello a papa Francesco che ha già dimostrato la sua volontà di voltare pagina e di improntare il suo pontificato alla massima trasparenza. Chiediamo al pontefice che si adoperi affinché l’Aif fornisca alla nostra Agenzia delle dogane i 1700 nominativi di potenziali evasori che nel 2012 hanno fatto viaggiare indisturbati denaro sporco tra Italia e Vaticano. In questo elenco, vogliamo sottolinearlo, sarebbero stati presenti anche i 456 mila euro di monsignor Scarano: se le autorità italiane ne fossero in possesso, le indagini sarebbero notevolmente facilitate. Il database dell’Aif potrebbe essere girato in pochi minuti alla Dogana o all’Agenzia delle Entrate: con un gesto così semplice il Vaticano fornirebbe un apporto decisivo alla lotta al riciclaggio”.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2013

Ior, nell’archivio di Gotti Tedeschi trattative segrete tra Vaticano e Pdl

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/05/ior-nellarchivio-gotti-tedeschi-trattative-segrete-tra-vaticano-e-pdl/701962/

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Ior, nell’archivio di Gotti Tedeschi

trattative segrete tra Vaticano e Pdl

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Da Alfano a Tremonti, così si mettevano d’accordo sulle leggi. Agli atti delle procure scambi su leggi, Ici Chiesa, nomine Rai e San Raffaele fra i massimi rappresentanti di Santa Sede e Cei negli anni di Ratzinger e i vertici del centrodestra durante il governo Berlusconi e Monti

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 settembre 2013

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Più informazioni su: Alfredo MantovanoAngelo BagnascoEttore Gotti TedeschiGiovanni Maria FlickGiulio TremontiIorJoseph RatzingerPDLVaticano.

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Trattative segrete tra Vaticano e Pdl nell’archivio segreto dell’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Lo dimostrano migliaia di email, lettere e raccomandazioni fra i massimi rappresentanti di Santa Sede e Cei negli anni del Pontificato Ratzinger e i vertici del Pdl durante i governi Berlusconi e Monti. Un archivio agli atti di tre Procure: Napoli, Roma e Busto Arsizio che indagano sulla banca del Vaticano e il suo ex numero uno, licenziato dal Cardinal Bertone poco prima dell’inizio di Vatileaks.

Nelle 40mila pagine di corrispondenza, riportate da diversi quotidiani italiani, si va dalle lettere dell’ex sottosegretario Alfredo Mantovano, che a monsignor Angelo Bagnasco chiedeva suggerimenti per la stesura della legge sul testamento biologico, alle contrattazioni con la Cei, sollecitate dall’allora ministro Giulio Tremonti, per risolvere il problema dell’Ici. E ancora le lettere di raccomandazione, come quella per la nomina di Lorenza Lei a dg della Rai. Sul testamento biologico il 6 febbraio 2011 Alfredo Mantovano scrive a Gotti: “Caro Ettore, perdonami, ma sulla questione del testamento biologico vi è necessità che dalla Cei vi sia qualche segnale”, chiedendo una “valutazione” sulla lettera scritta a Bagnasco.

In merito all’Ici, il 30 settembre 2011 Gotti invia al cardinale Bertone un documento “riservato e confidenziale di sintesi del problema Ici” e specifica che la memoria “mi è stata suggerita riservatamente dal ministro Tremonti”. Sottolinea il rischio che la Comunità europea, dopo aver avviato “una procedura contro lo Stato italiano per aiuti di Stato non accettabili alla Chiesa Cattolica”, potrebbe imporre “il recupero delle imposte non pagate dal 2005”. E suggerisce “tre strade percorribili: abolire le agevolazioni Ici (Tremonti non lo farà mai); difendere la normativa passata (strada non percorribile); modificare la vecchia norma. Il tempo disponibile per interloquire – prosegue – è molto limitato. Il responsabile Cei che finora si è occupato della procedura è monsignor Rivella. Ci viene suggerito di incoraggiarlo ad accelerare un tavolo di discussione conclusiva dopo aver chiarito la volontà dei vertici della Santa Sede”.

Sul fronte delle raccomandazioni, l’11 marzo 2011 Gotti scrive a Bertone e suggerisce di “interloquire con la Lega”, che “vuole contare in Rai”, per sostenere la candidatura di Lorenza Lei a dg. “Risulta che la dottoressa Lei avrebbe in un paio di occasioni sussurrato che il cardinal Bertone ha ricevuto assicurazioni da Berlusconi sulla sua nomina. Queste dichiarazioni hanno però provocato una certa opposizione interna ed esterna a detta designazione Oltretevere”. Quanto al San Raffaele, poco prima del terremoto giudiziario Gotti scrive a padre Georg: “Il professore Giovanni Maria Flick, in qualità di consigliere di amministrazione della Fondazione San Raffaele, da tempo esprime disagio verso la gestione dell’attuale processo. Questo disagio lo ha anche più volte esternato senza esito”. Padre Georg risponde subito, ma l’appuntamento viene rinviato.

