Posts Tagged 'tragedia'

Ucraina: bagno di sangue a Est. Liberati osservatori Osce

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http://www.agi.it/estero/notizie/201405031541-est-rt10059-ucraina_bagno_di_sangue_a_est_a_donetsk_c_e_una_guerra

 

Ucraina: bagno di sangue a Est.

Liberati osservatori Osce

18:50 03 MAG 2014

UCRAINA 2

(AGI) – Kiev, 3 mag. – Il presidente ad interim ucraino ha dichiarato due giorni di lutto nazionale per le oltre 50 vittime registrate nella giornata di venerdi’ nel Paese. “La giornata del 2 maggio e’ stata tragica per ‘Ucraina: ho firmato un decreto per osservare due giorni di lutto, tanto per gli eroi morti nel corso dell’operazione anti-terrorismo che per coloro che sono deceduti nei tragici fatti di Odessa”, ha reso noto Oleksandr Turchynov, in una dichiarazione. Nella giornata di venerdi’ erano morte almeno 9 persone negli scontri tra lealisti e miliziani filorussi a Slavyansk; e almeno 42 persone hanno per la vita a Odessa, in violenze culminate in un rogo presso la sede dei sindacati, in cui sono rimasti intrappolati a decine. Il teatro di guerra si e’ spostato oggi a Kramatorsk, un’altra delle roccaforti dei ribelli in Ucraina orientale, a sud di Slavyansk.

Liberati gli osservatori Osce

Il responsabile del centro anti-terrorismo ucraino ha confermato che sono in corso pesanti combattimenti in citta’. “Ci sono spari e scontri in tutta Kramatorsk”, ha detto senza aggiungere molti dettagli nel corso di una conferenza stampa. “Quel che abbiamo di fronte nella regione di Donetsk non e’ una semplice rivolta di breve durata, in realta’ e’ una guerra”. Poco prima, anche il ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, aveva scritto su Facebook che nelle strade di Kramatorsk sono in corso pesanti combattimenti tra l’esercito e i miliziani filorussi. “Avanziamo a Kramatorsk  sotto l’intenso fuoco terrorista. Sono in corso combattimenti”.
Al termine di pesanti combattimenti le truppe ucraine hanno riconquistato la sede dei servizi di intelligence a Kramatorsk.
“Ora e’ sotto il controllo della Guardia Nazionale”, ha dichiarato in un comunicato il ministero dell’Interno. Intanto la televisione locale ha mostrato le immagini dei veicoli corazzati da trasporto truppe che attraversavano le citta’.

Kramatorsk e’ teatro da diverse ore della controffensiva di Kiev. Il governo ucraino accusa: gruppi militari provenienti dalla Transnistri, la regione secessionista della Repubblica Moldava, insieme a gruppi russi, hanno lavorato insieme per fomentare i disordini a Odessa. La denuncia arriva dai servizi segreti ucraini (Sbu) all’indomani degli scontri avvenuti nella citta’ portuale dell’Ucraina meridionale, culminati nel rogo nella sede del sindacato. “I disordini avvenuti a Odessa e che hanno portato a scontri e molte vittime sono dovuti a interferenze straniere”, ha detto una portavoce dello Sbu, nel corso di una conferenza stampa. Secondo la portavoce, alcuni ex alti funzionari, un tempo parte dell’entourage dell’ex presidente Viktor Yanukovich, hanno finanziato i “sabotatori” per fomentare i disordini; e ha fatto i nomi di due uomini, Serhiy Arbuzov e Oleksander Klymenko, che ora “si nascondono in un Paese vicino”.

 

Afghanistan, Apocalisse di fango Oltre duemila morti sotto la frana

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http://www.lastampa.it/2014/05/03/esteri/afghanistan-apocalisse-di-fango-oltre-duemila-morti-sotto-la-frana-luCxV1Y0nqwfwCV6rriC3K/pagina.html

ESTERI

03/05/2014


Afghanistan, Apocalisse di fango 

Oltre duemila morti sotto la frana

 

Migliaia di sfollati nella provincia di Badakhshan, Onu in campo per gli aiuti

AP

afghanistan

La frana nella provincia del Badakhshan

 

All’indomani della tragedia, si confermano i contorni drammatici della strage causata dalla frana che ieri ha travolto uno sperduto villaggio nel nord-est dell’Afghanistan. Un portavoce del governatore della provincia del Badakhshan (nel nord-ovest del Paese) ha reso noto che, al momento, sono 2.100 le vittime confermate, appartenenti a 300 diverse famiglie. Le Nazioni Unite intanto hanno annunciato di volersi concentrare sugli oltre 4mila sfollati causati dal disastro e hanno ipotizzato il rischio di ulteriori frane nella zona.

 

Per l’Afghanistan è una tragedia di proporzioni disastrose, dovuta al maltempo ed all’incuria umana. Il cedimento di una collina dovuto a piogge battenti ha causato due frane che hanno sepolto centinaia di case. Si tratta della seconda emergenza di questo tipo che ha colpito il Paese. La scorsa settimana, infatti, temporali insoliti per la stagione e lo scioglimento delle nevi si sono coalizzati provocando lo straripamento di fiumi ed inondazioni in cinque province del nord-ovest afghano, con la perdita di circa 180 vite umane e gravi danni a infrastrutture, bestiame e raccolti.

