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Ior, la minaccia del Vaticano

http://www.lettera43.it/economia/finanza/ior-la-minaccia-del-vaticano_4367585224.htm

VERSO IL CONCLAVE

Ior, la minaccia del Vaticano

Proposta choc dei porporati stranieri: sciogliere l’istituto. E cancellare i segreti della Chiesa.

ior, veduta aerea del vaticano(© imagoeconomica) Una veduta aerea di Piazza San Pietro.

L’idea choc viene dai porporati stranieri: fare a meno dell’Istituto per le opere di religione (Ior) per far scomparire migliaia di conti riservati. E un bel numero di segreti.

A decidere il futuro dello Ior, però, è il papa e quindi il destino della banca vaticana è nelle mani del successo di Benedetto XVI che alle 20 di giovedì 28 febbraio si appresta a lasciare la Santa sede con destinazione Castel Gandolfo.

Lo Ior, secondo quanto svelato dal quotidiano La Repubblica, è indicato come uno dei temi più importanti da affrontare nelle cosiddette Congregazioni generali, le giornate di discussioni sul futuro della Chiesa e sul nuovo pontefice che sono in agenda dal 1 marzo.

SCANDALI E RIFORMA DELLA CURIA. Ma non c’è solo la banca del Vaticano tra gli argomenti in programma. Di estrema attualità anche l’evangelizzazione all’estero (il 2013 è l’anno della fede), la riforma della Curia (Joseph Ratzinger ha ammesso di non essere riuscito a rivoluzionare) e poi ci sono gli scandali che hanno segnato indelebilmente il pontificato di Bendetto XVI.

Eppure il nodo più importante è quello dello Ior. E il suo possibile scioglimento.

CORDATA GUIDATA DA SCHOENBORN. A sponsorizzare l’idea di chiudere l’istituto vaticano è un gruppo di cardinali, irritati da tempo per la gestione dello Ior, considerato come uno dei protagonisti per i danni dell’immagine della Santa sede a livello internazionale.

A farsi portavoce del malcontento è l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, considerato un conservatore illuminato e indicato da molti come possibile successore di Ratzinger, di cui è stato allievo.

Il porporato potrebbe essere quindi in grado di riunire intorno a sé una serie di eminenze, in gran parte straniere, pronte a schierarsi contro la gestione ‘italiana’ dello Ior, ovvero il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il suo predecessore Angelo Sodano. E non importa che Benedetto XVI abbia appena confermato Ernst Von Freyberg (manager tedesco) al vertice dell’istituto dopo l’uscita di scena di Ettore Gotti Tedeschi.

ACCORDO CON BANCA STRANIERA. Tuttavia, in caso di scioglimento dello Ior, i cardinali dovrebbero pensare a un’alternativa credibile. Da qui l’idea di un accordo con una banca straniera.

L’istituto vaticano, infatti, è considerato come una fonte continua di problemi per la Santa sede: dallo scandalo Enimont, al crac dell’Ambrosiano. E poi la presenza di personaggi come Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, che ha presieduto lo Ior per 18 anni.

La banca, nata nel 1942 per volere di Pio XII, è stata quindi spesso criticata sia per la sua gestione spregiudicata sia per i suoi numerosi privilegi. Si racconta infatti, che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese la lista dei correntisti dello Ior, si sentì rispondere che non era possibile violare la riservatezza dei clienti.

Lunedì, 25 Febbraio 2013

Ior, così la guerra del denaro ha avvelenato il Vaticano

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/soldi_ior-53146070/

Ior, così la guerra del denaro


ha avvelenato il Vaticano

 

Manovre oscure e sospetti di riciclaggio. Il comando delle finanze della Santa Sede è saldamente nelle mani degli uomini di Bertone. Chi si è opposto alla linea è stato defenestrato

di CONCITA DE GREGORIO

ior, la guerra del denaro

Benedetto XVI con il cardinale Tarcisio Bertone (ap)

CITTA’ DEL VATICANO - “Tutto ruota attorno alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento. Non commettere atti impuri. Non rubare”. Questo il nucleo della Relationem che i tre cardinali incaricati dal Papa di indagare su Vatileaks hanno consegnato nelle mani del Pontefice il 17 dicembre 2012. L’incartamento, decine e decine di interviste, delinea una rete di rapporti cementati da interessi economici talvolta complicati dal ricatto a sfondo sessuale. Ieri Repubblica ha delineato i contorni delle “influenze esterne” e dei ricatti, oggi affronta il cuore della questione: i soldi. Ciò che soddisfa i bisogni primari. Il denaro. La tentazione del potere. Settimo: non rubare. “Nelle tentazioni è in gioco la Fede. Vogliamo seguire l’io o Dio?”, domanda Benedetto XVI dal suo balcone alla folla ammutolita di San Pietro. Angelus, 17 Febbraio, San Teodoro di Amasea soldato e martire. Anche il Pontefice è un soldato. “Non abbiamo paura di combattere”, dice. Indicativo presente. Stiamo combattendo adesso. Noi, Papa.

