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Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera: “Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2013/2013/02/26/news/stampa_tedesca-53443909/

Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera:


“Instabilità, rischi per tutta l’eurozona”

 

 Sui media titoli allarmati. Il Guardian: “Possibile miccia di una crisi finanziaria globale”. New York Times: “nel migliore dei casi, coalizione instabile e nuovi rischi per l’eurozona”. Schulz: “c’è bisogno di un governo stabile. Dal voto messaggio chiaro, Bruxelles ascolti”

dal corrispondente ANDREA TARQUINI

elezioni

(ansa)

BERLINO - Allarme rosso al vertice di Berlino e sui media tedeschi, paura in tutta la Ue, preoccupazione sulla stampa d’oltreoceano. Così le reazioni internazionali ai risultati delle elezioni italiane. La prospettiva di una ingovernabilità a Roma spaventa e fa temere una crisi pericolosissima per l’euro, e poi per il futuro stesso dell’integrazione europea. “E’ decisivo che in Italia, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, vi sia al più presto un governo stabile e in grado di agire per il Paese”, dice il ministro degli Esteri Guido Westerwelle a Berlino, in una conferenza stampa bilaterale col collega ucraino Leonid Koschara.

“Lanciamo un appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche”, dice a Repubblica.it Philipp Missfelder, responsabile di politica estera della Cdu (il partito di Angela Merkel), e aggiunge preoccupato: “Voi italiani non siete la Grecia, siete un membro del G8 e un membro-chiave dell’unione monetaria, l’euro non può permettersi uno scenario di tipo greco da voi con nuove elezioni a breve, sarebbe una finestra di instabilità eccessiva”. Parla in toni di rara preoccupazione, e certo non si esprime così con un giornale italiano senza aver prima consultato la Cancelliera. La quale sta rientrando da una visita ufficiale in Turchia, e oggi insieme al ministro degli Esteri Guido Westerwelle vedrà qui a Berlino il nuovo Segretario di Stato Usa, Kerry, e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Inevitabilmente e fuori programma il caso Italia sarà tema centrale dei colloqui.

Anche la stampa americana guarda allarmata al risultato elettorale italiano: per il New York Times “il voto diviso manda un messaggio chiaro in Italia: no all’austerity”. Il quotidiano newyorchese sottolinea come “in un voto caratterizzato dalla rabbia degli elettori e da una bassa affluenza alle urne gli esperti sostengono che nel migliore dei casi ci sarebbe una coalizione instabile che esporrebbe di nuovo l’Italia, e l’eurozona, alle turbolenze del mercato”. La stessa preoccupazione è espressa nel titolo dell’edizione online europea del Wall Street Journal: “il voto caotico italiano agita il mondo dei mercati”, mentre il Washington Post rileva il ritorno di Silvio Berlusconi, che “rianima la sua carriera politica”. Su Cnn il risultato del voto italiano è definito di “caotica incertezza”, e Bill Emmott, ex direttore dell’Economist in un pezzo speciale per il network americano ricostruisce le tappe che hanno portato la Serenissima al “coma”, riprendendo il titolo del suo documentario dedicato all’Italia. E nel blog Charlemagne, intitolato “Una confusione pericolosa”, si critica l’apparentemente “facile” scelta antiausterity dell’elettorato italiano in favore dei populismi.

In Germania come altrove in Occidente i media riecheggiano l’inquietudine del governi. Povera italia!, titola l’editoriale di Die Welt, liberalconservatore e filogovernativo, sottolineando la pericolosità dei risultati per la stabilità politica. “Segnale allarmante, quasi metà degli italiani hanno scelto partiti dalla linea aggressivamente antieuropea”, commenta la Frankfurter Allgemeine. A Londra The Guardian parla di “deadlock (paralisi, situazione bloccata) a Roma, che può diventare la miccia che accende la crisi finanziaria globale, dopo il recentissimo indebolimento dell’euro“. Per il Financial Times “l’Italia si prepara allo stallo politico“. Titolo analogo sul francese Le Figaro: “Elezioni italiane: minaccia di un blocco politico”.

L’ingovernabilità viene sottolineata anche dai media in lingua spagnola: “Bersani vince alla Camera ma il blocco al Senato rende l’Italia ingovernabile”, titola El Mundo, mentre per il quotidiano di Madrid El Pais “la risurrezione di Silvio Berlusconi e l’irruzione dell’antipolitica di Beppe Grillo hanno segnato i risultati delle elezioni politiche italiane e lasciano un paese in profonda crisi politica senza la possibilità di formare un governo stabile“.

