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http://it.notizie.yahoo.com/foto/terrmeoto-in-emilai-numeri-tragedia-slideshow/least-nine-killed-5-8-20120529-140329-910.html
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Terremoto in Emilia, i numeri della tragedia
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Alle tragedie non ci può mai abituare davvero. E così quando la terra ha tremato in Emilia il ricordo delle macerie e delle lacrime dell’Aquila, colpita dal terremoto il 6 aprile del 2009, si è arricchito di nuovo dolore. Con tanto di polemiche sulla possibilità di prevenire simili fenomeni naturali o almeno limitarne le conseguenze. (Testi di Filippo Panza)
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Questa volta il sisma ha colpito la pianura padana con epicentro in provincia di Modena. Erano le 4:03 del 20 maggio di quest’anno quando una forte scossa di 20 secondi, con magnitudo di 5,9 della scala Richter, si è fatto sentire in tutto il Nord e parte del Centro Italia. Il dramma, dovuto al movimento delle faglie e all’accavallamento delle falde appenniniche al di sopra della placca adriatica, è stato subito evidente.
Il bilancio di 7 morti, circa 50 feriti, 5mila sfollati e ingenti danni al patrimonio culturale non lasciava spazio a dubbi. Mentre faticosamente riaffiorava la voglia di vivere degli emiliani, un destino cinico ha colpito di nuovo a soli 9 giorni. E sempre nella stessa zona.
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Alle 9 del 29 maggio una scossa di 30 secondi, con magnitudo di 5,8 della scala Richter e una maggiore profondità di quella del 20 maggio, ha avuto effetti ancora più devastanti: 20 morti, 350 feriti, 15mila sfollati, numerosi danni ad edifici pubblici, privati e storico-artistico. Soprattutto uno stato perenne di incertezza che le centinaia di scosse successive hanno reso incancellabile.
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Le vittime. Il bilancio totale è di 27 vittime. Medolla, paese in provincia di Modena ed epicentro della scossa del 29 maggio, ha pagato il tributo di sangue più pesante. Qui, infatti, sono morte sei persone, di cui ben 4 sono state uccise dal crollo dell’azienda biomedicale Haemotronic. Il terremoto dell’Emilia è stato anche il dramma dell’emigrazione. Tra i decessi, infatti, ci sono anche il marocchino Mohammed Azaarg e l’indiano Pawan Kumar, operai della Meta di San Felice sul Panaro distrutta dal sisma
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Tra le storie che più hanno colpito l’opinione pubblica quelle di Don Ivan Martini, 65 anni, parroco di Rovereto, morto in chiesa per salvare la statua della Madonna e Martina Aldi, 38enne di Finale Emilia, incinta di pochi mesi e deceduta dopo più di dieci giorni di coma.
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Le scosse. Quasi 2mila scosse dal 20 maggio fino a metà giugno, quando lo sciame sismico in Emilia ha cominciato ad arrestarsi.Il dramma è scattato alle 4:03 del 20 maggio quando una scossa della durata di 20 secondi di magnitudo pari a 5,86 della scala Richter ha colpito la Pianura padana. L’epicentro a Finale Emilia, in provincia di Modena, a 6,3 km di profondità. La scossa più forte, preceduta all’1:13 e all’1:42 da altre due di 4,1 e 2,2, si è fatta sentire in tutto il Nord e parte del Centro Italia. Successivamente ci sono state altre scosse tra i 4 e i 5,1 di magnitudo.
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Alle 9 del 29 maggio, poi, un nuovo terremoto della durata di 30 secondi, di magnitudo 5,8 e della profondità di 9,6 km. L’epicentro è nella zona di Medolla e Cavezzo, in provincia di Modena, ma il sisma è stato avvertito anche in Slovenia e Croazia. Il 29 si sono verificate altre due scosse alle 12:55 e alle 13 di intensità 5,3 e 5,2. Lo sciame sismico dei giorni seguenti ha avuto punte di rilievo. Il 3 giugno alle 21:20 una forte scossa di magnitudo 5,1 con epicentro a Novi di Modena, dove è crollata la torre dell’orologio, è stata avvertita in tutto il Nord Italia.