 

L’allarme è scattato all’inizio del pomeriggio nel distretto di Argo quando, a seguito di giorni di piogge battenti, una quantità enorme di acqua, terra e sassi si è abbattuta su un villaggio nell’area di Aab Barik, seppellendo fra 200 e 250 modeste case ed una moschea. Secondo il capo del consiglio provinciale Abdul Wahed Tabibi, il luogo era pieno di fedeli convenuti per la preghiera del venerdì. A quanto sembra, tragedia nella tragedia, due ore dopo la prima valanga dalla collina sovrastante la zona si è staccata una seconda frana che ha seppellito centinaia di soccorritori che si adoperavano, anche a mani nude, nel salvataggio del maggior numero possibile di persone.

 

Il governatore della Provincia, Shah Waliullah Adib ha lanciato un appello accorato a soccorsi rapidi. «Per noi è fisicamente impossibile far fronte a questa emergenza – ha detto – perché non abbiamo nemmeno un numero sufficiente di pale, e c’è grande necessità di macchinari». Date le dimensioni della catastrofe in una regione dell’Afghanistan carente di infrastrutture e di comunicazioni, il presidente Hamid Karzai ha ordinato l’intervento dell’esercito nei soccorsi a cui si sono aggiunti, ha indicato l’Unama, anche reparti speciali della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). Reagendo tra i primi, il presidente Usa Barack Obama ha detto ai giornalisti che gli Stati Uniti «sono con il popolo afghano» e sono «pronti ad aiutare per far fronte al disastro».

 

Confinante con Tagikistan, Cina e Pakistan, la provincia di Badakhshan è racchiusa nelle montagne dell’Hindu Kush e del Pamir. Secondo gli ambientalisti da decine di anni la popolazione locale taglia gli alberi e gli arbusti per uso domestico, e questo ha praticamente rimosso ogni ostacolo naturale ai fenomeni di smottamento di terra.

 

Ecco le immagini della frana 

 

afghanistan 1

 

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Luxor: mongolfiera esplode, 19 morti. Nel 2009 ando’ contro palo

http://www.agi.it/estero/notizie/201302261611-est-rt10231-luxor_mongolfiera_esplode_19_morti_nel_2009_ando_contro_palo

Estero

Luxor: mongolfiera esplode, 19 morti.

Nel 2009 ando’ contro palo

luxor

16:11 26 FEB 2013

(AGI) – Il Cairo, 26 feb. – Quando e’ esplosa per poi piombare al suolo, la mongolfiera precipitata nella mattinata di oggi vicino a Luxor, capoluogo dell’omonima provincia nell’Alto Egitto, stava sorvolando il sito archeologico di Qurna a 300 metri di altezza: lo ha riferito la societa’ turistica ‘Sky Cruise’ che aveva organizzato il volo sopra alle rovine di epoca faraonica, un’attrazione molto popolare tra i turisti stranieri.

A bordo dell’aerostato vi erano in tutto 21 persone, forse 22: dopo circa un’ora di volo e’ improvvisamente divampato un incendio, seguito dalla deflagrazione, poi nel giro di un paio di minuti dallo schianto in fiamme sulla sponda occidentale del fiume Nilo, costeggiata da folte piantagioni di canna da zucchero.

Il numero dei morti e’ ancora incerto, diciotto o diciannove a seconda delle versioni: avrebbero perso la vita nove cittadini di Hong Kong, quattro di nazionalita’ giapponese, due britannici, altrettanti francesi e uno originario dell’Ungheria; non tutti i cadaveri sono peraltro stati finora identificati.

Almeno tre i superstiti, che lamentano serie ustioni: si tratta del pilota egiziano e di altri due passeggeri britannici, che sono comunque riusciti a sopravvivere facendo leva sulla freddezza necessaria per attendere che il relitto si trovasse a soli 10-15 metri da terra, e soltanto a quel punto saltare fuori dal cesto. Incerta invece la sorte di un secondo egiziano, probabilmente la guida del gruppo.


Ancora da accertare le cause della sciagura, verosimilmente dovuta a una scintilla scoccata da un accendino o da una sigaretta accesa. Non si esclude peraltro nemmeno l’ipotesi di un cedimento del pallone per l’usura, a sua volta dovuta alla scarsa manutenzione, ovvero di uno sbilanciamento provocato dalla posizione errata tenuta dal pilota. L’esplosione ha comunque interessato la manichetta in gomma che collega il bruciatore di alimentazione alla bombola di gas da cui e’ rifornito.

Non e’ la prima volta in cui Luxor e’ teatro di una tragedia analoga: nel 2009 tredici stranieri rimasero gravemente feriti quando la loro mongolfiera ando’ a cozzare contro un palo delle linee telefoniche, cadendo quindi a terra.


In quella circostanza l’aerostato risulto’ sovraccarico, ma non e’ il caso odierno, poiche’ palloni simili sono in grado di trasportare anche 25 persone. (AGI) 

Messico/ 32 morti e 121 feriti per esplosione in sede Pemex

 

http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=010213161000

ULTIMISSIME

Messico/ 32 morti e 121 feriti

per esplosione in sede Pemex

 

Venerdi, 1 Febbraio 2013 – 16:10

 

incendio pemex

E’ salito ad almeno 32 morti accertati e a 121 feriti, circa la meta’ dei quali ricoverati in ospedale, il bilancio della violentissima esplosione che ha devastato la Torre ‘B2′ di Citta’ del Messico, un grattacielo alto 214 metri situato nel quartiere occidentale di Anzures e che, insieme a vari edifici annessi, ospita la sede della compagnia petrolifera statale ‘Pemex’.

Il computo aggiornato delle vittime e’ stato fornito dal direttore generale della societa’ pubblica, Emilio Lozoya, secondo il quale e’ ancora troppo presto per affermare quale sia stata la causa del disastro.