E a Bruxelles Le Soir, ben informato sugli umori della Commissione europea, sottolinea che il vero vincitore è il populista Grillo, e si esprime con allarme sul peso della paralisi e del rischio ingovernabilità italiano per l’intera Unione europea. “Non facciamo paragoni”, insiste l’esperto di politica estera della Merkel, “ripeto il mio appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche italiane, il futuro dell’euro e dell’Europa non può permettersi un’Italia ingovernabile”. Suona quasi come un invito che è a un passo dal suggerimento di rassegnarsi a qualsiasi soluzione, persino a una grande coalizione a Roma come male minore e rospo da digerire per evitare il peggio, per fermare la tempesta perfetta sull’euro uscita dalle urne italiane. Con buona pace dei toni sdegnati con cui il centrodestra denunciava ingerenze e pressing tedesco o della Ue sugli elettori italiani, siamo noi col nostro risultato a far sentire tutta l’Europa con le spalle al muro davanti al peggio.

(26 febbraio 2013)

Moody’s declassa l’Italia ma la Ue la bacchetta

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/moody-declassa-italia-mercati-ignorano-downgrade.html

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Moody’s declassa l’Italia ma la Ue la bacchetta

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Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza – ven 13 lug 2012 12:58 CEST

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Superstiziosi o no, oggi per l’Italia è davvero un brutto venerdì 13. L’agenzia di rating Moody’s ha nuovamente declassato i titoli di Stato italiani, passandoli dal livello A3 a Baa2, ovvero “junk”, spazzatura, mantenendo un outlook negativo. Il tutto è avvenuto nella notte, mentre il premier Monti stava appunto volando verso gli Stati Uniti, alla Allen Conference di Sun Valley (guarda le foto), per convincere gli investitori americani a puntare sull’Italia.

Ma l’Italia, nonostante gli sforzi per rallentare la recessione, non convince Moody’s. Uno dei principali timori è il “rischio contagio” da Grecia e Spagna, che potrebbero portare ad “un ulteriore netto aumento dei costi di finanziamento”. Ma a pesare sono anche altri fattori: innanzitutto, il “deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine” e il “clima politico che, con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera è fonte di un aumento dei rischi”. Colpa del sistema economico e politico italiano, considerato dall’agenzia di rating ancora troppo debole, con un debito pubblico elevato e un risanamento che stenta ad evitare il pericolo recessione al Paese.

La decisione di Moody’s arriva inaspettatamente, se si considera l’andamento positivo dell’asta di ieri: il Tesoro ha infatti assegnato tutti i 7,5 miliardi di euro di Bot a un anno, registrando un rendimento medio in calo di quasi 130 punti base, arrivando al 2,697% dal 3,972% dell’asta di metà giugno. Merito della ripresa, le decisioni prese recentemente dalla Bce, come l’azzeramento della remunerazione dei depositi overnight, che ha stimolato l’impiego in titoli di Stato: nella prima seduta di entrata in vigore dei nuovi tassi, i depositi overnight di Francoforte sono crollati a 324 miliardi di euro da 808 miliardi di euro di martedì. Oggi, invece, l’Italia nella scala di Moody’s è allo stesso livello di nazioni come la Bulgaria, il Brasile o il Kazakistan.

Il downgrade arriva inoltre lo stesso giorno della chiusura, dopo due anni di indagini, dell’inchiesta da parte della Procura di Trani contro la stessa agenzia di rating americana per manipolazione di mercato. Nel 2010 le associazioni di consumatori Adusbef e Federconsumatori avevano lanciato un esposto contro Moody’s per aver diffuso giudizi falsi, infondati o imprudenti sul sistema economico, finanziario e bancario italiano. Giudizio “ingiustificato e fuorviante” anche per il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, perchè “non tiene conto del grande lavoro che questo Paese sta facendo nella gestione dei conti pubblici” e “nelle difficili riforme strutturali”. Assicurando inoltre che “i mercati questo riconoscimento lo daranno nel tempo. Abbiamo anche avviato la strada dello sviluppo”.

Di ”una tempistica inappropriata” parla invece Simon O’Connor, portavoce del Commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rehn. Il portavoce di Rehn ha detto che la decisione dell’agenzia di rating trascura ”gli impressionanti progressi fatti dall’Italia sui conti pubblici” e ricorda che nel 2013 il bilancio pubblico si avvia a registrare ”un considerevole avanzo primario”. Ricordando che ”la Commissione europea non commenta gli scenari politici degli stati membri”, O’Connor sottolinea il buon lavoro fatto finora dal governo Monti: ”apprezziamo la recente legge sulla spending review, così come apprezziamo l’adozione della riforma del mercato del lavoro”. Quanto fatto dall’Italia, rimarca il portavoce, ”è impressionante e credo senza precedenti, e incoraggiamo il governo a proseguire lungo questa strada”.