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L’emergenza. I numeri dei soccorsi ai terremotati rendono chiaramente la portata della tragedia emiliana. Sono state allestite 52 strutture di accoglienza per 40 mila sfollati. Nello specifico i campi e le strutture coperte hanno accolto fino a 13 mila persone, altre 3 mila sono state ospitate in alberghi e strutture sanitarie.
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Tra questi ultimi sono 1.600 gli anziani e i disabili. Per gestire i 28 campi di accoglienza attivati e le 20 le strutture coperte si sono spesi 20mila volontari impegnati nell’emergenza per 200 mila giornate complessive di lavoro. Tutti i campi sono stati smantellati il 20 ottobre scorso a 5 mesi dal sisma. Ad oggi, comunque, sono ancora 1.475 i modenesi ospitati in hotel. In provincia di Modena 18 comuni continuano a raccogliere le macerie.
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I danni. Non bastassero le vittime, il terremoto ha causato anche enormi danni alle costruzioni rurali ed industriali, alle opere di canalizzazione delle acque, ai monumenti storico-artistici. La cifra complessiva stimata è di circa 13,2 miliardi di euro di cui 12,2 miliardi nella sola regione Emilia Romagna, in particolare nelle provincie di Modena e Ferrara, 980 milioni in Provincia di Mantova e 51 milioni in Provincia di Rovigo. Oltre 72 milioni è la stima dei danni al sistema idraulico e di bonifica.
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Ferito a morte anche il patrimonio artistico e culturale. Oltre 2 miliardi di euro è la stima del danno diretto in tutta l’Emilia Romagna, con 2.100 strutture interessate. Tra queste centinaia di chiese e teatri. Il crollo della secolare torre civica di Finale Emilia è uno dei simboli del sisma.
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L’economia in ginocchio. Seriamente compromesso l’impianto economico della Regione. Ammonta, infatti, a 2 miliardi e 700 milioni di euro il danno stimato alle aziende. Soltanto nei 54 comuni oggetto del decreto del Ministero delle Finanze del 1 giugno 2012 sono quasi 66mila le imprese coinvolte e 270mila gli addetti.
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Tra le realtà più colpite Carpi, Mirandola e Finale Emilia nel modenese, Crevalcore nel bolognese, Reggiolo nel reggiano e Cento nel ferrarese. Danneggiati settori d’eccellenza come il manifatturiero, il tessile, il biomedicale e il commercio. Il valore aggiunto perso a causa del sisma è di 3,1 miliardi di euro. Fino a fine ottobre hanno dovuto fare ricorso alla cassa integrazione 40.752 lavoratori per 3.748 unità produttive. Il maggior numero di cassaintegrati si concentra nel modenese: 25.874 lavoratori di 2.414 aziende.
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Il Parmigiano distrutto. Il sisma dell’Emilia si è accanito soprattutto contro l’agricoltura e l’agroalimentare. Oltre 50mila aziende di un territorio che produce il 10 per cento del Pil agricolo nazionale hanno subito danni per 2 miliardi e 400 milioni. Tra le produzioni agroalimentari locali più colpite c’è sicuramente il Parmigiano Reggiano. Ben 600mila le forme cadute a terra, danneggiati gravemente 37 caseifici di Modena, Reggio Emilia, Mantova e Bologna e oltre 600 allevamenti.
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- Il danno stimato per il comparto è di 150 milioni di euro. La perdita di valore ha coinvolto le forme al di sotto dei due mesi di stagionatura, quelle con stagionatura fra i 3 e i 12 mesi con un deprezzamento di circa 6 euro/kg e quelle già stagionate e classificate come Dop, di fatto divenute equivalenti a formaggi succedanei, con un calo di valore di due euro/kg.