Pedofilia nel clero, Bergoglio ha reso illegale la denuncia dei crimini

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http://www.retelabuso.com/pedofilia-nel-clero-bergoglio-ha-reso-illegale-la-denuncia-dei-crimini/

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Pedofilia nel clero,

Bergoglio ha reso illegale

la denuncia dei crimini

 

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agosto 30, 2013

La simultanea approvazione di due leggi da parte di Francesco di fatto impedisce agli appartenenti al clero di denunciare i presunti reati compiuti su minori

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Quando, la scorsa settimana, papa Francesco ha aggiornato il sistema legale vaticano criminalizzando la fuga di informazioni riservate e al contempo formalizzando nuove leggi contro i crimini sessuali, qualche perplesso sopracciglio si è sollevato. Ora che le due nuove leggi sono state rese pubbliche, uno sguardo attento rivela che il papa ha di fatto reso illegale la denuncia di crimini sessuali sui minori.

Secondo le nuove normative, rivelare o ricevere informazioni vaticane riservate è ora perseguibile con una pena fino a due anni di carcere, mentre i nuovi abusi sessuali nei confronti dei minori sono punibili con 12 anni di prigione. Ma poiché tutti i crimini sessuali sono informazioni riservate, non c’è più una via legale per denunciare tali abusi all’interno del clero.

«Non volevamo che ciò accadesse, ovviamente», si lamenta monsignor Dominique Mamberti, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati. «È il pasticcio papale che Sua Santità ci ha propinato. Gli abusi sessuali sono più illegali che mai, ma tecnicamente è anche illegale denunciarli». Mamberti sostiene che la simultanea approvazione di entrambe le leggi è una pura coincidenza, e insiste sul fatto che la Chiesa non sta assolutamente cercando di proteggersi da situazioni imbarazzanti; gli osservatori esterni al Vaticano, tuttavia, sono scettici.

«Sanno esattamente quello che fanno», afferma Fabrizio Perona del quotidiano La Repubblica. «Solo che pensano che nessuno se ne accorga. La Chiesa vuole impressionare il mondo con il pugno duro sugli abusi sessuali, ma al contempo criminalizza la fuga di informazioni, ossia l’unico modo attraverso il quale potrebbero venire alla luce i loro crimini. Se ci si ferma un attimo a riflettere, tutto ciò è geniale».

Mamberti afferma che si sta già lavorando per eliminare l’ambiguità, ma i cambiamenti sono lenti nell’antiquato diritto vaticano, basato sul codice italiano del 1889. «Non lasceremo che una legge così pericolosa resti in vigore, ma la gente deve comprendere che questo è il Vaticano: voti, incenso, preghiere. Chiediamo di essere pazienti con noi».

Fortunatamente, solo i laici e i religiosi che risiedono e lavorano in Vaticano sono soggetti alla nuova legislazione, che differisce dalle leggi canoniche che regolano il resto della Chiesa cattolica. E mentre la Santa Sede si muove per chiarire l’equivoco, Mamberti avverte i possibili scettici all’interno del Vaticano che anche loro «sono soggetti all’occhio più potente di tutti: quello di Dio. Il suo giudizio è più grande di qualsiasi “oh, chi sto prendendo in giro?”. Per adesso, non c’è niente che possiamo fare».

Justin Dodd
Articolo originale su Newslo, traduzione di Belinda Malaspina

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85317&typeb=0

INCHIESTA SUL SESSO IN VATICANO

http://www.francescozanardi.org/2013/06/prostituzione-minorile-allombra-del.html

 

Prostituzione minorile all’ombra del Cupolone

INCHIESTA SUL SESSO IN VATICANO

 

inchiesta sul sesso in vaticano

La Procura di Savona ha aperto un’indagine per accertare se esista davvero la lobby gay in Vaticano. Nel fascicolo sono confluite registrazioni nelle quali si parla di possibili casi di corruzione, ma soprattutto di orge in appartamenti romani e persino all’interno delle mura vaticane che avrebbero coinvolto ragazzi, alcuni forse minori, e un altissimo prelato.

 

La riservatezza sulle indagini, seguite personalmente dal procuratore capo, è massima. Il fascicolo è stato aperto due mesi fa e contiene una dozzina di registrazioni di colloqui telefonici. Le conversazioni sono state raccolte da Francesco Zanardi, blogger e attivista della rete L’abuso, un movimento che si batte con toni molto accesi contro le molestie compiute da sacerdoti.

 

A parlare nelle conversazioni registrate è il manager di una multinazionale che sostiene di aver avuto accesso al sistema informatico vaticano, di avere fatto affari con alcuni personaggi vicini alla Segreteria di Stato e di aver frequentato altissimi prelati e, soprattutto, di aver assistito personalmente o di avere visto video di incontri a luci rosse, alcuni dei quali sarebbero avvenuti all’interno della Santa Sede.