S’ipotizzano comunque una fuga di gas o un cortocircuito nel sistema elettrico del complesso. Proseguono frattanto le operazioni di soccorso per cercare di estrarre eventuali superstiti dalle macerie.

Livorno: incendio in palazzo, morto bimbo 9 anni grave fratello di 11

http://www.asca.it/news-Livorno__incendio_in_palazzo__morto_bimbo_9_anni_grave_fratello_di_11-1241596-ATT.html

 

Livorno: incendio in palazzo,

morto bimbo 9 anni

grave fratello di 11

25 Gennaio 2013 – 13:26

livorno incendio palazzo

(ASCA) – Firenze, 25 gen – Un bambino di 9 anni morto, il fratellino di 11 e il padre gravi in ospedale.

E’ il bilancio di un incendio che si e’ sviluppato in un appartamento del quartiere Salviano a Livorno. Anche la madre e una sorellina di 4 anni hanno riportato ferite. L’incendio e’ divampato in un palazzo popolare.

In attesa che venga fatta chiarezza sulle cause dell’incendio il Comune di Livorno, spiega una nota, si e’ messo a ”totale disposizione” della famiglia colpita dalla tragedia e di quelle che al momento non possono rientrare in casa.

Sul posto, appena giunta la notizia, si sono recati il sindaco Alessandro Cosimi, il vicesindaco Bruno Picchi, l’assessore al Sociale Carla Roncaglia, l’assessore alla Protezione Civile Massimo Guli’.

La Protezione Civile del Comune, conclude la nota, si sta adoperando per trovare una sistemazione alle altre tre famiglie del settimo e ottavo piano le cui abitazioni sono al momento inagibili.

afe/mau

 

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Cermis, incidente in motoslitta. Sei morti su una pista nera

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http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Altri/04-01-2013/cermis-incidente-motoslitta-sei-morti-una-pista-nera–913690462447.shtml

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Cermis, incidente in motoslitta. 

Sei morti su una pista nera

 

CAVALESE (Trento), 4 gennaio 2013

Dramma in Trentino, dopo le 22: il mezzo si è ribaltato sfondando la rete di recinzione, sbalzando gli occupanti – tutti russi – in un dirupo oltre la pista. Altre due persone ricoverate. Il sindaco di Cavalese: “Tristezza per una grave perdita umana, ma quella pista era vietata”. Aperta inchiesta per omicidio colposo: disposto alcoltest sui sopravvissuti. Cancellato lo show di contorno al Tour de Ski, che domenica si disputa proprio nel luogo dell’incidente.

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INCIDENTE CERMIS: IN CORSO RECUPERO SALME MOTOSLITTA

E’ il Cermis il teatro dell’ultima tragedia della montagna. In un incidente sul monte del Trentino sono morte 6 persone, tutte russe, e altre due sono rimaste gravemente ferite nel ribaltamento della motoslitta su cui viaggiavano. Le vittime – quattro uomini e due donne – sono precipitate in un dirupo profondo 100 metri, oltre la rete di recinzione. L’incidente è avvenuto dopo le 22 mentre l’equipaggio si stava trasferendo dalla località Alberghi del Cermis al Doss dei Laresi lungo la pista Olimpia 2, chiusa al transito nelle ore notturne. Secondo la ricostruzione del Soccorso alpino, la motoslitta con rimorchio, partita dal rifugio Sporting hotel sul Cermis, forse per la velocità o una manovra errata, si è ribaltata sul bordo della pista sfondando le reti di recinzione e sbalzando fuori gli occupanti: per sei di loro non c’è stato nulla da fare, mentre altri due, gravemente feriti, sono stati trasportati in elicottero, uno all’ospedale di Cavalese, l’altro al S.Chiara di Trento.

I NOMI DELLE VITTIME — Sono tutte russe le vittime dell’incidente, fra questa anche Larissa Rafilya Pshenichnaya, 51 anni, residente a Predazzo e moglie del gestore dell’hotel Sporting Cermis, Iaroslav Iagafarov Azat, 58 anni, ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Trento. Le altre vittime sono turisti dell’hotel Des Alpes di Cavalese: Liudmila Iudina, 48 anni e i figli Denis e Julia rispettivamente di 16 e 25 anni; Irina Kravchenko, 45 anni e Viacheslav Sleptsov, 52 anni. L’altro ricoverato è Boris Iudin, di 47 anni. Le ricerche, effettuate dal Soccorso alpino della Val di Fiemme, con uomini, cani da ricerca e rinforzi vari – ma senza l’uso degli elicotteri, impossibilitati ad alzarsi in volo a causa dell’oscurità – sono state complicate, oltre che buio, anche dal fatto che nel luogo dell’incidente, oltre il bordo della pista, ci sono rocce e bosco fitto.

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ITALY: SIX RUSSIAN TOURISTS DEAD, RESCUERS WORKING ON MOUNT CERMIS

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IL CORDOGLIO DELLA PROVINCIA — “Siamo profondamente scossi di fronte a questa tragedia e impegnati in prima linea nei soccorsi”. Lo ha detto il presidente della Provincia autonoma di Trento, Alberto Pacher, che nella notte ha seguito sul posto l’evolversi della situazione al Cermis. Tristezza enorme e anche amarezza nelle parole del sindaco di Cavalese, Silvano Welponer, che esprime “partecipazione per la grave perdita umana”, ma sottolinea l’imprudenza. “È stato un atto di irresponsabilità – dice – se quella pista nera è stata una scelta e non un errore, perché la motoslitta non era autorizzata a percorrerla”. Si tratta, infatti, di una pista molto ripida, con un muro che crea problemi anche con gli sci e che di notte si ghiaccia. Altra ipotesi è che la pista non sia stata imboccata volontariamente, ma che sia stato un errore, nel buio, ad avere confuso chi guidava.