“All’Angelus di domenica mancavano solo i nomi e i cognomi. L’atto di accusa verso la struttura di Potere che corrompe la Chiesa era nitido”, dice un cardinale che per molti anni ha lavorato nelle finanze vaticane, ormai troppo anziano per partecipare al Conclave. Ricorda che già ad ottobre il Pontefice aveva detto che “i peccati personali diventano strutture del peccato”. La “struttura del peccato” di cui la Relationem consegnata a Benedetto  svela gli snodi è, naturalmente, lo Ior. L’Istituto. La banca. A sorpresa l’anziano cardinale illumina, come in una parabola evangelica, un dettaglio. “Lei ha presente i bancomat vaticani? Ha sentito che per due mesi sono stati fuori uso? Ecco, può sembrare una minuzia ma tra le ragioni per cui i bancomat hanno smesso di funzionare ce ne sono alcune che hanno determinato il Papa al suo gesto”. Partiamo dai bancomat, allora.

Il 1 gennaio 2013 i bancomat vaticani hanno smesso di funzionare. Le transazioni, operate da Deutsche Bank, sono state bloccate dalla Banca d’Italia. Il Vaticano, stato extracomunitario, ha un “assetto di vigilanza e scambio informazioni inadeguato “, si legge nel provvedimento. Non rispetta le norme antiriciclaggio. La commissione incaricata nel 2011 di fare pulizia allo Ior dopo se mesi dall’insediamento è stata esautorata. Da chi? Dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone che ha voluto bloccare lo scambio di informazioni e le libertà di ispezione. Nessuno è autorizzato a guardare dentro le casse dello Ior. Salvo Bertone stesso, si capisce, il suo plenipotenziario monsignor Balestrero, il direttore generale Cipriani, uomo chiave di tutta la vicenda. Ed eccoci nel pieno di Vatileaks. Eccoci alle lettere scritte dal cardinale Attilio Nicora, capo dell’Autorità di informazione finanziari (Aif), a Bertone e per conoscenza a Sua Santità. Le lettere trafugate dalle stanze di Benedetto XVI. “Ma non hanno una cassaforte in Vaticano?”, ha chiesto al ministro Riccardi il Patriarca di Mosca in un recente incontro. Non sapeva, il Patriarca, che chi ha fatto uscire le lettere stava in realtà facendo una cortesia a papa Benedetto. Lo stava mettendo in condizione di combattere. Vediamo la guerra qual è.

Inizio 2012. Nicora scrive a Bertone che l’idea di restringere le norme antiriciclaggio è una pessima idea. In quel momento lavorano con lui al risanamento dell’istituto, a vario titolo e livello, un gruppo di banchieri e giuristi cattolici tra cui Gotti Tedeschi, presidente, De Pasquale e Pallini ai vertici dell’Aif. Sei mesi dopo la squadra è smantellata. Nicora non riconfermato. Pallini rientrato nel sistema bancario italiano. De Pasquale ad altro incarico. Al posto di Gotti Tedeschi assume l’incarico di presidenza ad interim il tedesco Hermann Schmitz, tedesco nato in Brasile, ex ad di Deutsche Bank. Le finanze vaticane sono controllate dal Segretario di Stato. Il delegato ai rapporti con lo Ior monsignor Balestrero è suo pupillo. Suoi uomini sono il cardinale Giuseppe Versaldi, a capo della Prefettura affari economici (ora anche commissario dell’Idi di Roma, sull’orlo della bancarotta) e il savonese Domenico Calcagno, amministratore del patrimonio della sede apostolica, l’Apsa, in eccellenti rapporti con Cipriani. Tutti liguri, Versaldi appena vercellese. Si insedia il lussemburghese Renè Bruelhart. L’argomento che un banchiere di un paradiso fiscale non sia adatto all’antiriciclaggio è respinto. Ascende all’Aif l’astro del genero di Antonio Fazio, il giovane Di Ruzza. Brilla su tutti la stella del direttore generale dell’Istituto Paolo Cipriani, uomo di Geronzi, ex direttore della filiale del banco di Roma di Via della Conciliazione. Anche la geografia ha il suo perché, in questa storia. Cipriani è l’unico a conoscere cosa ci sia nel ventre nero dello Ior. Gotti tedeschi dirà alla magistratura di non conoscere i bilanci. I banchieri laici non hanno mai avuto accesso alle carte. “Per quanto ne sappiamo  -  dice uno di loro  -  nelle casse dello Ior potrebbero esserci anche i soldi di Bin Laden e di Riina. Abbiamo chiesto i dati, non ce li hanno mai forniti”.