E i mercati infatti ignorano il downgrade di Moody’s: in mattinata le Borse provano il rimbalzo, mentre c’è netto calo dei rendimenti nell’asta di Btp a 3 anni. Venduti i titoli con scadenza luglio 2015 per complessivi 3,5 miliardi (oltre 6 miliardi la richiesta), massimo ammontare prefissato e i tassi sono scesi al 4,65% dal 5,30% dell’analoga asta di giugno ai minimi da maggio. E nel tardo pomeriggio il Ftse Mib ha chiuso è riuscito a chiudere in rialzo dello 0,96% a 13.714 punti, mentre il Ftse All Share ha archiviato la sessione con un +0,85% a 14.669 punti.

E in serata sono arrivate da Sun Valley anche le dichiarazioni – riportate dall’imprenditore Gianfranco Zoppas – del premier Mario Monti. “Siamo virtuosi e invece di premiarci ci puniscono. E’ una disgrazia, però il mercato ci ha premiati”.

Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

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http://it.finance.yahoo.com/notizie/stato-sociale-europa-verra-smantellato.html

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Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

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Scritto da Fabrizio Arnhold | Yahoo! Finanza – ven 13 lug 2012 17:12 CEST

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Sono oltre 9 milioni le persone che hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie per motivi economici nell’ultimo anno, secondo quanto emerge da uno studio Rbm Salute-Censis presentato al Welfare day. L’identikit delle persone che hanno dovuto rinunciare a cure mediche per motivi economici secondo un’indagine del Censis

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Il modello sociale europeo è superato, soprattutto di fronte ai drammatici tassi di disoccupazione giovanile”. Così Mario Draghi in una lunga intervista sul Wall Street Journal di qualche mese fa. La realtà dice anche che le misure di forte rigore adottate dall’Europa per far fronte alla crisi hanno pesato come un macigno sulla spesa sociale. Dalla Grecia all’Italia, passando per Portogallo e Irlanda: nel Vecchio Continente l’austerity brucia qualcosa come 230 miliardi di spesa sociale.

La più colpita dalla scure dei tagli, ovviamente, è la Grecia. Le sforbiciate alla spesa sociale nel 2011 superano i 25 miliardi di euro, a fronte di un Pil che nel 2010 si attestava a 242 miliardi di euro: praticamente il 10% della ricchezza nazionale. Le manovre di alleggerimento dei costi pubblici avevano già tagliato 30 miliardi nel 2010, di cui la maggioranza destinata al welfare. Il nuovo governo di Samaras dovrà sottostare alle rigide richieste dell’Ue per poter contare ancora sugli aiuti che in totale dovrebbero toccare i 130 miliardi di euro. Denari che, Troika permettendo, potrebbero far respirare Atene, a patto che si intervenga sulle pensioni per far diminuire ancora la spesa, oltre ai già programmati tagli da 150mila posti nella pubblica amministrazione.

Inoltre il governo ha ridotto del 12% gli assegni sopra i 1.300 euro, ha decurtato del 22% il salario minimo e del 15% gli stipendi del settore privato, riducendo a sua volta, seppur indirettamente, il welfare. L’obiettivo è quello di risparmiare quasi 33 miliardi di euro sulle pensioni entro il 2012, 3,6 miliardi sulla spesa per i salari della pubblica amministrazione e altri 3,6 nel settore sociale entro il 2015. Traguardi ambiziosi da raggiungere, ma non impossibili dopo l’esito delle scorse elezioni politiche di giugno, con la vittoria dei partiti pro euro.

E se ci si sposta in Portogallo, la parola d’ordine rimane austerity. Il governo di Pedro Passos Coelho per ottenere il piano d’aiuti da 78 miliardi, si è impegnato a tagliare le spese per una cifra pari al 6% del Pil, che ammonta a 188 miliardi di euro. Anche qui il settore più colpito è quello pubblico che dovrebbe dimagrire del 43,5% in quattro anni. Le stime parlano di circa 35mila persone che rischiano di rimanere senza un impiego. Per gli altri, il salario sarà diminuito del 10% e lo stesso trattamento spetterà alle pensioni. I dati Eurostat di qualche giorno fa, come se non bastasse, indicano il Portogallo come il Paese con il maggior tasso di disoccupazione complessiva al 15,2% e quella giovanile al 36,4%. Il governo taglia per contenere i costi: nel 2012, all’istruzione sono stati destinati 370 milioni in meno e alla sanità sono stati tolti 925 milioni. Ma nonostante questi provvedimenti, il deficit oscilla tra il 7,5% e l’8%.