CANCELLATO SHOW PER TOUR DE SKI — A causa della tragedia, sono state annullate tutte le iniziative di spettacolo previste oggi e domani in Val Di Fiemme per doppia tappa finale del Tour de Ski, la competizione a tappe di sci nordico valido per la Coppa del Mondo di fondo e anteprima dei prossimi Mondiali di specialità in programma nella valle del Trentino a metà febbraio. L’annuncio è stato dato dal presidente esecutivo del comitato organizzatore Piero De Godenz, e dall’assessore al Turismo del Trentino, Tiziano Mellarini. “È opportuno un segnale di sobrietà in segno di rispetto delle famiglie dei sei turisti morti stanotte sul Cermis”. Lungo la pista Olimpia, che ospiterà l’ultima gara del Tour de Ski, non verrà diffusa musica, come tradizionalmente avviene, né saranno vendute bevende alcoliche, e prima delle gare verrà osservato un minuto di silenzio. Domenica, proprio la pista teatro dell’incidente vedrà i fondisti risalire il tracciato con gli sci da fondo fino alla stazione intermedia dove è posto l’arrivo della gara.

APERTA INCHIESTA — La procura di Trento, intanto, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo sull’incidente. Il titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Davide Ognibene sta cercando di ricostruire l’incidente anche attraverso testimonianze. Fondamentali potrebbero essere quelle dei due sopravvissuti. Non è chiaro se la motoslitta sia stata volontariamente consegnata al gruppo di turisti, o se gli stessi l’abbiano presa senza autorizzazione e usata per la mortale discesa. I due conducenti del mezzo sono stati sottoposti a esami per accertare i livelli alcolemici del sangue, ma ancora non sono stati resi noti i risultati. La motoslitta, sotto sequestro, era guidata da due persone e ci sono dubbi sulla reale capacità del mezzo di potere reggere il peso dei sei passeggeri deceduti.

Gasport

Costa d’Avorio, 60 morti nella calca per festeggiare il nuovo anno

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http://qn.quotidiano.net/esteri/2013/01/01/823927-costa_avorio_morti.shtml

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Costa d’Avorio, 60 morti nella calca per festeggiare

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il nuovo anno

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Le vittime sono in gran parte ragazzini tra gli 8 e i 15 anni

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La tragedia quando la folla ha iniziato a a entrare nello stadio Felix Houphouet-Boigny. Sono rimasti coinvolti molti bambini che partecipavano ad i festeggiamenti con i fuochi d’artificio per l’arrivo del 2013

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60 morti i nigeria

Strage di bambini allo stadio in Costa d’Avorio (AFP)

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Abidjan (Costa d’Avorio), 1 gennaio 2013  – Oltre 60 persone hanno perso la vita e altre 200 sono rimaste ferite (bilancio provvisorio) durante i festeggiamenti per il nuovo anno nel quartiere di Plateau, ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Lo rendono noto i media locali.

In particolare, l’agenzia di stampa Agence Ivoirienne de Presse (Aip) fa sapere che le persone sono rimaste schiacciate nella calca nei pressi dello stadio Felix Houphouet-Boigny, meglio noto come Felicia. Le vittime sono in gran parte ragazzini tra gli 8 e i 15 anni.

Diverse fonti riferiscono che sono rimasti coinvolti molti bambini che partecipavano ad i festeggiamenti con i fuochi d’artificio per l’arrivo del 2013. Il responsabile dei pompieri Issa Sako ha detto che l’ingorgo della folla si è creato all’ingresso dello stadio. ‘’Nella calca molti sono stati calpestati e soffocati dalla folla’’, ha raccontato.

TRAGEDIE DI FINE ANNO

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http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_01/capodanno-botti-morti-feriti_c3f3b7de-53e8-11e2-a89b-c14459bdd583.shtml

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Botti di Capodanno: due morti in Campania

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361 feriti di cui 92 minorenni in tutta Italia

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Un uomo di 51 anni ucciso da un esplosione nel Casertano e nel Beneventano un razzo colpisce un imprenditore

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Ancora un tragico Capodanno. Ancora morti e feriti per botti esplosi senza controllo e fuochi acquistati sulle bancarelle abusive. Secondo il dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno il bilancio complessivo delle persone coinvolte negli incidenti di fine anno è di due morti e 361 feriti. Tra i feriti, 53 hanno meno di 12 anni (erano 76 lo scorso anno) e 39 tra 13 e 18 anni, per un totale di 92 minori a fronte dei 135 complessivi dell’anno scorso. Il numero dei feriti appare in forte diminuzione (561 lo scorso anno) ed in calo è anche il numero dei feriti con oltre i 40 giorni di prognosi – per lesioni particolarmente gravi e con danni spesso permanenti – che passa dai 35 dello scorso anno ai 29 del 2013.

SCOPPIO MORTALE - Due sono i morti in Campania per i botti di Capodanno. Il primo è un ristoratore di 51 anni, Pasquale Zacchia, ucciso dall’esplosione di un potente petardo che gli ha procurato gravi ferite al cranio a Pontelatone, un comune del Casertano. Il secondo morto è Antonio Serino, un imprenditore edile di 49 anni originario di Montefusco (Avellino). L’uomo era con i familiari in una villa di San Martino Sannita (Benevento) quando un razzo partito inavvertitamente lo ha colpito al volto. È deceduto sul colpo.