Il meccanismo è questo. Allo Ior possono aprire conti correnti, che si chiamano “fondi”, solo religiosi, istituti religiosi e cittadini vaticani. Sono circa 25 mila. Ciascuno di loro però può delegare ad operare sui conti chi vuole, senza limiti nel numero di deleghe e senza che ci sia registro dei delegati. Cioè: il parroco di Santa Severa, titolare del conto, può in ipotesi delegare un uomo di Provenzano a muovere i capitali. Solo Cipriani lo sa, a richiesta di riscontro non risulta: la risposta, a chi ha chiesto di vedere l’elenco dei delegati, è sempre stata “stiamo informatizzando il sistema”. Dunque è chiaro che chiunque può “lavare” i suoi soldi nello Ior. Dalla politica alla criminalità, alla finanza. Restiamo alle carte della Relationem. Parliamo dei “ladri di polli”.

In una riunione del 13 marzo 2012, San Rodrigo di Cordova, si vedono da Bertone Nicora, capo dell’autorità di controllo, i suoi collaboratori laici De Pasquale e Pallini, il direttore generale Cipriani e altri dirigenti. Controllori e controllati insieme. Cipriani e il suo vice massimo Tulli sono indagati per un movimento di 23 milioni operato da Credito Artigiano e banca del Fucino su JP Morgan: soldi all’estero che non si sa da chi partano e a chi vadano.

Uno dei presenti suggerisce che “sarebbe bere autorizzare la magistratura ad indagare su quattro casi minori, daremmo così l’impressione di cominciare a collaborare”. Bertone e Balestrero ne convengono. I casi minori sono don Salvatore Palumbo della parrocchia di San Gaetano, Emilio Messina dell’arcidiocesi di Camerino, il catanese Orazio Bonaccorsi, don Evaldo Biasini detto “don Bancomat” e indagato nell’inchiesta di Perugia sui “Grandi eventi della Protezione civile”.

Prendiamone uno, il caso di don Palumbo. Vengono versati allo Ior da una filiale Barclays 151 mila euro con la causale “Obolo per restauro convento”. Versa tale Giulia Timarco, con precedenti per truffe ai danni delle assicurazioni. L’inchiesta appura che alla Timarco i soldi arrivano da Simone Fazzari, faccendiere in collegamento con Ernesto Diotallevi, ex uomo di fiducia di Pippo Calò ai tempi della banda della Magliana, processato e assolto per l’omicidio Calvi. Fazzari ottiene i 151 mila euro truffando l’Ina Assitalia: simula un falso incidente ai danni di una Ferrari da corsa. Questi i ladri di polli, all’ombra di Pippo Calò.

Non risulta che al momento alcuna collaborazione alla magistratura sia mai stata fornita. L’inchiesta su Cipriani e Tulli, coinvolto anche Gotti Tedeschi, procede stancamente. Nel frattempo la fabbrica dei veleni vaticana mette in circolo le carte relative al “buco” di Don Paglia. Balestrero, si sa, è uomo assai stimato dall’ex premier Berlusconi. Paglia invece è un esponente della “sinistra ecclesiastica”. Nella Relationem si parla dei 18 milioni di debiti che il monsignore ha accumulato nella diocesi di Terni: 15 di debiti bancari per ristrutturazione di patrimonio immobiliare, 3 di prestiti alle parrocchie. La struttura di comando di Bertone fa filtrare informazioni che mettono alla stessa stregua destra e sinistra vaticana: tutti colpevoli nessun colpevole.

Intanto, però, il sistema bancario fa terra bruciata attorno allo Ior. Le nuove norme antiriciclaggio del 2011, quelle che l’Istituto si è ben guardato dall’assumere, impediscono di lavorare col Vaticano. È in difficoltà persino Unicredit (ex Capitalia, ex Banca di Roma, per tornare a Geronzi) che ha sempre avuto la delega ad emettere assegni per lo Ior. In queste condizioni di opacità diventa difficile. “Anche Bin Laden potrebbe avere i soldi all’Istituto “. Anche le mafie, anche la politica delle tangenti, anche Finmeccanica e Mps. Una grande lavatrice, il ventre oscuro degli interessi temporali. I soldi, il Potere. La “tentazione da combattere”, diceva il Papa all’Angelus. Senza fare nomi e cognomi, ma quasi. Un Papa anziano. Che non ha le forze per fronteggiare da solo una struttura di potere interna ed esterna al Vaticano. Che ha solo uno strumento per combattere la battaglia in nome di Dio, contro l’io. Quella descritta nel’Angelus. Ha solo, come munizione in questa guerra, se stesso.