 

LA STORIA COMINCIA oltre un anno fa quando Zanardi viene contattato dal manager. L’uomo ha lavorato per una società basata a Londra che fattura 600 mila sterline nel Regno Unito e ha aperto una branch in Italia. Si dice stufo di questo giro immorale e fornisce elementi che dovrebbero dimostrare le sue frequentazioni Oltretevere: numeri telefonici di personaggi importanti e indirizzi. Sostiene di poter provare il suo ingresso in Vaticano tramite il localizzatore del cellulare nelle ore serali. Mentre il manager racconta, Zanardi registra scrupolosamente. “In questi anni – racconta l’uomo – per ragioni di lavoro ho avuto occasione di avere accesso ad ambienti vaticani e anche ai personal computer riservati di alti prelati”.

 

Un rapporto di fiducia che, sostiene il manager, sarebbe presto sconfinato nella sfera intima di sacerdoti e consulenti importanti della Curia. L’uomo mostra numeri di telefono che, secondo il racconto, sarebbero stati utilizzati per concordare incontri a sfondo sessuale e per scambiare sms con i ragazzi.

 

Oltre alla verifica dell’attendibilità del manager, è questo il punto più delicato: il manager sostiene che alcuni ragazzi contattati per gli incontri non erano maggiorenni e fornisce anche numeri di telefono di uomini di spettacolo che si sarebbero rivolti a lui per incontri, anche con minori. I racconti ovviamente devono essere verificati con grande cautela.

 

Riguardano avvenimenti che si sarebbero verificati anche all’interno di uno Stato straniero, la Città del Vaticano. Gli investigatori non escludono il rischio di un mitomane o di un complotto. Questo è il racconto, ripetuto più volte al telefono e di persona: “Visto che avevo dimostrato di essere una persona di fiducia e riservata, e che avevo conosciuto molti esponenti della Curia e loro amici manager, mi fu affidato il compito di reclutare uomini e ragazzi da accompagnare in Vaticano per serate a sfondo sessuale cui doveva partecipare un alto prelato che spesso si reca a Roma per la sua missione.

 

La maggior parte aveva intorno ai vent’anni, ma alcuni almeno all’inizio mi risulta che fossero minorenni”. Zanardi chiede prove. Gli viene concessa l’occasione di parlare telefonicamente con un ragazzo che gli fornisce il proprio nome, nonché riferimenti per consultare la sua bacheca facebook: “Disse – racconta Zanardi – di essere un giovane in difficoltà, che per cercare di sopravvivere svolgeva il lavoro di posteggiatore abusivo nelle strade di Roma. Mi confermò di essere stato reclutato per partecipare agli incontri sessuali. Confermò anche che una sera alla settimana il manager lo passava a prendere per andare in Vaticano agli incontri con prelati”.

 

I racconti del manager e del giovane sono dettagliati ma impossibili da verificare e descrivono vere e proprie orge: “All’inizio della serata si mangiava, si scherzava tutti insieme. Poi si passava in un’altra stanza dove l’alto prelato si spogliava e si faceva circondare da sei o sette ragazzi che avevano rapporti sessuali con lui”. Stando al racconto del manager, la situazione sarebbe sfuggita di mano: “Tra i ragazzi c’era qualcuno che portava con sé il telefonino: scattò fotografie e girò filmati in cui l’alto prelato compariva mentre aveva un rapporto sessuale durante un’orgia”. Il profilo della ricattabilità è un altro dei motivi dell’interesse degli investigatori.

 

Il manager non ha mai mostrato il video a Zanardi né ai giornalisti del Fatto con i quali è entrato in contatto. Sostiene di aver depositato due copie del filmato presso notai, uno a Roma, l’altro in Svizzera: “Temo per la mia vita”, racconta e aggiunge: “Voglio denunciare tutto perché sono disgustato e pentito”. IL MANAGER ha promesso più volte di fornire una copia del materiale ma non lo ha mai fatto. Di qui il dubbio che possa trattarsi di un ricatto.

 

È un momento di grandissima fibrillazione per la Curia Romana. Anche il Papa, secondo le indiscrezioni di un sito cileno, per la prima volta nella storia, ha parlato di lobby gay e corruzione. Stasera va in onda su La7 lo speciale sul Vaticano di Servizio Pubblico nel quale si parla anche di sesso. La Segreteria di Stato è stata già toccata dallo scandalo Vatileaks nel quale fu pubblicata (in esclusiva sul Fatto) una lettera di monsignor Carlo Maria Viganò nella quale l’ex segretario del Governatorato accennava a comportamenti omosessuali con tono di rimprovero che confinava con la minaccia.

 

Le notizie riferite dal manager, se vere, potrebbero avere effetti dirompenti sugli equilibri vaticani. Addirittura toccando personaggi che qualcuno indica come possibili papabili. Per ora di certo in questa storia ci sono solo le registrazioni depositate alla Procura di Savona che sta valutando la sua competenza. Non ci sono indagati, ma i magistrati sono intenzionati a verificare se le informazioni contenute nei colloqui sono vere. E non è poco.

 

 

Pubblicato da Francesco Zanardi giovedì, giugno 13, 2013

Ior, la minaccia del Vaticano

http://www.lettera43.it/economia/finanza/ior-la-minaccia-del-vaticano_4367585224.htm

VERSO IL CONCLAVE

Ior, la minaccia del Vaticano

Proposta choc dei porporati stranieri: sciogliere l’istituto. E cancellare i segreti della Chiesa.

ior, veduta aerea del vaticano(© imagoeconomica) Una veduta aerea di Piazza San Pietro.

