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QUANTO GUADAGNA IL VATICANO DALLA CANONIZZAZIONE DEI PAPI?

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http://news.you-ng.it/2014/04/27/quanto-guadagna-vaticano-dalla-canonizzazione-dei-papi/

QUANTO GUADAGNA IL VATICANO

DALLA CANONIZZAZIONE DEI PAPI?

Scritto da Aurora Scudieri 27 aprile 2014

 

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Come un evento sportivo o un concerto, anche la grandiosa organizzazione di canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II prevede degli sponsor e moltissime entrate per il Vaticano, ma soprattutto molte spese per il Comune di Roma.

Ad elencare i partner della cerimonia che si sta svolgendo oggi in Piazza San Pietro, è proprio monsignor Liberio Andreatta, amministratore delegato e vicepresidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi: “Il petroliere Eni, le banche Intesa Sanpaolo, Pekao, Banco Popolare e UniCredit, la società di assicurazione Generali, il gruppo Benetton, la Società Autostrade e quella degli Aeroporti” e, come “media partner” l’agenzia stampa AGI.

Tantissimi sponsor quindi, e tutti molto consistenti nelle loro donazioni, visti i loro imponenti nomi. Eppure, concretamente, le spese del più piccolo Stato del mondo per l’evento che sta richiamando l’interesse di tutto il globo, sono poche comparate alle entrate economiche dovute alla massa di gente in arrivo per assistere alla storica canonizzazione.

500 000 euro spesi e milioni quelli previsti in entrata grazie alla vendita di gadget in negozi di souvenir autorizzati. Certamente tutti questi sponsor verseranno al Vaticano offerte che, sommate tra loro, andranno a coprire ampiamente le modeste uscite.

Le vere spese, infatti, cadono sul Comune di Roma, per il reclutamento extra di 2400 poliziotti, 2000 vigili urbani, 1000 spazzini, 3000 volontari e centinaia di personale medico, oltre che la collocazione di mille bagni chimici intorno al Vaticano, per un costo complessivo che dovrebbe andare dai 5 ai 7 milioni di euro, somma che il Sindaco Ignazio Marino intende chiedere al governo perché teme di non riuscire a coprire con le entrate. “E’ una questione di eguaglianza. è come se chiedessimo ai milanesi di spendere per l’Expo 2015, o ai parigini di pagare per la visita dei capi di stato” afferma Marino.

Solo i mille bagni chimici sono costati infatti 1,8 milioni di euro, l’aumento delle linee di bus per trasportare i cittadini 710 000 euro, l’acquisto di 4 milioni di bottiglie di acqua 430 000 euro e le 800 barriere metalliche per incanalare i pellegrini 146 000 euro. A tutto ciò vanno aggiunti naturalmente gli straordinari di poliziotti, carabinieri e circa 12 000 ore extra di lavoro per autisti di bus e metro.

L’ampiezza dell’evento è dovuta alla canonizzazione, mai avvenuta prima, contemporanea di due papi. 800mila i credenti stimati dal Vaticano, molti dei quali spenderanno un paio di euro, o più, per un oggetto con la foto dei due nuovi Santi e almeno un centinaio di euro tra albergo e pasti.

Difficile calcorare di quanto potrebbe essere il guadagno della giornata di domenica 27 aprile. Ma basti pensare che, solo qualche ora fa circa 700.000 souvenir falsi, con le immagini dei Papi, sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine e si stima che, questi orologi, crocifissi, quadretti, adesivi, ecc…avrebbero portato ai proprietari una somma pari a 3,5 milioni di euro.

Dall’inizio dell’anno, spiega la Guardia di Finanza, a Roma sono stati sequestrati “sette milioni di prodotti contraffatti” legati al Vaticano.

Anche il soggiorno dei turisti in pellegrinaggio è fonte di grande ricchezza per San Pietro e soprattutto per Roma. Gli alberghi intorno al Vaticano, infatti, esplodono di gente e circa 23 bed and breakfast considerati “abusivi o irregolari” sono stati posti sotto sequestro nei giorni scorsi perché “privi di autorizzazione” e “in violazione alle norme sanitarie o fiscali”.

Guadagno, da parte di shop, bar e albergatori significa per la Capitale veder rientrare i milioni investiti in IVA pagata dai vari commercianti per non parlare della Tassa turistica da 1 a 3 euro per notte in base agli hotel. Secondo il sindacato degli albergatori l’evento ha fatto registrare un aumento del 15% delle prenotazioni previste già per Pasqua, 25 aprile e 1° maggio.

Invece, secondo il Primo cittadino romano “Le tasse dei romani non basteranno a pagare le spese per questo evento planetario” e “i pellegrini non lasceranno molti soldi in città – spiega un altra fonte del Comune di Roma – La maggior parte arriveranno domenica mattina e partiranno la sera stessa”. Il Vaticano, da parte sua, non ha certo aiutato molto, pur affermando “anche noi abbiamo le nostre spese” secondo Federico Lombardi, portavoce di Papa Francesco.

Spese però completamente coperte dagli importanti sponsor che comunque parlano con le cifre, la differenza tra 5 milioni e 500 mila euro infatti non è certo indifferente.

L’ira di Bertone sul super attico: “Basta gogna, il Papa è con me”

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http://www.ilgiornale.it/news/interni/lira-bertone-sul-super-attico-basta-gogna-papa-me-1014918.html

 

L’ira di Bertone sul super attico:

“Basta gogna, il Papa è con me”

 

L’ex segretario di Stato del Vaticano rompe il silenzio con una lettera aperta. “Sono 350 metri e non 700. Grato al Pontefice per la telefonata affettuosa”

Serena Sartini – Mar, 29/04/2014 – 08:00

 

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Dopo giorni di silenzio il cardinale Tarcisio Bertone prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera indirizzata ai settimanali diocesani di Vercelli e Genova, sue ex diocesi, e si difende dalle accuse di trasferirsi in un mega-attico di 700 metri quadrati in Vaticano, a dispetto dello stile sobrio di Papa Francesco che vive in un appartamento modesto di appena 70 metri quadrati nella Casa Santa Marta. Era stato pochi giorni fa il quotidiano La Repubblica a scrivere che il porporato, da sei mesi non più segretario di Stato vaticano, inaugurerà presto, entro l’estate, un attico a Palazzo San Carlo dopo alcuni lavori di ristrutturazione che consentiranno di unire due appartamenti: quello un tempo assegnato all’ex capo della Gendarmeria vaticana, Camillo Cibin, sui 400 metri quadrati, e quello di monsignor Bruno Bertagna, vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, sui 200 metri quadrati. A questi vanno ad aggiungersi circa 100 metri quadrati di terrazzo. Totale: 700 metri quadrati.

