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http://www.leggo.it/news/politica/arrestato_il_maggiordomo_del_papa_si_e_scontrato_con_un_potente_foto/notizie/181120.shtml
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Vatileaks: estratti dal riassunto di Leggo.it
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Domenica 27 Maggio 2012 – 11:51
ROMA - Finita la «istruttoria sommaria» su di lui, Paolo Gabriele «ha nominato due avvocati di sua fiducia, abilitati ad agire presso il Tribunale vaticano, e ha avuto la possibilità di incontrarli». Lo ha dichiarato padre Federico Lombardi, precisando che in Vaticano non esiste il “fermo” e Gabriele è «detenuto».
Uno dei due legali, a quanto apprende l’Adnkronos, sarebbe Carlo Fusco, avvocato rotale e docente di diritto canonico alla Pontificia Università Urbaniana. Non è pubblico l’altro nome. L’arresto di Paolo Gabriele, ha ancora riferito padre Lombardi, è avvenuto nella serata di giovedì scorso, sul tardi.
Il detenuto è «cittadino vaticano», la sua abitazione, dove sono stati rinvenuti i documenti, è in «territorio vaticano». «Attualmente la magistratura ha contestato a Paolo Gabriele semplicemente il reato di furto aggravato. Siamo ad uno stadio molto iniziale del procedimento penale, perciò le quantificazioni di pene gravissime avanzate da alcune testate non hanno ragione di essere».
Lo ha detto il portavoce vaticano, padre Lombardi che, interrogato in proposito, ha risposto così sulle ipotesi di reato contestate finora all’aiutante di camera del Papa Benedetto XVI, arrestato perchè in possesso di documenti segreti. Sulla stampa circolavano invece formulazioni d’accusa come la violazione della corrispondenza di un capo di Stato e quindi l’attentato alla sicurezza dello Stato, reato che prevede una pena fino a 30 anni di carcere, ma che finora la magistratura vaticana non ha contestato a Gabriele.
GABRIELE NON CONFESSA Nessuna ammissione finora da parte di Paolo Gabriele, l’aiutante di camera del Papa arrestato. Secondo quanto apprende l’ANSA da fonti bene informate, Gabriele è sempre rimasto in silenzio durante gli interrogatori cui è stato sottoposto nell’ambito dell’istruttoria sommaria svolta finora.
Provato, chiuso in un profondo silenzio e assorto in preghiera. Così viene descritto da fonti ben informate Paolo Gabriele, il ‘maggiordomò del Papa, ora detenuto in una camera di sicurezza del Vaticano con l’accusa di aver diffuso documenti riservati. Il calvario personale di Gabriele sarebbe cominciato già mercoledì quando nel pomeriggio, alla presenza sua, della moglie e dei figli, sono cominciate le perquisizioni della Gendarmeria nell’appartamento in Vaticano dove vive la famiglia Gabriele e i primi interrogatori degli investigatori nell’ambito dell’istruttoria sommaria. Profondamente provato, Gabriele in queste ore di detenzione in una camera di quattro metri per quattro, si affida – dicono le fonti – ad una intensa preghiera.
LA RIVELAZIONE DEL CONFESSORE Il padre spirituale di Paolo Gabriele, il presunto ‘corvo’ arrestato ieri in Vaticano, scende in campo per difenderlo. Lo fa in forma anonima, in un colloquio con ‘la Stampa’. «Conosco Paolo da tanti anni – spiega il confessore – e se fossero dimostrate le accuse a suo carico davvero d’ora in avanti non ci sarebbe da fidarsi più di nessuno». «L’ho seguito spiritulamente – spiega ancora il padre spirituale – e posso testimoniare di avere sempre trovato una persona innamorata della Chiesa, e molto devoto al Papa, prima a Giovanni Paolo II e ora a Benedetto XVI». Racconta però il presule: «ricordo che raccogliendo le confidenze di tanti in Vaticano ad un certo punto aveva finito per scontrarsi con qualcuno di molto potente qui…».
GOTTI TEDESCHI: ZITTO PER IL PAPA Le notizie in Vaticano si rincorrono l’una all’altra, e oggi la ribalta è occupata dall’arresto del cameriere del Papa come presunto «corvo» nella vicenda delle fughe di documenti, ma la caduta di Ettore Gotti Tedeschi dalla poltrona di presidente dello Ior conserva tutta la sua dirompenza.
Tanto più che lo stesso Gotti Tedeschi, oltre che per asserite gravi carenze nella governance della «banca» vaticana, è stato sfiduciato dal board proprio con l’accusa di aver fatto filtrare all’esterno notizie riservate del Vaticano.
Oggi al vertice dell’Istituto Opere di religione è subentrato, come avviene in questi casi, il vice presidente Ronaldo Hermann Schmitz, 74 anni anni il prossimo 30 ottobre, tedesco nato a Porto Alegre (Brasile), ex ad della Deutsche Bank.