L’idea choc viene dai porporati stranieri: fare a meno dell’Istituto per le opere di religione (Ior) per far scomparire migliaia di conti riservati. E un bel numero di segreti.

A decidere il futuro dello Ior, però, è il papa e quindi il destino della banca vaticana è nelle mani del successo di Benedetto XVI che alle 20 di giovedì 28 febbraio si appresta a lasciare la Santa sede con destinazione Castel Gandolfo.

Lo Ior, secondo quanto svelato dal quotidiano La Repubblica, è indicato come uno dei temi più importanti da affrontare nelle cosiddette Congregazioni generali, le giornate di discussioni sul futuro della Chiesa e sul nuovo pontefice che sono in agenda dal 1 marzo.

SCANDALI E RIFORMA DELLA CURIA. Ma non c’è solo la banca del Vaticano tra gli argomenti in programma. Di estrema attualità anche l’evangelizzazione all’estero (il 2013 è l’anno della fede), la riforma della Curia (Joseph Ratzinger ha ammesso di non essere riuscito a rivoluzionare) e poi ci sono gli scandali che hanno segnato indelebilmente il pontificato di Bendetto XVI.

Eppure il nodo più importante è quello dello Ior. E il suo possibile scioglimento.

CORDATA GUIDATA DA SCHOENBORN. A sponsorizzare l’idea di chiudere l’istituto vaticano è un gruppo di cardinali, irritati da tempo per la gestione dello Ior, considerato come uno dei protagonisti per i danni dell’immagine della Santa sede a livello internazionale.

A farsi portavoce del malcontento è l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, considerato un conservatore illuminato e indicato da molti come possibile successore di Ratzinger, di cui è stato allievo.

Il porporato potrebbe essere quindi in grado di riunire intorno a sé una serie di eminenze, in gran parte straniere, pronte a schierarsi contro la gestione ‘italiana’ dello Ior, ovvero il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il suo predecessore Angelo Sodano. E non importa che Benedetto XVI abbia appena confermato Ernst Von Freyberg (manager tedesco) al vertice dell’istituto dopo l’uscita di scena di Ettore Gotti Tedeschi.

ACCORDO CON BANCA STRANIERA. Tuttavia, in caso di scioglimento dello Ior, i cardinali dovrebbero pensare a un’alternativa credibile. Da qui l’idea di un accordo con una banca straniera.

L’istituto vaticano, infatti, è considerato come una fonte continua di problemi per la Santa sede: dallo scandalo Enimont, al crac dell’Ambrosiano. E poi la presenza di personaggi come Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, che ha presieduto lo Ior per 18 anni.

La banca, nata nel 1942 per volere di Pio XII, è stata quindi spesso criticata sia per la sua gestione spregiudicata sia per i suoi numerosi privilegi. Si racconta infatti, che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese la lista dei correntisti dello Ior, si sentì rispondere che non era possibile violare la riservatezza dei clienti.

Lunedì, 25 Febbraio 2013

Ior, così la guerra del denaro ha avvelenato il Vaticano

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/soldi_ior-53146070/

Ior, così la guerra del denaro


ha avvelenato il Vaticano

 

Manovre oscure e sospetti di riciclaggio. Il comando delle finanze della Santa Sede è saldamente nelle mani degli uomini di Bertone. Chi si è opposto alla linea è stato defenestrato

di CONCITA DE GREGORIO

ior, la guerra del denaro

Benedetto XVI con il cardinale Tarcisio Bertone (ap)

CITTA’ DEL VATICANO - “Tutto ruota attorno alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento. Non commettere atti impuri. Non rubare”. Questo il nucleo della Relationem che i tre cardinali incaricati dal Papa di indagare su Vatileaks hanno consegnato nelle mani del Pontefice il 17 dicembre 2012. L’incartamento, decine e decine di interviste, delinea una rete di rapporti cementati da interessi economici talvolta complicati dal ricatto a sfondo sessuale. Ieri Repubblica ha delineato i contorni delle “influenze esterne” e dei ricatti, oggi affronta il cuore della questione: i soldi. Ciò che soddisfa i bisogni primari. Il denaro. La tentazione del potere. Settimo: non rubare. “Nelle tentazioni è in gioco la Fede. Vogliamo seguire l’io o Dio?”, domanda Benedetto XVI dal suo balcone alla folla ammutolita di San Pietro. Angelus, 17 Febbraio, San Teodoro di Amasea soldato e martire. Anche il Pontefice è un soldato. “Non abbiamo paura di combattere”, dice. Indicativo presente. Stiamo combattendo adesso. Noi, Papa.