Nella lettera Bertone si difende e smentisce, parlando di gogna mediatica. «Alcuni media hanno parlato in maniera malevola a proposito dell’appartamento che abiterò in Vaticano e, per rincarare la gogna mediatica, l’“informatore” ne ha raddoppiato la metratura», scrive il porporato. «È stato detto, fra l’altro, che il Papa si sarebbe infuriato con me per tanta opulenza. Addirittura è stato messo a confronto lo spazio del “mio” appartamento con la presunta ristrettezza della residenza del Papa». Da notare le virgolette nel «mio». Nella lettera Bertone spiega che l’appartamento «è concesso in uso e dopo di me ne usufruirà qualcun altro». Rimanda al mittente anche le illazioni su una presunta reazione di ira del Papa argentino. «Sono grato e commosso per la telefonata affettuosa che ho ricevuto da Papa Francesco il 23 aprile scorso – riferisce Bertone – per dirmi la sua solidarietà e il suo disappunto per gli attacchi rivoltimi a proposito dell’appartamento, del quale era informato fin dal giorno in cui mi è stato attribuito». Una missiva precisa e puntuale che chiarisce nei dettagli quanto avvenuto sulla sua futura abitazione. Si tratta di un «appartamento spazioso, come è normalmente delle residenze negli antichi palazzi del Vaticano» ma la ristrutturazione avviene «a mie spese». Poi l’ex segretario di Stato vaticano parla di attacchi mediatici e cita il neo-santo Papa Giovanni XXIII: «Non mi fermo a raccogliere le pietre che sono scagliate contro di me».

Bertone parla anche di espressioni di solidarietà da parte di «tante persone, conosciute durante gli anni del mio ministero a Vercelli e a Genova, o compaesani della mia diocesi di origine Ivrea, che mi hanno scritto e telefonato per condividere il dispiacere». «Esprimiamo la nostra amicizia e il nostro affetto al cardinale -dice al Giornale don Silvio Grilli, direttore del Cittadino, settimanale diocesano di Genova- spesso vittima di attacchi strumentali. Lo conosciamo bene, è sempre stata una persona ben lontana da ogni umana avidità». Basterà a rintuzzare le critiche? Pesa il fatto che i 350 metri quadrati dell’appartamento dove andrà a vivere il cardinale Bertone siano di gran lunga di più dei 70 metri quadrati di Papa Francesco, e siano diversi anche dallo lo stile del nuovo segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, anche lui coinquilino della Casa Santa Marta.

Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

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http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/17/news/abusi_l_onu_interroga_il_vaticano_pi_impegno_con_i_preti_pedofili-76156056/

Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

Sarà processato un prelato polacco. Il Papa: “Vergogna per la Chiesa”. I rappresentanti della Santa Sede a Ginevra per fornire spiegazioni sul caso esploso nel 2011

di MARCO ANSALDO

ABUSI, LA ONU INTERROGA IL VATICANO

CITTÀ DEL VATICANO – Impegno a eliminare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. E annuncio di un processo in Vaticano per un diplomatico polacco accusato di abusi sessuali sui minori. Con questa doppia promessa formale la Santa Sede ieri ha risposto comparendo per la prima volta davanti a un organismo internazionale, l’Onu a Ginevra, per fornire spiegazioni sull’imbarazzante caso internazionale scoppiato nel 2011.

Accusato per anni di aver coperto lo scandalo per difendere la propria reputazione, e scosso dall’entità del fenomeno, il Vaticano ha poi ordinato a tutti i vescovi di denunciare alla giustizia ordinaria del proprio Paese i membri del clero accusati di pedofilia.

E Papa Benedetto XVI prima, e Papa Francesco dopo, hanno promesso una nuova linea. A comparire per rispondere alle domande di un comitato delle Nazioni Unite sull’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo era una delegazione di 6 persone guidata dall’osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, di cui faceva parte anche l’ex procuratore per i reati sessuali, monsignor Charles Scicluna, autore fino a pochi anni fa di denunce non sempre gradite in ambito ecclesiale, oggi vescovo a Malta.

Nell’interrogatorio Scicluna ha riconosciuto che la Santa Sede è stata lenta ad affrontare la crisi, ma ha aggiunto che è adesso impegnata a farlo e incoraggiato i procuratori a intraprendere azioni contro chiunque ostacoli la giustizia. Duro l’intervento dell’investigatrice del comitato per i diritti umani, Sara Oviedo, la quale ha incalzato la delegazione vaticana chiedendo le ragioni per cui spesso i sacerdoti accusati di abusi siano stati trasferiti invece che consegnati alle forze dell’ordine. Un membro del comitato è anche la psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi.

Monsignor Tomasi ha quindi parlato del caso riguardante l’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Josef Wesolowski, accusato di abusi sessuali su minori. Verrà giudicato – ha detto – con “la severità che merita”. Tomasi si è poi diffuso sull’impegno della Chiesa per affrontare questo “crimine orrendo e abnorme” degli abusi, tanto a livello centrale quanto a livello di base. “Il risultato dell’azione combinata adottata – ha detto l’osservatore permanente vaticano – dalle Chiese locali e dalla Santa Sede presenta una cornice che, se correttamente applicata, contribuirà a eliminare gli abusi da parte del clero”.
In un intervento alla Radio Vaticana, il portavoce papale, padre Federico Lombardi, ha detto che sul caso la Santa Sede ha dato risposte “ampie e efficaci”. E lo stesso Papa, nella sua omelia mattutina a Santa Marta, ha parlato di “corruzione dei sacerdoti” che invece di dare “da mangiare il pane della vita” danno un “pasto avvelenato”. “Tanti scandali – ha detto – che io non voglio menzionare singolarmente, ma tutti ne sappiamo… Sappiamo dove sono! La vergogna della Chiesa!”.

Sono state alcune organizzazioni e vittime statunitensi, europee e messicane, a far arrivare il dossier degli abusi sul tavolo del comitato Onu. L’organismo non ha poteri giuridici per punire i colpevoli. Ma un’eventuale sanzione sarebbe un brutto colpo per la Chiesa che sta cercando di darsi una nuova immagine.


Evasione fiscale, il Vaticano non rivela i nomi. E il governo mette la dogana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/evasione-fiscale-il-vaticano-non-rivela-i-nomi-dei-riciclatori-alla-dogana-italiana/804445/

Evasione fiscale, il Vaticano non rivela i nomi.

E il governo mette la dogana.

Da mesi l’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede rifiuta di collaborare, anche sul fronte del riciclaggio. In due anni sono state 3669 le dichiarazioni non presentate. In riposta a un’interrogazione del M5S, seguita a un’inchiesta del Fatto, il ministero dell’Economia annuncia che l’Agenzia delle dogane “ravvisa l’opportunità” di sorvegliare “i punti di entrata e di uscita” con lo Stato pontificio

di Marco Lillo | 7 dicembre 2013

dogane in vaticano il fatto quotidiano

Più informazioni su: Evasione FiscaleFabrizio SaccomanniPapa FrancescoVaticano.


Lo Stato Città del Vaticano nasconde all’Italia migliaia di potenziali evasori fiscali o, nella peggiore delle ipotesi, riciclatori di capitali sporchi. Probabilmente all’insaputa di papa Francesco, l’Autorità di informazione finanziaria, Aif, diretta dallo svizzero René Brulhart si rifiuta da mesi di collaborare con l’Agenzia delle dogane e non fornisce all’Italia i nomi delle migliaia di persone che hanno prelevato importi considerevoli in contanti allo Ior e che poi li hanno introdotti nel territorio italiano senza dichiararlo alla Dogana, violando la nostra legge antiririclaggio. Tanto che l’Agenzia sta pensando di rinforzare i controlli alla frontiera.