MICCIA – Il ristoratore del casertano stava testando botti professionali, in attesa del fuochista quando da un mortaio sono partiti gli scoppi. Potrebbe essere stata una miccia difettosa a far esplodere velocemente la bomba che ha colpito in pieno volto Zacchia, che non ha avuto, sembra, neanche il tempo di allontanarsi. Il «botto» gli ha fracassato il cranio.

LESIONI – Oltre ai due morti, è di 107 feriti il bilancio in Campania, la regione dove si registra il maggior numero di vittime dei festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno. In base ai dati forniti dalle questure dei capoluoghi di provincia l’annuale bollettino contempla 82 feriti tra Napoli e provincia; 12 nel Salernitano; 9 feriti e un morto nel Casertano; 3 feriti ad Avellino e provincia; un morto e un ferito nella provincia di Benevento. Tra i feriti nel Napoletano ci sono dodici minorenni. Il caso più grave è quello di una bimba di 6 anni con ustioni alle cornee oltre che al resto del corpo: secondo i sanitari ne avrà per 25 giorni. Il più piccolo fra i feriti è un bimbo di 5 anni che ha riportato ustioni al viso ed è stato dimesso con una prognosi di cinque giorni. Il numero delle vittime «da botti» in Campania è di poco superiore a quello dell’anno scorso (82 rispetto ai 73 del Capodanno 2012).

COLPI VAGANTI – Dieci feriti, di cui uno grave a causa di un colpo di fucile vagante, in Calabria della guerra dei botti. La provincia con il maggior numero di feriti è Crotone dove ci sono state quattro persone che si sono dovute recare in ospedale e hanno riportato prognosi dai 20 ai 30 giorni. A un ragazzo di 20 anni è stato amputato un dito della mano sinistra. In provincia di Vibo Valentia si sono avuti tre feriti di cui un romeno di 26 anni che a San Costantino Calabro è stato raggiunto da un colpo di fucile vagante. Il giovane è stato portato nell’ospedale di Vibo Valentia dove i sanitari si sono riservati la prognosi. Gli altri due feriti sono entrambi minorenni di 8 e 13 anni che hanno riportato ferite giudicate guaribili in quindici giorni. In provincia di Reggio Calabria due persone hanno riportato escoriazioni alle mani ed alle gambe e sono state giudicate guaribili con una prognosi inferiore ai 15 giorni. A Praia a Mare, nel cosentino, un ragazzo di 14 anni ha subito l’amputazione del dito di una mano.

SCHEGGE - Sono nove, tre delle quali con la prognosi riservata, le persone medicate negli ospedali di Catania. I più gravi sono ricoverati nel reparto di Oculistica del Policlinico per schegge negli occhi. Due feriti e diversi incendi in provincia di Siracusa. Nel capoluogo un ventinovenne di origini romene è rimato ferito alla mano durante l’incendio sul balcone dell’abitazione causato dallo scoppio di un petardo. Dopo la mezzanotte, una 39enne di Lentini è rimasta ferita alla mano sinistra. Nella stessa cittadina, i poliziotti hanno denunciato in stato di libertà un 63enne per detenzione illegale d’arma da fuoco.

MANI AMPUTATE A Milano un bambino di 11 anni, di origine nomade ha perso tre dita, ed è rimasto ferito ad altre due, per aver raccolto un petardo inesploso. A Cinisello Balsamo un uomo è stato colpito da una fucilata a una gamba. Sono i due feriti più gravi in provincia di Milano dove il 118 ha eseguito circa 880 interventi tra le 21 di lunedì e le 7 di martedì. Un uomo ha perso la mano per lo scoppio di un petardo nel foggiano.

ROGHI - A Genova, nella delegazione di Cornigliano, un bambino di nove anni è rimasto ustionato alla schiena poco dopo le 2, a causa dei fuochi d’artificio che stava lanciando insieme ad alcuni adulti e altri bambini. È questo il fatto più grave registrato a Genova, anche se i vigili del fuoco, nel capoluogo e nel Tigullio, hanno registrato 48 interventi per incendi vari, di cui quattro più gravi. Molti i roghi imputabili al lancio di petardi: distrutta parte della copertura dell’ex officina Amt Guglielmetti in Valbisagno; i balconi di due appartamenti sono andati in fiamme in via Torti, a San Fruttuoso, e in via Canevari, a Brignole; un incendio boschivo si è verificato a Voltri. Un’auto, un furgone e una moto sono andati distrutti in un rogo a Sampierdarena e un’altra auto è bruciata a Rivarolo.

INCENDI – In Basilicata si sono contati due feriti lievi ma durante la notte, i Vigili del fuoco hanno dovuto intervenire per spegnere un incendio divampato a Latronico (Potenza), e per spegnere fuochi accesi nei cassonetti in diversi Comuni della regione. Una trentina sono le persone rimaste ferite a Roma, una decina i casi più gravi. Tra questi, quattro hanno subito gravi danni alle mani. Per un uomo, un romeno, è stata necessaria l’amputazione della mano sinistra. Ad altri tre, italiani, due uomini e una donna, sono state amputate alcune dita.

DIVIETO – Nel quartiere Libertà di Bari un gruppo di persone ha inscenato in strada una batteria di giochi pirotecnici allestendo un banchetto con una caricatura del sindaco Michele Emiliano che per il secondo anno con un’ordinanza aveva vietato i giochi pirotecnici. Nonostante il divieto anche a Bari i botti hanno acceso il cielo dei quartieri popolari facendo quattro feriti. Altre persone sono rimaste ferite in provincia, a Barletta, Andria e Trani. Il più grave è un uomo di Acquaviva delle Fonti (Bari), ricoverato con una prognosi superiore a 40 giorni: lo scoppio di un petardo che stava maneggiando lo ha investito al volto. Gli altri feriti si registrano ad Andria (2) e a Corato (1), con prognosi che varia da sette a 20 giorni.