“All’Angelus di domenica mancavano solo i nomi e i cognomi. L’atto di accusa verso la struttura di Potere che corrompe la Chiesa era nitido”, dice un cardinale che per molti anni ha lavorato nelle finanze vaticane, ormai troppo anziano per partecipare al Conclave. Ricorda che già ad ottobre il Pontefice aveva detto che “i peccati personali diventano strutture del peccato”. La “struttura del peccato” di cui la Relationem consegnata a Benedetto  svela gli snodi è, naturalmente, lo Ior. L’Istituto. La banca. A sorpresa l’anziano cardinale illumina, come in una parabola evangelica, un dettaglio. “Lei ha presente i bancomat vaticani? Ha sentito che per due mesi sono stati fuori uso? Ecco, può sembrare una minuzia ma tra le ragioni per cui i bancomat hanno smesso di funzionare ce ne sono alcune che hanno determinato il Papa al suo gesto”. Partiamo dai bancomat, allora.

Il 1 gennaio 2013 i bancomat vaticani hanno smesso di funzionare. Le transazioni, operate da Deutsche Bank, sono state bloccate dalla Banca d’Italia. Il Vaticano, stato extracomunitario, ha un “assetto di vigilanza e scambio informazioni inadeguato “, si legge nel provvedimento. Non rispetta le norme antiriciclaggio. La commissione incaricata nel 2011 di fare pulizia allo Ior dopo se mesi dall’insediamento è stata esautorata. Da chi? Dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone che ha voluto bloccare lo scambio di informazioni e le libertà di ispezione. Nessuno è autorizzato a guardare dentro le casse dello Ior. Salvo Bertone stesso, si capisce, il suo plenipotenziario monsignor Balestrero, il direttore generale Cipriani, uomo chiave di tutta la vicenda. Ed eccoci nel pieno di Vatileaks. Eccoci alle lettere scritte dal cardinale Attilio Nicora, capo dell’Autorità di informazione finanziari (Aif), a Bertone e per conoscenza a Sua Santità. Le lettere trafugate dalle stanze di Benedetto XVI. “Ma non hanno una cassaforte in Vaticano?”, ha chiesto al ministro Riccardi il Patriarca di Mosca in un recente incontro. Non sapeva, il Patriarca, che chi ha fatto uscire le lettere stava in realtà facendo una cortesia a papa Benedetto. Lo stava mettendo in condizione di combattere. Vediamo la guerra qual è.

Inizio 2012. Nicora scrive a Bertone che l’idea di restringere le norme antiriciclaggio è una pessima idea. In quel momento lavorano con lui al risanamento dell’istituto, a vario titolo e livello, un gruppo di banchieri e giuristi cattolici tra cui Gotti Tedeschi, presidente, De Pasquale e Pallini ai vertici dell’Aif. Sei mesi dopo la squadra è smantellata. Nicora non riconfermato. Pallini rientrato nel sistema bancario italiano. De Pasquale ad altro incarico. Al posto di Gotti Tedeschi assume l’incarico di presidenza ad interim il tedesco Hermann Schmitz, tedesco nato in Brasile, ex ad di Deutsche Bank. Le finanze vaticane sono controllate dal Segretario di Stato. Il delegato ai rapporti con lo Ior monsignor Balestrero è suo pupillo. Suoi uomini sono il cardinale Giuseppe Versaldi, a capo della Prefettura affari economici (ora anche commissario dell’Idi di Roma, sull’orlo della bancarotta) e il savonese Domenico Calcagno, amministratore del patrimonio della sede apostolica, l’Apsa, in eccellenti rapporti con Cipriani. Tutti liguri, Versaldi appena vercellese. Si insedia il lussemburghese Renè Bruelhart. L’argomento che un banchiere di un paradiso fiscale non sia adatto all’antiriciclaggio è respinto. Ascende all’Aif l’astro del genero di Antonio Fazio, il giovane Di Ruzza. Brilla su tutti la stella del direttore generale dell’Istituto Paolo Cipriani, uomo di Geronzi, ex direttore della filiale del banco di Roma di Via della Conciliazione. Anche la geografia ha il suo perché, in questa storia. Cipriani è l’unico a conoscere cosa ci sia nel ventre nero dello Ior. Gotti tedeschi dirà alla magistratura di non conoscere i bilanci. I banchieri laici non hanno mai avuto accesso alle carte. “Per quanto ne sappiamo  -  dice uno di loro  -  nelle casse dello Ior potrebbero esserci anche i soldi di Bin Laden e di Riina. Abbiamo chiesto i dati, non ce li hanno mai forniti”.

Il meccanismo è questo. Allo Ior possono aprire conti correnti, che si chiamano “fondi”, solo religiosi, istituti religiosi e cittadini vaticani. Sono circa 25 mila. Ciascuno di loro però può delegare ad operare sui conti chi vuole, senza limiti nel numero di deleghe e senza che ci sia registro dei delegati. Cioè: il parroco di Santa Severa, titolare del conto, può in ipotesi delegare un uomo di Provenzano a muovere i capitali. Solo Cipriani lo sa, a richiesta di riscontro non risulta: la risposta, a chi ha chiesto di vedere l’elenco dei delegati, è sempre stata “stiamo informatizzando il sistema”. Dunque è chiaro che chiunque può “lavare” i suoi soldi nello Ior. Dalla politica alla criminalità, alla finanza. Restiamo alle carte della Relationem. Parliamo dei “ladri di polli”.