Il subentro è stato ratificato dalla Commissione cardinalizia di vigilanza, presieduta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e composta dagli altri porporati Telesphore Placidus Toppo, Odilo Pedro Scherer, Jean-Louis Tauran, Attilio Nicora. È l’organo che ha in capo il potere decisionale allo Ior e che ha adottato formalmente la «sfiducia» di Gotti Tedeschi votata ieri all’unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza.
All’ormai ex presidente è stato addebitato di «non aver svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio». Ma fuori dall’ufficialità, all’ex «banchiere del Papa» è stato anche rimproverato un ruolo nella vicenda Vatileaks. «Non voglio dire nulla per ora – ha detto stamane Gotti Tedeschi, a poche ore dal suo siluramento – perchè sono ancora dibattuto tra l’ansia di spiegare la verità e non voler turbare il Santo Padre con dette spiegazioni». «Il mio amore per il Papa oggi prevale su ogni altro sentimento, persino di difesa della mia reputazione che vilmente viene messa in discussione», ha aggiunto con una coda particolarmente velenosa.
Bisognerà vedere ora quale sarà la scelta che i vertici vaticani faranno sul futuro assetto della presidenza Ior. Se cioè lasceranno Schmitz a capo del Consiglio di Sovrintendenza, cooptando un nuovo membro dall’esterno, oppure se prevarrà la volontà di imprimere una svolta con l’arrivo di un nuovo presidente. L’uscita di scena di Gotti Tedeschi, economista che peraltro ha potuto vantare sentimenti di forte stima da parte di Benedetto XVI, apre un nuovo periodo di transizione per la «banca» vaticana, in una fase in cui è ancora aperta l’attuazione delle nuove normative anti-riciclaggio, sotto esame da parte del gruppo MoneyVal per l’ammissione o meno della Santa Sede nella «white list» dei Paesi virtuosi.
Una questione su cui si sono innestati attriti all’interno delle mura vaticane, già alimentati da vicende come l’inchiesta giudiziaria che ha interessato lo Ior e poi anche la questione del San Raffaele, dove non è passato il progetto del card. Bertone di creare un grande «polo» ospedaliero facente capo al Vaticano.
LE INDAGINI SULLE ALTRE TALPE Il Vaticano mantiene il più stretto riserbo sulle indagini che riguardano l’assistente di camera Paolo Gabriele, fermato e interrogato in merito alla trafugazione di documenti riservati.
Secondo quanto apprende l’Adnkronos da fonti vaticane, le indagini stanno andando comunque avanti, il procurato dei giustizia – una sorta di pubblico ministero vaticano – l’avvocato Nicola Picardi proseguirà il lavoro di indagine sulla fuga di notizie che non si esaurisce con il fermo del cameriere del Papa.
In ogni caso Paolo Gabriele è stato trovato effettivamente in possesso di documenti che non doveva avere e c’è il sospetto che possa averli diffusi all’esterno, ma questa circostanza ancora è oggetto delle indagini. D’altro canto fra le numerose carte uscite in questi mesi dai sacri palazzi, molte non sembrano aver a che fare direttamente con l’Appartamento del Papa, sono comunicazioni interne fra cardinali e lati funzionari, il che lascia aperta la porta all’ipotesi dell’esistenza di più talpe, una possibilità che non è stata scartata e anzi è oggetto di indagine.
In quanto a Gabriele, è certo che possedeva documenti «che non doveva avere», tuttavia bisognerà verificare se è stato lui a passarli o in che modo questo sia avvenuto. Ci sarà un processo che seguirà le norme della legge vaticana. L’assistente di Camera di Ratzinger, segue il Papa nei viaggi, ha accesso all’appartamento, svolge le commissioni che gli vengono date, ed è uno dei pochi che può accedere regolarmente alle stanze private di Benedetto XVI.
Ha svolto in passato servizio presso La prefettura della Casa pontificia guidata dall’americano James Harvey e dal 2006 lavora a stretto contatto con il Pontefice. Rischia naturalmente di perdere il posto di lavoro; in quanto al fermo va considerato che in Vaticano non ci sono prigioni e questo ha più il carattere di una misura cautelare che si dovrebbe esaurire nelle prossime ore
“TRE GRADI DI GIUDIZIO” Il presunto ‘corvo’ Paolo Gabriele sarà sottoposto a tre gradi di giudizio. Come qualsiasi cittadino accusato di un delitto. «Sarà il tribunale apostolico a giudicarlo dal momento che il reato del quale è accusato si è consumato in Vaticano », spiega don Davide Scito, docente di Diritto Canonico all’università Pontificia Santa Croce. L’ ‘aiutante di camera della famiglia pontificia è sospettato di essere, dalla Gendarmeria vaticana, il ‘corvo’ della Santa Sede. L’uomo è ora a disposizione del promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi. «Erano secoli che non si arrestava qualcuno in Vaticano», annota ancora il presule.