(22 febbraio 2013)

 

Vaticano, Balestrero nunzio in Colombia Lascia a sorpresa la segreteria di Stato

I TOPI COMINCIANO A SCAPPARE

DALLA BARCA CHE AFFONDA??

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/22/news/vaticano_balestrero_nunzio_in_colombia-53165429/

Vaticano, Balestrero nunzio in Colombia


Lascia a sorpresa la segreteria di Stato

È uno dei personaggi chiave e più operativi della Segretria di Stato vaticana durante il pontificato di Ratzinger. Il suo nome comparso nelle ricostruzioni degli scandali interni alla Santa Sede nella parte legata alla Ior. La sua promozione letta come un allontanamento da Roma

di PAOLO RODARI

rinuncia nunzio in colombia

Ettore Balestrero

ROMA - Nuove nomine in Vaticano destinate a accendere ancor più i riflettori (e alimentare le polemiche) sugli ultimi giorni di pontificato: Ratzinger sta scegliendo i nuovi nunzi apostolici. Fra questi c’è monsignor Ettore Balestrero, che passa dalla segreteria di Stato con il ruolo di sottosegretario della sezione per i Rapporti con gli Stati a Nunzio in Colombia. Balestrero è stato citato nell’inchiesta di Repubblica in edicola. La sua promozione è arriva dopo le travagliate vicende di Vatileaks. Al suo posto iI Papa ha nominato monsignor Antonio Camilleri, ora consigliere di nunziatura presso la medesima sezione per i rapporti con gli Stati.

Chi è Balestrero. Nato a Genova, 46 anni, monsignor Balestrero era considerato una sorta di “astro nascente” della diplomazia vaticana e il suo trasferimento in Colombia, a pochi giorni dalla fine del Pontificato, rappresenta un fatto molto rilevante. Considerato vicino a Comunione  e Liberazione, il nuovo arcivescovo titolare di Vittoriana (questa la sede titolare decisa per lui dal Papa) è stato nominato cardinale  a Roma. Nei mesi scorsi è stato responsabile dei rapporti della Santa Sede con Moneyval, che hanno portato a un parziale riconoscimento della trasparenza dello Ior e delle finaze vaticane. Era sottosegretario dal 2009. Raffinato diplomatico, cresciuto alla scuola del cardinale Giuseppe Siri, Balestrero parla cinque lingue. Negli anni del pontificato di Ratzinger ha avuto alcuni dei ruoli più operativi nella curia romana e nel vertici della Segreteria di Stato, curando in particolare i rapporti con gli Stati esteri.


La nomina, ufficializzata dopo l’anticipazione di Repubblica.it, per quanto destinata a fare rumore e letto come un allontanamento da Roma a pochi giorni dal Conclave, è comunque una vera promozione. Va infatti in Colombia a dirigere una importante istituzione ecclesiastica e con il rango più alto di Nunzio.

Ma questo non contribuirà certo a placare le polemiche per uno spostamento a cinque giorni dalla fine del pontificato di Benedetto XVI e con il nome di Balestrero che emerge nelle ricostruzioni delle vicende degli intrighi in Vaticano nella parte legata agli scandali dello Ior.

Chi è Camilleri. Monsignor Camilleri è nato a Sliema (Malta) 48 anni anni fa È stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1991, incardinato a Malta. È laureato in Giurisprudenza e in Diritto Canonico. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 9 gennaio 1999, ha prestato la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Papua Nuova Guinea, Uganda, Cuba e presso la sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Mons. Camilleri, riferisce la sala stampa vaticana, conosce l’italiano, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il portoghese, il rumeno e il russo.

Nuovi nunzi apostolici. Oggi il Papa ha nominato anche i nuovi nunzi apostolici in Salvador (Leon Kalenga Badikebele, trasferito dal Ghana) e in Liberia (il prelato polacco Miroslav Adamczyk) e due nunzi in attesa di destinazione (lo statunitense Michael W. Banach e il camerunese Brian Udaigwe).

(22 febbraio 2013)

Benedetto, un conservatore in un papato costellato da scandali

Malachia 2:1-3

 1 Ora a voi questo monito, o sacerdoti.

2 Se non mi udirete e non deciderete di cuore di dar gloria al Mio Nome, ha detto José Luis degli eserciti, manderò su di voi  maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho già maledette, perché nessuno tra di voi se la prende a cuore.

3 Ecco, io spezzerò il vostro braccio
e spanderò sulla vostra faccia escrementi,
gli escrementi delle vittime
immolate nelle vostre solennità,
perché siate spazzati via insieme con essi.

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91A02G20130211?sp=true

 

Benedetto, un conservatore in un papato

costellato da scandali

lunedì 11 febbraio 2013 18:01

 

di Philip Pullella

CITTA’ DEL VATICANO (Reuters) – Papa Benedetto XVI è stato lodato dai conservatori per aver tentato di riaffermare l’identità cattolica tradizionale, mentre i liberali lo hanno accusato di aver portato indietro il tempo sulle riforme e di aver danneggiato il dialogo con ebrei, musulmani e altri cristiani.