In una riunione del 13 marzo 2012, San Rodrigo di Cordova, si vedono da Bertone Nicora, capo dell’autorità di controllo, i suoi collaboratori laici De Pasquale e Pallini, il direttore generale Cipriani e altri dirigenti. Controllori e controllati insieme. Cipriani e il suo vice massimo Tulli sono indagati per un movimento di 23 milioni operato da Credito Artigiano e banca del Fucino su JP Morgan: soldi all’estero che non si sa da chi partano e a chi vadano.

Uno dei presenti suggerisce che “sarebbe bere autorizzare la magistratura ad indagare su quattro casi minori, daremmo così l’impressione di cominciare a collaborare”. Bertone e Balestrero ne convengono. I casi minori sono don Salvatore Palumbo della parrocchia di San Gaetano, Emilio Messina dell’arcidiocesi di Camerino, il catanese Orazio Bonaccorsi, don Evaldo Biasini detto “don Bancomat” e indagato nell’inchiesta di Perugia sui “Grandi eventi della Protezione civile”.

Prendiamone uno, il caso di don Palumbo. Vengono versati allo Ior da una filiale Barclays 151 mila euro con la causale “Obolo per restauro convento”. Versa tale Giulia Timarco, con precedenti per truffe ai danni delle assicurazioni. L’inchiesta appura che alla Timarco i soldi arrivano da Simone Fazzari, faccendiere in collegamento con Ernesto Diotallevi, ex uomo di fiducia di Pippo Calò ai tempi della banda della Magliana, processato e assolto per l’omicidio Calvi. Fazzari ottiene i 151 mila euro truffando l’Ina Assitalia: simula un falso incidente ai danni di una Ferrari da corsa. Questi i ladri di polli, all’ombra di Pippo Calò.

Non risulta che al momento alcuna collaborazione alla magistratura sia mai stata fornita. L’inchiesta su Cipriani e Tulli, coinvolto anche Gotti Tedeschi, procede stancamente. Nel frattempo la fabbrica dei veleni vaticana mette in circolo le carte relative al “buco” di Don Paglia. Balestrero, si sa, è uomo assai stimato dall’ex premier Berlusconi. Paglia invece è un esponente della “sinistra ecclesiastica”. Nella Relationem si parla dei 18 milioni di debiti che il monsignore ha accumulato nella diocesi di Terni: 15 di debiti bancari per ristrutturazione di patrimonio immobiliare, 3 di prestiti alle parrocchie. La struttura di comando di Bertone fa filtrare informazioni che mettono alla stessa stregua destra e sinistra vaticana: tutti colpevoli nessun colpevole.

Intanto, però, il sistema bancario fa terra bruciata attorno allo Ior. Le nuove norme antiriciclaggio del 2011, quelle che l’Istituto si è ben guardato dall’assumere, impediscono di lavorare col Vaticano. È in difficoltà persino Unicredit (ex Capitalia, ex Banca di Roma, per tornare a Geronzi) che ha sempre avuto la delega ad emettere assegni per lo Ior. In queste condizioni di opacità diventa difficile. “Anche Bin Laden potrebbe avere i soldi all’Istituto “. Anche le mafie, anche la politica delle tangenti, anche Finmeccanica e Mps. Una grande lavatrice, il ventre oscuro degli interessi temporali. I soldi, il Potere. La “tentazione da combattere”, diceva il Papa all’Angelus. Senza fare nomi e cognomi, ma quasi. Un Papa anziano. Che non ha le forze per fronteggiare da solo una struttura di potere interna ed esterna al Vaticano. Che ha solo uno strumento per combattere la battaglia in nome di Dio, contro l’io. Quella descritta nel’Angelus. Ha solo, come munizione in questa guerra, se stesso.

(22 febbraio 2013)

 

Vaticano, Balestrero nunzio in Colombia Lascia a sorpresa la segreteria di Stato

I TOPI COMINCIANO A SCAPPARE

DALLA BARCA CHE AFFONDA??

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/vaticano_balestrero_nunzio_in_colombia-53165429/

Vaticano, Balestrero nunzio in Colombia


Lascia a sorpresa la segreteria di Stato

È uno dei personaggi chiave e più operativi della Segretria di Stato vaticana durante il pontificato di Ratzinger. Il suo nome comparso nelle ricostruzioni degli scandali interni alla Santa Sede nella parte legata alla Ior. La sua promozione letta come un allontanamento da Roma

di PAOLO RODARI

rinuncia nunzio in colombia

Ettore Balestrero

ROMA - Nuove nomine in Vaticano destinate a accendere ancor più i riflettori (e alimentare le polemiche) sugli ultimi giorni di pontificato: Ratzinger sta scegliendo i nuovi nunzi apostolici. Fra questi c’è monsignor Ettore Balestrero, che passa dalla segreteria di Stato con il ruolo di sottosegretario della sezione per i Rapporti con gli Stati a Nunzio in Colombia. Balestrero è stato citato nell’inchiesta di Repubblica in edicola. La sua promozione è arriva dopo le travagliate vicende di Vatileaks. Al suo posto iI Papa ha nominato monsignor Antonio Camilleri, ora consigliere di nunziatura presso la medesima sezione per i rapporti con gli Stati.