Altro Paese sotto scacco, l’Irlanda ha approvato un piano di rientro, nel 2011, che prevede una riduzione delle uscite per 7 miliardi. Dall’Ue Dublino ha già ricevuto ben 85 miliardi di euro e nell’immediato futuro la spesa dello stato sociale sembra destinata a diminuire ulteriormente. Nel dettaglio, il governo irlandese ha messo in agenda una stretta alla spesa sociale di circa 3 miliardi di euro (-13%) e risparmi per 1,2 miliardi sugli stipendi pubblici (-8%), con una riduzione del personale di scuola e università. Nel dicembre del 2011, inoltre, si è aggiunto un taglio del 2% ai fondi per l’istruzione universitaria e un aumento delle rette fino a tre mila euro. Il programma a breve termine conta di recuperare 4 miliardi di euro da salari e welfare state entro il 2014.

La Francia ha iniziato prima. Nel 2010 la riforma delle pensioni di Sarkozy ha calcolato un risparmio di 16 miliardi di euro nel momento della messa a regime nel 2018. Oltre al settore previdenziale, il piano dell’Eliseo ha previsto di recuperare 4 miliardi dal settore pubblico (con la riduzione di circa 100mila dipendenti pubblici) e 7 miliardi dai tagli al welfare annunciati nel 2011. E anche il nostro Belpaese non sfugge alla riduzione considerevole di servizi e finanziamenti allo stato sociale. Il decreto Salva Italia contiene circa 8,5 miliardi di tagli ai trasferimenti agli enti locali, il che significa meno servizi a livello comunale e regionale e meno sanità. E proprio quest’ultimo settore è al centro di polemiche per ulteriori tagli previsti dalla spending review. Da valutare nei prossimi anni quale impatto economico reale avrà la riforma delle pensioni. Ad oggi la stima è di 12,6 miliardi di euro assicurati: al netto del fisco, 2,89 miliardi nel 2012, 4,9 nel 2013 e nel 2014 e 4,8 miliardi nel 2015. Conti alla mano, quasi un terzo della manovra, circa 21 miliardi, è composto di tagli alla spesa sociale.

Tanto lavoro anche a Madrid. Il rapporto deficit/Pil è fermo al 5,8%, quasi di un punto e mezzo più alto rispetto a quanto pattuito con Bruxelles. Il conservatore, Mariano Rajoy, ha varato in pratica due manovre finanziarie dal novembre 2011, dal valore complessivo di 42 miliardi, con tagli alla spesa pubblica superiori ai 13 miliardi. A questi vanno aggiunti parte dei 15 miliardi di tagli alla spesa già effettuati dall’ex premier Josè Zapatero. Fortemente colpito anche il comparto universitario che si è visto tagliare i fondi per circa il 23%. Disoccupazione record (24%), alla quale si aggiunge quella giovanile sull’orla del baratro (50%). Il governo spagnolo spera di comprimere il rapporto deficit/Pil fino alla soglia del 3% nel 2013, passando per la riforma del lavoro.

E anche chi sembra passarsela meglio – come Germania e Gran Bretagna – non ha risparmiato il welfare da sforbiciate consistenti. Certo, niente di paragonabile con gli Stati più a rischio, anche perché il Pil tedesco nel 2011 ha fatto registrare una crescita del 3,2%. Ma i programmi della cancelliera Merkel prevedono tagli ala spesa pubblica di 80 miliardi entro il 2014, di cui 30 miliardi saranno arriveranno dai tagli al welfare e dalla cancellazione di 15mila impieghi pubblici. I sudditi di sua Maestà dovranno fare i conti con tagli alla spesa per 85 miliardi di sterline, ossia la bellezza di 103 miliardi di euro, partendo dall’eliminazione di quasi 500mila dipendenti pubblici. L’obiettivo del governo di David Cameron è tagliare circa 30 miliardi di sterline (36 miliardi di euro) di welfare.

Infine, è curioso notare come il modello del welfare state europeo sembri ormai superato anche Oltreoceano. Nella corsa alle prossime elezioni per la Casa Bianca, Mitt Romney sta costruendo la sua campagna, per sfidare Obama, opponendo americanismo a Europa. “Penso che Obama voglia trasformarci in un welfare state di stile europeo. Non penso che l’Europa funzioni. E non voglio che il suo modello sia replicato qui”.