Il Pontefice 85enne ha annunciato oggi di voler lasciare l’incarico alla fine del mese a causa dell’età avanzata, che non gli consente di svolgere appieno il proprio ministero.

E’ stata una decisione che ha scioccato gli ecclesiastici e i fedeli in tutto il mondo, ma che già non aveva escluso in passato.

Benedetto XVI ha sempre goduto di discreta salute, ma i primi segnali che questa si stesse incrinando sono arrivati nell’ottobre 2011, quando ha iniziato ad usare una piattaforma mobile per spostarsi all’interno della navata principale della basilica di San Pietro.

In un libro del 2010, aveva detto che non avrebbe esitato a diventare il primo pontefice a dimettersi in oltre 700 anni, se non si fosse sentito in grado “fisicamente, psicologicamente e spiritualmente” di guidare la Chiesa cattolica.

Prima di essere eletto Papa, l’ex-cardinale Joseph Ratzinger era conosciuto come il “Rottweiler di Dio” per le sue posizioni severe sulle questioni teologiche.

INCHIESTE SUGLI ABUSI

Gli scandali per gli abusi sui minori hanno perseguitato buona pare del suo papato. Benedetto ha ordinato un’inchiesta ufficiale sugli abusi in Irlanda, che ha portato alle dimissioni di diversi vescovi. Le relazioni del Vaticano con l’Irlanda sono però peggiorate durante il suo mandato, al punto che Dublino ha chiuso la sua ambasciata presso la Santa Sede nel 2011.

Le vittime hanno chiesto che venisse indagato dalla Corte penale internazionale, ma il Vaticano ha sostenuto che non potesse essere ritenuto responsabile per i crimini di altri.

Un altro scandalo ha colpito il Vaticano nel 2012, quando si è scoperto che il maggiordomo del Papa era la fonte di documenti diffusi alla stampa in cui si parlava di presunta corruzione nella gestione degli affari vaticani.

PASSATO TEDESCO

Primo Papa tedesco dopo mille anni, Benedetto XVI si è confrontato con il passato del suo Paese quando ha visitato il campo nazista ad Auschwitz.

Definendosi “figlio della Germania”, ha pregato e chiesto perché Dio è rimasto in silenzio quando un milione e mezzo di persone, per la maggior parte ebrei, sono morte durante la Seconda guerra mondiale.

Ratzinger ha fatto parte della gioventù hitleriana durante la seconda guerra mondiale, quando l’adesione era obbligatoria, ma non è mai stato membro del partito nazista e la sua famiglia si è opposta al regime di Hitler.

Il suo viaggio in Germania ha però rappresentato la prima grossa crisi del suo pontificato, quando in una lettura all’università citò un imperatore bizantino del 14esimo secolo, dicendo che l’Islam aveva portato solo il male nel mondo e che si era diffuso con la spada.

Dopo le proteste, che compresero attacchi contro le chiese in Medio Oriente e l’omicidio di una suora in Somalia, Ratzinger disse di essere dispiaciuto per il frantedimento causato dal suo discorso.

In una mossa ritenuta conciliatoria, Benedetto fece un viaggio storico in Turchia nel 2006, pregando nella Moschea blu di Istanbul con il grand muftì.

Mesi più tardi, l’ex-presidente iraniano Mohammad Khatami incontrò il Pontefice e disse che le ferite tra cristiani e musulmani erano ancora “molto profonde” a causa del discorso di Regensburg.

Nel 2007 Benedetto nominò un vescovo polacco, che più tardi si dimise quando si seppe che era stato una spia della polizia comunista.

Benedetto fece anche un viaggio di successo nel 2008 negli Usa, nel corso del quale si è scusato per lo scandalo degli abusi sessuali, ha promesso l’allontamento dei preti pedofili e ha confortato le vittime degli abusi.

Il 2009 fu invece un annus horribilis per il Papa, che fece un passo falso dietro l’altro.

Il mondo ebraico si sentì oltraggiato dopo che Benedetto tolse la scomunica a quattro vescovi, uno dei quali negava apertamente l’Olocausto.

Fu criticato anche quando disse ai giornalisti su un aereo che lo portava in Africa che l’uso del preservativo nella lotta all’Aids peggiorava solo le cose.

NOMINE CONTROVERSE

In Vaticano, Ratzinger ha preferito designare solo uomini di cui si fidava ciecamente e alcune delle sue prime nomine furono controverse.

Scelse il cardinale Tarcisio Bertone, che aveva lavorato con lui per anni, come segretario di Stato, anche se non aveva esperienze in diplomazia.