Il Fatto Quotidiano ha denunciato, senza avere i numeri esatti, questa violazione sotto gli occhi di tutti, da anni, in un articolo del 26 ottobre. Nel silenzio generale, un deputato 27enne del Movimento 5 stelle, Silvia Chimenti, ha presentato un’interrogazione firmata da una dozzina di colleghi del M5S per chiedere al ministero dell’Economia conto di questo scandalo internazionale alla luce del sole. Intanto anche il Fatto Quotidiano ha chiesto all’Agenzia delle Dogane i dati delle dichiarazioni transfrontaliere presentate da chi trasporta contante in entrata sul nostro territorio e in uscita dal Vaticano.

L’agenzia ha risposto al Fatto con un’ammissione sconcertante: in due anni ci sono ben 3669 dichiarazioni non presentate per altrettanti flussi che violano la legge dal Vaticano verso l’Italia. “Il 22 maggio 2013 l’Autorità d’informazione finanziaria della Città del Vaticano ha pubblicato il primo rapporto annuale 2012 sulle attività per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel quale è stato reso noto, tra l’altro, il numero delle dichiarazioni valutarie (e non i relativi importi) ricevute, in ingresso e in uscita dal territorio della Città del Vaticano, negli anni 2011 e 2012”. Ecco i dati dell’Aif: nel 2011 ci sono state 658 dichiarazioni in entrata (da Italia a Vaticano) e 1894 in uscita (da Vaticano a Italia) mentre nel 2012 ci sono state 598 dichiarazioni in entrata e 1782 in uscita verso l’Italia.

A questi numeri dovrebbero corrispondere esattamente altrettante simmetriche dichiarazioni alla Dogana italiana. Poiché ogni volta che qualcuno esce dal Vaticano con un importo di contanti superiore a 10 mila euro deve dichiararlo due volte: prima all’Aif dello Stato vaticano poi alla Dogana italiana.E viceversa per i flussi inversi .

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Come il Fatto aveva scritto, invece, le cose non vanno così: “Presso il competente Ufficio Dogana di Roma I di questa Agenzia – ci ha scritto il direttore dell’Agenzia delle dogane, Giuseppe Peleggi – sono state presentate 3 (avete letto bene: 3 contro 1894, ndr) dichiarazioni in ingresso in Italia nel 2011 e 4 (4 contro 1782, ndr) nel 2012. Mentre le dichiarazioni in uscita sono state 21 (contro 658, ndr) nel 2011 e 13 (contro 598, ndr) nel 2012”.

Il direttore Peleggi, rendendosi conto che i due dati dovrebbero essere identici e che l’Agenzia è titolare dei poteri in materia, aggiunge “in relazione alle marcate differenze rilevate dalla lettura dei dati pubblicati a fine maggio 2013, l’Agenzia in data 19 giugno 2013 ha interessato l’Aif per richiedere un incontro, con l’auspicato intervento delle altre amministrazioni nazionali competenti in materia valutaria (Mef, Uif – Banca d’Italia), volto a chiarire gli aspetti legati agli obblighi dichiarativi ed alla connessa azione di monitoraggio e controllo. In risposta, l’Aif ha manifestato interesse riservandosi di far conoscere la propria posizione all’esito dell’esame interno della richiesta”. Poi silenzio.

Ieri il ministero dell’Economia ha risposto, con una nota letta in aula dal sottosegretario del PdSesa Amici, all’interrogazione di Silvia Chimenti. E si è scoperto che “l’Agenzia delle Dogane rileva che nessuna ulteriore comunicazione è a oggi pervenuta da parte dell’Autorità vaticana”. In praticail Vaticano, nonostante l’avvento di papa Francesco, da ben sei mesi non risponde alla richiesta dell’Agenzia delle dogane italiana. I correntisti che hanno prelevato allo Ior valigie di contanti sono stati costretti a riempire il modulo della dichiarazione in uscita perché altrimenti non avrebbero avuto i soldi dalla banca vaticana. Poi in Italia hanno preferito rischiare violando gli obblighi piuttosto che dichiarare il contante. E’ evidente che per il Nucleo Valutario della Guardia di Finanza sarebbe fondamentale avere quell’elenco di 3.660 mancate dichiarazioni in due anni, più quelle che mancheranno nel 2013 ma l’Aif tace. Probabilmente Bergoglio non ha ancora messo mano a quel fortino dei fedelissimi dell’ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone. L’Aif è tuttora guidata da un direttore vicino a monsignor Ettore Balestrero (spedito all’estero da Bergoglio) come René Brülhart che percepisce 30mila euro al mese più 5 mila di spese forfetarie, più le note spese, e risiede a Roma solitamente tre giorni alla settimana, mentre il lavoro viene svolto dal suo braccio destro Tommaso Di Ruzza, genero di Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia.

Brülhart, l’uomo che si rifiuta di rispondere alle Dogane italiane, nonostante lo stipendio poco coerente con il nuovo corso francescano e nonostante un potenziale conflitto di interessi (è amministratore di due società estere che non si sa bene cosa facciano) sarà l’uomo decisivo della delegazione del Vaticano alla sessione di Moneyval, l’organismo antiriciclaggio che da lunedì a Strasburgo farà l’esame alla Santa Sede. La scelta di Brülhart di non consegnare i 3669 nomi dei cittadini italiani o stranieri che hanno evaso il loro obbligo di dichiarazione alla Dogana italiana nel 2011-2012, non sarà certo un bel biglietto da visita. In base al decreto 195 del 2008, tutti i soggetti che trasportano verso l’Italia più di 10 mila euro devono comunicarlo ai funzionari delle dogane. Le sanzioni arrivano fino al 50 per cento dell’importo trasferito senza dichiarazione transfrontaliera.

L’Agenzia auspica che il memorandum firmato il 26 luglio tra l’Aif vaticana e l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia possa migliorare la situazione. Oggi nessuno rispetta la legge. Tanto che ieri nella risposta all’interrogazione il ministero ha parlato dei controlli più stringenti che stanno per essere adottati alla frontiera tra Italia e Vaticano. L’Agenzia delle dogane “facendo seguito a un’informativa del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza – spiega il ministero – ravvisa l’opportunità di un’attivazione di misure di attenzione nei confronti di tali movimentazioni da attuare sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita con lo Stato del Vaticano, attesa l’assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due Stati”.

SCUDO VATICANO

Silvia Chimenti del M5S ieri in Parlamento ha lanciato un appello al papa: “Il ministero dell’Economia conferma in pieno i nostri sospetti: c’è un disallineamento totale tra il numero di dichiarazioni in entrata e in uscita tra Vaticano e Italia. A questo punto rivolgiamo un appello a papa Francesco che ha già dimostrato la sua volontà di voltare pagina e di improntare il suo pontificato alla massima trasparenza. Chiediamo al pontefice che si adoperi affinché l’Aif fornisca alla nostra Agenzia delle dogane i 1700 nominativi di potenziali evasori che nel 2012 hanno fatto viaggiare indisturbati denaro sporco tra Italia e Vaticano. In questo elenco, vogliamo sottolinearlo, sarebbero stati presenti anche i 456 mila euro di monsignor Scarano: se le autorità italiane ne fossero in possesso, le indagini sarebbero notevolmente facilitate. Il database dell’Aif potrebbe essere girato in pochi minuti alla Dogana o all’Agenzia delle Entrate: con un gesto così semplice il Vaticano fornirebbe un apporto decisivo alla lotta al riciclaggio”.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2013

Finanzieri alle porte del Vaticano per impedire operazioni di riciclaggio

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/finanzieri-porte-vaticano-impedire-operazioni-riciclaggio-1738311/

 

Finanzieri alle porte del Vaticano per impedire operazioni di riciclaggio

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ROMA –  ”Facendo seguito a un’informativa del Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza si ravvisa l’opportunità di una loro attivazione sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita dallo Stato Città del Vaticano, attesa l’assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due stati”. Lo ha detto in Aula alla Camera, rispondendo a un’interpellanza urgente del Movimento 5 stelle in tema di prevenzione del riciclaggio di capitali di provenienza illecita, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sesa Amici.