Direttiva U.E. antipedofilia. Le associazioni chiedono a gran voce una revisione del documento, attualmente inutile.

Direttiva U.E. antipedofilia. Le associazioni chiedono a gran voce una revisione del documento, attualmente inutile.

Il presente documento sarà ricevuto oggi dai Presidenti Barroso, Buzek e dai 737 Europarlamentari unitamente alla richiesta di una petizione (vedi allegato) ufficiale istituita dal Parlamento Europeo.  Il documento sottoscritto da Associazione Protege A Tus Hijos, Associazione per la Mobilitazione Sociale, Associazione Sordi “Antonio Provolo” – “Onlus”, A.N.N.A. Associazione Nazionale No AIDS “Onlus” ,Bambini Vittime “Onlus”, Democrazia Atea, “Il Dialogo” periodico di Montepulciano Irpino, Rete L’ABUSO, UAAR Unione degli atei agnostici razionalisti, sostanzialmente contesta gravi lacune contenute nella direttiva antipedofilia approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre, la quale è priva di elementi di base che permettano l’applicazione della stessa. Perché la direttiva possa essere applicata è di fondamentale importanza allungare drasticamente i tempi di prescrizione che attualmente non permettono l’applicazione del sopracitato documento, di vitale importanza è anche tenere conto della responsabilità di coloro che coprono i criminali pedofili, (un pò come il reato di ricettazione che infligge maggiori sanzioni a chi ricetta, non a chi ruba) . La direttiva, come è stata approvata non tocca minimamente questi due punti che riteniamo fondamentali, l’inasprimento delle pene risulta in’utile se il reato non è perseguibile causa prescrizione.

Francesco Zanardi

Rete L’ABUSO Savona

Pedofilia. L’ipocrita direttiva UE rafforza l’omertà del Vaticano


Al presidente del Parlamento Europeo  Jerzy Buzek
Al presidente della Commissione Europea Josè Barroso
Ai Sig. Europarlamentari

Noi sostenitori delle vittime degli abusi sessuali dei membri della Chiesa cattolica esprimiamo il nostro fermo disappunto riguardo la direttiva antipedofilia, approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni.

La direttiva è dannosa oltre che inutile. L’inasprimento delle pene diventa utile qualora venga rimosso l’ostacolo della prescrizione e venga imposto l’obbligo di denuncia dei crimini sessuali per ogni individuo. E’ necessario individuare la responsabilità penale per coloro che non denunciano questi crimini o che, peggio, proteggono chi commette questi crimini.

La direttiva troverà difficilmente bambini che denunceranno gli abusi subiti fino a che non avranno elaborato il trauma e raggiunto l’età adulta. Nel frattempo la prescrizione avrà salvato il criminale e coloro che sapevano, ma non hanno denunciato, continueranno ad invocare questa direttiva che non erano obbligati a farlo.

Niente sui trattamenti sanitari obbligatori da imporre al pedofilo, dato che la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante.

Un altro punto: è troppo poco imporre ai datori di lavoro di informarsi sulle precedenti condanne dei propri dipendenti. Senza uno schedario internazionale accessibile a tutti, dei criminali che non hanno seguito un percorso di recupero psicoterapeutico nessuno potrà proteggere i propri bambini.

I limiti di questa direttiva sono stati immediatamente colti dalle autorità del Vaticano. Mons. Scicluna il 03 novembre 2011, davanti al Senato della Repubblica Italiana ha rivendicato la regola dell’omertà dichiarando che “Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati”.

Rivendicando il diritto all’omertà, il Vaticano scarica sui bambini indifesi e sui loro genitori, spesso inconsapevoli, l’onere di chiedere giustizia.

Il tutto anche quando, come spesso accade, le autorità ecclesiastiche sono a conoscenza dell’abuso e preferiscono trasferire il criminale anziché denunciarlo alle autorità civili.

Se non si vuole far da spalla a chi da decenni nega verità e giustizia alle vittime degli abusi sessuali c’è bisogno di un radicale cambiamento di rotta.

Ci auguriamo che le autorità europee , comunitarie e nazionali, comprendono le esigenze che noi esprimiamo.

Associazione Protege A Tus Hijos

Associazione per la Mobilitazione Sociale

Associazione Sordi “Antonio Provolo” – “Onlus”

A.N.N.A. Associazione Nazionale No AIDS “Onlus”

Bambini Vittime “Onlus”

Democrazia Atea

“Il Dialogo” periodico di Montepulciano Irpino

Rete L’ABUSO

UAAR Unione degli atei agnostici razionalisti



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