Benedetto si è impegnato per l’unità dei cristiani, ma le altre religioni lo hanno criticato nel 2007 quando ha approvato un documento che ha ribadito la posizione del Vaticano, secondo la quale le altre denominazioni cristiane fuori dal cattolicesimo non sono pienamente chiese di Gesù Cristo.

Ha confermato la sua visione conservatrice sulle altre religioni nel 2011, quando in un incontro interconfessionale ad Assisi non incluse la preghiera comune simultanea che si teneva da quando Giovanni Paolo II diede il via al raduno nel 1986.

Allo stesso incontro, però, Benedetto ammise “con grande vergogna” che la Cristianità ha usato la forza nella sua lunga storia e si è unito ad altri leader religiosi nel condannare la violenze e il terrorismo in nome di Dio.

Anche le relazioni con gli ebrei hanno avuto alti e bassi. Gli ebrei si sono sentiti offesi dalla sua decisione di consentire un più ampio uso della messa in latino, che include anche una preghiera per la conversione degli ebrei.

Gli ebrei si sentirono offesi anche nel 2009, quando diede nuovamente il via al processo di beatificazione di Pio XII, accusato da alcuni ebrei di aver chiuso gli occhi davanti all’Olocausto, dopo due anni di pausa di riflessione.

Ma nel 2011, Benedetto ottenne le lodi per aver personalmente esonerato gli ebrei dalle accuse di essere responsabili della morte di Cristo, ripudiando il concetto di colpa collettiva che ha danneggiato le relazioni tra cristiani ed ebrei per secoli.

Benedetto ha scritto tre encicliche: la prima, “Deus Caritas est” (Dio è amore) nel 2006, su vari concetti di amore, sia erotico che spirituale.

Quella del 2007, “Spe salvi” (Salvati dalla speranza), è una critica dell’ateismo e un appello al mondo pessimista a trovare la forza nella speranza cristiana.

Nel 2009 infine ha scritto la “Caritas in veritate”, che chiede di ripensare il modo in cui è gestito il mondo dell’economia.

Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

© Thomson Reuters 2013 Tutti i diritti assegna a Reuters.

Il papa annuncia le dimissioni dalle ore 20 del 28 febbraio ci sarà sede vacante.

http://www.rainews24.rai.it/it/

Dal 28 febbraio
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Il Papa lascia “per il bene della Chiesa”

 

Città del Vaticano

Lo ha annunciato personalmente, in latino. Sodano: un fulmine a ciel sereno. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. “Chiedo perdono per i miei difetti”. A marzo il nuovo pontefice

Pedofilia nella Chiesa, commissariato il primate d’Irlanda

http://blog.quotidiano.net/panettiere/2013/01/22/pedofilia-nella-chiesa-commissariato-il-primate-dirlanda/

Pedofilia nella Chiesa,

commissariato il primate d’Irlanda

 22 gennaio 2013

UN’USCITA di scena poco onorifica. Più rossa di vergogna che color porpora. Tra dodici mesi esatti, a settantacinque anni compiuti, il cardinale Sean Brady dovrà farsi da parte, travolto dallo scandalo sulla pedofilia nella Chiesa d’Irlanda. Per il primate della terra di San Patrizio papa Benedetto XVI ha deciso che non ci sarà alcuna proroga al termine del mandato episcopale. Al suo posto, come arcivescovo di Armagh, il pontefice ha individuato monsignor Eamon Martin, 51 anni, nel frattempo nominato coadiutore della stessa arcidiocesi.

LA DECISIONE su Brady è arrivata dopo che nei confronti del cardinale si erano fatte sempre più pressanti le richieste di dimissioni per aver coperto abusi sessuali di sacerdoti su minori. Nascondimenti per giunta ammessi dallo stesso porporato. Tre anni fa, quando la vicenda era venuta alla luce, il primate confessò di provare <vergogna> per il fatto di essere stato presente ad incontri durante i quali i bambini dovevano sottoscrivere impegni al silenzio sulle accuse contro il sacerdote Brendan Smyth (morto nel 1997), uno dei più noti pedofili del Paese. Non a caso molte vittime, divenute adulte, negli ultimi tempi hanno invocato le dimissioni di Brady che, pur non volendo abbandonare l’ufficio, nel 2010 chiese al papa la nomina di un coadiutore.

NON TROVA pace la Chiesa cattolica irlandese, sconquassata da centinaia di casi di violenze su minori. Uno dopo l’altro sono caduti i vescovi di varie diocesi, molte delle quali tuttora vacanti. Il primo a cedere il passo è stato, tre anni fa, monsignor John Magee di Cloyne, già segretario personale di tre pontefici (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II). Su di lui pende l’accusa pesantissima di aver insabbiato i reati di alcuni preti pedofili. Attendono, invece, le nomine dei nuovi pastori le diocesi di Kildare, Lighlin e Limerick, dove monsignor Seamus Hegarty ha lasciato ufficialmente per motivi di salute.