Nell’interpellanza di M5s la deputata Silvia Chimienti denuncia il disallineamento tra le denunce obbligatorie di movimentazione di valuta da e verso la Città del Vaticano che emergono dai dati forniti dalle autorità competenti dei due Stati. Infatti secondo l’Aif, autorità d’informazione finanziaria vaticana, risultano nel 2011 658 operazioni in entrata superiori ai diecimila euro e 1894 in uscita, l’agenzia delle Dogane ne ha rilevate 3 in ingresso e 21 in uscita.

Stesso disallineamento per il 2012: all’Aif sono state denunciate 598 operazioni in ingresso e 1782 in uscita, alle dogane italiane solo 4 in entrata e 13 in uscita. “In relazione a queste marcate differenze – ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – si è richiesto un incontro con l’Aif che non ha avuto ancora riscontro” inoltre “è in via di sottoscrizione un protocollo d’intesa con l’unità d’informazione finanziaria che consentirà di avere anche uno strumento ulteriore per attivare opportune sinergie operative su tutte le movimentazioni di denaro”.

 

Parla Nunzio Scarano: “In Vaticano riciclaggio, speculazioni…”

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/nunzio-scarano-vaticano-riciclaggio-speculazioni-1666036/

Parla Nunzio Scarano: “In Vaticano riciclaggio, speculazioni…”

 

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ROMA –  Nei conti vaticani c’erano riciclaggio di soldi e speculazioniFiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ricostruisce pezzi degli interrogatori di Nunzio Scarano, il prete che gestiva i conti dello Ior. Le rivelazioni di Scarano (ora in carcere) riguarderebbero alcuni conti correnti aperti sull’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica).

Riporta la Sarzanini una parte dell’interrogatorio di padre Scarano. Padre Scarano parla di “laici”, ovvero non prelati che usavano quei conti per compiere operazioni “dubbie”:

«Noi come Apsa non potevamo avere clienti esterni, ma pur non potendo in realtà “facevamo banca”, nel senso che avevamo una raccolta di risparmio e forme di reimpiego con corresponsione di interessi ai depositanti. Fui ricevuto dal cardinal Bertone alcuni anni fa, subito dopo la sua nomina, ma l’incontro non ebbe alcun effetto».

«C’erano conti di cardinali, gestiti da Giorgio Stoppa precedente delegato direttore dell’Apsa. C’erano anche conti laici ma non ricordo alcun nome specifico se non quello della duchessa Salviati, benefattrice del Bambin Gesù. Di recente mi recai dal cardinal Filoni (Ferdinando, attuale prefetto di Propaganda Fide, ndr) al quale dissi dei conti “laici”.

Dato l’incontro al 2010 e in seguito a questo in effetti alcuni funzionari furono allontanati dall’Apsa. Mennini (Paolo, il direttore, ndr) era arrivato quando Stoppa andò in pensione e si trattava di trovare qualcuno che si occupasse anche di coprire gli scheletri da lui lasciati nell’armadio. Mennini portò con sé De Angelis. I due avevano uno stretto rapporto con Marco Fiore che lavora per i D’Amico a Montecarlo. Stoppa gestiva in maniera padronale e opaca il suo settore. Mennini gli riconobbe un trattamento pensionistico molto lauto. Mennini si era portato anche una certa Maria Teresa Pastanella che godeva di un trattamento privilegiato pur non avendo alcun titolo di studio. Per effetto del mio incontro con il cardinale Filoni furono anche chiusi dei conti di laici».

Sarzanini riporta anche un’altra parte della deposizione, che riguarda i legami con la banca Finnat.

«A Filone riferì di un’operazione fatta dal banchiere Nattino». Il riferimento è alla famiglia fondatrice della banca Finnat. Poi prosegue: «Questi aveva un conto all’Apsa (poi chiuso) e un figlio di Mennini, Luigi, lavorava nella banca da lui diretta. Fece un’operazione di aggiotaggio di cui si parlava nei corridoi che riguardava titoli della sua banca che subivano oscillazioni e che venivano comprati e venduti, di fatto, sotto mentite spoglie. A quanto ricordo i titoli erano stati fatti artatamente scendere di valore e Nattino li riacquistò al momento giusto senza apparire e servendosi dello schermo Apsa. Vi furono più operazioni simili.

Quando il cardinale Filoni prese provvedimenti, la cosa scatenò il finimondo e io fui promosso in seguito a questi eventi, anche se la promozione, di fatto mi collocò fuori dal perimetro operativo. Avevo anche sospetti su improvvisi cambiamenti nelle banche con cui operavano (si consideri che spostavamo milioni di euro). In un caso fu interessato un istituto in cui lavorava il padre del genero di Mennini, ma non so quale sia la banca».

“HO VISTO RATZINGER ASSASSINARE UNA BIMBA”

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http://www.protegeatushijos.org/inicio/2013/10/29/ultima-hora-joseph-ratzinger-vs-benedicto-xvi-involucrado-en.html

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Ultima Notizia ! Joseph Ratzinger, al secolo Benedetto XVI,

coinvolto nella morte di una bimba in un rituale di sacrificio

 

TUESDAY, OCTOBER 29, 2013 AT 07:39AM .

 

Un Avviso ai mezzi di Comunicazione Globali da parte della Direzione Centrale del Tribunale Internazionale dei Crimini della Chiesa e dello Stato (ITCCS)  in Bruxelles

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“Ho visto Joseph Ratzinger assassinare una bimba”: Un testimone oculare conferma la versione di Toos Nijenhuis, Olanda, sul rituale di sacrificio nel 1987. 

Nuove prove della colpevolezza del Vaticano esigono ai politici italiani di affrontare il Papa Francesco dato che il prossimo giudizio della Legge Comune é stato annunciato  – Il Papato fa rappresaglia contro le  “operazioni occulte” globali attaccando l’ ITCCS. Attualizzazione e riassunto delle ultime notizie di ITCCS, Bruxelles: Lunedí, 28 di ottobre 2013

Le indagini sui crimini di un altro Papa si sono fatte piú reali questo mese poiché i politici italiani hanno accettato di lavorare con l’ ITCCS su un’ azione giudiziaria nella Corte della Legge Comune contro il papato per la sua copertura di un latitante della giustizia: il deposto Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger.

L’accordo é nato dopo che un nuovo testimone ha confermato la partecipazione di Ratzinger in un rituale di sacrificio di bambini in Olanda nell’agosto del 1987.