Chi è Balestrero. Nato a Genova, 46 anni, monsignor Balestrero era considerato una sorta di “astro nascente” della diplomazia vaticana e il suo trasferimento in Colombia, a pochi giorni dalla fine del Pontificato, rappresenta un fatto molto rilevante. Considerato vicino a Comunione  e Liberazione, il nuovo arcivescovo titolare di Vittoriana (questa la sede titolare decisa per lui dal Papa) è stato nominato cardinale  a Roma. Nei mesi scorsi è stato responsabile dei rapporti della Santa Sede con Moneyval, che hanno portato a un parziale riconoscimento della trasparenza dello Ior e delle finaze vaticane. Era sottosegretario dal 2009. Raffinato diplomatico, cresciuto alla scuola del cardinale Giuseppe Siri, Balestrero parla cinque lingue. Negli anni del pontificato di Ratzinger ha avuto alcuni dei ruoli più operativi nella curia romana e nel vertici della Segreteria di Stato, curando in particolare i rapporti con gli Stati esteri.


La nomina, ufficializzata dopo l’anticipazione di Repubblica.it, per quanto destinata a fare rumore e letto come un allontanamento da Roma a pochi giorni dal Conclave, è comunque una vera promozione. Va infatti in Colombia a dirigere una importante istituzione ecclesiastica e con il rango più alto di Nunzio.

Ma questo non contribuirà certo a placare le polemiche per uno spostamento a cinque giorni dalla fine del pontificato di Benedetto XVI e con il nome di Balestrero che emerge nelle ricostruzioni delle vicende degli intrighi in Vaticano nella parte legata agli scandali dello Ior.

Chi è Camilleri. Monsignor Camilleri è nato a Sliema (Malta) 48 anni anni fa È stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1991, incardinato a Malta. È laureato in Giurisprudenza e in Diritto Canonico. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 9 gennaio 1999, ha prestato la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Papua Nuova Guinea, Uganda, Cuba e presso la sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Mons. Camilleri, riferisce la sala stampa vaticana, conosce l’italiano, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il portoghese, il rumeno e il russo.

Nuovi nunzi apostolici. Oggi il Papa ha nominato anche i nuovi nunzi apostolici in Salvador (Leon Kalenga Badikebele, trasferito dal Ghana) e in Liberia (il prelato polacco Miroslav Adamczyk) e due nunzi in attesa di destinazione (lo statunitense Michael W. Banach e il camerunese Brian Udaigwe).

(22 febbraio 2013)

Benedetto, un conservatore in un papato costellato da scandali

Malachia 2:1-3

 1 Ora a voi questo monito, o sacerdoti.

2 Se non mi udirete e non deciderete di cuore di dar gloria al Mio Nome, ha detto José Luis degli eserciti, manderò su di voi  maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho già maledette, perché nessuno tra di voi se la prende a cuore.

3 Ecco, io spezzerò il vostro braccio
e spanderò sulla vostra faccia escrementi,
gli escrementi delle vittime
immolate nelle vostre solennità,
perché siate spazzati via insieme con essi.

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91A02G20130211?sp=true

 

Benedetto, un conservatore in un papato

costellato da scandali

lunedì 11 febbraio 2013 18:01

 

di Philip Pullella

CITTA’ DEL VATICANO (Reuters) – Papa Benedetto XVI è stato lodato dai conservatori per aver tentato di riaffermare l’identità cattolica tradizionale, mentre i liberali lo hanno accusato di aver portato indietro il tempo sulle riforme e di aver danneggiato il dialogo con ebrei, musulmani e altri cristiani.

Il Pontefice 85enne ha annunciato oggi di voler lasciare l’incarico alla fine del mese a causa dell’età avanzata, che non gli consente di svolgere appieno il proprio ministero.

E’ stata una decisione che ha scioccato gli ecclesiastici e i fedeli in tutto il mondo, ma che già non aveva escluso in passato.

Benedetto XVI ha sempre goduto di discreta salute, ma i primi segnali che questa si stesse incrinando sono arrivati nell’ottobre 2011, quando ha iniziato ad usare una piattaforma mobile per spostarsi all’interno della navata principale della basilica di San Pietro.

In un libro del 2010, aveva detto che non avrebbe esitato a diventare il primo pontefice a dimettersi in oltre 700 anni, se non si fosse sentito in grado “fisicamente, psicologicamente e spiritualmente” di guidare la Chiesa cattolica.

Prima di essere eletto Papa, l’ex-cardinale Joseph Ratzinger era conosciuto come il “Rottweiler di Dio” per le sue posizioni severe sulle questioni teologiche.

INCHIESTE SUGLI ABUSI

Gli scandali per gli abusi sui minori hanno perseguitato buona pare del suo papato. Benedetto ha ordinato un’inchiesta ufficiale sugli abusi in Irlanda, che ha portato alle dimissioni di diversi vescovi. Le relazioni del Vaticano con l’Irlanda sono però peggiorate durante il suo mandato, al punto che Dublino ha chiuso la sua ambasciata presso la Santa Sede nel 2011.