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Il Parmigiano salvato. Gli italiani, nonostante la crisi economica e finanziaria, hanno portato a casa per solidarietà oltre un milione di chili del Parmigiano Reggiano duramente colpito dal sisma. La corsa all’acquisto si è basata sulle vendite solidali attuate dalla Coldiretti attraverso i mercati e le botteghe di Campagna Amica e quelle del Consorzio di Tutela. Quasi 1 milione di euro è giunto nelle casse del “Comitato Gruppo caseifici terremotati del Parmigiano Reggiano”.
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A questa cifra si aggiungono i quasi 9 milioni di euro derivanti dal contributo straordinario di solidarietà messo in atto dai caseifici del comprensorio di produzione. Anche i consumi hanno mostrato una ripresa: nel trimestre giugno-agosto 2012 le vendite di Parmigiano Reggiano sono state superiori di quasi 61mila forme a quelle dello stesso periodo 2011.
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Fondi di solidarietà. La gara della solidarietà è scattata anche questa volta. Fare un conto preciso è difficile e sarebbe comunque parziale. Dallo sport alla Chiesa, dai media agli artisti fino ai singoli cittadini alle banche, alle aziende e alle associazioni di categoria, sono davvero tante le iniziative che hanno contribuito alla ricostruzione post-terremoto. Nello specifico tramite gli sms sono stati raccolti circa 14 milioni di euro, versati sul conto corrente della Regione e destinati a 38 progetti in altrettanti Comuni.
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Gli oltre 4milioni di fondi raccolti fino ad ora con il concerto a Campovolo, che ha venduto circa 150mila biglietti, sono destinati alla ricostruzione degli istituti scolastici, mentre i 3 milioni di euro del Concerto per l’Emilia sono stati destinati agli ospedali di Mirandola e Carpi. Le donazioni sul conto corrente della Regione Emilia-Romagna a fine settembre ammontavano a 10,26 milioni di euro. Sono stati individuati al momento oltre una ventina di interventi da finanziare.
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Fondi pubblici. Le istituzioni hanno cercato di fare la loro parte per rimediare ai numerosi danni del terremoto dell’Emilia. I fondi totali stanziati con diversi provvedimenti ammontano ad oltre 9 miliardi euro. La cifra non considera la stima del credito d’imposta per le ristrutturazioni, i costi della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, l’esenzione tickets e gli interessi sulle anticipazioni bancarie.
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Tra le risorse anche i risparmi del Senato per circa 21 milioni di euro e i 500 milioni reperiti tramite aumento delle accise sui carburanti pari a 2 centesimi di euro al litro. Dopo alcune polemiche sono stati stanziati anche 670 milioni di euro dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea, che ha approvato una rettifica al bilancio 2012. I soldi, a copertura parziale dei costi di emergenza e prima assistenza dei danni provocati dagli eventi sismici, andranno per la quasi totalità all’Emilia e una parte ridotta a Lombardia e Veneto.
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La ricostruzione. A più di 6 mesi dal terremoto del 20 e 29 maggio la laboriosità degli emiliani sta facendo miracoli, anche se tanto resta ancora da fare. Finora sono 650 gli interventi urgenti di messa in sicurezza eseguiti nel modenese e 221 mila tonnellate la quantità delle macerie rimosse. Oltre mille gli edifici scolastici controllati, il 40 per cento in provincia di Modena.
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Oltre 79 milioni sono già stati stanziati in Regione per la costruzione di 28 edifici scolastici temporanei e l’affitto di prefabbricati modulari per 30 edifici scolastici. Nonostante tutto 18 mila studenti hanno iniziato l’anno scolastico in strutture alternative. Nella sanità gli ospedali più danneggiati, Carpi e Mirandola, hanno riattivato rispettivamente il 90 e il 50 per cento delle attività, mentre il nosocomio di Finale è ancora chiuso. Avviati 91 cantieri per la diminuzione del rischio idraulico.