“Ho visto Joseph Ratzinger assassinare una bambina in un castello francese nell’autunno del  1987 ” ha detto il testimone, che era un participante abituale nel rituale di tortura e assassinio di bambini.

“Era brutto ed orribile e non é successo una sola volta. Ratzinger partecipava spesso.  Lui e Alfrink (cardinale cattolico olandese) e Prince Bernhard (il fondatore del gruppo Bilderberger) erano alcuni degli uomini piú importanti che hanno partecipato “

Questa nuova testimonianza conferma quanto riportato da Toos Nijenhuis, una donna olandese che é uscita alla luce l’ 8 di maggio con il suo racconto di delitti simili che vedono la partecipazione di Ratzinger, Alfrink e Bernhard. (Vedere: http://youtu.be/-A1o1Egi20c )

Poco dopo la rinuncia storica al suo incarico, il passato 11 di febbraio, Joseph Ratzinger é stato dichiarato colpevole di crimini contro l’ Umanitá, il 25 di febbraio 2013, dal Tribunale Internazionale del Diritto Comune di Giustizia  con sede in Bruxelles, ed é stato emesso un ordine di arresto mondiale contro di lui da parte dei cittadini. Da allora, si é sottratto alla detenzione rimanendo dentro alla Cittá del Vaticano in virtú di un decreto dell’attuale Papa Francesco.

L’ apparizione di questa nuova prova della complicitá del Vaticano nell’ assassinio di bambini ha portato ha portato un gruppo di politici italiani a stipulare un accordo per lavorare con il ITCCS nel confrontare il papato con un caso giudiziario della Legge Comune contro l’attuale Papa Francesco, Jorge Bergoglio, per aver offerto rifugio a Ratzinger e per la sua propria complicitá in crimini di guerra. I politici hanno condotto strette negoziazioni  con i rappresentanti del ITCCS dal 22 di settembre.

“Stiamo studiando la revisione, non di abolire i Patti Lateranensi che il nostro paese ha stipulato con il Vaticano, poiché le sue azioni nel proteggere abusatori di bambini compiono senza dubbio con la definizione di organizzazione criminale internazionale nella cornice del Diritto Internazionale”, ha dichiarato il portavoce di uno dei politici.

In risposta a questo, durante la stessa settimana del 7 di ottobre, quando sono sorte queste nuove accuse, il  Vaticano ha iniziato una serie di attacchi contro i gruppi del ITCCS d’ Europa coinvolti nel documentare la partecipazione della Chiesa nel culto rituale di assassinio.

Agenti pagati hanno sabotato il lavoro del ITCCS in Olanda e Irlanda durante questa settimana e, il 14 di ottobre, il sito principale del ITCCS é stato distrutto dagli stessi sabotatori.

Fonti politiche in Roma hanno rivelato che questi attacchi sono stati pagati e coordinati attraverso l’ufficio dell’agenzia di spionaggio del Vaticano conosciuta come “la Santa Alleanza” o “l’ Entitá” ed il suo ufficio affiliato “affari sporchi”, il “Pianum Sodalicio”, stabilito in Roma nel 1913. Hanno anche coinvolto gli agenti del Nunzio Papale in Olanda, l’arcivescovo André Dupuy, che si é posto in contatto diretto con due dei sabotatori, “Mel e Richard Ve”, e con l’ arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, il quale, allo stesso modo, ha pagato tangenti per alterare il lavoro del ITCCS in Irlanda.

“É evidente che il Vaticano é in preda al panico. Questo é un buon segnale”, ha commentato il Segretario di Campo dell’ ITCCS Kevin Annett oggi, dalla cittá di New York.

” La marea politica si é schierata contro la chiesa e giá non é possibile per gli assassini di bambini in sottana nascondersi dietro ai Patti Lateranensi. E nella sua agonia, la gerarchia ecclesiastica sta utilizzando i suoi metodi abituali di menzogna e disinformazione per deviare l’attenzione dai crimini dei quali sono colpevoli” .

In risposta a questi passi avanti ed ai nuovi attacchi al suo lavoro, la Direzione Centrale dell’ ITCCS in Bruxelles ha fatto oggi la seguente dichiarazione ai mezzi di comunicazione mondiale ed alle sue filiali in ventisei paesi:

1 . Nel mese di novembre, la nostra rete convocherá una conferenza stampa mondiale a Roma con i politici italiani per annunciare una nuova fase della nostra campagna per destabilizzare il potere secolare del Vaticano. Questa campagna includerá il lancio di una nuova azione giudiziaria nella legge comune contro l’attuale Papa Francesco ed i suoi agenti per complicitá in crimini contro l’umanitá e culto di omicidio rituale.

2 . Per salvaguardare questi sforzi, il nostro sito web principale in www.itccs.org é stato restaurato ed ha nuove caratteristiche di sicurezza. Inoltre, a partire da ora, tutte le sezioni del ITCCS agiranno sotto la copertura di una Lettera ufficiale nella quale tutti i membri dovranno firmare e giurare. Una copia di questa lettera sará pubblicata in itccs.org e verrá distribuita alle altre sezioni.

3 . A titolo informativo, le antiche strutture di televisione in  www.itccs.tv  sono state compromesse e catturate dagli agenti pagati conosciuti con gli alias “Mel e Richard Ve”, i quali stanno agendo in deliberata opposizione al  ITCCS per sporcare il nostro lavoro ed il buon nome di Kevin Annett, il nostro Segretario di Campo. Né “Mel e Richard Ve”, né il sito  itccs.tv sono affiliati né rappresentano in nessuna maniera l’ITCCS .

 4. Jorge Bergoglio (alias Papa Francesco) ed altri funzionari del  Vaticano sono ora sotto indagine per delitti atroci che comprendono la tratta di persone, la tortura e l’ assassinio di bambini. Consigliamo a tutte le persone di astenersi nel appoggiare Bergoglio ed i suoi agenti sotto la pena di condanna per partecipare ad una cospirazione criminale comprovata a carico della Curia e dell’Ufficio del  Pontefice Romano.

Per favore, rimanete in attesa di futuri annunci ed azioni.

Questa dichiarazione é stata emessa il 28 di ottobre del 2013, dalla Direzione Centrale del Tribunale Internazionale dei Crimini dello Stato e della Chiesa in Bruxelles, Belgio.

Traduzione dall’ originale di Protege a tus Hijos

Pedofilia nel clero, Bergoglio ha reso illegale la denuncia dei crimini

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http://www.retelabuso.com/pedofilia-nel-clero-bergoglio-ha-reso-illegale-la-denuncia-dei-crimini/

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Pedofilia nel clero,

Bergoglio ha reso illegale

la denuncia dei crimini

 

illegale denuncia pedofilia 666notizie 2013

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agosto 30, 2013

La simultanea approvazione di due leggi da parte di Francesco di fatto impedisce agli appartenenti al clero di denunciare i presunti reati compiuti su minori

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Quando, la scorsa settimana, papa Francesco ha aggiornato il sistema legale vaticano criminalizzando la fuga di informazioni riservate e al contempo formalizzando nuove leggi contro i crimini sessuali, qualche perplesso sopracciglio si è sollevato. Ora che le due nuove leggi sono state rese pubbliche, uno sguardo attento rivela che il papa ha di fatto reso illegale la denuncia di crimini sessuali sui minori.