GIOCO PIROTECNICO – Rischia di perdere un occhio un quarantanovenne di Riparbella (Pisa) per un petardo che gli è esploso in volto. L’uomo è stato portato in ambulanza al’ospedale di Cecina (Livorno) e poi, dopo aver subito un arresto cardiocircolatorio, è statao trasferito nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Livorno. Secondo quanto raccolto dai carabinieri di Riparbella, l’uomo stava accendendo un grosso petardo, di libera vendita e acquistato regolarmente, quando per cause ancora in via di accertamento un razzo gli sarebbe esploso vicino al volto ferendolo in modo grave. La scatola del gioco pirotecnico è stata sequestrata dai militari.

Redazione Online1 gennaio 2013 | 14:45

Terremoto in Emilia, i numeri della tragedia

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http://it.notizie.yahoo.com/foto/terrmeoto-in-emilai-numeri-tragedia-slideshow/least-nine-killed-5-8-20120529-140329-910.html

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Terremoto in Emilia, i numeri della tragedia

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Alle tragedie non ci può mai abituare davvero. E così quando la terra ha tremato in Emilia il ricordo delle macerie e delle lacrime dell’Aquila, colpita dal terremoto il 6 aprile del 2009, si è arricchito di nuovo dolore. Con tanto di polemiche sulla possibilità di prevenire simili fenomeni naturali o almeno limitarne le conseguenze. (Testi di Filippo Panza)

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emilia 1

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Questa volta il sisma ha colpito la pianura padana con epicentro in provincia di Modena. Erano le 4:03 del 20 maggio di quest’anno quando una forte scossa di 20 secondi, con magnitudo di 5,9 della scala Richter, si è fatto sentire in tutto il Nord e parte del Centro Italia. Il dramma, dovuto al movimento delle faglie e all’accavallamento delle falde appenniniche al di sopra della placca adriatica, è stato subito evidente.

Il bilancio di 7 morti, circa 50 feriti, 5mila sfollati e ingenti danni al patrimonio culturale non lasciava spazio a dubbi. Mentre faticosamente riaffiorava la voglia di vivere degli emiliani, un destino cinico ha colpito di nuovo a soli 9 giorni. E sempre nella stessa zona.

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Alle 9 del 29 maggio una scossa di 30 secondi, con magnitudo di 5,8 della scala Richter e una maggiore profondità di quella del 20 maggio, ha avuto effetti ancora più devastanti: 20 morti, 350 feriti, 15mila sfollati, numerosi danni ad edifici pubblici, privati e storico-artistico. Soprattutto uno stato perenne di incertezza che le centinaia di scosse successive hanno reso incancellabile.

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Le vittime. Il bilancio totale è di 27 vittime. Medolla, paese in provincia di Modena ed epicentro della scossa del 29 maggio, ha pagato il tributo di sangue più pesante. Qui, infatti, sono morte sei persone, di cui ben 4 sono state uccise dal crollo dell’azienda biomedicale Haemotronic. Il terremoto dell’Emilia è stato anche il dramma dell’emigrazione. Tra i decessi, infatti, ci sono anche il marocchino Mohammed Azaarg e l’indiano Pawan Kumar, operai della Meta di San Felice sul Panaro distrutta dal sisma

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Tra le storie che più hanno colpito l’opinione pubblica quelle di Don Ivan Martini, 65 anni, parroco di Rovereto, morto in chiesa per salvare la statua della Madonna e Martina Aldi, 38enne di Finale Emilia, incinta di pochi mesi e deceduta dopo più di dieci giorni di coma.

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Le scosse. Quasi 2mila scosse dal 20 maggio fino a metà giugno, quando lo sciame sismico in Emilia ha cominciato ad arrestarsi.Il dramma è scattato alle 4:03 del 20 maggio quando una scossa della durata di 20 secondi di magnitudo pari a 5,86 della scala Richter ha colpito la Pianura padana. L’epicentro a Finale Emilia, in provincia di Modena, a 6,3 km di profondità. La scossa più forte, preceduta all’1:13 e all’1:42 da altre due di 4,1 e 2,2, si è fatta sentire in tutto il Nord e parte del Centro Italia. Successivamente ci sono state altre scosse tra i 4 e i 5,1 di magnitudo.

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Alle 9 del 29 maggio, poi, un nuovo terremoto della durata di 30 secondi, di magnitudo 5,8 e della profondità di 9,6 km. L’epicentro è nella zona di Medolla e Cavezzo, in provincia di Modena, ma il sisma è stato avvertito anche in Slovenia e Croazia. Il 29 si sono verificate altre due scosse alle 12:55 e alle 13 di intensità 5,3 e 5,2. Lo sciame sismico dei giorni seguenti ha avuto punte di rilievo. Il 3 giugno alle 21:20 una forte scossa di magnitudo 5,1 con epicentro a Novi di Modena, dove è crollata la torre dell’orologio, è stata avvertita in tutto il Nord Italia.

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L’emergenza. I numeri dei soccorsi ai terremotati rendono chiaramente la portata della tragedia emiliana. Sono state allestite 52 strutture di accoglienza per 40 mila sfollati. Nello specifico i campi e le strutture coperte hanno accolto fino a 13 mila persone, altre 3 mila sono state ospitate in alberghi e strutture sanitarie.