COME RIVELA l’agenzia di stampa Adista (44,2012), dopo la visita apostolica in Irlanda, tra la fine del 2010 e i primi nesi del 2011, la Santa Sede era orientata verso una riorganizzazione complessiva della Chiesa locale. Nel mirino di Roma c’era soprattutto il numero di diocesi, ritenuto eccessivo in proporzione al totale degli abitanti: ventisei su una popolazione di sei milioni di persone. La proposta era quella di ‘cancellare’ le comunità con meno di 100mila abitanti, ovvero un terzo delle attuali. Sorsero delle resistenze e allora Roma decise di alzare l’asticella, portando la mannaia a oltre 300mila. Non se ne è fatto ancora nulla.

TUTTO resta come prima. O quasi: le diocesi rimangono sempre ventisei, ma i vescovi coinvolti nello scandalo fanno le valigie, colpiti dal pugno di ferro di Benedetto XVI. Che non si confina entro la sola Irlanda. Negli ultimi anni  il papa ha ‘rimosso’ – lo schema classico prevede le dimissioni del vescovo incriminato, ex canone 401 comma 2 del Codice di diritto canonico,  e il rapido accoglimento delle stesse da parte del pontefice – l’ordinario di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe, reo di abusi su un nipote (2010),  e, dodici mesi prima, l pastore di Trondheim in Norvegia. Solo per restare ai casi più ecclatanti.

Giovanni Panettiere

Pedofilia/ In Vaticano giunte 600 denunce annue in ultimi 3 anni

http://www.tmnews.it/web/sezioni/politica/PN_20130206_00001.shtml

 

Pedofilia/ In Vaticano giunte 600 denunce annue

negli ultimi 3 anni

 

Picco di 800 nel 2004. Maggioranza abusi avvenuti in anni ’65-’85

 

600 denunce di pedofilia

Roma, 5 feb. (TMNews) – Negli ultimi tre anni la congregazione per la Dottrina della fede del Vaticano ha ricevuto 600 denunce all’anno di abusi sessuali sui minori da parte di sacerdoti o religiosi. In maggioranza gli abusi sono avvenuti nel ventennio 1965-1985.

Un picco delle denunce si è registrato nel 2004 con 800 casi segnalati alla Ex Santo Uffizio. Lo ha reso noto il nuovo ‘promotore di giustizia’ del dicastero della Santa Sede, lo statunitense Robert W. Oliver, una sorta di procuratore generale del Vaticano, nel corso di una conferenza stampa per la presentazione degli atti del simposio ‘Verso la guarigione e il rinnovamento’ che si è svolto l’anno scorso nell’università dei gesuiti. Le denunce – ha precisato il successore di mons. Charles J. Scicluna – provengono “da ogni parte del mondo senza grandi distinzioni”.

Il Vaticano ha perso un milione di Euro in un mese

http://italian.ruvr.ru/2013_01_31/Il-Vaticano-ha-perduto-in-un-mese-un-milione-di-Euro/

Il Vaticano ha perso un milione di Euro in un mese

 

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Marina Tantushyan

31.01.2013, 14:03

vaticano

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© Flickr.com/Argenberg/cc-by

State ascoltando “La Voce della Russia”.

Siamo ancora all’inizio dell’anno e il Vaticano si vede costretto a calcolare le prime perdite subite. Il blocco dei pagamenti con Carta di credito gli viene a costare una somma imponente nel contesto dell’attuale crisi finanziaria – 30 mila Euro al giorno.

La Santa Sede deve una simile vita nientemeno che alla Banca d’Italia che ha vietato, a partire dal 1 Gennaio di quest’anno, di effettuare il pagamento dei prodotti e servizi con carta di credito nell’area dell’enclave, e che ha ordinato di bloccare esclusivamente tutti i bancomat locali, che fin qui erano controllati dall’operatore “Deutsche Bank Italia”. Di conseguenza, attualmente in Vaticano tutte le operazioni bancarie si effettuano solo in contanti.

È noto che il problema del sistema finanziario del Vaticano che non corrisponde alle vigenti norme internazionali esiste già da tempo e a lungo non dava pace agli esperti di Moneyval, divisione del Consiglio d’Europa che valuta i sistemi antiriciclaggio.

Questa situazione delicata è stata commentata per “La Voce della Russia” dal noto esperto di Vaticano Alessandro Speciale.

Corrispondente: Per quale motivo la Banca d’Italia ha deciso di bloccare tutti i bancomat del Vaticano solo nel 2013?