Secondo le nuove normative, rivelare o ricevere informazioni vaticane riservate è ora perseguibile con una pena fino a due anni di carcere, mentre i nuovi abusi sessuali nei confronti dei minori sono punibili con 12 anni di prigione. Ma poiché tutti i crimini sessuali sono informazioni riservate, non c’è più una via legale per denunciare tali abusi all’interno del clero.

«Non volevamo che ciò accadesse, ovviamente», si lamenta monsignor Dominique Mamberti, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati. «È il pasticcio papale che Sua Santità ci ha propinato. Gli abusi sessuali sono più illegali che mai, ma tecnicamente è anche illegale denunciarli». Mamberti sostiene che la simultanea approvazione di entrambe le leggi è una pura coincidenza, e insiste sul fatto che la Chiesa non sta assolutamente cercando di proteggersi da situazioni imbarazzanti; gli osservatori esterni al Vaticano, tuttavia, sono scettici.

«Sanno esattamente quello che fanno», afferma Fabrizio Perona del quotidiano La Repubblica. «Solo che pensano che nessuno se ne accorga. La Chiesa vuole impressionare il mondo con il pugno duro sugli abusi sessuali, ma al contempo criminalizza la fuga di informazioni, ossia l’unico modo attraverso il quale potrebbero venire alla luce i loro crimini. Se ci si ferma un attimo a riflettere, tutto ciò è geniale».

Mamberti afferma che si sta già lavorando per eliminare l’ambiguità, ma i cambiamenti sono lenti nell’antiquato diritto vaticano, basato sul codice italiano del 1889. «Non lasceremo che una legge così pericolosa resti in vigore, ma la gente deve comprendere che questo è il Vaticano: voti, incenso, preghiere. Chiediamo di essere pazienti con noi».

Fortunatamente, solo i laici e i religiosi che risiedono e lavorano in Vaticano sono soggetti alla nuova legislazione, che differisce dalle leggi canoniche che regolano il resto della Chiesa cattolica. E mentre la Santa Sede si muove per chiarire l’equivoco, Mamberti avverte i possibili scettici all’interno del Vaticano che anche loro «sono soggetti all’occhio più potente di tutti: quello di Dio. Il suo giudizio è più grande di qualsiasi “oh, chi sto prendendo in giro?”. Per adesso, non c’è niente che possiamo fare».

Justin Dodd
Articolo originale su Newslo, traduzione di Belinda Malaspina

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85317&typeb=0

Il Papa: “In Vaticano una lobby gay”. La notizia su un sito cileno

http://www.francescozanardi.org/2013/06/il-papa-in-vaticano-una-lobby-gay-la.html

Il Papa: “In Vaticano una lobby gay”.

La notizia su un sito cileno

Secondo la testata online sudamericana Reflexion y Liberacion, incontrando i rappresentanti dell’America Latina Francesco avrebbe parlato di una “corrente di corruzione” nella Chiesa romana e di un gruppo di potere omosessuale. Padre Lombardi: “E’ stato un incontro privato, nessun commento”. Il Consiglio latinoamericano: “Appunti presi a memoria, frasi non attribuibili ma solo senso generale”

lobby gay in vaticano 120613

CITTA’ DEL VATICANO – Papa Francesco ha ammesso che nella Curia romana esiste una “corrente di corruzione” e che c’è una “lobby gay” in Vaticano, aggiungendo: “Bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo”. A riferirlo è il sito cileno Reflexion y Liberacion. Bergoglio – secondo la testata sudamericana – l’ha detto giovedì scorso durante un’udienza con rappresentanti della Clar, la Confederazione di Religiosi dell’America Latina e dei Caraibi. Una notizia che, se confermata, andrebbe ad avvalorare le indiscrezioni dei mesi scorsi su Vatileaks e sul quadro di corruzione che avrebbe indotto Benedetto XVI alle dimissioni.

Interrogato sulla sua volontà di riforma, Francesco – racconta il sito – ha risposto: “Eh sì, è difficile. Nella curia c’è gente santa, santa davvero. Ma esiste anche una corrente di corruzione, anche questa esiste, è vero. Si parla di una lobby gay ed è vero, è lì… Ora bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo”. E ancora: “Non posso essere io a fare la riforma, queste sono questioni di gestione e io sono molto disorganizzato, non sono mai stato bravo per questo”.

Poi ha aggiunto di aver fiducia nella commissione cardinalizia che ha creato con questo incarico. “Lì abbiamo a (Oscar) Rodriguez Maradiaga, che è latinoamericano, c’è anche (Francisco Javier) Errazuriz, e sono molto ordinati. Anche quello di Monaco di Baviera (Reinhard Marx) è molto ordinato: loro sapranno portarlo avanti”, ha continuato il Papa.

Dalla sala stampa vaticana non è arrivata una smentita. Padre Federico Lombardi, interpellato sulla vicenda dalla France Presse, ha detto di non avere “alcuna dichiarazione da fare sui contenuti della conversazione” dato che si trattava di “un incontro di carattere privato”.

Una conferma indiretta, e piuttosto imbarazzata, viene invece dalla Presidenza della Consiglio Latino Americano dei Religiosi che in una nota “lamenta profondamente la pubblicazione di un testo con riferimento alla conversazione mantenuta con il Santo Padre Francesco”. I dirigenti del Clar non smentiscono quanto riportato dai siti, ma ricordano che “la conversazione che si è sviluppata a partire da domande poste al Papa dai presenti”. “In questa circostanza – precisa la nota – non è stata fatta nessuna registrazione della conversazione, ma poco dopo è stata elaborata una sintesi della medesima in base ai ricordi dei partecipanti”.

Secondo i dirigenti del Clar, “questa sintesi, che non include le domande poste al Santo Padre, era destinata alla memoria personale dei partecipanti e per nessun motivo alla pubblicazione, cosa per la quale d’altra parte, non è stata chiesta nessun autorizzazione”. “E’ chiaro che su questa base – si legge ancora – non si possono attribuire al San Padre, con certezza, le espressioni singolari contenute nel testo, bensì solo il suo senso generale”. La presidenza della CLAR, dunque, lamenta profondamente quanto è accaduto e la confusione che ha potuto provocare”. Il comunicato è firmato da suor Mercedes Leticia Casas Sanchez, presidente del Clar, e da padre Gabriel Naranjo Salaza, segretario generale del medesimo organismo.
FONTE

Pubblicato da Francesco Zanardi mercoledì, giugno 12, 2013

 

lobby gay in vaticano 2- 120613

VATICANO: L’IMPERO FUORILEGGE DEL MATTONE

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/03/vaticano-limpero-fuorilegge-del-mattone.html

18.3.13

VATICANO: L’IMPERO FUORILEGGE

DEL MATTONE

 

 l'impero del mattone 1

San Pietro – foto Gilan

di Gianni Lannes

In Italia la legge non è uguale per tutti. Le controprove? Un esempio a portata d’orizzonte. Il patrimonio di San Pietro: ancora e sempre esentasse. Uno Stato nello Stato tricolore che non paga nulla e vive in maniera parassitaria, succhiando il sangue degli ignari contribuenti, non solo mediante l’8 per mille, ma soprattutto attraverso ininterrotte elargizioni statali di denaro pubblico fuori controllo. Mica c’è solo l’Imu che non sborsano: non pagano neanche una tassa, né a titolo d’esempio il consumo di acqua o lo smaltimento dei rifiuti e la depurazione fognaria. Pagano sempre e soltanto quei fessi di italioti. Altro che crisi.