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Tra questi ultimi sono 1.600 gli anziani e i disabili. Per gestire i 28 campi di accoglienza attivati e le 20 le strutture coperte si sono spesi 20mila volontari impegnati nell’emergenza per 200 mila giornate complessive di lavoro. Tutti i campi sono stati smantellati il 20 ottobre scorso a 5 mesi dal sisma. Ad oggi, comunque, sono ancora 1.475 i modenesi ospitati in hotel. In provincia di Modena 18 comuni continuano a raccogliere le macerie.

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I danni. Non bastassero le vittime, il terremoto ha causato anche enormi danni alle costruzioni rurali ed industriali, alle opere di canalizzazione delle acque, ai monumenti storico-artistici. La cifra complessiva stimata è di circa 13,2 miliardi di euro di cui 12,2 miliardi nella sola regione Emilia Romagna, in particolare nelle provincie di Modena e Ferrara, 980 milioni in Provincia di Mantova e 51 milioni in Provincia di Rovigo. Oltre 72 milioni è la stima dei danni al sistema idraulico e di bonifica.

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Ferito a morte anche il patrimonio artistico e culturale. Oltre 2 miliardi di euro è la stima del danno diretto in tutta l’Emilia Romagna, con 2.100 strutture interessate. Tra queste centinaia di chiese e teatri. Il crollo della secolare torre civica di Finale Emilia è uno dei simboli del sisma.

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L’economia in ginocchio. Seriamente compromesso l’impianto economico della Regione. Ammonta, infatti, a 2 miliardi e 700 milioni di euro il danno stimato alle aziende. Soltanto nei 54 comuni oggetto del decreto del Ministero delle Finanze del 1 giugno 2012 sono quasi 66mila le imprese coinvolte e 270mila gli addetti.

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Tra le realtà più colpite Carpi, Mirandola e Finale Emilia nel modenese, Crevalcore nel bolognese, Reggiolo nel reggiano e Cento nel ferrarese. Danneggiati settori d’eccellenza come il manifatturiero, il tessile, il biomedicale e il commercio. Il valore aggiunto perso a causa del sisma è di 3,1 miliardi di euro. Fino a fine ottobre hanno dovuto fare ricorso alla cassa integrazione 40.752 lavoratori per 3.748 unità produttive. Il maggior numero di cassaintegrati si concentra nel modenese: 25.874 lavoratori di 2.414 aziende.

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Il Parmigiano distrutto. Il sisma dell’Emilia si è accanito soprattutto contro l’agricoltura e l’agroalimentare. Oltre 50mila aziende di un territorio che produce il 10 per cento del Pil agricolo nazionale hanno subito danni per 2 miliardi e 400 milioni. Tra le produzioni agroalimentari locali più colpite c’è sicuramente il Parmigiano Reggiano. Ben 600mila le forme cadute a terra, danneggiati gravemente 37 caseifici di Modena, Reggio Emilia, Mantova e Bologna e oltre 600 allevamenti.

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  • Il danno stimato per il comparto è di 150 milioni di euro. La perdita di valore ha coinvolto le forme al di sotto dei due mesi di stagionatura, quelle con stagionatura fra i 3 e i 12 mesi con un deprezzamento di circa 6 euro/kg e quelle già stagionate e classificate come Dop, di fatto divenute equivalenti a formaggi succedanei, con un calo di valore di due euro/kg.

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Il Parmigiano salvato. Gli italiani, nonostante la crisi economica e finanziaria, hanno portato a casa per solidarietà oltre un milione di chili del Parmigiano Reggiano duramente colpito dal sisma. La corsa all’acquisto si è basata sulle vendite solidali attuate dalla Coldiretti attraverso i mercati e le botteghe di Campagna Amica e quelle del Consorzio di Tutela. Quasi 1 milione di euro è giunto nelle casse del “Comitato Gruppo caseifici terremotati del Parmigiano Reggiano”.

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A questa cifra si aggiungono i quasi 9 milioni di euro derivanti dal contributo straordinario di solidarietà messo in atto dai caseifici del comprensorio di produzione. Anche i consumi hanno mostrato una ripresa: nel trimestre giugno-agosto 2012 le vendite di Parmigiano Reggiano sono state superiori di quasi 61mila forme a quelle dello stesso periodo 2011.

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Fondi di solidarietà. La gara della solidarietà è scattata anche questa volta. Fare un conto preciso è difficile e sarebbe comunque parziale. Dallo sport alla Chiesa, dai media agli artisti fino ai singoli cittadini alle banche, alle aziende e alle associazioni di categoria, sono davvero tante le iniziative che hanno contribuito alla ricostruzione post-terremoto. Nello specifico tramite gli sms sono stati raccolti circa 14 milioni di euro, versati sul conto corrente della Regione e destinati a 38 progetti in altrettanti Comuni.

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Gli oltre 4milioni di fondi raccolti fino ad ora con il concerto a Campovolo, che ha venduto circa 150mila biglietti, sono destinati alla ricostruzione degli istituti scolastici, mentre i 3 milioni di euro del Concerto per l’Emilia sono stati destinati agli ospedali di Mirandola e Carpi. Le donazioni sul conto corrente della Regione Emilia-Romagna a fine settembre ammontavano a 10,26 milioni di euro. Sono stati individuati al momento oltre una ventina di interventi da finanziare.

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Fondi pubblici. Le istituzioni hanno cercato di fare la loro parte per rimediare ai numerosi danni del terremoto dell’Emilia. I fondi totali stanziati con diversi provvedimenti ammontano ad oltre 9 miliardi euro. La cifra non considera la stima del credito d’imposta per le ristrutturazioni, i costi della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, l’esenzione tickets e gli interessi sulle anticipazioni bancarie.