Le vittime hanno chiesto che venisse indagato dalla Corte penale internazionale, ma il Vaticano ha sostenuto che non potesse essere ritenuto responsabile per i crimini di altri.

Un altro scandalo ha colpito il Vaticano nel 2012, quando si è scoperto che il maggiordomo del Papa era la fonte di documenti diffusi alla stampa in cui si parlava di presunta corruzione nella gestione degli affari vaticani.

PASSATO TEDESCO

Primo Papa tedesco dopo mille anni, Benedetto XVI si è confrontato con il passato del suo Paese quando ha visitato il campo nazista ad Auschwitz.

Definendosi “figlio della Germania”, ha pregato e chiesto perché Dio è rimasto in silenzio quando un milione e mezzo di persone, per la maggior parte ebrei, sono morte durante la Seconda guerra mondiale.

Ratzinger ha fatto parte della gioventù hitleriana durante la seconda guerra mondiale, quando l’adesione era obbligatoria, ma non è mai stato membro del partito nazista e la sua famiglia si è opposta al regime di Hitler.

Il suo viaggio in Germania ha però rappresentato la prima grossa crisi del suo pontificato, quando in una lettura all’università citò un imperatore bizantino del 14esimo secolo, dicendo che l’Islam aveva portato solo il male nel mondo e che si era diffuso con la spada.

Dopo le proteste, che compresero attacchi contro le chiese in Medio Oriente e l’omicidio di una suora in Somalia, Ratzinger disse di essere dispiaciuto per il frantedimento causato dal suo discorso.

In una mossa ritenuta conciliatoria, Benedetto fece un viaggio storico in Turchia nel 2006, pregando nella Moschea blu di Istanbul con il grand muftì.

Mesi più tardi, l’ex-presidente iraniano Mohammad Khatami incontrò il Pontefice e disse che le ferite tra cristiani e musulmani erano ancora “molto profonde” a causa del discorso di Regensburg.

Nel 2007 Benedetto nominò un vescovo polacco, che più tardi si dimise quando si seppe che era stato una spia della polizia comunista.

Benedetto fece anche un viaggio di successo nel 2008 negli Usa, nel corso del quale si è scusato per lo scandalo degli abusi sessuali, ha promesso l’allontamento dei preti pedofili e ha confortato le vittime degli abusi.

Il 2009 fu invece un annus horribilis per il Papa, che fece un passo falso dietro l’altro.

Il mondo ebraico si sentì oltraggiato dopo che Benedetto tolse la scomunica a quattro vescovi, uno dei quali negava apertamente l’Olocausto.

Fu criticato anche quando disse ai giornalisti su un aereo che lo portava in Africa che l’uso del preservativo nella lotta all’Aids peggiorava solo le cose.

NOMINE CONTROVERSE

In Vaticano, Ratzinger ha preferito designare solo uomini di cui si fidava ciecamente e alcune delle sue prime nomine furono controverse.

Scelse il cardinale Tarcisio Bertone, che aveva lavorato con lui per anni, come segretario di Stato, anche se non aveva esperienze in diplomazia.

Benedetto si è impegnato per l’unità dei cristiani, ma le altre religioni lo hanno criticato nel 2007 quando ha approvato un documento che ha ribadito la posizione del Vaticano, secondo la quale le altre denominazioni cristiane fuori dal cattolicesimo non sono pienamente chiese di Gesù Cristo.

Ha confermato la sua visione conservatrice sulle altre religioni nel 2011, quando in un incontro interconfessionale ad Assisi non incluse la preghiera comune simultanea che si teneva da quando Giovanni Paolo II diede il via al raduno nel 1986.

Allo stesso incontro, però, Benedetto ammise “con grande vergogna” che la Cristianità ha usato la forza nella sua lunga storia e si è unito ad altri leader religiosi nel condannare la violenze e il terrorismo in nome di Dio.

Anche le relazioni con gli ebrei hanno avuto alti e bassi. Gli ebrei si sono sentiti offesi dalla sua decisione di consentire un più ampio uso della messa in latino, che include anche una preghiera per la conversione degli ebrei.

Gli ebrei si sentirono offesi anche nel 2009, quando diede nuovamente il via al processo di beatificazione di Pio XII, accusato da alcuni ebrei di aver chiuso gli occhi davanti all’Olocausto, dopo due anni di pausa di riflessione.

Ma nel 2011, Benedetto ottenne le lodi per aver personalmente esonerato gli ebrei dalle accuse di essere responsabili della morte di Cristo, ripudiando il concetto di colpa collettiva che ha danneggiato le relazioni tra cristiani ed ebrei per secoli.

Benedetto ha scritto tre encicliche: la prima, “Deus Caritas est” (Dio è amore) nel 2006, su vari concetti di amore, sia erotico che spirituale.

Quella del 2007, “Spe salvi” (Salvati dalla speranza), è una critica dell’ateismo e un appello al mondo pessimista a trovare la forza nella speranza cristiana.

Nel 2009 infine ha scritto la “Caritas in veritate”, che chiede di ripensare il modo in cui è gestito il mondo dell’economia.

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