San Pietro, grazie alle strabilianti operazioni dello Ior – annessi e connessi in Italia e nel resto del mondo – vive di rendite, speculazioni ed affari con le mafie intercontinentali. A titolo di riferimento documentato: il 29 settembre 1978, l’allora Papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani), si accingeva fare piazza pulita  licenziando in primis il gran corrotto monsignor Paul Marcinkus, a capo della banca vaticana in affari addirittura con Cosa Nostra. Invece, durante la notte tra il 28 ed il 29 settembre fu avvelenato da una dose di digitalina  – non lascia tracce nel sangue – che causò un infarto del miocardio. Insomma: una finta morte naturale. E così la potente massoneria eliminò chi voleva cambiare le cose. C’è un libro documentato sul caso dell’avvelenamento di Papa Luciani, scritto da David Yallop e pubblicato nel 1984 (a Londra dalla casa editrice Jonathan Cape), dal titolo In God’s name. 

Nel testo In nome di Dio, pubblicato nel 1997 in Italia dall’editore napoletano Tullio Pironti, a pagina 4 si legge: “Le prove che il Papa aveva raccolto mostravano che all’interno del Vaticano c’erano più di cento massoni, a partire dai cardinali fino ai preti, benché il diritto canonico stabilisca che l’appartenenza alla Massoneria comporta l’automatica scomunica. Luciani era inoltre preoccupato per una loggia massonica illegale che estendeva le sue radici al di fuori dell’Italia alla ricerca di denaro e potere. Era la P2″.

Il Pontefice era preoccupato da Marcinkus, Ortolani, Gelli e perfino Giulio Andreotti. I primi due li avrebbe subito allontanati se non fosse stato ammazzato.

Ricchissimi ieri – E’ scontata la sedicente “Santa Sede”. Perché? «Un quarto di Roma è in mano alle società ombra panamensi, del Liechtenstein, lussemburghesi, svizzere. Un altro quarto è di enti pubblici e dello Stato. Un quarto ancora è di privati grandi e piccoli. Ma l’ultimo quarto, forse il migliore, è nelle mani del Vaticano (…) Dare un valore commerciale a questo impero è impossibile. Ci si può trovare indifferentemente di fronte ad ettari di terreno edificabile o al palazzetto storico pronto alla ristrutturazione. Si inciampa in collegi o conventi, abitati ora da pochi religiosi, che potrebbero (ed è stato già fatto) essere trasformati agevolmente in residence di lusso, in alberghi, in centri commerciali. Il valore attuale di queste proprietà immobiliari dovrebbe essere moltiplicato  per mille, diecimila volte. Il tutto come si può leggere nelle norme capestro del vecchio Concordato, esentasse …».

E’ l’incipit di un’importante inchiesta giornalistica intitolata “Vaticano S.p.A.”, pubblicata il 7 gennaio 1977 dal periodico L’Europeo, a firma di Paolo Ojetti. Il meticoloso lavoro di approfondimento di questo giornalista italiano, prosegue elencando in dettaglio tutte le proprietà ecclesiastiche immobiliari a Roma: terreni e palazzi di proprietà della Santa Sede, ma anche dei vari ordini religiosi, che occupano ben sette pagine del giornale. Il dossier pubblicato da L’Europeo suscita scalpore e provoca un’immediata reazione del Vaticano. Ma L’Europeo allora diretto da Gianluigi Melega non si lascia intimorire (giornalisti d’altri tempi), e pubblica una seconda puntata, intitolata “I mercanti di san Pietro”, con appendice “I conti nelle casse vaticane”.

Argomenta ancora il rigoroso Ojetti il 21 gennaio di 36 anni fa: «Non c’è dubbio che una cosa sono i beni immobiliari che, inseriti nel Trattato, godono del privilegio della “extraterritorialità”, e una cosa siano tutti gli altri beni della Santa Sede e degli enti ecclesiastici (…) L’impero vaticano è ancora enorme. Se si pensa che l’inchiesta era limitata alla città di Roma, non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa sia il resto d’Italia (…) Tra l’investimento misericordioso e quello redditizio, la Chiesa sceglie tuttora il secondo. Per mantenere e sviluppare questo potere temporale, il Vaticano non ha dovuto nemmeno aguzzare troppo l’ingegno delle gerarchie. La strada gli è sempre stata spianata dalle carenze legislative dello Stato italiano, dalla sudditanza degli istituti di credito a tradizione cattolica, dalla colpevole arrendevolezza del mondo laico, dalla sostanziale inutilità dei formalismi delle procedure di controllo».

Scrive il collega Mario Guarino nel saggio I mercanti del Vaticano pubblicato da Kaos nel 1998, (autore insieme a Giovanni Ruggeri del pionieristico libro Berlusconi: inchiesta sul signor tv, edito dagli Editori Riuniti nel 1987 e poi riedito da Kaos nel 1993): «Alla pubblicazione della seconda puntata dell’inchiesta “L’Europeo”, l’organo del Vaticano non reagisce. Non occorre. La Rizzoli Editore, controllata dalla P 2, provvede a licenziare in tronco il direttore del settimanale Gianluigi Melega».

Poverissimi oggi – Un censimento e una valutazione degli immobili di proprietà della sedicente “Santa Sede” in territorio italiano era e resta un’impresa impossibile. Infatti, le proprietà immobiliari regolarmente registrate nei catasti del territorio italiano sono solo una parte: molte di esse non sono registrate in quanto, come è noto, il Vaticano è una nazione estera a tutti gli effetti legali.

Chiese, conventi, monumenti. Ma anche palazzi, interi caseggiati nel centro delle città di mezzo mondo, alberghi, appartamenti extra-lussuosi centri commerciali e terreni in gran parte del globo terrestre. In altri termini: beni incommensurabili, protetti da società di comodo, e schermi spesso in odore conclamato di mafia, in paradisi off-shore che farebbero impallidire Beppe Grillo.

l'impero del mattone 2

il cardinal Bertone & l’eterno abbronzato  Beppe Grillo

Il dato ufficiale (una cifra ampiamente sottostimata) stima soltanto in Italia al 25 per cento circa, il patrimonio immobiliare che fa capo alla Chiesa del Vaticano.  Il patrimonio gestito dallo Ior (la banca del Vaticano) e l’Apsa, sfiora i 10 miliardi di euro. Le proporzioni rendono l’idea: esattamente 10 miliardi di euro (denaro pubblico sono stati sperperati impunemente e senza controllo dalla Protezione Civile italiana in particolare sotto il regime di Guido Bertolaso, grazie anche a Silvio Berlusconi (della serie vedi gli affaroni nel proprio clan sul post terremoto di L’aquila e poi muori).

Un quarto di Roma è intesto a diocesi, congregazioni religiose, enti e società del Vaticano. Solo le proprietà che fanno capo a Propaganda Fide (il ministero degli esteri del Vaticano che coordina l’attività delle missioni nel mondo) ammontano a circa 10 miliardi di euro. Dal 2005 il Vaticano ha ricominciato a fare trading immobiliare, vendendo beni per circa un centinaio di milioni.