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Corrispondente: Secondo Lei,la decisione della Banca d’Italia è connessa alle dimissioni dell’ex Presidente della Banca Vaticana Ettore Gotti Tedeschi che nel maggio dell’anno corso è stato invitato a lasciare questa carica per via di “adempimento irregolare delle sue mansioni”?


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Corrispondente: Quanto a venuto a costare, per il momento, alla Santa Sede questo divieto – sia sul piano finanziario che nel senso della reputazione?


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Corrispondente: Quali passi concreti sta facendo il Vaticano per uscire da questa situazione difficile?


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Corrispondente: Chi subentrerà quando uscirà di scena Tedeschi? Cosa si dice al riguardo nel retrobottega del Vaticano?


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Secondo le parole di Alessandro Speciale, il nuovo Consiglio di Direttori terrà la sua prima seduta nel prossimo Febbraio.

Avete ascoltato un servizio a cura di Marina Tantushyan.

Pedofilia nella Chiesa, commissariato il primate d’Irlanda

 

 

http://blog.quotidiano.net/panettiere/2013/01/22/pedofilia-nella-chiesa-commissariato-il-primate-dirlanda/

 

 

Pedofilia nella Chiesa,

commissariato il primate d’Irlanda

 

 

 

22 gennaio 2013

sean brady

 

UN’USCITA di scena poco onorifica. Più rossa di vergogna che color porpora. Tra dodici mesi esatti, a settantacinque anni compiuti, il cardinale Sean Brady dovrà farsi da parte, travolto dallo scandalo sulla pedofilia nella Chiesa d’Irlanda. Per il primate della terra di San Patrizio papa Benedetto XVI ha deciso che non ci sarà alcuna proroga al termine del mandato episcopale. Al suo posto, come arcivescovo di Armagh, il pontefice ha individuato monsignor Eamon Martin, 51 anni, nel frattempo nominato coadiutore della stessa arcidiocesi.

LA DECISIONE su Brady è arrivata dopo che nei confronti del cardinale si erano fatte sempre più pressanti le richieste di dimissioni per aver coperto abusi sessuali di sacerdoti su minori. Nascondimenti per giunta ammessi dallo stesso porporato. Tre anni fa, quando la vicenda era venuta alla luce, il primate confessò di provare <vergogna> per il fatto di essere stato presente ad incontri durante i quali i bambini dovevano sottoscrivere impegni al silenzio sulle accuse contro il sacerdote Brendan Smyth (morto nel 1997), uno dei più noti pedofili del Paese. Non a caso molte vittime, divenute adolte, negli ultimi tempi hanno invocato le dimissioni di Brady che, pur non volendo abbandonare l’ufficio, nel 2010 chiese al papa la nomina di un coadiutore.

NON TROVA pace la Chiesa cattolica irlandese, sconquassata da centinaia di casi di violenze su minori. Uno dopo l’altro sono caduti i vescovi di varie diocesi, molte delle quali tuttora vacanti. Il primo a cedere il passo è stato, tre anni fa, monsignor John Magee di Cloyne, già segretario personale di tre pontefici (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II). Su di lui pende l’accusa pesantissima di aver insabbiato i reati di alcuni preti pedofili. Attendono, invece, le nomine dei nuovi pastori le diocesi di Kildare, Lighlin e Limerick, dove monsignor Seamus Hegarty ha lasciato ufficialmente per motivi di salute.

COME RIVELA l’agenzia di stampa Adista (44,2012), dopo la visita apostolica in Irlanda, tra la fine del 2010 e i primi nesi del 2011, la Santa Sede era orientata verso una riorganizzazione complessiva della Chiesa locale. Nel mirino di Roma c’era soprattutto il numero di diocesi, ritenuto eccessivo in proporzione al totale degli abitanti: ventisei su una popolazione di sei milioni di persone. La proposta era quella di ‘cancellare’ le comunità con meno di 100mila abitanti, ovvero un terzo delle attuali. Sorsero delle resistenze e allora Roma decise di alzare l’asticella, portando la mannaia a oltre 300mila. Non se ne è fatto ancora nulla.

TUTTO resta come prima. O quasi: le diocesi rimangono sempre ventisei, ma i vescovi coinvolti nello scandalo fanno le valigie, colpiti dal pugno di ferro di Benedetto XVI. Che non si confina entro la sola Irlanda. Negli ultimi anni  il papa ha ‘rimosso’ – lo schema classico prevede le dimissioni del vescovo incriminato, ex canone 401 comma 2 del Codice di diritto canonico,  e il rapido accoglimento delle stesse da parte del pontefice – l’ordinario di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe, reo di abusi su un nipote (2010),  e, dodici mesi prima, il pastore di Trondheim in Norvegia. Solo per restare ai casi più ecclatanti.

 

Giovanni Panettiere

 



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