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Tra le risorse anche i risparmi del Senato per circa 21 milioni di euro e i 500 milioni reperiti tramite aumento delle accise sui carburanti pari a 2 centesimi di euro al litro. Dopo alcune polemiche sono stati stanziati anche 670 milioni di euro dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea, che ha approvato una rettifica al bilancio 2012. I soldi, a copertura parziale dei costi di emergenza e prima assistenza dei danni provocati dagli eventi sismici, andranno per la quasi totalità all’Emilia e una parte ridotta a Lombardia e Veneto.

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La ricostruzione. A più di 6 mesi dal terremoto del 20 e 29 maggio la laboriosità degli emiliani sta facendo miracoli, anche se tanto resta ancora da fare. Finora sono 650 gli interventi urgenti di messa in sicurezza eseguiti nel modenese e 221 mila tonnellate la quantità delle macerie rimosse. Oltre mille gli edifici scolastici controllati, il 40 per cento in provincia di Modena.

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Oltre 79 milioni sono già stati stanziati in Regione per la costruzione di 28 edifici scolastici temporanei e l’affitto di prefabbricati modulari per 30 edifici scolastici. Nonostante tutto 18 mila studenti hanno iniziato l’anno scolastico in strutture alternative. Nella sanità gli ospedali più danneggiati, Carpi e Mirandola, hanno riattivato rispettivamente il 90 e il 50 per cento delle attività, mentre il nosocomio di Finale è ancora chiuso. Avviati 91 cantieri per la diminuzione del rischio idraulico.

Denver, sparatoria in un cinema: 12 morti e decine di feriti

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http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2012/07/20/denver_sparatoria_morti_batman.html

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TG24 / MONDO

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Denver, sparatoria in un cinema: 12 morti e decine di feriti

20 luglio 2012

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Un uomo, con una maschera antigas, ha aperto il fuoco mentre si proiettava l’ultimo film di Batman. Arrestato un 24enne. Esclusa la pista terroristica. Tra le vittime anche bimbi e militari. Obama: “Uniti come un’unica famiglia”.

Sparatoria ad Aurora, un sobborgo di Denver, la capitale del Colorado, in un centro commerciale in cui avveniva la prima di Batman: The Dark Knight Rises, il film di Christopher Nolan tratto dal fumetto. Un uomo con una maschera antigas, secondo alcuni vestito come Bane, il “cattivo” del film, ha fatto irruzione lanciando alcuni fumogeni e aprendo il fuoco contro la folla. A darne per prima notizia è stata una radio locale. Il bilancio delle vittime è di 12 persone (in mattinata si era ipotizzato fossero 14) e 59 feriti. Secondo alcuni testimoni citati dal Denver Post tra le vittime ci sarebbero anche alcuni bambini e militari.

Obama: “Uniti come un’unica famiglia americana” - “Non capiremo mai perché accadono queste cose, sono tragedie senza senso, oltre ogni logica. Oggi abbiamo il cuore distrutto” ha detto il presidente americano Barack Obama, sottolineando che un sospetto è in custodia della polizia. “L’unica cosa che capiamo è che la vita è un dono breve, un bene prezioso. Oggi è un giorno di preghiera e riflessione, per la politica ci saranno altri giorni”.  Poi, Obama cita le figlie che vanno al cinema e dice: “Io e Michelle siamo fortunati a poterle abbracciare questa sera”. La strage di Denver “ci ricorda che siamo uniti come un’unica famiglia americana. Saremo qui come paese per le famiglie” delle vittime.

Killer solitario, non ci sono complici – Nel corso di una conferenza stampa il capo della polizia, Dan Oates ha detto anche un uomo è stato arrestato e che non ci sono complici. L’arrestato è James Holmes, ha 24 anni ed è del posto. Holmes era uno studente del dottorato di ricerca in neuroscienza all’Università del Colorado: aveva iniziato a seguire i corsi nel giugno 2011 ma aveva poi deciso di lasciare il mese scorso. Le autorità hanno perquisito la sua abitazione, a pochi chilometri dal cinema, senza trovare esplosivi.

Non ci sarebbero finalità terroristiche – La polizia ha invece rinvenuto tre armi, due pistole e un fucile, con cui, verosimilmente, il killer ha sparato all’interno del cinema. La ricostruzione di quanto accaduto non è facile per via del panico che si è scatenato all’interno e subito fuori della sala, per il fumo e per le testimonianze a volte molto discordanti, come avviene spesso in situazioni del genere. Sul luogo della strage sono intervenuti anche gli agenti del Fbi, per valutare se l’episodio possa essere valutato come un atto di terrorismo, e, di conseguenza, l’agenzia governativa ha temporaneamente deciso di innalzare l’allerta a livello nazionale. Dai rilievi effettuati dalla polizia, sembra, tuttavia, al momento da escludersi una pista terroristica.

Le testimonianze – “Abbiamo sentito degli spari e un’esplosione, ma credevamo fosse il film, quando abbiamo visto che molte persone si alzavano e scappavano ci siamo alzati anche noi”: così un testimone alla tv Usa 9 news. Un altro testimone ha detto all’emittente Koa che “un tipo ha salito lentamente le scale sparando, scegliendo gente a caso”.

La strage di Columbine – Aurore, il sobborgo di Denver dove è avvenuta la strage, dista solo 33 chilometri da Littleton, teatro della sparatoria della Columbine High School, il liceo della morte dove nel 1999 due studenti dell’ultimo anno armati fino ai denti uccisero 12 compagni e un professore, altri 24 ragazzi feriti, prima di togliersi la vita.



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