D’altro canto, nel 2006 esclusivamente a Roma si sono registrate più di 8 mila donazioni di beni immobiliari, mentre in provincia sono state 3.200.

Il più grande intermediario immobiliare che lavora con la Chiesa cattolica, il gruppo Re S.p.A., realizza da questa attività circa 30 milioni di fatturato.

Santi in paradiso – L’enfant prodige dei nuovi palazzinari capitolini è un casertano, tale Giuseppe Statuto. Più di un lustro fa si è affermato con un colpaccio, acquistando senza battere ciglio, un immenso complesso monastico sulla Camilluccia. Nella stessa zona, Statuto si è accaparrato un convento del XVIII secolo di valenza storica con annesso terreno di 5 mila metri quadrati. Statuto è uno dei rari operatori del mattone a fare affari in esclusiva con il Vaticano. In tal modo la sua ditta Michele Amari e le altre società controllate (Bixio 15, Diemme Immobiliare, Derilca, Egis) ha fatto incetta uno dietro l’altro, di immobili di pregio dismesso da congregazioni religiose.

La nomina 11 anni fa del cardinale Attilio Nicora a capo dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica ha segnato la vera svolta affaristica, a stretto contatto con Paolo Mennini (figlio di quel Luigi, consigliere dello Ior, già inseguito da un mandato di cattura per lo scandalo Ambrosiano). Qualcuno rammenta Calvi, Cosa Nostra, Sindona, P2, Gelli e i loro intrecci affaristici con la “Santa Sede”?

L’Apsa, a parte i valori truccati sugli accatastamenti di immobili lussuosi in pieno centro storico capitolino, registrati come ultra popolari, dirige i 30 mila enti religiosi su tutto il territorio italiano. Oltretutto, attraverso la Sirea – che risulta intestataria di due palazzi in piazza Cola di Rienzo, affittati alla Direzione investigativa antimafia – e la Edile Leonina, con locali occupati dal Viminale, è titolare anche della società Nicoloso da Recco (proprietaria di 4 appartamenti). Avete capito bene: DIA e Ministero dell’Interno che sicuramente adesso indagheranno dopo questa “insignificante” sollecitazione giornalistica.

Si tratta di un patrimonio solo per citare un modesto esempio – extra Patti Lateranensi – sfuggito a qualsiasi censimento dello Stato tricolore. Ecco un utile riferimento: nell’aprile del 1985 nel dibattito parlamentare sulla legge degli edifici di culto, si trova agli atti l’elenco sterminato dei palazzi posseduti dagli enti ecclesiastici nella sola città di Roma Il dato inequivocabile offre uno squarcio informativo sulla reale consistenza dei beni della Curia. E rovescia quella visione di una Chiesa “povera” che aveva indotto lo Stato ad elargire all’epoca mille miliardi di lirette sul conto spese annuale, per il mantenimento dei luoghi adibiti a culto. 

Nel dicembre 2005 il Governo Berlusconi (tanto per cambiare) vara l’esenzione totale per le proprietà del Vaticano, compresi i beni ad uso commerciale. In punta di diritto si tratta di un regime speciale – manifestatamente illegale ed anticostituzionale – che sulla carta doveva essere cancellato dal decreto Bersani (il numero 1 del Pd). Ma poi il centro sinistra ha preferito istituire una commissione che ha fatto melina e tutti si sono dimenticati del lucroso argomento.

Il business di tendenza è la riconversione di edifici religiosi in alberghi lussuosi. E’ un’attività gestita quasi in esclusiva dal gruppo RE di Vincenzo Pugliesi e Franco Alemani. Nel 2007 è stato chiamato dalla Spagna tale Antonio Fraga Sanchez. I primi acquirenti di beni della Curia sono le banche Santander e Bilbao, ovviamente a braccetto con l’ubiquo Opus Dei.

Per la cronaca: nel 2000 – con il Giubileo - il Vaticano ha incassato dallo Stato (vale a dire dai contribuenti) altri 3.500 miliardi di lire. Diamo ancora i numeri: in tutto il Belpaese si contano più di 2 mila monasteri e abbazie. Il giro d’affari del turismo religioso soltanto nella capitale tocca i 200 milioni di euro ogni anno. In Italia si contano 200 mila posti letto gestiti da religiosi, con 3.300 indirizzi tra hotel, case per ferie, centri di accoglienza per pellegrini. Il giro d’affari è stimato in 4,5 miliardi di euro l’anno esentasse. 

l'impero del mattone 3

Vaticano – foto Gilan

IOR & JP MORGAN – Violazione delle legge 231 del 2007 che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio, tra cui la trasparenza della titolarità sul deposito dei conti correnti. Dal 2003, secondo un rapporto della Guardia di Finanza, inviato ai magistrati della Procura della repubblica di Roma – Nello Rossi (procuratore aggiunto) e Stefano Rocco (pm) – movimenti per centinaia di milioni di euro su un deposito intestato alla banca del Vaticano. Si tratta di un conto aperto quando la filiale capitolina era ancora sotto il marchio della banca di Roma, prima che l’istituto di credito confluisse in Unicredit.

«La Banca d’Italia non ha autorizzato lo Ior a operare sul territorio della Repubblica italiana tramite succursali, ovvero in regime di prestazione di servizi senza stabilimento». Lo ha riferito il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, in risposta ad un’interrogazione di Maurizio Turco in Commissione Finanze della Camera. Il problema sta nella frase “regime di prestazione di servizi senza stabilimento”, perché nel rapporto del 4 luglio 2012, il Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, a pagina 30, ha affermato che «l’Ior svolge come impresa una o più delle attività o operazioni – per o per conto di un cliente – elencate nella definizione di “istituzione finanziaria” del glossario GAFI».

Presso la filiale di Milano della banca nordamericana JP Morgan, ad esempio, era stato aperto nel 2009 un conto Ior dove, in poco più di 18 mesi (presidente Ettore Gotti Tedeschi, direttore generale Paolo Cipriani) era transitato oltre un miliardo di euro. Il conto (un sweep account) è stato chiuso, su iniziativa di JP Morgan, nel febbraio 2012, tre mesi prima della defenestrazione di Gotti dalla presidenza. Secondo quanto ipotizzato dalla magistratura JP Morgan si decise a questo passo quando si rese conto che gli inquirenti si stavano interessando con continuità della situazione della banca vaticana. I magistrati hanno iniziato ad indagare nell’ipotesi che su quel conto possono essere transitate cospicue tangenti. «Fu la JP Morgan a chiedere a Ior di aprire il “conto secondario” la cui clausola contrattuale era stata avallata dall’Autorità di Vigilanza italiana» (la Banca d’Italia, in realtà non più pubblica ma privata), ha detto il 28 giugno 2012 durante l’open day presso lo Ior, il direttore Cipriani.

l'impero del mattone 4

Un profitto sacro asservito alle leggi terrene, che i mercanti di San Pietro perseguono come se fosse l’imperativo di un undicesimo comandamento.

Il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio, che sostiene di ispirarsi al frate scalzo di Assisi, vorrà dividere tutta questa immensa ricchezza con i poveri e diseredati della Terra? Ne dubito ma spero di essere smentito dai fatti, non dai proclami altisonanti di Piazza San Pietro.

Pubblicato da Gianni Lannes 12:03



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